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Scontri a Milano, Sala teme nuove violenze sabato: “C’è parecchia preoccupazione”

21 October 2026 at 09:32

Dopo due giorni di violenze e saccheggi nel centro di Milano, l’attenzione delle istituzioni è già rivolta al prossimo fine settimana. A preoccupare è soprattutto sabato 24 ottobre, quando sui social sono state annunciate nuove mobilitazioni. A lanciare l’allarme è il sindaco Giuseppe Sala, che nelle scorse ore ha riferito dei timori condivisi dalle autorità di pubblica sicurezza per il rischio di ulteriori disordini.

“Noi abbiamo una preoccupazione su sabato, in particolare”, ha spiegato Sala a margine di un evento. Il sindaco ha però sottolineato come la natura stessa delle mobilitazioni renda difficile prevedere tempi e luoghi di eventuali nuove proteste. “Questo è quello che sappiamo oggi. Però è chiaro che siccome questi si autoconvocano potrebbe essere in qualunque momento. Certamente, ovviamente, da quello che mi dice prefettura e questura, ad oggi, rispetto alla giornata di sabato, c’è parecchia preoccupazione”.

Piantedosi a Milano, vertice in Prefettura sulla sicurezza

Proprio per fare il punto sulla situazione e definire le contromisure, oggi, mercoledì 21 ottobre, alle 11 è in programma una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata dal prefetto Claudio Sgaraglia. Al tavolo parteciperà anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

L’obiettivo è mettere a punto una strategia per prevenire nuovi episodi di violenza, dopo quanto accaduto tra piazza Duomo, via Torino, Cordusio e le altre strade del centro cittadino. “Sarà predisposto un piano di azione che sarà adottato dall’autorità di pubblica sicurezza e quello è il contesto in cui si definiranno e si vedranno le modalità di impiego dei militari”, ha anticipato Piantedosi. Il ministro ha inoltre parlato della possibilità di individuare forme di impiego più flessibili rispetto a quelle tradizionali, per garantire “una maggiore dinamicità e una maggiore attinenza ai fenomeni a cui abbiamo assistito nella città di Milano”.

Nuovo decreto sicurezza, 500 militari in arrivo a Milano

La risposta del governo passa anche attraverso il decreto-legge approvato nelle scorse ore, che introduce nuovi strumenti per contrastare le violenze durante le manifestazioni. Tra le misure annunciate figurano l’arrivo di 500 militari aggiuntivi a Milano, l’introduzione di nuove fattispecie di reato e il rafforzamento delle possibilità di intervento delle forze dell’ordine, anche attraverso l’arresto in flagranza differita entro 48 ore per determinati reati commessi nel corso delle manifestazioni.

Previsti inoltre l’estensione del fermo preventivo fino a 24 ore e il rafforzamento di alcune misure di prevenzione, tra cui l’avviso orale del questore. Il vertice di oggi servirà dunque a definire come tradurre le nuove disposizioni in un piano operativo per Milano. La priorità immediata resta sabato 24 ottobre, ma le parole di Sala evidenziano una preoccupazione più ampia: quella di dover fronteggiare mobilitazioni che, organizzandosi rapidamente attraverso i social network, potrebbero ripresentarsi anche senza un preavviso preciso.

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Primarie: dibattito noioso, con il rischio di divenire tossico

19 October 2026 at 12:05

Ci svegliamo con le immagini degli scontri in Piazza del Duomo. Un brusco risveglio che speriamo faccia scuotere dal sonno anche la politica milanese, ormai da tempo simile alla Bella Addormentata. Non c’è un Principe Azzurro salvifico che risolverà i problemi della città. Nelle amministrazioni a guida centrosinistra (tra le altre Genova e Udine) ci sono figure unificanti che sanno stare a fianco delle proteste e cercano e trovano le soluzioni ai problemi, con un forte senso delle istituzioni e della comunità. Non basta andare e farsi fotografare nelle periferie; bisogna indicare soluzioni e soprattutto creare fiducia e partecipazione alla dimensione pubblica. Purtroppo invece c’è una certa stanchezza nel dibattito politico del centrosinistra milanese. Sarà l’incertezza sui tempi e sulle modalità di eventuali primarie per scegliere il candidato sindaco. Sarà che si attendono le decisioni romane e che i candidati sembrano in surplace. Sarà che il comitato dei saggi, che dovrà definire i valori comuni e la cornice, è ancora al lavoro. Sarà che nemmeno il perimetro della coalizione è deciso.

