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Riforma polizia locale, cosa cambia per gli agenti. Mancano 20 milioni di euro

14 October 2026 at 12:54

Dopo quasi quarant’anni, la riforma della polizia locale è legge. Il Parlamento ha approvato definitivamente il disegno di legge delega che riscrive funzioni, ordinamento e tutele degli agenti dei Comuni italiani. Si tratta del primo intervento organico dalla legge quadro del 1986. Il provvedimento introduce nuovi strumenti operativi, rafforza alcune garanzie per il personale e amplia l’accesso alle banche dati. Tra le novità ci sono bodycam, coperture assicurative in caso di infortunio, patrocinio legale per procedimenti legati all’uso delle armi o della forza e consultazione del Ced del Viminale.

Riforma polizia locale, cosa cambia per gli agenti

La riforma sulla polizia locale interviene su diversi aspetti dell’attività quotidiana della polizia locale. Gli agenti potranno essere dotati di bodycam, strumenti pensati per documentare gli interventi e aumentare la tracciabilità delle operazioni.

Vengono rafforzate anche le coperture assicurative in caso di infortunio. Un altro punto centrale riguarda la tutela legale: quando un agente viene coinvolto in un procedimento per fatti commessi durante il servizio e collegati all’uso delle armi o della forza, le spese di difesa saranno a carico del Comune.

La copertura potrà riguardare sia il ricorso a un avvocato di fiducia sia l’assistenza dell’avvocatura interna dell’amministrazione, se presente.

Accesso al Ced del Viminale e alle banche dati

Con la nuova riforma, la polizia locale potrà accedere al Ced del ministero dell’Interno, il Centro elaborazione dati interforze usato dalle forze di polizia dello Stato per attività investigative e di controllo.

Gli agenti potranno inoltre consultare i sistemi informativi del Pubblico registro automobilistico e della Motorizzazione. In questo modo ci potrebbero essere controlli più rapidi ed efficaci, dando ai corpi comunali accesso diretto a dati finora non disponibili attraverso questi canali.

Come verranno strutturati gli organici

La riforma interviene anche sull’organizzazione degli organici e sulle procedure di reclutamento. Saranno i regolamenti comunali a definire i requisiti minimi per partecipare ai concorsi e la dotazione complessiva dei corpi di polizia locale.

Il numero degli agenti dovrà essere stabilito considerando diversi elementi, tra cui popolazione residente, flussi stagionali, estensione del territorio, caratteristiche socio-economiche e morfologia dell’area. Le scelte dei Comuni dovranno però rispettare i parametri fissati dalle Regioni e le risorse già disponibili secondo la normativa vigente.

Riforma polizia locale, i fondi

La riforma nasce con un problema finanziario. La legge di Bilancio per il 2021 aveva istituito presso il ministero dell’Interno un Fondo per la riforma della polizia locale, con una dotazione di 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2022.

La dotazione prevista per il 2026 è stata azzerata dal decreto legge 23 del 2026, il cosiddetto decreto Sicurezza, perché le risorse sono state destinate alla copertura di altre misure legate al “potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana”.

Questo significa che la riforma introduce nuovi obblighi e possibili costi per le amministrazioni comunali, senza prevedere risorse aggiuntive specifiche per sostenerli.

Campi Flegrei, decreto da oltre un miliardo: commissario per 10 anni e mutui sospesi

14 October 2026 at 08:28

Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 13 ottobre 2026 un nuovo decreto-legge sui Campi Flegrei. Il provvedimento introduce una struttura commissariale dedicata alla gestione degli interventi legati al fenomeno bradisismico e stanzia oltre un miliardo di euro nell’arco di dieci anni. Ad annunciare il via libera è stato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha collegato il decreto alle interlocuzioni istituzionali portate avanti nelle scorse settimane con il governo. La misura punta a definire un quadro più stabile per coordinare interventi, programmazione e procedure a tutela dei cittadini e degli edifici dell’area flegrea.

Campi Flegrei, il decreto istituisce commissario di 10 anni

La principale novità è l’istituzione di una struttura commissariale della durata di dieci anni. La guida sarà affidata al presidente della Regione Campania. La struttura avrà il compito di coordinare gli interventi sugli immobili danneggiati e sulle attività di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato.

Il modello indicato prende come riferimento l’esperienza della ricostruzione del Centro Italia, considerata utile per organizzare le procedure di riparazione e messa in sicurezza degli edifici. L’obiettivo è rendere più ordinata la gestione delle risorse e degli interventi necessari in un territorio interessato da continue criticità legate al bradisismo.

