En torno a un centenar de migrantes que entraron en Ceuta entre el 30 y el 31 de julio ya tienen la protección internacional que les permite permanecer legalmente en España y les reconoce el derecho a residir y trabajar en el país. Así lo han confirmado a este periódico diversas fuentes internas, que constatan que las resoluciones de asilo concedidas desde el 31 de julio ascienden a 180 expedientes. No obstante, no todas son de migrantes que llegaron a Ceuta en el cruce masivo, sino que algunos de ellos corresponden a personas que ya estaban previamente en la ciudad. Los relativos a las personas que llegaron a finales de julio se cifran en algo más de un centenar.
El tercer ciclo fe instalado el pasado miércoles 14 de octubre con el objetivo de avanzar en la renovación del Tribunal Supremo de Justicia y en la fijación de garantías de participación para las organizaciones políticas en Venezuela.
Tenían razón PP y Vox en recelar de la visita del presidente argentino, Javier Milei, a Madrid. No solo porque el economista libertario desgranara en su primer acto público ideas que resultan inasumibles para dos partidos que aspiran a gobernar España en poco más de dos meses, como que “todo impuesto es un robo, ya que nadie los paga voluntariamente”; o que hay que “aplicar la motosierra en el gasto público”, porque “el Estado no crea riqueza, solo la destruye”. Sobre todo, porque Milei se ha presentado en España como el antagonista de Pedro Sánchez, con el que ha buscado la confrontación directa, eclipsando a los dos candidatos de la derecha española, Alberto Núñez Feijóo y Santiago Abascal, que deben derrotarlo en las urnas.
La figura y la memoria de Alfredo Pérez Rubalcaba han vuelto a concentrar este martes toda la atención en el Congreso de los Diputados, donde ejerció como parlamentario 21 años. La Mesa del Congreso aprobó hace casi un año otorgar el nombre de Pérez Rubalcaba a la tradicional sala del escritorio de prensa donde trabajan a diario los representantes de los medios de comunicación, justo al lado de la salida del hemiciclo, para homenajear la importancia de un político que falleció hace siete años. En el salón de los pasos perdidos del Congreso se ha ubicado este martes una fotografía de Rubalcaba en la tribuna de oradores y un escritorio con sus libros y los seis premios de oratoria que le concedió en su día la Asociación de Periodistas Parlamentarios. Su viuda, Pilar Goya, ha agradecido su presencia a todos los asistentes en un salón lleno. El PP solo envió a una diputada de base, Carmen Navarro, que fue hasta el final de esta legislatura secretaria cuarta de la Mesa.
Los ministro de Hacienda, Arcadi España, Transportes y Movilidad Sostenible, Óscar Puente y Transformación Digital de la Función Pública, Óscar López, durante el acto celebrado este martes en el Congreso.
La presidenta del Congreso, Francina Armengol, y la viuda de Alfredo Pérez Rubalcba, Pilar Goya, durante el acto de cambio de denominación del Escritorio de Comunicación por el de Escritorio Alfredo Pérez Rubalcaba, en el Congreso de los Diputados, este martes.
Ci svegliamo con le immagini degli scontri in Piazza del Duomo. Un brusco risveglio che speriamo faccia scuotere dal sonno anche la politica milanese, ormai da tempo simile alla Bella Addormentata. Non c’è un Principe Azzurro salvifico che risolverà i problemi della città. Nelle amministrazioni a guida centrosinistra (tra le altre Genova e Udine) ci sono figure unificanti che sanno stare a fianco delle proteste e cercano e trovano le soluzioni ai problemi, con un forte senso delle istituzioni e della comunità. Non basta andare e farsi fotografare nelle periferie; bisogna indicare soluzioni e soprattutto creare fiducia e partecipazione alla dimensione pubblica. Purtroppo invece c’è una certa stanchezza nel dibattito politico del centrosinistra milanese. Sarà l’incertezza sui tempi e sulle modalità di eventuali primarie per scegliere il candidato sindaco. Sarà che si attendono le decisioni romane e che i candidati sembrano in surplace. Sarà che il comitato dei saggi, che dovrà definire i valori comuni e la cornice, è ancora al lavoro. Sarà che nemmeno il perimetro della coalizione è deciso.
