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David Rossi, parla il fratello Ranieri: “Stupito dall’inattività delle Procure. Cosa aspettano a riaprire le indagini per omicidio?”

21 October 2026 at 15:42

Ranieri Rossi, fratello di David, intervistato da Affaritaliani, ripercorre le anomalie delle indagini, il lavoro svolto dalla famiglia e l’ultimo pranzo con il fratello. Dalle ferite sul corpo all’orologio, dalle ombre nel vicolo ai bigliettini ritrovati nell’ufficio, torna a chiedere risposte alla magistratura: “Che cosa si sta aspettando?”.

Ranieri Rossi ad Affaritaliani: le prove contestate, la ricostruzione della caduta e l’ultimo pranzo

“Direi che è arrivato il momento di riaprire le indagini. Per omicidio stavolta”. È la richiesta con cui Ranieri Rossi, fratello di David Rossi, conclude l’intervista rilasciata ad Affaritaliani. Da anni impegnato nella ricostruzione della morte dell’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, Ranieri ha raccolto documenti, studiato perizie, analizzato fotografie e dedicato alla vicenda il libro David Rossi. I fatti. La verità è di tutti, non solo della famiglia.

La sua testimonianza arriva dopo mesi di nuovi accertamenti della Commissione parlamentare d’inchiesta, dalle simulazioni sulla dinamica della caduta alle analisi delle ombre nel vicolo. Affaritaliani ha pubblicato integralmente la relazione di 217 pagine dei consulenti Genovese e Manghi e ricostruito, attraverso documenti del 2014, come le possibili presenze nel vicolo fossero già state segnalate alla Procura di Siena.

Negli ultimi giorni il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha indicato i nomi dei presunti responsabili nell’ambito di una nuova ipotesi investigativa, mentre Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi hanno chiesto che ogni pista venga sottoposta a un rigoroso vaglio giudiziario. Ranieri ha scelto di non commentare le indicazioni sui presunti responsabili, concentrandosi sul lavoro di ricostruzione compiuto negli anni e sugli accertamenti tecnici. Un argomento sul quale anche l’avvocato Carmelo Miceli era intervenuto in un’intervista ad Affaritaliani.

David Rossi, l’intervista al fratello Ranieri

Partiamo dalle indagini e dai risultati della commissione parlamentare d’inchiesta sulla caduta e sullo studio delle telecamere. Lei e la famiglia avete denunciato per anni numerose lacune. Tra tutti gli elementi esaminati, quale ritiene sia stato maggiormente trascurato?

“Quello che mi sembra assurdo è che siano state trascurate cose che erano evidenti fin dall’inizio. C’erano delle ferite nella parte anteriore del corpo che non erano riferibili alla caduta. Quello che mi stupisce di più è che queste cose siano già state dette e appurate anche dai medici legali della prima Commissione e che la magistratura non si sia mossa. Non abbiamo ricevuto neanche una risposta su questo.

Poi c’è tutta la dinamica della caduta, perché anche lì ci sono delle lacune clamorose. All’inizio non era stata ricostruita per niente. Quando sono state riaperte le indagini è intervenuto il RIS, che ha fatto una ricostruzione prendendo un vigile del fuoco, peraltro di statura molto diversa da David, legato a un’imbragatura. Gli è stato chiesto di uscire dalla finestra e rimanere appeso alla sbarra. A me pare una cosa assurda.

Con quella prova hanno concluso che David si fosse appeso volontariamente alla finestra, restando attaccato alla sbarra, non si sa per quale motivo, e che poi, per un ripensamento o dibattendosi e strisciando sul davanzale, si fosse provocato tutte quelle ferite. Io ci ho scritto un libro sopra, ho messo tutte le fotografie e ho detto: guardatele e ditemi voi se è spiegabile una cosa del genere. Per me è assurdo che non si sia andati ad approfondire quello che era evidente. Anche una persona senza una preparazione scientifica o medica può guardare quelle immagini e porsi delle domande.

Penso anche al segno sul braccio, nella zona dell’orologio. Non può essere stato provocato dall’orologio durante la caduta. Può essere stato provocato soltanto da una stretta, come poi ha sostenuto la seconda Commissione. Mi chiedo perché queste indagini siano state fatte in quel modo. Perché siamo arrivati soltanto adesso a utilizzare una tecnologia adeguata? La seconda Commissione ha ricostruito la finestra con la stampa 3D e si è affidata a un esperto nell’analisi dei filmati. Attraverso quelle immagini è stato possibile osservare anche il cinturino dell’orologio e ricostruire la sua separazione dal corpo di David.

