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Normal view

“Se devono protestare vadano davanti ai palazzi del potere. Sicurezza? Qui lunedì non c’era nessuno”: i negozianti della zona del Duomo tra quotidianità e paura

21 October 2026 at 12:22

C’è silenzio in via Torino. Le persone passeggiano, entrano ed escono dai negozi, chiacchierano nella famosa via di Milano che da piazza Duomo porta verso la zona di Porta Ticinese e delle Colonne di San Lorenzo: c’è quel brusio di sottofondo di una mattina qualunque che stride se confrontato con le grida e il frastuono delle devastazioni del weekend. I negozi sono quasi tutti aperti, compresi quelli vittima delle scorribande, facilmente riconoscibili dalle vetrine ammaccate o coperte con pannelli di legno. I commessi accolgono i clienti con gentilezza, il viavai dello shopping non si ferma ma quello che in superficie sembra un ritorno alla normalità è in realtà un sorriso di facciata; le persone che abitano o lavorano in via Torino non fanno altro che parlare degli eventi degli scorsi giorni, e la parola che viene più spesso ripetuta è “paura“.

“Non ce la faccio più, non voglio più vivere a Milano. Qui, per un motivo o per l’altro, devi aver paura a uscire ogni giorno di casa”. Laura, donna sulla cinquantina, lavora a Milano da quindici anni e in via Torino da due. Per paura di nuovi scontri, lunedì ha preferito fare smart working. “La situazione per me non è recuperabile” afferma sconvolta, “ormai i delinquenti sono troppi, specialmente in questa zona”. Sostiene di non sentirsi sicura a girare per la sua città, e sugli scontri ha una posizione netta: “Questi non vogliono manifestare, le manifestazioni sono un’altra cosa: sono dei violenti che vogliono solo spaccare vetrine, questi vogliono vendicarsi“.

C’è chi la paura l’ha provata anche durante le manifestazioni, perché lo scorso weekend stava lavorando: Francesca (nome di fantasia) era da Foot Locker mentre veniva preso d’assalto dai giovani incappucciati. “Lo spavento è stato grosso, per fortuna siamo stati subito evacuati e il giorno dopo siamo rimasti a casa” racconta la giovane commessa, “e tuttora veniamo al lavoro con la paura che possa succedere qualcosa. Purtroppo non possiamo fare altrimenti”. Francesca è a cavallo tra GenZ e Millenial, le proteste per il carovita sono qualcosa che dovrebbero toccarla, che appartiene alla sua generazione; eppure non mostra alcuna empatia nei confronti dei protagonisti dei tumulti dello scorso weekend: “Se devono protestare che lo facciano davanti ai palazzi del potere. Se spaccano le vetrine e i negozi vengono chiusi ci rimettiamo anche noi“.

La paura diffusa si rivede anche nelle parole dei titolari delle attività di via Torino e dintorni. Nicole è la giovane cofondatrice del MAAT, salone di bellezza in zona Duomo, e racconta di diversi clienti che nei giorni scorsi hanno chiamato per disdire gli appuntamenti: “Hanno paura a venire in centro a Milano, preferiscono posticipare o annullare gli appuntamenti pur di non camminare in queste vie” afferma. “Tra l’altro se rompono le vetrine poi i danni dobbiamo pagarli noi: mi è già capitato di dover sostituire le vetrine per colpa di atti di vandalismo, e non è stata una bella esperienza”. Non a caso, passeggiando per via Torino, capita di vedere negozianti armati di metro intenti a rinforzare le proprie vetrine in vista di potenziali futuri assalti.

A dir la verità, però, ci sono negozi che non sono stati nemmeno sfiorati dai manifestanti violenti. Ed è ciò che lascia perplessi i commercianti e i dipendenti che lavorano nella zona. Uno dei video più diffusi degli scontri di sabato e domenica è l’assalto al supermercato Carrefour di via Torino, con un eroico dipendente che prova a tenere fuori i ragazzi incappucciati nonostante il lancio di oggetti di questi ultimi – l’uomo, tra l’altro, è a casa e sta bene a detta dei colleghi. “Proprio dall’altra parte della strada, davanti a noi, c’è un negozio di occhiali. Ci sono Rayban, Cartier, Chanel e chi più ne ha più ne metta: roba di valore. Perché non sono andati lì?” si domandano i dipendenti. Che poi raccontano degli attimi di terrore che hanno vissuto quando sono i facinorosi sono entrati: “Ci sono alcuni che per lo spavento si sono messi in malattia tutta la settimana”.

Ma il vero tema che tiene banco in queste ore tra i commercianti delle vie intorno al Duomo è la preoccupazione per il prossimo weekend. Qualcuno spera “in qualche manganellata in più”, qualcuno addirittura auspica l’utilizzo di proiettili di gomma da parte delle forze dell’ordine; ma, escluse queste posizioni più estreme (a dir la verità non poco diffuse), il problema della sicurezza e della mancanza di sorveglianza da parte delle forze dell’ordine è un tema da non sottovalutare. Sara (nome di fantasia) lavora in un negozio di via Dante vicino a quello di Lacoste che è stato preso di mira dai manifestanti violenti lo scorso weekend: “Sabato hanno spaccato il negozio, domenica la via era piena di polizia e giornalisti, lunedì non c’era più una volante, nemmeno di rappresentanza”.

Foto di Giovanni Scalfi

L'articolo “Se devono protestare vadano davanti ai palazzi del potere. Sicurezza? Qui lunedì non c’era nessuno”: i negozianti della zona del Duomo tra quotidianità e paura proviene da Il Fatto Quotidiano.

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