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Lo spread sale a 122 punti base, rendimenti a 4,62%: mai così alti dal 2023

By: matrun
22 October 2026 at 08:26

Lo spread tra Btp e Bund ha toccato 122 punti base in apertura del 22 ottobre. Si tratta del livello più alto del differenziale da quasi due anni, ma a preoccupare sono soprattutto i rendimenti dei titoli decennali. Nelle prime battute dell’avvio delle contrattazioni, i Btp decennali benchmark hanno toccato il 4,62%.

Il dato è a pochi decimali dai picchi del 2023, il record recente. Per trovare interessi più alti sui titoli di Stato italiani bisogna andare alla crisi del debito del 2008-2012, quando il Paese era a rischio bancarotta.

Cosa sta succedendo ai rendimenti e allo spread

C’è stato un balzo dello spread, dovuto a un aumento improvviso dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Non si tratta però di un problema italiano, ma globale e, in parte minore, europeo. Lo testimonia il fatto che con i rendimenti che, da quando esiste l’euro, sono stati così alti solo una manciata di volte, il differenziale con i Bund tedeschi è comunque relativamente basso, a 122 punti base.

I fattori che stanno spingendo i rendimenti così in alto sono diversi e c’entrano poco con il debito pubblico italiano:

  • tante aziende e tanti Stati tanno prendendo molti soldi in prestito in un periodo in cui le banche centrali stanno limitando la circolazione di denaro;
  • l’inflazione continua ad aumentare, così come il prezzo del petrolio, oggi tornato sopra 110 dollari al barile;
  • gli Oat francesi hanno superato il record storico di rendimento da quando esiste l’euro.

Si tratta di un misto di circostanze provenienti dall’economia, dalla finanza e dall’opinione pubblica, che stanno contemporaneamente mettendo sotto pressione l’intero mercato delle obbligazioni, statali e non.

I rendimenti al 4,62% in prospettiva

L’ultima volta che i rendimenti erano stati più alti del 4,62% era il 2023, tra settembre e ottobre. L’inflazione era al 5,7%, la Bce aveva alzato i tassi al 4,5%, l’Europa si avviava verso il suo secondo inverno senza gas russo e Trump verso il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Se si vuole trovare la volta precedente in cui i rendimenti sono stati più alti di quelli odierni, bisogna tornare all’inizio del 2013. L’Italia stava ancora uscendo dalla più grave crisi finanziaria del secolo, quella del 2011, in cui il debito pubblico del Paese era andato sotto attacco speculativo mentre l’Europa subiva le conseguenze della crisi economica innescata dal crollo di Wall Street nel 2008.

Francia oltre ogni record di rendimento, regge la Spagna

Che la crisi sia internazionale lo si vede dai dati degli altri Paesi europei. La Spagna, che continua a essere la più stabile, fa segnare un differenziale vicino a 70 punti base e rendimenti al 4,10%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,62% 122
Oat francesi 5,05% 165
Bonos spagnoli 4,10% 70

La pressione è più forte sulla Francia, indebolita da un debito fuori controllo e da un’instabilità politica che dura da anni. I rendimenti degli Oat hanno superato il livelli della crisi del 2011, arrivando al 5,05%, con lo spread a 165 punti base.

Altra giornata positiva per i Btp Valore, le prossime aste

Ieri si è conclusa la terza giornata dell’emissione dei Btp Valore, con una raccolta che ha portato il totale vicino a 12 miliardi di euro per il Tesoro. Le prossime aste regolari saranno invece:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

“Camorra e ‘ndrangheta infiltrate nella ricostruzione post terremoto nelle Marche”, 51 indagati e sequestri per 57 milioni

22 October 2026 at 07:38

La ricostruzione post sisma nelle Marche finisce al centro di un’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti pubblici e nei lavori privati. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto emergere un presunto sistema illecito nella gestione delle commesse legate alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 e agli appalti banditi dalla Regione Marche, da Erdis Marche e dall’Università di Camerino.

L’operazione, denominata “Ricostruzione’” e condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ancona, ha più filoni e reati contestati. Il primo riguarda una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i lavori sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Un secondo filone si concentra invece sulla corruzione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state messe in atto da pubblici ufficiali e imprenditori. Due direttrici che si intrecciano nel settore degli appalti e delle risorse destinate alla ricostruzione, sul quale si concentrano gli accertamenti degli inquirenti.

L’indagine ha portato a una vasta attività di perquisizioni e acquisizioni documentali, con oltre 50 interventi in programma in 13 province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Le operazioni hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza. Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per otto di loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per altre cinque è stato disposto l’interrogatorio preventivo. L’inchiesta ha inoltre portato al sequestro di beni e risorse per oltre 57 milioni di euro.

I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 15 al Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, alla presenza della procuratrice Monica Garulli.

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Nokia, l’IA spinge i ricavi: utile comparabile +35%, ma la cassa resta sotto pressione

22 October 2026 at 06:26

Ci accorgiamo di quanto conti una rete soprattutto quando rallenta: durante una videochiamata, un pagamento online o una serata in streaming. Dietro questi gesti quotidiani c’è un’infrastruttura che deve trasportare sempre più dati. Nokia vuole renderla più efficiente usando l’intelligenza artificiale, dai collegamenti dei data center fino alle reti mobili.

I risultati del terzo trimestre 2026 mostrano che la domanda legata ad AI e cloud è già una fonte di crescita per il gruppo finlandese. Raccontano, però, anche l’altra faccia della trasformazione: mentre l’utile operativo comparabile migliora, costi di ristrutturazione e investimenti assorbono liquidità.

Tra luglio e settembre Nokia ha registrato 5,154 miliardi di euro di vendite, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’utile operativo comparabile è salito del 35%, a 605 milioni di euro. Il risultato operativo riportato, che comprende anche voci come i costi di ristrutturazione, è stato invece di 196 milioni, in calo del 22%.

La distinzione aiuta a leggere i conti senza fermarsi a un solo numero: l’attività ordinaria è cresciuta, ma la trasformazione del gruppo ha un costo rilevante. Nel trimestre Nokia ha contabilizzato 357 milioni di euro di oneri di ristrutturazione.

I numeri del trimestre, in breve

Indicatore Q3 2026 Risultato Che cosa ci dice
Vendite nette 5,154 miliardi di euro, +10% La crescita prosegue rispetto al 2025
Utile operativo comparabile 605 milioni, +35% Migliora la redditività dell’attività ordinaria
Utile operativo riportato 196 milioni, -22% Risente soprattutto degli oneri di ristrutturazione
Vendite ai clienti AI e cloud 631 milioni, +123% a cambi costanti La domanda di infrastrutture per l’IA accelera
Nuovi ordini AI e cloud 1,5 miliardi di euro Segnalano domanda futura, non ricavi già incassati
Flusso di cassa libero -99 milioni Nel trimestre investimenti e capitale circolante hanno assorbito liquidità

La spinta più forte arriva dalle infrastrutture di rete: le vendite del segmento sono aumentate del 15% a cambi costanti. Le reti IP sono cresciute del 43%, quelle ottiche del 18%. Le vendite ai clienti AI e cloud hanno superato i 630 milioni di euro. Gli ordini raccolti da questa categoria hanno raggiunto 1,5 miliardi, con un aumento del 118% rispetto a un anno prima.

I data center che addestrano e fanno funzionare i sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di collegamenti veloci e affidabili. Nokia fornisce parte delle reti che li connettono: per il gruppo, la corsa all’IA è già una fonte concreta di vendite e commesse. La società prevede, inoltre, una crescita del 25-30% nel 2027 per le attività combinate di reti IP e ottiche.

L’intelligenza artificiale arriva anche alle antenne

La strategia Nokia-Nvidia si estende ora alla rete radio mobile con l’AI-RAN. Questo significa usare l’intelligenza artificiale nella parte della rete che gestisce il collegamento tra smartphone e antenne, per amministrare meglio il traffico e utilizzare con maggiore efficienza lo spettro radio.

Nokia ha annunciato di aver completato con Nvidia e T-Mobile la prima chiamata AI-RAN su una rete operativa di un gestore. Il comunicato del gruppo cita anche le sperimentazioni europee: Elisa ha svolto prove su una rete 5G a Helsinki. BT prepara un test a Birmingham nel 2027. Nokia e Deutsche Telekom hanno registrato in laboratorio miglioramenti tipici del 10-15% nella velocità di trasmissione dal dispositivo verso la rete. Quest’ultimo risultato dovrà essere verificato sul campo.

