Hugging Face’s New AI Biology Model Lets You Chat With DNA

A Renault reforça a gama Duster com o lançamento da nova versão de entrada Zen Plus 1.6. A novidade, desenvolvida para levar o SUV para uma nova faixa do mercado, chega com preço sugerido de R$ 107.990 e nao conta com multimídia.
A nova versão oferece uma alternativa competitiva para os clientes que desejam entrar no universo dos SUVs, sem abrir mão dos atributos que consolidam o Duster no segmento desde 2011.
Ao longo de sua trajetória, o Duster conquistou os brasileiros por sua robustez, versatilidade e amplo espaço interno. Com a nova versão Zen Plus, a Renault amplia as oportunidades de acesso ao modelo, mantendo exatamente os atributos que consolidaram o SUV como uma referência em seu segmento.

A nova versão Zen Plus preserva características que fazem parte do DNA do Renault Duster. Equipado com o motor 1.6 SCe flex associado ao câmbio manual de cinco marchas, o SUV oferece um conjunto reconhecido pela confiabilidade e eficiência para o uso diário.
Assim como as demais versões da linha, o Duster Zen Plus traz itens importantes de segurança e conforto, como seis airbags, controles eletrônicos de estabilidade e tração, assistente de partida em rampa, direção elétrica, sistema Stop & Start, faróis com assinatura em LED e grade frontal com acabamento em preto brilhante.
No interior, a versão conta com bancos revestidos em tecido com tons preto e cinza, com detalhes em azul nas costuras. Detalhes na cabine em cromado reforçam o design da versão, preparada para diferentes tipos de uso cotidiano.

A nova versão Zen Plus mantém os principais atributos do Duster. O SUV continua oferecendo o maior espaço interno do segmento e um dos maiores compartimentos de bagagem da categoria, com 475 litros de capacidade.
O Duster também preserva sua reconhecida aptidão para enfrentar diferentes tipos de terreno. Com 237 mm de altura do solo, além dos melhores ângulos de entrada e saída da categoria, o SUV entrega a robustez que se tornou uma de suas principais marcas ao longo de sua trajetória no mercado brasileiro.
Duster Zen Plus 1.6 MT (R$ 107.990)
Motor 1.6 SCe flex
Câmbio manual
Seis airbags
Controle eletrônico de estabilidade (ESP)
Controle eletrônico de tração (TC)
Assistente de partida em rampa (HSA)
Direção elétrica
Faróis com DRL em LED
Grade frontal em preto brilhante
Rodas de 16″
Sistema Stop & Start
Ar-condicionado

