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Chi accede al suicidio assistito va all’inferno
Luigi Copertino il 2026-09-06 12:40
IL VANGELO SECONDO ZAIA:
L’affermazione di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale veneto pro tempore, secondo cui «i cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno» non è soltanto teologicamente infondata. È costruita sopra una caricatura della dottrina cattolica, che viene prima banalizzata e poi solennemente confutata come se la Chiesa avesse atteso l’illuminazione di un ex Presidente di Regione per comprendere il Vangelo.
La fede cattolica, infatti, non insegna affatto la puerile divisione dell’umanità in “buoni” e “cattivi” intesi come due categorie sociologiche definitivamente classificabili dagli uomini. Insegna qualcosa di infinitamente più serio: che l’uomo è libero, che i suoi atti hanno una reale consistenza morale, che esiste il peccato mortale, che esiste il giudizio di Dio e che la possibilità della dannazione eterna appartiene inequivocabilmente alla Rivelazione cristiana. Negare o dissolvere uno soltanto di questi elementi significa rendere incomprensibili tutti gli altri. Il punto, dunque, non è stabilire chi siano “i cattivi”.
Nessun cattolico possiede il registro anagrafico dei dannati. Il punto è riconoscere che Cristo stesso parla del giudizio, della separazione definitiva e della perdizione eterna. Se l’inferno fosse soltanto un relitto dell’immaginario medievale, bisognerebbe avere almeno l’onestà intellettuale di spiegare perché il Vangelo vi faccia riferimento con una gravità che non consente di ridurlo a metafora pedagogica innocua. Ancora più singolare è quel paternalistico «i cattolici devono capire». Devono capire che cosa, esattamente? Che duemila anni di cristianesimo hanno frainteso il rapporto fra libertà, peccato, giudizio e salvezza, mentre la corretta ermeneutica sarebbe finalmente offerta da Luca Zaia? Qui il problema diventa quasi epistemologico prima ancora che teologico. Si pretende di correggere dall’esterno una dottrina senza assumerne né le fonti, né le categorie, né la logica interna. La misericordia cristiana, del resto, non consiste nell’abolizione del giudizio. Una misericordia che rendesse irrilevante la libertà dell’uomo cesserebbe precisamente di essere misericordia, perché trasformerebbe la salvezza in un automatismo metafisico. Se nessuna scelta può avere conseguenze definitive, allora neppure il rifiuto definitivo di Dio è realmente possibile. Ma in tal caso la libertà umana viene proclamata a parole e negata nella sua conseguenza ultima. È precisamente qui che emerge la matrice liberal-modernista di questa impostazione. Il cristianesimo viene preventivamente sottoposto al tribunale della sensibilità contemporanea e conservato soltanto nella misura in cui coincide con le categorie oggi socialmente accettabili. Dio può essere misericordioso, purché non giudichi. L’uomo può essere libero, purché le sue scelte non abbiano conseguenze ultime. Il peccato può essere nominato, purché non separi realmente da Dio. Cristo può salvare, purché sia escluso in partenza che qualcuno possa rifiutare quella salvezza. Ora, questo non è uno sviluppo della dottrina cristiana. È la sua neutralizzazione. Si può certamente sperare nella salvezza di ogni uomo. Si deve pregare per la salvezza di ogni uomo. Si deve perfino guardarsi con estrema cautela dal pretendere di conoscere la sorte eterna di una persona determinata. Tutto questo appartiene pienamente alla fede cattolica. Ma da tali proposizioni non segue affatto che l’inferno sia vuoto, né tantomeno che la dannazione sia impossibile. Fra la speranza universale della salvezza e l’affermazione della salvezza universale necessaria corre una distanza teologica enorme. La posizione di Zaia cancella proprio quella distanza. E così, nel tentativo di presentarsi come più misericordiosa della tradizione cristiana, finisce per rendere insignificante la stessa misericordia, perché non vi è più nulla da perdonare realmente, nulla da cui essere salvati definitivamente e nessuna libertà capace di dire a Dio un autentico e terribile no. Non è il cattolicesimo che deve “capire”, caro Presidente, questa nuova dottrina. È chi formula simili affermazioni che dovrebbe anzitutto comprendere quale dottrina sta pretendendo di correggere.
