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Morte David Rossi, la famiglia dopo le parole di Vinci: “Non ci accontentiamo di verità proclamate attraverso i media”

19 October 2026 at 12:07

La famiglia di David Rossi interviene dopo le dichiarazioni con cui il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci ha chiamato in causa Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli. Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi apprezzano il lavoro svolto dalla Commissione, ma chiedono che i nuovi elementi siano esaminati dalla magistratura, senza condanne mediatiche e senza escludere altre piste investigative.

Tognazzi e Orlandi chiedono alla Procura di verificare tutte le ipotesi, non soltanto i nomi emersi

Nessuna pista da escludere, ma neppure responsabilità da attribuire prima di un accertamento giudiziario. È la posizione espressa da Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia acquisita di David Rossi, attraverso una nota diffusa dal loro legale, l’avvocato Carmelo Miceli, dopo le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci.

L’intervento arriva dopo che Vinci ha indicato Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, come possibile mandante di un’azione intimidatoria contro Rossi, e Gabriele Ceccherelli come il soggetto che avrebbe organizzato l’intervento e individuato le persone incaricate di eseguirlo. Secondo la ricostruzione illustrata dal presidente della Commissione, l’intimidazione non avrebbe dovuto provocare la morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Le indicazioni, come raccontato da Affaritaliani nell’articolo sulle dichiarazioni di Vinci, deriverebbero da informazioni raccolte dai consulenti della Commissione durante alcuni colloqui con detenuti. Si tratta di ipotesi ancora da sottoporre al vaglio dell’autorità giudiziaria. Mussari ha già respinto duramente le accuse, annunciando iniziative legali.

La famiglia, che da anni contesta la ricostruzione del suicidio, riconosce il valore delle consulenze e degli accertamenti raccolti dalla Commissione. Esprime però sgomento per la diffusione dei nomi dei presunti responsabili e chiede alla magistratura di verificare l’attendibilità delle testimonianze, nel rispetto dei diritti di tutte le persone coinvolte.

La nota della famiglia Rossi: “La gravità di quanto riferito dall’on.Gianluca Vinci impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria”

Questa la posizione ufficiale della famiglia attraverso la nota stampa dell’Avv. Carmelo Miceli del Foro di Palermo, difensore delle signore Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi.

“Le signore Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, rispettivamente moglie e figlia del dott. David Rossi, ribadiscono il proprio apprezzamento per le attività della Commissione parlamentare d’inchiesta che hanno dimostrato scientificamente come la morte del dott. Rossi sia avvenuta in conseguenza di un omicidio, confermando quanto la famiglia e i suoi consulenti sostengono da anni.

Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda. Apprendere tali indicazioni, pur nel contesto di una dolorosa e comprensibile reazione umana e familiare, impone oggi più che mai la massima fermezza istituzionale.

La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura.

La gravità di quanto riferito dall’on.Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria, per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda.

Continuando a confidare nello Stato di diritto, le Sig.re Tognazzi e Orlandi chiedono ancora una volta che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte.

A questo proposito, si precisa che la famiglia non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica, così come va fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni.

L’Autorità giudiziaria, muovendo dagli accertamenti che hanno acclarato trattarsi di omicidio, non deve quindi limitarsi agli approfondimenti delle sole indicazioni pervenute dalla Commissione, ma ha il dovere di esplorare a 360 gradi ogni possibile pista e movente, integrando i nuovi elementi nel quadro complessivo già emerso.

La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media.
Pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.

Nessuna pista esclusa, compresa quella interna: la richiesta alla magistratura

Nella nota emerge anche un passaggio importante rispetto ai nuovi sviluppi: Tognazzi e Orlandi non escludono una possibile pista interna e chiedono che gli elementi raccolti dalla Commissione siano confrontati con tutte le altre risultanze investigative disponibili, senza concentrare gli accertamenti esclusivamente sui nomi indicati da Vinci.

La famiglia distingue inoltre le consulenze tecniche sulla dinamica della morte dalle nuove indicazioni sui possibili responsabili. Anche qualora alcune testimonianze dovessero rivelarsi inattendibili, sostiene, questo non dovrebbe compromettere il valore degli altri accertamenti compiuti negli ultimi anni.

L’obiettivo indicato da Tognazzi e Orlandi è un procedimento giudiziario nel quale siano esaminate le prove, verificate le testimonianze e garantito il contraddittorio. La richiesta è che un’autorità giudiziaria approfondisca tutte le piste e che l’eventuale individuazione dei responsabili avvenga attraverso un processo, non attraverso le dichiarazioni pubbliche.

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David Rossi, le ombre nel vicolo già segnalate nel 2014: la Procura parlava di passanti, il RIS smentisce. I documenti integrali

16 October 2026 at 17:00

Le luci e le possibili presenze all’imbocco di vicolo Monte Pio erano state segnalate alla magistratura già nel marzo 2014. È quanto emerge dai documenti consultati da Affaritaliani, tra cui un esposto depositato dal consulente della famiglia di David Rossi e la successiva risposta della Procura di Siena, che ipotizzava la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Dodici anni dopo, il RIS dei Carabinieri ha individuato nei filmati dodici sequenze di ombre compatibili con la presenza di una o più persone nella stessa zona.

