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Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

22 October 2026 at 14:10

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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Caro carburanti, il blocco dei tir in Campania prosegue. La Doria mette in ferie 600 dipendenti. Federdistribuzione: “Già buttati quintali di pesce”

22 October 2026 at 08:25

Il caro carburanti continua ad alimentare la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, con conseguenze che si estendono dalla circolazione stradale alla produzione industriale e alla distribuzione delle merci. In Campania i presidi restano attivi, in Sicilia e Calabria arriva la svolta con la revoca dei blocchi da parte dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), dopo giorni di tensioni e un confronto in prefettura a Catania. Tra Napoli e provincia comunque sono state effettuate 515 attività di scorta per i mezzi che trasportavano carburanti, soda e cloruro e tir carichi di derrate alimentari.

Campania, presidi e disagi sulla rete autostradale

In Campania la mobilitazione prosegue, anche se il numero dei camion presenti ai presidi si è ridotto tra mercoledì sera e la notte, dopo un’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’identificazione di oltre mille autotrasportatori. Restano le ripercussioni sulla viabilità. Sulla A30 Caserta-Salerno è ancora segnalata la chiusura, in entrambe le direzioni, dell’uscita di Nocera-Pagani, al chilometro 40. Lo svincolo è interessato dalle manifestazioni dal 19 ottobre, mentre l’avviso di chiusura al traffico risale al pomeriggio del 20 ottobre, secondo l’aggiornamento di Autostrade per l’Italia.

Nel Casertano, intanto, il centro della protesta si è spostato al casello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli. Qui, ieri sera, un autotrasportatore ha minacciato di darsi fuoco con una tanica di benzina durante l’intervento della polizia. Sul posto era presente l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che è riuscito a convincerlo a posare la tanica.

Sicilia, l’Aias revoca i blocchi

Dopo il Comitato trasportatori siciliani, che aveva già revocato il fermo dei tir al termine dell’incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, anche l’Aias ha dato il via libera alla ripartenza dei camion. La decisione è arrivata intorno alle 23, al termine di un lungo confronto in prefettura a Catania con istituzioni e associazioni di categoria. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sulla nostra presenza ai tavoli nazionali sul tema dell’autotrasporto”, ha spiegato il leader dell’associazione, Giuseppe Richichi, che ancora ieri aveva annunciato una protesta a oltranza.

Le organizzazioni hanno richiamato “il buonsenso, la responsabilità e la consapevolezza che soltanto attraverso il dialogo e la cooperazione sia possibile affrontare e superare anche le situazioni più complesse”. La revoca dei blocchi dovrebbe consentire la graduale ripresa delle attività logistiche e il ritorno alla regolarità delle forniture ai negozi e alle attività commerciali dell’Isola, dopo giorni di difficoltà che hanno messo a rischio gli approvvigionamenti e la distribuzione dei beni di prima necessità.

La Doria ferma sette stabilimenti, allarme per gli scaffali

Le conseguenze della protesta pesano anche sull’industria alimentare. “Da ieri, i nostri sette stabilimenti del Sud sono completamente bloccati”, ha dichiarato Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria, in un’intervista a la Repubblica. I siti produttivi, cinque nel Salernitano, uno nel Casertano e uno in provincia di Potenza, avevano già ridotto la produzione da lunedì, a causa del blocco degli arrivi e delle partenze e della conseguente interruzione degli approvvigionamenti di materie prime.

L’azienda è stata costretta a mettere temporaneamente in ferie circa 600-700 dipendenti, metà della forza lavoro complessiva. Ferraioli teme che il protrarsi della protesta possa tradursi in una perdita duratura di quote di mercato: i prodotti del Sud, avverte, potrebbero essere sostituiti sugli scaffali da merci estere o provenienti da altre zone d’Italia.

Federdistribuzione: merci deperibili a rischio

A denunciare le ricadute sulla distribuzione è anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che al Corriere della Sera parla di merci ferme, scaffali vuoti e prodotti alimentari a rischio deterioramento. Frutta, verdura, latte e carne richiedono consegne quotidiane, mentre quintali di pesce, riferisce, sono già stati buttati. Bloccate anche le consegne al terzo settore.

“Il diritto di sciopero va sempre garantito, ma la situazione sta degenerando”, ha dichiarato Buttarelli, chiedendo al ministro dell’Interno di ripristinare la legalità. Pur riconoscendo che il caro carburanti è un problema da affrontare, il presidente di Federdistribuzione contesta le modalità della protesta, che rischia di penalizzare agricoltori, produttori, commercianti e cittadini.

