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Ma come, è già Natale? Dai calendari dell’Avvento venduti a settembre alle canzoni natalizie ascoltate a ottobre: perché il marketing ci sta rubando l’autunno e cos’è il Christmas Creep

20 October 2026 at 12:49

È stata un’estate lunghissima. Insopportabilmente calda, e apparentemente infinita. A fine settembre si girava in maniche di camicia un po’ in tutt’Italia, con qualche concessione serale ai trench e ai golfini. Le scarpe chiuse sono rimaste in panchina fino alle piogge di ottobre. E ora che l’autunno è ufficialmente iniziato… è già Natale. C’è una breve parentesi in cui le vetrine si riempiono di zucche, e poi via con gli addobbi natalizi e le guide ai regali. Il disallineamento tra marketing e vita reale di anno in anno risulta più evidente, ma non è casuale.

Cos’è il Christmas Creep

Il fenomeno ormai è noto da anni e ha un nome ufficiale: Christmas Creep, cioè l’insinuarsi strisciante del Natale. Fa parte di un fenomeno più ampio, l’Holiday Creep: cioè il marketing estremamente anticipato di una festività, che sia San Valentino, Halloween o il Ringraziamento negli Stati Uniti. In Italia l’espressione più evidente è negli addobbi natalizi che affollano le vetrine in autunno, anche quando le temperature sono miti, il sole splende e si pranza all’aperto.

La ragione è prevalentemente commerciale, ma non solo. Nel periodo delle feste si spende molto di più: per molte catene allungarlo è fondamentale per i fatturati. Nessun competitor ovviamente vuole arrivare secondo, e così ogni anno la partenza si sposta un po’ indietro. L’esempio perfetto sono i calendari dell’Avvento: i content creator specializzati in moda e beauty hanno iniziato a promuoverli a settembre, quando in molte città l’aria condizionata era ancora accesa nelle case. A metà mese erano già disponibili nei negozi. Aspettare il 1° dicembre per comprarli significa rischiare di trovarli esauriti.

Ciò che è a tema natalizio – dai panettoni ai maglioni, dai servizi per la tavola alle lucine – invecchia male: il 26 dicembre è ormai superato. Avere più settimane per esporlo, nella prospettiva dei negozianti, migliora le chance che la merce non rimanga invenduta.

C’è poi un aspetto psicologico: prepararsi mentalmente a qualcosa di piacevole, come possono essere le Feste di fine anno, migliora l’umore prima che arrivi. Come chi ama l’autunno trova conforto nelle foglie che cambiano colore, chi ama il Natale è felice di vedere le luminarie in città. Fare i biscotti, decorare casa, pensare ai regali possono aiutare alcune persone a concentrarsi sulle cose positive in un clima di incertezza e difficoltà, specialmente quando i notiziari ci danno pochi motivi per restare allegri. Certo, funziona per chi ama già il Natale. Per tutti gli altri, è un supplizio esteso.

Le playlist natalizie su Spotify

La sensazione che Natale arrivi sempre prima è stata confermata anche da Spotify: i brani natalizi fanno già in media 36,2 milioni di stream al giorno. I dati sono stati diffusi per promuovere, guarda un po’, il lancio della campagna “Holidays on Spotify”. Comunque: la playlist Christmas Hits è salita al 64° posto delle classifiche playlist il 25 settembre. Secondo Spotify l’ascolto si anticipa da cinque anni: nel 2025 il primo salto evidente è arrivato il 22 ottobre, una settimana prima che nel 2021. I più precoci sono Barbados, Liechtenstein, Danimarca e Islanda: nell’isola caraibica (sic!) si parte addirittura il 1° ottobre, contro una media globale del 30 ottobre.

Caraibi o Nord Europa che sia, però, il pessimismo di questo periodo storico resiste anche al Natale: a parte Last Christmas degli Wham! e l’inno di Mariah Carey, tra i brani più ascoltati c’è Snowman di Sia, una ballad malinconica su un amore destinato a sciogliersi. In cima alla classifica ci sono i Bleachers, con Merry Christmas, Please Don’t Call. Il titolo è autoesplicativo: siamo ben lontani dal cliché della famiglia felice a tavola e dei baci sotto al vischio. Toglietevi la curiosità di ascoltarla, se siete in vena: forse tutto sommato Halloween era meno cupo.

