❌

Normal view

L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua

22 October 2026 at 06:30

Un film potente, originale e aperto a molteplici interpretazioni. Da vedere, possibilmente senza aspettarsi di uscire dalla sala particolarmente rasserenati

Tra le strade di San Lorenzo e una Capitale assediata dalla pioggia prende forma il dramma familiare diretto da Paolo Strippoli. Un film psicologico inquietante e visionario, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, che esplora il prezzo dei desideri e l’illusione di poter controllare il destino.

A volte basta alterare la percezione della realtà, incrinare le certezze e trasformare ciò che appare familiare in qualcosa di profondamente minaccioso. È su questo terreno che si muove il nuovo lungometraggio di Strippoli, un’opera che fin dalle sequenze iniziali avverte il pubblico, senza bisogno di dichiararlo: allacciate le cinture, perché i prossimi 115 minuti non saranno una passeggiata.

L’obiettivo è generare inquietudine, disagio, un senso crescente di instabilità. E da questo punto di vista il risultato è pienamente raggiunto. L’estranea è un film che non cerca di piacere a tutti, né di rassicurare chi guarda. Preferisce turbare, insinuare dubbi e lasciare addosso una sensazione sgradevole ma cinematograficamente stimolante.

Una regia che aggredisce i sensi: immagini, musica e suoni diventano protagonisti

Strippoli costruisce un universo visivo e sonoro nel quale ogni elemento contribuisce a destabilizzare lo spettatore. La macchina da presa non si limita a registrare gli avvenimenti, ma si muove incessantemente, gira attorno ai personaggi, li osserva da prospettive impreviste e talvolta sembra volerli imprigionare.

La colonna sonora irrompe con volumi elevati, gli effetti acustici assumono frequenze taglienti, mentre le luci colorate accentuano il carattere quasi allucinatorio di alcune sequenze. Nulla appare casuale: fotografia, montaggio, musica e regia partecipano alla costruzione di un unico organismo narrativo, nervoso e soffocante.

Per certi aspetti viene in mente il cinema di Paolo Sorrentino, soprattutto quello de Il divo, dove suono e immagine si fondono in una rappresentazione fortemente stilizzata. Ma mentre Sorrentino utilizza questa combinazione per creare un universo affabulatorio, barocco e visionario, Strippoli la trasforma in uno strumento di pressione psicologica.

Emblematica, in questo senso, la sequenza ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006. L’euforia collettiva diventa una cornice straniante, nella quale il rumore della festa sembra amplificare anziché cancellare l’angoscia individuale.

Da Bari a Roma, una famiglia perfetta e un patto con il destino

La vicenda prende forma a Bari, alla fine degli anni Novanta, all’interno della famiglia Colonna. Una famiglia dell’alta borghesia, economicamente agiata, apparentemente felice e convinta di avere davanti un futuro luminoso.

Anna, interpretata da Jasmine Trinca, e il marito Walter, cui dà volto Adriano Giannini, ripongono grandi aspettative nei figli Alice e Tobia. Il successo sembra un diritto acquisito, la felicità una condizione destinata a durare. Ma il destino, come spesso accade nel cinema e ancor più frequentemente nella vita, non sottoscrive contratti a tempo indeterminato.

Una successione di eventi drammatici incrina progressivamente quella costruzione di certezze, mettendo Anna davanti a un interrogativo terribile: fino a che punto è lecito spingersi per salvare ciò che si ama? È proprio quando la disperazione raggiunge il suo culmine che compare una figura misteriosa, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Un’estranea dotata di poteri inspiegabili, capace di offrire una via d’uscita dalle tragedie familiari. La sua proposta è apparentemente semplice: rimediare a una sventura in cambio di un sacrificio. Naturalmente, il prezzo potrebbe rivelarsi molto più alto del previsto.

