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Ex Ilva, migliaia di persone in corteo a Taranto con le croci coi nomi dei morti: “Lo stabilimento va chiuso ma vanno tutelati i lavoratori”

18 October 2026 at 14:58

“Ognuno porta la sua croce, la mia si chiama Miriam. Aveva solo cinque anni”. Antonella Massaro è in testa al corteo partito sabato pomeriggio da piazzale Democrate, a Taranto. La manifestazione, promossa dalla rete Onda del Futuro insieme all’associazione Genitori Tarantini, chiede la chiusura dell’ex Ilva. Antonella solleva sopra la testa una croce di legno con il nome della figlia, morta nel febbraio 2008 per un neuroblastoma. Altre croci portano i nomi di chi non c’è più: Maria, Tina, Giulia, Grazia, Antonio. Le stringono tra le mani madri, padri e volontari. Dietro avanzano migliaia di persone, arrivate anche da fuori Taranto.

Ci sono attivisti, giovani e famiglie. “Taranto libera”, gridano. Libera dalle polveri, dal “mostro”, come chiamano tutti l’industria. Le voci si mescolano alle canzoni, agli applausi e alle lacrime. Tra i manifestanti, molti bambini camminano accanto ai genitori. “Protesto per lui, per tutti i bambini di Taranto e per un futuro senza l’Ilva e senza inquinamento“, dice Rosaria, indicando il figlio di sette anni e mezzo. “Dobbiamo dimostrare ai più piccoli che, manifestando uniti, possiamo raggiungere un obiettivo comune: una Taranto libera dai ricatti occupazionali e dai veleni. Ci sono alternative sicuramente migliori alla fabbrica” dice un’altra mamma col figlio di 11 anni. L’eterno nodo di Taranto sta tutto qui: salute e lavoro. “Dobbiamo trovare un’alternativa per i lavoratori. Bisogna garantire la salute a tutti, ma pensare anche a chi potrebbe perdere il lavoro. Secondo me, è possibile fare entrambe le cose”, racconta Mattia, elettricista di San Giorgio Ionico. Un’altra manifestante ricorda che il marito, ex operaio dell’indotto, aveva lasciato il posto molti anni fa per reinventarsi professionalmente. Oggi svolge un altro lavoro. “Si può fare. È fattibile”, afferma con disperazione.

Poco più in là, una tarantina tiene tra le mani una fotografia. Nello scatto, la folla regge uno striscione: “Ne sono morti troppi, adesso basta”. È della storica manifestazione del 2012. Quattordici anni fa, la gip Patrizia Todisco dispose il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento ambientale. In strada scesero operai e cittadini preoccupati per le conseguenze dello stabilimento sulla salute. Sabato alcuni sono tornati a manifestare, i tarantini tutti si sono incontrati ancora una volta nelle stesse strade. «”Adesso c’è più fiducia nella magistratura. Sono fiduciosa sulla scelta della Cassazione del 20 ottobre, non ho il minimo dubbio»” Si riferisce all’udienza delle Sezioni unite chiamate a esaminare i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo. Una decisione cruciale per il futuro dello stabilimento, dei suoi lavoratori e per la città. Poi guarda le persone che continuano a sfilare. “Oggi vedere tutti questi cittadini è veramente un’emozione profonda. Sono molto, molto contenta. C’è ancora speranza. Taranto merita di tornare a vivere”.

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Ex Ilva, cassa integrazione per 9 lavoratori su 10: la richiesta di Acciaierie d’Italia a governo e sindacati. Fiom: “Numeri raddoppiati, provocazione inaccettabile”

