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Isola delle Maldive in vendita: quanto costa l’atollo circondato dalla barriera corallina

12 October 2026 at 10:01

Continua la saga del real estate per paperoni, con un’interessante spin off nell’Oceano Indiano, dove è stata messa in vendita un’intera isola privata appartenente al complesso Baccarat Hotel & Residences Maldives.

L’atollo di ultra-lusso immerso nella natura ospita quattro ville indipendenti, spiagge private con affaccio su una barriera corallina.

Un complesso tra riservatezza, architettura e natura

La proprietà comprende quattro residenze completamente arredate, ciascuna dotata di quattro camere da letto. Ogni villa dispone di una piscina privata lunga circa venti metri, un’area fitness e ampie terrazze panoramiche con vista mozzafiato sull’Oceano Indiano.

L’isola in vendita è collegata al resto dell’arcipelago da una strada sopraelevata, per garantire sicurezza e assistenza dedicate 24 ore su 24. L’insieme delle strutture è stato concepito come un rifugio di rappresentanza in cui l’architettura di pregio è immersa nell’ecosistema marino circostante.

Come può essere acquistata l’isola

Per una transazione di questi livelli non ci si può di certo aspettare un normale bonifico o un mutuo. La vendita sarà gestita in esclusiva da Corn, un club privato per investitori digitali, consentendo l’acquisto tramite Usdc, una stablecoin ancorata al dollaro statunitense.

L’iniziativa permette di trasferire capitali di grande entità senza la preventiva conversione in valuta tradizionale. L’accettazione degli asset digitali per immobili di questa fascia conferma la progressiva apertura del real estate di extra-lusso verso modalità di pagamento alternative dedicate a grandi patrimoni internazionali.

Quanto vale la proprietà

Il valore dell’isola è stato stimato per 72 milioni di dollari, pari a circa 18 milioni di dollari per singola villa. Per gli acquirenti interessati a tagli differenti, il progetto di Baccarat Hotel & Residences mette a disposizione altre proprietà, sempre fronte mare con prezzi decisamente più modesti, compresi tra 7,3 e 11,6 milioni di dollari, acquistabili anch’esse in valuta digitale.

Il contesto delle isole private alle Maldive

L’offerta si inserisce in un segmento di mercato altamente circoscritto ma in forte espansione, come abbiamo visto anche per alcune isole dell’arcipelago veneziano. Piattaforme internazionali del lusso come JamesEdition collezionano diversi annunci dedicati alle Maldive, con cifre che variano dai 7,5 milioni fino ai 120 milioni di dollari richiesti per un’isola nell’atollo di Kaafu.

Le quotazioni riflettono la rarità del bene e i relativi diritti d’uso concessi dalla normativa locale. Nel caso dell’isola Baccarat, l’operazione combina l’esclusività della posizione con un nuovo modello di transazione finanziaria destinato a fare scuola.

Ex Ilva Taranto, stop produzione anche agli stabilimenti di Genova e Novi Ligure: lavoratori in sciopero

12 October 2026 at 09:08

Dopo aver appreso la notizia del possibile blocco della produzione nello stabilimento di Cornigliano e Novi Ligure a metà novembre, i lavoratori dell’ex Ilva sono scesi in sciopero, fermando la produzione per 24 ore. L’ingresso agli impianti è attualmente ostruito con mezzi pesanti. Anche a Taranto sono in corso mobilitazioni.

Secondo le dichiarazioni di Acciaierie d’Italia, che ha in gestione temporanea e straordinaria i centri dell’ex Ilva, la decisione non sarebbe altro che l’effetto di vincoli giudiziari e degli intoppi dell’approvvigionamento di materie prime alla casa madre di Taranto, da cui dipende la produzione degli altri due siti.

La lettera della Sindaca Salis al Ministro Urso

La mobilitazione, proclamata dalle rappresentanze sindacali unitarie (Fiom, Fim e Uilm) a seguito del tavolo a Palazzo Chigi, ha trovato l’immediata solidarietà anche della Sindaca Silvia Salis.

Si acquisti materiale sul mercato [internazionale] per garantire la produzione.