Daniele Trabucco
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… e alla Fraternità, la scomunica
CONQUISTATI: Il Vaticano di Papa Leone ha collocato un tappeto da preghiera musulmano all’interno della Biblioteca Apostolica e l’ha chiamato ospitalità.
Madre Miriam l’ha messo in piazza apertamente: «Il Papa ha concesso ai musulmani una sala per la preghiera nella biblioteca vaticana. Perché permettereste a SATANA di entrare nella biblioteca vaticana?! È FOLLE!»
Nell’ottobre 2025, il vice prefetto della biblioteca, padre Giacomo Cardinali, ha rivelato il retroscena a La Repubblica.
«Alcuni studiosi musulmani ci hanno chiesto una stanza con un tappeto per pregare e noi gliel’abbiamo concessa.» L’ha avvolto in discorsi di «biblioteca universale» perché gli scaffali contengono antichi Corani.
Catholic News Agency ha confermato che i ricercatori musulmani in visita hanno il permesso di usare una stanza sul posto.
Dopo lo scandalo, Roma ha cercato di ridimensionarlo a una sala di lettura usata un paio di volte. Hanno comunque detto sì. Hanno comunque creato spazio per la preghiera islamica all’interno della casa dei libri del papa stesso.
Leone XIV ha passato il suo pontificato tra ricevimenti interreligiosi e «fraternità umana», mentre i cristiani vengono cacciati dal Nigeria al Medio Oriente e mentre La Mecca vieta ancora a un cattolico di camminarci dentro.
Il Primo Comandamento non ha ricevuto un lasciapassare da visitatore. Cristo non è un tappeto di cortesia. Se l’uomo sulla sedia di Pietro non sa difenderlo entro le mura vaticane, la resa è già avvenuta.
#Vatican #Pope
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🚨NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA
Quasi una banca centrale su due prevede di aumentare le proprie riserve auree entro dodici mesi e il 74 per cento si attende un dollaro più leggero nelle riserve globali entro cinque anni: sono i dati dell’indagine 2026 del World Gold Council su 76 istituti centrali. Intanto il petrolio resta appeso alle tensioni sullo stretto di Hormuz, il gas europeo torna a pesare sulle bollette italiane e il dibattito pubblico continua a raccontare energia, moneta e debito come vicende separate. Riprendiamo il filo e proviamo a seguire il denaro e l’economia, chi decide il prezzo dell’energia, chi incassa quando noi paghiamo, quale può essere una via d’usita. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, già Direttore Generale del Ministero del Lavoro e voce storica della critica alla sovranità monetaria negata all’Italia. Intervista a cura di Jeff Hoffman
Affrontiamo insieme:
Il logoramento del dollaro come valuta di riserva e la corsa all’oro delle banche centrali
Speculazione finanziaria e prezzi dell’energia: quanta scarsità è reale e quanta è scommessa
BRICS, oro e canali di pagamento alternativi: quanto è solida l’architettura multipolare
Quale alternativa per produrre energia?
I LIBRI DI NINO GALLONI
Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008
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ULTIMA INTERVISTA A NINO GALLONI
Dalla trappola speculativa all’economia reale
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- Un barchino di migranti tenta lo sbarco a Santa Margherita di Pula, messo in fuga dai bagnanti
Un barchino di migranti tenta lo sbarco a Santa Margherita di Pula, messo in fuga dai bagnanti
Intanto altre trenta persone sono sbarcate oggi a Porto Pino
Un barchino con otto migranti a bordo avrebbe tentato di raggiungere la riva a forte velocità davanti allo stabilimento El Tiburon Beach, a Santa Margherita di Pula, nel Cagliaritano. L’episodio è avvenuto intorno alle 15 e, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, si è concluso con una rapida inversione di rotta dell’imbarcazione dopo la reazione dei bagnanti.
Il conducente, mentre il natante si avvicinava alla battigia, avrebbe poi puntato nuovamente verso il largo dirigendosi a tutta velocità in direzione di Cagliari. La scena ha suscitato preoccupazione tra le persone presenti in spiaggia, anche alla luce del precedente incidente avvenuto a Tuerredda lo scorso 16 agosto, quando una turista era stata travolta da un’imbarcazione con a bordo migranti mentre faceva il bagno. Nell’occasione la donna aveva riportato gravi ferite ed era stata soccorsa dopo aver rischiato di annegare. Per quell’episodio era stato arrestato uno scafista algerino di 28 anni.
