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Giulia Cecchettin, il dolore diventa cinema. Filippo Timi: «Interpretare suo padre è un privilegio»

24 October 2026 at 08:00

Non c’è bisogno di mostrare un assassino per raccontare un femminicidio. A volte basta una sedia vuota, una voce che non risponde, una famiglia costretta a reinventare la propria esistenza. È questa la scelta narrativa di Se domani non torno, il film dedicato a Giulia Cecchettin, presentato venerdì 23 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, in collaborazione con Alice nella Città.

Una storia che l’Italia conosce, ma che il cinema prova a raccontare da una prospettiva diversa: non quella dell’orrore, bensì di ciò che rimane dopo. E soprattutto di quello che può nascere dalle macerie.

Gino Cecchettin e il coraggio di trasformare il dolore

Diretto da Paola Randi, che firma la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan, il film nasce da Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso.

Al centro c’è una famiglia del Nordest: un padre, tre figli, la quotidianità fatta di studio, progetti e piccoli appuntamenti. Poi l’11 novembre 2023, quando Giulia scompare, ogni certezza viene cancellata. Gino Cecchettin, intervenuto alla presentazione romana, ha spiegato quanto sia difficile condividere pubblicamente una sofferenza che si vorrebbe proteggere dal mondo. Eppure raccontarla può diventare un modo per aiutare gli altri, trasformando una tragedia individuale in una responsabilità collettiva.

Giulia Cecchettin, il dolore diventa cinema. Filippo Timi: «Interpretare suo padre è un privilegio»
Una scena del film

La regista ha scelto di costruire il racconto attorno all’assenza. L’assassino non compare mai. Nessuna centralità concessa al carnefice, nessuna spettacolarizzazione della violenza. Lo sguardo resta su Giulia e sulle persone che l’hanno amata.

Filippo Timi diventa Gino: «Un uomo straordinario»

A interpretare il padre di Giulia è Filippo Timi, che considera questa esperienza una delle più significative sul piano umano. L’attore ha raccontato di aver accantonato qualsiasi protagonismo per avvicinarsi a un uomo capace di reagire all’inimmaginabile senza trasformare il dolore in odio. Una figura che ha scelto la dolcezza e l’impegno civile dove sarebbe stato comprensibile aspettarsi soltanto rabbia.

Sabrina Martina interpreta Giulia, mentre Tecla Bossi veste i panni della sorella Elena e Tommaso Allione quelli del fratello Davide. Per Martina, la sfida è stata restituire a Giulia la complessità di una giovane donna, evitando che la sua identità venisse schiacciata dalla tragedia. Alla presentazione romana hanno partecipato anche numerosi studenti, interlocutori fondamentali di un film che vuole parlare soprattutto alle nuove generazioni.

Se domani non torno arriverà nei cinema il 5 novembre, distribuito da Notorious Pictures. Non pretende di offrire risposte semplici a una tragedia che continua a interrogare il Paese. Chiede, piuttosto, di non considerarla inevitabile. Perché il modo migliore di ricordare Giulia non è soltanto custodirne la memoria. È provare a costruire una società nella quale storie come la sua non debbano più accadere.

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“Farne un film è stata una scelta difficile”: il dolore per Giulia Cecchettin diventa un manifesto contro la cultura patriarcale nel film Se domani non torno

23 October 2026 at 17:45

“Farne un film è stata una scelta difficile. Ma già con il libro ho visto che dal gesto di raccontare una storia poi ritorna tanto. A convincermi è stata una ragazza in aereo che mi ha detto: ‘Grazie per quello che fai. Grazie alla storia di Giulia io sono ancora viva’. Raccontare questa storia significa raccontare un dolore, ma anche un percorso di salvezza. Portare quel messaggio in modo ancor più capillare all’interno della nostra comunità e della nostra nazione è stato complesso, ma la motivazione che mi sono dato è stata: se non lo raccontiamo, quel dolore lo riviviamo. Da lì l’impegno della Fondazione a sostenere un’opera che racconta non solo l’ultimo giorno di Giulia, ma la vita di una giovane che aveva dei sogni, dei progetti. Lì i ragazzi possono rispecchiarsi e trovare il coraggio di qualche buona azione. Attraverso il film vorremmo che, oltre alla nostra famiglia, gli spettatori conoscano anche loro stessi per diventare agenti di un cambiamento di cui questa società ha tanto bisogno”.

