❌

Normal view

“La nostra rabbia al fianco di chi lotta”: così la galassia anarchica milanese punta a saldarsi con i “ragazzi del 17 ottobre” in nome della sommossa

22 October 2026 at 07:02

Se il primo comunicato del Movimento 17 ottobre spiega che “non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, il volantino che lancia per il pomeriggio di sabato prossimo a Milano il corteo anarchico annuncia che “è questo il momento di mettersi in mezzo, far sentire le nostre voci, la nostra rabbia, a fianco delle persone che lottano e resistono” perché “se la loro sicurezza è il controllo, la nostra sicurezza è la solidarietà”. È in queste frasi e soprattutto nelle parole, che oggi gli inquirenti leggono il rischio di una pericolosa saldatura tra due mondi solo apparentemente distanti. Da un lato quelle centinaia di ragazzi giovanissimi che tra il 17 e il 18 ottobre hanno saccheggiato e devastato il centro di Milano, dall’altro quell’area diffusa di insurrezionalismo anarchico che da tempo in città si sta allargando e sta conquistando anche parte del mondo antagonista, uscito schiacciato undici anni fa dalla guerriglia del primo maggio, giorno dell’inaugurazione dell’Expo. In questo senso il termine “solidarietà”, contenuto nel volantino pubblicato su Telegram dal gruppo Galipettes e che annuncia il corteo anarchico con ritrovo alle 14:30 in via Alberto Da Giussano, è interpretato proprio come l’inizio di una saldatura che nelle tematiche, e di più nei contatti e nei luoghi, è già ben avviata.

E se la rivolta, da non confondere con rivoluzione, è già un core business dell’anarco-insurrezionalismo, lo stesso giudice, che ieri ha confermato le prime custodie cautelari a carico di chi è sceso in piazza a Milano, descrive il fine settimana appena passato come “una vera e propria sommossa” poi tradotta “in aggressioni armate, devastazioni e saccheggi, messe in atto simultaneamente da migliaia di persone”. La Treccani definisce il termine come “l’atto insurrezionale armato di una popolazione o di una parte di essa contro i poteri dello Stato”. Lo traduce nei fatti lo stesso giudice quando parla, rispetto ai fatti del 17 e 18 ottobre, di “un profilo decisamente violento e insurrezionale”. Insomma se la linea dei recenti scontri è stata tracciata, la stessa è sovrapponibile a quella disegnata da tempo dall’area anarco-insurrezionalista non solo milanese e che si è mostrata nella guerriglia torinese del 16 gennaio contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, o a Milano, quando l’11 febbraio 2023, il corteo in solidarietà dell’anarchico Alfredo Cospito, oggi recluso ancora al 41 bis, è deflagrato in violenti scontri nella zona dei Navigli. La rivolta, dunque, è il pensiero, consapevole o meno, che accomuna queste due realtà.

Uno dei dati rimasti sul tavolo dopo i saccheggi è la fotografia implacabile di una città che negli anni non è stata in grado di affrontare le proprie contraddizioni. Perché dai nuovi grattacieli del recente “sacco urbano” finito negli uffici della Procura, ai check point delle periferie, ci passa il disagio, la rabbia, il senso di abbandono di giovanissimi, italiani o italiani di seconda generazione, la cui presenza nel centro della città è vissuta come una minaccia. Come minacciosa è vissuta dalla collettività la miope definizione di “maranza”. Una casella che tiene dentro tutto e spiega niente. C’è poi un dato che impressiona rispetto alle recenti devastazioni e non sono i saccheggi, ma le aggressioni ai poliziotti. Il bilancio parla di circa 130 agenti feriti. Una enormità. Il volto sanguinante del primo dirigente Angelo De Simone ha fatto il giro d’Italia. Uomini e mezzi distrutti, un camionetta dei carabinieri assaltata in piazza Duomo. Un odio che non si giustifica e che tradisce una totale mancanza di fiducia nei confronti dello Stato. Di recente a Milano sono accaduti due fatti di cronaca che ben lontani dal giustificare possono aiutare a decifrare questo odio. Quello del novembre 2024, quando dopo un inseguimento dei carabinieri muore il giovanissimo Ramy Elgml, al quale ha fatto seguito una notte di guerriglia contro la polizia, e quello del 26 gennaio scorso quando l’agente di polizia Carmelo Cinturrino del Commissariato Mecenate uccide volontariamente (questa l’accusa per la quale è stato chiesto il processo) il giovane marocchino, con precedenti per spaccio, Abderrahim Zack Mansouri. Dal Corvetto ai boschi della droga di Rogoredo, due episodi che la moltitudine di giovani, spesso di terza generazione, spesso fuori da ogni processo di formazione scolastico o lavorativo, ha vissuto come un sopruso nei propri confronti e non solo delle vittime.