Contributi per case e sospensione mutui

Il decreto prevede contributi fino a 30mila euro per gli interventi di pronto ripristino. Sono previsti anche contributi fino al 100% per la riduzione della vulnerabilità degli edifici. L’accesso sarà modulato in base all’Isee, quindi tenendo conto della situazione economica dei nuclei interessati.Le misure riguardano sia gli immobili privati sia il patrimonio pubblico, con l’obiettivo di intervenire sulle strutture danneggiate e ridurre i rischi per le abitazioni.

Tra le misure annunciate rientra anche la sospensione di alcuni adempimenti fiscali. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha spiegato: “Abbiamo previsto anche la sospensione dei tributi e dei contributi dal 31 luglio al 30 novembre del 2026, la sospensione dei mutui dal 31 luglio 2026 al 31 dicembre 2027”. Secondo il ministro, si tratta di alcune delle richieste emerse dal territorio durante il confronto istituzionale, anche in prefettura a Napoli. Musumeci ha aggiunto che altre richieste potranno rientrare nei poteri del commissario, che potrà adottare iniziative autonome nei limiti previsti.

Proroga dei contratti di locazione

Il decreto interviene anche sui contratti di affitto delle famiglie coinvolte. Musumeci ha indicato “un dato importante: la proroga di due anni dei contratti di locazione a uso abitativo”. La proroga riguarda i contratti in scadenza tra ottobre 2026 e ottobre 2027, in favore delle famiglie con reddito inferiore a 28mila euro, purché non sia presente un titolo esecutivo. Per i nuclei interessati, la misura punta a garantire una maggiore stabilità abitativa durante la fase di gestione degli interventi e delle criticità collegate al bradisismo.

Le parole di Roberto Fico

Roberto Fico ha sottolineato che il decreto nasce anche dal lavoro istituzionale svolto nelle scorse settimane e ha aggiunto: “Si lavorerà per migliorare e rendere nel tempo progressivamente più rapide ed efficaci le procedure necessarie alle opere di pronto ripristino e di riparazione”. Sui contributi alle imprese, il ministro Musumeci ha spiegato che saranno valutati di volta in volta dal commissario con provvedimenti autonomi, nei limiti delle disponibilità finanziarie. Il presidente della Regione Campania ha chiuso con un impegno rivolto ai residenti dell’area: “Non lasceremo mai soli i cittadini dei Campi Flegrei”.

Nuovo Codice della Strada cosa cambia a multe e regole e quando entra in vigore

14 October 2026 at 07:46

Il nuovo Codice della Strada 2026 approvato in Consiglio dei Ministri introduce una serie di modifiche su multe, controlli, assicurazioni e documenti di guida. La riforma, secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, punta a rendere le sanzioni meno gravose nei casi ordinari, ma più severe per i comportamenti considerati più pericolosi. Tra le principali novità ci sono la riduzione di alcuni importi, il blocco dell’adeguamento automatico biennale all’inflazione e l’arrotondamento al ribasso delle cifre.

Nuovo Codice della Strada 2026, multe ridotte e sanzioni riorganizzate

La riforma prevede una riorganizzazione generale delle sanzioni principali. Le fasce sanzionatorie vengono ridotte da 82 a 21. La prima fascia prevede, in linea generale, un minimo di 25 euro e un massimo di 100 euro, mentre l’ultima arriva da 10.000 a 40.000 euro.

Il principio indicato dal Mit è quello di mantenere una funzione deterrente, evitando però importi considerati eccessivamente penalizzanti nei casi meno gravi. Allo stesso tempo, il testo introduce un inasprimento per le condotte più rischiose, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza stradale. I minimi edittali da 26 e 42 euro scendono rispettivamente a 25 e 40 euro. Le multe da 83 e 87 euro vengono invece ridotte a 80 euro.

Stretta su chi guida senza assicurazione

Una delle misure più rilevanti riguarda la circolazione senza copertura assicurativa. Per chi viaggia senza assicurazione è previsto il divieto di marcia a tempo indeterminato. Il provvedimento interviene anche sui veicoli con targa straniera: chi circola in Italia per più di 30 giorni dovrà avere un’assicurazione conforme alle regole italiane. È previsto inoltre un meccanismo di recupero delle somme non pagate dagli utenti stranieri, così da rendere più efficace la riscossione delle multe.