È stato evidenziato che la cassa dell’orologio e il cinturino sono caduti separatamente. Per me questo è fondamentale, perché è coerente con l’ipotesi che David sia stato trattenuto mentre si trovava fuori dalla finestra e che a un certo punto sia venuta meno la presa. In quell’azione l’orologio e il cinturino si sarebbero staccati. Sono stati poi ritrovati a terra separatamente. Era l’ipotesi più ovvia. E allora mi domando perché non siano state fatte prima verifiche adeguate. Era difficilissimo ricostruire la finestra? Forse costava, ma la vita di una persona costa molto di più”.

Si è dato una spiegazione del perché queste anomalie non siano state approfondite adeguatamente?

“È una bella domanda. Una risposta sinceramente ancora non me la sono data, anche perché non vorrei cadere nel complottismo. Forse la cosa più logica è che, quando si fanno delle indagini fatte male, tante persone non vogliano andare a smentire quello che è stato fatto. Dicono: vabbè, hanno trovato questo, non andiamo a smentire tutto il lavoro precedente perché ci facciamo una figuraccia. E quindi la tendenza è quella, quando possibile, di giustificare ciò che è stato fatto. Questo credo che sia un’offesa sia alla famiglia sia a chiunque abbia voglia di giustizia”.

Quindi ritiene che sia difficile, anche per chi è chiamato a riesaminare il lavoro svolto da altri, ammettere un eventuale errore?

“Sì, certo. Chi è chiamato dallo Stato a riguardare quello che è stato fatto, magari anche da colleghi, può trovare difficile smentire una persona che conosce. E allora si tende a passarci sopra, con l’idea di dire: è andata così, non tiriamo fuori tutto quello che è stato fatto. Io ringrazio sempre i giornalisti che se ne sono occupati con competenza. Per fortuna, alla fine, molte cose sono venute fuori. Bastava guardare, bastava parlarne, come ho sempre fatto io.

Parliamone, ragioniamoci sopra. Sono le fotografie, i filmati, le immagini della Scientifica e quelle dell’autopsia a dirci qualcosa. Per il resto, se andiamo a cercare il movente, a chiederci chi possa essere stato o quale fosse lo stato d’animo di David, rischiamo di fermarci alle supposizioni. Solo i fatti ci dicono qualcosa. Quando ci daranno una spiegazione logica di quelle ferite, di come siano state provocate e da che cosa, allora va bene, accetteremo tutto.

Però ricordiamoci che per dieci anni ci hanno raccontato delle emerite scemenze, che non erano accettabili. E non soltanto da noi. Io non sono mai stato di parte e non sopporto quelli che dicono che la famiglia non accetta che David si sia suicidato. Si accetta tutto. Basta che i fatti e le prove non siano in contrasto con quello che si dice. Se le prove sono in contrasto, si trovi una spiegazione. È questo che chiediamo”.

Già nel 2014 l’ingegner Luca Scarselli, consulente della famiglia, aveva segnalato luci e possibili presenze nel vicolo. Anche noi di Affaritaliani abbiamo confrontato quelle segnalazioni con i nuovi accertamenti del RIS, riscontrando diverse corrispondenze temporali. Quanto avevate approfondito quelle immagini e perché, secondo lei, gli elementi presentati allora non hanno portato a ulteriori verifiche?

“Alla magistratura di Siena, durante le indagini e attraverso le opposizioni alle archiviazioni, abbiamo fornito tutto quello che avevamo trovato. Il problema è che, come è evidente, la magistratura di Siena non ha preso adeguatamente in considerazione quel materiale. Noi abbiamo fatto, come ha fatto poi la Commissione, una ricostruzione del vicolo utilizzando la tecnologia del laser scanner. Abbiamo fatto moltissimo lavoro, e una parte era stata già mostrata anche in diverse trasmissioni televisive. Abbiamo ricostruito le immagini, abbiamo individuato la posizione della persona che entrava nel vicolo e la visuale che quella persona poteva avere. Quindi la magistratura ha ricevuto quasi tutto il nostro lavoro, che ci è costato sia in termini di tempo sia in termini economici.

La magistratura non è neanche un muro di gomma, non so come definirla. Semplicemente, a mio giudizio, non prende in considerazione quello che abbiamo presentato. Naturalmente la magistratura è indipendente e può prendere le decisioni che ritiene opportune. Il giudice valuta ciò che gli viene fornito dal pubblico ministero, dai RIS e dalle parti, poi decide. Nel nostro caso ci sono state due archiviazioni. Non è che possiamo fare molto: possiamo soltanto continuare a raccontare quello che è successo.

Pensi alla porta dell’ufficio di David. Una persona passa davanti all’ufficio intorno alle 20:05, quando David era già caduto dalla finestra, trova la porta aperta, guarda dentro, vede che non c’è nessuno e se ne va. Quindi la porta è aperta.

