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Germania, accordo a tre Linke-Verdi-Spd per governare a Berlino. Dalla casa alla lotta all’antisemitismo: i punti dell’intesa

19 October 2026 at 07:13

A quattro settimane dalle elezioni – dopo dieci giorni di incontri e una pausa – i negoziatori di Linke, Verdi e SPD hanno raggiunto l’intesa per un governo nella capitale. Se i partiti l’approveranno, da novembre le trattative potranno entrare nel vivo e concretizzarsi in un governo di sinistra a Berlino. Le direzioni politiche si riuniranno già lunedì, solo la Linke rimanda anche a un congresso del partito il 31 ottobre. L’ala più estrema, infatti, finora ha dimostrato scetticismo.

“Più insieme, più Berlino”: maggiore integrazione sociale, tutela delle famiglie e dei meno abbienti, spazi per incontri intergenerazionali tra vicini e maggiore resilienza climatica. Il tripartito si impegna in leggi a sostegno della protezione della democrazia e della cultura con musei gratuiti la domenica. Forti sono gli accenti della Linke che intende dare il diritto di voto dopo cinque anni anche ai cittadini non Ue. Confermata la gratuità dell’istruzione, mira ad integrare anche i figli dei rifugiati nelle scuole ordinarie, prevedendo la cessazione della collaborazione delle forze armate nelle aule. L’impronta dei Verdi si legge nell’impegno a migliorare il piano cittadino di decarbonizzazione, puntando sul rafforzamento dei trasporti e del verde pubblici. Completano il quadro investimenti nella sanità con maggiore assistenza e una clinica infantile alla Charité. Per contro, niente tagli a sicurezza e polizia, e mantenimento dei servizi di tutela della Costituzione.

Il punto più qualificante e dibattuto è tuttavia la socializzazione forzata di ampi patrimoni delle cinque grandi società immobiliari private. È fissato un tetto di non oltre 16 miliardi di indennizzo senza gravare sul bilancio ordinario. Inizialmente la Linke avrebbe voluto scattasse già da 3.000 unità, ora in via di compromesso partirebbe solo oltre i 10.000 alloggi. Le cooperative e i soggetti orientati al bene comune rimarrebbero esclusi; così come gli appartamenti edificati dopo il primo gennaio 2021 (anno in cui l’ipotesi di socializzazione forzata era già stata approvata da una consultazione popolare), per non scoraggiare gli investitori. A differenza dell’esproprio per realizzare un’infrastruttura (articolo 14 della Costituzione), la socializzazione (articolo 15) permette di trasferire ingenti patrimoni immobiliari alla proprietà pubblica o altre forme di gestione collettiva. Non è però mai stata applicata ed è quindi quasi sicuro che porterà a ricorsi alla Corte costituzionale.

La neosindaca in pectore Elif Eralp (Linke) ha dichiarato tuttavia che “in questo modo Berlino sottrarrà circa 160mila appartamenti alle logiche di mercato”, con il suo partito che avrebbe voluto arrivare inizialmente a più di 240mila. Il finanziamento del piano dovrebbe essere perfezionato nel 2027 ed entrare in vigore a metà 2028. A luglio i vertici del Governo federale hanno però già concordato che disporranno per legge che la nazionalizzazione di patrimoni immobiliari privati da parte di un Land non debba più essere possibile. Il Cancelliere Friedrich Merz (CDU) aveva anche messo in guardia con fermezza SPD e Verdi dal collaborare con la Linke a Berlino. Ammonimenti, rimandati al mittente da Steffen Krach (SPD), che pure in campagna elettorale escludeva le sottrazioni immobiliari forzate e adesso parla di un compromesso accettabile.

Parallelamente Linke, Verdi e SPD hanno concordato la costruzione di almeno 100mila appartamenti nuovi. Per paragone, l’ex sindaca Franziska Giffey ne promise 20.000 all’anno. Intendono inoltre tutelare attivamente gli inquilini fissando un tetto agli affitti negli immobili di proprietà pubblica: a sgravio diretto di 400mila nuclei familiari verranno ammessi aumenti solo entro il 2% annuo. Questo influirebbe poi anche sugli indici applicati nel mercato privato. Affinché l’alloggio sia un bene accessibile a tutti si pensa poi a un bonus energia per i redditi più bassi e a creare un’agenzia per la trasformazione di uffici vuoti in appartamenti. L’imperativo del tripartito è frenare l’aumento degli affitti, con un catasto dei locatari, agendo contro prezzi eccessivi e locazioni turistiche irregolari.

