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Marattin si offre al centrodestra: “Se son rose fioriranno”. Calenda lo attacca: “Va a fare il cespuglio con Salvini”

18 October 2026 at 15:14

Dai Ds al Pd, poi Italia viva. La rottura con Matteo Renzi, segretario del Partito liberaldemocratico per acclamazione e, ora, il probabile ingresso in Forza Italia. Ciò che è certo, nella parabola prima verso il centro, poi verso destra, è che Luigi Marattin si è offerto alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. In un’intervista al Foglio non ha escluso l’alleanza: “Se son rose fioriranno” ha detto. Tanto più in una fase in cui centrosinistra e centrodestra (quest’ultimo senza Vannacci) sono più o meno appaiati nei sondaggi e guardano al centro per – almeno sulla carta – raccogliere voti.

Così l’ex braccio destro di Renzi sembra aver chiuso definitivamente con Carlo Calenda e Pina Picierno, gli altri due ex dem (e renziani) coi quali avrebbe dovuto creare un “nuovo soggetto politico al centro”. “Siamo disposti ad allearci con chiunque condivida le nostre quattro proposte su scuola, nucleare, tagli della spesa pubblica, che pensiamo possano far vivere meglio gli italiani. Tuttavia, non ci vuole un analista politico per capire che certe proposte sono fuori dal centrosinistra di oggi” ha detto Marattin. E rispetto a Picierno e a Calenda, “vedo che continuano a fare le cose per conto loro, che hanno deciso di guardare avanti solo in due. A quanto pare si ritengono autosufficienti. Che dire? Auguri. Noi ci siamo sempre detti disponibili a creare qualcosa di nuovo ma non a fare gli ospiti indesiderati in casa di altri”.

Ovviamente pronta la replica di Calenda: “Chi vuole andare a fare i cespugli vada, noi non facciamo i giardinieri. Liberaldemocratici con Salvini? Non siamo taxi per entrare in Parlamento. Bisogna essere all’altezza delle persone che stanno facendo la resistenza in Ucraina, Azione è un posto dove lo spirito è alto e l’idealismo viene prima di ogni cosa”.

“Calenda ha un problema: si crede molto di più di quello che in realtà è. Vale per i sondaggi, e non solo. Se fosse solo un problema personale, rimarrebbe un problema privato. Ma il punto è che con questo atteggiamento preclude la nascita di un vero polo liberaldemocratico. Di questo se ne sono già resi conto tutti, fuorché lui” ha commentato in risposta Marattin. “È un cespuglio che si crede foresta“.

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“Non mi calcola nessuno, a Capodanno quando faccio il trenino sono l’unico vagone”: la solitudine di Crozza-Calenda

17 October 2026 at 11:03

Nel nuovo appuntamento di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza veste i panni di Carlo Calenda e ribadisce di voler correre da solo e non allearsi con nessuno, tra una telefonata e l’altra del pubblico, chiude cantando la sua solitudine.

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Dietro gli applausi a Meloni le convergenze geopolitiche che servono all’Italia

15 October 2026 at 16:02

Convergenze parallele e, per certi versi, anche fisiologiche. Ieri in Senato si è assistito ad un fenomeno che, in quattro anni, non si era quasi mai visto. Ovvero gli applausi a Meloni di Calenda e mezzo Pd. Come se la geopolitica, prima che politica, avesse avuto il sopravvento su contrapposizioni, insulti, contestazioni. Come se il clima pre-elettorale fosse stato messo da parte sull’altare delle cose giuste da fare e da rivendicare a Bruxelles. Il paniere di temi in questione è noto e riguarda il futuro non solo dell’Italia, ma anche della stessa Europa.

Quando la presidente del Consiglio ha spiegato che alcune dinamiche non hanno molto a che fare con la tutela dell’ambiente, ovvero il prezzo degli Ets che sale e che quindi fa salire anche il costo di produzione per l’acciaieria, la cartiera, il cementificio, la ceramica, ha posto un tema su cui nessuna parte sana può non essere d’accordo, perché riguarda la salvaguardia delle imprese.

Che non hanno colore politico, ma rispondono a logiche semplicissime: se regole sbagliate le strozzano, allora rischiano la chiusura, con conseguente perdita di posti di lavoro.

Quando Meloni ha chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi sul Regolamento europeo del metano ha posto un altro tema nevralgico: ovvero che se una norma, nel passaggio dalla teoria alla pratica, produce danni o mancati benefici, semplicemente va corretta.

Infine quando ha avvertito che non è più possibile per l’Europa importare cobalto, grafite, terre rare imprescindibili per transizione energetica, transizione digitale e difesa, non fa solo una diagnosi arci nota (su cui però dei “bravi” nessuno ha dato un’accelerata fino ad oggi) ma indica la cura, proponendo Porto Marghera come uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di queste materie, iniziativa che potrebbe diventare un progetto pilota europeo.

“Il filo che lega tutte queste iniziative, insomma, è semplice: l’Europa deve tornare a mettere la capacità di produrre al centro delle proprie scelte”, ha detto la premier. In quel momento gli applausi di democratici e calendiani sono stati la spia che l’interesse nazionale è sentito dalle cosiddette forze responsabili presenti in Parlamento, dove l’epiteto responsabili non è il titolo di una squadra buono per un discorso carico di demagogia.

Ma la pragmatica conseguenza di scelte strutturali e lungimiranti che devono essere fatte per il bene futuro (e presente) della collettività. Che si fanno solo in un modo.

L’Europa forte che ha bisogno di Nazioni forti, parafrasando Meloni in chiusura, fa il paio con l’esigenza di un’Europa più solida e credibile all’interno di un metodo di amministrare il paese che difenda l’interesse italiano (come fanno anche tutti gli altri paesi membri).

Solo una parte delle opposizioni lo ha ben compreso.

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