Per chi usa la rete, il possibile beneficio è intuitivo: una gestione più intelligente può aiutare gli operatori a sfruttare meglio la capacità disponibile, ma non significa che le prestazioni o le tariffe cambieranno subito. I test devono diventare soluzioni adottate su larga scala e Nokia non indica ancora ricavi specifici generati dall’AI-RAN.

Crescita sì, ma la cassa racconta anche il costo

Il flusso di cassa libero di Nokia è risultato negativo per 99 milioni di euro nel trimestre. La società attribuisce la pressione, tra le altre voci, agli assorbimenti di capitale circolante, alle ristrutturazioni e agli investimenti. In pratica, una parte delle risorse resta impegnata nel ciclo operativo, come scorte, pagamenti e incassi, invece di trasformarsi subito in liquidità disponibile.

Nokia conferma per il 2026 la previsione di un utile operativo comparabile tra 2,1 e 2,6 miliardi di euro e si aspetta di chiudere l’anno sopra il punto medio della forchetta. Allo stesso tempo, ha ridotto al 35-55% la stima di conversione dell’utile operativo in flusso di cassa libero e prevede oneri di ristrutturazione per 1,1 miliardi nel 2026.

Per l’Europa e per l’Italia la questione va oltre i conti di una singola azienda. Le reti e i data center sono infrastrutture essenziali per servizi digitali, imprese e famiglie. QuiFinanza ha già raccontato lo sviluppo dei poli per l’intelligenza artificiale nel Sud Italia e la corsa globale alle infrastrutture con il caso della società coreana Elice.

I conti di Nokia mostrano, dunque, due tempi diversi. AI e cloud stanno già portando crescita e ordini. La nuova generazione di reti mobili è ancora in fase di test e sviluppo. La prova per il gruppo sarà trasformare l’interesse tecnologico in contratti, servizi diffusi e cassa più robusta. Per chi usa queste reti ogni giorno, è lì che si misurerà il valore concreto della promessa.

Lo spread torna ad aumentare a 116 punti base: altri 4,1 miliardi dai Btp Valore

By: matrun
21 October 2026 at 08:34

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere in apertura, dopo una giornata instabile ieri. Il differenziale è arrivato a 116 punti base con rendimenti che hanno toccato il 4,58%, vicini al record di inizio ottobre e ai picchi dell’autunno del 2023.

Continua nel frattempo l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore insieme, che registra un’altra ottima giornata. Il Tesoro ha raccolto 4,1 miliardi di euro in titoli di Stato dedicati ai risparmiatori, portando il totale a 8,6 miliardi.

Altro picco per lo spread, il debito italiano soffre la crisi energetica

Già dalla giornata di ieri lo spread aveva dato segni di instabilità, dopo alcuni giorni in cui il differenziale si era attestato attorno ai 110 punti base. In apertura, la differenza di rendimenti tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è ampliata, arrivando a 116 punti base, a due punti dal picco recente di inizio mese.

I rendimenti sono vicini al record

Anche i rendimenti danno segni di avvicinamento ai livelli massimi recenti, toccando il 4,58%. Si tratta di un problema significativo per il Governo. I dati preliminari sulla legge di bilancio hanno dimostrato che lo Stato non ha risorse in più da spendere, tanche che anche la richiesta di adeguamento degli stipendi dei magistrati, da 1 miliardo di euro di spesa, potrebbe essere rimandata.

Ulteriori interessi sul debito, soprattutto in sostituzione di titoli a basso costo come quelli emessi prima del 2020, rischiano di peggiorare la situazione.

Il petrolio fa paura

La pressione sul debito pubblico italiano continua a essere determinata dall’aumento del prezzo del petrolio. In mattinata del 21 ottobre il Wti ha sfiorato i 100 dollari al barile. Questo nonostante i Paesi del Golfo stiano esportando più petrolio rispetto all’inizio della guerra.

I costi però rimangono alti. Tra le mine iraniane nello Stretto di Hormuz, che hanno mandato a fuoco una petroliera proprio ieri, e gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite, il mercato continua a non essere tranquillo e le assicurazioni pesano sui trasporti del greggio.

Continua la pressione sui titoli europei

Le conseguenze della crisi petrolifera si sentono in tutta Europa. I Bonos sono arrivati a 64 punti base di spread, con rendimenti ben superiori al 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 21 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,42% –
Btp italiani 4,58% 116
Oat francesi 4,96% 154
Bonos spagnoli 4,06% 64

A essere maggiormente sotto pressione è però il debito francese. Gli Oat distano 154 punti base dai Bund, con rendimenti medi che sfiorano ormai il 5%.

Come stanno andando i Btp Valore

Anche ieri è stata una giornata di raccolta positiva per i Btp Valore. Il Tesoro ha piazzato più di 4 miliardi di euro di titoli riservati agli investitori retail sul mercato. Il totale è così arrivato a 8,6 miliardi. L’emissione si concluderà il 23 ottobre. Le prossime aste regolari, invece, saranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Una banca occulta per riciclare denaro con le frodi fiscali: 30 indagati, sequestri per oltre 21 milioni. Contestato il metodo mafioso

21 October 2026 at 07:19

Una banca occulta, capace di muovere denaro oltre i confini nazionali e di intrecciare il riciclaggio internazionale con le frodi fiscali e altri affari criminali. È questo lo scenario al centro della vasta operazione della Guardia di finanza coordinata dalla Procura di Milano, attraverso la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, che sta portando all’esecuzione di 30 misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 21 milioni di euro.

L’intervento è scattato tra Milano, Monza Brianza e diverse province italiane, ma si spinge anche all’estero, con arresti in corso in Spagna e in Svizzera. Un dispositivo imponente, composto da oltre 350 finanzieri, affiancati da reparti specializzati e dalla componente Antiterrorismo Pronto Impiego delle Fiamme gialle.

Al centro dell’inchiesta c’è un’associazione per delinquere che, secondo l’ipotesi investigativa, operava attraverso un sistema criminale articolato, aggravato dall’agevolazione e dal metodo mafioso. Le attività contestate comprendono il riciclaggio internazionale, le frodi fiscali, i reati fallimentari, il traffico di stupefacenti e quelli in materia di armi.

L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano dispone la custodia in carcere per 16 indagati e gli arresti domiciliari per altri 14. Accanto alle misure personali, gli investigatori stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un valore superiore a 21 milioni di euro.

Il denaro e i patrimoni sono uno dei fronti centrali dell’operazione. Nel corso degli interventi si sta procedendo al sequestro di contanti, conti correnti e criptovalute, ma anche di automobili, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso. Tra i beni ricercati figurano inoltre macchinette conta soldi, strumenti che si inseriscono nel quadro delle attività di ricostruzione dei flussi finanziari. La dimensione internazionale dell’inchiesta ha richiesto una cooperazione specifica anche sul fronte operativo. In Spagna e in Svizzera, le attività sono condotte con il supporto dell’unità I-CAN di Interpol, dedicata alla cooperazione contro la ’Ndrangheta, e in stretto contatto con gli esperti per la sicurezza della Direzione centrale della polizia criminale presenti a Madrid e Berna.

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CATL, il business delle batterie a noleggio: la scommessa finanziaria sui camion elettrici

21 October 2026 at 05:03

La novità annunciata da CATL per i camion elettrici non riguarda soltanto una batteria che si cambia in circa cinque minuti. La scommessa più interessante è finanziaria: trasformare una parte del costo iniziale del veicolo in un servizio pagato nel tempo.

Il colosso cinese delle batterie vuole estendere il modello del battery swapping ai mezzi pesanti. Il pacco principale, montato sul telaio, può essere preso in leasing e sostituito nelle stazioni QIJI. Una seconda batteria resta, invece, sul camion per fornire autonomia di supporto. In questo modo la flotta può pagare per l’uso dell’accumulatore senza doverne acquistare subito uno di grande capacità.

Per chi gestisce camion, il vantaggio potenziale è sulla liquidità: meno capitale da immobilizzare all’inizio e una spesa più legata all’attività del mezzo. Il leasing non cancella il costo: lo distribuisce nel tempo. La convenienza dipenderà dai canoni, dal prezzo dell’energia, dai chilometri percorsi e dalla disponibilità delle stazioni lungo le tratte.

Il modello: la batteria diventa un servizio

CATL sostiene che il proprio sistema Battery-as-a-Service addebiti l’energia netta caricata, anziché quella consumata dal veicolo. Per i clienti del piano base, l’azienda indica una riduzione fino al 20% del costo di noleggio della batteria. Sono condizioni comunicate da CATL: non equivalgono a una riduzione del 20% del costo totale del camion o dell’intera attività di trasporto.