17 October 2026 at 10:24

Acciaierie d’Italia (Adi) vuole aumentare il numero dei lavoratori ex Ilva in Cassa integrazione straordinaria (Cigs) dagli attuali 4.450 fino a 8.622 (quasi il doppio) fino al 28 febbraio 2027, ma non si escludono le proroghe. Lo ha comunicato l’azienda in amministrazione straordinaria ai ministeri del Lavoro, delle Imprese e ai sindacati. E’ quanto si apprende dalle organizzazioni dei lavoratori. Questi ultimi sono impiegati in vari siti produttivi, dal nord al sud Italia: si prevedono fino a 6.964 lavoratori in cig a Taranto (su un totale di 7.875); 870 a Genova (su un totale di 917); 515 a Novi (su un totale di 542). Attualmente i dipendenti totali di Adi sono 9.626. La cassa integrazione straordinaria tocca quasi 9 lavoratori su 10: l’89,57%. Un piano “imposto”, secondo Adi, dall’ordine della magistratura sulla sospensione dell’area a caldo. Cgil e Uil sono d’accordo: una richiesta “inaccettabile”. Uil sottolinea la portata “drammatica e senza precedenti” della crisi industriale. Per il sindacato Cisl, la batosta non è un fulmine a ciel sereno: “Fondamentale ribadire che le lettere di avvio della nuova Cigs non rappresentano una sorpresa”, ha dichiarato il segretario nazionale della Fim, Valerio D’Alò. Intanto, a Taranto nel pomeriggio scenderà in piazza la rete di associazioni e cittadini ‘Onda del futuro’.

Loris Scarpa (Fiom): “A palazzo Chigi chiederemo conto delle scelte di Adi”.

“Inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi visti i prossimi incontri e le scadenze”, ha commentato in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, bollando la richiesta di Adi come “una provocazione“. “Ieri in tarda serata abbiamo ricevuto la nuova istanza di cassa integrazione con numeri pressoché raddoppiati, lavoratrici e lavoratori coinvolti – prosegue il documento sindacale – I lavoratori hanno lottato con scioperi e manifestazioni, nell’ultima settimana per garantirsi il lavoro, la continuità produttiva degli stabilimenti e le manutenzioni e per aprire una vera discussione sul proprio futuro e per un ex Ilva decarbonizzata. Questa cassa integrazione non tiene conto di quanto ottenuto dai lavoratori nell’ultima settimana nei numeri e nelle modalità”. La nota elenca le prossime tappe: “Il 20 ottobre abbiamo un incontro al Ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie per i lavoratori e chiedere modifiche al decreto del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre scorso e, per il 27 ottobre abbiamo ottenuto, grazie alla lotta dei lavoratori, un nuovo confronto a Palazzo Chigi“. All’appuntamento previsto presso la presidenza del Consiglio dei ministri, “chiederemo conto ai commissari straordinari di queste scelte visto che è dall’esplosione dell’Altoforno 1 a maggio del 2025 che non accettiamo e non condividiamo più l’uso della cassa integrazione”, conclude Loris Scarpa.

Guglielmo Gambardella (Uil): “Richiesta vergognosa, situazione drammatica”

Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore siderurgico, punta il dito sulla “drammaticità dei numeri” e “la portata della crisi dell’ex Ilva: quasi 9mila lavoratori sospesi contemporaneamente dal lavoro. Una situazione senza precedenti per dimensioni nella storia industriale del nostro Paese”. La nuova cassa integrazione “è inaccettabile e vergognosa“, mentre è “responsabilità del Governo accompagnare questo processo con strumenti concreti, risorse adeguate e garanzie per le persone”. Anche Gambardella ricorda l’incontro del 20 ottobre al ministero del Lavoro, dove “ribadiremo la necessità di introdurre strumenti straordinari che riconoscano la particolare gravosità e l’usura delle lavorazioni del ciclo siderurgico integrale, insieme a misure di prepensionamento e incentivi all’esodo volontario, accessibili a tutti i dipendenti dell’ex Ilva che ne abbiano i requisiti. La transizione industriale e ambientale non può essere realizzata scaricandone il costo sociale sui lavoratori”.

Le motivazioni di Adi: richiesta “imposta dall’ordine della magistratura”, “revocati approvvigionamenti”

Acciaierie d’Italia spiega la sua richiesta con “il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale“, nel comunicato inviato ai ministeri, sindacati e Regioni dove hanno sede gli stabilimenti. La sospensione dell’attività nell’area a caldo nell’impianto ex Ilva di Taranto, prosegue l’azienda, “risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della Società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio” di quell’area “impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo”. Secondo Adi è l’ordine della magistratura ad obbligare l’aumento dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria. L’azienda in amministrazione straordinaria sottolinea di mantenere “in servizio 1004 unità al fine di garantire la guardiania degli asset e la salvaguardia degli impianti produttivi, oltre all’adempimento degli obblighi amministrativi, ambientali e la continuità produttiva”. “La Società ha provveduto – tra le altre – alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, concludono i commissari.