Secondo l’Amministratrice di Genova, che dovrebbe essere scesa in piazza in solidarietà ai lavoratori di Cornigliano, è inaccettabile lo stop della produzione di un asset strategico dello Stato, che registrerebbe un rialzo della domanda.

Nel frattempo a Taranto

Contemporaneamente all’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, un gruppo di lavoratori ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni

Gli operai chiedono al Governo garanzie diverse dalla prosecuzione della cassa integrazione. I sindacati chiedono:

  • un piano industriale di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti;
  • un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti e in appalto:
  • un piano di risarcimento per danni alla salute;
  • la presenza continua dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale.

La cronologia dei provvedimenti Ex Ilva

La catena dei provvedimenti che ha condotto alla paralisi produttiva origina dal decreto del 27 luglio emesso dal Tribunale di Milano, seguito dalle prescrizioni della Corte d’Appello che hanno fissato in 90 giorni il termine ultimo per fermare l’area a caldo a Taranto.

L’11 settembre la Corte d’Appello di Milano respinge il primo ricorso presentato da Acciaierie d’Italia per ottenere una dilazione dei tempi. Le disposizioni imponevano il taglio delle emissioni di polveri sottili e la rimozione dell’amianto dalle coperture degli altiforni. Le prescrizioni sono state giudicate irrealizzabili dall’azienda, almeno nei tempi previsti dall’ordinanza, con la presentazione da parte del Mimit di un progetto di conversione green della fabbrica.

Il 5 ottobre i giudici milanesi negano anche la seconda istanza del ricorso, che chiedeva di mantenere gli altiforni almeno in fase di pre-riscaldo fino al verdetto della Suprema Corte.

Il 20 ottobre, infatti, è fissata l’udienza in Cassazione sui ricorsi straordinari per scongiurare lo spegnimento.

La replica di AdI alla Sindaca Salis

Oltre alle scadenze imposte dai giudici, Acciaierie d’Italia ha motivato il blocco anticipato delle strutture di Taranto con precise ragioni di tutela contabile. L’acquisto di nuove scorte da impiegare oltre il limite del 25 ottobre avrebbe infatti danneggiato i creditori per avere come unico risultato la conservazione di materiale inutilizzato nei magazzini.

Inoltre, la strada suggerita dalla Sindaca Salis è stata giudicata inagibile. I tempi d’attesa per le materie prime necessarie sono lunghi e comunque non è semplice reperire sul mercato internazionale semilavorati rispondenti ai requisiti tecnici richiesti dalla clientela.

Tutti gli occhi del settore industriale sono ora puntati sull’appuntamento di martedì 20 ottobre in Cassazione: il parere favorevole della

Terremoto a Panama di magnitudo 7,7: i danni al Canale e i rischi per l’economia globale

12 October 2026 at 07:21

Venerdì 9 ottobre, verso l’ora di pranzo, una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito la Repubblica di Panama, provocando danni materiali, crollo di strutture e momenti di forte panico tra la popolazione.

L’epicentro del sisma è stato localizzato a circa 10 chilometri di profondità nei pressi di Pitaloza Arriba, nella provincia di Herrera, interessando in modo particolare la regione centro-meridionale del Paese.

Quante sono le vittime del terremoto

Nonostante la scossa principale sia stata molto violenta ed è stata seguita da un secondo movimento sismico di assestamento di magnitudo 6.0, fortunatamente le autorità di soccorso locali per ora non hanno segnalato vittime.

Il Presidente panamense José Raúl Mulino ha parlato di un grave disastro sul piano materiale, disponendo l’immediata attivazione della Protezione Civile per verificare la stabilità degli stabili e gestire l’emergenza negli impianti essenziali, tra cui il principale depuratore dell’acqua di Panama City, la cui capacità operativa è crollata dell’80%.

Quali sono le conseguenze dei possibili danni al Canale di Panama

I crolli e le lesioni più gravi si sono registrati nella provincia di Coclè e nella cittadina di Penonomé, dove decine di abitazioni private, strutture alberghiere ed edifici storici hanno riportato danni strutturali rilevanti. Non ci sono ancora stime economiche ufficiali dei danni. La priorità degli enti tecnici del Paese si sta concentrando sul monitoraggio delle grandi infrastrutture strategiche del Paese.

