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Republicans retreat from battleground districts as lines shift in House races

The shifting money in the final weeks of midterm campaigns points to a defensive posture by Republicans and new aggression from Democrats, who aim to capitalize on President Donald Trump's weak approval ratings.

Senza le banche il debito italiano è più fragile. Cipolletta spiega perché

14 October 2026 at 15:37

E pensare che Giancarlo Giorgetti lo ha detto giusto giusto pochi giorni fa, rivolgendosi direttamente ai partiti. Attenti, questo il messaggio di fondo, a non scherzare con il fuoco: i mercati nei giorni scorsi hanno mandato segnali fin troppo chiari, la Francia è un bacillo pronto a contagiare l’intera Europa e l’Italia ne sarebbe la prima vittima con un debito di oltre 3 mila miliardi finanziato per una quota rilevante dagli stessi investitori. Una tempesta finanziaria, insomma, metterebbe il Paese in seri guai. E questo nonostante un paracadute che in questi anni ha più volte permesso all’Italia di schivare una crisi del debito sovrano come quella del 2011. Un paracadute che risponde al nome di banche, per tradizioni grandi sostenitrici del debito italiano.

Due numeri per capire. A marzo 2026 gli istituti di credito detenevano nei propri bilanci 407,3 miliardi di euro di titoli pubblici italiani, con un incremento di 27,2 miliardi rispetto ai dodici mesi precedenti e una crescita annua del 7%. Un dato che conferma il consolidamento di una tendenza iniziata nel corso del 2025 e che segna una netta inversione rispetto al biennio precedente, quando il peso dei Btp nei portafogli bancari era progressivamente diminuito. Tradotto, dopo una flessione del 6,8% nel 2023 e del 2,5% nel 2024, gli investimenti delle banche in titoli di Stato italiani hanno registrato una forte accelerazione nel 2025, con una crescita del 9,9%, per poi attestarsi al 7% nel marzo 2026. Complessivamente, i titoli di Stato rappresentano oggi circa il 75,6% dell’intero portafoglio obbligazionario detenuto dalle banche italiane, che ammonta a 538,8 miliardi di euro.

Eppure l’Europa, o meglio il suo governo, vale a dire la Commissione, è pronta a mettere un tetto alla possibilità per le banche di acquistare titoli di Stato, nell’ambito della più ampia creazione dell’unione bancaria europea. Il parlamento Ue, però, come raccontato dal Sole 24 Ore, sta cercando di far saltare la norma, anche in scia al pressing di alcuni governi, tra cui quello italiano, che non giudicano opportuno in un frangente simile, privare molti Paesi dell’ombrello bancario. Eppure il rischio che l’ombrello si chiuda, anche se non del tutto, c’è. Formiche.net ne ha parlato con Innocenzo Cipolletta, economista di lungo corso ed ex presidente di Assonime.

“Mi sembra una mossa un po’ rischiosa, rischiamo di porre limiti fisici poco utili in una fase in cui i debiti pubblici stanno crescendo in tutto il mondo. Far venire meno una domanda importante di titoli come quella delle banche mi pare poco opportuno in questo momento. L’Europa non dovrebbe agire con formule rigide, semmai operare anche con delle moral suasion“, spiega Cipolletta. Il quale poi chiarisce un concetto. “Dobbiamo sfatare il mito che Stati come l’Italia o la Francia possano fallire, questo rischio non esiste. La stessa Bce, all’indomani della crisi greca, si è sempre impegnata affinché nessuno Stato dell’Unione possa fallire. Ciò non toglie che privarsi di un sostegno al debito come quello delle banche sia un errore in questo lasso temporale”. Cipolletta ne ha poi anche per l’ulteriore flessibilità chiesta da Giorgia Meloni all’Europa, da aggiungere a quella già concessa sotto forma di clausola Nec. “Mi sembra che ulteriori richieste non aiutino la causa dell’economia, mi pare più un calcolo politico che altro”.

L’energia è un’ipoteca sulla crescita, ma sugli Ets l’Europa sbaglia. Parola di Confindustria

14 October 2026 at 14:43

Poteva andare molto meglio, non ci fossero certi gangli dell’Europa a soffocare sul nascere ogni vagito di crescita. Ma poteva andare anche peggio. Nel giorno in cui Giorgia Meloni ha raccontato al Senato e alla Camera la strategia del governo italiano per strappare nuova flessibilità all’Europa, da girare direttamente nella manovra ancora in fase di costruzione, dalla Lanterna di Roma, dove Confindustria ha presentato le sue previsioni per l’economia, arriva più o meno questo messaggio: l’Italia non è messa poi così male, le potenzialità ci sono eccome. Se però solo l’Europa facesse il suo mestiere e semplificasse la catena di montaggio, magari sopprimendo il meccanismo Ets, l’energia non sarebbe quell’ipoteca sulla crescita che è.