La flessibilità può essere utile anche alle imprese con volumi stagionali. CATL afferma che la batteria principale può essere noleggiata per periodi diversi, così da contenere le spese quando la domanda di trasporto è più bassa. Per un autotrasportatore, però, la domanda decisiva resta: il risparmio sul capitale iniziale compensa le rate e gli altri costi operativi durante tutta la vita del mezzo?

È una questione concreta per le imprese di trasporto italiane: la protesta degli autotrasportatori siciliani ha riportato al centro il caro carburante e i ritardi nei fondi. QuiFinanza ha ricostruito il confronto sul caro carburante e sui fondi per gli autotrasportatori. Il passaggio all’elettrico cambia la voce di spesa, ma non elimina l’esigenza di far quadrare i conti.

La rete ha bisogno di camion e di capitali

CATL punta a 900 stazioni di cambio batteria per camion in Cina entro la fine del 2026, 2.000 nel 2027 e 10.000 nel lungo periodo. Al lancio del nuovo sistema ha dichiarato di aver firmato accordi per 13.000 unità. La cifra indica accordi annunciati dall’azienda, non camion già consegnati né ricavi già incassati.

Qui si apre il secondo lato finanziario della storia. Il leasing può alleggerire l’investimento iniziale di chi compra o utilizza il camion, ma CATL e i suoi partner devono sostenere i costi delle batterie e dell’infrastruttura. Queste spese rientrano nel CAPEX aziendale: investimenti di capitale da sostenere prima che la rete possa generare ricavi. Una stazione poco utilizzata rischia di non generare abbastanza attività per ripagare il capitale investito; una rete capillare, invece, può rendere il servizio più utile e favorire nuovi clienti.

Aspetto Possibile beneficio Punto da verificare
Batteria in leasing Minore esborso iniziale per la flotta Canoni e costo complessivo nel tempo
Noleggio flessibile Spesa più adattabile ai periodi di lavoro Quanto varia davvero la domanda stagionale
Stazioni di scambio Meno tempi di fermo rispetto alla ricarica Utilizzo sufficiente a coprire gli investimenti
Accordi per 13.000 unità Segnale di interesse commerciale Quante diventeranno consegne e ricavi

Il banco di prova europeo: il costo totale

Il modello interessa anche l’Europa, ma con una cautela importante: il piano di 900 stazioni riguarda la Cina. CATL ha già annunciato collaborazioni europee con operatori della logistica, tra cui Kuehne+Nagel, mentre il progetto di battery swapping per camion previsto nell’accordo con quest’ultima è indicato in Cina. Non c’è, quindi, un calendario ufficiale per una rete CATL di stazioni in Italia.

In Europa, CATL e Octopus Energy hanno annunciato la joint venture Swaptopus per sviluppare una rete di cambio batteria per camion. Le società hanno parlato di un potenziale di oltre 300.000 mezzi serviti e di più di 30 miliardi di sterline di investimenti privati attivabili quando la rete sarà a regime.

La convenienza per le flotte non si giudica dal solo prezzo d’acquisto. Contano energia, pedaggi, manutenzione, finanziamento e tempo in cui il camion resta fermo. Un’analisi di Transport & Environment rileva che, in sei dei nove principali mercati europei considerati, i camion elettrici sono già la scelta economicamente più conveniente nell’arco di cinque anni. Il risultato varia in base al Paese e alle condizioni operative e non riguarda specificamente il sistema CATL.

Per l’Italia, quindi, il tema non è stabilire se il battery swap sostituirà subito il diesel o la ricarica. È capire chi finanzierà le batterie e le stazioni, quanto costerà il servizio alle imprese e quanta strada dovranno percorrere i mezzi perché il modello funzioni. CATL sta provando a spostare la competizione dalla vendita di un camion alla gestione continuativa della sua energia. La tecnologia è già sul tavolo; i conti, per ora, sono ancora da dimostrare.

O’Leary (Ryanair), in arrivo aumenti record biglietti compagnie aeree, fino a +20%

By: Ansa
20 October 2026 at 14:40
(ANSA) – ROMA, 20 OTT – L’amministratore delegato del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, prevede per il prossimo anno un aumento record delle tariffe aeree in Europa, poichè il persistere della guerra in Medio Oriente continua a far salire i prezzi del petrolio, costringendo le compagnie aeree a scaricare i costi del carburante sui consumatori. I […]

Lo spread si mantiene stabile a 111 punti base, ma sui Btp c’è ancora pressione

By: matrun
20 October 2026 at 08:19

Apertura stabile i 20 ottobre per i Btp, che si sono mantenuti su rendimenti e spread del tutto simili a quelli di ieri. Si tratta comunque di risultati critici, 111 punti di differenziale e rendimenti oltre il 4,55%, che testimoniano una certa pressione dei mercati finanziari verso i titoli di Stato.

Ieri si è conclusa la prima giornata dell’emissione dei Btp Valore, i nuovi titoli di Stato destinati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto 4,5 miliardi, grazie a cedole molto generose che lo Stato può permettersi per la tendenza dei privati italiani a non vendere i propri titoli di Stato prima della scadenza.

Spread stabile, ma i rendimenti rimangono alti

Giornata di stabilità per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. L’apertura ha confermato i livelli di ieri, con il differenziale che per tutta la giornata è rimasto attorno a quota 111 punti base. I rendimenti sono però ancora piuttosto alti, al 4,55%, a confermare che c’è ancora molta pressione sui titoli di Stato.

Petrolio i gas mantengono alti i rendimenti

Negli ultimi gironi prezzi di petrolio e gas hanno ricominciato ad aumentare. Per quanto riguarda il greggio, il problema rimane il Medio Oriente. La situazione tesa a Hormuz e gli attacchi sempre più frequenti degli Houthi contro l’Arabia Saudita agitano i mercati e fanno alzare i prezzi.

Per quanto riguarda il gas invece, l’aumento dei prezzi è dovuto a una crescita della domanda. Molti Paesi europei sono rimasti indietro sulle scorte e stanno correndo ai ripari proprio nei mesi prima del periodo invernale. L’Italia ha riempito gli stoccaggi all’88%, un buon risultato ma più basso rispetto al passato.

L’aumento dei prezzi dell’energia è una delle cause principali dell’inflazione, che a sua volta è una delle metriche più osservate per determinare l’andamento dei tassi di interesse e dei titoli di Stato. Questa situazione, quindi, impedisce ai Btp di tornare ai rendimenti di qualche mese fa.

Buona partenza per i Btp Valore

Nella giornata di ieri si è tenuta la prima parte dell’emissione dei Btp Valore, dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto circa 4,5 miliardi di euro. Gli strumenti a disposizione sono due:

  • un Btp Valore con cedole trimestrali step-up;
  • un Btp Valore Insieme, con cedola unica alla scadenza.

I rendimenti di questi Btp, che durano 7 anni, sono tendenzialmente più alti della media dei titoli di durata simile sul mercato. Il Tesoro può permettersi questo tipo di offerta perché, tendenzialmente, i privati non vendono i propri titoli di Stato se non in rare occasioni. Il debito pubblico di proprietà dei cittadini tende quindi a essere più stabile. L’emissione dei Btp Valore continuerà fino al 23 ottobre.

A fine mese si terranno invece le aste dei titoli di Stato regolari. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

AI, Elice crolla in Corea: l’Europa attende la prova dei ricavi dei data center

20 October 2026 at 06:06

Un’offerta molto richiesta, poi un debutto in Borsa in discesa. Il caso di Elice, società sudcoreana attiva nei servizi AI e nelle infrastrutture cloud, racconta una fase nuova della corsa all’intelligenza artificiale: gli investitori continuano a guardare al settore, ma chiedono prove più chiare sui ricavi e sulla sostenibilità degli investimenti.

Oggi, 20 ottobre, nel primo giorno di contrattazioni sul Kosdaq, il titolo Elice è arrivato a perdere fino al 32%, scendendo a 61.400 won rispetto ai 90.500 won del prezzo di collocamento. La società ha raccolto circa 201 miliardi di won, pari a 151 milioni di dollari. L’offerta pubblica iniziale, o IPO, aveva attirato richieste istituzionali per quasi 389 volte le azioni disponibili: un forte interesse iniziale che, però, non ha impedito le vendite in Borsa.