L’attenzione degli analisti e dei mercati globali è rivolta in particolare al Canale di Panama, cruciale per il commercio marittimo mondiale. Le potenziali criticità per la via d’acqua e la rete logistica nazionale riguardano:

  • la tenuta strutturale delle chiuse e dei bacini, per cui esperti interverranno con ispezioni straordinarie su argini e impianti di sollevamento idrico per escludere micro-lesioni invisibili causate dalle scosse sismiche;
  • la stabilità di tutte le infrastrutture di raccordo, che comprendono ponti di collegamento e terminal portuali, per scongiurare colli di bottiglia o intoppi nel trasporto merci.

Il rischio principale è legato ai possibili rallentamenti operativi. L’adozione di protocolli di sicurezza straordinari, i controlli tecnici sulle chiuse o l’imposizione di limiti precauzionali al pescaggio e al numero di navi in transito rischiano di creare lunghe code all’ingresso del Canale. Un blocco o un ritardo nel passaggio delle merci si tradurrebbe immediatamente in un aumento delle tariffe per l’affitto di navi cargo e container, facendo impennare i costi di spedizione a carico delle imprese e provocando un effetto domino sui prezzi dei prodotti lungo l’intera catena di approvvigionamento globale.

Lo stato del Canale di Panama e i trasporti

Le ultime rilevazioni delle autorità locali e dei report internazionali, in particolare Usg e Unicef, confermano che il Canale di Panama non ha riportato danni strutturali diretti, proseguendo le proprie operazioni di transito.

L’epicentro del sisma, situato a circa 200 chilometri a sud-ovest dalla capitale, ha evitato l’impatto diretto sulle principali chiuse della via d’acqua. I problemi maggiori alla rete dei trasporti si sono concentrati all’Aeroporto Internazionale di Tocumen, il principale hub aereo del Paese, dove i voli sono stati temporaneamente sospesi per consentire le ispezioni di sicurezza sulle piste e sulle strutture dei terminal.

Carne scaduta per i clienti del pub: sequestro della Polizia e maxisanzioni da 6.000 euro

12 October 2026 at 05:53

A Civitanova Marche, i controlli portati avanti dalla Squadra Amministrativa della Questura di Macerata e dagli agenti della Polizia locale hanno portato alla luce irregolarità all’interno di due esercizi commerciali, con l’avvio di procedimenti sanzionatori e il blocco delle merci non conformi.

L’ispezione, svolta nell’ambito delle attività di prevenzione sul territorio, ha messo in evidenza importanti lacune nella conservazione degli alimenti e nel rispetto dei presidi di sicurezza previsti dalla legge per le attività di somministrazione e intrattenimento.

Igiene alimentare: le verifiche sulle etichette delle carni

L’attenzione della Polizia di Stato e delle autorità sanitarie locali si attesta ai massimi livelli per garantire la sicurezza alimentare e la tutela della salute pubblica nei luoghi della movida.

Nel primo locale ispezionato, un pub situato nel centro cittadino, gli agenti si sono concentrati sulle celle frigorifere e sui locali adibiti alla preparazione dei cibi. L’esame diretto delle etichette apposte sulle confezioni ha rivelato che la merce destinata al servizio era ampiamente oltre il termine minimo di conservazione.

I controlli svolti dalle forze dell’ordine hanno portato a riscontrare le seguenti anomalie:

  • presenza di 27 chilogrammi di carne di vario taglio con date di scadenza già superate;
  • scatto immediato del sequestro amministrativo dei prodotti alimentari per impedirne la somministrazione al pubblico;
  • mancata esposizione dei cartelli obbligatori indicanti gli orari ufficiali di apertura e chiusura dell’esercizio.

Tutta la documentazione è stata trasmessa agli uffici competenti dell’Azienda Sanitaria e agli enti preposti per le valutazioni di natura igienico-sanitaria e l’eventuale applicazione di ulteriori sanzioni o prescrizioni operative.