“Si è rischiata l’ennesima tragedia sulle coste di Santa Margherita”, denuncia Massimo Vargiu, segretario provinciale del Siulp. “Siamo sconcertati che imbarcazioni a motore riescano ad arrivare fino a riva con il motore acceso. Evidentemente sulle nostre coste non c’è nessun controllo. I cittadini in vacanza o al mare devono sentirsi sicuri e tutelati”.
Secondo i dati citati dal sindacato, nella sola giornata di oggi sono stati registrati una trentina di sbarchi nel Sulcis e nel Sud Sardegna, in particolare nella zona di Porto Pino.
Calasetta, divampa un incendio a causa di un bengala: beccati i responsabili
Cagliari, le garanti degli animali si dimettono: «Così non si poteva lavorare». Farris: «È tutto fermo, 60 Mila euro ancora liberi»
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lle banche globali si riuniscono per emanare una moneta privata mondiale
Ventuno delle più grandi banche e istituzioni finanziarie del mondo, tra cui Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Deutsche Bank, UBS e Wells Fargo, stanno formando una nuova società per emettere una stablecoin agganciata al dollaro USA, con il lancio previsto per la prima metà del 2027.
La moneta opererà in conformità con il GENIUS Act, che richiede una riserva uno-a-uno e la piena aderenza alle normative USA in materia di antiriciclaggio e sanzioni. Da una prospettiva, questo potrebbe essere visto come uno sviluppo positivo. Una stablecoin emessa privatamente potrebbe consentire pagamenti più rapidi e meno costosi, apparendo al contempo come un spostamento della creazione di valuta digitale lontano dalla Federal Reserve verso un sistema più decentralizzato e guidato dal mercato. Tuttavia, dobbiamo chiederci: chi sono queste istituzioni “private”? Sono gli stessi interessi bancari radicati nel sistema della Federal Reserve e nell’architettura finanziaria più ampia che ha controllato l’emissione e il movimento del denaro per generazioni.
Sebbene la Federal Reserve possa essere chiamata “federale”, non è semplicemente un’agenzia governativa ordinaria, e spostare la valuta digitale dalla Fed a un consorzio di banche globali non sposta necessariamente il potere lontano dalle stesse istituzioni finanziarie. Tecnicamente, questa non è una valuta digitale della banca centrale (CBDC), ma potrebbe creare una porzione significativa dell’infrastruttura necessaria per una: denaro digitale tracciabile, verifica dell’identità, controlli sulle sanzioni e la capacità di bloccare o congelare transazioni. Potrebbe offrire miglioramenti reali al sistema finanziario, costruendo simultaneamente l’architettura per un controllo programmabile.
È questa una liberazione finanziaria, o un altro passo verso una distopia tecnocratica? Forse, per ora, la risposta scomoda è che potrebbe essere entrambe le cose.
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L’Italia, la politica e la responsabilità…
L’Ucraina al collasso: scandali, pugnalate alle spalle e l’ultimatum di Trump
Guerra civile in Ucraina?
🚀💥 I media ucraini riportano che il drone che ha colpito l’edificio della sede centrale della SBU in via Vladimirskaya a Kiev (coordinate 50.45058, 30.51552), sarebbe stato lanciato dal territorio ucraino. 1/10
Tutto indica una continuazione del feroce confronto armato – letteralmente – tra l’Agenzia della sicurezza ucraina SBU e la Direzione Principale dell’Intelligence militare GUR.
Citazione
Lukyluke31
@Lukyluke311
2 set
❗️Sparatoria nella notte al numero 10 di via Yuri Shuma a Kiev tra agenti dei servizi segreti SBU e dell’intelligence militare GUR. — interessante: tra loro discutevano in russo. 1/3
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- La Cruna dell'Ago
- Il generale Vannacci: l’ultimo gatekeeper che non salverà la decadente Repubblica di Cassibile
Il generale Vannacci: l’ultimo gatekeeper che non salverà la decadente Repubblica di Cassibile
di Cesare Sacchetti Di lui, non si sapeva nulla fino all’estate del 2023, quando da queste parti si parafrasò una famosa opera shakespeariana per annunciare la sua improvvisa venuta, quale “Sogno di un gatekeeper di mezza estate”. Il generale Vannacci ha esordito così nella politica italiana, attraverso una preparazione di marketing concepita da altre menti […]
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Suicidio assistito e tramonto di una civiltà
L’Adige
4 Set 2026 | Editoriali & commenti
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(Alessandro Rancani) Tra le parole che da sempre più mi affascinano c’è “Civiltà”. Al di là della sua origine etimologica, questo termine racchiude un significato profondo. In una sola parola troviamo il connubio di aspetti culturali, sociali e spirituali che caratterizzano una comunità. A differenza di una semplice società, una civiltà si definisce tale perché i suoi membri condividono regole e prospettive che nascono dal passato e fanno da guida per il futuro. La Civiltà è un percorso, una conquista, il vero progresso.
