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Nuova tassa sugli acquisti online extra-Ue: da novembre fino a 5 euro in più a pacco

11 October 2026 at 15:07

Nuova stretta sugli acquisti online extra-Ue. Con la pubblicazione del nuovo vademecum operativo da parte della Commissione Europea, Bruxelles ha tracciato le linee guida per l’applicazione di due nuove tasse doganali sulle spedizioni a distanza importate da Paesi terzi.

Il provvedimento, pensato per tutelare i mercati comunitari e contrastare la concorrenza sleale dei colossi del commercio online, come Shein, Temu o AliExpress, combina una misura temporanea sui piccoli pacchi con una nuova tassa fissa di gestione destinata a diventare permanente.

Dazio temporaneo sui piccoli pacchi: 3 euro a pezzo

La prima novità riguarda il dazio doganale introdotto dal regolamento Ue 2026/382. La misura prevede l’applicazione di una tassa fissa da 3 euro su ogni singolo vestito o oggetto comprato online da siti fuori dall’Unione Europea, se il valore del pacco non supera i 150 euro.

Fino a poco tempo fa i pacchi piccoli non pagavano la dogana. Adesso questa franchigia è stata cancellata. In concreto significa che:

  • chi acquista pagherà 3 euro di tassa su ogni articolo presente nel pacco, una misura che resterà in vigore per due anni (fino al 1° luglio 2028);
  • i 3 euro si pagano su qualsiasi oggetto, compresi alcolici, profumi e tabacco;
  • la tassa viene imposta su tutte le merci inviate da Paesi extra-Ue, a prescindere da chi si occupa della spedizione finale in Italia;
  • entro il 1° dicembre 2027 l’Ue deciderà se prorogare questa tassa oltre il 2028.

Dal 1° novembre la tassa di gestione: altri 2 euro a pezzo

A questa prima tassa se ne aggiunge un’altra: la Union handling fee, ovvero la tassa europea di gestione introdotta dal regolamento Ue 2026/2108 ai sensi del nuovo Codice doganale comunitario.

A partire dal 1° novembre 2026, si pagherà un ulteriore tributo di 2 euro su ogni singolo prodotto comprato online da Paesi extra-Ue. A differenza dei 3 euro sui piccoli pacchi, questa tassa di 2 euro si applica su tutti gli oggetti a prescindere dal prezzo, anche per acquisti sopra i 150 euro, ed è permanente, cioè non scadrà mai.

Chi paga davvero e come funzionano i controlli

Sulla carta la responsabilità di versare le tasse alla dogana spetta a chi dichiara la merce, ossia i grandi colossi dell’online come Shein, o i corrieri. Nella pratica è molto probabile che le piattaforme di e-commerce addebiteranno questi costi direttamente all’acquirente nel carrello prima del pagamento, oppure la somma verrà riscossa dal corriere al momento della consegna a casa.

Inoltre, dal 1° novembre 2026 scatta l’obbligo del codice identificativo di prodotto (Pid) per tutte le merci extra-Ue sotto i 150 euro: una sorta di carta d’identità del pacco che servirà alle dogane per tracciare chi ha prodotto l’oggetto e bloccare subito i vestiti o i prodotti che non rispettano le norme di sicurezza europee.

Il risultato per le tasche dei consumatori è un rincaro combinato. Per fare un esempio pratico: chi acquista una maglietta da 5 euro da un sito cinese, da novembre rischia di pagare 3 euro di dazio temporaneo più 2 euro di tassa di gestione.

Al Governo servono 10 miliardi per la Manovra: taglio alle pensioni, nuove tasse o extraprofitti

By: matrun
11 October 2026 at 11:55

Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica la Manovra finanziaria per il 2027 ha al momento a disposizione circa 15 miliardi di euro per le misure che il Governo vuole implementare. Pochi, sufficienti a malapena per la riforma dell’Irpef che sembra essere il punto fermo di questa legge di bilancio.

Il quotidiano La Repubblica ha quindi esplorato le possibili strade che il Governo avrebbe ipotizzato di intraprendere in caso volesse rendere questa Manovra più simile alle precedenti in dimensioni. Si va dalla tassazione degli extraprofitti al taglio dell’adeguamento delle pensioni, fino a nuove imposte su tabacco e gioco.