Come ha evidenziato Giuseppe Longhi su Arcipelago (Candidato sindaco dicci qualcosa! Un silenzio assordante 13ottobre 2026) e successivamente Beppe Sala (Casa, l’alt del sindaco ai candidati Basta diagnosi, ora fate proposte tutti Repubblica Milano 16 ottobre 2026) le differenze tra i/le candidati/e si basano sui toni ma non sulla radicalità di proposte davvero diverse. I candidati sono simili, evocano gli stessi problemi: casa, sicurezza, salari bassi, mobilità. Le differenze, in assenza di proposte di programma da parte dei partiti e delle forze politiche della coalizione (per ora silenti) non risiedono nelle soluzioni ma nel profilo delle personalità in campo. Quindi ad oggi si potrebbe scegliere un candidato solo in base alla sua immagine, o alla sua storia personale o ai suoi sponsor politici. Sponsor che nella corsa di questi giorni a schierarsi con questo o quel candidato sembrano differenziarsi e dividersi negli endorsement rispetto alle famiglie politiche tradizionali meneghine. Di sinistra, riformista, pragmatico, femminista, ispirato ai sindaci di New York o di Berlino, riformista municipale etc etc ma per fare cosa davvero e con quale concretezza e sostenibilità?
Qualche eccezione a questo quadro si può cogliere nelle candidature dei due assessori ancora in carica (Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte) che ovviamente portano una visione e capacità amministrativa collaudata. Anche nel profilo di Carlotta Cossutta e forse di Tommaso Goisis si possono cogliere alcuni elementi identitari collegati nel primo caso alla rappresentanza femminista e nel secondo caso alla volontà di dare voce a energie e competenze giovanili. La competizione tra i due competitor dati come favoriti (Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi) rischia di trasformarsi in uno scontro astratto nel già problematico campo largo milanese tra posizioni di ‘sinistra’ e posizioni ‘riformiste o moderate’. Una larga parte degli elettori rischia di non ritrovarsi in questa rappresentazione della città e quindi di decidere di non partecipare alle primarie. D’altra parte la diminuzione della partecipazione al voto anche a Milano segnala una crisi profonda della vitalità della dimensione pubblica.
La polarizzazione artefatta nelle primarie rischia di rendere il dibattito tossico soprattutto se correlato ai facili slogan lanciati in questa fase nel dibattito. Milano viene descritta come una città divisa in due parti tra di loro contrapposte. Da una parte la Milano che corre e dall’altra quella che arranca. Da una parte i ricchi e la ztl, dall’altra gli ultimi e le periferie. Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta per trovare, in una buona Amministrazione, le soluzioni anche radicali ai problemi della città? Al netto della sacrosanta lotta di una città che deve ritrovare la sua strada liberandosi da speculatori, da chi inquina, da mafiosi e camorristi, dagli evasori fiscali (e la lista potrebbe diventare lunga) oggi chi corre a volte ha problemi analoghi a quelli di chi arranca. Le contrapposizioni sono vitali ma le soluzioni devono essere trovate insieme, in una dimensione comunitaria innovata.
I giovanissimi che hanno occupato ieri il centro della città sono l’esempio lampante di questa necessità; sono senza rappresentanza, senza possibilità di azione, senza futuro, facili prede di violenti e provocatori. Sarebbe interessante chiedere a questa platea cosa pensano delle primarie e della politica. Chi si ispira alle figure del sindaco di New York o della prossima sindaca di Berlino dimentica che Zohran Mamdani e Elif Eralp sono giovani con storia immigratoria di lunga durata (terza o quarta generazione), colti, con esperienze professionali alle spalle che portano energie vitali alla città. A Milano non ci sono consiglieri comunali con back ground migratorio….. Milano ha conosciuto negli anni momenti di tensione e di lotta molto intensi, per non parlare della stagione del terrorismo e delle stragi. In campo ci sono sempre stati i partiti, i sindacati, le istituzioni, la città nel suo insieme. I cambiamenti e le crisi della città vanno affrontati con unità, con concertazione, con un dialogo tra rappresentanze sociali e istituzioni (e proprio il Comune pare oggi aver perso la capacità di essere motore di questi processi). Milano ha sempre cercato soluzioni insieme. L’ assemblea di Assolombarda di questi giorni ha affrontato il tema della casa e degli aumenti salariali. Milano deve ritrovare il suo spirito fattivo, comunitario, riformatore. Il centrosinistra ora lo può fare: Se le primarie sono inevitabili bisogna che siano all’insegna della convergenza e non della divisione sterile; chi può convergere lo faccia ora senza aspettare indicazioni più o meno stringenti da Roma. I partiti e la coalizione devono scendere in campo, parlare alla città, dire che cosa si propongono di fare e costruire un quadro di riferimento comprensibile per la scelta dei candidati. La convergenza può essere favorita anche prevedendo un doppio turno se nessuno dei candidati raggiungesse una certa soglia di voti (ad esempio il 40% dei votanti). Nel 2010 Pisapia ottenne il 45% (Boeri il 40), nel 2016 Sala ottenne il 42% (Balzani il 34). Speriamo in un cambiamento necessario del clima politico in città; non c’è più tempo, Milano deve muoversi.