Il suo opposto è l’inciviltà: la dissoluzione della comunità in singoli egoismi, l’interruzione di un cammino comune, il caos. L’era dei disvalori e l’autoestinzione. Le civiltà si estinguono per annientamento da parte di un invasore o per autoestinzione. Nell’era moderna, il miraggio dell’appagamento materiale ed effimero ha sostituito l’eternità della bellezza artistica e architettonica, specchio di una visione condivisa. Oggi l’educazione e il rispetto vengono sopraffatti dall’insolenza, mentre l’etica cede il passo ai disvalori.
L’ultimo baluardo di una civiltà è la difesa dei membri della sua stessa comunità, elemento essenziale per sopravvivere e prosperare.
La nostra cultura, dopo essere stata un faro per millenni, negli ultimi decenni ha subito attacchi pesanti. Il progressismo, le dinamiche migratorie e l’abiura dei valori spirituali hanno ridotto l’Italia e l’Europa a un malato terminale.
Il voto in Veneto sul suicidio assistito e il “requiem” della politica
È proprio la stretta attualità a offrirmi lo stimolo per l’ennesima riflessione sulla strada che abbiamo intrapreso, una strada che porta dritta alla tomba. Ieri il Consiglio regionale del Veneto ha approvato a larga maggioranza la legge sul suicidio assistito, prima tra le regioni a guida di centro-destra. Non mi sorprende — poiché ormai da tempo non faccio distinzioni tra schieramenti — che i rappresentanti di facciata di un mondo che dovrebbe difendere la sacralità della vita abbraccino disvalori opposti al mandato ricevuto dagli elettori in buona fede.
A guidare la recita del requiem della nostra civiltà troviamo quasi tutti i consiglieri della Lega, apparsi decisamente più determinati nell’approvazione del “fine vita” che nell’attuazione dell’autonomia, votata dalla quasi totalità dei veneti. La peggiore delle inciviltà. La riflessione porta a una sola conclusione. Una civiltà che anziché assistere i propri cittadini nei momenti di massima fragilità li agevola a rinunciare alla vita, ha cessato di esistere. Una comunità che legalizza l’interruzione della vita dei suoi membri, dal concepimento alla morte naturale, è peggiore di un esercito invasore. Rappresenta il tradimento definitivo dei propri valori e l’incapacità di garantire un futuro ai propri cittadini. In una parola: la peggiore delle inciviltà.
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- Bengalesi d’oro: tanti, ricchi e alla conquista dell’Italia. Dalla colletta per la moschea al business dei mini-market
Bengalesi d’oro: tanti, ricchi e alla conquista dell’Italia. Dalla colletta per la moschea al business dei mini-market
Cronaca – di Leo Malaspina – 3 Settembre 2026 alle 16:57
Poveri, poverissimi, praticamente milionari. Alla faccia degli stereotipi sugli immigrati che vengono in Italia per sopravvivere, le cifre sulla comunità del Bangladesh, i bangladini o bengalesi, come vengono definiti, parlano di un business imponente, con un “fatturato” record tra le varie popolazioni di stanza qui da noi. Secondo alcune ricostruzioni, per la costruzione della contestata moschea a Mestre sarebbero stati raccolti fino a 15 milioni di euro, una cifra enorme, con donazioni anche di 30mila euro a persona. Per non parlare del business dei mini-market, che da qualche giorno si segnalano per la triste vicenda dello stupratore bengalese che si è approfittato di una bambina ed è stato liberato da un giudice molto “generoso”. Le cifre della Banca d’Italia, pubblicate oggi dal “Messaggero“, illuminano soprattutto il fenomeno del nordest d’Italia, nella provincia di Venezia.