Quando arrivano Filippone (amico e collega di David) e Carolina (figlia acquisita di David), quella porta è chiusa. Qualcuno l’ha chiusa nel frattempo. E questa è una cosa gravissima. Significa che qualcuno poteva essere stato lì e aver chiuso quella porta. Invece di approfondire chi potesse essere e quale importanza avesse questo elemento, il GIP ha scritto che la porta era stata chiusa dal vento. Ora io invito chiunque a provare. L’ho detto anche in Commissione e a tutti quelli che hanno investigato su questo caso: lasciate una porta aperta in casa e una finestra aperta, in una giornata che peraltro non sia nemmeno ventosa, e vedete se quella porta si chiude da sola.

Parliamo di una porta interna molto pesante. Come sappiamo tutti, quando c’è vento e ci sono aperture che creano una corrente d’aria, può verificarsi il famoso riscontro che fa chiudere le porte. Ma con una sola finestra aperta non succede quello che è stato ipotizzato.

Chiunque può fare questa prova. Possono provarci una sera, oppure una settimana, e vedere se un alito di vento riesce a chiudere una porta interna di vetro molto pesante. Però questa verifica non è stata fatta. Questo è soltanto un esempio. Ce ne sono tanti altri”.

Un’altra questione riguarda i bigliettini ritrovati nel cestino dell’ufficio di David e le email inviate all’allora amministratore delegato Fabrizio Viola nei giorni precedenti la morte. Lei ha studiato a lungo quei documenti. Quali sono i dubbi che ritiene ancora irrisolti?

“Proprio recentemente mi è capitato di vedere una trasmissione su Garlasco in cui si parlava di come fossero stati repertati alcuni oggetti all’interno di un cestino. Si discuteva del fatto che il cestino fosse stato maneggiato male, perché durante l’operazione era stato inclinato e il materiale al suo interno si era spostato.

Però almeno quell’operazione era stata filmata. Nel nostro caso parliamo di un cestino nel quale sono stati trovati dei bigliettini importantissimi e, dopo tredici anni, non sappiamo ancora con precisione chi abbia trovato quei biglietti, dove fossero e, soprattutto, chi abbia svuotato il cestino. Qualcuno è arrivato, non sappiamo se fosse un carabiniere, un poliziotto o un magistrato, ha preso il cestino e ne ha svuotato il contenuto sulla scrivania.

Ma come prima cosa bisognava sapere chi avesse trovato quei fogli e dove fossero esattamente. Anche perché era un cestino della carta riciclata, che non veniva svuotato tutti i giorni. Infatti conteneva molto materiale. Quindi non possiamo neanche stabilire con certezza quando quei bigliettini siano stati scritti e gettati lì. Erano fogli strappati e buttati nel cestino.

Poi c’è la questione dell’interpretazione. Io ne ho parlato anche nel libro, perché quegli scritti possono avere interpretazioni diverse. Qualcuno dice: sono biglietti d’addio. Ma davvero David avrebbe lasciato dei biglietti d’addio scritti in quel modo? Conoscendo David, che scrive quelle cose alla moglie? Bah. Io non ci credo particolarmente. Secondo me potevano voler dire un’altra cosa, potevano essere un modo per manifestare la sua angoscia in quel momento.

David parlava spesso delle difficoltà che stava vivendo sul lavoro. Aveva anche detto che voleva dimettersi, perché quel lavoro era diventato difficile da gestire. Diceva che gli facevano scrivere cose, spesso contro la vecchia gestione della banca, nella quale c’erano anche persone che considerava suoi amici. Non era una situazione facile per lui. Era cambiato tutto e David non si trovava più così bene.

Quindi, probabilmente cercava di comunicare alla moglie, attraverso quei biglietti, quello che stava vivendo e magari anche le sue intenzioni rispetto al lavoro. Io non credo che fosse un biglietto d’addio scritto così. Poi, per carità, una persona può trovarsi in un momento di depressione e scrivere qualcosa del genere. Però non mi sembrava il suo stato d’animo. Io penso che potesse voler dire qualcos’altro e che andasse interpretato nel contesto.

E poi ci sono le email. Ma chi è che scrive una cosa del genere al proprio capo? Tra l’altro a un amministratore delegato, Fabrizio Viola, che era arrivato da poco e con il quale non aveva neppure una particolare confidenza. Uno scrive che quella sera si suiciderà e intanto lavora normalmente, manda decine di altre email, si occupa di comunicazione, di questioni aziendali, di tutte le cose che doveva fare. David in quei giorni scambiava continuamente email con Viola. In mezzo a tutte queste comunicazioni compare quella in cui scrive, tra l’altro rivolgendosi al plurale: “Aiutatemi, stasera mi suicido”.

Viola ha detto che non l’aveva letta. Però qualcuno deve averla letta, perché il messaggio risultava letto. Quindi probabilmente è stato visto anche da altre persone. E allora io mi domando come vada interpretato. Era uno scherzo? Era una provocazione? Non l’ha scritto lui? Non lo so. Non mi sembra una cosa logica che una persona scriva una frase del genere al proprio capo, continuando normalmente a lavorare e a scambiare tutte quelle altre email.