Il Governo vuole 10 miliardi in più per la Manovra

La Manovra prevista dal Dpb è minima, circa 15 miliardi di euro, tra le più ridotte del recente passato. Anche aggiungendo la flessibilità concessa dall’Ue per fare deficit in più, i fondi a disposizione sono pochissimi, in un momento in cui tutti i partiti della maggioranza vorrebbero assecondare il proprio elettorato con misure precise in vista delle elezioni del 2027.

Sarebbe quindi necessaria un’ulteriore iniezione di denaro, ma visto che il deficit non può più essere toccato, i fondi vanno trovati altrove. Se il bilancio deve rimanere lo stesso, le opzioni sono due:

  • tagliare le spese, riducendo quindi le uscite;
  • aumentare le tasse, facendo crescere le entrate.

La tassazione degli extraprofitti

Rientrano nella seconda categoria le tasse sui cosiddetti extraprofitti. Da una parte, il Governo vorrebbe un altro contributo da banche e assicurazioni. Questa volta, però, i tassi di interesse non sono stati alti per molti mesi, quindi rispetto agli anni scorsi l’Esecutivo non può chiedere molto: al massimo 3 miliardi di euro.

Ci sarebbero le aziende energetiche. I prezzi del petrolio hanno permesso di generare più entrate del previsto alle grandi imprese del settore. Il problema, come fu per le banche, è identificare cosa significhi “extraprofitto”. C’è poi sempre il rischio che queste aziende, per recuperare quanto perduto in tasse, alzino i prezzi facendo ricadere il peso della nuova imposta sui consumatori.

Il taglio dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione

L’altra idea per raccogliere molti fondi in una sola volta è toccare le pensioni. Non una scelta popolare, ma negli anni passati, altri governi, come quello Draghi, hanno attuato un taglio che non è stato percepito come particolarmente duro sulla popolazione e che anche la Corte costituzionale, che deve difendere il “diritto acquisito” della pensione, ha accettato.

Si tratta della riduzione dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni più alte. Ogni anno, l’Inps aumenta le pensioni di una percentuale sufficiente a contrastare l’inflazione dell’anno precedente. Con l’aumento dei prezzi al 4,2% a settembre, nel 2027 questa spesa potrebbe essere importante.

L’idea è quella di tagliare questo aumento all’aumentare della pensione, partendo, si ipotizza, da quelle superiori a tre volte la minima e aumentando la riduzione più l’assegno diventa alto. L’importo non calerebbe rispetto al 2026, aumenterebbe solo di meno. I primi a essere colpiti sarebbero i pensionati con 24.272,20 euro di pensione lorda annua.

Nuove tasse o tasse più alte?

Ci sono poi una serie di piccole tasse e imposte che potrebbero essere aumentate per racimolare alcuni milioni da aggiungere alla Manovra:

  • le tasse sul tabacco;
  • le tasse sul gioco d’azzardo;
  • la tassa sui pacchi extra Ue.

Ci sarebbe anche l’ipotesi di smettere di rimandare la plastic tax e la sugar tax, che porterebbero gettiti significativi. Qui, però, la probabilità che le aziende scarichino il peso della nuova imposta sui consumatori è altissima. Sarebbe quindi una misura molto impopolare, difficilmente approvabile prima delle elezioni.

Perché la Manovra 2027 è così “piccola”?

Come ha fatto il Governo a ritrovarsi con una Manovra di soli 15 miliardi di euro? Tutto parte dalle politiche di bilancio dell’Esecutivo che, fin dal primo momento, sono state molto conservative. L’obiettivo è sempre stato quello di far rientrare l’Italia sotto il 3% di rapporto tra deficit e Pil, con vari benefici:

  • riduzione del costo del debito accumulato;
  • uscita dalle procedure per deficit eccessivo dell’Ue;
  • riduzione del costo del nuovo debito, attraverso il calo dei rendimenti dei titoli di Stato.