L’ambientazione romana

Il racconto si sviluppa su due piani temporali. Al passato barese si contrappone la Roma contemporanea, dove Anna si presenta nell’appartamento della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per rivelarle il segreto che ha segnato l’esistenza della famiglia. La Capitale non rappresenta soltanto una seconda ambientazione geografica, ma diventa lo scenario nel quale i conti rimasti in sospeso tornano drammaticamente a galla.

Da San Lorenzo a Termini, le location del film

La presenza romana non è affatto marginale. L’estranea è stato girato anche nella Capitale, utilizzando ambientazioni riconoscibili, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, nella zona della stazione Termini e in diverse strutture ospedaliere. Tra le location figurano via degli Ausoni, lo scalo ferroviario osservato dall’alto, l’Ospedale San Camillo, l’American Hospital e gli studi cinematografici di via Tiburtina. Anche l’appartamento romano di Alice, spazio fondamentale per la costruzione della tensione narrativa, è legato a questo contesto urbano. Non siamo, tuttavia, davanti alla Roma monumentale delle cartoline, dei palazzi del potere o delle terrazze mondane. Strippoli sceglie una città più quotidiana, contemporanea e claustrofobica.

La pioggia incessante che accompagna il confronto tra madre e figlia finisce per trasformare l’ambiente urbano in una proiezione dello stato d’animo dei personaggi. Roma perde progressivamente i propri contorni rassicuranti, diventando uno spazio ostile, nel quale il passato sembra impossibile da tenere fuori dalla porta. Un utilizzo della Capitale particolarmente interessante: una città che non viene celebrata, ma coinvolta nella costruzione dell’incubo. E che contribuisce alla riuscita di un film finanziato anche attraverso il programma regionale Lazio Cinema International.

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, due interpretazioni che reggono il film

Uno degli aspetti più convincenti del lungometraggio è il confronto tra le due protagoniste. Jasmine Trinca conferma la maturità artistica raggiunta attraverso una successione di interpretazioni di notevole spessore. La sua Anna è una donna complessa, attraversata dalla paura e dal bisogno quasi ossessivo di conservare il controllo sulla propria esistenza. Non è soltanto una madre disposta a tutto per proteggere i figli. È anche una donna che desidera sentirsi indispensabile, determinante nelle scelte familiari, capace di indirizzare gli eventi secondo la propria volontà. Il suo dramma nasce proprio dallo scontro tra questa necessità di controllo e l’imprevedibilità della vita.

Valeria Bruni Tedeschi, dal canto suo, costruisce una presenza inquietante senza dover necessariamente ricorrere agli espedienti più convenzionali del cinema horror. La sua estranea possiede un’ambiguità quasi naturale, una capacità di oscillare tra apparente benevolenza e minaccia che rende il personaggio particolarmente efficace. Ma chi è davvero questa donna? Una manifestazione del male? Una creatura soprannaturale? La personificazione del destino, del senso di colpa o delle pulsioni più oscure dell’essere umano?

La sceneggiatura, firmata dallo stesso Strippoli insieme a Salvatore De Chirico, evita opportunamente di offrire una spiegazione univoca. Ed è proprio questa libertà interpretativa a costituire uno dei principali elementi di interesse dell’opera.

Non soltanto horror: il vero mostro è l’illusione di controllare la vita

Ridurre L’estranea a un film horror sarebbe limitante. L’opera attraversa diversi territori narrativi: il dramma familiare, il thriller psicologico, il fantastico e persino la tragedia morale. Al centro non c’è semplicemente una presenza minacciosa, ma un interrogativo antico quanto l’umanità: che cosa siamo disposti a sacrificare pur di cambiare il corso degli eventi? Il riferimento al patto faustiano è evidente. Tuttavia, Strippoli lo rilegge attraverso le dinamiche di una famiglia contemporanea, facendo emergere le contraddizioni che possono nascondersi dietro l’amore, l’ambizione e il desiderio di protezione.

La forza del film risiede nella capacità di trasformare un racconto soprannaturale in una riflessione sulla fragilità delle certezze borghesi, sulla maternità e sul confine, spesso incerto, tra generosità ed egoismo. Non tutto è immediatamente decifrabile e alcune scelte stilistiche possono risultare persino eccessive. Ma si tratta di eccessi che appartengono alla personalità del film, non di semplici esercizi di virtuosismo.