Quindi anche questo elemento va preso con le molle. E poi, indipendentemente da tutto, non dobbiamo dimenticare le ferite sul corpo. Che cosa c’entrano quelle ferite con quello che può aver scritto in un’email o su un bigliettino? Se oggi si chiedesse a chiunque, guardando le fotografie, se David sia stato picchiato o meno, io credo che la risposta sarebbe sì. Cominciamo da questo. Invece la magistratura ha escluso questa ricostruzione, e quindi non siamo neppure al primo passo”.

Vorrei tornare, se se la sente, al 6 marzo 2013, quando incontrò David per pranzo, poche ore prima della sua morte. Che cosa ricorda di quel giorno? E, al di là della vicenda giudiziaria, che persona era suo fratello?

“Io non parlo volentieri di queste cose, perché in questa vicenda mi sono occupato soprattutto degli aspetti tecnici. Ho dovuto guardare tutte le immagini, ho lavorato moltissimo sui documenti e quindi il mio ruolo non deve essere soltanto quello del fratello. Spesso nelle interviste mi chiedono come si sente il fratello. Ma io in questa storia me ne sono occupato più da tecnico. Potrei dire che David non l’avrebbe mai fatto, che era una persona tranquilla, riflessiva, che non si faceva prendere da certe cose. Ma un discorso del genere non dimostra niente.

Quello che posso raccontare, perché può avere un interesse concreto, è com’era David quel giorno. Io ho pranzato con lui. L’ho detto tante volte: era preoccupato. Probabilmente temeva che qualcuno lo stesse osservando o seguendo. Quando eravamo in macchina guardava gli specchietti. Quando eravamo al ristorante continuava a chiedermi di parlare piano, nonostante la sala fosse completamente vuota.

Questa è una cosa che mi colpì. Per il resto l’ho trovato assolutamente presente, consapevole di quello che faceva. Tanto è vero che non ho dato l’allarme. Avevo detto ai miei colleghi che sarei andato a pranzo con mio fratello perché sua moglie era preoccupata. Dopo averlo incontrato ho cercato di rassicurare Antonella e i miei colleghi. Era preoccupato, sì, ma niente che mi facesse pensare a un pericolo imminente. Chi poteva pensare che sarebbe successo qualcosa del genere?”.

Prima di salutarci, c’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?

“Voglio aggiungere il fatto che mi stupisco dell’inattività totale delle varie Procure, specialmente quella di Siena. La Commissione sta lavorando, ha fatto vedere una serie di prove molto rilevanti. Com’è che ancora non si apre un’inchiesta per omicidio? Questo l’ho detto diverse volte. Non sono un esperto di legge, faccio un altro mestiere, per carità. Però il mio avvocato mi ha spiegato che un’inchiesta può essere riaperta quando emergono nuovi elementi. E di elementi ne sono emersi tanti, indipendentemente dagli ultimi comunicati, che c’entrano poco con quello di cui stiamo parlando.

E quindi che cosa si sta aspettando? Si sta aspettando che tutto si dimentichi? L’omicidio non va mai in prescrizione, quindi la cosa può essere riaperta in ogni momento. Direi che è arrivato il momento di riaprire. Per omicidio stavolta”.

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Morte David Rossi, la famiglia dopo le parole di Vinci: “Non ci accontentiamo di verità proclamate attraverso i media”

19 October 2026 at 12:07

La famiglia di David Rossi interviene dopo le dichiarazioni con cui il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci ha chiamato in causa Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli. Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi apprezzano il lavoro svolto dalla Commissione, ma chiedono che i nuovi elementi siano esaminati dalla magistratura, senza condanne mediatiche e senza escludere altre piste investigative.

Tognazzi e Orlandi chiedono alla Procura di verificare tutte le ipotesi, non soltanto i nomi emersi

Nessuna pista da escludere, ma neppure responsabilità da attribuire prima di un accertamento giudiziario. È la posizione espressa da Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia acquisita di David Rossi, attraverso una nota diffusa dal loro legale, l’avvocato Carmelo Miceli, dopo le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci.

L’intervento arriva dopo che Vinci ha indicato Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, come possibile mandante di un’azione intimidatoria contro Rossi, e Gabriele Ceccherelli come il soggetto che avrebbe organizzato l’intervento e individuato le persone incaricate di eseguirlo. Secondo la ricostruzione illustrata dal presidente della Commissione, l’intimidazione non avrebbe dovuto provocare la morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Le indicazioni, come raccontato da Affaritaliani nell’articolo sulle dichiarazioni di Vinci, deriverebbero da informazioni raccolte dai consulenti della Commissione durante alcuni colloqui con detenuti. Si tratta di ipotesi ancora da sottoporre al vaglio dell’autorità giudiziaria. Mussari ha già respinto duramente le accuse, annunciando iniziative legali.