Le novità per autovelox, patente e libretto cartacei

Cambiano anche i tempi di notifica delle sanzioni quando l’infrazione viene accertata da remoto, senza contestazione immediata. Il termine scende da 90 a 45 giorni. La novità riguarda, ad esempio, i verbali legati a rilevazioni effettuate tramite dispositivi automatici.

La riforma prevede anche che ogni procedura di riscossione coattiva sia preceduta da un avviso bonario, per consentire al cittadino un confronto prima dell’attivazione del recupero forzoso.

Il nuovo Codice supera l’obbligo di portare con sé i documenti fisici di guida e circolazione. Patente e carta di circolazione non saranno più documenti da esibire necessariamente su carta. In caso di controllo, le forze dell’ordine potranno verificare i dati tramite l’accesso alle banche dati digitali nazionali. Anche il verbale potrà essere redatto in formato digitale e notificato in via telematica attraverso il servizio delle notifiche digitali della Pubblica amministrazione.

Novità per disabili, moto e monopattini

La riforma semplifica le procedure relative al Contrassegno Unificato Disabili Europeo, il CUDE. Tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale, così da garantire il riconoscimento del contrassegno su tutto il territorio italiano.

Per i motociclisti viene introdotta la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di sinistri o rallentamenti, fermo restando l’obbligo di lasciare spazio ai mezzi di soccorso e di polizia.

Per i monopattini elettrici è previsto il divieto di circolazione quando rappresentano un intralcio o un pericolo per i pedoni. I Comuni potranno inoltre individuare aree di sosta sui marciapiedi, purché resti garantito il passaggio sicuro dei pedoni e delle persone con disabilità.

Trasporto professionale fino a 70 anni

Il nuovo Codice della Strada 2026 interviene anche sulle patenti del gruppo 2, cioè quelle per autotrasporto e autobus. Il limite di età viene innalzato da 68 a 70 anni, con verifiche mediche periodiche. La misura riguarda le patenti C1, C1E, C, CE, D1, D1E, D e DE. Per alcune categorie sono previste limitazioni specifiche dopo i 70 anni, soprattutto per l’autotrasporto professionale per conto terzi e per la guida di veicoli destinati al trasporto persone.

Drenaggio fiscale da 35,4 miliardi: cosa cambia per stipendi e pensioni

14 October 2026 at 07:19

L’inflazione torna a pesare sui conti pubblici e sulle tasse. Da un lato aumenta alcune voci di spesa dello Stato, come pensioni, assegno unico, acquisti della Pubblica amministrazione e interessi sul debito. Dall’altro lato spinge le entrate fiscali, soprattutto attraverso Iva e Irpef. Nel caso dell’Irpef il meccanismo si chiama fiscal drag, o drenaggio fiscale. Si verifica quando i redditi nominali aumentano per rincorrere l’inflazione, ma gli scaglioni e le soglie fiscali non vengono adeguati allo stesso ritmo. Il risultato è che il contribuente può pagare più imposte anche senza un reale aumento del potere d’acquisto.

L’ipotesi taglio Irpef al ceto medio

Il tema entra nel confronto sulla prossima manovra e si lega alla proposta di tagliare l’Irpef per il ceto medio. L’ipotesi discussa prevede di alzare da 50mila a 60mila euro la soglia di reddito a cui si applica l’aliquota del 33%.

La misura è sostenuta da una parte della maggioranza, ma presenta un costo rilevante: circa 2,7 miliardi di euro all’anno. Una cifra importante, soprattutto in una manovra che, al netto dell’extradeficit da clausola, potrebbe valere complessivamente tra 7 e 8 miliardi di euro, coperture permettendo.

In merito all’ipotesi taglio Irpef, il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato: “Sul nuovo taglio Irpef bisogna assolutamente procedere”. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha invece precisato: “Non è stata presa ancora alcuna decisione”.

Più gettito, ma non più coperture

Il gettito prodotto dal fiscal drag non può essere considerato automaticamente una nuova copertura per finanziare altre spese. L’Irpef aggiuntiva generata dall’aumento nominale dei redditi è già inserita nei tendenziali di finanza pubblica, cioè nelle previsioni su deficit e debito a legislazione vigente.

Una parte dell’aumento del gettito atteso dalle imposte dirette tra quest’anno e il 2029 deriva proprio da questo effetto. La crescita prevista è pari al 9,3%. Il drenaggio fiscale contribuisce quindi alla traiettoria dei conti pubblici concordata con l’Unione europea, ma non libera automaticamente margini per interventi aggiuntivi.