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Come riconoscere una borsa di lusso falsa da una originale quando compriamo online? Siamo entrati nel centro eBay dove gli esperti smascherano i “superfake”: ecco cosa controllano

15 October 2026 at 17:00

Vintage è meglio. Tra i grandi cambiamenti che hanno investito la moda negli ultimi anni c’è un nuovo amore per i capi di lusso vintage: si acquistano e si vendono sempre più spesso, anche grazie a piattaforme che lo rendono facile e accessibile. Che si tratti di una borsa, di un orologio o di un foulard in seta, il rischio di contraffazione è sempre dietro l’angolo, e in rete è facile incappare in truffe. Proprio per questo motivo il marketplace eBay ha lanciato in Italia un servizio di verifica dell’autenticità per i prodotti di lusso.

Come si fa a riconoscere un falso? Abbiamo visitato il Centro di autenticazione a Berlino e lo abbiamo chiesto direttamente ai professionisti della piattaforma di e-commerce.

L’economia parallela dei superfake

Se una volta per trovare accessori di lusso di seconda mano bisognava scovare boutique, antiquari e negozi specializzati, ora bastano un paio di clic. Oltre a piattaforme specializzate come Vestiaire Collective, Depop e il più democratico Vinted (dove si trova un po’ di tutto) c’è proprio eBay, frequentato per la selezione ampia e per i pezzi rari che ospita.

Internet ha facilitato la compravendita di moda e accessori pre-owned, ma il rovescio della medaglia è una fiorente e agguerrita industria parallela. Secondo lo studio Mapping Global Trade in Fakes 2025 di Ocse ed Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, nel 2021 il commercio mondiale di merci contraffatte valeva circa 467 miliardi di dollari.

Per mettere i numeri in prospettiva: il 2,3% delle importazioni globali. I prodotti più copiati sono proprio quelli della moda: abbigliamento, calzature e pelletteria rappresentano il 62% delle merci contraffatte sequestrate.

La Verifica (gratis) di eBay

A tutela dei suoi clienti, a partire da settembre eBay offre anche in Italia la Verifica di Autenticità, già attiva negli Usa, nel Regno Unito, in Germania, in Australia e in Canada. Si tratta di un controllo automatico e gratuito: non ci sono costi aggiuntivi per chi compra. Si applica su borse, abbigliamento, scarpe, accessori e sneakers di marchi selezionati a partire da 200 euro (1.500 euro per gli orologi) ed è facile da individuare grazie al badge blu sugli annunci.

Funziona così: dopo l’acquisto, il venditore spedisce l’articolo al Centro di autenticazione eBay in Germania, dove esperti specializzati per categoria lo ispezionano fisicamente. Non serve solo a individuare le copie, ma anche a verificare che l’articolo corrisponda all’inserzione. Ogni articolo passa sotto una lente di ingrandimento (letteralmente) per cercare graffi, macchie e difetti.

Nel caso degli accessori, ci spiegano al Centro di Berlino, si controllano anche le scatole, i sacchetti dust bag e documenti, come certificati di autenticità. “Nella maggior parte dei casi non ci sono troppe attese extra per l’utente – spiega Flavio De Luca, Site Lead del Centro di autenticazione eBay in Germania – una volta che un oggetto arriva al Centro, in 48 ore siamo in grado di verificarlo e poi spedirlo all’acquirente”.

In caso di discrepanze come piccoli difetti o documenti mancanti, l’acquirente viene avvisato e decide se confermare l’acquisto, magari trovando un nuovo accordo sul prezzo. L’autenticazione è una tutela anche per chi vende: in caso di reso, l’articolo ripassa dal Centro, che verifica che sia lo stesso pezzo nelle stesse condizioni.