Come ha evidenziato Giuseppe Longhi su Arcipelago (Candidato sindaco dicci qualcosa! Un silenzio assordante 13ottobre 2026) e successivamente Beppe Sala (Casa, l’alt del sindaco ai candidati Basta diagnosi, ora fate proposte tutti Repubblica Milano 16 ottobre 2026) le differenze tra i/le candidati/e si basano sui toni ma non sulla radicalità di proposte davvero diverse. I candidati sono simili, evocano gli stessi problemi: casa, sicurezza, salari bassi, mobilità. Le differenze, in assenza di proposte di programma da parte dei partiti e delle forze politiche della coalizione (per ora silenti) non risiedono nelle soluzioni ma nel profilo delle personalità in campo. Quindi ad oggi si potrebbe scegliere un candidato solo in base alla sua immagine, o alla sua storia personale o ai suoi sponsor politici. Sponsor che nella corsa di questi giorni a schierarsi con questo o quel candidato sembrano differenziarsi e dividersi negli endorsement rispetto alle famiglie politiche tradizionali meneghine. Di sinistra, riformista, pragmatico, femminista, ispirato ai sindaci di New York o di Berlino, riformista municipale etc etc ma per fare cosa davvero e con quale concretezza e sostenibilità?

Qualche eccezione a questo quadro si può cogliere nelle candidature dei due assessori ancora in carica (Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte) che ovviamente portano una visione e capacità amministrativa collaudata. Anche nel profilo di Carlotta Cossutta e forse di Tommaso Goisis si possono cogliere alcuni elementi identitari collegati nel primo caso alla rappresentanza femminista e nel secondo caso alla volontà di dare voce a energie e competenze giovanili. La competizione tra i due competitor dati come favoriti (Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi) rischia di trasformarsi in uno scontro astratto nel già problematico campo largo milanese tra posizioni di ‘sinistra’ e posizioni ‘riformiste o moderate’. Una larga parte degli elettori rischia di non ritrovarsi in questa rappresentazione della città e quindi di decidere di non partecipare alle primarie. D’altra parte la diminuzione della partecipazione al voto anche a Milano segnala una crisi profonda della vitalità della dimensione pubblica.

La polarizzazione artefatta nelle primarie rischia di rendere il dibattito tossico soprattutto se correlato ai facili slogan lanciati in questa fase nel dibattito. Milano viene descritta come una città divisa in due parti tra di loro contrapposte. Da una parte la Milano che corre e dall’altra quella che arranca. Da una parte i ricchi e la ztl, dall’altra gli ultimi e le periferie. Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta per trovare, in una buona Amministrazione, le soluzioni anche radicali ai problemi della città? Al netto della sacrosanta lotta di una città che deve ritrovare la sua strada liberandosi da speculatori, da chi inquina, da mafiosi e camorristi, dagli evasori fiscali (e la lista potrebbe diventare lunga) oggi chi corre a volte ha problemi analoghi a quelli di chi arranca. Le contrapposizioni sono vitali ma le soluzioni devono essere trovate insieme, in una dimensione comunitaria innovata.

I giovanissimi che hanno occupato ieri il centro della città sono l’esempio lampante di questa necessità; sono senza rappresentanza, senza possibilità di azione, senza futuro, facili prede di violenti e provocatori. Sarebbe interessante chiedere a questa platea cosa pensano delle primarie e della politica. Chi si ispira alle figure del sindaco di New York o della prossima sindaca di Berlino dimentica che Zohran Mamdani e Elif Eralp sono giovani con storia immigratoria di lunga durata (terza o quarta generazione), colti, con esperienze professionali alle spalle che portano energie vitali alla città. A Milano non ci sono consiglieri comunali con back ground migratorio….. Milano ha conosciuto negli anni momenti di tensione e di lotta molto intensi, per non parlare della stagione del terrorismo e delle stragi. In campo ci sono sempre stati i partiti, i sindacati, le istituzioni, la città nel suo insieme. I cambiamenti e le crisi della città vanno affrontati con unità, con concertazione, con un dialogo tra rappresentanze sociali e istituzioni (e proprio il Comune pare oggi aver perso la capacità di essere motore di questi processi). Milano ha sempre cercato soluzioni insieme. L’ assemblea di Assolombarda di questi giorni ha affrontato il tema della casa e degli aumenti salariali. Milano deve ritrovare il suo spirito fattivo, comunitario, riformatore. Il centrosinistra ora lo può fare: Se le primarie sono inevitabili bisogna che siano all’insegna della convergenza e non della divisione sterile; chi può convergere lo faccia ora senza aspettare indicazioni più o meno stringenti da Roma. I partiti e la coalizione devono scendere in campo, parlare alla città, dire che cosa si propongono di fare e costruire un quadro di riferimento comprensibile per la scelta dei candidati. La convergenza può essere favorita anche prevedendo un doppio turno se nessuno dei candidati raggiungesse una certa soglia di voti (ad esempio il 40% dei votanti). Nel 2010 Pisapia ottenne il 45% (Boeri il 40), nel 2016 Sala ottenne il 42%  (Balzani il 34). Speriamo in un cambiamento necessario del clima politico in città; non c’è più tempo, Milano deve muoversi.