La famiglia, che da anni contesta la ricostruzione del suicidio, riconosce il valore delle consulenze e degli accertamenti raccolti dalla Commissione. Esprime però sgomento per la diffusione dei nomi dei presunti responsabili e chiede alla magistratura di verificare l’attendibilità delle testimonianze, nel rispetto dei diritti di tutte le persone coinvolte.

La nota della famiglia Rossi: “La gravità di quanto riferito dall’on.Gianluca Vinci impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria”

Questa la posizione ufficiale della famiglia attraverso la nota stampa dell’Avv. Carmelo Miceli del Foro di Palermo, difensore delle signore Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi.

“Le signore Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, rispettivamente moglie e figlia del dott. David Rossi, ribadiscono il proprio apprezzamento per le attività della Commissione parlamentare d’inchiesta che hanno dimostrato scientificamente come la morte del dott. Rossi sia avvenuta in conseguenza di un omicidio, confermando quanto la famiglia e i suoi consulenti sostengono da anni.

Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda. Apprendere tali indicazioni, pur nel contesto di una dolorosa e comprensibile reazione umana e familiare, impone oggi più che mai la massima fermezza istituzionale.

La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura.

La gravità di quanto riferito dall’on.Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria, per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda.

Continuando a confidare nello Stato di diritto, le Sig.re Tognazzi e Orlandi chiedono ancora una volta che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte.

A questo proposito, si precisa che la famiglia non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica, così come va fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni.

L’Autorità giudiziaria, muovendo dagli accertamenti che hanno acclarato trattarsi di omicidio, non deve quindi limitarsi agli approfondimenti delle sole indicazioni pervenute dalla Commissione, ma ha il dovere di esplorare a 360 gradi ogni possibile pista e movente, integrando i nuovi elementi nel quadro complessivo già emerso.

La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media.
Pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.

Nessuna pista esclusa, compresa quella interna: la richiesta alla magistratura

Nella nota emerge anche un passaggio importante rispetto ai nuovi sviluppi: Tognazzi e Orlandi non escludono una possibile pista interna e chiedono che gli elementi raccolti dalla Commissione siano confrontati con tutte le altre risultanze investigative disponibili, senza concentrare gli accertamenti esclusivamente sui nomi indicati da Vinci.

La famiglia distingue inoltre le consulenze tecniche sulla dinamica della morte dalle nuove indicazioni sui possibili responsabili. Anche qualora alcune testimonianze dovessero rivelarsi inattendibili, sostiene, questo non dovrebbe compromettere il valore degli altri accertamenti compiuti negli ultimi anni.

L’obiettivo indicato da Tognazzi e Orlandi è un procedimento giudiziario nel quale siano esaminate le prove, verificate le testimonianze e garantito il contraddittorio. La richiesta è che un’autorità giudiziaria approfondisca tutte le piste e che l’eventuale individuazione dei responsabili avvenga attraverso un processo, non attraverso le dichiarazioni pubbliche.

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Caso David Rossi, la Commissione “accusa” Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli: “Follia e calunnie”

19 October 2026 at 11:44

Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta bis sul caso della morte di David Rossi, Gianluca Vinci, ha riferito ai componenti dell’organismo gli elementi raccolti nel corso dei lavori, indicando due nomi e delineando l’ipotesi di un’intimidazione organizzata, finita con la morte del responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena.

Secondo quanto dichiarato da Vinci, Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps, sarebbe stato il mandante di un’azione intimidatoria che inizialmente non avrebbe dovuto provocare la morte di Rossi. Gabriele Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino, avrebbe invece organizzato l’operazione, individuando le persone incaricate di intervenire materialmente, che al momento non sarebbero ancora state identificate. Ceccherelli, secondo questa ricostruzione, sarebbe rimasto fuori da Palazzo Salimbeni, sede della banca senese. Naturalmente le due persone indicate non sono indagate.

Le dichiarazioni della Commissione hanno provocato l’immediata reazione dei due uomini, che respingono ogni coinvolgimento. Mussari ha definito le accuse una “follia” e una “calunnia”, annunciando iniziative giudiziarie contro chi le ha formulate e contro chi dovesse ripeterle. L’ex presidente di Mps ha inoltre dichiarato di non essere mai stato convocato né ascoltato dalla Commissione e di non aver avuto contatti con le Procure che si occupano del caso. Anche Ceccherelli nega qualsiasi legame con la vicenda. “Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda”, ha dichiarato, contestando la ricostruzione resa pubblica dal presidente della Commissione.