I numeri del drenaggio fiscale

Secondo le stime del ministero dell’Economia, il fiscal drag dovrebbe produrre 4,4 miliardi di euro quest’anno. Nel 2027 sono attesi altri 3,4 miliardi, nel 2028 2,4 miliardi e nel 2029 2,8 miliardi. Il meccanismo però ha effetti che si sommano nel tempo. Il gettito generato in un anno si ripete anche negli anni successivi. Per questo, in termini cumulati, il drenaggio fiscale potrebbe portare 35,4 miliardi di euro in quattro anni.

Il fiscal drag nasce dall’effetto combinato tra aumento dei redditi nominali e struttura progressiva dell’Irpef. Quando stipendi e pensioni salgono per compensare il caro prezzi, una parte di questi aumenti può finire in scaglioni fiscali più alti o ridurre il peso relativo di detrazioni e soglie.

In pratica, il reddito cresce sulla carta, ma spesso serve solo a compensare l’inflazione. Se il sistema fiscale non viene aggiornato, il prelievo aumenta. Per questo il drenaggio fiscale può generare più gettito per lo Stato, ma non corrisponde necessariamente a una maggiore ricchezza reale per famiglie e lavoratori.

Perché l’effetto del drenaggio fiscale può pesare sui redditi

Il Documento programmatico di finanza pubblica si basa sull’inflazione registrata fino ad agosto dall’indice Foi, riferito alle famiglie di operai e impiegati. Se l’inflazione dovesse restare elevata più a lungo, l’effetto del fiscal drag potrebbe diventare ancora più significativo. Negli anni recenti l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che tra il 2021 e il 2023 l’inflazione abbia generato un gettito extra da 25 miliardi l’anno.

Le riforme Irpef hanno compensato integralmente l’effetto per i redditi fino a 32mila euro annui, ma senza indicizzazione degli scaglioni il drenaggio fiscale tende a ripresentarsi. Senza nuovi interventi, l’effetto può riguardare sia le fasce più basse sia il ceto medio, soprattutto quando gli aumenti nominali dei redditi non si traducono in un reale aumento del potere d’acquisto.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, quando arriva e a chi spetta

14 October 2026 at 06:45

Per dicembre è previsto un assegno più alto per alcune categorie di pensionati grazie al Bonus Natale 2026. Si tratta di un importo aggiuntivo una tantum pari a 154,94 euro da non confondere con la tredicesima. Questo contributo è stato introdotto dalla Legge finanziaria 2001 e viene riconosciuto solo in presenza di determinati requisiti economici. L’accredito avviene in automatico con il cedolino di dicembre per chi rispetta le condizioni previste. Non serve quindi presentare domanda, salvo il caso in cui il pensionato risulti escluso ma ritenga di avere diritto al beneficio.

Bonus Natale 2026 per i pensionati, a chi spetta

Il bonus da 154,94 euro spetta ai titolari di pensioni dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e di forme sostitutive o integrative gestite dall’Inps o da enti previdenziali privatizzati. Il contributo non va confuso con la quattordicesima, che segue regole diverse, né con altri bonus riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Per stabilire chi ha diritto al beneficio, l’Inps considera il valore del trattamento minimo annuo di pensione.

Per il 2026 il trattamento minimo annuo è pari a 7.954,05 euro, corrispondente a 611,85 euro per 13 mensilità. Il bonus pieno viene riconosciuto ai pensionati che, sommando i trattamenti percepiti, non superano questa soglia. Chi riceve una pensione annua compresa tra 7.954,05 euro e 8.108,99 euro può ottenere il contributo in forma ridotta. In questo caso l’importo viene calcolato in modo da raggiungere la soglia massima prevista.

I requisiti e chi resta escluso dal Bonus Natale 2026

Oltre al valore della pensione, conta anche il reddito complessivo personale. Per il 2026 il reddito personale deve essere entro il limite di 11.931,08 euro. Per chi è sposato o unito civilmente, il reddito complessivo della coppia non deve superare 23.862,15 euro annui. Resta comunque valido anche il limite del reddito personale.

Nel caso di coniugi legalmente separati, il reddito dell’altra persona non viene considerato. Per ricevere il bonus Natale non è previsto un requisito anagrafico. Non viene considerato nemmeno l’Isee. Ai fini del riconoscimento del contributo contano soltanto i redditi soggetti a Irpef, compresa la pensione. Questo significa che un pensionato con trattamento annuo sotto la soglia può comunque non ricevere il bonus se dispone di altri redditi oltre il limite ammesso.