Insomma, in piazza, dopo gli scontri, non sono rimasti solo vetri rotti e candelotti di lacrimogeni, ma anche il germe di un movimento che da tempo il mondo anarchico sta tentando di cavalcare. Ci ha provato nel 2021 durante i cortei No Vax, è tornato alla carica durante le manifestazioni per la Palestina, tanto che nel fine settimana nero di Milano, incappucciati o meno, per le “cinque vie” si sono rivisti volti noti dell’anarchismo. Soggetti legati a luoghi come la Panetteria Occupata, Conchetta e Cuore in Gola, personaggi dei collettivi studenteschi e del movimento ProPal. Del resto la saldatura, per come riferito da fonti investigative, non è solo nel senso di rivolta e di insurrezione, ma anche nei luoghi frequentati. Per come emerge dalle prime annotazioni, alcuni dei ragazzi presenti in piazza vivono o frequentano via Gola, cuore dell’area anarchica assieme al centro sociale Conchetta. Altri bazzicano la zona di via Ovada alla Barona. Molti scelgono le panchine del vicino parco Baden Powell o “parco rosso”. E buona parte si porta in tasca precedenti per reati comuni. Un dato che fin dal 2021 e ancora oggi, ha messo in scacco gli investigatori e gli esperti della Digos, che si sono trovati di fronte un gruppo di casseur non identificabili o incasellabili perché senza reati specifici. A questo va aggiunto un indebolimento all’interno delle forze dell’odine di una memoria storica in grado di capire le dinamiche dei movimenti. Ora, dunque, il senso di paura che si sta vivendo in questi giorni a Milano è legato alla possibilità che il mondo anarchico possa definitivamente saltare sulla “tigre” e cavalcarla. Se ci riuscirà non è calcolabile. Di certo ci proverà, così come ha fatto, oltre dieci anni fa, con le nuove Br, e poi ancora con la lotta a favore di Alfredo Cospito. Un lavoro di anni al quale di certo non si rinuncerà.

L'articolo “La nostra rabbia al fianco di chi lotta”: così la galassia anarchica milanese punta a saldarsi con i “ragazzi del 17 ottobre” in nome della sommossa proviene da Il Fatto Quotidiano.

Equalize, due anni fa la scoperta della centrale dei dossier illegali. La Procura: “Calamucci ha collaborato lealmente”

21 October 2026 at 07:05

La sera del 23 ottobre 2024 il civico 6 di via Pattari a due passi dal Duomo di Milano è diventato un indirizzo noto in tutta Italia. Qui per anni ha avuto sede la società Equalize. Qui la Procura di Milano ha messo le sue microspie fotografando la più importante centrale di dossieraggi illegali degli ultimi anni. Sulle prime pagine, il giorno dopo, finiranno il nome di Enrico Pazzali, figura pubblica nonché allora presidente della Fondazione Fiera, quello dell’ex poliziotto Carmine Gallo, conosciuto per le sue indagini antimafia e il meno noto Samuele Calamucci detto Sam. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. Un reato che, grazie a questa inchiesta, ora risulta meno criptico. Da quel giorno migliaia di atti e centinai di intercettazioni hanno composto una delle più grandi inchieste della Procura di Milano. Da allora sono passati esattamente due anni. E, come si dice, molti nodi sono arrivati al pettine.

