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Classifica città smart d’Italia: Bologna si conferma prima ma cresce il divario col Sud

20 October 2026 at 17:23

Bologna si conferma la città più smart d’Italia per il secondo anno consecutivo. A completare il podio della settima edizione del City Vision Score 2026-27 ci sono Pordenone, che compie un salto in avanti passando dall’ottavo al secondo posto, e Casalecchio di Reno, comune alle porte del capoluogo emiliano.

Il verdetto della graduatoria, presentata a Padova durante gli Stati generali delle città intelligenti, incorona nuovamente il Nord e traccia una mappa dell’innovazione nei territori italiani che riflette le croniche condizioni territoriali.

Cos’è City Vision Score

L’indice, curato dalle società Blum e Prokalos, misura il grado di intelligenza dei comuni italiani analizzando la totalità delle 7.896 realtà amministrative presenti sul territorio nazionale.

I tre centri urbani che guidano la graduatoria hanno ottenuto punteggi ai vertici della scala di valutazione (da 10 a 100): Bologna ha conquistato il punteggio pieno di 100 punti, seguita a brevissima distanza da Pordenone con 99,96 punti e da Casalecchio di Reno a quota 99.

I sei criteri di valutazione

La misurazione del livello di digitalizzazione e innovazione si basa su 30 indicatori analitici, ripartiti su sei dimensioni cardine della trasformazione urbana:

  • l’efficienza amministrativa, la digitalizzazione dei servizi pubblici e la trasparenza;
  • la vitalità del tessuto imprenditoriale, l’innovazione e la capacità di attrarre investimenti;
  • sostenibilità ambientale, gestione dei rifiuti e politiche energetiche;
  • qualità della vita, sicurezza, offerta culturale e inclusione sociale;
  • infrastrutture di trasporto sostenibile, mobilità elettrica e connessioni stradali;
  • competenze digitali dei cittadini, istruzione e capitale umano.

La top 10 delle città più smart d’Italia

Nove dei primi dieci comuni appartengono al Nord Italia, evidenziando una marcata concentrazione geografica dei centri ad alta tecnologia. Di seguito la classifica dei primi dieci comuni italiani:

  • Bologna, con 100 punti;
  • Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, con 99,96 punti;
  • Casalecchio di Reno, in Emilia-Romagna, con 99,00 punti;
  • Bergamo (Lombardia);
  • Brescia (Lombardia);
  • Rovereto (Trentino-Alto Adige);
  • Agrate Brianza (Lombardia);
  • Firenze;
  • Milano (Lombardia);
  • Udine (Friuli-Venezia Giulia).

Le città del Centro e del Sud Italia dove sono?

Dietro i successi dei primi dieci centri emerge una verità ormai cronica: il Centro e il Mezzogiorno restano completamente esclusi da qualsiasi caratterizzazione delle smart city. Nelle prime cento posizioni figurano 91 comuni del Nord e 9 del Centro, nessun comune del Sud o delle Isole.

Per trovare la prima realtà meridionale occorre scendere fino alla 301esima posizione, occupata da Pescara, che risulta anche l’unico comune di tutto il Sud a rientrare tra i primi 500. Per trovare la prima città insulare si deve arrivare all’865esimo posto con Cagliari, seguita da Bari al 1.456esimo posto, Avellino al 1.671esimo e Lecce al 1.688esimo.

Un’Italia a due velocità

Anche la media dei punteggi evidenzia la spaccatura. Mentre il Nord viaggia a una media di 63,2 punti, con il Nord-Est in vetta a 67,7, e le città del Centro si attestano a 57,1, il Sud si ferma a 37,8 punti.

L’Italia continua ad andare a due velocità, e senza un rafforzamento della capacità amministrativa e investimenti mirati al Mezzogiorno, i progetti di transizione digitale, energetica e ambientale rischiano di essere una realtà solo per una parte del Paese.

Rientra il caso della carne di maiale tolta dalle mense scolastiche friulane: “Islamizzazione? Riduzione per motivi alimentari”

17 October 2026 at 13:56

Gli esponenti della destra, con i vannacciani in testa, possono far rientrare l’indignazione per l’eliminazione della carne di maiale dai menù delle scuole nella provincia di Pordenone – che non ci sarà – da parte di una società di preparazione dei cibi che fa capo all’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale. Allo stesso modo vanno corretti i titoloni dei giornali, secondo cui l’islamizzazione dell’Italia avrebbe raggiunto anche le mense, dall’asilo in su, per rispettare i dettami religiosi dei fedeli di Allah. Una specie di sostituzione etnico-culinaria che impedirebbe il consumo perfino del famoso prosciutto di San Daniele, uno dei vanti della terra friulana.

