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Il regista palestinese Basel Adra: “Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una guerra. Elezioni? Non cambierà nulla”

22 October 2026 at 09:46
“Mi stupisco che a Masafer Yatta (un insieme di villaggi palestinesi nella Cisgiordania meridionale, nel governatorato di Hebron, ndr) ci siano ancora persone che riescono a sopravvivere. Mentre stiamo parlando, i bulldozer israeliani stanno distruggendo e demolendo case, ripari, strade, serbatoi d’acqua, pozzi, condutture idriche e pannelli solari. Prendono di mira tutto ciò che è essenziale per la vita delle persone palestinesi”. A denunciarlo ai microfoni del Fattoquotidiano.it è stato il regista, giornalista e attivista Basel Adra – che ha vinto il Premio Oscar 2025 nella categoria ‘Miglior documentario’ con il film “No Other Land” – nel corso del convegno “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, organizzato a Roma da Oxfam e dalle 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.
“Confiscano veicoli e trattori per impedire gli spostamenti, con la scusa che si tratti di una zona militare in cui la presenza di mezzi civili non è consentita. Così ora nell’area circolano soltanto i veicoli dei coloni: questo crea una situazione di estremo pericolo, perché si spostano da una comunità all’altra, aggredendo le persone. Quindi la situazione sta peggiorando ovunque”, ha spiegato il regista e attivista. “Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una zona di guerra: attaccano gli agricoltori, rubano il raccolto e uccidono i palestinesi mentre raccolgono le olive”, è la denuncia di Adra, che ricorda anche l’aggressione subita dai diplomatici Ue, nei pressi del villaggio di Taybeh, a nord-est di Ramallah, e dalla fotoreporter del Washington Post, Heidi Levine, aggredita nel villaggio di Abu Falah, a est di Ramallah.
“Tutto questo è reso possibile a causa dell’impunità garantita al governo israeliano dai governi occidentali, compreso quello italiano, che continuano a sostenere questo regime di apartheid e di genocidio“, ha attaccato. Denunciando “l‘ipocrisia” di tanti Paesi Ue: “Per lunghi decenni l’Europa si è dichiarata a favore della soluzione a due Stati e per il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi, condannando al contempo gli insediamenti e la violenza dei coloni. Eppure, ha continuato a intrattenere rapporti commerciali con loro, rafforzando economicamente i coloni e consentendo loro di espandere gli insediamenti e di intensificare le violenze contro di noi”. L’Italia, ha continuato Adra, è tra i maggiori colpevoli: “La gran parte dei governi europei, Italia inclusa, continua ad agire in questo modo: invia milioni di euro che finiscono nelle tasche dei coloni in Cisgiordania, permettendo loro di proseguire gli attacchi contro di noi e di costruire un numero sempre maggiore di aziende agricole e insediamenti illegali. Inoltre, questi Paesi aprono i propri mercati e i propri aeroporti a tali criminali, consentendo loro di viaggiare e di introdurre le proprie merci in Europa”.
In vista del voto del 27 ottobre in Israele, secondo Adra non cambierà comunque nulla per i palestinesi: “Purtroppo se si aspetta che sia un governo israeliano a cambiare la situazione, la prospettiva è pessima”. Questo perché anche nella coalizione dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, maggior rivale di Netanyahu, “hanno già dichiarato che non ci sarà mai uno Stato palestinese e che continueranno a sostenere insiediamenti e coloni”. Per il regista solo dall’Occidente possono cambiare le cose: “So bene di non poter riporre speranze sui governi attuali, ma io credo nel potere delle persone qui in Europa. Sono loro a poter cambiare il corso degli eventi”.