Controlli sul lungomare sud e sanzioni amministrative

Il secondo filone delle verifiche ha riguardato un locale notturno della fascia costiera sul lungomare sud della cittadina. Durante il sopralluogo, gli agenti della Squadra Amministrativa hanno identificato 25 avventori e rilevato irregolarità legate al rispetto delle normative sulla sicurezza e sul contrasto all’abuso di alcol.

Nello specifico, l’accertamento ha portato all’emissione di 5 contestazioni amministrative per un importo complessivo che sfiora i 6.000 euro, a causa di:

  • documentazione non conforme inerente all’impatto acustico e alle emissioni sonore;
  • assenza delle informative obbligatorie previste dalla legge per la presenza di impianti di videosorveglianza;
  • mancanza delle apparecchiature e dei presidi obbligatori per la prevenzione e la misurazione del tasso alcolemico dei clienti.

I controlli di prevenzione disposti dalla Questura proseguiranno anche nei prossimi giorni per garantire il rispetto delle norme sul commercio e la tutela della sicurezza dei consumatori nei locali di maggior affluenza.

Inps, aggiornato il Portale della famiglia: come trovare gli asili nido e tutti i bonus

11 October 2026 at 15:42

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, in collaborazione con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio, ha lanciato la nuova versione aggiornata e potenziata del Portale della Famiglia e della Genitorialità. Lo strumento digitale nasce con l’obiettivo di accentrare in un unico punto d’accesso tutti gli interventi a sostegno dei nuclei familiari, dalla fase della nascita fino alla crescita e allo studio dei figli.

Il restyling della piattaforma non si limita a raccogliere le domande di sussidi e bonus, ma integra mappe interattive, geolocalizzazione dei servizi sul territorio e accesso diretto agli osservatori statistici dell’Istituto.

Quali sono i servizi che si possono trovare sul Portale

Tra le novità principali del portale figura la sezione Servizi vicino a me. Attraverso un sistema di geolocalizzazione integrato, i genitori possono individuare in tempo reale gli asili nido e le strutture educative autorizzate per i bambini da zero a tre anni presenti nella propria zona. I dati vengono aggiornati costantemente tramite il canale digitale Agenda asili nido in raccordo con gli enti locali.

A questo si affianca la nuova Mappa nazionale dei Centri per la famiglia, realizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia. La mappa interattiva consente di rintracciare le strutture attive a livello provinciale, regionale e nazionale, facilitando il contatto diretto con i servizi di orientamento, consulenza e supporto alla genitorialità.

Welfare e dati statistici sui bonus trasparenti

Il portale integra inoltre la sezione Bambina/o in crescita, che collega direttamente gli utenti all’area delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inps. In questo spazio è possibile consultare i bandi di welfare attivi dedicati agli iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie, alla Gestione assistenza magistrale e alla Gestione postelegrafonici.

Spazio anche alla trasparenza e al monitoraggio dei dati con la pubblicazione degli Osservatori statistici. La sezione permette di consultare i report periodici su:

  • Assegno unico e universale (con dati navigabili e appendice statistica mensile);
  • Bonus asilo nido, Bonus nuovi nati e Bonus mamma;
  • congedi di maternità, paternità e congedi parentali;
  • assegni familiari e tutele per il sostegno alla disabilità grave.

Un unico punto d’accesso per 40 servizi previdenziali

Come evidenziato dalla Direzione centrale Inclusione e sostegno alla Famiglia dell’Inps, il nuovo hub digitale raccoglie in uno spazio unico circa 40 servizi previdenziali e assistenziali dell’Istituto, fornendo al contempo oltre 300 collegamenti diretti alle prestazioni erogate da altre Amministrazioni pubbliche.

Il Portale della Famiglia e della Genitorialità è già operativo e consultabile direttamente dal sito ufficiale dell’Inps nella sezione dedicata ai servizi al cittadino.

Nuova tassa sugli acquisti online extra-Ue: da novembre fino a 5 euro in più a pacco

11 October 2026 at 15:07

Nuova stretta sugli acquisti online extra-Ue. Con la pubblicazione del nuovo vademecum operativo da parte della Commissione Europea, Bruxelles ha tracciato le linee guida per l’applicazione di due nuove tasse doganali sulle spedizioni a distanza importate da Paesi terzi.