Le ombre segnalate dal consulente della famiglia nel 2014 e la risposta della Procura di Siena

Dodici anni prima dei nuovi accertamenti del RIS, luci, ombre e possibili presenze nel vicolo dove morì David Rossi erano già state segnalate agli investigatori. A documentarlo sono una tabella cronologica, una ricevuta di deposito del 25 marzo 2014 e una risposta della Procura di Siena del 23 giugno dello stesso anno, tutti documenti visionati da Affaritaliani.

Al centro della ricostruzione c’è vicolo Monte Pio, a Siena, dove il 6 marzo 2013 David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, rimase a terra dopo essere precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni. L’esposto del 2014 era stato presentato dall’ingegner Luca Scarselli, consulente tecnico della famiglia Rossi. Il deposito risulta dalla ricevuta dei Carabinieri del 25 marzo. Tra le carte consultate da Affaritaliani figura anche una tabella cronologica riconducibile agli accertamenti tecnici svolti per la famiglia in quel periodo, nella quale vengono elencati numerosi eventi osservati nelle registrazioni della videosorveglianza.

Le annotazioni sono particolarmente interessanti alla luce delle nuove analisi. Alle 20:05:12 viene indicata una possibile persona in via dei Rossi, sul lato destro del vicolo. Alle 20:05:44 la tabella segnala un’altra presenza all’imboccatura, mentre alle 20:06:44 compare un’ombra. Alle 20:07:33 è annotata una sagoma che sembrerebbe affacciarsi e alle 20:13:11 un’ulteriore possibile presenza all’ingresso del vicolo.

Si tratta delle interpretazioni contenute nel documento del 2014, non di persone identificate. Gli orari riportati sono quelli associati alle registrazioni della telecamera e devono essere distinti dall’orario effettivo della precipitazione.

La risposta della Procura del 2014: “Passanti, attratti probabilmente dall’accaduto”

Il particolare più significativo emerge dalla risposta della Procura di Siena del 23 giugno 2014, indirizzata al giudice per le indagini preliminari.

L’atto ricorda espressamente l’esposto di Scarselli, nel quale venivano rappresentate la presenza di luci all’ingresso del vicolo, quella di persone, la possibile caduta di un piccolo oggetto e alcune discrepanze temporali tra il contatore del video e l’orario della telecamera. La Procura, tuttavia, considerava questi elementi insufficienti per giustificare nuove indagini, richiamando anche la precedente archiviazione.

“Altresì che non possono peraltro essere ritenuti elementi nuovi o comunque influenti quelli evidenziati dall’Ing. SCARSELLI nella integrazione di C.T., posto che si evidenzia la presenza di alcune persone e di luci che nessuna relazione causale hanno con l’evento mortale verificatosi, ben spiegabile con la circostanza che, pur trattandosi di un vicolo, era pur sempre una via pubblica e, quindi, frequentata da passanti, attratti probabilmente dall’accaduto. Lo stesso è a dirsi sia per quanto riguarda le luci che per un momento hanno illuminato il vicolo, sia per la traccia lasciata dalla caduta di un piccolo oggetto non meglio definito, mentre sugli scostamenti temporali già si è pronunciato codesto Giudice”.

La posizione espressa allora dai magistrati era dunque precisa: le presenze e le luci segnalate non venivano considerate elementi nuovi o influenti sull’accertamento della morte di Rossi, perché ritenute prive di relazione causale con l’evento. La frequentazione del vicolo da parte di possibili passanti incuriositi veniva indicata come spiegazione plausibile. Ma proprio questa interpretazione solleva un ulteriore interrogativo. Se si fosse davvero trattato di passanti incuriositi dall’accaduto e questi avessero visto Rossi a terra, ancora vivo e in pericolo, senza prestargli assistenza né avvisare immediatamente le autorità, non sarebbe stato necessario valutare anche un’eventuale omissione di soccorso? L’articolo 593 del Codice penale prevede infatti l’obbligo di prestare l’assistenza occorrente o dare immediato avviso all’autorità quando ci si imbatte in una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Naturalmente, per ipotizzare concretamente tale responsabilità occorrerebbe stabilire chi fosse eventualmente presente nel vicolo, cosa avesse visto e come si fosse comportato. La sola rilevazione delle ombre non consente di accertarlo. Nel 2014 la Procura riteneva che quelle segnalazioni non giustificassero ulteriori attività investigative e trasmetteva gli atti integrati al giudice per le indagini preliminari per conoscenza ed eventuali valutazioni.

Le nuove analisi del RIS: dodici sequenze e le corrispondenze con il 2014

Il 12 ottobre 2026, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, sono stati illustrati i nuovi accertamenti del RIS dei Carabinieri di Roma sulle registrazioni di vicolo Monte Pio. La presentazione tecnica di 75 pagine, consultata da Affaritaliani, ricostruisce l’analisi dei filmati e gli esperimenti condotti il 22 giugno 2026, attraverso rilievi tridimensionali, simulazioni dei transiti automobilistici e verifiche sulle ombre proiettate dai fari sulla parete di Palazzo Salimbeni.