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“L’Italia immobile mentre i palestinesi restano senza acqua e terreni. Stop al commercio con le colonie”, l’appello di Oxfam e della società civile

21 October 2026 at 09:40
“L’Italia deve smettere di sostenere l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi. Vieti il commercio di beni e servizi con gli insediamenti illegali e le colonie in Cisgiordania, sostenendo al contrario il tessuto economico palestinese”. Questo l’appello lanciato da Oxfam e dalle 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”, durante l’evento “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, organizzato a Roma, al quale hanno partecipato anche i leader di Pd, M5s e Avs.
“Vogliamo ricordare come l’Italia ancora non stia agendo in modo concreto per rispettare il pronunciamento della Corte di giustizia di oltre due anni fa, riguardo l’illegalità dell’occupazione israeliana nel territorio palestinese”, ha dichiarato Paolo Pezzati di Oxfam Italia, sottolineando come “nel luglio del 2024, dopo aver chiarito l’illegalità dell’occupazione”, la Corte di giustizia avesse chiesto agli Stati di “agire in modo obbligatorio per sospendere qualsiasi attività politica ed economica a sostegno dell’occupazione”. Al contrario, “in questi anni l’Italia non ha fatto nulla e nel frattempo le colonie aumentano, la violenza dei coloni aumenta, mentre le risorse dei palestinesi, come l’acqua e i terreni, vengono sottratte in modo inesorabile”.
Allo stesso tempo, come hanno sottolineato alcune testimonianze nel corso dell’evento, gli imprenditori palestinesi sono costretti a subire ogni giorno costi aggiuntivi, ritardi dovuti all’occupazione, senza dimenticare le difficoltà di movimento dovute al moltiplicarsi delle barriere, dei cancelli, dei check point.
“Noi lavoriamo direttamente con i piccoli agricoltori, con le cooperative. Il quadro è molto fosco, ma continuiamo perché abbiamo la speranza per andare avanti”, ha rivendicato Mohammed Hmidat di Al Reef (organizzazione che affianca i produttori agricoli palestinesi), ricordando le numerose restrizioni commerciali imposte agli esportatori palestinesi, sia all’interno dei Territori Occupati, sia sui mercati internazionali. Ruwa Jab di Pal Trade, rete che riunisce oltre 327 aziende palestinesi, ha invece evidenziato l’enorme potenziale di crescita che l’economia della Cisgiordania potrebbe esprimere sui mercati europei, in assenza degli ostacoli imposti dall’occupazione.
Presente all’iniziativa anche Basel Adra, membro di Global Echo e regista palestinese Premio Oscar per il film “No Other Land”, che ha raccontato come la violenza dei coloni incida su ogni aspetto della vita delle persone palestinesi: non solo con la distuzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili, ma anche negando l’accesso ai diritti fondamentali come l’istruzione e le cure mediche.
