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Premio Sacharov 2026 alla Corte penale internazionale. Il Parlamento europeo: “Difendiamo l’indipendenza dei giudici”

22 October 2026 at 15:44

Il premio Sacharov 2026 per la Libertà di pensiero va alla Corte penale internazionale e ai suoi giudici. La Conferenza dei Presidenti, un organo del Parlamento europeo con a capo il presidente e di cui fanno parte i leader di tutti i gruppi politici, questa mattina a Strasburgo ha scelto il vincitore. L’organo con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, è stato colpito dalle sanzioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e per questo è stato proposto dal gruppo dei Socialisti come “simbolo della resistenza contro le guerre dell’amministrazione americana”. Dopo aver sanzionato singoli giudici e procuratori, l’amministrazione Trump ha deciso di colpire la Corte stessa, privandola delle risorse necessarie per operare. L’annuncio è arrivato il 9 ottobre, dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, che è stata giudice della Cpi e ha accusato formalmente Israele di aver commesso un genocidio a Gaza. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della difesa Yoav Gallant, la Corte ha emesso i mandati d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

“L’Unione europea si fonda sul rispetto del diritto internazionale. Con questo premio conferito alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari, il Parlamento europeo riconosce l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime, anche attraverso indagini, azioni penali e processi. Questi devono poter svolgere il proprio lavoro in modo indipendente. Continueremo a difendere questo principio”, ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola nell’annunciare il vincitore. Gli altri due finalisti erano Tundu Lissu, avvocato, leader politico e difensore dei diritti umani perseguitato per motivi politici in Tanzania, e Taraneh e Romina Rahimi, a nome di tutte le persone perseguitate dal regime islamico iraniano.

La Corte penale internazionale indaga e giudica le persone accusate dei crimini più gravi per l’intera comunità internazionale: genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione. La Corte svolge un ruolo fondamentale nella lotta globale all’impunità e attraverso la giustizia penale internazionale, chiama i responsabili a rispondere delle proprie azioni e si adopera per evitare che i crimini si ripetano. In qualità di organo giurisdizionale di ultima istanza, inoltre, integra l’operato dei tribunali nazionali. Disciplinata dallo Statuto di Roma, è la prima Corte penale internazionale permanente al mondo.

Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è stato assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela e ad Anatolij Marčenko ed è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero. Ogni anno il Parlamento europeo consegna al vincitore del Premio Sacharov una somma di 50mila euro e i candidati possono essere nominati anche dai singoli deputati in Parlamento. “La giustizia deve fare il suo corso, piaccia o non piaccia ai potenti della terra: questo è il messaggio che arriva oggi dal Parlamento europeo con la decisione di assegnare il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e per l’impegno a favore dei diritti umani proprio alla Corte penale internazionale. Finalmente arriva uno schiaffo a Trump”, così in una nota Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.

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Sanità, Schillaci: “Obiettivo di fine mandato chiudere il nuovo Piano sanitario nazionale”

20 October 2026 at 13:27

Sanità, il ministro punta a completare entro la legislatura il nuovo Piano sanitario nazionale, assente dal 2008

Il ministro della Salute Orazio Schillaci punta a concludere entro la fine della legislatura il nuovo Piano sanitario nazionale, assente dal 2008 e attualmente in fase di elaborazione insieme ai tecnici del ministero e alle Regioni.

“Vorrei concludere, prima della fine di questa legislatura, il nuovo Piano sanitario nazionale, che manca dal 2008 e che stiamo portando avanti con i tecnici del ministero e con le Regioni. Uno strumento che sicuramente può dare tante risposte in sanità”, ha dichiarato Schillaci intervenendo al Welfare Italia Forum in corso a Roma.

Il ministro ha sottolineato la necessità di aggiornare il Servizio sanitario nazionale, evidenziando come, dopo quasi cinquant’anni, siano necessari diversi interventi di ammodernamento.“C’è la necessità, dopo quasi cinquant’anni, di tanti ammodernamenti per il Servizio sanitario nazionale per stare al passo con la ricerca e per stare vicino alle persone”, ha aggiunto.