Che cosa ci dice il debutto di Elice

Elice è nata come piattaforma di formazione digitale e si è allargata ai servizi cloud e all’intelligenza artificiale. Con i fondi raccolti intende sviluppare data center modulari. Il mercato sta valutando se la crescita di queste infrastrutture possa trasformarsi in ricavi sufficienti a giustificare i capitali necessari.

Il calo del titolo non cancella i risultati operativi comunicati dall’azienda: nel primo semestre 2026 i ricavi sono saliti a 34 miliardi di won e la società è tornata a un utile operativo, dopo una perdita nello stesso periodo dell’anno precedente. La Borsa guarda anche avanti: costi, concorrenza e tempi di rientro degli investimenti pesano quanto la crescita registrata finora.

Segnale Che cosa osservare
Elice: fino a -32% al debutto Una IPO molto richiesta non garantisce un rialzo dopo la quotazione
Asia: Kospi -3,61% Nella rilevazione Reuters del 20 ottobre la cautela ha coinvolto anche i grandi titoli tecnologici
ASML: domanda oltre la capacità nel 2027-28 La domanda di macchinari per chip resta forte, ma contano anche capacità produttiva e redditività
Bond dei data center sotto la pari Gli investitori chiedono maggiori garanzie sui ricavi che dovranno ripagare il debito

La fotografia asiatica è più ampia del singolo titolo: l’indice MSCI Asia ex-Japan perdeva lo 0,93%, il Nikkei l’1,28% e il Kospi il 3,61%. I futures europei erano indicati deboli prima dell’avvio delle contrattazioni. Sono dati di una seduta, non una previsione per Piazza Affari o per l’intero mercato europeo: a muovere gli indici concorrono anche tensioni geopolitiche, petrolio, tassi e risultati aziendali.

Perché l’Europa guarda a Elice

Il collegamento europeo passa, soprattutto, dai semiconduttori e dal finanziamento delle infrastrutture. ASML, gruppo olandese che produce macchinari per la fabbricazione di chip, ha dichiarato che la domanda supererà la sua capacità produttiva nel 2027 e nel 2028, nonostante i piani per aumentarla. È un segnale di domanda robusta, ma anche una sfida: riuscire a produrre e investire abbastanza senza perdere di vista i rendimenti.

Sul fronte del credito, alcuni bond collegati a progetti di data center sono scesi sotto la pari. Gli investitori vogliono capire se i ricavi dell’AI copriranno i debiti contratti per costruire queste infrastrutture. È un contesto utile per leggere il debutto di Elice: il mercato sta distinguendo tra chi promette capacità di calcolo e chi dimostra di poterla trasformare in ricavi.

La questione tocca anche l’Italia. Data center e servizi cloud sono infrastrutture necessarie per imprese e consumatori, ma richiedono energia e reti adeguate. La Commissione europea punta a triplicare la capacità dei data center nell’Unione nei prossimi cinque-sette anni e ha proposto un sistema comune per rendere più trasparenti i consumi di energia e acqua.

Per i mercati europei, i prossimi risultati delle grandi aziende tecnologiche saranno un banco di prova: gli investitori cercheranno indicazioni sui ricavi e sulla capacità di sostenere gli investimenti. Meta è attesa mercoledì, seguita in settimana da Tesla e dai produttori di chip Lam Research e Texas Instruments.

Il debutto di Elice non basta a stabilire l’esito della corsa all’AI. È, però, un promemoria utile anche per chi segue i mercati europei. Tra una tecnologia promettente e un investimento redditizio c’è un passaggio decisivo: quello dei conti.

Lo Spread torna a crescere sull’aumento del prezzo del petrolio, 111 punti e 4,52% di rendimento

By: matrun
19 October 2026 at 08:26

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere. L’aumento del prezzo del petrolio ha vanificato i progressi della scorsa settimana e ha riportato i rendimenti oltre il 4,50% e il differenziale a più di 111 punti base.

Nella giornata di oggi inizieranno le emissioni dei Btp Valore, con due diverse opzioni, una a cedole frequenti e l’altra a cedola unica. Si tratta di titoli dedicati agi privati.

Perché lo spread è aumentato ancora

È stata un’altra apertura deludente per lo spread e per i titoli di Stato italiani, che non sembrano in grado di trovare una stabilità. Dopo i cali della scorsa settimana, è bastato un aumento del prezzo del petrolio per riportare il differenziale oltre i 110 punti base e i rendimenti al di sopra del 4,50%.

Le cause della volatilità sono resistenti

Il motivo per cui i Btp non riescono a stabilizzarsi né a tornare ai livelli estivi è complesso e, per una volta, non ha molto a che fare con il debito italiano. Il passivo enorme dello Stato rimane un fattore di rischio, che ad esempio determina i 50 punti base di differenza tra i Bonos spagnoli e i titoli italiani, ma non ha alcun ruolo in queste variazioni.

Tutti i fattori che alimentano questa instabilità sono internazionali e hanno a che fare con la guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran all’inizio di marzo. La conseguente crisi energetica ha fatto aumentare nuovamente l’inflazione. Di conseguenza ci si aspetta che la Bce faccia crescere i tassi di interesse e che le economie europee rallentino. Tutti fattori che portano all’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.

Continua l’instabilità anche per gli spread europei

A sostegno di questa tesi ci sono i dati degli spread degli altri principali Paesi europei. In Spagna i Bonos sono tornati a 62 punti base dai Bund, con rendimenti oltre il 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 19 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,41% –
Btp italiani 4,52% 111
Oat francesi 4,85% 144
Bonos spagnoli 4,03% 62

La Francia è sempre il Paese più in difficoltà, scosso da proteste e destinato a una corsa per la presidenza che sembra una partita tra estrema destra ed estrema sinistra. I mercati non si fidano di nessuna delle due prospettive, e pressano il debito francese portando lo spread a 144 punti base.

Oggi inizia l’emissione dei Btp Valore

In attesa delle prossime aste dei titoli di Stato, oggi 19 ottobre inizierà l’emissione dei Btp Valore. Si tratta di titoli dedicati agli investitori retail, quindi ai privati, che offrono un rendimento più alto rispetto ad altri e due formule diverse:

  • una a cedole frequenti, ogni tre mesi;
  • una a cedola unica alla scadenza del titolo.

Le aste regolari, invece, si terranno negli ultimi giorni del mese:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Petrolio, Rubio a Jamnagar: perché la raffineria di Ambani riguarda l’Italia

19 October 2026 at 05:07

Un viaggio diplomatico, una raffineria indiana e alcune navi cariche di carburanti dirette in Europa. A prima vista sembrano storie separate. In realtà si incontrano a Jamnagar, nel Gujarat, dove si trova il grande polo di Reliance Industries, la società guidata da Mukesh Ambani.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio è in viaggio tra Uzbekistan e India dal 17 al 22 ottobre. Secondo il Dipartimento di Stato, a Mumbai e Jamnagar parlerà anche di cooperazione energetica e incontrerà esponenti del mondo imprenditoriale, tra cui Ambani. La tappa assume un significato particolare mentre Stati Uniti ed Europa cercano di tenere sotto controllo le rotte del petrolio e gli effetti delle sanzioni alla Russia.

A riportare l’attenzione sulla raffineria è anche un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), pubblicata il 18 ottobre. Il rapporto segue i carichi di prodotti petroliferi partiti da raffinerie che lavorano anche greggio russo e arrivati nei porti dell’Unione europea.

Per l’Italia il dato merita attenzione, ma va letto con precisione: i carichi arrivati in un porto italiano non sono automaticamente carburante prodotto con petrolio russo e non equivalgono a una violazione delle sanzioni.

Che cosa c’entra l’Italia con la raffineria di Jamnagar

Secondo CREA, a settembre sette carichi di prodotti petroliferi provenienti da raffinerie che trattano greggio russo sono stati scaricati nei porti dell’Ue e classificati dall’organizzazione come ad alto rischio sulla base delle indicazioni europee. Sei erano partiti da Jamnagar e uno dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit. L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi, risultando il principale Paese di destinazione nel gruppo monitorato.

Incrociando questi due dati, si può dedurre che almeno due dei tre carichi arrivati in Italia provenissero da Jamnagar: dei sette totali, soltanto uno risultava partito dalla raffineria turca. Il rapporto, tuttavia, non associa in modo esplicito ogni singola nave al relativo porto di arrivo e, soprattutto, la provenienza da una raffineria che lavora anche greggio russo non dimostra che uno specifico carico sia stato ottenuto da quel greggio.