I numeri dei bengalesi in Italia
Nel 2025 le rimesse inviate a Dacca dalla provincia veneziana hanno raggiunto la cifra record di 107,9 milioni di euro. Per fare un confronto, la seconda comunità per volume di invii (le Filippine) si attesta a 6,7 milioni. Nel 2005, con circa duemila residenti bangladesi, il flusso era inferiore a 400 mila euro. Dal 2006 è iniziato un incremento costante e imponente. L’aumento è legato alla crescita della popolazione bangladese sul territorio, all’abbattimento dei costi di trasferimento grazie alle tecnologie digitali e all’aumento dei redditi e delle imprese gestite da cittadini bengalesi (passate da venti a oltre mille).L’elevato ammontare dei fondi inviati all’estero contrasta con i bassi livelli di ISEE dichiarati in Italia, che consentono a molte famiglie di accedere al sistema di welfare locale e statale.
I dati su tutta Italia sono ancora più illuminanti. Nel 2024 dall’Italia sono stati inviati in Bangladesh 1,397 miliardi di euro, il 16,9% di tutte le rimesse in uscita dall’Italia. Nel 2025 il Bangladesh è rimasto al primo posto e la quota è salita addirittura al 19,6%. Considerando 8,6 miliardi complessivi di rimesse nel 2025, significa circa 1,69 miliardi di euro diretti in Bangladesh in un solo anno.
C’è poi una presenza imprenditoriale significativa. Al 31 dicembre 2024 in Italia risultavano 392.751 titolari di imprese individuali nati in Paesi extra-UE; i bangladesi rappresentavano una quota prossima o superiore al 5%, quindi nell’ordine di oltre 20 mila imprenditori individuali.
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🔴ALT MOTIVI DI SICUREZZA | TG 4.9.26
– Patriot a kiev: una licenza per il 2030 di Jeff Hoffman
– Groenlandia, cento reclute contro l’alleato di Jeff Hoffman
– Lavrov vs “Fuhrer Ursula” di Gionata Chatillard
– Eni mette le mani sul petrolio venezuelano di Jeff Hoffman
– Erdogan bussa alla porta di Shanghai di Margherita Furlan
– Erevan, arriva l’ultimatum di Margherita Furlan
– Da Gaza a Hormuz, una guerra sola di Jeff Hoffman
– Larnaca, Berlino, Harvard: Israele avanza di Jeff Hoffman
– Libano, la tregua che conquista di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole
A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi e Simone Orletti
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Il tecnocraticismo sanitario non tollera il dolore perché non sa redimerlo
Quel che la Meloni avrebbe potuto fare
SE NON TRADIVA LA SUA CULTURA POLITICA – E NON HA FATTO. LE OCCASIONI MANCATE DELLA SOVRANISTA DELLA GARBATELLA (e non si trovi giustificazioni nella cosiddetta “realpolitik” perché questa è soltanto un momentaneo compromesso in circostanze date, mentre qui stiamo parlando di trasformismo ovvero di ripudio della “destra sociale” per abbracciare il conservatorismo liberale: né più ne meno di ciò che a suo tempo fece Gianfranco Fini). L.C.
Travaglio non è simpaticissimo, ma quando ha (sostanzialmente) ragione, ha ragione (Massimo Maraviglia):
Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato. Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa.
La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio. Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare. Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv. Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli. Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran: invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.
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La corsa a portar via l’oro dagli Stati Uniti
Ieri è stato riportato che i Paesi Bassi hanno appena trasferito circa 86 tonnellate delle loro riserve auree da New York e Ottawa a Londra, citando esplicitamente “la crescente instabilità geopolitica” e la necessità di prepararsi a gravi crisi.
La banca centrale olandese afferma che l’oro custodito a Londra può essere prelevato e scambiato più rapidamente in caso di emergenza rispetto all’oro conservato a New York o in Canada.
Un linguaggio meravigliosamente edulcorato da parte di una banca centrale per veicolare un messaggio che, a mio avviso, sembra essere: “la fiducia negli Stati Uniti come detentori dell’oro mondiale… e probabilmente come pilastro dell’economia globale… sta diminuendo”.