Nel suo intervento, Schillaci ha richiamato anche i risultati già raggiunti, indicando come motivo di particolare soddisfazione il conseguimento del target europeo delle Case di comunità.“Sono state una sfida nello scetticismo globale, con qualcuno che tifava perché non ce la facessimo”, ha affermato il ministro. Secondo Schillaci, le Case di comunità stanno ora entrando nella fase operativa e rappresenteranno un cambiamento concreto per i cittadini.“Cominciano a funzionare e saranno la vera rivoluzione di cui i cittadini si accorgeranno e cominciano già ad accorgersi”, ha concluso.

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Caro carburante, Alemanno cacciato dal presidio di Cerignola: “Non fate passerelle sulla nostra pelle”

19 October 2026 at 18:16

Al casello di Cerignola Est, sulla A16, la protesta contro il caro carburante e la crisi dell’agricoltura ha un confine preciso: quello che separa la solidarietà dalla passerella politica. E quando Gianni Alemanno, ex ministro dell’Agricoltura ed esponente di Futuro Nazionale, si presenta al presidio allestito nei pressi della stazione Eni, quel confine diventa una linea invalicabile. Ad accoglierlo non ci sono strette di mano e applausi, ma contestazioni, voci concitate e un invito inequivocabile ad andarsene, rivolto a lui e ai suoi collaboratori. A guidare la protesta è Vincenzo Pinnelli, promotore e leader del presidio cerignolano. Gli agricoltori e gli autotrasportatori sono lì da giorni, con le loro rivendicazioni e una rabbia che non ha bisogno di megafoni per farsi sentire.

“Sapevamo che sarebbero arrivati alcuni politici a fare passerella. Vogliono utilizzare la nostra battaglia per la campagna elettorale, ma i problemi sono altri”, spiega Pinnelli, ricostruendo quanto accaduto. La visita di Alemanno, racconta, era stata preannunciata. “Non ci interessava particolarmente, ma non cacciamo nessuno. Gli accordi, però con tutti, Alemanno compreso, sono chiari: niente dirette televisive e niente conferenze stampa. Quando è arrivato, sono spuntati una decina di microfoni e telecamere, con giornalisti che in dieci giorni di protesta non avevamo mai visto. Ci siamo innervositi e abbiamo reagito“.

Nel confronto, il leader del presidio non ha usato mezzi termini: “A tutti i politici: non marciate sul sangue nostro a venirvi a fare la campagna elettorale. Qui a Cerignola e in tutta la Capitanta non siete ben accetti. Voi non siete nessuno, siete nostri dipendenti“. Una frase che riassume il sentimento di chi, davanti ai costi che divorano i margini delle aziende e a un futuro sempre più incerto, non vuole diventare lo sfondo di una campagna elettorale.

Attorno a lui, altri manifestanti contestano l’ex sindaco di Roma ora nelle fila del generale Vannacci, scandendo parole che suonano come un avvertimento a tutta la politica: “Tu ora vieni perché ci sono le elezioni e pensi agli autotrasportatori – spiega con tono deciso un altro autotrasportatore presente nell’area di servizio di Cerignola – non hai capito che te ne devi andare da qua. Non vi permettiamo di farlo sulla nostra pelle, sulla nostra crisi e sui nostri sacrifici. I comizi fateli dall’altra parte dove siete abituati a ventilare promesse. Qui non vi cacciamo ma non saremo il vostro sfondo per le dirette televisive“.

E il bersaglio, precisa Pinnelli, non è soltanto una parte politica. “Anche le passerelle dentro le sedi di partito, di destra e sinistra, non aiutano la nostra battaglia. A oggi nessuno di quelli che siedono in Parlamento ha saputo dare risposte al settore”. A Cerignola, dunque, il messaggio è bipartisan: la protesta non è in cerca di padrini, ma di soluzioni. E chi arriva per trasformarla in una vetrina rischia di trovare la porta chiusa. Anche se si chiama Gianni Alemanno o Roberto Vannacci.