Dato CREA riferito a settembre 2026 Che cosa indica
7 carichi Prodotti petroliferi scaricati nei porti Ue da raffinerie considerate ad alto rischio
6 carichi Partiti dalla raffineria di Jamnagar
1 carico Partito dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit
3 carichi Scaricati in Italia, primo Paese di destinazione nel gruppo
Almeno 2 carichi italiani Inferenza dall’incrocio dei dati: sei dei sette provenivano da Jamnagar

Il CREA rileva anche che, tra luglio e settembre, il 32% degli acquisti di greggio della raffineria di Jamnagar proveniva dalla Russia. È un dato riferito alle forniture complessive di greggio dello stabilimento, non alla composizione di ogni singolo prodotto esportato. Non significa, dunque, che il 32% del carburante arrivato in Europa o in Italia sia necessariamente stato raffinato con petrolio russo.

Che cosa vietano le sanzioni europee sul petrolio russo

Dal 21 gennaio 2026 l’Unione europea vieta l’importazione di determinati prodotti petroliferi raffinati in Paesi terzi quando sono ottenuti da greggio russo. La norma non equivale a un divieto generalizzato di acquistare prodotti da qualsiasi raffineria che abbia lavorato, o lavori, anche petrolio russo: il punto decisivo è la materia prima effettivamente impiegata per il prodotto importato e la documentazione che ne attesta l’origine.

La Commissione europea prevede che gli operatori adottino procedure di verifica e forniscano alle autorità doganali le informazioni necessarie per identificare la provenienza del greggio utilizzato. Il rapporto CREA chiede controlli sui carichi provenienti da raffinerie che trattano petrolio russo proprio per verificare che le regole siano rispettate. La sua analisi segnala, quindi, un’esigenza di tracciabilità e vigilanza, non una condanna automatica delle singole importazioni.

La visita di Rubio può cambiare i prezzi alla pompa?

Non c’è un rapporto automatico tra la visita di Rubio, i carichi di Jamnagar e il prezzo che una famiglia paga al distributore. La presenza di una nave in un porto italiano non basta per prevedere un rincaro o un calo di benzina e gasolio: sul prezzo alla pompa incidono anche le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, il costo del greggio, il cambio euro-dollaro, le imposte e i margini lungo la distribuzione.

Le rotte internazionali possono influenzare gli equilibri dell’offerta e le attese dei mercati, ma non permettono da sole di attribuire una variazione di prezzo a un singolo carico. Per capire come le quotazioni del petrolio possono riflettersi sui prezzi dei carburanti servono anche i dati sui prezzi effettivi e sulle componenti fiscali.

L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi europei monitorati da CREA. Ora la domanda riguarda la capacità di ricostruire con chiarezza la filiera, dalla materia prima alla nave, fino al porto di destinazione. Non per alimentare allarmismi, ma perché sanzioni efficaci e approvvigionamenti affidabili dipendono da controlli comprensibili e verificabili.

La tappa di Rubio a Jamnagar riporta così al centro una questione che tocca insieme diplomazia, energia e commercio: in un mercato globale, il carburante può viaggiare per migliaia di chilometri e attraversare più filiere prima di arrivare in Europa. Per sapere che cosa contiene davvero, il nome della raffineria è solo l’inizio dell’indagine.

“I soldi sono di un amico, gli servono per acquistare opere d’arte”: la Finanza ferma una Rolls Royce e scopre 100mila euro nascosti all’interno dell’abitacolo

17 October 2026 at 09:51

Una lussuosa Rolls Royce con targa romena appena entrata nel territorio italiano, un vano ricavato all’interno dell’abitacolo e decine di mazzette da 50 e 100 euro stipate in contanti e sottratte a ogni dichiarazione doganale. È la scena che si sono trovati di fronte i finanzieri della Tenenza di Palmanova, in Friuli Venezia Giulia, durante un’ispezione transfrontaliera conclusasi con la scoperta di un tesoretto superiore ai 100mila euro e con il maxi-sequestro di buona parte del capitale.

A bordo della vettura viaggiavano due cittadini romeni, provenienti dal loro Paese d’origine. Durante i controlli di routine, le Fiamme Gialle hanno individuato il denaro occultato nel veicolo. Alla richiesta di chiarimenti sull’origine e sulla destinazione di un simile importo, i due passeggeri non hanno esibito alcuna documentazione contabile, fornendo invece una spiegazione agli agenti: “I contanti appartengono a un amico nostro connazionale e sono destinati all’acquisto di opere d’arte”. Una giustificazione non supportata dalla necessaria documentazione prevista dalla normativa valutaria, che ha fatto scattare immediatamente i provvedimenti di legge.

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Spread del 16 ottobre in calo a 107 punti, Btp sotto il 4,50% di rendimento

By: matrun
16 October 2026 at 08:15

Torna a diminuire in apertura del 16 ottobre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Il differenziale si è ridotto arrivando a 107 punti. Segnali positivi dai rendimenti, che sono scesi sotto la soglia del 4,50% arrivando al 4,47% e determinando l’avvicinamento dei Buoni del Tesoro ai titoli di Berlino.

Il mercato obbligazionario continua a oscillare, ma nella giornata di ieri l’ex presidente della Bce Mario Draghi sembra aver escluso un intervento di Francoforte per ridurre i tassi di interesse sul debito di diversi Paesi, in particolare della Francia, come invece era avvenuto in passato.

Lo spread torna a scendere

Continua il periodo di volatilità dello spread. Il differenziale non sembra riuscire a impostarsi su una traiettoria prevedibile, continuando ad alternare aumenti improvvisi a cali altrettanto repentini. Il ritorno sotto i 110 punti base, dopo l’apertura difficile di ieri, rimane positivo, così come il calo dei rendimenti sotto la soglia del 4,50%.

La Bce non ha intenzione di intervenire

L’apertura dello spread italiano è ancora più significativa alla luce delle parole di Mario Draghi di ieri. L’ex presidente della Bce ha infatti spiegato che la situazione dei titoli di stato europei, pur critica, non richiede un intervento dell’Eurotower.

In passato, la Bce aveva fatto infatti ampio utilizzo dello strumento del quantitative easing per ridurre l’esposizione ai mercati di alcuni titoli, tra cui quelli italiani. Il contesto economico è però cambiato e un intervento simile sarebbe molto più complesso ora.

La Bce sta infatti attuando una politica monetaria restrittiva, aumentando i tassi di interesse per contrastare l’inflazione. Acquistare titoli di Stato significherebbe immettere euro sul mercato, diluendo in parte l’effetto dell’aumento dei tassi di interesse e rischiando di far accelerare l’aumento dei prezzi.

Lo spread cala in tutta Europa

Anche i titoli di Stato degli altri Paesi europei hanno reagito bene alle parole di Draghi, che hanno ridimensionato la pressione sui debiti continentali. In Spagna i Bonos si sono mantenuti a 60 punti di distanza dai Bund, con un rendimento del 4,00%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 16 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,47% 107
Oat francesi 4,78% 1138
Bonos spagnoli 4,00% 60

La Francia continua a essere il Paese in maggiore difficoltà. Lo spread degli Oat è pari a 138 punti base, anche se i rendimenti si stanno progressivamente allontanando dai picchi delle scorse settimane.

Le prossime aste dei titoli di Stato

A partire dall’ultima settimana di ottobre torneranno le aste dei titoli di Stato italiani. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà anche l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore Insieme, titoli di Stato riservati agli investitori retail, cioè ai privati.

BTP Valore o Insieme, due opzioni per i risparmi: cedole ogni tre mesi o tutto nel 2031?

16 October 2026 at 05:00

Quando si mette da parte una somma, non conta soltanto quanto può rendere: conta anche quando torna disponibile. Per qualcuno ricevere interessi ogni tre mesi significa poterli destinare alle spese di casa o aggiungerli ai risparmi. Altri possono preferire non toccarli e ritrovarli insieme al capitale alla fine del percorso.

È su questa differenza che si gioca il confronto tra BTP Valore e BTP Valore Insieme, i due titoli che il Tesoro propone per la prima volta nello stesso collocamento. L’offerta è prevista dal 19 al 23 ottobre, salvo chiusura anticipata. Entrambi durano cinque anni, scadono il 27 ottobre 2031 e si acquistano alla pari, a partire da 1.000 euro.