Nel 2026 il Pil italiano è cresciuto dunque sopra le attese a +1%, sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita. Calcoli alla mano del Centro studi di Confindustria, la cifra è stata rivista al rialzo rispetto alle stime diffuse lo scorso marzo. Nel 2027 l’economia italiana dovrebbe, invece, rallentare a +0,6%, un ritmo in linea con quello già osservato nel 2025. Una crescita fragile, secondo Viale dell’Astronomia, frenata dal rincaro dei prezzi dell’energia, dall’aumento dell’inflazione, dai rialzi dei tassi d’interesse e dalla fine del Pnrr nel 2026.

Ora, secondo gli Industriali, la revisione al rialzo della previsione di crescita del Pil per il 2026, riflette diversi fattori: il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno, il decisivo apporto del Pnrr, il cui impatto sul Pil, stimato in +0,5 punti percentuali nel 2026, “ha spinto la dinamica soprattutto degli investimenti. E il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi; il rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio”. Problema, “nel 2027 la crescita media annua risentirà della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo moderato a inizio anno. Questo nonostante gli effetti positivi derivanti dalla riapertura dello Stretto di Hormuz: la progressiva discesa dei prezzi delle materie prime energetiche che consentirà il rientro dell’inflazione, la riduzione dell’incertezza, maggiore fiducia di famiglie e imprese, la ripartenza del commercio con i paesi del Golfo. L’anno prossimo la dinamica del Pil sarà ancora trainata dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, che però rallenteranno significativamente: +0,5% e +0,8% rispettivamente”, si legge nelle previsioni.

Insomma, “i rischi dello scenario di previsione sono legati all’evolversi dei transiti delle navi per lo Stretto di Hormuz e più in generale alla guerra nel Golfo. Una riduzione dei transiti ed eventuali attacchi a impianti di produzione di gas e petrolio avrebbero impatti negativi sui prezzi delle materie prime energetiche e per questa via sull’inflazione; le banche centrali potrebbero decidere ulteriori rialzi dei tassi. Un altro rischio dello scenario è legato alla volatilità sui mercati finanziari, causata proprio dalla tensione nel mercato mondiale del petrolio e del gas e dai suoi riflessi sulle quotazioni, sull’inflazione e, a cascata, sulle decisioni delle Banche centrali relative ai tassi”. E attenzione ai mercati, decisamente nervosi in queste settimane. “In Europa negli ultimi giorni sono bruscamente saliti i rendimenti dei titoli sovrani, di più in Francia, ma anche in Italia, e maggiori acquisti di titoli tedeschi, con un allargamento degli spread. Se una tale tendenza proseguisse, porrebbe un freno alla crescita in tutto il continente. L’ipotesi alla base dello scenario di previsione per l’economia italiana è che dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti si trovi una soluzione alla guerra Usa-Iran”.

Il vero problema, senza girarci troppo intorno, resta quindi l’energia. E qui l’Europa ha le sue colpe. “L’elevato costo dell’energia rimane la più importante vulnerabilità dell’economia italiana”, è l’allarme degli Industriali. Tanto che con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai 94 di quest’anno, “si potrebbe annullare la crescita del Pil prevista per il 2027. Lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro/Mwh, invece dei 58 dello scenario base”.

L’Europa, si diceva. “Il meccanismo di riduzione delle emissioni di CO2 adottato dall’Unione europea (Ets, ndr) al momento e in prospettiva aggrava tale vulnerabilità. E i benefici in termini di emissioni, nella manifattura, sono in buona parte riconducibili alla chiusura delle imprese”. Un esempio? Nella sola manifattura italiana sottoposta a Ets, tra il 2005 e il 2025 le emissioni sono diminuite del 43%. Nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti manifatturieri, a un ritmo di 19 impianti l’anno. Le chiusure di impianti valgono circa la metà (48%) della riduzione delle emissioni, quindi questa riduzione non deriva da un reale processo di decarbonizzazione. Come a dire, il gioco non vale la candela.

ASV Geel Sign Former KV Kortrijk Midfielder Youssef Challouk in Surprise Transfer

Geel (The Brussels Morning Newspaper) – 14 October 2026 – Belgian football club ASV Geel have reportedly strengthened their squad by signing experienced attacking midfielder Youssef Challouk, formerly of KV Kortrijk. The 31-year-old Belgian was available as a free agent … Read more

Confermato accredito arretrati dipendenti pubblici, si parte il 14 ottobre: chi li riceverà

14 October 2026 at 05:58

NoiPA ha confermato che è stata avviata una procedura straordinaria destinata al riconoscimento degli arretrati spettanti al personale della pubblica amministrazione. La lavorazione, tuttavia, non riguarda indistintamente tutti i dipendenti pubblici.

Le indicazioni operative sono contenute nel messaggio n. 87 del 6 ottobre 2026, che stabilisce anche le tempistiche entro le quali devono essere completate le attività necessarie per consentire la liquidazione delle somme spettanti.