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Foto: Patricia Kalisch, www.patriciakalisch.de

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Come si riconoscono le copie dagli originali

Ora che la compravendita di lusso second hand è in crescita, spiegano da eBay, la fiducia è diventata cruciale. Gli autenticatori non parlano mai di “falsi” ma di UTA, Unable to Authenticate. Tradotto: impossibile da autenticare. Tutti i professionisti del Centro dicono che per fare questo lavoro è fondamentale la “passione”: concretamente significa conoscere bene i brand, storici e nuovi, i modelli e aggiornarsi di continuo sulle collezioni.

Nel senso migliore del termine sono dei veri nerd della moda: collezionano sneaker, conoscono il settore, non si perdono una sfilata. Quando cambia un direttore creativo, infatti, possono cambiare i materiali, i dettagli tecnici, le cuciture, perfino le etichette. “Facciamo formazione continua – prosegue De Luca – per essere sempre aggiornati sulle novità e non restare indietro”.

Una volta le copie (anzi: gli UTA) erano di qualità scadente, oggi si parla di superfake: contraffazioni di altissima qualità, sia nella manifattura che nei materiali, quasi indistinguibili dagli originali. Quasi, appunto: un professionista può capire quello che alla maggior parte degli appassionati sfugge.

Gli incaricati dell’autenticazione non rivelano i loro segreti per non avvantaggiare ulteriormente chi opera nell’industria parallela. Di solito non lavorano direttamente con i brand, spiega De Luca, ma nei casi più complessi chiedono un occhio in più ai colleghi internazionali, o al training team: il processo è estremamente meticoloso. “Spesso hanno una sensazione di pancia solo toccando l’oggetto – conclude – le macchine ci aiutano moltissimo, ma non possono sostituire le persone in questo settore”.

Quali sono i marchi più cercati su eBay

Considerato una volta un hobby di nicchia per collezionisti, il vintage è stato ormai sdoganato come strategia intelligente di acquisto. “Il 40% del gmv (gross merchandise value, il valore complessivo delle merci vendute sulla piattaforma ndr) di eBay, dal 2024, è rappresentato da articoli di seconda mano e ricondizionati”, spiega Silvia Bellomi, responsabile delle categorie di eBay per Italia e Francia. Secondo il Recommerce Report 2026 del brand, le ragioni sono molteplici: risparmio, sostenibilità e ricerca di pezzi rari, vintage o da collezione. Secondo l’ultimo Watchlist Trend Report, nel primo trimestre dell’anno i marchi dell’usato più acquistati al mondo sono stati Louis Vuitton, Gucci, Burberry, Chanel e Prada, mentre Dior è entrato in classifica sull’onda del debutto di Jonathan Anderson. Alcuni pezzi vengono considerati veri e propri investimenti: tra gennaio e marzo il prezzo medio di vendita della borsa Gucci Padlock è cresciuto del 530%, quello dell’orologio Patek Philippe Nautilus del 154%.

Per molti, quindi, il second hand è la via di accesso a brand che non potrebbero avvicinare altrimenti. Online non si cercano solo borse di lusso: in Italia l’abbigliamento è la categoria più acquistata nell’usato (35%). Il Made in Italy fa la sua parte: tra i più cercati, da noi, ci sono brand come Prada e Gucci. La Gen Z ha un ruolo importante: secondo il Recommerce Report, in Italia il 58% compra usato solo online, e il 43% prevede di aumentare gli acquisti in futuro. “Prendiamo l’esempio di Blumarine – spiega Bellomi – è un brand che da una ventina d’anni non andava più tanto, ma con il ritorno dell’estetica anni Duemila ha avuto un boom anche sul second hand, con un aumento del 300% delle ricerche nel primo trimestre 2026”. Ed è cambiato anche il modo di cercare: “I clienti non cercano più l’usato dopo aver cercato il nuovo: cercano direttamente il pezzo usato”. Secondo il recentissimo Recommerce Report 2026, il 31% degli italiani cita l’autenticità come freno agli acquisti da venditori esteri. Per questo, spiega Bellomi, eBay oggi valorizza l’usato “con servizi di fiducia che lo rendono davvero un prodotto di prima scelta”.

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