Non rientrano tra i beneficiari i titolari di trattamenti assistenziali, come l’assegno sociale e le prestazioni per invalidità civile. Sono escluse anche alcune categorie specifiche, tra cui le pensioni di dipendenti di enti creditizi e quelle dei dirigenti d’azienda. Il bonus viene riconosciuto solo se tutti i requisiti previsti risultano correttamente aggiornati negli archivi Inps.

Come arriva il pagamento

Il pagamento avviene in automatico con il cedolino di dicembre. Se il pensionato rispetta i requisiti, l’Inps accredita il contributo d’ufficio, senza necessità di presentare una richiesta. Chi non riceve il bonus ma ritiene di averne diritto può presentare un’istanza di ricostituzione attraverso il sito dell’Inps, chiedendo il riesame del trattamento.

L’Inps effettua controlli sui requisiti economici. Se dopo le verifiche emerge che il bonus è stato pagato senza averne diritto, l’istituto può chiedere la restituzione delle somme. In questi casi il recupero può avvenire tramite trattenute sulla pensione, distribuite in dodici rate mensili. Le soglie cambiano ogni anno perché sono collegate agli importi del trattamento minimo e ai limiti di reddito aggiornati.

Volkswagen, la strategia per l’Europa: auto prodotte nel continente e nuovi modelli elettrici

12 October 2026 at 12:21

Il Gruppo Volkswagen rilancia la sua strategia europea con l’iniziativa For Europe, presentata a margine del Salone di Parigi. Il messaggio del gruppo tedesco è quello di rafforzare la produzione, la tecnologia e la filiera dell’auto nel continente, puntando su prodotti costruiti in Europa e pensati per il mercato europeo. Il Ceo Oliver Blume ha sintetizzato la linea del gruppo con una frase centrale: “L’Europa per noi non è un mercato, è la nostra casa, la nostra culla”. La strategia arriva in una fase complessa per Volkswagen, impegnata in una trasformazione industriale che riguarda elettrico, software, riduzione dei costi e concorrenza internazionale.

For Europe, la strategia Volkswagen per l’Europa: cosa cambia

Con l’iniziativa For Europe, Volkswagen punta a valorizzare l’Europa come sede industriale e tecnologica del futuro. Il gruppo intende ridurre la complessità interna, semplificando prodotti, processi e strutture. L’obiettivo è accelerare le decisioni e concentrare gli investimenti sulle tecnologie e sui segmenti considerati più rilevanti per i clienti e per l’azienda.

La strategia prevede anche un rapporto più stretto con i decisori politici europei. Volkswagen chiede un quadro normativo capace di sostenere la mobilità elettrica, tutelare la produzione europea e garantire una concorrenza internazionale più equilibrata.

Per Volkswagen non si tratta solo di un’etichetta commerciale. Il gruppo punta a rafforzare la presenza europea lungo tutta la catena del valore dell’automotive. Questo significa investire in ricerca, sviluppo, software, soluzioni meccaniche ed elettriche, con l’obiettivo di realizzare prodotti affidabili, competitivi e progettati per le esigenze del mercato europeo. Il tema è legato anche alla concorrenza cinese, sempre più forte nel settore dell’auto elettrica. Per Volkswagen, la risposta passa dal rafforzamento della sovranità tecnologica e industriale europea.

Il possibile fronte comune dell’auto europea

Con For Europe, Volkswagen apre anche alla collaborazione tra i grandi costruttori del continente. Il gruppo tedesco punta a un approccio più coordinato tra imprese europee, in una fase in cui l’industria dell’auto deve affrontare la transizione elettrica, la pressione sui costi e la competizione dei produttori asiatici.

Il tema richiama l’idea di una maggiore integrazione industriale europea nel settore automotive, con possibili sinergie tra gruppi come Volkswagen, Stellantis e Renault. L’obiettivo indicato è evitare dispersioni, ridurre duplicazioni e rafforzare la capacità del settore europeo di competere su tecnologie, piattaforme e produzione.

La nuova famiglia elettrica urbana di Volkswagen

A Parigi Volkswagen ha presentato anche i dettagli della nuova Electric Urban Car Family, una gamma di city car elettriche sviluppate da più marchi del gruppo. Il progetto comprende quattro modelli: Volkswagen ID. Polo, Volkswagen ID. Cross, CUPRA Raval e Škoda Epiq.