A fare da sfondo alle nuove conclusioni sono gli accertamenti tecnici condotti dai carabinieri del Ris sui filmati delle telecamere che riprendevano il vicolo Monte Pio, dove Rossi precipitò dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Durante un’audizione parlamentare, gli esperti hanno illustrato le immagini nelle quali si distinguerebbe l’ombra di almeno una persona rimasta all’imbocco del vicolo dalle 20.04 alle 20.20, circa venti minuti dopo la caduta.

Secondo la ricostruzione illustrata da Vinci, il tempo necessario per scendere dall’ufficio di Rossi, al terzo piano di Palazzo Salimbeni, fino al vicolo sarebbe di circa quattro minuti. Una coincidenza temporale che, nell’interpretazione del presidente della Commissione, rafforzerebbe l’ipotesi che qualcuno sia arrivato sul posto poco dopo la caduta e sia rimasto lì fino a quando il manager ha smesso di respirare. Per Vinci, quella presenza non sarebbe riconducibile a un semplice passante. La persona, o le persone, avrebbero atteso che Rossi morisse, impedendo eventuali soccorsi. Le immagini analizzate mostrerebbero inoltre, in alcune occasioni, ombre compatibili con la presenza di più individui, anche se l’identificazione delle persone coinvolte resta ancora da chiarire.

La tesi avanzata dal presidente della Commissione è che Rossi non fosse destinato a morire nell’immediato, ma che un’azione intimidatoria sia degenerata, trasformandosi in un intervento volto a impedirne il salvataggio. Vinci ha parlato di un’azione organizzata e ha riferito che alcuni elementi raccolti indirizzerebbero gli accertamenti verso un’organizzazione criminale, evocando la ‘Ndrangheta della bassa Lombardia. “Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi” ha dichiarato etto Gianluca Vinci riferendosi a quanto acquisito da due detenuti.

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Giletti sul caso David Rossi: “Per la commissione d’inchiesta tra i presunti mandanti dell’omicidio c’è Mussari”. L’ex presidente Mps: “Una follia, lo querelo”

18 October 2026 at 15:27

“Per la commissione d’inchiesta sulla morte del manager di Monte dei Paschi David Rossi, il presunto mandante dell’omicidio sarebbe stato l’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari“. È quanto riporta Massimo Giletti in un video su Instagram rimandando per i dettagli a lunedì 19 ottobre.

“Domani la commissione parlamentare d’inchiesta si riunisce, farà i nomi degli esecutori e dei mandanti, uso sempre il termine presunti, però il nome che emerge e che verrà fuori è un nome importante perché il mandante sarebbe stato il presidente di banca Mps Mussari, un nome importantissimo, una notizia incredibile”, ha detto il conduttore alla vigilia di una nuova puntata de Lo Stato delle cose incentrata sul caso. “Credo sia importante dare una notizia che riguarda un caso che noi abbiamo seguito per 13 anni – dice ancora Giletti nel video – Grazie al lavoro importante della Commissione parlamentare d’inchiesta abbiamo la certezza oggi che si deve si può solo parlare di omicidio”.

Dopo la pubblicazione del video Mussari ha istantaneamente annunciato querela nei confronti del giornalista. “Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia“. Giletti, parlando con l’agenzia Ansa, non arretra: “Non devo replicare a Mussari, perché ho semplicemente detto quello che succederà domani in Commissione d’inchiesta secondo le mie informazioni. Non capisco le ragioni di questa querela, ho solo anticipato quello che sarà raccontato. Sarà lui a dover rispondere ai magistrati, non io”.

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David Rossi, le ombre nel vicolo già segnalate nel 2014: la Procura parlava di passanti, il RIS smentisce. I documenti integrali

16 October 2026 at 17:00

Le luci e le possibili presenze all’imbocco di vicolo Monte Pio erano state segnalate alla magistratura già nel marzo 2014. È quanto emerge dai documenti consultati da Affaritaliani, tra cui un esposto depositato dal consulente della famiglia di David Rossi e la successiva risposta della Procura di Siena, che ipotizzava la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Dodici anni dopo, il RIS dei Carabinieri ha individuato nei filmati dodici sequenze di ombre compatibili con la presenza di una o più persone nella stessa zona.

Le ombre segnalate dal consulente della famiglia nel 2014 e la risposta della Procura di Siena

Dodici anni prima dei nuovi accertamenti del RIS, luci, ombre e possibili presenze nel vicolo dove morì David Rossi erano già state segnalate agli investigatori. A documentarlo sono una tabella cronologica, una ricevuta di deposito del 25 marzo 2014 e una risposta della Procura di Siena del 23 giugno dello stesso anno, tutti documenti visionati da Affaritaliani.