A riportare la polemica nel binario del buon senso ci hanno pensato dapprima il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, poi il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. Dagli Stati Uniti, dove è in visita ufficiale, Fedriga ha detto: “La Regione, sulla base delle indicazioni nazionali e seguendo i dettami dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle mense scolastiche dà solo delle linee guida. Sono poi i singoli Comuni a scegliere. Noi certamente non cancelliamo e non cancelleremo il maiale. Non esiste che nelle nostre direttive ci sia il pollo al curry”. In questo modo il governatore scarica il problema a valle, ricordando che “l’assessorato regionale alla Salute ha emanato delle linee guida dettate dal buon senso”. Il sindaco Basso ha definito “legittimo e giusto” offrire piatti alternativi per rispettare i precetti religiosi di bambini e ragazzi, lasciando però spazio al menù friulano. “Convocherò un tavolo con Asfo per introdurre i prodotti tipici del nostro territorio a tavola”.

La polemica politica ha visto infiammarsi il centrodestra e la destra. I vannacciani hanno avviato raccolte di firme per difendere il presepe a scuola, in vista del Natale, e perché il cibo friulano e italiano resti nei menù. Hanno spedito una lettera ai sindaci di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento e al direttore generale dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale, chiedendo chiarimenti in merito al menù dell’anno scorso, per la scomparsa di carne di maiale, braciola e prosciutto. Il deputato vannacciano Gianangelo Bof, ex leghista, rincara la dose: “Non vogliamo un Paese in cui chi viene ospitato decide di cambiare le abitudini secolari della nostra gente. Il maiale sulla tavola dei bambini italiani non è un optional da cancellare per non disturbare. È la nostra tradizione”.

In realtà sono le linee guida regionali per la ristorazione scolastica a raccomandare una riduzione (e non l’eliminazione) della carne di maiale, a favore delle carni bianche, per questioni alimentari. La Lega, con il senatore Marco Dreosto, ha preso posizione in modo deciso: “Il rispetto delle altre culture e religioni non può e non deve significare la rinuncia alle nostre tradizioni, alla nostra identità e alle eccellenze agroalimentari friulane, a partire dal prosciutto di San Daniele, un simbolo della nostra terra”. Gli ha fatto eco il deputato Emanuele Loperfido di Fratelli d’Italia: “Sono sorpreso che, di fronte a esigenze e abitudini alimentari diverse, la soluzione individuata sia quella di togliere, o quasi, la carne suina dai menu delle scuole di Pordenone, sostituendola con cous cous e altre pietanze».

Fausto Tomasello, segretario provinciale del Pd, osserva con ironia: “Spero non siamo arrivati al punto di affidare la nostra identità al prosciutto o al cotechino”. Poi aggiunge: “Si può anche chiedere equilibrio e scelta nei pasti a scuola per i bambini, nel rispetto di diverse credenze religiose e senza privare nessuno delle proprie tradizioni, a partire da quelle friulane. Apprezzabile l’equilibrio del sindaco di Pordenone, che dovrebbe essere seguito anche da certi esponenti della destra. Invece, dopo l’incubo burqa, Lega e FdI sono partiti contro il pollo al curry e imbracciano le armi in difesa del maiale”.

Marco Salvador, esponente di una civica di minoranza a Pordenone, osserva: “La carne di maiale non viene servita nelle mense scolastiche da anni e la sua esclusione non rappresenta una novità legata alla presenza di alunni musulmani, ma risponde a criteri di salute ed evidenze scientifiche sui rischi alimentari. Inoltre, la carne è prevista una sola volta alla settimana e alternata ad altre fonti proteiche”.

L'articolo Rientra il caso della carne di maiale tolta dalle mense scolastiche friulane: “Islamizzazione? Riduzione per motivi alimentari” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il mistero del concerto di Bocelli a Gemona, la Regione Friuli Venezia Giulia nega il verbale “per indagini sui reati”. Ecco come è stata scelta la società organizzatrice

17 October 2026 at 08:33

C’è un foglio che in Friuli Venezia Giulia cambia natura a seconda di chi lo chiede ma può forse spiegare il mistero per cui metà dell’intero budget del cinquantennale del terremoto se n’è andata in una serata di musica. È il verbale del 16 gennaio 2026, con cui il Comitato per il cinquantennale del terremoto decise il concerto di Andrea Bocelli a Gemona: 3,1 milioni di euro affidati senza gara a Fvg Live, unica società invitata. Al capogruppo del Pd Diego Moretti, che lo aveva chiesto l’8 settembre, è stato consegnato un mese dopo con i nomi dei presenti oscurati e un richiamo al “segreto d’ufficio”: è lui, ora, a mostrare quei fogli anneriti.