di Pier Vito Antoniazzi e Anna Catasta

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“Non siamo preparati, temo siano le prime prove di violenza”, il sindaco Sala dopo la guerriglia a Milano

18 October 2026 at 09:31

“La preoccupazione è altissima”. Il giorno dopo la guerriglia urbana che ha devastato il centro di Milano, Beppe Sala affida a Rtl 102.5 la sua inquietudine per quanto accaduto e per quello che potrebbe succedere nelle prossime settimane. Il sindaco condanna senza esitazioni le violenze della frangia di manifestanti che ha trasformato la protesta contro il caro vita in una giornata di scontri, ma solleva anche interrogativi sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla capacità di affrontare manifestazioni sempre più difficili da prevedere.

“Totale solidarietà alle forze dell’ordine, io sono con loro”, afferma il primo cittadino, che non nasconde tuttavia le proprie perplessità sul numero degli agenti impiegati durante gli scontri. “Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo“, racconta. Poi la valutazione sulla gestione della piazza: “Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi”.

Una sproporzione che Sala descrive anche attraverso le dimensioni del dispositivo presente in centro: “Circa 200 poliziotti, erano pochi“. Il sindaco precisa di non voler mettere in discussione il rapporto con i responsabili della sicurezza: “Io non ce l’ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno”. Ma la sua impressione, ribadisce, è che “si stia sottovalutando il momento” e che le forze disponibili alla questura di Milano non fossero adeguate a fronteggiare quanto accaduto.

“Queste sono le prime prove che vedremo”

La preoccupazione del sindaco non riguarda soltanto le ore di guerriglia appena trascorse. A inquietarlo è soprattutto la possibilità che le violenze siano il segnale di una fase più difficile, in cui le piazze diventano imprevedibili e i gruppi più aggressivi riescono a prendere il sopravvento sulle manifestazioni. “Spazi di protesta che non sono decifrabili” si stanno manifestando, osserva Sala, “in tante città del mondo”. E la prospettiva di nuove tensioni lo induce a lanciare un avvertimento: “Dobbiamo essere più pronti, temo siano prime prove di violenza, si rischia tutti contro tutti”.

Il sindaco torna sulle difficoltà incontrate durante gli scontri, quando gruppi di manifestanti si sono staccati dal corteo principale e si sono dispersi in diverse zone del centro. Una dinamica che rende più complicato il lavoro delle forze dell’ordine e che, secondo Sala, impone di ripensare la capacità di risposta. “La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti”, spiega. Poi aggiunge: “Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo”.

Parole che accompagnano la condanna netta delle devastazioni. “È una violenza che io non ho la minima volontà di giustificare“, sottolinea Sala, tornando a esprimere solidarietà agli agenti impegnati negli scontri e a chi ha dovuto affrontare una situazione che il sindaco descrive come difficile da controllare.

La distinzione tra chi protesta e chi devasta

Nel ragionamento del primo cittadino c’è anche la necessità di evitare che la responsabilità delle violenze venga estesa indistintamente a tutti i partecipanti alle manifestazioni. Sala invita a distinguere i gruppi che hanno danneggiato la città dalle persone in piazza senza provocare disordini. La protesta contro il caro vita, dunque, non può essere identificata automaticamente con la guerriglia che ha segnato il centro. Il problema, nella ricostruzione del sindaco, è anche la complessità di cortei nei quali gruppi differenti possono separarsi, disperdersi e agire autonomamente, rendendo più difficile prevenire gli scontri.