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Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

Gli autotrasportatori fermi a Napoli: “Protestiamo contro il caro vita, lottiamo per tutti”

21 October 2026 at 18:46

In Campania prosegue la protesta degli autotrasportatori e aumentano i disagi per i cittadini. Quasi tutti i distributori di benzina nella città di Napoli hanno esaurito le scorte di carburante e fuori le poche stazioni di servizio ancora attive, per tutta la mattinata si sono create code di decine di auto e persone con le taniche in mano per un rifornimento extra. Nei supermercati gli scaffali sono sempre più vuoti e in alcuni punti vendita non è certa la riapertura nei prossimi giorni se dovesse proseguire il blocco dei rifornimenti. “Noi stiamo protestando per tutti – ci spiega uno degli autotrasportatori in presidio a via Brecce, nel blocco davanti al deposito di carburante nei pressi del porto di Napoli – protestiamo contro il caro gasolio e in generale contro il caro vita. E su questi temi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta dal governo, non è possibile pagare il gasolio ad oltre 2 euro e 40 a litro, costi che si aggiungono poi all’aumento dei prezzi in generale, ci stanno portando verso la rovina”.

Gli autotrasportatori minacciano di proseguire il blocco fino al 27 ottobre, data del prossimo incontro con il governo e intanto puntano il dito contro l’esecutivo reo di non ascoltare le motivazioni degli autisti che non riescono più a sostenere i costi del carburante. Una contestazione che in Campania ha letteralmente bloccato per tutto il giorno i collegamenti con la rete autostradale. “Facciamo un appello al governo – dicono i manifestanti dal presidio di Casoria, in provincia di Napoli – i circa 400 milioni di cui parlava ieri il ministro Salvini a noi non interessano, così come non interessano gli sgravi fiscali, i risultati li vogliamo vedere davanti al distributore di benzina quando abbasseranno i prezzi, altrimenti da qui non ce ne andiamo. Vogliamo risposte concrete su come poter sostenere il costo del carburante che sta rendendo impossibile per noi lavorare e il costo della vita in generale che ormai è diventato insostenibile per molte famiglie non solo al sud”.

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Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

21 October 2026 at 13:56

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

Viaggio tra i supermercati della Campania. Tra chi fa scorte (“Sembra di essere in guerra”) e chi è parte della protesta (“Mio marito è autotrasportatore)

21 October 2026 at 08:55

A Cavalleggeri Aosta, lo storico rione nella parte occidentale di Fuorigrotta, c’è una donna di 40 anni. Si chiama Claudia, si aggira tra i corridoi del supermercato che conosce come le sue tasche e con gli occhi cerca il posto dove solitamente c’è la pasta. Ma la pasta non c’è al Sole365, catena di grandi distribuzioni attiva esclusivamente in Campania. E neppure la farina, il latte, lo zucchero, i prodotti freschi. Passate e pelati neppure a parlarne. Manca tutto: salumi, formaggi, uova, pancarré. Ora che lei è riuscita a prendere l’ultima confezione rimasta, di quello integrale, non ce n’è più neppure l’ombra. “C’è solo del cioccolato, le caramelle e pochi pacchi di biscotti” constata.

Poi prende fiato e butta giù. “Sembra di essere in guerra” dice. E ha ragione. Ma la guerra ha più fronti e, ad appena 16 chilometri da Cavalleggeri, c’è un’altra donna. Si chiama Francesca. Lei ha 44 anni, ma sembra una ragazzina. Vive a Torre del Greco, in provincia di Napoli, e anche lei in questi giorni è andata al supermercato. Ha due figli, quindi ci è andata eccome. E vicino casa, anche qui, c’è il Sole365. Ma Francesca non è una cliente come tutti gli altri, perché lei un autotrasportatore l’ha sposato sedici anni fa, ne conosce la battaglia, che oggi fa sua e in quegli scaffali vuoti suo malgrado la rivede e la rivendica tutta.