Un piano per avviare la spesa pubblica verso un circolo virtuoso e far uscire l’Italia dallo stato di indebitamento eccessivo che la affligge dagli anni ’90. Piano che però si è scontrato nel 2026 con un imprevisto: la guerra in Iran.

La crescita ha rallentato e questo ha ridotto gli introiti fiscali. L’inflazione è aumentata e con essa i tassi di interesse, spinti anche da una crisi mondiale del debito di Stati e società private. Il risultato è stato la mancata uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo nel 2026, su cui il Governo puntava e che avrebbe sbloccato molti fondi per la Manovra 2027.

Chi rischia di pagare il conto

Tra le strade allo studio, quella sulle pensioni è la più delicata. Il meccanismo ipotizzato non toccherebbe direttamente gli assegni, ma la loro rivalutazione all’inflazione, quindi l’adeguamento annuale al costo della vita.

Mirino rivolto su quelli che sono i trattamenti più alti, ovvero soprattutto una soglia indicata intorno ai 24.272,20 euro lordi l’anno.

Superato questo livello, la rivalutazione verrebbe riconosciuta solo in parte, con una riduzione che cresce all’aumentare dell’importo. Una misura che poco vantaggio garantisce sul fronte politico, ma che avrebbe una netta utilità e già in passato ha superato il vaglio della Corte costituzionale. Per i pensionati sotto quella soglia, invece, l’adeguamento resterebbe pieno.

Tassazione montepremi nel tennis internazionale, come si calcolano imposte e ritenute

11 October 2026 at 06:00

Il circuito professionistico del tennis rappresenta uno degli ecosistemi sportivi più dinamici e globalizzati del panorama mondiale. Giocatori e giocatrici appartenenti ai circuiti ATP e WTA trascorrono gran parte dell’anno spostandosi da un Paese all’altro per partecipare a tornei di diversa categoria, dai Challenger ai Master 1000, fino ai quattro eventi del Grande Slam. Questa continua mobilità transfrontaliera genera una serie di complessità dal punto di vista giuridico e tributario.

Ogni vittoria di un match o il semplice superamento di un turno all’interno di un tabellone principale comporta il diritto a percepire un compenso economico sotto forma di premio di gara. Tuttavia, il passaggio dall’importo lordo del premio al netto effettivamente incassato dall’atleta è regolato da norme stringenti. La tassazione dei montepremi nel tennis internazionale si fonda su un delicato equilibrio tra le sovranità fiscali dei singoli Paesi, i trattati contro la doppia imposizione e i principi di territorialità sanciti dagli organismi internazionali.

Tennis internazionale e principio della territorialità

La pietra angolare su cui si regge la fiscalità dello sport professionistico internazionale è rappresentata dall’articolo 17 del Modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio. Questa disposizione stabilisce una deroga fondamentale rispetto ai criteri generali previsti per i redditi da lavoro autonomo, dalle professioni libere o dalle attività d’impresa.

In base alla regola generale stabilita dalle convenzioni internazionali, le prestazioni di lavoro autonomo o professionale sono solitamente tassabili esclusivamente nello Stato di residenza del contribuente, a meno che questi non disponga di una stabile organizzazione o di una base fissa nell’altro Stato. L’articolo 17 del Modello OCSE ribalta totalmente questa impostazione per le categorie degli artisti e degli sportivi.

La norma attribuisce prioritariamente allo Stato della fonte – ovvero il Paese sul cui territorio si svolge la manifestazione sportiva – la potestà impositiva sui redditi derivanti dalle prestazioni personali dell’atleta. Di conseguenza, nel momento in cui l’organizzatore di un torneo eroga il premio spettante al tennista, assume la qualifica di sostituto d’imposta ed è tenuto ad applicare una ritenuta alla fonte. Tale ritenuta viene trattenuta direttamente alla fonte e versata all’amministrazione finanziaria locale, consentendo allo Stato ospitante di incassare le imposte sull’attività svolta all’interno dei propri confini territoriali.

L’applicazione dell’articolo 17 prescinde completamente dalla durata della permanenza dello sportivo nel Paese ospitante, dalla sua nazionalità o dalla presenza di contratti a lungo termine. Il solo fatto di scendere in campo e disputare un incontro ufficiale attribuisce allo Stato ospitante la facoltà di tassare il compenso associato a quella specifica prestazione.