Resta però la sensazione di una perdita di controllo che Sala dice di non aver mai provato prima, nonostante gli anni trascorsi alla guida della città e le numerose manifestazioni affrontate. “Questa sensazione di non controllo della piazza” è, per il sindaco, uno degli elementi più preoccupanti della giornata.

L’allarme sui social: “Si rischia che ci si faccia giustizia da sé”

Accanto alla gestione dell’ordine pubblico, Sala richiama un secondo rischio: quello che la rabbia per le devastazioni si trasformi in una reazione incontrollata anche fuori dalle strade teatro degli scontri.

“Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta…”, racconta il sindaco. Il timore è che la diffusione di nomi e informazioni personali alimenti iniziative di ritorsione: “Noi non siamo preparati e temo anche che all’interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti”. La pagina in questione beceri 4.0, dopo i messaggi intimidatori, in storie successive ha lasciato intendere che fosse una provocazione. Il riferimento è ai contenuti circolati online dopo la guerriglia, compresi messaggi che indicavano presunti responsabili e indirizzi, accompagnati da inviti a raggiungerli. Quei post sono stati successivamente presentati scherno nei confronti della sinistra, con un contrordine che ha alimentato ulteriori interrogativi sulle intenzioni di chi li aveva diffusi.

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Guerriglia a Milano, le reazioni. Meloni: “Le opposizioni condannino”. Salvini: “Marciume sinistro”. Sala: “Violenze ingiustificabili”

17 October 2026 at 19:13

Le violenze esplose nel centro di Milano durante la manifestazione contro il caro vita accendono il confronto politico, con reazioni che arrivano fino a Palazzo Chigi. Il corteo organizzato dal movimento “Italia in Piazza”, partito da piazza Duomo per protestare contro l’aumento dei prezzi, i bassi salari e le carenze dei servizi pubblici, è degenerato in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di pietre e bombe carta, cariche della polizia, feriti e danneggiamenti. In piazza Duomo è stato acceso anche un rogo, mentre la stazione della metropolitana è stata chiusa per ragioni di sicurezza. Un pomeriggio di tensione che ha provocato reazioni trasversali, tra condanne delle violenze e richiami alle ragioni sociali della mobilitazione.

Meloni: “Teppisti che seminano il caos. Il silenzio delle opposizioni non è accettabile”

A intervenire è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha distinto le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza registrati in diverse città italiane, rivolgendo un appello esplicito alle opposizioni. “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia”, ha premesso la premier.

Diverso il giudizio sui disordini: “A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo”. Meloni ha richiamato anche quanto accaduto a Torino, dove sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro, e a Bologna, dove i disordini hanno determinato la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria.

“Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha aggiunto Meloni, chiedendo alle opposizioni di prendere posizione: “Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica”.

La conclusione della premier è altrettanto netta: “Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”.

Sala: “Le ragioni della protesta comprensibili, le violenze ingiustificabili”

Sui disordini è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha condannato le violenze pur riconoscendo le ragioni alla base della mobilitazione. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha quindi rivolto un appello alla politica, invitando a non alimentare le contrapposizioni e a evitare strumentalizzazioni degli scontri: “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.

Salvini: “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato”

Durissimo l’intervento del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che sui social ha pubblicato alcune immagini degli scontri e dei danneggiamenti avvenuti in piazza Duomo, tra cui quella di un’auto dei carabinieri danneggiata. “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”, ha scritto Salvini, attaccando frontalmente gli ambienti che ritiene responsabili delle violenze.

Morelli: “Milano devastata, serve una nuova Resistenza”

Toni durissimi anche dal sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, che invoca una risposta politica unitaria e interventi contro i luoghi in cui, a suo giudizio, si alimenta la violenza. “Milano è vittima di migliaia di violenti che la stanno devastando e stanno aggredendo le forze dell’ordine. Serve una nuova Resistenza per difendere la città da gruppi criminali organizzati in una fitta rete di luoghi di degrado, che devono essere smantellati immediatamente”, ha dichiarato Morelli. “La politica deve essere unita per il bene ultimo della città. Non ci possono essere zone franche in cui l’humus della violenza cresce e si scatena, facendo feriti innocenti e danni”, ha concluso il sottosegretario.