“Le restrizioni dell’occupazione israeliana stanno strangolando l’economia palestinese. Non solo si impedisce lo sviluppo di imprese, cooperative e produttori locali, ma se ne mette a rischio l’esistenza stessa. È una situazione indicibile, su cui l’Unione europea non sta mettendo in campo nessuna strategia efficace, ma che priva milioni di persone dei propri mezzi di sussistenza e mina alla base le prospettive di uno Stato palestinese, perché senza sovranità economica non può esserci reale sovranità politica”, hanno attaccato le realtà promotrici, chiedendo azioni concrete al governo italiano e agli Stati Ue per il rispetto del diritto internazionale.
Tutto mentre aumentano le violenze sistematiche dei coloni, nella totale impunità, contro i palestinesi: “Come ogni anno, la stagione della raccolta delle olive si sta trasformando in una stagione di violenze continue. Questo vuol dire essere attaccati fisicamente, vedere i propri alberi venire distrutti, sradicati; i propri raccolti rubati, saccheggiati. E questo succede ogni anno senza che nulla cambi, a prescindere dal governo che c’è in Israele”, ha attaccato Tina Marinari, di Amnesty International Italia. E ancora: “Sono anni che denunciamo un regime di apartheid, un sistema, una volontà di pulizia etnica della Cisgiordania. Non sono episodi singoli, non si tratta di singoli coloni violenti che portano avanti questo tipo di azioni, ma è un sistema che è stato messo in piedi negli anni dai diversi esecutivi che si sono succeduti. E se oggi registriamo questo tipo di violenza, è perché fino ad oggi nessun governo, nessuno Stato, si è mosso per impedire queste azioni”.
La richiesta delle associazioni è che si discuta in Parlamento la proposta di legge per lo stop al commercio gli insediamenti illegali in Cisgiordania, firmata dai leader dei partiti di opposizione Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) ed Elly Schlein (Partito Democratico), nata proprio dall’impegno delle organizzazioni promotrici dell’incontro. “Si discuta e si approvi la nostra proposta, altrimenti lo faremo noi quando governeremo questo Paese”, hanno rilanciato dal fronte progressista. “Basta perdere tempo, si tratta di un atto che risponde a un preciso obbligo giuridico, non ad una mera opportunità politica”, hanno ricordato le organizzazioni.
“L’Italia sta agendo da fattore di blocco per trovare qualsiasi accordo o consenso su qualsiasi misura commerciale nei confronti di Israele”, ha continuato Pezzati di Oxfam. E ancora: “Le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani sono volutamente ambigue perché non vogliono affrontare il reale problema. Mi ricordo la frase “non è una colpa essere un colono“. No, non è una colpa essere un colono, è un crimine. E come tale, tutta l’occupazione è illegale, quindi va sanzionata l’occupazione nel suo complesso. Bisogna uscire da questa ambiguità e seguire quello che anche altri Paesi stanno iniziando a fare: mettere fine all’impunità delle violazioni compiute da Israele e riportare l’Italia nell’alveo dei Paesi che rispettano il diritto internazionale”. Anche l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mona Abuamara, ha ricordato come l’occupazione “non si può separare da quello che fanno i coloni. Loro sono protetti, sono tutelati, sono incoraggiati dal governo”. E ancora, rivolgendosi al nostro governo: “Il commercio con le colonie è contro il diritto internazionale, ma anche contro i valori e i principi che l’Italia custodisce, sostiene e promuove”.