La differenza si vede nel calendario

BTP Valore BTP Valore Insieme
Durata 5 anni 5 anni
Interessi Cedole trimestrali crescenti Una cedola alla scadenza
Schema 2+2+1 Pagamento unico
Scadenza 27 ottobre 2031 27 ottobre 2031
Minimo sottoscrivibile 1.000 euro 1.000 euro

Il BTP Valore paga ogni tre mesi: le date previste sono il 27 gennaio, aprile, luglio e ottobre. La prima cedola arriverà il 27 gennaio 2027. Il tasso crescerà in tre passaggi: resterà uguale per i primi due anni, salirà nel biennio successivo e aumenterà ancora nell’ultimo anno.

Il BTP Valore Insieme segue un altro ritmo: niente cedole intermedie, ma un solo pagamento alla scadenza, insieme al capitale. Chi sceglie questa formula non avrà, quindi, interessi da usare o reinvestire durante il quinquennio.

Rendimenti equivalenti, incassi diversi

Il Tesoro indica rendimenti finanziariamente equivalenti all’emissione. Questo non significa che i due titoli distribuiranno la stessa somma negli stessi momenti. Con il BTP Valore gli interessi arrivano prima; con l’Insieme bisogna aspettare il 2031.

È la differenza tra avere denaro disponibile lungo il percorso e riceverlo tutto alla fine. Le cedole del BTP Valore possono essere spese oppure reinvestite, ma il rendimento di un eventuale reinvestimento dipenderà dalle condizioni disponibili in quel momento. Il tasso dell’Insieme, proprio perché il pagamento è posticipato, sarà superiore alla semplice somma nominale delle cedole del titolo tradizionale.

Quanto valgono gli interessi su 1.000 e 10.000 euro?

I tassi minimi garantiti e gli ISIN verranno pubblicati oggi: senza quei valori non è corretto stimare l’incasso effettivo dei due titoli.

Si può, però, tradurre in euro ogni punto percentuale di tasso annuo del BTP Valore. Su 1.000 euro, un punto percentuale vale 2,50 euro lordi a trimestre, circa 2,19 euro netti dopo l’imposta del 12,5%. Su 10.000 euro vale 25 euro lordi, circa 21,88 netti a trimestre.

Per ogni punto percentuale annuo Su 1.000 euro Su 10.000 euro
Cedola trimestrale lorda 2,50 € 25,00 €
Cedola trimestrale netta circa 2,19 € circa 21,88 €

Per calcolare tutte le cedole del BTP Valore serviranno i tre tassi ufficiali. Indicandoli con a, b e c, espressi in punti percentuali, le cedole lorde complessive nei cinque anni corrispondono a 20a + 20b + 10c euro su 1.000 euro; su 10.000 euro il totale è dieci volte maggiore. Per il BTP Valore Insieme, l’importo della cedola unica si potrà calcolare quando sarà noto il tasso ufficiale.

Il peso delle tasse e il denaro che arriva dopo

Per entrambi i titoli, gli interessi sono soggetti all’aliquota del 12,5% prevista per i titoli di Stato. Nel BTP Valore la trattenuta fiscale accompagna il pagamento delle cedole; nel BTP Valore Insieme viene applicata alla cedola unica a scadenza. Cambia, dunque, anche il momento in cui si paga l’imposta.

Chi riceve cedole periodiche e non le spende può provare a reinvestirle, ma non sa in anticipo a quale tasso riuscirà a farlo. Chi sceglie la cedola unica conosce, invece, il calendario del pagamento, ma rinuncia a ricevere interessi nel frattempo. Sono due modalità da valutare anche pensando alle spese previste e alla liquidità che si desidera mantenere disponibile.

Se il risparmio serve prima del 2031

Anche se il piano prevede di tenere il titolo fino alla scadenza, può capitare che serva liquidità prima. I BTP potranno essere venduti sul mercato secondario, ma il prezzo dipenderà dalle condizioni di mercato: non è detto che coincida con il valore nominale pagato all’emissione. In generale, quando i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già emesse tende a scendere; quando calano, può salire.

Il BTP Valore paga cedole durante la vita del titolo, mentre il BTP Valore Insieme concentra la remunerazione alla scadenza. Per entrambi, il valore effettivo di una vendita anticipata dipenderà dal prezzo di mercato del momento e dagli eventuali costi applicati dall’intermediario.

La guerra per la festa della Madonna finisce in tribunale: chiesti 6 anni per un ex finanziere. Il pm: “Stalking sul sacerdote”

15 October 2026 at 12:24

Una festa religiosa diventata il terreno di uno scontro personale, finito nelle aule giudiziarie. A Casaluce (Caserta), la disputa attorno all’organizzazione dei festeggiamenti per la Madonna ha portato a processo un ex maresciallo della Guardia di Finanza in pensione, per il quale il pm ha chiesto una condanna a sei anni. Le contestazioni sono stalking, estorsione e appropriazione indebita ai danni di un sacerdote, nel frattempo deceduto.

La vicenda prende forma all’inizio del 2022, quando il Comitato festeggiamenti viene cancellato dal registro dell’Agenzia delle Entrate. La decisione apre una frattura tra il sacerdote e l’imputato, che ricopriva il ruolo di presidente delegato del gruppo. Il contrasto si sposta anche sul piano civile: nel giugno dello stesso anno, il giudice stabilisce che il parroco aveva facoltà di sciogliere il comitato e chiarisce che l’uomo non ne era il presidente, ma soltanto un delegato.

Da quel momento, la contrapposizione si intensifica. Secondo l’impianto accusatorio, l’ex finanziere avrebbe messo in atto condotte persecutorie nei confronti del sacerdote, arrivando anche a esporre manifesti contro di lui e a presentare denunce ed esposti. Le iniziative giudiziarie avviate sulla base di quelle segnalazioni si sono però concluse con l’archiviazione dei procedimenti.

Il sacerdote avrebbe risentito pesantemente della situazione, manifestando ansia e depressione. Le sue condizioni lo avrebbero portato a lasciare temporaneamente la parrocchia e a trasferirsi dalla sorella, a San Marcellino. Nell’agosto del 2025 è morto per un attacco cardiaco. Il processo è ora alle battute finali. Il pubblico ministero ha sollecitato una pena di sei anni, mentre la discussione della difesa è prevista per l’udienza dell’11 novembre. La sentenza dovrebbe arrivare subito dopo.

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Lo spread torna a crescere, 111 punti base ma sui Btp cala la pressione

By: matrun
15 October 2026 at 08:23

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha raggiunto i 111 punti base in apertura. I rendimenti dei Btp sono però calati, anche se non al passo di quelli dei titoli di Berlino. I decennali si sono assestati al 4,51%, leggermente sotto i risultati di ieri, nonostante i dati sull’inflazione negli Stati Uniti facciano temere un nuovo aumento dei tassi dei Treasury Bond.

A tranquillizzare il mercato sono soprattutto le notizie sul traffico nello Stretto di Hormuz. Nonostante l’Iran abbia annunciato nuovi attacchi alle navi commerciali, i flussi di petrolio in uscita dal Golfo Persico si stanno avvicinando ai livelli precedenti alla guerra.

Spread in aumento ma i rendimenti sono in calo

L’apertura del 15 ottobre ha portato spread e rendimenti in due direzioni diverse. Il differenziale tra Btp e Bund è in aumento a 111 punti base, ed è tornato sopra ai 107 fatti registrare nei primi minuti di ieri. I rendimenti, al contrario sono in leggero calo, anche se quelli dei titoli tedeschi hanno ottenuto risultati migliori, ampliando quindi la forbice.

Btp meno sotto pressione, nonostante l’inflazione Usa

Nella giornata di ieri è stato diffuso un dato che avrebbe dovuto mettere i titoli di Stato europei sotto pressione: l’inflazione degli Stati Uniti. L’aumento dei prezzi è stato molto più alto del previsto, al 3,7%, e questo dovrebbe comportare un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed.

La ritrovata fiducia dei mercati nella dirigenza della Fed ha però neutralizzato il possibile impatto di questo dato. Gli investitori credono nel fatto che il direttore Kevin Warsh possa alzare i tassi di interesse per contrastare l’aumento dei prezzi anche se la Casa Bianca non è d’accordo.

Di conseguenza, anche la pressione sui Treasury Bond si sta allentando, con i titoli statunitensi che sono scesi sotto il 5,1% di rendimento. Grazie a questa tregua, anche le tensioni su alcuni titoli europei si stanno allentando.

Continua l’instabilità in Francia

Fa eccezione a questa regola la Francia. Il Paese non sembra essere nelle condizioni di respingere la speculazione sui propri titoli di Stato, che hanno accumulato uno spread di 143 punti base, con un’altra variazione estrema in un giorno. I rendimenti sono saliti al 4,83% a causa sia del debito sempre più alto, sia dell’incapacità del Parlamento di trovare una maggioranza per far passare una legge di Bilancio che limiti la spesa.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 15 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,51% 111
Oat francesi 4,83% 143
Bonos spagnoli 4,03% 63

La Spagna, invece, nonostante le elezioni imminenti, si mantiene relativamente stabile attorno ai 60 punti base di spread.