Tutte le vetture nasceranno su una piattaforma tecnologica comune e condivideranno oltre l’80% dei componenti. La standardizzazione riguarderà soprattutto le parti non visibili o non caratterizzanti dei veicoli, mentre i singoli marchi manterranno una propria identità stilistica e commerciale. La condivisione di piattaforme e componenti è uno degli elementi principali della nuova strategia industriale.

Secondo le stime indicate, questa impostazione consentirà risparmi per circa 600 milioni di euro lungo l’intero processo di sviluppo. Volkswagen punta così a rendere più efficiente la produzione delle auto elettriche urbane, contenendo i costi senza rinunciare alla differenziazione tra i marchi.

Giorgia Meloni sul Pil dell’Italia: “La crescita per il 2026 può arrivare all’ +1%”

12 October 2026 at 11:35

La crescita dell’Italia nel 2026 “può arrivare a +1%”, in linea con le principali economie europee e sopra le previsioni. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda. Secondo la premier, “sono risultati che ci devono incoraggiare” perché rappresentano un “segnale che non va sminuito”. Meloni ha poi precisato che “la crescita in Italia è ancora troppo debole”, ma ha sottolineato che “la nostra economia ha retto l’onda d’urto di scenari complessi”.

Giorgia Meloni e il ringraziamento alle imprese

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio si è rivolta direttamente agli imprenditori presenti all’assemblea. “Voglio ringraziarvi a nome della nazione per il vostro contributo”, ha detto. La premier ha poi aggiunto: “Se l’Italia è forte, autorevole e ammirata nel mondo, il merito è soprattutto delle imprese e dei loro lavoratori, è di chi cerca di non accontentarsi perché in un mondo che corre sempre più rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna”. Giorgia Meloni ha collegato la tenuta dell’economia italiana al ruolo del sistema produttivo e alla capacità delle imprese di affrontare un contesto internazionale instabile.

“Lo Stato è alleato” dell’industria

“Lo Stato è alleato” dell’industria e “non la considera un soggetto da tassare”, ha affermato Giorgia Meloni durante il suo intervento. La presidente del Consiglio ha poi spiegato: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare”.

La Premier ha ribadito anche il ruolo delle imprese nella reputazione internazionale del Paese: “Se l’Italia è autorevole e ammirata nel mondo il merito è soprattutto delle sue imprese e dei suoi lavoratori”. Poi ha aggiunto: “Il merito è di chi sa trasformare l’incertezza in decisione, l’ambizione in traguardo, la crisi in opportunità, e di chi non si accontenta”.

Meloni su intelligenza artificiale e investimenti

La premier ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e ritiene “urgente una governance dell’intelligenza artificiale”, ma il tema “va affrontata a livello globale”. La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha portato il tema al centro della presidenza del G7, “chiamando a parlarne Papa Francesco”.

Sul piano delle misure economiche, ha richiamato la legge nazionale sull’intelligenza artificiale: “La legge nazionale sull’IA ha messo a disposizione 1 miliardo di euro di investimenti per le imprese che sviluppano Intelligenza artificiale, cybersicurezza e tecnologie abilitanti”.

Nel suo intervento, Meloni ha annunciato anche un lavoro in corso con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Un primo segnale per dire che l’Italia non rimanga indietro ed al quale ora ne vogliamo aggiungere un altro”, ha detto.

Giorgia Meloni ha poi aggiunto: “Considero di buon senso trovare il modo di promuovere anche gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud”. Da qui l’annuncio: “Voglio annunciare che con il ministro Giorgetti stiamo lavorando per introdurre nella legge di bilancio una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti per questa tipologia di beni”.

Caro energia, le risposte strutturali

Non poteva mancare anche un passaggio sul caro energia, Giorgia Meloni durante l’intervento ad Assolombarda ha spiegato servono interventi non limitati all’emergenza. “Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”, ha detto la premier. Il riferimento è alla necessità di rendere il sistema produttivo meno esposto agli shock energetici e più competitivo rispetto agli altri Paesi europei.

Gas russo, Orsini riapre tema energia: “Non ci può essere ideologia, serve competitività”

12 October 2026 at 11:17

Il tema del gas russo torna nel dibattito economico italiano dopo le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. A margine dell’assemblea di Assolombarda a Milano, Orsini ha evitato di entrare direttamente nel merito di un eventuale ritorno delle forniture russe, ma ha posto una questione più ampia: il costo dell’energia per le imprese. “Io non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza”, ha detto. Poi ha aggiunto che sull’energia “non ci può essere ideologia”. Per Confindustria, la competitività del sistema produttivo è centrale. Orsini ha indicato in particolare settori come ceramica, carta e vetro, colpiti dall’impatto dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

L’accordo tra Trump e Putin sul diesel russo

Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo ai mercati americano e globale, con una sospensione temporanea delle sanzioni Usa sul diesel russo. L’accordo prevede, secondo quanto dichiarato da Trump, forniture iniziali per oltre 300mila tonnellate, seguite da ulteriori quantità nei mesi successivi.