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Liste d’attesa, la Corte dei conti: “Più fondi, ma non diminuiscono i tempi. Risorse inutilizzate, personale insufficiente e sistemi di controllo carenti”

19 October 2026 at 16:28

Di fronte alla mancanza di personale e di sistemi di monitoraggio inadeguati, l’incremento delle risorse stanziate non porta necessariamente all’aumento delle prestazioni offerte, e quindi alla riduzione delle liste d’attesa. È la Corte dei conti a dirlo, certificando che i lunghi tempi della sanità pubblica continuano a rappresentare una “criticità strutturale” del Ssn. Non emergenziale, dunque, riconducibile – o giustificabile – agli strascichi della pandemia. Bensì una problematicità organica e costitutiva, di cui i dati sono testimoni: per visite ed esami diagnostici, solo una prescrizione su due si traduce in una prenotazione, mentre un cittadino su cinque rifiuta la prima disponibilità proposta. Alla base di questi numeri ci sono fattori organizzativi, gestionali e di programmazione, oltreché una drammatica carenza di organico. A questi si aggiunge una sostanziale assenza di sanzioni e procedimenti disciplinari nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie che registrano le performance peggiori, nonché la difficoltà a mettere a terra la totalità dei fondi stanziati. Nonostante i proclami, i decreti legge e i ddl annunciati, quindi, gli interventi messi in campo dal governo negli ultimi anni non riescono ancora a produrre risultati tangibili e misurabili.

La fotografia scattata dalla Corte dei conti è descritta nella relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”. L’analisi prende in esame le risorse stanziate, la loro effettiva utilizzazione, nonché lo stato di attuazione del decreto legge del 2024, che ha portato a risultati alterni nelle diverse Regioni. Allo stato attuale, molte misure devono ancora entrare pienamente a regime e non c’è una corrispondenza verificabile tra finanziamenti, prestazioni erogate e riduzione effettiva delle attese. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario, infatti, “persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi”, afferma la Corte, sottolineando che “l’incremento dei finanziamenti non ha sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa”.

La magistratura contabile chiede risultati misurabili e verificabili. Propone una rendicontazione più rigorosa, il completamento della piattaforma nazionale, l’integrazione delle agende di pubblico, privato accreditato e intramoenia e un collegamento progressivo tra assegnazione dei finanziamenti e risultati conseguiti. Per la magistratura contabile, è necessario potenziare l’assistenza territoriale, prevista dal Pnrr e dal D.M. n. 77 del 2022 ma che in molti territori è rimasta solo sulla carta, aggravando forti disuguaglianze. L’obiettivo deve essere quello di migliorare la presa in carico, ridurre la domanda impropria e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi specialistici.

Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi, sottolinea la Corte. “La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti”, viene evidenziato. In alcune Regioni resta inutilizzata una quota significativa dei fondi. Nel 2024 Basilicata, Molise e Friuli-Venezia Giulia registrano rispettivamente il 44%, il 41% e il 39% di mancato utilizzo. Nel 2025, con dati ancora parziali, il Molise arriva al 60%.

Dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) emergono forti differenze regionali nelle prescrizioni. In alcune Regioni oltre l‘85% delle ricette è classificato con priorità P (programmata), in altre la percentuale è inferiore all’8%. Una distanza che pone interrogativi sull’omogeneità e sull’appropriatezza delle prescrizioni. Inoltre, emergono netti divari tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, nonché ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i Cup e distanze tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate. L’analisi conferma “difficoltà nell’ampliamento dell’offerta sanitaria, anche in presenza di risorse finanziarie adeguate”.

La magistratura contabile raccomanda, quindi, di accelerare l’attuazione del decreto del 2024, rafforzare i meccanismi di controllo sull’impiego delle risorse e sui risultati ottenuti, nonché adottare interventi strutturali per superare le carenze di personale, soprattutto specialistico. Per la Corte, “occorre altresì rendere più efficaci i sistemi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi”. Di fatto, le sanzioni ai dirigenti sanitari risultano inapplicate: la Corte, infatti, rileva una sostanziale assenza di procedimenti disciplinari e responsabilità contabili nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie.

