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“La commozione mi ha travolta al punto che le lacrime mi solcano il viso senza sosta, mi mancano tantissimo gli animali che ho avuto e sono morti. È un grandissimo lutto”: così Elena di Cioccio

17 October 2026 at 15:24

Segreti, su VanityFair, non è solo una rubrica intima di confessioni di chi ha bisogno di farlo. È anche un angolo un cui Elena Di Cioccio riesce a esprimere i propri sentimenti, rivivere ricordi personali, dare i propri consigli. Uno di questi è sicuramente l’amore. E l’amore, come scrive lei, deve rendere felici. E quando qualcuna le scrive il contrario, Elena risponde così: «L’amore deve far stare bene e non è amore quando non è così! Forse alcune persone si legano a persone sbagliate perché non sanno stare da sole. Personalmente, non accetterei mai una situazione del genere per evitare la solitudine. Spero che questa ragazza se ne renda conto al più presto perché non c’è nulla di più importante della propria vita, della salute e del rispetto per se stessi!».

Tra le tante lettere che hanno colpito Elena ce n’è una dedicata al lutto. «Si supera? Come si supera? L’intensità del cordoglio dipende dall’identità di chi abbiamo perso, dal legame che abbiamo vissuto o dal vuoto che ci lascia?». Domande che si pone. E le risposte? Elena le lascia direttamente ai lettori dopo aver letto la lettere di una donna di 70 anni. “Quello che non riesco a confessare a nessuno – scrive la signora – non riesco a superare il lutto per la morte di un gatto. Giovane, bellissimo, finito sotto un’ auto o una motocicletta. Non era il primo gatto che ho avuto e che mi è morto. Del resto chi ha un animale sa che dovrà affrontarne la perdita. Eppure è passato un anno e mezzo e io ancora piango in segreto. Non riesco a farmene una ragione. E mi vergogno a dirlo, o forse dovrei dire che dovrei vergognarmi, ma la morte di mio padre non è stata così dolorosa per me. Forse perché era anziano e quindi, come dire, rientrava nell’ ordine naturale delle cose”.

Un dolore che riporta Elena ai tempi della sua giovinezza. «Mi hai sbloccato il ricordo di quando mia nonna perse il suo adorato cane Chicco. Mi hai riportato alla memoria i suoi occhi lucidi che, mentre raccontava di lui, guardavano sempre verso il basso, nel punto esatto in cui era abituata a vederlo. Mentre parlava delle sue gesta, Chicco era ancora lì, vicino alle sue caviglie, con il naso rivolto all’insù, in attesa di una sua carezza. Mi commuovo mentre te lo racconto. Perché era mia nonna e perché mi capita la stessa cosa ogni volta che ripenso a Medusa, la mia gatta nera, a Tobia, il mio micio pirata, vissuto oltre vent’anni in barba a ogni più rosea aspettativa, o a Lucifero, Margot, Icio, Storm, Chia e tutti gli altri gatti con cui ho avuto il privilegio di convivere. A questo punto, mia cara, la commozione mi ha travolta al punto che le lacrime mi solcano il viso senza sosta».

Lacrime sincere perché «mi mancano tantissimo, tutti, e non ci posso fare niente. Ma è giusto così, perché nessuno di loro sarà mai sostituibile nel mio cuore…». Un lutto è un lutto «anche se questo genere di lutto viene sottovalutato o banalizzato e molto frequentemente affrontato in solitudine, senza gli strumenti giusti, perdere un animale domestico equivale a perdere un compagno di vita, una presenza quotidiana, un affetto profondo, puro e incondizionato. Un membro della famiglia la cui assenza è difficile da metabolizzare». Poi ancora. «L’animale non se ne andrà via di casa, non metterà su famiglia, non ti tradirà per niente al mondo, perché tu sei il suo mondo. Piuttosto, contribuirà ad alleviare le tue sofferenze e alla felicità della casa, ogni giorno». Questo per dire come che «non sei matta o esagerata: sei afflitta da un grandissimo lutto, che non è giusto considerare eccessivo o “infantile”. E non te lo dico solo io: te lo confermano anche gli esperti!».