Il documento mostrato in Regione ci era stato negato il 13 ottobre invocando la norma del decreto trasparenza che protegge “la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento”: quale autorità, quale procedimento, la Regione non lo scrive. E il 15 ottobre in aula la giunta lo ha declassato a “mero resoconto […] quale memoria storica delle sedute”, “un atto d’ufficio interno che non necessita di approvazione”. Segreto investigativo, dato personale, memoria storica: dipende dallo sportello. Per Moretti “una risposta indecente, scritta in un burocratese che sa di presa in giro”: in aula, per definirla, ha evocato Ugo Tognazzi senza pronunciare la parola, “per rispetto di tutti noi”.

Quale indagine, però, chi dovrebbe condurla non se lo spiega. Raggiunto dal Fatto, il procuratore della Repubblica di Udine Massimo Lia non conosce “la ragione per cui la Regione abbia citato questo articolo per quanto riguarda il mio ufficio”. Una cosa sola la conferma: “Da parte della Corte dei conti hanno richiesto della documentazione, questo posso dirle” — un procedimento contabile, che quella norma non copre. E alla domanda se il suo ufficio se ne stia occupando o abbia aperto un fascicolo: “Su questo non le posso rispondere”. Il verbale, intanto, il Fatto ha potuto leggerlo e insieme ad atti, visure e catasto ricostruire l’intera filiera dell’affidamento: dai fornitori segretati all’operazione della holding di famiglia, chiusa quattordici giorni prima del decreto.

Il “mero resoconto”, intanto, smentisce l’aula tre volte: l’ordine del giorno prevede l’illustrazione dei progetti “e loro approvazione”, il testo scrive che “il Comitato approva nella seduta odierna tutti i progetti”, la chiusa è “letto, approvato, sottoscritto” — da due firme sole: il presidente del Comitato, cioè Riccardo Riccardi, assessore delegato alla Protezione civile, e il direttore della Protezione civile che verbalizza. Soprattutto, il Comitato “aderisce alla proposta trasmessa da FVG Live, società detenente l’esclusiva dell’artista”. È il 16 gennaio: la lettera con cui Bocelli concede l’esclusiva porta la data del 26 febbraio e la firma del 2 marzo, la proposta formale è del 9 marzo, la procedura — un solo invitato — dura dal 12 al 13. Sei settimane prima che l’esclusiva risulti da un atto, la Regione la dà per esistente e la mette a verbale come ragione per non fare la gara.

Nella scheda dei budget allegata, mai pubblicata, l’intero cinquantennale vale 6,23 milioni: il concerto da solo ne assorbe la metà. Accanto ai 3.133.838,40 euro compare una seconda posta mai emersa: 733 mila più Iva, 894.260 euro, per il concerto di Osoppo, la “logistica” della messa del 3 maggio e i social del cinquantennale. Più in basso: 50 mila euro all’Associazione dei consiglieri regionali per un volume sul racconto del “Modello Friuli” — gli eletti che si finanziano il libro sulle proprie scelte con i fondi del terremoto — e 50 mila alla Fondazione per la Sussidiarietà per una pubblicazione sul Corriere della Sera.

Gli atti che la Regione ha dovuto consegnare al Fatto aggiungono il resto. Il ribasso dell’unico offerente, lo 0,73 per cento, era la “percentuale massima preimpostata dalla Stazione appaltante”: lo sconto lo aveva fissato chi comprava. L’esclusiva che giustifica l’assenza di gara, nel disciplinare, è una promessa del beneficiario: “L’operatore economico si impegna a garantire il possesso dell’esclusiva dell’artista Andrea Bocelli”. E dei 2.549.968 euro liquidati, le “prestazioni di carattere artistico” valgono 1.250.000: meno della metà. Il resto — palco, audio, tribune, facchini, fino ai bagni chimici — non è coperto da nessuna esclusiva, ma sta in un lotto unico motivato come “unitario e inscindibile” da un capitolato che lo divide in tre blocchi e da un contratto che paga la parte artistica separatamente. Perfino il capitolo di bilancio è nato su misura: istituito il 12 marzo, su una e-mail dell’11, con i 3.133.838,40 stornati dalla Protezione civile; il 13 l’affidamento era fatto.