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Tesserati a loro insaputa e centinaia di iscritti nella stessa abitazione: dalla Puglia alle Marche, i casi “misteriosi” di Futuro nazionale

18 October 2026 at 08:23

“Vogliono aprire un comitato accanto al mio, per farmi fuori. Me lo hanno garantito”. E come fanno? “Possono farlo da un giorno all’altro. E sono sicuro che andrà così”. Che non fosse arduo aprire un comitato per il partito di Roberto Vannacci – bastano dieci iscritti, maggiorenni, e un referente – lo si era capito da tempo. Però quella confidenza raccolta quest’estate da ilFattoQuotidiano.it da un presidente di comitato campano segnala qualcosa di più: un terreno poroso tra le cui pieghe si sono giocate – e forse si continuano a giocare – le mire carrieristiche di chi intendeva scalare le gerarchie all’interno di Futuro nazionale. Ed ecco che spuntano i ras delle tessere, persone che gestiscono comitati lungo tutta la penisola; e ancora: referenti che, in contrasto coi vertici di FnV, decidono di chiudere il proprio comitato e, in un colpo solo, di portare via centinaia di iscritti. È successo in Calabria, a Sassari, in provincia di Cuneo.

Eppure a tutto ciò si stanno sommando sia notizie di iscrizioni se non altro ambigue, sia notizie di iscrizioni “a loro insaputa”. A fine luglio, dal Barese, arriva la storia di Francesca Caterina Laquale, 20 anni: un giorno apre la cassetta della posta e si ritrova tra le mani la tessera di FnV con su scritto il proprio nome. Solo che lei quell’iscrizione non l’aveva mai chiesta, così presenta la denuncia ai carabinieri, chiede al partito di essere cancellata dal registro mentre, sempre dalla stessa zona, emergono testimonianze simili: giovani che avrebbero aderito a Futuro nazionale senza consenso. Due giorni fa, su Repubblica, il racconto che coinvolge una 17enne di Acquaviva delle Fonti. “Mia figlia non ha mai aderito al partito di Vannacci, anche perché è di tutt’altra formazione politica” ha detto la madre. Intanto a settembre il partito del generale comunica di aver raggiunto 150mila adesioni.

Tre settimane fa è lo stesso partito di Vannacci a denunciare qualcosa che non va a Sassari. Questi i fatti: l’ex consigliere regionale Marcello Orrù comunica che lui e i 500 iscritti al suo comitato, poiché delusi dal generale, fanno armi e bagagli e se vanno; restituzione della tessera e, da ciò che dicono, ingresso nel movimento di Marco Rizzo. A questo punto è Gianluca Dessì, coordinatore regionale di FnV, a gettare una luce grottesca sulla vicenda: “Dalle nostre verifiche emerge che 488 tesserati su circa 500″ risultano “associati allo stesso numero di telefono, alla stessa mail e alla medesima residenza, riconducibile a un’edicola“. Orrù ha respinto le accuse: nessun dato gonfiato. Nonostante ciò la notizia è rimbalzata sui giornali.

E ora l’ultimo caso, in ordine di tempo, denunciato da Cronache maceratesi, secondo cui 226 iscritti a Civitanova Marche sono registrati nella stessa abitazione, che corrisponde alla residenza di un dipendente comunale, definito “fedelissimo” del sindaco Fabrizio Ciarapica, passato con Vannacci e nominato coordinatore regionale. Il primo cittadino ha spiegato che “non c’è nulla di misterioso, l’indirizzo associato è quello del responsabile organizzazione Marche del partito. La tessera viene spedita direttamente a casa“. Il quotidiano maceratese ha raccolto le testimonianze di persone che si sono trovate, a loro insaputa, nel registro degli iscritti a FnV. “Tutte illazioni” ha replicato Ciarapica, “abbiamo conferito mandato al nostro legale di intraprendere ogni opportuna azione giudiziaria a tutela dell’onorabilità di Futuro nazionale”. Il Resto del Carlino ha visionato file Excel più completi, con 603 nominativi, il 90% dei quali residente nello stesso appartamento, in via Cesare Battisti. Tra di loro c’è Roberto Belardinelli, ex assessore e vicesindaco di Civitanova, avvocato, ex Pci, Pds e Pd. Per carità, al trasformismo non c’è mai fine, però il diretto interessato ha negato di essersi mai tesserato per Vannacci: “Sono allibito. È ovvio che non ho mai sottoscritto la tessera, questa cosa non finisce qui”. A il Giornale ha annunciato, lui che è avvocato, di volersi recare in Procura.