Da Venezia a Toronto, fino alla corsa agli Oscar 2027

La carriera internazionale de L’estranea conferma la particolarità del progetto. Coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, il film è stato presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conquistato il Premio ARCA CinemaGiovani come miglior film italiano, per poi ottenere il secondo posto nel premio del pubblico della sezione Midnight Madness al Toronto International Film Festival. A settembre è arrivata anche la designazione ufficiale dell’Italia per la categoria Miglior film internazionale agli Oscar 2027. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che tradizionalmente il nostro cinema si presenta agli Academy Awards con opere drammatiche, storiche o fortemente legate alla tradizione autoriale nazionale.

Il giudizio: un film coraggioso, imperfetto e decisamente da vedere

L’estranea non è un’opera accomodante. Richiede attenzione, disponibilità a confrontarsi con immagini disturbanti e una certa tolleranza verso un’esperienza sonora e visiva talvolta volutamente esasperata. Eppure, proprio nella sua capacità di spingersi oltre i confini consueti del racconto cinematografico, trova la propria identità.

Strippoli dimostra di possedere una personalità registica riconoscibile e il coraggio di percorrere territori ancora relativamente poco frequentati dal cinema italiano contemporaneo. La sua ambizione non è soltanto spaventare, ma utilizzare la paura per indagare le debolezze umane.

Alla fine della proiezione rimane una domanda in sospeso: siamo davvero padroni delle nostre scelte oppure trascorriamo l’esistenza cercando disperatamente di convincerci di esserlo?

L'articolo L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua proviene da Affaritaliani.it.

Entenda o linfoma não Hodgkin, câncer que causou morte de Netinho

Logo Agência Brasil

O linfoma não Hodgkin tipo B, doença que tirou a vida do cantor Netinho na terça-feira (13), é um câncer do sangue que começa no sistema linfático ─ uma rede de vasos, gânglios e órgãos, como as amígdalas e o baço, que faz parte das defesas do organismo.

Esse sistema coleta e redireciona para o sistema circulatório um líquido claro, chamado linfa, que contém células de defesa, os linfócitos, que exercem um papel vital no sistema imunológico e na proteção contra infecções.

Notícias relacionadas:

Os linfócitos ficam nos gânglios, também chamados de linfonodos, em regiões como o pescoço, axilas e virilhas. Nas pessoas acometidas pelo linfoma não Hodgkin, essas células de defesa sofrem mutações e se acumulam de forma desordenada nos linfonodos e em outros órgãos.

Quando os linfócitos que se acumulam são do tipo B, caracteriza-se um linfoma não Hodgkin como o diagnosticado no cantor Netinho e em 85% dos casos da doença. Há ainda os linfomas de células T (ou de linfócitos T) e os linfomas de células NK (células natural killer ou exterminadoras naturais), que são menos comuns.

A hematologista do Hospital A.C. Camargo Cancer Center Talita Maira Bueno da Silveira explica que, no caso específico do cantor, o linfoma não Hodgkin, apesar de ser do tipo B, era bem raro, por se caracterizar como um linfoma plasmoblástico, mais comum em pacientes imunossuprimidos.

“É um tipo específico desse linfoma, mais agressivo e mais difícil de tratar. A chance de cura desse linfoma é uma chance menor do que alguns outros linfomas não Hodgkin mais conhecidos”, explicou a hematologista.

De acordo com estimativas do Instituto Nacional de Câncer (Inca), 10.180 novos casos de linfomas não Hodgkin devem ser diagnosticados no país este ano, sendo 5.370 em homens e 4.810 em mulheres.

Sintomas

Os sintomas incluem gânglios aumentados, febre, suores noturnos intensos, perda de peso inexplicável e fadiga, variando conforme o subtipo e o ritmo de crescimento.