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Al Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)

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Scaffali vuoti al Giolì di Villaggio Coppola, a Castel Volturno

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Gli scaffali al supermercato Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)

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Un avviso alla clientela, al Sole 365 del rione Cavalleggeri (Napoli)

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Mancano frutta e verdura all'Eurospin di San Giorgio a Cremano (Na)

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Scaffali vuoti all'Md di Ercolano (Napoli)

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Al Giolì di Pineta Mare, a Castel Volturno

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Al Sole365 di Torre del Greco

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scaffali vuoti Torre del Greco (Napoli) Sole 365

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Scaffali vuoti a Fuorigrotta.jpg-2026-10-20-19-49-26_3

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Al Sole 365 di Cavalleggeri.jpg-2026-10-20-19-49-26_4

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Scaffali vuoti al supermercato Mi.Ca di Marcianise

La guerra dietro gli scaffali vuoti

“Ho fatto la spesa sabato, poi i supermercati si sono tutti svuotati. Non solo il Sole365. Se vai al discount Md è la stessa cosa. Ci sono le foto” dice. Ed è da giorni, infatti, che sui social e nelle chat di gruppo girano centinaia di immagini dei supermercati del Sud. In Campania, in Puglia, da Foggia al Salento, ma anche in Calabria, per esempio a Scalea e Lamezia Terme. Cosa ne pensa Francesca? “Mio marito sta perdendo giorni di lavoro, ma non credo che tutti abbiano capito – e lo dico con dispiacere – perché è nato questo sciopero. Il problema non è solo l’aumento del prezzo del gasolio, ma è anche il fatto che prima un chilo di pomodori costava 2 euro e oggi ne costa 6, quando poi al contadino si pagano 0,75 euro al chilogrammo per le zucchine che, però, al supermercato si trovano a 6 euro. Lo facciamo per il futuro dei nostri ragazzi”. È una storia vera e amara che, evidentemente, direttive e buoni propositi non sono riusciti a modificare.

Quando finirà?

A Torre del Greco si torna dopo. Perché a Cavalleggeri c’era Claudia che provava a fare questa benedetta spesa e con lei c’era anche sua sorella. Elvira, quarantasei anni, che vive a Fuorigrotta. Lei la spesa l’ha fatta all’Md di via Diocleziano. All’uscita del supermercato si accorge di aver speso appena dieci euro. Ed è decisamente la prima volta. “È avvilente non tanto perché non c’è la merce – racconta – frigo vuoti, banchi vuoti e persino chiusi. La cosa che più colpisce è vedere che tutti camminano nei corridoio, quasi intontiti, domandandosi la stessa cosa. Cosa sta succedendo? Come è possibile? Come andrà domani?”.

Intanto, al Vomero, si fanno rifornimenti di pasta, acqua e carta igienica. Mario, 60 anni, ha fatto il giro dei supermercati: Conad, Dodeca e Sole365. E la situazione non è certo rassicurante. La signora Linda ha un bar in piazza Rossini: “Va male, tra supermercati vuoti, benzina zero e allerta meteo con le scuole chiuse”. Già, fuori c’è da pensare anche alle code per la benzina e all’inferno che si è scatenato.

Ora non ci pensa Pasquale. Pensionato, 80 anni, è lo zio di Elvira. È stato in un supermercato Giolì, al Villaggio Coppola di Castel Volturno (Caserta). E lui aggiorna, al telefono, su come va la situazione da quelle parti. Lo fa anche con la figlia che vive fuori. Le dice del pane: “Sono vuoti. Conad ce l’ha per il momento, l’Md non ha neppure quello”. Perché molti produttori hanno dovuto fermare o ridurre la produzione, dato che era impossibile far arrivare la semola proveniente dai molini di Puglia e Sicilia in tempo, perché non andasse a male. Lui ha sentito che le cose potrebbero migliorare, ma di certo non v’è nulla.

Viaggio tra gli scaffali vuoti dei paesi vesuviani (e non solo)

Se ci si lascia Napoli alle spalle e ci si dirige a Sud, si attraversano i Comuni vesuviani. E gli effetti del blocco dei tir, qui, si possono osservare un po’ più che a macchia di leopardo. Giovanna, 51 anni, fa la spesa all’Eurospin (nella foto). Ma prima si è fatta il giro di tutti i supermercati. “Sono vuoti, dalla pasta alla frutta, fino alla verdura, non c’è nulla. Non puoi non pensare al Covid” dice. E allora, forse, toccherà inventarsi qualcosa come in quei mesi, quando mezza Italia era chiusa in casa, anche a cucinare, un po’ per gestire il tempo libero forzato, un po’ per trovare conforto. “Ma durante il Covid il cibo al supermercato si trovava” è la giusta osservazione.