Le prossime aste dei titoli di Stato e i Btp Valore

Concluse le prime emissioni di ottobre, il Tesoro procederà a fine mese con le altre aste regolari. Le prossime si terranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà anche l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore Insieme, dedicati agli investitori privati.

TSMC, l’Asia vende tecnologia: l’intelligenza artificiale alla prova dei conti

15 October 2026 at 05:53

Quanto valgono davvero le promesse dell’intelligenza artificiale? Per chi vi ha investito, anche attraverso un fondo, arriva un momento in cui quelle promesse devono trovare conferma nei conti.

Oggi, 15 ottobre, gli occhi dei mercati sono puntati su TSMC, il gruppo taiwanese che produce chip per Nvidia e Apple. Mentre le Borse asiatiche arretrano e torna la preoccupazione per il costo del denaro, la sua trimestrale offrirà una misura concreta della domanda che sostiene la corsa all’AI.

Le aspettative sono alte: gli analisti prevedono un utile trimestrale in crescita del 65%, a circa 23,4 miliardi di dollari statunitensi. È una stima ancora da verificare. Il mercato guarderà anche oltre quel numero, cercando nelle prospettive dei prossimi mesi ragioni sufficienti per continuare a scommettere sul futuro.

Perché i risultati TSMC contano anche fuori da Taiwan

TSMC è un nome meno familiare dei marchi che compaiono sui nostri dispositivi. Il suo ruolo, però, è centrale nella loro produzione. Il modello dell’azienda è quello della fonderia di semiconduttori: realizza i chip progettati dai clienti, senza competere con loro attraverso una propria linea di prodotti a marchio TSMC.

Questa posizione permette di osservare una parte concreta dell’economia digitale. Gli ordini ricevuti, la capacità degli impianti e la redditività raccontano ciò che accade quando un progetto tecnologico deve essere fabbricato su larga scala.

Passaggio Che cosa significa
Progettazione Le aziende definiscono le caratteristiche dei chip
Produzione Una fonderia come TSMC realizza i semiconduttori
Integrazione I componenti entrano in dispositivi e sistemi di calcolo
Utilizzo Imprese e persone accedono ai servizi resi possibili da quelle macchine

Schema semplificato della filiera: progettazione e produzione possono appartenere ad aziende diverse.

L’Asia arretra mentre cresce la cautela sull’AI

Nella notte, le vendite sui mercati asiatici hanno seguito la debolezza americana. Il dato sull’inflazione statunitense, superiore alle attese, ha riacceso i timori di nuovi rialzi dei tassi. A Wall Street il Nasdaq ha perso l’1,9% nella seduta del 14 ottobre; il settore tecnologico è rimasto al centro delle pressioni.

L’ultima rilevazione della seduta asiatica riportava il Kospi sudcoreano in calo dell’8%, il Nikkei giapponese del 5% e il Taiex di Taiwan del 3,4%. Sono fotografie di una seduta ancora in corso, non variazioni definitive di chiusura.

Perché il costo del denaro pesa sulla tecnologia

Il tasso di interesse è anche il prezzo da pagare per utilizzare capitale preso in prestito. Quando aumenta, finanziare un progetto può diventare più oneroso. È un meccanismo familiare a chi ha chiesto un mutuo e riguarda, su scale diverse, anche le imprese.

Nel settore tecnologico, però, occorre distinguere. Un produttore di chip, un gestore di infrastrutture e una società che vende software hanno bilanci e fabbisogni differenti. La parola “AI” li avvicina nel racconto dei mercati, ma non rende uguali i loro rischi.

La cautela può, dunque, propagarsi a tutto il settore anche quando le singole aziende presentano situazioni diverse. È una ragione in più per leggere i risultati, invece di fermarsi al colore rosso o verde di una seduta.

Che cosa sappiamo e che cosa deve ancora arrivare

La conferenza sui risultati del terzo trimestre è fissata alle 14:00 di Taiwan, le 8:00 in Italia, secondo il calendario ufficiale. Alla verifica effettuata prima della pubblicazione, la pagina della società riportava ancora le previsioni formulate in precedenza per il trimestre.

Voce Indicazione disponibile prima dei risultati Come leggerla
Ricavi trimestrali Precedente previsione aziendale: 44,6–45,8 miliardi di dollari USA Intervallo indicato dalla società, non consuntivo
Margine lordo Precedente previsione aziendale: 65–67% Quota dei ricavi che resta dopo il costo del venduto
Margine operativo Precedente previsione aziendale: 56–58% Redditività dell’attività operativa
Conferenza 15 ottobre, ore 8:00 italiane Presentazione e confronto con gli analisti

Fonte: pagina ufficiale TSMC del terzo trimestre 2026. Gli intervalli sono la guidance precedente alla comunicazione dei risultati.

La distinzione tra previsione e risultato conta. Una stima degli analisti esprime ciò che il mercato si aspetta; la guidance indica ciò che l’impresa prevede; il consuntivo racconta quanto è effettivamente accaduto.

Le domande da fare ai conti

La lettura della trimestrale non si esaurisce nell’utile. Per capire la qualità della crescita serve mettere insieme più elementi.

Elemento da osservare La domanda utile
Ricavi Quanto è cresciuta l’attività e rispetto a quale periodo?
Margini La crescita lascia all’impresa una redditività adeguata?
Investimenti Quante risorse servono per sostenere la capacità futura?
Previsioni Che cosa indica la società per i prossimi mesi?
Domanda dei clienti Quali attività sostengono gli ordini?

Griglia di lettura dell’articolo, non anticipazione delle risposte della società.

Anche un trimestre molto positivo va inserito in questa prospettiva. I risultati di un produttore possono documentare la forza della domanda di chip, ma non dimostrano da soli che ogni investimento nell’intelligenza artificiale sarà redditizio. La filiera comprende imprese diverse, con costi e tempi di ritorno differenti.

Chi incassa oggi e chi scommette sul domani

Nella corsa all’intelligenza artificiale, ricavi e costi si incontrano lungo la stessa filiera. Per chi produce semiconduttori, gli ordini diventano vendite. Per chi acquista quei chip e costruisce infrastrutture, sono investimenti da recuperare attraverso servizi che qualcuno dovrà essere disposto a pagare.

È una distinzione che aiuta a leggere i conti di TSMC. Una trimestrale brillante può mostrare quanto sia intensa la costruzione delle infrastrutture dell’AI. Per capire se quella spinta durerà, occorre guardare anche ai clienti: quanto utilizzeranno la capacità acquistata, quali ricavi riusciranno a generare e con quali margini.

Le due cose possono procedere a velocità diverse. Le fabbriche ricevono ordini, mentre le imprese sperimentano ancora come trasformare l’AI in un servizio utile e remunerativo. È comprensibile, quindi, che risultati industriali solidi convivano con la cautela degli investitori: il mercato cerca di anticipare quanto a lungo continueranno gli acquisti.

Per questo, oggi conteranno anche le parole con cui TSMC descriverà i prossimi mesi. Dietro i chip ordinati ci sono decisioni prese da aziende che stanno impegnando risorse sul futuro.

Spread in calo a 107 punti dopo l’asta dei Btp: il Tesoro ha raccolto 7 miliardi, i rendimenti

By: matrun
14 October 2026 at 08:16

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha mostrato un calo all’apertura dei mercati finanziari il 14 ottobre. Il differenziale è calato a 107 punti base, per la prima volta sotto la soglia psicologica dei 110 punti da giorni in apertura. I rendimenti sono rimasti fermi a 4,53%, mentre quelli tedeschi sono cresciuti.

Ieri si è conclusa l’asta dei titoli a medio e lungo termine dei Btp, che ha portato 7 miliardi di euro nelle casse dello Stato. I rendimenti sono stati piuttosto alti, anche oltre 4,8% per i titoli a scadenza più lunga. Nonostante questo, la domanda è stata sostenuta.

Lo spread è in calo, ma non i rendimenti

La riduzione dello spread verificatasi in apertura il 14 ottobre è stata causata soprattutto da un aumento dei rendimenti dei Bund tedeschi, non da un calo di quelli dei Btp, che sono rimasti al 4,53%. Questa quota è piuttosto stabile ormai da alcuni giorni e potrebbe essere un nuovo punto di equilibrio per i titoli italiani dopo la volatilità delle scorse settimane.