In entrambi i casi, ciò significa che i Paesi Bassi hanno di fatto deciso che, in caso di crisi globale, preferirebbero che una quota significativamente minore delle loro riserve auree di ultima istanza si trovasse in Nord America.
Prima di questa operazione, il 31,3% dell’oro olandese si trovava a New York, il 19,7% a Ottawa e il 18,1% a Londra. Ora New York e Ottawa detengono ciascuna il 18,5%, mentre Londra è balzata al 32,1%. I Paesi Bassi possiedono complessivamente 612,4 tonnellate d’oro.
Tecnicamente, non tutte le 86 tonnellate sono state caricate su aerei e trasportate attraverso l’Atlantico. La Banca Nazionale Olandese (DNB) ha venduto circa 59 tonnellate a New York e ha acquistato una quantità equivalente di oro a prezzi di mercato a Londra. Oltre 27 tonnellate sono state fisicamente trasferite dagli Stati Uniti e dal Canada ai Paesi Bassi, mentre una quantità simile è stata spostata dai Paesi Bassi a Londra.
La distinzione è rilevante dal punto di vista operativo. Economico, non tanto. Il risultato è una minore quantità di riserve olandesi a New York e una quantità considerevolmente maggiore a Londra.
E abbiamo già visto situazioni simili in passato. Nel 2014, i Paesi Bassi hanno fisicamente riportato a casa 122,5 tonnellate d’oro da New York. Successivamente, la Germania ha completato il trasferimento di 300 tonnellate da New York a Francoforte. E tra luglio 2025 e gennaio 2026, la Francia ha eliminato le sue rimanenti riserve auree a New York, sostituendo le 129 tonnellate lì detenute con lingotti standard ora custoditi a Parigi. La Francia afferma che tale decisione è stata dettata da ragioni di efficienza commerciale, non politiche, il che è comprensibile. Ciononostante, i lingotti sono finiti a Parigi anziché a New York.
Anche l’India ha ridotto drasticamente la quota del suo oro detenuta all’estero, sebbene la maggior parte di tale rimpatrio abbia riguardato oro custodito a Londra piuttosto che negli Stati Uniti.
Questa mi sembra una tendenza molto evidente verso un maggiore controllo da parte delle banche centrali sull’unico asset di riserva che non rappresenta un debito per nessun altro.
L’oro non richiede a Washington di rimborsarti. È curioso come questa caratteristica diventi attraente quando Washington ha un debito di oltre 40 trilioni di dollari.
Come ho ripetuto per un decennio, l’intero sistema finanziario moderno è in definitiva tenuto insieme dalla fiducia e dalla moneta fiat. Il dollaro funziona perché tutti credono che tutti gli altri continueranno ad accettarlo. I titoli del Tesoro funzionano perché il mondo crede che gli Stati Uniti onoreranno i propri debiti senza distruggere il potere d’acquisto della valuta utilizzata per ripagarli.
È la fiducia, non la matematica o l’economia di base, che spinge persone come Paul Krugman ad affermare cose come “il debito è denaro che dobbiamo a noi stessi”.
È ciò che permette a Stephanie Kelton di scrivere un libro intitolato “Il mito del deficit”.
Per decenni, questa fiducia ha permesso all’America di godere del più grande sistema di finanziamento immaginabile: accumulare debiti senza preoccuparsi di ripagarli, mentre ci trasformiamo in codardi viziati e presuntuosi riguardo ai mercati azionari perché crediamo che la Fed possa, e sempre lo farà, salvarci al primo segno di difficoltà.
Ma stanno emergendo piccole crepe ovunque.
Il dollaro domina ancora le riserve globali, quindi le affermazioni sulla sua imminente scomparsa sono prive di fondamento. Nel primo trimestre del 2026, l’oro rappresentava il 57,13% delle riserve valutarie dichiarate. Si tratta però di un calo sostanziale rispetto ai livelli superiori al 70% registrati all’inizio del secolo.
Nel frattempo, le banche centrali sembrano non averne mai abbastanza di questa “barbara reliquia”.
Nel 2025 hanno acquistato 863 tonnellate d’oro, dopo tre anni consecutivi di acquisti superiori alle 1.000 tonnellate. L’indagine del World Gold Council del 2026 ha rilevato che l’89% dei gestori delle riserve prevede un aumento delle riserve auree delle banche centrali globali nel corso dell’anno successivo, mentre un record del 45% si aspetta che la propria istituzione acquisti di più.