A Ercolano c’è Paola all’Md: smartphone in mano, sta facendo fotografie e video per l’amica Vittoria, che vive nella vicina Portici. “Tutto vuoto” le scrive. E poi valanghe di video. E Vittoria le risponde con una foto altrettanto esaustiva di un altro supermercato vuoto, a Baronissi (Salerno). L’ha inviata al marito Alessandro un collega che vive lì. Si va a Pompei. “Lunedì pomeriggio al Superstore Conad, all’interno del centro commerciale La Cartiera, gli scaffali erano semivuoti, ma la situazione è precipitata nelle ultime ore” racconta Tony. Cinquant’anni da poco compiuti, sposato con Daniela, due figli. Se manca qualcosa all’ultimo minuto può andare tranquillamente sotto casa, al minimarket La speseria, del Gruppo 365. Si fa presto a dire tranquillamente, perché è proprio qui che ha avuto l’amara sorpresa: “Scaffali completamente vuoti e, la prima cosa che ha notato, non solo mancano frutta e verdura, ma persino l’acqua. Persino lo spazio della mozzarella, che normalmente è strapieno, è deserto. A dire il vero, anche quello dei saponi liquidi”.

Per ora niente scorte particolari. “In casi particolari, faccio scorte di pasta, olio, legumi, la carta igienica. E metto in garage, ma speriamo non ce ne sia bisogno” spiega. Si torna a Torre del Greco, magari si è sbloccato qualcosa. Sulla strada del Sole 365 c’è più confusione. “Sono le code chilometriche per la benzina” spiega Gigi. Anche lui ha trovato il supermercato vuoto. La sorella Sara vive a Roma con la famiglia. Chiama e aggiorna: “Qui ancora niente, sembra tutto normale, ma hanno già messo la confezione da 250 grammi di pomodorini a 6 euro. Una follia”. Ecco, appunto.

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Protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti, A1 chiusa al bivio con la A30: code e disagi nel Casertano

21 October 2026 at 08:37

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti continua a provocare disagi alla circolazione in Campania. Dalle 7 circa di questa mattina, mercoledì 21 ottobre, è stato temporaneamente chiuso il nodo tra l’autostrada A1 Milano-Napoli e la A30 Caserta-Salerno per i veicoli provenienti da Roma, a causa della manifestazione che sta interessando la sede autostradale. Le ripercussioni sul traffico si concentrano nel tratto casertano. Si registrano tre chilometri di coda tra Caserta Nord e il bivio con la A30 in direzione Napoli, mentre altri due chilometri di rallentamenti interessano il tratto tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Lunghe file di mezzi pesanti sono segnalate anche nella zona di Caserta Sud.

La mobilitazione ha comportato inoltre la chiusura della stazione di Nocera Pagani in uscita, per chi proviene da entrambe le direzioni, e del nodo tra la A1 e la strada provinciale 1 di Casoria per i veicoli provenienti da Roma e diretti verso la statale 7 Appia. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia stradale e il personale del sesto Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia, impegnati nella gestione della viabilità e nell’assistenza agli automobilisti.

I percorsi alternativi

Per limitare i disagi, Autostrade per l’Italia ha indicato diversi itinerari alternativi. Agli automobilisti provenienti da Roma e diretti a Napoli viene consigliato di uscire a Caserta Nord, percorrere la viabilità ordinaria e rientrare in autostrada a Caserta Sud. Chi è diretto a Salerno o deve proseguire sulla A30 in direzione sud è invitato, invece, a uscire a Caserta Nord, seguire le indicazioni per Maddaloni e rientrare sulla A30 attraverso la stazione di Maddaloni.

Per chi proviene da Napoli, l’indicazione è di utilizzare il nodo A1 Nord-A30 Sud fino all’uscita di Maddaloni, percorrere la viabilità ordinaria lungo la statale 700 in direzione nord e rientrare sull’A1 alla stazione di Santa Maria Capua Vetere, in direzione Napoli.

La protesta continua nonostante l’intervento del Governo

La mobilitazione in Campania prosegue nonostante l’incontro tenutosi a Milano tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e i rappresentanti della categoria (leggi l’articolo di Chiara Brusini sui fondi stanziati). Al termine del confronto, il Governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro destinati al settore e ulteriori interventi, fissando per il 27 ottobre un nuovo tavolo di confronto.

Le misure annunciate non hanno tuttavia fermato la protesta nella regione, dove i presidi continuano a incidere sulla circolazione autostradale. La mobilitazione interessa anche la A30 Caserta-Salerno: nei giorni scorsi erano stati segnalati presidi e code in corrispondenza del casello di Nola. Diversa la situazione in Sicilia, dove il Comitato dei trasportatori ha annunciato la revoca del fermo, pur in presenza di alcuni presidi ancora attivi sull’isola.