La scelta è stata presentata dalla Casa Bianca come un modo per ridurre i prezzi dell’energia. Diversi analisti citati dalla fonte, però, hanno espresso dubbi sull’effetto concreto dell’operazione sui prezzi del diesel, definendo i volumi annunciati limitati rispetto ai consumi statunitensi e al mercato globale.

L’intesa ha anche un impatto politico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la decisione, definendola un vantaggio per Mosca. Secondo alcune ricostruzioni, l’accordo sarebbe maturato anche dopo le tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che avrebbero contribuito ad aumentare la pressione sui prezzi energetici.

Cosa pensa l’Italia dell’ipotesi gas russo

Per l’Italia, il ritorno diretto al gas o ai prodotti energetici russi resta un tema politicamente e diplomaticamente complesso. Sul piano europeo, i Paesi Ue non hanno rimosso le sanzioni sull’import dei prodotti petroliferi russi. Per questo le forniture promesse da Mosca agli Stati Uniti non avrebbero un effetto diretto sui prezzi del diesel in Italia. Un eventuale impatto potrebbe arrivare solo in modo indiretto, attraverso le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

Nel governo italiano il tema divide le sensibilità politiche. La Lega di Matteo Salvini spinge da tempo per una riapertura dei canali commerciali con Mosca, sostenendo che l’acquisto diretto di gas e petrolio russo potrebbe ridurre i costi per famiglie e imprese.

Fratelli d’Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha finora mantenuto una linea atlantista e di sostegno all’Ucraina, cercando al tempo stesso di evitare posizioni più estreme nel dibattito europeo. Forza Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, resta invece ancorata alla linea europea sulle sanzioni e sul sostegno a Kiev.

Cosa cambia per le imprese

La questione energetica incide direttamente sui costi di produzione, sulle bollette e sulla competitività delle imprese. Per Confindustria, la priorità è ridurre il divario con gli altri Paesi, soprattutto nei settori più energivori. Da qui la richiesta di intervenire sull’Ets e di proseguire con misure capaci di sostenere gli investimenti.

Orsini ha ricordato anche il ruolo dell’iperammortamento, misura che secondo il presidente di Confindustria ha contribuito alla crescita degli investimenti e del Pil. Il punto politico ed economico resta quindi aperto: da una parte la necessità di mantenere coerenza con la linea europea sulle sanzioni, dall’altra il bisogno di contenere il costo dell’energia per industria, famiglie e sistema produttivo.

Congedo parentale 2027, possibile aumento della soglia di reddito per l’indennità

12 October 2026 at 10:31

Nel 2027 potrebbe ampliarsi la platea dei genitori che hanno diritto all’indennità per alcuni periodi di congedo parentale. Il possibile cambiamento dipende dalla rivalutazione del trattamento minimo delle pensioni, valore a cui è collegata una soglia reddituale prevista dalla normativa su maternità e paternità. L’ipotesi considerata è una perequazione del 2,9% dal prossimo gennaio. Se confermata, il limite di reddito individuale per accedere all’indennità relativa ai periodi aggiuntivi di congedo salirebbe dagli attuali 19.885,13 euro a circa 20.461,79 euro annui. Si tratta al momento di una simulazione e non di un importo ufficiale per il 2027.

Congedo parentale 2027, come funziona la soglia di reddito

La regola è prevista dall’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 151 del 2001. Per alcuni periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli ordinariamente indennizzabili, il lavoratore dipendente può ricevere un’indennità pari al 30% della retribuzione. Il diritto è riconosciuto se il reddito individuale del genitore è inferiore a due volte e mezzo il trattamento minimo annuo di pensione. La soglia non riguarda quindi il diritto generale al congedo parentale, ma solo l’indennità per periodi aggiuntivi rispetto a quelli già coperti dalle regole ordinarie.

Nel 2026 il trattamento minimo annuo provvisorio è pari a 7.954,05 euro. Moltiplicando questo importo per 2,5, il limite di reddito individuale è pari a 19.885,13 euro annui. Con una rivalutazione ipotetica del 2,9%, il trattamento minimo annuo salirebbe a circa 8.184,72 euro. Applicando lo stesso moltiplicatore, la soglia per il congedo parentale arriverebbe a circa 20.461,79 euro. La differenza rispetto al limite 2026 sarebbe di circa 576,66 euro l’anno.