Il principio del worldwide taxation e l’articolo 3 del Tuir

Se da un lato lo Stato ospitante applica la ritenuta alla fonte sui premi erogati, dall’altro l’atleta deve fare i conti con la legislazione fiscale del proprio Paese di residenza. Per i tennisti che mantengono la propria residenza fiscale in Italia, la normativa di riferimento sul piano nazionale si rinviene nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir).

L’articolo 3 del Tuir sancisce il principio del worldwide taxation system (tassazione del reddito mondiale). In forza di questo principio, i soggetti residenti fiscalmente nel territorio dello Stato italiano sono tassati su tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo in cui tali redditi sono stati prodotti o percepiti.

Un tennista residente in Italia che vince un torneo negli Stati Uniti, in Francia o in Australia deve necessariamente includere l’intero importo lordo del montepremi all’interno della propria dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi Pf). Il reddito di fonte estera deve essere sommato agli eventuali altri redditi percepiti in Italia, concorrendo alla formazione dell’imponibile complessivo soggetto alle aliquote progressive dell’Irpef e alle relative addizionali regionali e comunali.

L’adozione contemporanea del criterio della territorialità da parte dello Stato del torneo e del criterio del reddito mondiale da parte dello Stato di residenza genera una sovrapposizione d’imposta sullo stesso provento. Senza un idoneo meccanismo di compensazione, l’atleta subirebbe un gravoso fenomeno di doppia imposizione fiscale.

Il recupero delle imposte estere

Per evitare che la tassazione dei montepremi nel tennis internazionale penalizzi ingiustamente i contribuenti attraverso la duplicazione dei prelievi fiscali, l’ordinamento italiano mette a disposizione lo strumento del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero, disciplinato dall’articolo 165 del Tuir.

Il legislatore, infatti, ha attribuito al residente italiano la facoltà di detrarre dalle imposte dovute in Italia le ritenute e i tributi già versati a titolo definitivo allo Stato estero in cui è stato vinto il montepremi. Il funzionamento pratico di questo meccanismo richiede una sequenza precisa di passaggi:

  • determinazione del reddito lordo. Il tennista dichiara in Italia l’ammontare lordo del montepremi convertito in euro al tasso di cambio ufficiale del giorno di incasso;
  • calcolo dell’imposta lorda italiana. Si calcola l’Irpef teoricamente dovuta sul reddito complessivo comprendente anche il montepremi estero;
  • imputazione del credito d’imposta. Dall’imposta italiana così calcolata si scomputa l’importo della ritenuta già trattenuta dall’organizzatore del torneo all’estero.

L’applicazione del credito d’imposta presenta tuttavia limiti normativi ben definiti. In primo luogo, la detrazione è ammessa fino a concorrenza della quota d’imposta italiana attribuibile al reddito estero: ciò significa che se l’aliquota applicata all’estero è superiore a quella italiana, l’eccedenza non può essere chiesta a rimborso. In secondo luogo, la detrazione spetta a condizione che le imposte pagate nello Stato estero abbiano il carattere della definitività. Le ritenute applicate a titolo d’acconto o provvisorie richiedono prima la presentazione di una dichiarazione dei redditi locale nello Stato del torneo per determinare l’imposta finale effettivamente dovuta.

Distinzione tra montepremi e sponsorizzazioni

Nel bilancio di un tennista professionista di alto livello, i premi di gara costituiscono spesso solo una porzione del fatturato complessivo, affiancata dai proventi derivanti dai contratti di sponsorizzazione, cessione dei diritti d’immagine e forniture tecniche. La gestione fiscale di tali componenti richiede una rigida distinzione in termini di qualificazione giuridica.

I contratti di sponsorizzazione cosiddetti puri o di natura promozionale globale non sono direttamente collegati alla prestazione sportiva resa in un singolo torneo. In questi casi, la convenzione internazionale non applica l’articolo 17, bensì l’articolo 7 del Modello OCSE, che disciplina la tassazione degli utili d’impresa e dei redditi derivanti dalle attività professionali ordinarie.