Também podem aparecer erupção cutânea avermelhada, disseminada pelo corpo, náusea, vômitos ou dor abdominal, coceira, tosse, dor de cabeça e dificuldade de concentração.

“As formas mais agressivas dos linfomas não Hodgkin podem ter estes e outros sintomas, que incluem dor no pescoço, nos braços ou no abdome, dificuldade para respirar, fraqueza nos braços ou nas pernas e em ambos, confusão mental”, destaca o AC Camargo Cancer Center.

Fatores de risco 

Embora os pesquisadores ainda não saibam exatamente o que causa esse tipo de linfoma, alguns fatores de risco estão associados à doença, como idade, sexo, imunossupressão, doenças autoimunes, radiação e substâncias tóxicas.

A lista de fatores de risco inclui ainda a exposição a infecções virais e bacterianas, como o vírus de Epstein-Barr, o HIV, o HTLV (vírus linfotrópico da célula humana) e a bactéria Helicobacter pylori.

Diagnóstico 

O diagnóstico é feito por meio de exames, como biópsia de linfonodos, punção de medula, raio-X, tomografia, ressonância magnética e PET-CT.

Também é feito o estadiamento, um processo que visa a definir a extensão do linfoma e se ele afetou outros órgãos. É por meio desse exame que se define o estágio do linfoma, cuja classificação vai de I a IV.

A letra E, de extensão é acrescentada se o linfoma é encontrado em órgão fora do sistema linfático, e a letra S indica que a doença alcançou o baço.

No estágio I, o linfoma é encontrado em apenas uma área de um gânglio linfático ou órgão do sistema linfático ou fora do sistema.

Quando o estágio é o II, há presença em dois ou mais grupos de gânglios linfáticos do mesmo lado do diafragma.

No estágio III, o linfoma está nas áreas de gânglios linfáticos acima e abaixo do diafragma.

Já no estágio IV, a doença se disseminou para um órgão que não pertence ao sistema linfático e não está perto do gânglio linfático.

Tratamento

O tratamento depende do estágio, sintomas e estado geral do paciente, mas é comum o uso de quimioterapia, radioterapia e, em casos específicos, anticorpos monoclonais, terapia-alvo com a imunoterapia e transplante de células-tronco.

A hematologista ressalta que, nos últimos anos, foram vistos muitos avanços no tratamento dos linfomas não Hodgkin, principalmente do tipo B, com a incorporação de novas estratégias, com drogas mais dirigidas para células tumorais e terapia celular.

“Essa é uma nova modalidade de tratamento que não ataca diretamente o tumor, e, sim, reativa o sistema imunológico para que ele ataque o tumor”, afirmou.

Atualmente, há duas modalidades de tratamento aprovadas para pacientes não curados com as terapias de primeira linha.

“Temos o biespecífico, que é uma medicação que o paciente recebe, que reativa o sistema imune. O outro é a CAR-T comercial, que não é produzida aqui no Brasil, mas que podemos fazer nesses pacientes que são portadores de linfoma do subtipo B”, finalizou.

No small potatoes: Andean tubers rescue the economy of a remote village in Argentina

13 October 2026 at 17:04
Franco Gabriel Gari holding Andean 'papines' in the Central Market of Buenos Aires on September 30, 2026.

The trip from the village of Iruya, in northwestern Argentina, to Buenos Aires Province can take several days. “The truck carrying fresh produce takes between 24 and 35 hours to arrive,” says Raúl Viveros, a member of the community Kolla Colanzulí of Finca Santiago. That is the effort required for the country’s largest market to sell the small potato-like tubers known as papines, which have a unique flavor and are produced by the first indigenous community to have been recognized by the state of Argentina.

Seguir leyendo

A resident of Iruya walking through town on August 31, 2026.VIew of Iruya, in Salta province in northwestern Argentina.Franco Gabriel Gari, an employee for Alta Red, unpacks Andean papines andinos from Iruya at the Central Market in Buenos Aires on September 30.
❌