Il provvedimento, pensato per tutelare i mercati comunitari e contrastare la concorrenza sleale dei colossi del commercio online, come Shein, Temu o AliExpress, combina una misura temporanea sui piccoli pacchi con una nuova tassa fissa di gestione destinata a diventare permanente.

Dazio temporaneo sui piccoli pacchi: 3 euro a pezzo

La prima novità riguarda il dazio doganale introdotto dal regolamento Ue 2026/382. La misura prevede l’applicazione di una tassa fissa da 3 euro su ogni singolo vestito o oggetto comprato online da siti fuori dall’Unione Europea, se il valore del pacco non supera i 150 euro.

Fino a poco tempo fa i pacchi piccoli non pagavano la dogana. Adesso questa franchigia è stata cancellata. In concreto significa che:

  • chi acquista pagherà 3 euro di tassa su ogni articolo presente nel pacco, una misura che resterà in vigore per due anni (fino al 1° luglio 2028);
  • i 3 euro si pagano su qualsiasi oggetto, compresi alcolici, profumi e tabacco;
  • la tassa viene imposta su tutte le merci inviate da Paesi extra-Ue, a prescindere da chi si occupa della spedizione finale in Italia;
  • entro il 1° dicembre 2027 l’Ue deciderà se prorogare questa tassa oltre il 2028.

Dal 1° novembre la tassa di gestione: altri 2 euro a pezzo

A questa prima tassa se ne aggiunge un’altra: la Union handling fee, ovvero la tassa europea di gestione introdotta dal regolamento Ue 2026/2108 ai sensi del nuovo Codice doganale comunitario.

A partire dal 1° novembre 2026, si pagherà un ulteriore tributo di 2 euro su ogni singolo prodotto comprato online da Paesi extra-Ue. A differenza dei 3 euro sui piccoli pacchi, questa tassa di 2 euro si applica su tutti gli oggetti a prescindere dal prezzo, anche per acquisti sopra i 150 euro, ed è permanente, cioè non scadrà mai.

Chi paga davvero e come funzionano i controlli

Sulla carta la responsabilità di versare le tasse alla dogana spetta a chi dichiara la merce, ossia i grandi colossi dell’online come Shein, o i corrieri. Nella pratica è molto probabile che le piattaforme di e-commerce addebiteranno questi costi direttamente all’acquirente nel carrello prima del pagamento, oppure la somma verrà riscossa dal corriere al momento della consegna a casa.

Inoltre, dal 1° novembre 2026 scatta l’obbligo del codice identificativo di prodotto (Pid) per tutte le merci extra-Ue sotto i 150 euro: una sorta di carta d’identità del pacco che servirà alle dogane per tracciare chi ha prodotto l’oggetto e bloccare subito i vestiti o i prodotti che non rispettano le norme di sicurezza europee.

Il risultato per le tasche dei consumatori è un rincaro combinato. Per fare un esempio pratico: chi acquista una maglietta da 5 euro da un sito cinese, da novembre rischia di pagare 3 euro di dazio temporaneo più 2 euro di tassa di gestione.

Bonus energia: perché 14 miliardi finiranno comunque per alzare le bollette della luce

11 October 2026 at 14:32

A fine settembre, nella cornice dello Soteu, Ursula von der Leyen ha messo in evidenza il legame inscindibile tra sicurezza energetica e costi economici. Per un insieme di Paesi privo di materie prime, una crisi geopolitica come quella scatenata dalle tensioni nel Golfo Persico fa emergere con forza questa interdipendenza.

Agli Stati membri si chiede di elettrificare il più possibile per ridurre la dipendenza da gas e combustibili fossili, ma l’assenza di strumenti vincolanti porta il sistema energetico nazionale italiano ad accusare storture peculiari.

Con la Manovra di Bilancio 2027, grazie alla clausola di salvaguardia, l’esecutivo si appresta a mettere in campo circa 14 miliardi di euro in bonus energia e misure di contenimento. Un’imponente dote finanziaria che, tuttavia, non si tradurrà in un reale calo delle bollette per le famiglie e le imprese.