In piazza a Taranto nel pomeriggio

Questo pomeriggio a Taranto si svolgerà la manifestazione promossa dalla rete di associazioni e cittadini ‘Onda del futuro’, che invoca la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del Sito di interesse nazionale, la tutela della salute e la costruzione di alternative economiche e occupazionali. Il concentramento è previsto alle 16 in piazzale Democrate, con partenza del corteo alle 17 e arrivo in piazza Maria Immacolata.

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Ex-Ilva di Taranto, rimosso il blocco davanti all’Eni. Restano disagi in Calabria, Puglia e Sicilia per le proteste degli autotrasportatori. Ed è caos carburanti

16 October 2026 at 10:49

Quinto giorno di sciopero e di mobilitazione all’ex Ilva di Taranto dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, sia quelli diretti che dell’indotto, nell’ambito delle proteste per l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e conseguente blocco della produzione. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso ieri con Regione, Comune e Provincia di Taranto, questa mattina si è tenuta un’assemblea sulla statale 7 Appia Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero fino a questa sera alle 23. Allo stesso tempo hanno deciso di rimuovere i blocchi sulla statale 106 davanti alla raffineria Eni e quello sulla statale 7, senza attendere la fine dello sciopero.

Proteste in Puglia: blocco sulla tangenziale di Andria

Dopo il documento comune con la Regione Puglia di ieri, l’appuntamento è quindi per la convocazione a Palazzo Chigi del 27 ottobre. “Dobbiamo pensare a riempire gli autobus – ha detto all’assemblea Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi – perché la tappa di Roma del 27 ottobre sarà importante. Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.

Rimane però il caos in gran parte del sud Italia. Poco fa è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori contro il prezzo della benzina sulla tangenziale di Andria all’altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. La sindaca di Andria Giovanna Bruno si è recata sul posto e ha incontrato i manifestanti. Oggi sulla statale 96 in direzione Bari si procede regolarmente, mentre code si registrano in direzione Altamura. I mezzi pesanti sono parcheggiati su una corsia laterale. Proteste degli olivicoltori a Corato, dove ieri sera un corteo di trattori e camion ha attraversato l’estramurale e il corso, fino al Comune. La mobilitazione è ripresa alle prime ore di questa mattina all’ingresso della città.

Venti presidi in Calabria, mobilitazione anche degli agricoltori

Proteste contro il caro carburante anche in Calabria dove la Fedralog, la Federazione regionale della logistica, ha promosso la mobilitazione degli autotrasportatori a partire da oggi e fino al 20 ottobre, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa 20 i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, lo svincolo autostradale di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, nel Crotonese, il porto di Gioia Tauro, vari punti della Ss 18 lungo il Tirreno cosentino, gli svincoli di Sibari, Frascineto, Castrovillari, San Marco Argentano.

La mobilitazione degli autotrasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, che va avanti da oltre dieci giorni. “Dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto – spiega all’Adnkronos Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog – Moltiplicando questa cifra per il numero di mezzi complessivo di ciascuna ditta, si può ben comprende come le aziende abbiano subìto perdite di fatturato drastiche, che non sono state compensate in altro modo”. La Fedralog lamenta, inoltre, il mancato ascolto da parte del governo centrale e delle associazioni di categoria. Anche la Regione Calabria, pur avendo aperto uno spiraglio minimo al dialogo, non avrebbe fatto abbastanza per fronteggiare la crisi: a parere della Federazione, i 15 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti, di cui 5 per le imprese del comparto agricolo e 10 per il settore dell’autotrasporto trasporto, sono un intervento ‘tamponè, che “non risolve il problema, lo rimanda soltanto”.

Insieme ai lavoratori del settore della logistica, si fermano e si aggiungono ai presìdi anche agricoltori, allevatori e pescatori calabresi: “Ci siamo uniti per avere un appoggio maggiore e far arrivare le nostre istanze al governo centrale, da cui aspettiamo un cenno da più di due settimane – dichiara Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura -. Chiediamo una misura straordinaria e un ristoro imminente per fronteggiare la crisi ma, in generale, chiediamo una riforma complessiva del comparto agricolo per il prezzo minimo e per risolvere i problemi strutturali che ci portiamo dietro dal 2022. I costi di produzione sono arrivati alle stelle e noi non possiamo più permetterci di lavorare sotto costo”, aggiunge Talarico.

Tir e camion fermi in Sicilia

In Sicilia tir e camion sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perché il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania.

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