Per riuscire negli impegni, però, la coalizione non nasconde che non può sfuggire dall’intraprendere un percorso di consolidamento del bilancio entro il 2031. Oltre a escludere sprechi, annuncia dunque di voler realizzare almeno 400 milioni di nuove entrate all’anno. Non ha però indicato come, pur ventilando aumenti dell’imposta sull’acquisto di immobili, oneri di parcheggio, una tassa sugli imballaggi, rimandolo alle trattative. Ferma la tutela alle aziende municipali e l’osservanza dei contratti collettivi, il tripartito punta comunque ad incentivare l’economia e la ricerca private, promettendo meno burocrazia. Sullo sfondo l’ambizione dichiarata di portare l’Expo a Berlino nel 2035.

Entrerà nel contratto di governo anche una posizione comune contro l’antisemitismo e altre forme di razzismo. Proprio su questo le trattative avevano subito una battuta di arresto. La Linke era stata chiamata a distanziarsi dalle affermazioni contro il diritto di esistenza di Israele della neoeletta Vanessa Emde. Ha così sottoscritto un impegno – siglato dalla stessa Emde – per la lotta all’antisemitismo, riconoscendo il diritto di esistenza di Israele. La deputata però in un post successivo è ricaduta negli stessi toni, portando la direzione del partito a decidere che non potrà più collaborare a nessun livello. Linke, SPD e Verdi hanno concordato infine un’iniziativa al Bundesrat (il secondo ramo del Parlamento nazionale) di verifica della compatibilità costituzionale della AfD. Se gli accordi di Governo andranno in porto avranno 91 seggi, 14 più della maggioranza assoluta. Una coalizione alternativa tra CDU, SPD e Verdi avrebbe invece solo una maggioranza di due seggi.

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La Germania introduce la sugar tax per incentivare un’alimentazione più sana: 900 milioni di gettito a regime

18 October 2026 at 08:38

Il governo tedesco introdurrà una tassa sulle bevande zuccherate. A partire dal 1° luglio 2027, è prevista l’applicazione di un’imposta di 26 centesimi sulle bevande con un contenuto di zucchero pari o superiore a cinque grammi per 100 millilitri. Da un contenuto di zucchero di otto grammi per 100 millilitri, l’aliquota sale a 32 centesimi. L’imposta non si applicherà ai produttori che realizzano meno di un milione di litri di bevande zuccherate all’anno. Tuttavia questa esenzione, costituendo di fatto un aiuto di Stato, dovrà ricevere il via libera della Commissione europea. L’Italia ha introdotto la sugar tax nel 2019 con l’obiettivo di disincentivare il consumo di prodotti dannosi per la salute, ma l’effettiva entrata in vigore è stata da allora sempre rinviata rinunciando a un gettito di poco meno di 300 milioni l’anno.

All’inizio del mese, la Cancelleria aveva temporaneamente bloccato i piani del Ministro delle finanze Lars Klingbeil (SPD). Negli ambienti governativi si sosteneva che la sua bozza si discostasse dalla proposta della Commissione finanziaria per la sanità e che, in tale forma, non avrebbe ottenuto la maggioranza in seno al governo. Il testo iniziale è stato poi ammorbidito: è saltato il terzo scaglione di 38 centesimi per un contenuto di zucchero pari o superiore a 10 grammi per 100 millilitri, è arrivata l’esenzione per i piccoli produttori e sono stati esclusi succhi di frutta, bevande a base di latte, birre, vini e cocktail analcolici e bevande con altri dolcificanti. L’imposta si applicherà adesso a bevande a base di cola, aranciate, bevande a base di frutta e acqua gassata zuccherate, tè freddi, sciroppi zuccherati ed energy drink.

Con la tassa sullo zucchero, Klingbeil (SPD) intende non solo generare entrate per il bilancio, ma anche incentivare i produttori a ridurre il contenuto di zucchero e a rendere più sani i propri prodotti. Se il tributo sarà approvato dal Parlamento secondo l’attuale accordo, il governo stima che l’imposta frutterà circa 690 milioni di euro nel 2027 e 925 milioni di euro nel 2028, mentre per gli anni successivi fino al 2031 la cifra si aggirerà sui 890 milioni di euro ciascuno. Le entrate saranno utilizzate per ridurre il previsto taglio al contributo federale al fondo sanitario e mantenere stabili i contributi per l’assicurazione sanitaria obbligatoria. Si spera inoltre che ciò incoraggi le persone a seguire un’alimentazione più sana riducendo, nel lungo periodo, i costi per il sistema sanitario causati dall’eccessivo consumo di zucchero.