Elena Di Cioccio poi parla di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One che conferma quanto la sofferenza per la perdita di un animale da compagnia possa, talvolta, essere così intensa da portare alcune persone a sviluppare il disturbo da lutto prolungato che può durare mesi e persino anni. «Non è il tuo caso, certo, ma ma mi rincuora sapere che il lutto per gli animali sia stato preso scientificamente in considerazione».
«Perciò ti dico che a settant’anni hai tutto il diritto di piangere per un gatto, di commuoverti quando ne vedi uno per strada e persino di raccontare per l’ennesima volta le sue marachelle a qualcuno che magari le ha già sentite. Non c’è un’età in cui dobbiamo diventare ragionevoli a tutti i costi. E, soprattutto, non c’è una scadenza per smettere di sentire la mancanza di chi abbiamo amato. Quanto a tuo padre, non farei classifiche del dolore…».

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Perché la certificazione ‘Acquacoltura sostenibile’ è tra le peggiori al mondo per il benessere animale

15 October 2026 at 12:42

di Chiara Caprio

Secondo l’ultima edizione del report Aquaculture Certification Schemes Benchmark, la certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile” sviluppata dalle associazioni dei produttori di pesce e molluschi insieme al Ministero dell’Agricoltura è tra le peggiori al mondo in termini di benessere animale.

L’analisi realizzata dall’Aquatic Life Institute (ALI), un’organizzazione internazionale che lavora per proteggere e migliorare il benessere degli animali acquatici, ha preso in considerazione gli attuali requisiti di benessere animale previsti in 12 schemi di certificazione nazionali o globali e in due agenzie di rating internazionali.

Tra queste, la certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile” ha ottenuto un punteggio complessivo pari ad appena 2,55 su un massimo di 10, classificandosi al penultimo posto tra gli schemi di certificazione e al quartultimo nella classifica completa che include le due agenzie di rating.

In particolare la certificazione italiana riconosciuta dal MASAF brilla negativamente per la totale assenza di riferimenti espliciti a un tema centrale: l’utilizzo di metodi di stordimento efficaci che garantiscano una perdita di coscienza immediata agli animali. Incluso il divieto esplicito dell’immersione dei pesci in una miscela di acqua e ghiaccio, dei bagni di ammoniaca o sale e dell’utilizzo di altri metodi di abbattimento non rispettosi del benessere animale.

A mancare sono inoltre dei requisiti che prevedano la verifica della presenza di segni di coscienza dopo lo stordimento (attraverso il monitoraggio di personale adeguatamente formato) e la riduzione al minimo dei tempi tra stordimento e macellazione. Ad essere insufficienti secondo ALI anche gli aspetti che riguardano gli arricchimenti ambientali, il trasporto e la movimentazione.

Come Essere Animali denuncia da anni, nonostante il disciplinare di certificazione validato dal Ministero dell’agricoltura nomini più volte il miglioramento del benessere animale, in tutto il documento non è presente una definizione chiara di benessere animale e mancano i requisiti di base che servirebbero per eliminare nella pratica le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti, tra cui, come già detto, l’obbligo di uno stordimento efficace prima dell’abbattimento.

Certificazioni come ASC e Friend of the sea prevedono già nei loro standard requisiti specifici sullo stordimento, mentre il disciplinare “Acquacoltura sostenibile” non ne prevede alcuno, neanche per specie come le trote, per le quali in altri paesi europei validi sistemi di stordimento sono già in uso da diversi anni.

Una certificazione che non considera almeno gli elementi prioritari di benessere animale non può essere considerata una garanzia valida di “sostenibilità”. Chiediamo quindi che il disciplinare venga modificato per includere indicazioni trasparenti e chiare su come tutelare il benessere dei pesci negli allevamenti.

Foto © Essere animali

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