Negato anche l’elenco dei fornitori, su opposizione formale di Fvg Live: in “un mercato caratterizzato da un numero ristretto di operatori” conoscerlo aiuterebbe “i concorrenti”. I concorrenti dunque esistono: non sono stati invitati. Negata pure la “documentazione prodotta a titolo di rendiconto (fatture di fornitori, contratti di subfornitura, prospetti di costo)”: il contratto definiva il corrispettivo “fisso e invariabile” senza prevedere alcun rendiconto, ma la Regione mette per iscritto di averne uno. Il Fatto ha depositato due istanze di riesame; il termine scade il 4 novembre. Chi siano i fornitori lo direbbe quell’elenco.

Le visure e i bilanci acquisiti dal nostro giornale raccontano intanto “a chi”. Fvg Live — 46 concessioni regionali per 5 milioni dal 2017 — ha chiuso il 2025 raddoppiando i ricavi a 8,6 milioni: con zero addetti, costi per servizi al 92 per cento e, per il terzo anno di fila, un utile inferiore ai contributi pubblici incassati. VignaPr, l’altra beneficiaria, ne muove 6,7 con 61 mila euro di costo del personale. Concorrenti negli atti, nei registri i promoter sono soci: Luigi Vignando (VignaPr), Andrej Petaros e Matteo Roman hanno un terzo ciascuno di Grande Amore dal 2020, e il 18 febbraio 2026 hanno costituito insieme a Fiume la Kolektiv Vigna d.o.o.

Fvg Live e VignaPr condividono poi il 55 per cento di Levante, ristorazione — vicepresidente Alessandro Corso, che di Fvg Live ha il 35 — in quella via Varese 3 di Tavagnacco dove hanno sede Fvg Live e anche Eps Italia, che noleggia palchi ai grandi tour e alla Formula 1: dal 13 febbraio 2026 la presiede Luca Tosolini, socio di maggioranza di Fvg Live. Il bilancio di Eps la dichiara “soggetta a direzione e coordinamento” della eps holding gmbh di Krailling, colosso tedesco delle infrastrutture per lo spettacolo — 820 dipendenti dopo la fusione di agosto con la svizzera Nüssli — che i registri danno di proprietà della famiglia Tombulca.

E il capo del gruppo, Okan Tombulca, è personalmente socio di Tosolini: ha il 51 per cento di Lore, l’immobiliare dello stesso indirizzo — 49 per cento e amministrazione a Tosolini — che incassa da Eps Italia 207.993 euro l’anno di canoni. Dal bilancio 2025 di Fvg Live la nota sugli acquisti dalla “parte correlata” Eps Italia, presente nei due esercizi precedenti, è sparita — lo consente la legge — proprio nell’anno del raddoppio; il dato lo dichiara Eps: 413.966 euro venduti a Fvg Live. Nessun atto collega Eps Italia a Gemona: il documento che lo direbbe, probabilmente, è l’elenco che la Regione nega.

Infine i nomi e le date del capitolo di famiglia. Di Eilo — il circuito che vendeva i biglietti di Cremonini, partecipato al 46 per cento da Opix Holding, amministrata da Giovanni Riccardi, figlio dell’assessore, al 36 da Fvg Live e all’8 da Grande Amore, la società dei tre promoter — avevamo scritto a settembre. Le visure e le risultanze catastali acquisite dal Fatto aggiungono il resto. Il bilancio di Opix attesta che al 31 dicembre 2025 la holding non possedeva alcuna partecipazione: il suo 46 per cento discende da un atto del 27 febbraio 2026, quattordici giorni prima del decreto che assegna i 3,1 milioni. Non un aumento di capitale: una cessione di quote esistenti; venditore e prezzo dagli atti camerali non risultano.

Chi possiede Opix lo dice la visura: socia unica, con il 100 per cento, è Rosalba Zanin, nata a Camino al Tagliamento nel 1956; amministratore unico è Giovanni Riccardi. Che cosa leghi la socia all’amministratore, gli atti camerali non lo dicono. Un annuncio funebre pubblicato sul Messaggero Veneto nel marzo 2015 — la morte di Pietro Zanin, 83 anni, proprio a Camino al Tagliamento — elenca fra i familiari “i figli Rosalba con Riccardo e Giovanni”: i cognomi, come d’uso nei necrologi, non sono riportati.

Alla presidenza di Eilo siede dal 2021, con poteri fino a 200 mila euro per operazione, Silvia Tosolini; vicepresidente è Luca Tosolini, il socio di maggioranza di Fvg Live. E gli atti dicono una cosa precisa: al Registro imprese Giovanni Riccardi e Silvia Tosolini dichiarano lo stesso domicilio, un appartamento al settimo piano che il catasto registra in piena proprietà di lui; e allo stesso civico, il 10 marzo 2025, i due hanno aperto lo stesso giorno due imprese individuali — marketing lui, supporto amministrativo lei. Nei registri sono una coppia economica.