Il tributo peraltro colpirà solo le bevande e non anche i molti alimenti talvolta eccessivamente zuccherati, come cioccolato, biscotti e piatti pronti. Solo nei cereali per la prima colazione c’è stata una certa riduzione progressiva degli zuccheri dal 2016 introdotta autonomamente da parte dei produttori. L’Associazione dell’industria dei cereali, della molitura e dell’amido (VGMS) vanta di aver ridotto il contenuto medio di zucchero nei cereali destinati ai bambini di circa il 44%. Il che non equivale a un minor apporto calorico. A differenza di quanto avviene per le bevande, negli alimenti solidi lo zucchero non può essere semplicemente sostituito con l’acqua. Al suo posto, secondo l’associazione, vengono impiegati ingredienti a base di cereali ricchi di amido, in grado di fornire un apporto energetico paragonabile. Parallelamente, i produttori dichiarano di puntare sempre più sui cereali integrali, il che aumenta il contenuto di fibre, ma comporta anche un leggero incremento della quota di grassi, dato che il chicco integrale contiene il germe, ricco di grassi.

Fino all’ultimo, l’introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate ha incontrato notevoli resistenze. Anche i nove ministri dell’agricoltura e della tutela dei consumatori dei Länder appartenenti all’Unione (CDU/CSU) si erano espressi pochi giorni fa contro la sua introduzione in una lettera indirizzata al Cancelliere Friedrich Merz (CDU) perché il tributo punta sull’intervento statale e grava inutilmente sull’acquisto di determinati prodotti alimentari. Anche dopo il raggiungimento dell’accordo, non sono mancate nuove critiche: il governatore dell’Assia Boris Rhein (CDU), rispondendo al quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger, l’ha definita una “tassa che fa lievitare i prezzi”. L’aumento del costo della vita rappresenta una delle principali criticità e secondo Rhein “una tassa sullo zucchero invierebbe un segnale sbagliato” mettendo a rischio posti di lavoro in un settore, quello delle bevande, caratterizzato prevalentemente da imprese di medie dimensioni.

La struttura dell’imposta sulle bevande zuccherate è concepita effettivamente in modo idoneo ad essere trasferita sui consumatori con aggiunta dell’Iva, ma non se i produttori riducono gli zuccheri per evitare il tributo. Nel mese di gennaio, l’Istituto scientifico dell’Associazione delle imprese di assicurazione sanitaria privata (WIP) – indica ARD – è giunto alla conclusione che una tassa sulle bevande zuccherate potrebbe ridurne sensibilmente i consumi, contribuendo, a lungo termine, alla prevenzione di malattie. Le bevande zuccherate sono infatti considerate corresponsabili di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e carie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di assumere meno di 50 grammi al giorno di cosiddetti “zuccheri liberi”, idealmente meno di 25 grammi. Sono compresi gli zuccheri aggiunti agli alimenti dal produttore o dal consumatore e quelli naturalmente presenti in miele, sciroppi e succhi di frutta. In Germania questa soglia viene ampiamente superata: secondo i dati del Max Rubner-Institut – cita sempre ARD – le donne consumano 61 grammi al giorno e gli uomini 78 grammi. Chi consuma una porzione (200 ml) di una di queste bevande ingerisce tra i 20 e i 34 grammi di zuccheri liberi.

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Sabotaggio del Nord Stream, l’imputato ucraino Kuznetsov in aula per la prima udienza. Per la difesa non fu attentato, ma azione di guerra legittima

15 October 2026 at 16:29

Grande affluenza presso il Tribunale regionale superiore anseatico di Amburgo mercoledì mattina per l’inizio del processo a carico del cinquantenne ucraino Serhij Kuznetsov, accusato di crimini di guerra come responsabile del sabotaggio con l’uso di esplosivo del gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico, avvenuto alla fine di settembre del 2022, che avrebbe dovuto trasportare il combustibile russo in Germania.

Nella prima giornata Kuznetsov ha deciso di tacere, è entrato in aula in giacca e cravatta e con i capelli rasati a zero. Agli osservatori è apparso molto tranquillo e rilassato. Ha rivolto un breve cenno di saluto militare verso il pubblico a sottolineare che si sente un soldato e un sorriso cordiale al banco dei giudici. Indossando cuffie bianche e scuotendo di tanto in tanto il capo, ha poi ascoltato l’interprete ucraina mentre veniva letto il cuore dell’atto d’accusa della Procura federale, che nell’insieme conta oltre cento pagine.