Rischio per i trasporti pubblici

Martedì sera l’Ente Autonomo Volturno (Eav) ha annunciato il taglio dei servizi su gomma da oggi almeno sino al 24 ottobre quando potrebbero fermarsi metro e treni, a causa della carenza di carburante a disposizione e restano a rischio i trasporti su mare verso Ischia e Procida. Tagli alle corse in vista anche per Air Campania. Nel frattempo, la psicosi tra i cittadini si alimenta: sono segnalati sempre più distributori a secco, con lunghe code alle pompe con riserve di carburante specialmente a Napoli e si moltiplicano anche i supermercati con gli scaffali vuoti, per carenza di prodotti freschi. È segnalata in difficoltà l’Asia per il recupero dei rifiuti.

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Mille euro al mese ai giovani per due anni, in Campania arriva il “reddito di restanza”: ecco cos’è

16 October 2026 at 15:26

Campania, arriva il reddito di restanza: fino a mille euro al mese ai giovani che scelgono di restare nei piccoli comuni

Mille euro al mese per due anni per incentivare i giovani a restare nei piccoli comuni della Campania, oppure a tornarci dopo aver vissuto altrove. È l’obiettivo del cosiddetto “reddito di restanza”, al centro di una proposta di legge regionale pensata per contrastare lo spopolamento delle aree interne e favorire nuove opportunità per le comunità locali. Il testo, intitolato “Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania”, porta la firma di Raffaele Aveta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, e ha ricevuto anche il sostegno di Nino Simeone, capogruppo della lista Fico Presidente. La proposta si inserisce nel quadro politico della Giunta guidata da Roberto Fico, ma dovrà completare il proprio iter prima di poter diventare operativa.

Il principio alla base dell’iniziativa è quello della “restanza attiva”, concetto associato all’antropologo Vito Teti. Restare, in questa prospettiva, non significa rinunciare a partire, ma scegliere consapevolmente di costruire il proprio futuro nel territorio d’origine, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del paese.

Chi può accedere al contributo

La misura è rivolta ai giovani tra i 18 e i 45 anni e riguarda i comuni campani con meno di 2mila abitanti che presentano specifiche condizioni di fragilità territoriale. Tra i requisiti previsti figurano l’appartenenza alle aree interne individuate dalla Strategia nazionale, la classificazione come comuni periferici o ultraperiferici, la condizione di comune montano o l’appartenenza a Comunità montane e Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrà inoltre individuare altri territori sulla base di indicatori come il calo demografico, la fuga dei giovani, l’invecchiamento della popolazione e le difficoltà di accesso ai servizi.

Per partecipare sarà necessario risiedere e vivere stabilmente nel comune da almeno dodici mesi. Potranno candidarsi anche coloro che vi hanno vissuto in passato per almeno un anno, a condizione di tornarvi prima di ricevere il primo pagamento e di mantenere la residenza per tutta la durata del sostegno. Il numero dei beneficiari sarà comunque limitato: la proposta stabilisce un massimo di cinque persone contemporaneamente per ciascun comune.

Due percorsi: progetti sociali e nuove imprese

Il progetto prevede due modalità di accesso al sostegno economico. La prima è il “percorso di comunità”, destinato a finanziare iniziative di utilità sociale, culturale, educativa, ambientale o di innovazione digitale, progettate sulla base delle esigenze del territorio. Per questo percorso è previsto un assegno di mille euro al mese per un massimo di 24 mesi, senza possibilità di rinnovo. I progetti saranno valutati dalla Regione dopo aver acquisito il parere motivato del Comune interessato. Le iniziative non dovranno necessariamente trasformarsi in attività economiche, ma non potranno sostituire le normali funzioni dell’amministrazione comunale né attività che richiedono l’affidamento attraverso una gara. L’obiettivo è sostenere progetti utili alla collettività senza creare forme di lavoro a basso costo per gli enti locali.

La seconda possibilità è il “percorso d’impresa”, rivolto a chi intende avviare una nuova attività o subentrare in un’impresa già esistente, anche attraverso una cooperativa. In questo caso il contributo mensile scende a 800 euro per un massimo di 18 mesi e non viene ridotto in presenza di eventuali guadagni. A questo sostegno si aggiunge un contributo per le spese di avvio che può arrivare fino a 25mila euro, insieme a percorsi di formazione e tutoraggio finanziati dalla Regione. Nella selezione delle domande avranno un peso determinante le prospettive di sostenibilità economica dell’attività proposta.