A quanto pare, nessuno ha detto ai banchieri centrali di tutto il mondo che l’oro è solo una pietra luccicante. Inoltre, come ho ripetutamente sottolineato qui con il mio amico Andy Schectman, qualcosa di insolito è accaduto anche al COMEX.
I dati di DBS mostrano circa 289.000 avvisi di consegna dell’oro durante i primi nove mesi del 2025, contro circa 119.000 nello stesso periodo del 2024… circa 2,4 volte di più. Un avviso di consegna trasferisce la proprietà del metallo consegnabile; non significa necessariamente che qualcuno faccia immediatamente scalo con un furgone blindato Brinks al magazzino. Ma è un’ulteriore indicazione dell’aumento della domanda di regolamento fisico.
L’oro si muove. Le banche centrali lo stanno acquistando. I paesi lo stanno riposizionando. E sempre più spesso, vogliono sapere esattamente dove si trova
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Il Ministro giapponese rivela…
Alex Jones intervista l’ex ministro delle Finanze giapponese. Sottotitoli in italiano 🇮🇹 Ex Ministro giapponese confessa: Abbiamo consegnato il sistema finanziario perché ci hanno minacciato con la macchina dei terremoti. Quando è stato interrogato Heizo Takenaka (ex ministro delle Finanze giapponese) riguardo alla consegna del controllo sul sistema finanziario giapponese a un gruppo di oligarchi americani ed europei. Ha detto che Takenaka e il suo emissario gli hanno riferito che il motivo era la minaccia al Giappone con una «macchina dei terremoti».
Inizialmente non ha creduto alla storia. Ma dopo che ha iniziato a rivelare alcune delle cose che questi fanno, la polizia di sicurezza giapponese gli ha detto che la città di Niigata sarebbe stata colpita da un terremoto a causa di ciò che ha detto su siti come rense.com.
Due giorni dopo si sono verificati due terremoti di magnitudo 6.8, con epicentro vicino al più grande reattore nucleare del Giappone. Ha considerato ciò una coincidenza eccessiva, così ha indagato sul programma HAARP, e ha detto che dirigono onde a microonde con potenza di un miliardo di watt verso l’ionosfera per sollevarla e poi rimbalza, e che il suo rimbalzo può causare terremoti se la frequenza è calibrata sulle rocce sotto il sito target (lo paragona al canto di una cantante d’opera che rompe il vetro o al suono delle unghie sulla lavagna).
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Il Jerusalem Post ha perso la ragione
@SprinterPress
La pubblicazione israeliana “Jerusalem Post” ha pubblicato un articolo editoriale su come gli Stati Uniti potrebbero fornire personale per un’invasione terrestre dell’Iran. I calcoli della pubblicazione mostrano che affrontare il sistema di difesa dell’Iran richiederebbe tra 750.000 e 1,5 milioni di effettivi, mentre il numero attuale di militari americani in servizio attivo è di circa 452.000. La soluzione proposta non è una leva, ma la cancellazione del debito. L’americano medio tra i 18 e i 34 anni ha debiti non ipotecari superiori a 40.000 dollari. La proposta prevede la cancellazione completa di questo debito dopo 24-36 mesi di servizio, simile al programma GI Bill e alle esenzioni dalla leva in vigore durante la guerra del Vietnam, per attirare i giovani americani a servire in una guerra che Washington non può vendere all’opinione pubblica. La pubblicazione è fiduciosa che, in questo caso, gli Stati Uniti sarebbero in grado di assemblare una forza sufficiente per un’invasione terrestre dell’Iran al fine di garantire la vittoria di Israele.
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Il Punto
Il dato preliminare di agosto sull’inflazione – + 3,3 per cento – rende ancora più attuale la questione del recupero del potere d’acquisto dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva. Per capire se è stata efficace rispetto alla fiammata del 2022, bisogna evitare di confondere i comparti contrattualmente più protetti con l’intero mercato del lavoro. Una […]
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Il recupero dei salari non vale per tutti
Per sapere se la contrattazione collettiva ha protetto i salari dall’inflazione bisogna confrontare i minimi di oggi con quelli precedenti allo shock, usando una base comune e distinguendo tra parametro contrattuale e costo della vita effettivo.
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