Serhij Kuznetsov è accusato di aver guidato nel 2022, prima dell’arresto avvenuto in Italia, una squadra di sabotaggio che ha fatto saltare in aria tre delle quattro condutture dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, agendo su mandato delle forze armate ucraine. Stabilire se si sia trattato di un crimine di guerra o, eventualmente, di un legittimo atto bellico è una delle questioni centrali che dovrà chiarire il tribunale. Uno dei tre avvocati dell’imputato ha definito infatti i gasdotti fatti saltare in aria un’arma finanziaria, militare e politica della Russia, poiché i proventi confluivano nelle casse della Federazione che sta conducendo una guerra di aggressione. Sarebbe stato quindi un ordine legittimo la sua distruzione. L’imputato non ha rilasciato dichiarazioni durante il processo perché in quanto ufficiale dell’esercito ucraino non dispone dell’autorizzazione a deporre, è costretto a “difendersi con le mani legate”, hanno affermato i suoi avvocati, tra cui figura il penalista italiano Nicola Canestrini.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sempre respinto un coinvolgimento del suo Paese, ma la ricostruzione degli inquirenti lascia trasparire che responsabili ucraini erano a conoscenza dell’attività del commando. La pipeline Nord Stream 1 era entrata in uso ma la Russia, al momento dell’attentato, aveva già cessato le forniture. Nord Stream 2 invece non era mai entrata in esercizio per lo scoppio della guerra. Con l’attentato venne tuttavia distrutta una struttura che poteva potenzialmente essere fonte di grossi guadagni per la Russia.

Roman Tscherwinskyj, ex agente dei servizi segreti ucraini, per gli inquirenti tedeschi è stato il coordinatore dietro il sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2. In un’intervista a Radio Svoboda ha affermato che “Serhij è un ufficiale che ha prestato servizio nella mia unità e, al momento dell’esplosione, era ai miei ordini”. Ciò detto, a suo avviso non c’è alcuna necessità, per lo Stato o l’esercito ucraini, di esprimersi in merito a chi abbia commissionato il sabotaggio del gasdotto nel 2022. Il gasdotto rappresentava una delle fonti più redditizie per il colosso russo Gazprom e, di conseguenza, un’importante fonte di finanziamento per la guerra contro l’Ucraina. “Se fosse stata l’Ucraina a far saltare in aria il gasdotto”, per Tscherwinskyj, “si tratterebbe di un obiettivo legittimo”.

Anche il primo ministro polacco Donald Tusk si era espresso in termini analoghi in passato. “Il problema per l’Europa, l’Ucraina, la Lituania e la Polonia non è il sabotaggio del Nord Stream 2, bensì il fatto che sia stato costruito”, sottolineava l’anno scorso. Di conseguenza, non ci fu alcun interesse a estradare in Germania Volodymyr Zhuravlev, uno dei sommozzatori accusato di essere coinvolto nell’attentato, poi catturato però in Croazia e in attesa di estradizione.

Circa 150 rappresentanti dei media provenienti da molti paesi, tra cui Ucraina, Stati Uniti, Russia e Cina, figurano accreditati per il dibattimento. Davanti al tribunale, l’iniziativa civica ucraina “Vilni Hamburg” ha manifestato solidarietà all’imputato, sostenendo che il vero criminale di guerra è la Russia. La prima udienza è durata in tutto un paio d’ore, riferisce la rete tedesca di Amburgo NDR.

Al termine della prima giornata di udienza, in cui è stata data lettura dell’atto di accusa, l’imputato ha salutato e rivolto lo sguardo verso il pubblico in sala dove alcune donne gli hanno mimato il gesto del cuore con le mani. Alcuni uomini hanno sollevato tre dita, simbolo del tridente raffigurato nello stemma ucraino. Uno ha alzato il pugno chiuso. L’imputato ha sorriso, visibilmente compiaciuto di quei saluti.

Il processo riprenderà a fine ottobre, successivamente udienze sono già state calendarizzate fino a fine gennaio 2027. L’avvocato Canestrini, difensore dell’imputato, punta a un’assoluzione. Il processo d’altronde può danneggiare l’immagine di tutta l’Ucraina. Secondo inchieste giornalistiche sia Zelensky sia l’ex capo dell’esercito ucraino e attuale ambasciatore a Londra, Valerij Zalužnyj, potrebbero essere stati al corrente dei piani.

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