Nel frattempo Vannacci si è presentato per la prima volta alle elezioni. Alle suppletive di Reggio Calabria il risultato, quasi l’11%, si è prestato a una doppia lettura: da una parte il consenso in doppia cifra (già di per sé notevole per un partito nato ufficialmente lo scorso giugno) è stato di almeno tre punti più alto rispetto ai sondaggi nazionali; dall’altra FnV non ha influenzato l’esito del voto, dal momento che il candidato del centrodestra ha vinto senza particolari patemi. Perciò non stupisce che il generale abbia preferito rinunciare alle prossime suppletive a Chieti, in programma il 15 e 16 di novembre. Ciò che si registra, da più di tre settimane, è che la crescita di Futuro nazionale sembra essersi fermata: la Supermedia YouTrend del 15 ottobre valuta il partito di Vannacci al 7,2%, in calo di mezzo punto rispetto al 7,7% di due settimane fa.

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Le liste di attesa non sono ‘percepite’. Ai politici che minimizzano dico: basta spingere verso il privato

17 October 2026 at 06:49

Sono sempre più allibito quando leggo sui nostri quotidiani, spero mai su quello per il quale scrivo, che le liste di attesa sono un finto problema.

Avete capito bene ed ora che si avvicina l’annus mirabilis, con elezioni nazionali, con elezioni locali importanti come Milano, e con la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, pare che tutti stiano peggio visto che tutti parlano a gran voce di sanità.

Allora partiamo con il Ministro della Salute, il collega Schillaci, che non più tardi di qualche giorno fa dice: “Cure negate? Dati basati su autopercezione”. Ma il Ministro Schillaci, e qui chiedo venia del mio “non sapere”, fa ancora il medico? Se si in quale struttura romana? Perché dovrebbe comunque sapere il ginepraio in cui qualunque cittadino si trova quando ha necessità di salute senza avere la possibilità di eseguire qualunque visita, esame o intervento a pagamento.

Poi leggo che nella mia regione, la Lombardia, che si vanta di essere all’avanguardia, una delle prossime richieste che deve essere posta dai medici di base non è, come dovrebbe, quali sono i suoi sintomi, per cercare di porre una diagnosi ed avviare il paziente ad un percorso di cura, ma: “Lei ha l’assicurazione?” Certo una domanda che viene mascherata come volontà di conoscere quanti cittadini lombardi possono avere una forma alternativa al Servizio Sanitario Nazionale. Ma siamo sicuri sia questa l’unica motivazione visto che già sanno che una ricetta su due viene cestinata dopo essere stata prescritta? Questo vuol dire che hanno già la risposta sia a livello nazionale per le liste di attesa infinite che deviano, per chi può, verso il privato puro.

Chissà se non è un’altra volontà mascherata di spingere verso il privato. Consiglierei a questi politici di rivedere con attenzione la puntata PresaDiretta dell’11 ottobre scorso dove viene spiegato a chiare lettere il disastro della sanità molisana in mano ad associazioni che gestiscono le strutture private accreditate che attendono rimborsi milionari dalla regione e che chiudono, uno dopo l’altro, gli ospedali pubblici.

Vorrei vedere ad esempio i bilanci dell’Oftalmico di Milano, ospedale pubblico puro, che ha numeri enormi di prestazioni e di interventi di cataratta ma poi ne esegue solo pochi, sulle dita di una mano, al mese. Oppure i bilanci dell’Ospedale di Niguarda che ha solo qualche letto privato per tutti i reparti della città della salute del capoluogo lombardo.