Chi conclude il percorso di comunità potrà successivamente accedere a quello d’impresa, purché l’attività sia coerente con il progetto iniziale. La durata complessiva del sostegno non potrà comunque superare i 36 mesi e sarà possibile beneficiarne una sola volta. La partecipazione al programma, inoltre, non attribuirà alcun titolo preferenziale per future assunzioni o incarichi pubblici, così da evitare che la misura si trasformi in un nuovo canale di precariato in attesa di stabilizzazione.

Il fondo regionale da 21 milioni di euro

Per finanziare l’iniziativa, la proposta istituisce un Fondo regionale per il contrasto allo spopolamento da 21 milioni di euro nell’arco di tre anni. La ripartizione prevista è di un milione per il 2026 e dieci milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Ogni anno il 70% delle risorse sarà destinato alla spesa corrente, principalmente per finanziare gli assegni mensili, mentre il restante 30% servirà a sostenere gli investimenti e i contributi alle imprese.

A regime, le risorse disponibili consentirebbero di finanziare circa 580 assegni annuali per il percorso di comunità, nell’ipotesi che tutti i beneficiari scelgano questa modalità. I fondi destinati agli investimenti permetterebbero invece di coprire fino a 120 contributi da 25mila euro ciascuno, se erogati tutti nella misura massima.

Il provvedimento è al primo passaggio in Commissione I e dovrà proseguire il proprio iter istituzionale. La sua eventuale approvazione sarà solo il primo passo: la sfida sarà verificare se il sostegno economico riuscirà davvero a contrastare la perdita di popolazione nei piccoli comuni. La proposta prevede infatti che la Giunta riferisca ogni anno al Consiglio regionale sui risultati raggiunti, comune per comune, verificando in particolare se i giovani siano rimasti sul territorio anche a due anni dalla conclusione del contributo.

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Napoli, stop alle auto più inquinanti fino a marzo 2027: chi non può circolare e le multe

16 October 2026 at 14:14

Tornano le limitazioni al traffico per migliorare la qualità dell’aria. La decisione è stata presa dal Comune di Napoli che, con un’ordinanza dirigenziale del 13 ottobre 2026, ha disposto il divieto di circolazione per alcune categorie di veicoli più inquinanti.

Uno stop che avrà inizio il 19 ottobre 2026 e proseguirà fino al 31 marzo 2027. Riguarda i giorni feriali e tutto il territorio cittadino, con alcune eccezioni. Interessa in particolare le auto più datate e i diesel fino a Euro 5.

Divieto auto a Napoli, quando scatta

Come detto, le limitazioni alla circolazione vanno dal 19 ottobre 2026 al 31 marzo 2027. Stop attivo dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le 8:30 e le 18:30. Il blocco si applica su tutto il territorio comunale di Napoli, fatta eccezione per alcune arterie di scorrimento. Un modo per ridurre le emissioni nei mesi invernali, quando l’inquinamento atmosferico tende a salire.

Quali modelli sono fermi

L’ordinanza fa distinzione tra due gruppi di veicoli. Da un lato blocco valido per auto e veicoli commerciali Euro 0 ed Euro 1. Dall’altro, invece, si parla di auto e veicoli commerciali (categoria N1, N2 e N3) alimentati esclusivamente a gasolio con classe ambientale fino a Euro 5. A ciò si aggiungono moto e ciclomotori fino a Euro 2. Uno guardo al libretto di circolazione per individuare la classe ambientale è dunque d’obbligo.

Strade escluse e deroghe

Il divieto non si applica su alcune strade di grande scorrimento:

  • rete autostradale cittadina;
  • raccordo con l’autostrada A1 Napoli-Roma;
  • raccordo con l’autostrada A3 Napoli-Salerno;
  • strada statale 162;
  • raccordo di viale Fulco di Calabria.

Sono inoltre previste delle deroghe. Tra i veicoli esentati figurano:

  • mezzi storici;
  • mezzi atti al servizio di persone con disabilità;
  • mezzo di soccorso;
  • mezzi delle forze dell’ordine;
  • trasporto pubblico;
  • taxi;
  • scuolabus;
  • veicoli per il trasporto di medicinali e farmarci;
  • mezzi di giornalisti in servizio.

Le multe

Chiunque venga sorpreso a circolare su un mezzo soggetto al divieto, nelle fasce previste e fuori da strade escluse, rischia una sanzione amministrativa che va da 168 a 678 euro.

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