Al centro della ricostruzione c’è vicolo Monte Pio, a Siena, dove il 6 marzo 2013 David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, rimase a terra dopo essere precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni. L’esposto del 2014 era stato presentato dall’ingegner Luca Scarselli, consulente tecnico della famiglia Rossi. Il deposito risulta dalla ricevuta dei Carabinieri del 25 marzo. Tra le carte consultate da Affaritaliani figura anche una tabella cronologica riconducibile agli accertamenti tecnici svolti per la famiglia in quel periodo, nella quale vengono elencati numerosi eventi osservati nelle registrazioni della videosorveglianza.

Le annotazioni sono particolarmente interessanti alla luce delle nuove analisi. Alle 20:05:12 viene indicata una possibile persona in via dei Rossi, sul lato destro del vicolo. Alle 20:05:44 la tabella segnala un’altra presenza all’imboccatura, mentre alle 20:06:44 compare un’ombra. Alle 20:07:33 è annotata una sagoma che sembrerebbe affacciarsi e alle 20:13:11 un’ulteriore possibile presenza all’ingresso del vicolo.

Si tratta delle interpretazioni contenute nel documento del 2014, non di persone identificate. Gli orari riportati sono quelli associati alle registrazioni della telecamera e devono essere distinti dall’orario effettivo della precipitazione.

La risposta della Procura del 2014: “Passanti, attratti probabilmente dall’accaduto”

Il particolare più significativo emerge dalla risposta della Procura di Siena del 23 giugno 2014, indirizzata al giudice per le indagini preliminari.

L’atto ricorda espressamente l’esposto di Scarselli, nel quale venivano rappresentate la presenza di luci all’ingresso del vicolo, quella di persone, la possibile caduta di un piccolo oggetto e alcune discrepanze temporali tra il contatore del video e l’orario della telecamera. La Procura, tuttavia, considerava questi elementi insufficienti per giustificare nuove indagini, richiamando anche la precedente archiviazione.

“Altresì che non possono peraltro essere ritenuti elementi nuovi o comunque influenti quelli evidenziati dall’Ing. SCARSELLI nella integrazione di C.T., posto che si evidenzia la presenza di alcune persone e di luci che nessuna relazione causale hanno con l’evento mortale verificatosi, ben spiegabile con la circostanza che, pur trattandosi di un vicolo, era pur sempre una via pubblica e, quindi, frequentata da passanti, attratti probabilmente dall’accaduto. Lo stesso è a dirsi sia per quanto riguarda le luci che per un momento hanno illuminato il vicolo, sia per la traccia lasciata dalla caduta di un piccolo oggetto non meglio definito, mentre sugli scostamenti temporali già si è pronunciato codesto Giudice”.

La posizione espressa allora dai magistrati era dunque precisa: le presenze e le luci segnalate non venivano considerate elementi nuovi o influenti sull’accertamento della morte di Rossi, perché ritenute prive di relazione causale con l’evento. La frequentazione del vicolo da parte di possibili passanti incuriositi veniva indicata come spiegazione plausibile. Ma proprio questa interpretazione solleva un ulteriore interrogativo. Se si fosse davvero trattato di passanti incuriositi dall’accaduto e questi avessero visto Rossi a terra, ancora vivo e in pericolo, senza prestargli assistenza né avvisare immediatamente le autorità, non sarebbe stato necessario valutare anche un’eventuale omissione di soccorso? L’articolo 593 del Codice penale prevede infatti l’obbligo di prestare l’assistenza occorrente o dare immediato avviso all’autorità quando ci si imbatte in una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Naturalmente, per ipotizzare concretamente tale responsabilità occorrerebbe stabilire chi fosse eventualmente presente nel vicolo, cosa avesse visto e come si fosse comportato. La sola rilevazione delle ombre non consente di accertarlo. Nel 2014 la Procura riteneva che quelle segnalazioni non giustificassero ulteriori attività investigative e trasmetteva gli atti integrati al giudice per le indagini preliminari per conoscenza ed eventuali valutazioni.

Le nuove analisi del RIS: dodici sequenze e le corrispondenze con il 2014

Il 12 ottobre 2026, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, sono stati illustrati i nuovi accertamenti del RIS dei Carabinieri di Roma sulle registrazioni di vicolo Monte Pio. La presentazione tecnica di 75 pagine, consultata da Affaritaliani, ricostruisce l’analisi dei filmati e gli esperimenti condotti il 22 giugno 2026, attraverso rilievi tridimensionali, simulazioni dei transiti automobilistici e verifiche sulle ombre proiettate dai fari sulla parete di Palazzo Salimbeni.

I Carabinieri hanno individuato dodici macro-eventi tra le 20:04:01 e le 20:14:28, con variazioni luminose compatibili con la presenza di uno o più corpi umani nella zona non direttamente inquadrata dalla telecamera.

Ed è proprio confrontando gli orari che emerge l’aspetto più interessante.