Former White House press secretary Katie Zacharia actively sought media interviews, including with Fox News's Sean Hannity, in the lead-up to her interview Thursday on Hannity, according to text messages reviewed by Breitbart News.
Às portas do debate parlamentar do Orçamento do Estado, o líder parlamentar do Chega confirma o voto contra, defende André Ventura e critica a resposta do Governo à crise. Ouça aqui a entrevista de Pedro Pinto ao Facto Político
A federal judge has once again ordered the White House to restore access for three news organizations President Trump banned last month over their coverage of his administration. The judge ordered full access for CNN, MS NOW and Politico while their legal challenge moves forward. Geoff Bennett discussed more with Ted Boutrous, the attorney representing the three outlets.
A federal judge on Tuesday extended an order blocking President Donald Trump's administration from banning reporters for three news outlets from the White House, a pivotal operational development for the organizations as the extraordinary case — pitting the president against the media that cover him — makes its way through the legal system. In a victory for media organizations at a time when tension between the White House and journalists is high, U.S. District Judge...
Pedro Passos Coelho em entrevista no domingo à SIC-Notícias, afirmou: “Se eu tivesse de equacionar um regresso à política ativa, tinha de corresponder à ideia de que tinha a obrigação e a possibilidade de fazer alguma coisa de diferente que não está a ser feito”.
Na sua intervenção no jantar comemorativo do primeiro aniversário da vitória de Pedro Duarte nas eleições autárquicas que o conduziram à presidência da Câmara do Porto, Luís Montenegro, sem nunca mencionar o nome do antigo primeiro-ministro social-democrata, garantiu que há um ano viveu um “dia de sucesso político do país, de sucesso político” do PSD e que, por isso, por estes dias, se alguns estão a ansiar o seu “insucesso político”, “como se diz aqui no Porto, é caso para dizer que têm de esperar sentados”.
A frase de Luís Montenegro surgiu em resposta ao apelo lançado pelo autarca do Porto na sua intervenção, quando pediu ao chefe do Governo para “não cair em tentações de olhar para trás”, entendendo que o PSD “não tem contas a ajustar com o passado e quer olhar para o futuro (…) e não preocupar-se com carreiras individuais de ninguém” na política.
O antigo primeiro-ministro disse ainda ter a expectativa de que o PSD possa vir a ser “bem-sucedido” na governação e que possa sair do que classificou como “armadilha política imensa” de fazer acordos ora com o PS ora com o Chega, considerando que tal impede o executivo de fazer reformas mais profundas.
“Se eu tivesse de equacionar uma possibilidade dessas, teria de corresponder a uma situação em que o PSD, visivelmente, não tivesse a possibilidade de entregar um resultado satisfatório, de fazer aquilo que o país precisa e eu achar que o poderia fazer. E se isso vier a acontecer, eu ponderarei e tomarei a iniciativa, se for caso disso”, assegurou.
A terminar a sua intervenção, Luís Montenegro disse ainda que o “PSD não ganha nada em estar acorrentado” a partidos à sua direita.
Questionado, à saída do jantar, se sentia ameaçado, Luís Montenegro negou-o, afirmando “nada disso!”.
Climate alarmism propaganda about the collapse of the Gulf Stream has made it into the Telegraph thanks to the new owners recycling the work of Politico's Zia Weise. Is this a sign of things to come, asks Ben Pile.