Chi potrebbe rientrare nel 2027

Un tetto più alto potrebbe consentire l’accesso all’indennità ad alcuni genitori che oggi superano la soglia, ma che nel 2027 potrebbero restare sotto il nuovo limite. La platea potenzialmente interessata riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti con reddito individuale compreso tra circa 19.885 euro e 20.462 euro annui. Non è possibile stabilire in anticipo quanti saranno i nuovi beneficiari, perché il dato dipende dalla distribuzione dei redditi dei genitori interessati.

Gli altri requisiti richiesti

Il rispetto della soglia reddituale non è l’unica condizione richiesta. Per ottenere il pagamento devono essere soddisfatti anche gli altri requisiti previsti per la fruizione dei periodi aggiuntivi di congedo parentale. Questi periodi possono essere indennizzati fino al dodicesimo anno di vita del figlio, oppure dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. La rivalutazione, se confermata, allargherebbe quindi la platea potenziale dei beneficiari, ma non modificherebbe la percentuale dell’indennità, che resta pari al 30% della retribuzione.

Iva non dichiarata, partono 1.400 lettere del Fisco: 60 giorni per pagare

12 October 2026 at 08:58

Entra nel vivo la nuova stretta sul recupero dell’Iva non dichiarata. L’Agenzia delle Entrate sta inviando le prime 1.400 comunicazioni ai contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale Iva pur avendo emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici. La procedura nasce dalle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e consente al Fisco di calcolare l’imposta dovuta utilizzando i dati già presenti nei propri archivi. Una volta ricevuta la comunicazione, il contribuente ha 60 giorni per pagare le somme indicate o presentare chiarimenti all’ufficio competente.

Iva non dichiarata, come funziona il recupero

La novità riguarda l’utilizzo diretto delle informazioni già disponibili nei database dell’amministrazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate può incrociare fatture elettroniche, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva e versamenti già effettuati. In questo modo può ricostruire l’imposta dovuta anche in assenza della dichiarazione annuale e avviare una procedura più rapida rispetto ai tradizionali accertamenti. Il meccanismo è stato introdotto con la modifica dell’articolo 54-bis.1 del decreto Iva, il Dpr 633/1972.

Prime lettere per l’Iva 2022

Le prime comunicazioni riguardano i contribuenti che nel 2022 hanno emesso fatture elettroniche o trasmesso corrispettivi telematici, ma non hanno presentato la dichiarazione annuale tramite il modello Iva 2023.

Nel messaggio, l’Agenzia informa il contribuente della mancata dichiarazione e indica l’importo calcolato come dovuto. Non si tratta di semplici lettere di compliance. L’avviso ha infatti effetti più stringenti, perché in caso di mancata risposta o mancato pagamento può portare all’iscrizione diretta a ruolo.

Cosa deve fare il contribuente

Dopo aver ricevuto la comunicazione, il contribuente ha due possibilità. Se ritiene corretti i dati indicati, può sanare la propria posizione pagando l’importo dovuto entro 60 giorni. Il versamento deve essere effettuato con il modello F24 allegato alla comunicazione.

Se invece ritiene che ci siano errori o elementi mancanti, può chiedere chiarimenti all’ufficio indicato nella lettera. La richiesta può essere inviata tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. La somma richiesta comprende l’Iva dovuta, gli interessi e la sanzione per omessa presentazione della dichiarazione.

La sanzione viene ridotta di un terzo. Tutte le voci sono riportate nel Prospetto delle somme dovute allegato alla comunicazione. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione. Non sono previste agevolazioni come la compensazione o la rateizzazione.

Se il contribuente non paga e non presenta chiarimenti entro 60 giorni, scatta l’iscrizione diretta a ruolo. A quel punto entra in campo la riscossione vera e propria, con l’attivazione degli strumenti ordinari di recupero dei crediti fiscali. Tra questi possono rientrare fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Quanto può recuperare il Fisco

La nuova procedura potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 646 milioni di euro sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Entro il 2030, il recupero legato alla mancata presentazione della dichiarazione Iva potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro l’anno. La misura punta quindi a rafforzare il contrasto all’evasione usando i dati digitali già trasmessi al Fisco da imprese, professionisti e operatori economici.

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