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Dopo Milano e Torino non servono nuove pene, ma più attenzione

21 October 2026 at 03:45

Vetrine danneggiate dei negozi di corso Garibaldi a Milano (LaPresse)

Si possono avere opinioni diverse sulle ragioni e le origini dei disordini di Milano e Torino, ma una cosa dovremmo averla ormai capita: non è aumentando i reati e le pene che si possono scongiurare episodi di violenza e teppismo come quelli appena visti.

I fatti sono gravi e lo sono tanto più perché commessi anche da ragazzini. Che abbiano sfasciato vetrine e lanciato sassi per spirito politico di protesta o per voglia di menar le mani o per approfittare del momento per rubare qualcosa, non cambia la natura criminale dell’azione. Non c’è scriminante che tenga e indulgenza che possa abbellire il brutto di questa storia.

Ma rispondere con una immediata stretta penale è sbagliato. Il governo invece ha dichiarato di voler adottare “nuove misure contro chi semina il caos”. Sul tavolo ci sono l’estensione del fermo preventivo ai minorenni, la pena per danneggiamenti di gruppo, l’estensione dell’arresto in flagranza differita, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo.

L’intenzione è quella di dimostrare magari già oggi, con un Consiglio dei ministri appositamente convocato, che il governo c’è, agisce e reagisce con quella che Meloni ha definito una risposta ferma dello Stato. Già in data odierna il CdM potrebbe approvare, nella peggiore delle tradizioni, poco più che un titolo di decreto legge, o la trasposizione di norme in discussione in un ennesimo disegno di legge sulla sicurezza che è all’esame del Parlamento. In questa seconda, più probabile ipotesi, sarebbe utile accelerare i lavori in Parlamento, che è il luogo in cui poter valutare apertamente e nel confronto con esperti ciò che è successo, la novità di una criminalità giovanissima, le motivazioni reali o presunte che, proprio per il profilo inaspettatamente giovane degli indagati, richiedono una riflessione franca e seria, oltre la retorica della protesta giovanile da un lato e quella della repressione dall’altro.

Nel frattempo, esiste già un nome penale per i comportamenti che si sono visti: dal danneggiamento alla devastazione al saccheggio fino al coinvolgimento di minori a carico di organizzatori o facinorosi. Oltre tutto, proprio nel corso di questa legislatura sono fioriti nuovi reati o aggravanti: pensare di doverne introdurre di nuovi sarebbe come ammettere l’impotenza dello Stato di fronte alle devastazioni a cui abbiamo assistito. La certezza e la rapidità nel contestare questi reati quando vengono commessi sarebbero molto più efficaci della minaccia di nuovi strumenti penalistici. In effetti, a quell’età (e anche dopo) è più facile rispondere a un invito sui social che leggere la gazzetta ufficiale, seguire il gruppo che ponderare le conseguenze delle proprie azioni, sottovalutare più che sopravvalutare i rischi e i pericoli dei propri comportamenti. Per questo esiste un dovere educativo che non è quello delle leggi penali, ma di un complesso sistema di formazioni sociali, dalla famiglia alla scuola fino ai luoghi di incontro sempre più rari e meno frequentati da una generazione abituata a frequentare in solitudine il mondo virtuale. La loro assenza o fragilità non può essere sostituita dall’azione giudiziaria.

Non è un dovere che si esaurisce in 48 ore e che rende bene al telegiornale. Ma è l’unica cosa che può funzionare davvero, specie se a menar le mani sono i più giovani.

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Il volo da Malpensa che agita le compagnie italiane ma aiuta il consumatore

13 October 2026 at 03:45

Una rendita è una rendita è una rendita. L’ultimo caso riguarda lo scontro che si sta consumando all’aeroporto di Milano Malpensa in merito a un nuovo collegamento Milano-Lima richiesto da Emirates. Secondo quanto riferito dal Corriere della sera , le altre compagnie aeree che fanno base nello scalo varesino starebbero in ogni modo cercando di impedirlo, appellandosi a Enac affinché blocchi l’operazione.

Attualmente, per raggiungere la capitale del Perù dal capoluogo lombardo sono disponibili solo voli con scalo: ciò nonostante, con circa centocinquanta mila passeggeri all’anno, si tratta della rotta più trafficata tra quelle non dirette e attrae circa il doppio dei viaggiatori rispetto alla Roma-Lima. Si capisce, quindi, perché un grande operatore vi abbia visto un’opportunità di valore e di reddito. Dal momento in cui Emirates ha presentato la richiesta, è scattata la reazione corporativa, che ha visto scendere in campo Ita (oggi controllata da Lufthansa ma di cui anche il ministero dell’Economia rimane azionista di minoranza) e altre aviolinee quali Neos (gruppo Alpitour) e Aeroitalia. La richiesta all’Enac e al ministero delle Infrastrutture è di convocare «un confronto con le compagnie nazionali interessate, affinché una decisione di tale rilievo sia assunta sulla base di un’istruttoria trasparente e di una valutazione complessiva dell’interesse del Paese». Ma il tema reale è che la più agguerrita concorrenza emiratina metterebbe in difficoltà i vettori italiani. Non a caso, la prima a muoversi è stata proprio Ita, forte anche del legame diretto che ha col Mef in forza della partecipazione azionaria: è proprio questa la ragione per cui noi abbiamo sempre incoraggiato la cessione totale del vettore di bandiera.

Non è la prima volta che, nel mercato aereo, si registrano queste operazioni: già nel passato la tutela del mercato delle imprese italiane (e più di tutte Alitalia) aveva portato a porre dei vincoli ai concorrenti. Basti pensare alla continua battaglia contro le low cost e, più nel passato, il divieto per i concorrenti di effettuare voli per Roma da Milano Linate, introdotto nel 2008 e terminato solo nel 2012 per ordine dell’Antitrust. Questi provvedimenti servono solo a garantire ricavi e margini agli incumbent ma sono contrari all’interesse dei consumatori. Bene ha fatto il governatore lombardo Attilio Fontana a prendere le difese di questi ultimi: «Credo che Malpensa abbia diritto di avere altre linee perché qui la gente vuole venire e ha bisogno di venire, quindi è assurdo che si cerchi di far arrivare gli aerei dove non c’è necessità».

Si parla sempre di produttività: ma se si vuole promuovere la crescita del Paese, bisogna lasciare che le imprese soddisfino i bisogni dei consumatori, e che lo facciano al costo più contenuto possibile. Che questo faccia dormire sonni agitati ai concorrenti non è un difetto: è la caratteristica fondamentale del sistema, perché è solo da questa inquietudine che possono nascere l’efficienza e l’innovazione.

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