Il pm Francesco De Tommasi e il collega della Direzione nazionale antimafia Antonio Ardituro, di recente affiancati dal pm Eugenio Fusco, mese dopo mese stanno chiudendo il cerchio sui vari fascicoli. Da un lato il fascicolo madre, oggi in fase di udienza preliminare con oltre 70 imputati, tra cui lo stesso Pazzali e il capo degli affari legali di Eni Stefano Speroni, e decine di parti civili, dall’altro lo stralcio su una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, che coinvolge il noto imprenditore romano Lorenzo Sbraccia assieme a quello che la Procura definisce gotha della ‘ndrangheta di Platì, e che si trova ancora in fase dibattimentale. Nel mezzo, diversi patteggiamenti per il filone principale stanno via via confermando la tesi dell’accusa. Fino alle ultime motivazioni di oltre duecento pagine con cui il gup di Milano ha motivato il patteggiamento a 3 anni e 4 mesi per Giulio Cornelli, considerato uno dei ragazzi della squadra dell’hcaker Samuele Sam Calamucci. Cornelli ha poi altri capi d’imputazione nel fascicolo in udienza preliminare e chiedere di patteggiare anche qua.

Quella di Calamucci, poi, difeso dall’avvocato Antonella Augimeri, soprattutto dopo la morte di Carmine Gallo (difeso sempre da Augimeri fin dal 2008), è diventata una figura chiave dell’inchiesta. Lo era prima naturalmente mentre in Equalize si sfornavano dossier illegali con altrettanti accessi illegali ai database del Viminale, lo è diventata poi due anni fa, quando, dopo l’arresto, ha scelto la strada della collaborazione con i magistrati. Un lungo percorso, non facile nella ricostruzione e che tuttavia si è mostrato verbale dopo verbale sempre più granitico e credibile. Fino ad arrivare, per il filone dossieraggio, a un accordo di patteggiamento con la Procura a 3 anni e 4 mesi. Accordo non definitivo. Ma che comunque dimostra il suo percorso collaborativo. Tanto che lo stesso pubblico ministero Francesco De Tommasi lo ha sostenuto davanti alla presidente dell’Ottava sezione penale Maria Luisa Balzarotti, dando l’ok alla scarcerazione anche per la tentata estorsione dove l’hacker è imputato con l’aggravante mafiosa.

Il giudice ha dato parere negativo. Ma torna utile, comunque, leggere la posizione della Procura che contrasta con alcune ricostruzioni pubbliche di un Calamucci poco credibile. Scrive il pm: “A oggi il lungo periodo di custodia domestica ha certamente prodotto un effetto deterrente, reso ancora più manifesto dal comportamento processuale e dall’atteggiamento collaborativo che, coerentemente, convintamente e credibilmente, Calamucci ha sempre mantenuto in merito ai fatti reato del filone dossieraggio”. E ancora: “Calamucci, a differenza degli altri imputati, ha, sin dall’inizio della propria complessa vicenda giudiziaria, deciso di collaborare lealmente con l’Autorità giudiziaria, rendendo plurime dichiarazioni auto ed etero accusatorie in merito ai fatti del filone Equalize”. Conclude il pm: “Dichiarazioni (quelle di Calamucci, ndr) assistite da validi riscontri individualizzanti”.