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I leader di Pd, M5s e Avs insieme all’evento per la Palestina: “Basta complicità e doppi standard, il governo fermi il commercio con le colonie”

20 October 2026 at 17:25
Se l’Ucraina e il nodo dell’invio delle armi a Kiev dividono ancora Pd, M5s e Avs, in vista della costruzione del programma elettorale, il fronte progressista ritrova invece unità in politica estera sulla Palestina. Già lo scorso maggio dem, Cinque stelle e Verdi Sinistra avevano depositato una proposta di legge – con i leader Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli come primi firmatari, ndr – per istituire il divieto di importazione di beni e servizi dalle colonie, illegali secondo il diritto internazionale.
Un’iniziativa nata dall’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni umanitarie e della società civile, che a settembre del 2025 avevano lanciato l’appello Stop al commercio con gli insediamenti illegali, per chiedere all’Unione europea e al Regno Unito di mettere al bando l’economia delle colonie. Di fronte all’escalation delle violenze dei coloni, nelle scorse settimane alcuni Paesi avevano così deciso un cambio di rotta nei confronti di Israele e delle colonie. Al contrario dell’Italia, con il governo Meloni ancora colpevolmente assente. “C’è stata un’iniziativa importante da parte di undici Paesi, tra cui Francia, Canada, Regno Unito e molti Paesi europei, che hanno deciso di dare un segnale forte, inequivocabile, davanti al fatto che a Gaza si continua a morire e davanti ai crimini del governo di Netanyahu: lo stop al commercio dei prodotti che vengono dalle colonie illegali. Noi crediamo che sia vergognoso che il governo italiano non abbia seguito quella iniziativa“, ha così attaccato la segretaria dem Elly Schlein, a margine dell’iniziativa “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione“, organizzata a Roma da Oxfam e dalla coalizione delle realtà promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali“.
Un evento che ha riunito pure i quattro leader del cosiddetto ‘campo largo’, dal presidente M5s Giuseppe Conte alla stessa dem Elly Schlein, fino a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs, presenti all’iniziativa. “C’è qualcosa di ancora più grave rispetto all’assenza dell’Italia. Sono le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani per cui secondo il governo ‘queste decisioni andrebbero assunte a livello europeo’. Peccato che sono proprio loro a bloccare la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele“, ha continuato la segretaria dem.
“Questo governo ha dimostrato nei fatti di essere complice delle politiche criminali di Netanyahu. I coloni israeliani stanno uccidendo, massacrando le case dei palestinesi nella West Bank. A Gaza si continua a morire e cosa fa questo governo? Continua dire no alle sanzioni, continua ad avere un doppio standard sul diritto internazionale: sanzioni alla Russia, invece Netanyahu può continuare a massacrare il popolo palestinese. Voglio dire una cosa ai nostri alleati di centrosinistra: per noi di Avs il programma parte da questi punti. Ripristino del diritto internazionale, riconoscimento dello Stato di Palestina e sanzioni a Israele. Chi non è d’accordo si può accomodare alla porta. Non andremo al governo di questo Paese per fare le stesse cose di Giorgia Meloni”, ha avvertito Angelo Bonelli. Perché se tra Pd, M5s e Verdi Sinistra c’è già unità di intenti sulla Palestina, il messaggio sembra più rivolto ai soggetti che creeranno la futura gamba centrista della coalizione. Condivide anche Giuseppe Conte: “Andremo al governo per cambiare completamente la politica sin qui adottata dal governo su Israele. Non possiamo essere complici di un genocidio, di occupazioni abusive e illegali”. E ancora “Dobbiamo interrompere l’accordo di cooperazione militare, nei primi sei mesi di quest’anno l’import di armi da Israele è aumentato”.
“Cessi immediatamente ogni forma di commercio con le colonie, frutto di un’occupazione illegale”, ha rivendicato anche Nicola Fratoianni, sottolineando il lavoro comune fatto dalle forze di opposizione in questi anni. “Non siamo qui all’inizio di un percorso, bensì dopo aver presentato, grazie ancora una volta all’iniziativa di una rete importantissima dell’associazionismo e della società civile, una proposta di legge per dire stop al commercio dei prodotti delle colonie israeliane illegali in Cisgiordania, aver prodotto assieme atti parlamentari molto rilevanti e organizzato insieme una grandissima straordinaria manifestazione nazionale l’anno scorso”. Con tanto di promessa: “Si discuta e si pprovi la nostra proposta di legge, altrimenti lo faremo noi quando governeremo questo Paese. Al primo Cdm riconosciamo lo Stato di Palestina. E al primo Consiglio europeo chiediamo che l’Ue sospenda il Trattato di associazione con Israele“.

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Sicurezza, Conte: “Responsabilità dell’ordine pubblico è del Governo, non può scaricare su altri”. Avs: “Da esecutivo totale fallimento”