Questa la realtà di strutture che funzionano. Per quello ho costruito l’Osservatorio Cataratta Lombardia (www.oclombardia.it) perché desidererei indicazioni certe dai cittadini visto che i nostri politici danno i numeri. A caso!

Dico da anni che “La percezione del controllo riduce il rischio di abuso”. Dobbiamo, tutti insieme cercare di trovare il modo che siano controllati i controllori che non controllano. A cominciare dalle loro parole fino ad arrivare alle loro azioni. Senza mai pensare alle fasce deboli, le più esposte, che rendono il tessuto della nostra società molto malata.

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Roulette Olandese, croupier americani: il Grande Inganno del TTF e l’Eutanasia dell’Industria Europea.

16 October 2026 at 22:21
Nel precedente articolo “Prezzo del gas al TTF e il dogma europeo: perché Giorgia Meloni difende il disastro energetico di Bruxelles ” abbiamo ridimensionato e specificato ciò che la Meloni ...

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Le due inflazioni delle regole di bilancio Ue

16 October 2026 at 09:23

L’alta inflazione incide sull’andamento della finanza pubblica e sul funzionamento delle regole europee. Sono due le questioni principali: il trattamento del fiscal drag e i margini di flessibilità rispetto a un percorso di spesa pubblica fissato nel 2024.

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Screening neonatali a due velocità, la Puglia è già oltre i nuovi Lea: test su oltre 500 malattie contro le 58 garantite a livello nazionale

16 October 2026 at 07:05

Dopo anni di attesa, l’approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) ha finalmente ampliato gli screening neonatali garantiti gratuitamente in tutta Italia. Sulla carta, un passo in avanti verso un accesso più equo alla diagnosi precoce, che però per produrre effetti tangibili dovrà essere effettivamente attuato dai territori, garantendo a tutti i bimbi, indipendentemente dal luogo di nascita, un percorso chiaro e tempestivo di presa in carico. Ora il pannello nazionale dello Screening neonatale esteso (Sne) – un test obbligatorio e gratuito – copre 58 patologie. Nove in più rispetto alle 49 precedentemente garantite a livello nazionale, tra cui l’Atrofia muscolare spinale (Sma), il cui screening era già stato introdotto autonomamente solo da alcune Regioni. Ma questo tentativo di uniformare i diritti dei cittadini non basta a superare le disuguaglianze territoriali. I bimbi nati in Puglia hanno accesso a un servizio molto più avanzato. Tutti i neonati possono accedere gratuitamente, su base volontaria, a uno screening genomico che analizza 433 geni associati a oltre 500 malattie. Una differenza rilevante, che riapre subito il tema delle disparità: a seconda del Cap, aumentano o diminuiscono le possibilità di arrivare a una diagnosi precoce. E, di conseguenza, di intervenire prima della comparsa dei sintomi.

Il programma è diventato strutturale nell’aprile 2025, dopo una prima fase sperimentale. Secondo gli ultimi dati, sono ormai circa 33mila i neonati sottoposti allo screening, con un tasso di adesione del 90,6%. A differenza dello Sne previsto dai Lea, infatti, Genoma-Puglia non è obbligatorio: i genitori, dopo essere stati informati, devono firmare un consenso. In ogni caso, il servizio è totalmente gratuito ed è finanziato dalla Regione con circa 5 milioni di euro l’anno. Il numero di geni indagati, inizialmente più basso, è stato progressivamente ampliato fino agli attuali 433. Ma la differenza rispetto a quanto garantito dai Lea non è solo quantitativa. Lo screening genomico, infatti, oltre a cercare direttamente nel Dna alterazioni associate a un numero molto più ampio di patologie, permette continuamente di aggiornare il pannello di geni e malattie, sulla base delle nuove conoscenze e possibilità di cura. “Possiamo incrementarlo man mano che ci sono nuove scoperte e nuovi trattamenti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mattia Gentile, direttore dell’Unità complessa di Genetica medica dell’ospedale Di Venere della Asl Bari e responsabile clinico di Genoma-Puglia. Lo screening si concentra solo sulle condizioni per le quali scoprire precocemente un rischio può consentire di intervenire con una terapia, con la prevenzione o con controlli mirati. Non su tutto ciò che è scritto nel Dna.