L’articolo 7 stabilisce la tassazione esclusiva dei redditi nello Stato di residenza fiscale del contribuente. Pertanto, le somme corrisposte da uno sponsor internazionale a un tennista per l’utilizzo del suo nome o del suo volto nelle campagne pubblicitarie mondiali non possono essere assoggettate a ritenuta alla fonte da parte degli Stati in cui si giocano i singoli tornei, salvo i casi in cui l’accordo contrattuale preveda espressamente la presenza obbligatoria dell’atleta in uno specifico evento locale.

Tipologia di reddito Riferimento normativo Criterio di tassazione
Montepremi e premi di gara Articolo 17 del Modello OCSE Tassazione prioritaria nello Stato della fonte (luogo del torneo) con ritenuta alla fonte
Sponsorizzazioni generali e royalties Articolo 7 del Modello OCSE Tassazione esclusiva nello Stato di residenza fiscale dell’atleta
Redditi esteri dichiarati in Italia Articolo 3 del TUIR Principio del reddito mondiale (worldwide taxation) con obbligo di dichiarazione Irpef
Eliminazione doppia imposizione Articolo 165 del TUIR Concessione del credito d’imposta per le ritenute pagate all’estero a titolo definitivo

Adempimenti pratici e conservazione delle certificazioni fiscali

Per beneficiare del credito d’imposta in Italia ed evitare contestazioni durante gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, la gestione documentale del tennista deve seguire standard di accuratezza rigorosi. Il riconoscimento della detrazione ex art. 165 Tuir non è infatti automatico, ma subordinato alla prova documentale dell’effettivo prelievo subito all’estero.

Al termine di ogni torneo, il comitato organizzatore o la federazione ospitante è tenuta a rilasciare al giocatore una certificazione fiscale ufficiale (Tax Certificate o Withholding Statement). Questo documento deve indicare con precisione:

  • l’importo lordo del montepremi spettante all’atleta;
  • l’ammontare esatto della ritenuta trattenuta e versata all’erario locale;
  • il riferimento normativo in base al quale la trattenuta è stata effettuata.

Qualora la ritenuta applicata all’estero sia solo a titolo d’acconto – come avviene ad esempio negli Stati Uniti o nel Regno Unito per determinati scaglioni di reddito -, il tennista è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi nello Stato estero entro i termini stabiliti dalla legislazione locale. Solo una volta ottenuto il prospetto di liquidazione definitiva (Tax Return o Notice of Assessment) sarà possibile determinare l’esatta quota di imposta definitiva scomputabile dall’Irpef in Italia. La corretta tracciabilità dei flussi finanziari e la conservazione tempestiva di tutta la documentazione contabile rappresentano elementi indispensabili per la tutela del patrimonio dell’atleta professionista.

Perché il riciclo delle plastiche è in crisi

6 October 2026 at 09:00

Con la concorrenza non sempre leale di prodotti extra Ue, il riciclo della plastica dovrebbe avere un sostegno. Invece gli indirizzi europei che dovrebbero promuoverlo finiscono per affossarlo. E così si ferma tutta la filiera, raccolta differenziata compresa.

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Tumori e smaltimento illegale di rifiuti disegnano la stessa mappa

30 September 2026 at 08:35

La testimonianza di un collaboratore di giustizia ha fornito una mappa precisa dei luoghi dove la camorra ha interrato i rifiuti illegali. In quelle stesse zone si registra un netto aumento dei casi di tumore. A riprova dei gravi danni causati alla salute.

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Rifiuti nella Terra dei fuochi: il costo nascosto per la salute

17 September 2026 at 10:53

Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici non produce solo danni ambientali. Si registra anche un aumento persistente dei decessi per tumore, che emerge dopo decenni ed è particolarmente marcato tra i più giovani. Cosa dice il confronto tra comuni vicini.

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Ets e termovalorizzatori: chi paga il prezzo del carbonio

28 July 2026 at 09:08

L’estensione del sistema Ets ai termovalorizzatori nasce dalla corretta considerazione che anche lo smaltimento dei rifiuti urbani produce emissioni. Ma il prezzo del carbonio dovrebbe essere pagato da chi mette sul mercato i prodotti da smaltire.

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