La tabella attribuita a Scarselli indicava un possibile soggetto alle 20:05:12. Il RIS individua il terzo macro-evento tra le 20:05:12 e le 20:05:18. L’annotazione del 2014 delle 20:05:44 coincide con l’inizio del quarto macro-evento; quella delle 20:06:44 con la conclusione del quinto. Lo stesso accade alle 20:07:33, orario finale del sesto evento, e alle 20:13:11, conclusione dell’undicesimo. Cinque riferimenti temporali presenti nella tabella del 2014 coincidono dunque con l’inizio o la fine di sequenze individuate dal RIS nel 2026. È un riscontro documentale rilevante, anche se non dimostra che ogni interpretazione formulata dodici anni prima fosse corretta o che le ombre appartenessero a persone diverse.

Il nuovo lavoro tecnico ha inoltre individuato cinque possibili posizioni all’imbocco del vicolo, contrassegnate dalle lettere A, B, C, D ed E. Dalle prime due sarebbe stato possibile vedere direttamente parti del corpo di Rossi a terra; dalla posizione E la visuale sarebbe stata limitata ai piedi. Dalle posizioni C e D, invece, gli edifici avrebbero impedito di vedere la vittima.

Secondo la presentazione RIS, dall’esame dei filmati emergerebbero inoltre movimenti degli arti superiori e della testa di Rossi fino alle 20:17:36, mentre l’ultimo movimento respiratorio percepibile viene collocato alle 20:20:13.

Su questi elementi si è espresso anche Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, che dopo la presentazione dei nuovi accertamenti ha dichiarato: “La novità più dirompente di oggi è che non era un passante”. Secondo Vinci, una o più persone avrebbero avuto un ruolo attivo nel presidiare il vicolo e nell’ostacolare i soccorsi mentre Rossi si trovava ancora a terra. Il presidente della Commissione ha inoltre prospettato una ricostruzione che coinvolgerebbe almeno quattro o cinque persone, con verosimilmente due soggetti incaricati di bloccare l’accesso al vicolo e altri presenti nell’ufficio di Rossi prima della precipitazione. Vinci ha indicato anche una possibile pista legata alla criminalità organizzata, facendo riferimento ad ambienti della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana e a possibili collegamenti con la ‘ndrangheta. Il presidente ha descritto l’ipotesi di un’azione compiuta da un’organizzazione strutturata, anziché da singoli individui mossi da un impulso improvviso.

Questi accertamenti pongono ulteriori interrogativi sulla possibilità che qualcuno si trovasse nei pressi del vicolo mentre Rossi era ancora vivo. Lo stesso Vinci aveva già illustrato ad Affaritaliani l’ipotesi di un’aggressione inizialmente finalizzata a intimidire Rossi e successivamente degenerata.

I documenti del 2014 e le nuove verifiche: che cosa cambia dopo dodici anni

Il confronto tra gli atti consultati da Affaritaliani e gli ultimi accertamenti evidenzia una differenza fondamentale.

Nel 2014 la Procura di Siena era già stata informata delle osservazioni su luci e possibili presenze nel vicolo, ma le aveva considerate non influenti ai fini dell’indagine, prospettando la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Nel 2026 il RIS ha invece svolto una nuova verifica tecnico-scientifica, individuando dodici sequenze di ombre antropomorfe, studiandone la possibile origine e ricostruendo le posizioni dalle quali sarebbe stato possibile vedere Rossi a terra.

La conclusione del RIS riguarda la compatibilità delle ombre con presenze umane, non l’identificazione dei soggetti né l’attribuzione di responsabilità. Il nuovo esame, tuttavia, consente oggi di tornare su alcune delle segnalazioni che erano state sottoposte alla magistratura oltre dodici anni prima.

La documentazione del RIS si aggiunge inoltre alla relazione di 217 pagine di Edoardo Genovese e Robbi Manghi, pubblicata integralmente da Affaritaliani, nella quale i consulenti hanno giudicato l’ipotesi suicidaria tecnicamente e scientificamente insostenibile.

Spetterà all’autorità giudiziaria valutare quale rilievo attribuire alle nuove risultanze e se siano necessari ulteriori accertamenti.

David Rossi, i documenti sulle ombre nel vicolo

Affaritaliani mette a disposizione dei lettori la presentazione tecnica RIS illustrata alla Commissione parlamentare d’inchiesta, insieme alla documentazione del 2014 nelle versioni predisposte per la pubblicazione.

Presentazione RIS sulle ombre nel vicolo Monte Pio – 75 pagine

Tabella cronologica attribuita a Luca Scarselli – 2014

Ricevuta di deposito dell’esposto – 25 marzo 2014

Risposta della Procura di Siena – 23 giugno 2014

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L'articolo David Rossi, le ombre nel vicolo già segnalate nel 2014: la Procura parlava di passanti, il RIS smentisce. I documenti integrali proviene da Affaritaliani.it.

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