20 October 2026 at 16:45
“Condanniamo le devastazioni che ci sono state a Milano. Sono inaccettabili, fermo restando che la responsabilità dell’ordine pubblico è di questo governo, che non può scaricare su altri”. A sottolinearlo il presidente del M5s Giuseppe Conte, a margine di un convegno a Roma, in vista del Consiglio dei ministri straordinario nel corso del quale il governo Meloni intende approvare un nuovo decreto sul tema sicurezza. Tra le misure si prevedono l’arresto in flagranza differita per chi si rende responsabile di danneggiamenti di gruppo e il divieto di aggregazione per persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico, ma anche 500 militari in più a Milano e soldati con funzioni di polizia.
Misure e anticipazioni contestate dalle opposizioni: “C’è un Paese che è in condizioni economiche e sociali davvero disagiate. Non possiamo non ascoltare il grido degli studenti, degli agricoltori, degli autotrasportatori, dei pescatori, degli allevatori. Si leva soprattutto forte al Sud, ma anche al Nord. Il governo su questo cosa sta dicendo? L’unica risposta che sa dare sono quattordici miliardi e mezzo di nuove spese aggiuntive per la Difesa?”, ha attaccato Conte.
“Tutti condanniamo la violenza sempre, non è una novità ed è inutile continuare con questo giochetto”, ha aggiunto anche il segretario di Sinistra italiana e deputato Avs Nicola Fratoianni. “Gli strumenti messi in campo dal governo sono sempre gli stessi e sono inefficaci. E lo stesso vale per la stretta sui minori. È un po’ inquietante l’idea di una legislazione speciale sui minori. Vogliamo cercare di capire cosa stia succedendo ai ragazzi o vogliamo affrontare il problema con una valanga di decreti sicurezza? Hanno ristretto le possibilità di manifestare, hanno aumentato le pene, hanno inventato nuovi reati, ma non hanno prodotto nulla. Quante cose devono inventarsi ancora? Forse è il momento di cambiare strada”, ha aggiunto.
“L’invio di 500 militari a Milano con poteri di polizia è il certificato del totale fallimento del governo Meloni sulla sicurezza. Dopo oltre quattro anni al governo, la destra ammette nei fatti di non essere stata capace di garantire sicurezza e ordine pubblico. A ogni episodio di cronaca risponde con un nuovo decreto, ora manda l’esercito nelle strade. Ma dov’è finita la prevenzione? È ignobile che chi governa e ha la responsabilità della sicurezza attacchi le opposizioni per nascondere le proprie responsabilità”, condivide il deputato Avs e co portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, parlando con i cronisti in piazza Montecitorio.
E ancora: “Il problema non si risolve militarizzando le città. Le nostre periferie sono state completamente abbandonate, senza investimenti, infrastrutture sociali e culturali, trasformandosi in vere e proprie bombe sociali. Servono presidi dello Stato, prevenzione, servizi pubblici, scuole e opportunità per i giovani. Invece il governo interviene solo quando esplode l’emergenza, senza affrontarne le cause. Lo avevamo denunciato già mesi fa, di fronte a episodi analoghi, ma nulla è cambiato. Il ministro Piantedosi avrebbe dovuto dimettersi da tempo. Invece continua a scaldare la sedia”.
Se “sulla crisi che sta infiammando il Paese il governo non risponde, le opposizioni devono battere un colpo e anche presto“, ha così rivendicato lo stesso presidente M5s Conte, chiedendo un’accelerazione sulla costruzione del programma e sulle primarie. “Lasciateci lavorare, arriverà presto”, si è limitata a spiegare ai cronisti la segretaria Pd Elly Schlein, anche lei presente al convegno a Roma (organizzato da Oxfam sulla Palestina) che ha riunito i tre soggetti principali del campo progressista. “Programma? Che serva un’accelerazione noi come Avs lo diciamo da tempo, ben prima di Conte, lo diciamo senza polemiche. A poco a poco ce la faremo, abbiamo il dovere di costruire questa proposta”

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Il nodo Ucraina nel Pd, Schlein: “Sostegno a Kiev, ma serve sforzo diplomatico”. I riformisti incalzano: “Invio armi resta linea rossa”

18 October 2026 at 17:42

Nel giorno in cui dall’assemblea nazionale del Partito democratico a Roma la segretaria dem Elly Schlein si è detta pronta a correre come “candidata premier della coalizione progressista, con o senza primarie” (sarà l’unica per i dem in caso di gazebo, secondo quanto deciso, con l’astensione della minoranza riformista), resta il tema delle armi e del sostegno militare a Kiev a dividere gli alleati. Ad avvertire la segretaria su Kiev sono stati gli stessi esponenti riformisti, da Lorenzo Guerini a Giorgio Gori, passando per Simona Malpezzi, Filippo Sensi, Graziano Delrio e non solo: “Per noi l’invio di armi all’Ucraina resta una linea rossa, ma lo è per tutto il Partito democratico”, rivendica il presidente del Copasir ed ex ministro della Difesa Guerini. “Da qui si definisce la volontà e la capacità del Pd di guidare la coalizione. Il nostro futuro governo non può interrompere le forniture militari. Riconosco alla segretaria Schlein di aver sempre tenuto la barra dritta, ma ora è tempo di parlarne con gli alleati“, sottolinea pure Lia Quartapelle.