Cecchetti (Lega): “Chi danneggia paghi. Cauzione obbligatoria per chi organizza cortei”

Dal deputato lombardo della Lega Fabrizio Cecchetti, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, arriva invece la proposta di introdurre nuove responsabilità economiche per chi organizza manifestazioni. “Quello che sta accadendo questo pomeriggio a Milano è assolutamente inaccettabile. Manifestare è lecito e sacrosanto, lanciare sassi contro gli agenti delle Forze dell’Ordine, danneggiare le pensiline di ATM e le vetrate dei palazzi no”, ha dichiarato Cecchetti. L’esponente leghista chiede quindi misure precise: “Chi rompe e danneggia deve risarcire di tasca propria. E chi organizza manifestazioni e cortei deve versare obbligatoriamente una cauzione”. “L’incolumità pubblica non deve più essere ostaggio di bande di delinquenti”, ha concluso.

Perego in piazza Duomo, le condanne dal centrodestra

Numerose le altre reazioni dal centrodestra milanese. Matteo Perego, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia, si è recato in piazza Duomo per esprimere personalmente la propria solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei disordini. Condanne delle violenze sono arrivate anche da Stefania Craxi (Forza Italia), Debora Dell’Acqua (Fratelli d’Italia) e Silvia Sardone (Lega). Il candidato di Futuro Nazionale Carmelo Burgio ha invece parlato di “sfasci voluti dalla sinistra”.

Scavuzzo: “Violenze inaccettabili, ma non si rubi la voce a chi protesta per salari e affitti”

Dal centrosinistra arriva la presa di posizione della vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che condanna senza riserve gli scontri, ma invita a non perdere di vista le rivendicazioni sociali alla base della manifestazione. “Le violenze in piazza del Duomo sono inaccettabili: la violenza è da condannare senza ambiguità. Il mio pensiero va a tutti i feriti: ai ragazzi e agli agenti. Va ai commercianti e ai cittadini che hanno vissuto ore di paura nel cuore della città”, ha dichiarato Scavuzzo. La vicesindaca richiama però anche il disagio economico che ha portato migliaia di persone in piazza: “Non permettiamo a pochi violenti di rubare la voce a migliaia di persone scese in piazza per salari che non bastano, affitti insostenibili e un costo della vita che pesa ogni giorno”. “Quelle domande sono vere. Milano deve rispondere con fermezza a chi devasta e continuare ad ascoltare la protesta democratica di chi chiede giustizia”, ha concluso.

Goisis: “La rabbia nasce dai bisogni ignorati. I veri nemici sono i fondi speculativi”

Una lettura delle tensioni legata soprattutto alle condizioni sociali ed economiche della città arriva da Tommaso Goisis, candidato sindaco del centrosinistra, intervenuto durante la presentazione del proprio programma al teatro Elfo Puccini. “Le proteste in Spagna e in Francia sono il risultato di anni in cui i bisogni delle persone sono stati ignorati, producendo crisi sociali e rabbia. Lo stesso discorso vale per quello che è successo oggi in piazza Duomo a Milano”, ha affermato Goisis. Il candidato prende le distanze dagli scontri, indicando però nella speculazione immobiliare e nelle disuguaglianze economiche le questioni da affrontare: “La violenza non è la via: serve organizzazione, bisogna prendere il potere contro i veri nemici della città, i fondi speculativi che ci usano come un parco giochi e riescono a piegare l’interesse pubblico a favore di quello privato, sulla pelle delle persone”. Infine, il riferimento alla propria proposta politica per Milano: “Io voglio essere ricordato come il sindaco della casa, per fare in modo che nessuno venga più sfrattato o distrutto dal carovita”.

Confcommercio: “Il diritto di manifestare non può trasformarsi in violenza”

Ferma anche la presa di posizione di Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, secondo il quale “il diritto di manifestare va tutelato, ma non può trasformarsi in atti violenti: così non si costruisce alcun dialogo e si ferisce la città tutta”. Barbieri ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine, alle persone ferite e agli imprenditori che hanno subito danni”, ricordando che “Milano è una città aperta, democratica e civile. Difendere questi valori significa anche respingere, senza ambiguità, ogni forma di violenza”.

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