I Carabinieri hanno individuato dodici macro-eventi tra le 20:04:01 e le 20:14:28, con variazioni luminose compatibili con la presenza di uno o più corpi umani nella zona non direttamente inquadrata dalla telecamera.

Ed è proprio confrontando gli orari che emerge l’aspetto più interessante.

La tabella attribuita a Scarselli indicava un possibile soggetto alle 20:05:12. Il RIS individua il terzo macro-evento tra le 20:05:12 e le 20:05:18. L’annotazione del 2014 delle 20:05:44 coincide con l’inizio del quarto macro-evento; quella delle 20:06:44 con la conclusione del quinto. Lo stesso accade alle 20:07:33, orario finale del sesto evento, e alle 20:13:11, conclusione dell’undicesimo. Cinque riferimenti temporali presenti nella tabella del 2014 coincidono dunque con l’inizio o la fine di sequenze individuate dal RIS nel 2026. È un riscontro documentale rilevante, anche se non dimostra che ogni interpretazione formulata dodici anni prima fosse corretta o che le ombre appartenessero a persone diverse.

Il nuovo lavoro tecnico ha inoltre individuato cinque possibili posizioni all’imbocco del vicolo, contrassegnate dalle lettere A, B, C, D ed E. Dalle prime due sarebbe stato possibile vedere direttamente parti del corpo di Rossi a terra; dalla posizione E la visuale sarebbe stata limitata ai piedi. Dalle posizioni C e D, invece, gli edifici avrebbero impedito di vedere la vittima.

Secondo la presentazione RIS, dall’esame dei filmati emergerebbero inoltre movimenti degli arti superiori e della testa di Rossi fino alle 20:17:36, mentre l’ultimo movimento respiratorio percepibile viene collocato alle 20:20:13.

Su questi elementi si è espresso anche Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, che dopo la presentazione dei nuovi accertamenti ha dichiarato: “La novità più dirompente di oggi è che non era un passante”. Secondo Vinci, una o più persone avrebbero avuto un ruolo attivo nel presidiare il vicolo e nell’ostacolare i soccorsi mentre Rossi si trovava ancora a terra. Il presidente della Commissione ha inoltre prospettato una ricostruzione che coinvolgerebbe almeno quattro o cinque persone, con verosimilmente due soggetti incaricati di bloccare l’accesso al vicolo e altri presenti nell’ufficio di Rossi prima della precipitazione. Vinci ha indicato anche una possibile pista legata alla criminalità organizzata, facendo riferimento ad ambienti della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana e a possibili collegamenti con la ‘ndrangheta. Il presidente ha descritto l’ipotesi di un’azione compiuta da un’organizzazione strutturata, anziché da singoli individui mossi da un impulso improvviso.

Questi accertamenti pongono ulteriori interrogativi sulla possibilità che qualcuno si trovasse nei pressi del vicolo mentre Rossi era ancora vivo. Lo stesso Vinci aveva già illustrato ad Affaritaliani l’ipotesi di un’aggressione inizialmente finalizzata a intimidire Rossi e successivamente degenerata.

I documenti del 2014 e le nuove verifiche: che cosa cambia dopo dodici anni

Il confronto tra gli atti consultati da Affaritaliani e gli ultimi accertamenti evidenzia una differenza fondamentale.

Nel 2014 la Procura di Siena era già stata informata delle osservazioni su luci e possibili presenze nel vicolo, ma le aveva considerate non influenti ai fini dell’indagine, prospettando la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Nel 2026 il RIS ha invece svolto una nuova verifica tecnico-scientifica, individuando dodici sequenze di ombre antropomorfe, studiandone la possibile origine e ricostruendo le posizioni dalle quali sarebbe stato possibile vedere Rossi a terra.

La conclusione del RIS riguarda la compatibilità delle ombre con presenze umane, non l’identificazione dei soggetti né l’attribuzione di responsabilità. Il nuovo esame, tuttavia, consente oggi di tornare su alcune delle segnalazioni che erano state sottoposte alla magistratura oltre dodici anni prima.

La documentazione del RIS si aggiunge inoltre alla relazione di 217 pagine di Edoardo Genovese e Robbi Manghi, pubblicata integralmente da Affaritaliani, nella quale i consulenti hanno giudicato l’ipotesi suicidaria tecnicamente e scientificamente insostenibile.

Spetterà all’autorità giudiziaria valutare quale rilievo attribuire alle nuove risultanze e se siano necessari ulteriori accertamenti.

David Rossi, i documenti sulle ombre nel vicolo

Affaritaliani mette a disposizione dei lettori la presentazione tecnica RIS illustrata alla Commissione parlamentare d’inchiesta, insieme alla documentazione del 2014 nelle versioni predisposte per la pubblicazione.

Presentazione RIS sulle ombre nel vicolo Monte Pio – 75 pagine

Tabella cronologica attribuita a Luca Scarselli – 2014

Ricevuta di deposito dell’esposto – 25 marzo 2014

Risposta della Procura di Siena – 23 giugno 2014

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