La possibilità di intervenire prima che la malattia si manifesti è decisiva. Per alcune patologie, infatti, aspettare il comparire dei sintomi significa agire quando una parte del danno è già avvenuta. Gentile racconta il caso di una bambina che a circa un mese di vita appariva perfettamente sana, ma nella quale lo screening aveva individuato un’alterazione associata a una malattia che normalmente si sarebbe manifestata mesi più tardi con problemi nello sviluppo neuromotorio. Gli accertamenti successivi hanno confermato il rischio e la terapia è stata avviata subito. “La bambina sta andando bene”, spiega il genetista. Questo non significa però che trovare un’alterazione genetica equivalga automaticamente a diagnosticare una malattia. A una possibile positività devono seguire accertamenti, consulenza e, se necessario, la presa in carico da parte di un centro specializzato. Ed è anche qui che si gioca la possibilità di replicare il modello pugliese: oltre alle tecnologie e ai finanziamenti, servono una rete sanitaria e professionisti in grado di accompagnare rapidamente il bambino dalla segnalazione alla diagnosi e alle eventuali cure.

Negli anni anche altre Regioni, tra cui Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno anticipato il livello nazionale introducendo autonomamente alcune patologie negli screening o avviando progetti pilota. Ma sul fronte genomico la Puglia rimane un caso a sé. “Il nostro è uno dei programmi più importanti a livello mondiale nella sanità pubblica – sintetizza Gentile -. Nel resto d’Italia esistono sperimentazioni, ma non un servizio strutturale di queste dimensioni offerto a tutta la popolazione neonatale”. Di fatto, mentre una parte d’Italia deve ancora organizzarsi per applicare pienamente gli standard previsti dai nuovi Lea, una Regione è già a un livello ulteriore di prevenzione. Un primo nodo per portare il modello su scala nazionale è quello delle risorse. Il gruppo di Gentile sta lavorando a una valutazione più precisa del rapporto tra costi e benefici, considerando anche quanto può essere risparmiato, in spese sanitarie e assistenziali, evitando diagnosi tardive, ricoveri, disabilità e trattamenti iniziati quando la malattia ha già prodotto conseguenze permanenti. “Ma non è solo un problema di fondi”, avverte il genetista: servono laboratori, personale, centri specialistici e soprattutto un’organizzazione capace di prendere in carico i bambini individuati dallo screening.

La questione è già arrivata in Parlamento. Nel marzo 2025 i senatori Alberto Losacco e Beatrice Lorenzin hanno presentato un disegno di legge per inserire lo screening genomico neonatale nei Lea e offrirlo a tutti i nuovi nati. Il testo è stato assegnato alla commissione Sanità del Senato, ma il suo esame non è ancora iniziato. È la stessa direzione indicata a ilfattoquotidiano.it da Fabiano Amati, avvocato e promotore della legge regionale che ha dato origine a Genoma-Puglia: “Invece di continuare ad aggiungere una malattia alla volta, bisognerebbe inserire nei Lea lo screening genomico”, mantenendo il pannello limitato alle condizioni per le quali esistono terapie o possibilità concrete di intervento. Oggi, osserva, il programma pugliese viene finanziato con risorse proprie della Regione: significa che la possibilità di accedervi continua a dipendere dal territorio in cui si nasce. “È un problema di uguaglianza”, sottolinea Amati. Gentile ricorda che tecnologie che solo pochi anni fa sembravano difficili da utilizzare su larga scala oggi consentono al suo laboratorio di processare centinaia di campioni ogni settimana. La prospettiva dei prossimi anni è che lo screening genomico possa acquisire un ruolo progressivamente sempre più importante nella medicina preventiva. Resta il dubbio se questa evoluzione procederà, com’è successo finora, a velocità diverse da Regione a Regione. O se diventerà un’opportunità garantita a tutti i neonati dal Servizio sanitario nazionale.

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