Calamucci non è stato il solo a scegliere questa strada. Assieme lui aveva iniziato a parlare con i magistrati, anche l’ex poliziotto Carmine Gallo, deceduto il 9 marzo 2025, mentre si trovava ai domiciliari. Infarto fulminante ha certificato un’inchiesta lampo, che in realtà non ha mai ben chiarito le reali cause della sua morte. A fondamento della collaborazione di Calamucci, che non sarebbe esistita senza il lavoro del Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese, vi sono le prime motivazioni di condanna nel patteggiamento Cornelli. “Risulta provata – scrive il gup Fiammetta Modica – l’esistenza di un’associazione a delinquere, in cui Gallo e Calamucci rivestivano i ruoli di promotori e organizzatori, allo scopo di commettere in forma imprenditoriale una serie indeterminata di delitti di accesso abusivo a sistemi informatici o telematici protetti da misure di sicurezza. Il programma criminoso vedeva coinvolti Enrico Pazzali e Carmine Gallo, soci della società e, tra gli altri, l’odierno imputato (Cornelli, ndr) con la predisposizione di una struttura deputata ad acquisire illecitamente dati, notizie e informazioni, anche pregiudizievoli sul conto di centinaia di persone; un’attività di profilazione illegale attuata in modo spregiudicato e disinvolto messa a disposizione di una larga cerchia di committenti”.

L'articolo Equalize, due anni fa la scoperta della centrale dei dossier illegali. La Procura: “Calamucci ha collaborato lealmente” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scontri a Milano, assaltata un’attività commerciale: distrutti vetrine e interni del negozio di articoli sportivi

17 October 2026 at 19:28

Nono solo scontri e lanci di pietre contro le forze dell’ordine. A Milano la guerriglia urbana si è trasformata anche in assalto alle attività commerciali. I giovani vestiti di nero che si sono intrufolati all’interno della manifestazione spontanea “Italia in piazza“, ha distrutto le vetrine e gli interni di un negozio di articoli sportivi nei pressi di piazza San Babila.

Le immagini mostrano le forze dell’ordine arrivate nel negozio dopo l’incursione. Sembra che gli assalitori abbiano anche fatto razzia della merce esposta nel locale.

L'articolo Scontri a Milano, assaltata un’attività commerciale: distrutti vetrine e interni del negozio di articoli sportivi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Equalize, chiuse le indagini sull’estorsione a Del Vecchio: verso il processo l’ex collaboratore, l’ex spia De Marzio e l’hacker Calamucci

15 October 2026 at 18:47

Accessi abusivi e archivi reputazionali rubati. A far da corollario la Squadra Fiore, gruppetto di presunti spioni composto da ex dei servizi segreti, impegnata a costruire dossier contro Leonardo Maria Del Vecchio. Ma se i dossier erano fasulli, gli accessi alla vita personale dell’erede Luxottica si sono dimostrati reali. Ora l’indagine della Procura di Milano corre rapida verso la richiesta di processo, dopo che ieri è stato notificato l‘avviso di chiusura indagini a Mario Cella, addetto alla sicurezza e collaboratore personale di Del Vecchio, a Vincenzo De Marzio, ex Ros ed ex spia, nome in codice Tela, titolare della Neis Agency e infine all’hacker Samuele Calamucci, personaggio centrale dell’indagine sulla società Equalize.

Il fascicolo in cui Del Vecchio è parte offesa riguarda i reati di estorsione (ai danni di Del Vecchio) e accesso abusivo a sistema informatico, contestati a Cella e De Marzio, mentre per truffa aggravata oltre a De Marzio è indagato Calamucci con una posizione marginale. Secondo i pm, Cella “esfiltrava” dal circuito di videosorveglianza della casa di Del Vecchio “immagini private costituendo un archivio reputazionale” che consegnava a De Marzio. I due poi riferivano a Del Vecchio il rischio della diffusione di tali immagini, incassando 30mila per “una protezione reputazionale”.

La truffa, per circa 230mila euro, sarebbe consistita nel far credere a Del Vecchio l’esistenza di un dossieraggio a suo danno orchestrato dai vertici di EssilorLuxottica e portato avanti dalla Squadra Fiore. Uno scenario che la Procura considera falso.

L'articolo Equalize, chiuse le indagini sull’estorsione a Del Vecchio: verso il processo l’ex collaboratore, l’ex spia De Marzio e l’hacker Calamucci proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