La crisi de debito in pausa

Tutti i principali elementi della crisi del debito mondiale non hanno presentato nuovi sviluppi questa settimana. Treasury e obbligazioni delle grandi aziende sono rimasti ai livelli precedenti e soltanto il debito francese continua a mostrare le conseguenze della pressione, soprattutto a causa dell’instabilità politica del Paese, con il governo che avrà grosse difficoltà ad approvare una nuova legge di bilancio.

Come è andata l’asta dei Btp del 13 ottobre

Ieri si è conclusa l’asta dei Btp a medio e lungo termine, la seconda emissione di titoli di Stato del mese di ottobre. Il Tesoro ha raccolto la cifra massima prevista, 7 miliardi di euro, divisi in:

  • 2,5 miliardi di euro del Btp 3% 3 anni scadenza 15 settembre 2029;
  • 3 miliardi di euro del Btp 3,35% 7 anni scadenza 15 settembre 2033;
  • 1,5 miliardi di euro del Btp 3,95% 15 anni scadenza primo ottobre 2041.

I rendimenti sono stati piuttosto alti, in particolare quelli dei titoli a 15 anni:

  • il Btp 3% 3 anni scadenza 15 settembre 2029 ha avuto un rendimento del 3,69%, 27 punti base sopra l’ultima tranche;
  • il Btp 3,35% 7 anni scadenza 15 settembre 2033 ha avuto un rendimento del 4,24%, 26 punti base sopra l’ultima tranche;
  • il Btp 3,95% 15 anni scadenza primo ottobre 2041 ha avuto un rendimento del 4,84%, 61 punti base sopra l’ultima tranche.

Le prossime aste si terranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Gli spread europei

Sostanziale stabilità per gli spread europei, con la Spagna che rimane poco sopra 60 punti base di differenziale e con la Francia che rientra a 137 dopo il picco di ieri, confermandosi però il grande Paese con i titoli di Stato più volatili in Europa in questo momento.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 13 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,46% –
Btp italiani 4,53% 107
Oat francesi 4,80% 136
Bonos spagnoli 4,07% 61

 

IPO Jio, la sfida dei ricavi da rete mobile dietro la valutazione da 100 miliardi

14 October 2026 at 05:00

Jio Platforms, il gruppo digitale e delle telecomunicazioni controllato da Reliance Industries, guidata da Mukesh Ambani, si prepara a quotarsi in Borsa con una valutazione attesa intorno ai 100 miliardi di dollari. I suoi 524 milioni di clienti sono una forza enorme, ma anche la misura della sfida: trasformare questa scala in ricavi sempre più solidi. Un nodo che parla anche all’Italia. Tra il 2021 e il 2025 il traffico dati mobile è più che raddoppiato, mentre i ricavi del comparto sono diminuiti.

È questo il filo che lega due mercati molto diversi. In India, Jio deve convincere gli investitori che la sua base di utenti può sostenere una valutazione da record. In Italia, i numeri mostrano che consumare più dati non significa automaticamente generare più ricavi per gli operatori. Non è la prova di una crisi generalizzata delle telecomunicazioni: è un problema più preciso, quello di monetizzare la rete mobile.

Jio vale per i clienti, ma anche per quello che saprà vendere loro

La quotazione di Jio Platforms è attesa come una delle più importanti mai viste in India. Le indicazioni circolate sul mercato collocano la valutazione del gruppo oltre i 100 miliardi di dollari, ma il valore definitivo dipenderà dal prezzo delle azioni e dalla domanda degli investitori.

La società non è soltanto un operatore telefonico. Attraverso la controllata Reliance Jio Infocomm offre connettività mobile e banda larga, mentre la piattaforma punta anche su servizi digitali, cloud, intrattenimento, soluzioni per le imprese e prodotti basati sull’intelligenza artificiale. È questa ambizione a rendere plausibile una valutazione da grande gruppo tecnologico. La domanda che accompagna l’IPO è semplice: quanto pesano già questi business nei conti e quanto, invece, resta ancora legato alla connettività?

I dati depositati per la quotazione restituiscono un’immagine di crescita. Nell’esercizio chiuso a marzo 2026, Jio ha raggiunto 524,4 milioni di clienti, contro 488,2 milioni dell’anno precedente. I ricavi operativi sono saliti del 14,6%, a 1.469 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15,1%, a circa 300,5 miliardi. Anche il ricavo medio mensile per cliente, o ARPU, è aumentato: da 206,2 a 214 rupie.

La crescita, tuttavia, va letta insieme alla composizione del business. Nello stesso anno il consumo medio mensile di dati per cliente è passato da 33,6 a 42,3 gigabyte. L’utilizzo della rete è, quindi, aumentato molto più del ricavo medio per utente: un segnale che rende centrale la capacità del gruppo di proporre servizi a maggior valore, aumentare la spesa dei clienti e costruire nuove fonti di reddito.

Jio Platforms Esercizio 2025 Esercizio 2026
Clienti 488,2 milioni 524,4 milioni
Ricavi operativi 1.282 miliardi di rupie 1.469 miliardi di rupie
Utile netto 261,1 miliardi di rupie 300,5 miliardi di rupie
ARPU mensile 206,2 rupie 214 rupie
Consumo dati mensile per cliente 33,6 GB 42,3 GB

Fonte: dati del prospetto Jio Platforms depositato presso la Sebi. ARPU e consumo dati sono riferiti al trimestre di uscita dell’esercizio.

L’IPO serve anche a ridurre il debito

C’è poi un altro aspetto meno spettacolare dei 524 milioni di clienti, ma importante per gli investitori: l’uso dei proventi. L’offerta prevede una nuova emissione di azioni; una parte rilevante delle risorse è destinata a rimborsare o anticipare debiti della controllata telefonica Reliance Jio Infocomm.

Il debutto in Borsa, dunque, non è soltanto una vetrina per la crescita digitale di Jio. Può anche rafforzare la struttura finanziaria del gruppo. Per chi valuta l’operazione, contano entrambe le dimensioni: la capacità di ridurre il debito e quella di trasformare il traffico, i clienti e la rete in utili futuri.

Il confronto con l’Italia: più dati, meno ricavi mobili

Il caso italiano non è sovrapponibile a quello indiano, ma aiuta a mettere a fuoco la stessa domanda. Secondo Agcom, tra il 2021 e il 2025, le risorse complessive delle comunicazioni elettroniche in Italia sono cresciute del 6%, da 27,85 a 29,53 miliardi di euro. Dentro il totale, però, le traiettorie sono opposte: i ricavi della rete fissa sono saliti del 20%, quelli della rete mobile sono scesi dell’11,4%.

Nel frattempo, il traffico dati medio giornaliero per SIM “human” è cresciuto di quasi il 113% tra settembre 2021 e settembre 2025. In altre parole, sulle reti mobili italiane viaggia molto più traffico, ma il comparto incassa meno rispetto a quattro anni prima.

Comunicazioni elettroniche in Italia Variazione 2021-2025
Risorse complessive del settore +6%
Ricavi della rete fissa +20%
Ricavi della rete mobile −11,4%
Traffico dati medio giornaliero per SIM “human” +112,8%

Fonte: Agcom. I dati sul traffico confrontano settembre 2021 e settembre 2025.

Parlare di “crisi delle telecomunicazioni”, in generale, sarebbe impreciso. Il settore nel suo complesso è cresciuto e la rete fissa ha compensato la flessione del mobile. Restano, però, forti la concorrenza e la pressione sui margini, come mostra anche il mercato italiano delle telecomunicazioni, dove gli operatori cercano nuove forme di collaborazione e condivisione delle infrastrutture.

Anche i risultati delle singole aziende sono diversi: Iliad ha chiuso il 2025 con ricavi e free cash flow in crescita, un esempio che invita a non leggere i dati del settore come una crisi uniforme. La criticità riguarda, soprattutto, la redditività dei servizi mobili, stretta tra l’aumento dei consumi, la concorrenza sulle tariffe e la necessità di investire in infrastrutture.

I due mercati non sono uguali, ma pongono una domanda comune: quanto può valere una rete se l’aumento dell’utilizzo non si traduce, con la stessa intensità, in maggiori ricavi?

Per Ambani la risposta dovrà convincere gli investitori a pagare una valutazione da oltre 100 miliardi. Per gli operatori italiani, la sfida è far crescere il valore economico di servizi e infrastrutture già molto utilizzati.

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