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Federal investigators reportedly collected garbage from Rep. Ilhan Omar's (D-MN) home in Washington, DC, searching for her DNA.
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La difesa di Gilberto Cavallini torna a chiedere nuovi accertamenti sui resti biologici rinvenuti nella bara di Maria Fresu, una delle 85 vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Nell’udienza davanti alla Corte d’assise d’appello di Bologna, l’avvocato Alessio Pomponi, sostituto di Gabriele Bordoni, ha ribadito la richiesta di autorizzare nuove analisi del Dna sui reperti riesumati nel 2019 dal cimitero toscano di Montespertoli. Sentite le parti, la Corte presieduta da Pasquale Stigliano si è riservata la decisione, attesa nei prossimi giorni.
L’istanza è stata presentata nell’ambito di un incidente di esecuzione, già promosso nel 2023 e respinto. La difesa chiede che il genetista Emiliano Giardina possa effettuare una comparazione con i profili delle altre vittime di sesso femminile e approfondire l’origine ancestrale e il fenotipo del Dna, cioè alcune caratteristiche biologiche osservabili. Al centro della richiesta c’è un frammento facciale con scalpo rinvenuto nella bara di Fresu, la donna che morì con la figlia Angela di 3 anni.
Le analisi svolte durante i processi hanno concluso che il Dna di quel reperto non fosse attribuibile alla donna. Da qui l’ipotesi della difesa: potrebbe appartenere a una persona mai identificata, forse una donna che si trovava nelle immediate vicinanze dell’esplosione. L’eventuale esistenza di una 86esima vittima, tuttavia, non è stata dimostrata. Un’ipotesi legata alla presunta pista palestinese – suggerita dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga – che prevedeva un terrorista o una terrorista di passaggio a Bologna. L’ordigno sarebbe esploso per errore. Ma queste ricostruzioni, proposte in più fasi dei processi, sono state vagliate ed escluse dai giudici. Che hanno attribuito la paternità del massacro ai Nuclei Armati rivoluzionari, con i finanziamenti di Licio Gelli e il contributo dei servizi segreti deviati e quello dell’ex terrorista di Avanguardia nazionale Paolo Bellini.
Gli accertamenti richiesti mirano a verificare se il materiale genetico possa essere ricondotto a una delle vittime già identificate o a una persona diversa, ma la questione era già stata affrontata nel corso del procedimento che ha portato alla condanna definitiva al fine pena mai di Cavallini. I periti, nominati nei processo d’appello, avevano rilevato che alcuni resti rinvenuti nella bara, tra cui una mano e il frammento del volto, appartenevano a due donne diverse. Avevano inoltre spiegato che, nelle operazioni di soccorso successive all’esplosione, la ricerca dei sopravvissuti tra macerie e polvere poteva aver determinato il mescolamento di parti organiche. I soccorritori disperati cercavano con foga di tirar fuori dalla macerie più persone possibile.
La richiesta incontra la netta opposizione delle parti civili. Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, ha respinto l’ipotesi di una persona in più tra le vittime della strage: “L’86esima vittima era nella pancia di Viviana Bugamelli, che era incinta”. Lambertini ha definito l’iniziativa un ulteriore tentativo di far sentire Cavallini non abbandonato, aggiungendo che, a suo giudizio, questo potrebbe contribuire a evitare che l’ex terrorista decida di parlare. “Crediamo che questo sia un ulteriore tentativo di far sentire Gilberto Cavallini non abbandonato. Di cose Cavallini ne avrebbe da dire, in questo momento è in isolamento, forse farlo sentire non abbandonato aiuta a fare in modo che non parli. La verità è che in quella ecatombe, in quel massacro che c’era sotto le macerie, le condizioni di molti corpi umani erano terribilmente gravi, c’erano state mutilazioni su tanti corpi”. Nelle macerie e tra la polvere della sala d’aspetto di seconda classe restarono i resti, appunto, di 85 persone e furono soccorse oltre 200 persone.
Le parti civili contestano innanzitutto che gli accertamenti richiesti possano essere considerati una prova nuova. Il collegio di avvocati parte civile – Andrea Speranzoni, Alessandro Forti, Lisa Baravelli, Alessia Merluzzi, Giulia Tosti – sostiene che la diversa natura scientifica delle analisi, sostengono, non basta a renderle tali, perché si tratta di approfondimenti che avrebbero potuto essere svolti già durante il processo. Una richiesta identica volta a ottenere una consulenza integrativa sul Dna affidata allo stesso Emiliano Giardina, era stata presentata – come si legge nelle note depositate alla Corte – l’8 giugno 2023 nel giudizio d’appello. I legali ricordano la questione è stata ampiamente valutata e respinta dai giudici di merito e dalla Cassazione, con la sentenza n. 26 del 2025. L’istanza attuale sarebbe quindi una reiterazione di questioni già giudicate. Per la parte civile, inoltre, le analisi avrebbero un valore soltanto probabilistico e non consentirebbero un’identificazione certa. Proprio per questo, sostengono i legali, non sarebbero in grado di modificare in modo significativo il quadro probatorio e avrebbero un carattere meramente esplorativo.
Un altro punto riguarda la conservazione dei reperti. Le parti civili denunciano un’interruzione nella catena di custodia, con incertezze sui trasferimenti, sui luoghi di conservazione e sui soggetti che ne sarebbero stati responsabili. Una circostanza che, a loro giudizio, impedirebbe di stabilire con certezza se i materiali oggi disponibili corrispondano a quelli analizzati all’epoca dal professor Pappalardo. Da qui la contestazione sulla possibilità stessa di utilizzare nuovi risultati genetici. “Questa confusione di reperti induce la difesa a ritornare su un tema già trattato, vagliato, deciso nella fase di cognizione nel processo Cavallini e validato dalla Suprema Corte di Cassazione nel gennaio 2025”, ha dichiarato al termine dell’udienza Speranzoni.
La Corte dovrà ora decidere se autorizzare gli approfondimenti richiesti dalla difesa. Un eventuale via libera alle analisi non comporterebbe, di per sé, la riapertura del processo né una revisione della condanna definitiva all’ergastolo di Cavallini per concorso nella strage.
L'articolo Strage di Bologna, la difesa Cavallini insiste: “Nuove analisi Dna”. Il presidente dei familiari: “L’86esima vittima era nella pancia di una donna incinta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

In this harrowing, incredibly reported story co-published by Science and Retraction Watch, Brendan Borrell uncovers how “Mei,” a 6-year-old girl in China, died a week after an experimental gene-editing trial went wrong—and how her medical team, led by neuroscientist Zilong Qiu, downplayed the risks to her parents, did not publicly disclose her death, and has faced no real accountability.
On 23 March 2025, the day before the procedure, the family settled into a shared room inside a crowded pediatric ward. When the other girl in the room broke into tears, Mei handed her one of her favorite stuffed animals: a blue bird. “She liked to give things to other kids,” Jason said.
The next day Mei put on a brave face as she was taken to the procedure room. Yu’s handpicked doctor inserted a needle between two vertebrae on her lower back and withdrew just over a teaspoon of spinal fluid to create space for the drug. Then, he swapped syringes and gently pressed down on the plunger, filling her spinal canal with viruses.