Come funziona l’accredito arretrati per i dipendenti pubblici

L’emissione urgente è una procedura utilizzata da NoiPA per liquidare specifiche somme a credito ai dipendenti pubblici, senza dover attendere necessariamente la normale elaborazione mensile della retribuzione. Può riguardare, per esempio:

  • arretrati stipendiali;
  • conguagli che risultano ancora da pagare al lavoratore;
  • importi che possono derivare da operazioni di aggiornamento o correzione delle competenze economiche, la cui liquidazione non è confluita nella normale rata dello stipendio.

La procedura consente quindi di gestire separatamente queste somme, accelerandone la lavorazione quando ricorrono le condizioni previste. Non significa, però, che ogni arretrato registrato nei sistemi venga pagato automaticamente nella prima emissione disponibile.

Poiché, come è stato spiegato, in questo caso gli uffici competenti erano tenuti a completare le operazioni richieste entro le ore 14:00 del 13 ottobre 2026, la liquidazione delle somme verrà effettuata a seguire, a partire dal 14 ottobre 2026.

Chi riceverà gli arretrati

I destinatari dell’emissione sono i dipendenti pubblici che vantano somme a credito. Ma non è sufficiente sapere che si ha diritto a determinate somme, ancora da ricevere. Occorre infatti che gli importi siano stati registrati con la corretta tipologia di lavorazione e che la posizione amministrativa del dipendente consenta di procedere al pagamento. In particolare, possono rientrare nell’emissione i lavoratori per i quali gli uffici hanno predisposto e revisionato entro le ore 14 del 13 ottobre i lotti identificati come “Conguaglio a cedolino urgente”. nel rispetto delle condizioni stabilite da NoiPA.

Per i dipendenti pubblici interessati, è importante distinguere tra il diritto a ricevere una somma e l’effettivo inserimento della stessa in una determinata emissione. Anche quando esiste un credito a favore del lavoratore, infatti, possono esserci condizioni amministrative che impediscono il pagamento attraverso la procedura urgente.

Inoltre:

  • chi non è stato inserito nella lavorazione non perde automaticamente il diritto alle somme spettanti, ma potrebbe semplicemente dover attendere una successiva emissione utile, una volta completati gli adempimenti necessari;
  • i dipendenti pubblici che presentano arretrati a debito non ancora recuperati nei dodici mesi precedenti possono non essere considerati in questa emissione urgente, e sono esclusi dalla procedura anche i dipendenti cessati per decesso.

Come verificare la propria posizione su NoiPA

Il lavoratore che attende arretrati può rivolgersi all’ufficio del personale o all’amministrazione di riferimento per chiedere informazioni sullo stato della lavorazione e sull’eventuale presenza di importi a debito. È opportuno, tuttavia, non confondere la presenza di un arretrato nei sistemi con la conferma del pagamento in una data precisa. Per conoscere l’esito della procedura occorre verificare che la lavorazione sia stata effettivamente completata e che la somma sia stata inserita nel flusso di pagamento previsto.

Quando arrivano i soldi sul conto corrente: la data di accredito

La conferma dell’emissione urgente per il 13 ottobre non equivale alla conferma della data in cui gli arretrati saranno disponibili sul conto corrente. Occorre infatti distinguere tra la giornata in cui NoiPA elabora le somme e quella in cui il pagamento diventa esigibile per il dipendente. Si tratta di due momenti differenti.

Non è quindi possibile affermare che tutti i dipendenti inclusi nell’emissione riceveranno materialmente il denaro dal 14 ottobre. La disponibilità delle somme dipende dal successivo processo di pagamento e dalle comunicazioni ufficiali relative all’esigibilità. È necessario attendere gli aggiornamenti sullo stato del pagamento, verificando lo stato della lavorazione con l’ufficio competente.

Gli arretrati che non rientrano nella lavorazione del 13 ottobre, invece, dovranno essere liquidati con la successiva emissione urgente utile, una volta completati gli adempimenti necessari.

Ukraine is littered with landmines on a scale last seen in Vietnam. How can they be removed?

Faced with deadlier threats, demining groups are coming up with new ways of working using drones and AI

Crouched over on her hands and knees in a field of weeds, Olena Kabanova is digging into the ground. With a shovel and a steady hand, the 58-year-old digs out a neat square around the spot where a mine detector has sensed a suspicious object.

Four years ago, this field in eastern Ukraine was occupied by Russian soldiers. Now back under Ukrainian control, it is littered with landmines. Civilians such as Kabanova are trying to make the land usable again.

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© Photograph: Julia Kochetova/The Guardian

© Photograph: Julia Kochetova/The Guardian

© Photograph: Julia Kochetova/The Guardian

Saudi conflict with Houthis escalates with new strikes

The threat of a widening war on the Arabian Peninsula is accelerating. Houthi rebels in Yemen are again targeting Saudi infrastructure and military sites, escalating a conflict which may yet draw in other regional powers. The Saudi-led coalition launched new airstrikes on oil facilities across Houthi-controlled Yemen in response to deadly airport attacks in Riyadh. Ali Rogin reports.

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