Con queste parole Gino Cecchettin ha inaugurato la conferenza stampa dedicata a Se domani non torno, l’atteso film di Paola Randi sull’omicidio di sua figlia Giulia, avvenuto l’11 novembre 2023.

Un’opera così importante e necessaria da richiedere una “lettura” diversa rispetto agli altri titoli in programma alla 21ª Festa del Cinema di Roma che, peraltro, ha scelto di mostrarla al pubblico a due giorni dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ispirato al libro Cara Giulia di Gino Cecchettin, scritto con Marco Franzoso (Rizzoli, 2024), e sceneggiato dalla regista insieme a Lisa Nur Sultan, il film è stato prodotto da Notorious Pictures, che lo distribuirà dal 5 novembre.

Con la Fondazione Giulia Cecchettin totalmente coinvolta nel progetto, si tratta di un testo orientato non a chiudere un doloroso caso di femminicidio, bensì ad aprire e rafforzare il dibattito che lo coinvolge, a partire dalla sensibilizzazione sugli orrori generati dalla cultura del patriarcato. In un’estetica rigorosa, che rispetta l’etica del racconto, e interpretato con sensibilità da tutto il cast, fra cui spiccano gli ottimi Filippo Timi nel ruolo di Gino Cecchettin e Tecla Bossi in quello di Elena Cecchettin, sorella maggiore di Giulia, è dunque un vero e proprio film-manifesto, animato dall’urgenza di veicolare i temi che lo attraversano con il dovuto coraggio e la sincera intenzione pedagogica.

“Quando mi è stato affidato il progetto ero intimidita da tanta responsabilità. Ma la lettura del libro di Gino mi ha offerto subito una possibile chiave di accesso al racconto, ovvero quella dell’assenza”, ha spiegato Paola Randi. “Perché l’assenza di una persona all’interno di un nucleo familiare è qualcosa di dirompente, di enorme. Ma quando siamo anestetizzati dalla quantità di stimoli a cui siamo sottoposti, rischiamo di chiudere i rubinetti dell’empatia. È dunque l’assenza che li riapre, la percezione di questo incolmabile vuoto. È questo uno dei motivi per cui l’omicida non è mai né nominato né mostrato: noi volevamo raccontare l’assenza di Giulia e il percorso della sua famiglia per poter trasformare un dolore così grande in impegno civile. Credo che quando ci si focalizza su un colpevole si rischia di assolvere tutti gli altri. Qui invece il crimine è sistemico. Questa famiglia ha fatto un richiamo alle coscienze. Il patriarcato è parte di noi, e dunque solo da noi può essere decostruito”.

Un concetto che la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan ha voluto rimarcare: “I femminicidi non sono più dei casi, ma sono le dirette conseguenze di un sistema che Gino ed Elena Cecchettin ci stanno urlando in faccia di mettere a fuoco. Pensiamo che fino a 30 anni fa lo stupro era riconosciuto solo come crimine contro la morale e non la persona. Il problema è che la nostra società sta mantenendo questa cultura del patriarcato, e l’unica forma che abbiamo per attivarci sugli effetti è curare le cause. Come si fa? Con l’educazione sesso-affettiva nelle scuole. Non ci si può definire contrari ai femminicidi e alla violenza di genere senza pensare di incoraggiare l’educazione sesso-affettiva”.

Da parte sua, Filippo Timi ha spiegato di essersi avvicinato al ruolo di papà Cecchettin “con piccole pennellate e mettendo da parte ogni ego, come del resto ha fatto chiunque lavorando a questo film”. Ha poi aggiunto di aver “provato una gioia incredibile nel poter affrontare un personaggio che davanti a qualcosa di così ingiustificabile e imperdonabile reagisce con valore e con dolcezza, senza copiare alcun modello di violenza. Sono grato per tutto questo. Arte e vita vanno a braccetto. L’urgenza è reale, il momento è adesso, non domani”.

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