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Normal view

‘Vivono tra noi’: il giornalista Daniel Lavelle indaga l’America degli Ufo

22 October 2026 at 06:02

C’è vita senziente nell’universo? E sul pianeta terra?

Ci sono persone che guardano il cielo per rintracciare dischi volanti e altre che lo guardano per cercare qualcuno che possa finalmente spiegare loro perché le cose, quaggiù, sono andate così male.

Il giornalista britannico Daniel Lavelle fa un’inchiesta sugli alieni, e soprattutto su quei curiosi gruppi umani che credono alla vita extraterrestre fino a far diventare la ricerca di una conferma il motivo della propria esistenza. In Vivono tra noi, dischi volanti, cacciatori di alieni e teorie del complotto (Iperborea), Lavelle compie un viaggio attraverso gli Usa nei luoghi e tra le persone che hanno dedicato tutto a questo culto. Incontra ufologi, militari, sedicenti esperti, persone convinte di essere state rapite dagli extraterrestri e altre persuase di provenire direttamente da qualche remoto sistema stellare.

È un viaggio dentro un’America che ha trasformato il sospetto in una forma di conoscenza e il mistero in una merce da vendere. Un’America nella quale il confine tra una domanda scientifica legittima e una convinzione delirante può diventare sottile come la linea luminosa di un oggetto non identificato. È un intreccio di storie inverosimili, alcune buffe, altre terrificanti.

A volte prendono strade bizzarre, come quando si intreccia l’ufologia con la religione: “La Bibbia non parla apertamente di alieni, ma credo che siano angeli venuti a metterci in guardia perché stiamo distruggendo il mondo”, gli dice a un certo punto uno dei personaggi intervistati da Lavelle.

Ma gli alieni sono soltanto il pretesto del libro. Il vero oggetto dell’indagine di Lavelle è il bisogno umano di credere che esista qualcosa dietro le cose, un disegno nascosto, una verità che qualcuno ci impedisce di conoscere. Non importa se a custodirla siano il governo, i servizi segreti o una civiltà venuta da un’altra galassia. L’importante è che il mondo non sia esattamente quello che sembra. Perché accettare che la realtà sia spesso banale, ingiusta e priva di un significato prestabilito richiede una forma di coraggio che non tutti possiedono.

Il complottismo, in questo senso, è una religione senza chiesa. Offre ai suoi fedeli un nemico, una comunità e soprattutto una missione: smascherare la menzogna. Chi crede non è più una persona qualunque, smarrita nella confusione del presente. È qualcuno che sa. Lavelle osserva questo universo con curiosità e scetticismo, senza rinunciare all’umorismo. Il suo sguardo non è quello del cacciatore di mostri che vuole tornare a casa con una fotografia sensazionale, ma quello del cronista che si domanda che cosa spinga una persona a trascorrere la vita aspettando una rivelazione.

Forse, più che incontrare gli alieni, queste persone vogliono incontrare una versione diversa di se stesse: vogliono sentirsi speciali, prescelti, depositari di un sapere che gli altri non possono comprendere.

È qui che il libro smette di parlare soltanto di Ufo e comincia a raccontare il nostro tempo. Perché la fame di verità assolute non riguarda solo chi scruta il cielo del Nevada. Attraversa la politica, i social network, le comunità digitali nelle quali ogni informazione può diventare una prova e ogni smentita un ulteriore indizio della cospirazione.

Forse, alla fine, il nostro desiderio di credere negli extraterrestri non nasce tanto dalla speranza di incontrare una civiltà superiore, quanto dalla delusione nei confronti della nostra. Il buio e il silenzio del cosmo con le sue domande forse fa meno paura di quello che vediamo attorno a noi.

L'articolo ‘Vivono tra noi’: il giornalista Daniel Lavelle indaga l’America degli Ufo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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