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Meloni “nana borgatara”: bufera per il post di un pm di Roma sulla premier. Lui: “Mi hanno hackerato il profilo”

19 October 2026 at 18:02

“La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. Il poco elegante post è comparso domenica sera sul profilo Facebook di Alessandro Di Cicco, pm della Procura di Roma, subito dopo l’annuncio della premier di Giorgia Meloni di non voler firmare il decreto sull’aumento delle retribuzioni ai magistrati, imposto da una sentenza del Consiglio di Stato. Un’uscita contro cui si è scagliata in coro la destra con i suoi rappresentanti al Consiglio superiore della magistratura. E anche l’Associazione nazionale magistrati ha preso le distanze”con fermezza”: “Il rispetto istituzionale è il prerequisito di ogni interlocuzione fra magistratura e governo. Per questo riteniamo profondamente inappropriate le parole” del sostituto procuratore, ha affermato in una nota la giunta esecutiva del sindaco delle toghe.

Il magistrato, però, ha negato la paternità del post: “Ho appena presentato una denuncia perché il mio profilo Facebook è stato hackerato. Me ne sono accorto nella serata di ieri, quando ho immediatamente cancellato il post, bloccando il mio profilo e segnalando l’accaduto anche a Meta. Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare”, ha detto alle agenzie di stampa. Il testo della denuncia, presentata al commissariato del palazzo di Giustizia di Roma, è stato riportato dall’AdnKronos: “In data 19 ottobre 2026 alle ore 12 ricevevo sul mio account personale, avente nome “Di Cicco Alessandro”, della piattaforma social Facebook alcune notifiche riconducibili ad attività non compiute da me su tale piattaforma, pertanto mi rendevo conto che ignoti vi avevano fatto accesso a mia insaputa senza essere autorizzato”.

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Governo-magistratura, nuovo scontro. Meloni: “Non firmo gli aumenti alle toghe”. L’Anm: “Sono cifre dovute, non regali”

19 October 2026 at 08:09

Lo scontro tra governo e magistrati continua anche dopo la bocciatura del referendum relativo alla riforma della giustizia e alla separazione della carriere. La nuova polemica riguarda il pagamento degli arretrati a circa 11mila magistrati. “Non firmerò”. il rifiuto della premier si riferisce al decreto (tecnicamente un Dpcm) per sbloccare gli aumenti di stipendio arretrati, previsti in base ad alcune sentenze del Consiglio di Stato. La cifra ammonta a circa 1 miliardo di euro (970 milioni) da stanziare subito in Finanziaria.

Meloni ha anticipato il suo strappo in un’intervista all’AdnKronos. Spiegando che “non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.

La giunta esecutiva dell’Anm risponde con una nota: “La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese. Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento: le somme di cui ha parlato in queste ore la presidente del Consiglio sono differenze retributive previste dalla legge e non corrisposte per anni, non paragonabili a quelle ipotizzate in questi giorni”. Senza la firma della premier, si va verso un giudizio in ottemperanza, con la nomina da parte del Consiglio di Stato di un commissario ad acta che si sostituirà all’organo inadempiente. L’adeguamento riguarda 11 mila magistrati.

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