Il quadro europeo

La Commissione ha legato a più riprese la sicurezza energetica ai costi economici delle importazioni, ricordando come gli shock geopolitici siano costati all’Unione oltre 90 miliardi di euro in acquisti di fonti fossili. Per affrancarsi da questa dipendenza, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di raddoppiarne la quota nel mix energetico entro il 2040, stimando un risparmio di 260 miliardi di euro all’anno.

Tuttavia, queste ambizioni non sono state accompagnate da alcuna dotazione finanziaria di bilancio né da atti vincolanti a sostegno dei consumatori. A complicare il quadro si aggiunge la recente revisione al ribasso degli obiettivi Net Zero e del calendario sulle emissioni: una mossa politica che concede ossigeno ai produttori di auto a combustione interna, ma che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti sull’elettrico.

In parallelo, il meccanismo europeo di carbon pricing (Ets) fa gravare i costi della CO2 sull’energia elettrica, esentando ancora per gran parte i combustibili tradizionali e rendendo il vettore pulito paradossalmente più caro.

Il caso Italia: la fiscalità che punisce chi elettrifica

Se l’Europa offre un quadro normativo frammentato, la struttura tariffaria italiana accentua la distorsione. Come evidenziato dalle analisi di ECCO, che riportiamo per semplicità in tabella, in Italia l’energia elettrica paga tasse e oneri sproporzionati rispetto al gas e ai carburanti tradizionali.

Ambito d’uso Vettore Elettrico Vettore fossile Impatto dell’imposizione
Utenze domestiche Fino a 0,0873 euro al kWh (fisco e oneri) 0,0231 euro al kWh sul gas naturale L’elettricità paga 3-4 volte più del gas
Pmi e industria Fino a 0,1119 euro al kWh in bassa tensione 0,0057 euro al kWh sul gas naturale L’elettricità paga fino a 20 volte più del gas
Trasporti e ricariche Da 0,141 a 0,398 euro al kWh per ricarica pubblica 0,089 euro al kWh per la benzina L’elettrico paga fino a 4 volte più dei fossili

Questo fenomeno deriva dalla scelta di continuare a scaricare oltre l’80% degli oneri di sistema per il finanziamento delle fonti rinnovabili unicamente sulle bollette elettriche, nonostante l’Ue consigli di andare in direzione opposta. Di conseguenza, tecnologie ad altissima efficienza come le pompe di calore o i veicoli elettrici vedono azzerato gran parte del risparmio economico potenziale a causa del peso fiscale applicato al kilowattora.

A soffrirne maggiormente è il tessuto produttivo nazionale. Come già denunciato dai rappresentanti di Confindustria a giugno in un convegno sugli Ets, la competitività delle industrie che scelgono di rimanere in Italia e di non delocalizzare riesce a mantenere performance accettabili pur sostenendo una doppia tassazione energetica: quella sulla corrente elettrica e quella sulle quote di carbonio necessarie alla produzione.

Deficit sopra il 3% e i limiti dei 14 miliardi in Manovra

Lo stato delle finanze pubbliche italiane rende ancora più difficile la gestione dell’emergenza. Con il rapporto deficit/Pil che ha di nuovo superato la soglia del 3%, l’esecutivo punta a sfruttare l’ipotesi di uno scostamento di bilancio fino allo 0,3% del Pil, facendo perno sui margini di flessibilità concessi dalla clausola di salvaguardia nazionale per la difesa e la sicurezza energetica.

Finanziare in deficit 14 miliardi di euro per tamponare il rialzo delle bollette sarà una misura necessaria per evitare il collasso sociale, ma è inutile negarlo: è un intervento di breve respiro. C’è bisogno di una maggiore trasparenza nella gestione della liquidità derivata dagli Ets, da cui perdiamo quasi 9 miliardi; serve una riforma organica della fiscalità energetica che riequilibri il carico fiscale tra fonti fossili ed elettricità, rendendo l’uso dei fossili davvero svantaggioso.

Impiegare risorse pubbliche per congelare temporaneamente i prezzi rischia solo di appesantire il debito, senza risolvere il nodo della dipendenza dalle materie prime esterne e senza garantire reali ribassi in per cittadini e imprese.

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