Riccardi, che il 4 settembre ha querelato La Verità chiedendo ai pm di cercare il “mandante politico”, ha fatto sapere tramite il legale che il figlio non ha avuto “alcun tipo di incarico” a Gemona. “Su una vicenda di questa rilevanza — dice Moretti al Fatto — non possono esserci zone d’ombra e opacità”: e conferma che sta valutando di presentare lui stesso un esposto alla Procura di Udine.

Le domande di questo articolo sono state inviate alla Regione, a Fvg Live, a VignaPr e a Opix Holding. Fvg Live ha risposto via pec senza rispondere, ringraziando per il “pur ristretto tempo” concesso: assicura “piena disponibilità” a fornire ogni chiarimento “alle Autorità che riterranno eventualmente di interpellarla, nelle sedi opportune” e per il resto rinvia agli atti “pubblicati” e “liberamente consultabili”. Come l’elenco dei fornitori, che la Regione ha negato proprio su opposizione della stessa Fvg Live.

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Biofarma assume addetti al confezionamento senza esperienza: stipendio fino a 24.000 euro

15 October 2026 at 06:00

La Biofarma S.r.l., realtà industriale attiva nel settore cosmetico e farmaceutico situata a Mereto di Tomba, in Provincia di Udine, cerca operai addetti alla produzione e al confezionamento. Il reclutamento sarà gestito dalla filiale Adecco del capoluogo di Regione Friuli Venezia Giulia.

L’opportunità prevede un periodo iniziale di prova con un contratto a tempo determinato ma con concrete prospettive di stabilizzazione in azienda. Non è richiesta comprovata e solida esperienza pregressa nel ruolo.

Quali sono le mansioni e le attività previste

Le risorse selezionate saranno inserite all’interno dei reparti produttivi o nel comparto dedito all’imballaggio dei farmaci. Si occuperanno delle seguenti attività operative:

  • pesatura e miscelazione delle materie prime secondo le schede di lavorazione;
  • conduzione, monitoraggio e controllo dei macchinari di confezionamento;
  • imbottigliamento, etichettatura e imballaggio dei prodotti finiti;
  • esecuzione dei controlli di qualità visivi e distruttivi sulle confezioni;
  • compilazione della documentazione tecnica e dei report di produzione.

Stipendio, contratto e orario su tre turni

L’inquadramento contrattuale fa riferimento al Ccnl del comparto industriale chimico-farmaceutico.

Il trattamento economico e organizzativo comprende:

  • retribuzione annua lorda compresa tra 23.000 euro e 24.000 euro;
  • erogazione di buoni pasto giornalieri per ogni presenza effettuata;
  • orario di lavoro a tempo pieno (40 ore settimanali) articolato su 3 turni avvicendati (6-14, 14-22, 22-6), dal lunedì al sabato mattina.

Quali sono i requisiti d’accesso e le competenze richieste

Per presentare la candidatura occorre verificare il possesso dei seguenti requisiti fondamentali:

  • possesso di una qualifica professionale o attestato di studio;
  • ottima manualità, precisione, puntualità ed elevata affidabilità;
  • piena disponibilità al lavoro su turni, compreso il turno notturno;
  • disponibilità a eventuali straordinari nel fine settimana;
  • autonomia negli spostamenti per raggiungere la sede di lavoro di Mereto di Tomba.

Un’esperienza antecedente in contesti di fabbrica o di linea produttiva costituisce un elemento preferenziale ma non indispensabile per l’accesso alla selezione.

Come ed entro quando candidarsi

La procedura di selezione è gestita direttamente dalla filiale Adecco di Udine. Per consultare il dettaglio dell’offerta e inviare la documentazione occorre accedere alla pagina dell’annuncio Adecco per Biofarma.

Attraverso il modulo online sarà necessario compilare con cura tutti i campi anagrafici richiesti e caricare il proprio Curriculum Vitae aggiornato.

Adecco accetta candidature fino al 30 novembre, ma si consiglia di inviare la propria istanza di interesse il prima possibile, perché potrebbero chiudersi in anticipo, una volta individuate le risorse necessarie.

Altre opportunità di lavoro

Le assunzioni in Biofarma gestite da Adecco si affiancano ad altre ricerche di personale attive in diversi altri comparti industriali. Si segnalano i reclutamenti promossi da Ferrovie dello Stato per neolaureati in ingegneria e architettura e il programma d’inserimento curato da Lexroom, la azienda tech specializzata in AI per studi legali.

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