Sul tema più sensibile nella coalizione di centrosinistra, considerata la contrarietà di M5s e Alleanza Verdi Sinistra sul sostegno militare a Kiev, Elly Schlein non cambia rotta nel suo intervento. Conferma il sostegno, ma chiede anche che l’Europa diventi protagonista dell’iniziativa diplomatica. E ricorda che “c’è un articolo della Costituzione che è la premessa di tutto il resto ed è l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra“. E ancora: “L’Unione Europea nasce da due guerre mondiali innescate dai nazionalismi. Ma se vuoi la pace devi preparare la pace. L’Ue deve trovare un unico negoziatore europeo per costruire al fianco dell’Ucraina le condizioni di un negoziato e di una pace giusta. Bisogna alzare la voce, bisogna fare molto di più. Perché l’Ue non ha trovato un negoziatore unico?”. Parole che in casa riformista non tutti gradiscono, a partire dall’europarlamentare Giorgio Gori, che avrebbe voluto sfidare Schlein alle primarie, poi stoppato dal voto dell’assemblea: “Se ho condiviso il passaggio sull’Ucraina? Mi è sembrato piuttosto timido“, attacca. “Se siamo europeisti dobbiamo stare dalla parte di chi è aggredito. È questo il punto di principio che va affermato, nel Pd ma soprattutto sul tavolo con gli alleati”, si accoda il senatore Walter Verini.

“Rimettere al centro il tema del negoziato non è una concessione a Giuseppe Conte, ma è un modo per evitare lo stallo”, spiega ai microfoni de ilfattoquotidiano.it invece l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, secondo cui “quando noi poniamo la questione di un ruolo diverso dell’Europa, lo facciamo perché pensiamo che l’Europa potrebbe essere più utile anche all’Ucraina parlando al mondo, a quello che sta a guardare rispetto a questo conflitto, se superasse i doppi standard, per cui a Putin si applicano delle regole per la violazione del diritto internazionale che non vengono applicate allo Stato d’Israele“. Una linea condivisa nella sinistra del partito anche da Arturo Scotto: “Non c’è una soluzione militare, serve la politica, serve un’iniziativa di diplomazia dell’Ue”. Con AVS e M5s servirà trovare un compromesso: “Le divergenze sono note, ma dobbiamo lavorare affinché anche su questo tema si faccia chiarezza, come sul resto. Noi sosteniamo Kiev non su diktat della Nato, ma in nome del diritto internazionale. Spiace che manchi l’Italia a esprimere un protagonismo diplomatico”, rivendica il responsabile Esteri Giuseppe Provenzano. “Su questo siamo tutti d’accordo, bisogna fare di più con la diplomazia”, si dice certa Laura Boldrini. “Ma è Putin che vuole la resa di Kiev, non è Zelensky che non vuole negoziare”, contrattacca Malpezzi.

Ma il tema delle armi non è l’unico terreno di confronto in casa progressista, come al Nazareno. Perché pure sull’affidabilità o meno di Matteo Renzi all’interno della futura coalizione non mancano distinguo e timori: “Il programma va costruito insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nelle Regioni, e con tutti coloro che vogliono contribuire. Possiamo e dobbiamo allargare ancora, non restringere”, avverte la segretaria, sottolineando ancora “prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida“. Convinta che, se ci saranno le primarie, si faranno “con una grande festa di partecipazione popolare in cui la nostra gente si mescola” e che “non saranno divisive“. “Di certo non ne abbiamo paura”, è il messaggio rivolto agli alleati, a partire dal leader del M5S Giuseppe Conte. Lo stesso che aveva nelle scorse settimane chiesto garanzie proprio su Renzi: “Credo che si garantisca da solo. Ha fatto già cadere governi in passato? Ma ha fatto anche cose ottime…”, sfugge via ironico lo stesso Gori. Altri chiedono di guardare avanti, sempre in casa riformista: “Chi aderisce al progetto ne resta vincolato. Facciamo un contratto alla tedesca, come nel Conte bis”, è convinto Delrio. Paragone azzardato, dato che fu proprio Renzi a far cadere l’esecutivo: “Poi Conte fece cadere Draghi, guardiamo avanti…”.

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