“Per la commissione d’inchiesta sulla morte del manager di Monte dei Paschi David Rossi, il presunto mandante dell’omicidio sarebbe stato l’ex presidente di Mps, GiuseppeMussari“. È quanto riporta Massimo Giletti in un video su Instagram rimandando per i dettagli a lunedì 19 ottobre.
“Domani la commissione parlamentare d’inchiesta si riunisce, farà i nomi degli esecutori e dei mandanti, uso sempre il termine presunti, però il nome che emerge e che verrà fuori è un nome importante perché il mandante sarebbe stato il presidente di banca Mps Mussari, un nome importantissimo, una notizia incredibile”, ha detto il conduttore alla vigilia di una nuova puntata de Lo Stato delle cose incentrata sul caso. “Credo sia importante dare una notizia che riguarda un caso che noi abbiamo seguito per 13 anni – dice ancora Giletti nel video – Grazie al lavoro importante della Commissione parlamentare d’inchiesta abbiamo la certezza oggi che si deve si può solo parlare di omicidio”.
Dopo la pubblicazione del video Mussari ha istantaneamente annunciato querela nei confronti del giornalista. “Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia“. Giletti, parlando con l’agenzia Ansa, non arretra: “Non devo replicare a Mussari, perché ho semplicemente detto quello che succederà domani in Commissione d’inchiesta secondo le mie informazioni. Non capisco le ragioni di questa querela, ho solo anticipato quello che sarà raccontato. Sarà lui a dover rispondere ai magistrati, non io”.
Ospitata in una delle ultime grandi dimore risalenti alla fine del XIX secolo a New York, la Frick Collection ha riaperto le sue porte, nell’aprile del 2025, dopo un imponente progetto di ampliamento durato quasi cinque anni e costato duecentoventi milioni di dollari.
Camminare per il centro di Manhattan e imbattersi in grandi manifesti che invitano visitare qui una mostra di quaranta bronzi senesi fa un certo effetto.
Varcarne la soglia precipitando dal rumore implacabile della megalopoli nella sua iconica atmosfera intima, procura un sollievo immediato che predispone al meglio. E non si rimane delusi: all’interno il visitatore incontra, oltre alla straordinaria collezione permanente, ineguagliabili opere in bronzo senesi che includendo prestiti provenienti da musei fiorentini, umbri, campani, ma pure inglesi, tedeschi e americani.
Una riunione di opere senza precedenti, che propone statue, rilievi, candelabri, medaglie e altro ancora, realizzate da alcuni degli scultori più influenti dell’epoca, come Donatello, Vecchietta e Francesco di Giorgio.
Giovanni di Stefano, Ercole in lotta con Acheloo, 1526, dettaglio @Frick Collection
Siena ne emerge come centro di eccellenza, tanto artistica quanto tecnica, nell’utilizzo di questo metallo nel periodo rinascimentale.
La lavorazione del bronzo non è mai stata opera di una sola persona. Nella Siena del Quattrocento, fonditori di campane, ingegneri, orefici e scultori condividevano materiali e competenze: manufatti che ne derivavano erano espressione di un’intelligenza collettiva dove arte e industria si intrecciavano.
Il bronzo, una lega composta principalmente da rame e stagno (spesso con l’aggiunta di piombo o zinco) era un materiale raro, costoso e vulnerabile: conservare anche solo una piccola statua significava scegliere tra l’utilizzo immediato e bellezza da consegnare ai posteri. In tempi di conflitto, qualsiasi manufatto in bronzo poteva essere rifuso e reimpiegato per scopi bellici, cosa che ha reso eccezionalmente rare le opere giunte fino a noi.
Le stesse conoscenze necessarie per fissare l’espressione del volto di un santo servivano anche a far risuonare una campana in tutta la città o a far tremare le mura con il colpo di un cannone.
Attribuito a Giovanni di Stefano, Davide con la testa di Golia, 1490, particolare @Frick Collection
Alla Frick Collection ora tre sale propongono l’“ascolto” di questa vicenda. Nella prima, gli oggetti esposti esplorano manufatti in bronzo spaziando tra chiesa, abitazione privata, scuderia e campo di battaglia.
Alla complessità della fusione delle campane, illustrata da una maestosa opera realizzata nel 1454 e collegata al grande complesso ospedaliero di Santa Maria della Scala, si affiancano alcuni volumi contenenti disegni di cannoni in bronzo, realizzati per la potente famiglia Orsini e per lo Stato senese.
A Donatello, lo scultore più celebre dell’epoca, e al suo soggiorno senese tra il 1457 e il 1461 fa riferimento la lastra tombale di Giovanni di Bartolomeo Pecci, vescovo di Grosseto. Si tratta di una delle sole otto opere firmate dall’artista giunte fino a noi.
Giovanni Tofano Bell, campana fusa nel 1420 @Frick Collection
Nella sala più ampia una prima sezione esplora la capacità del bronzo di perpetuare la memoria nella scultura funeraria. La sezione successiva presenta un gruppo di significative medaglie che servivano a plasmare e promuovere l’immagine dei soggetti illustri come governanti, umanisti, banchieri, militari o prelati.
Stupisce infine il gruppo di sei statue e statuette a tutto tondo, una tipologia che sfrutta le qualità del bronzo più pienamente di quasi ogni altro materiale. A differenza della pietra o del legno, la lega fusa è in grado di sostenere braccia protese, gambe sollevate e corpi in equilibrio oltre il proprio centro di gravità.
Le statue monumentali affermano da sempre la propria presenza in spazi religiosi e civili. Ma qui non sono le dimensioni a determinare l’ambizione del progetto. Un piccolo bronzo poteva fungere da monumento in miniatura, invitando l’osservatore a girarvi attorno e dando forma a idee suscettibili di essere ingrandite in seguito.
A Siena, questo tipo di sperimentazioni contribuirono a definire un linguaggio della scultura a tutto tondo destinato a ispirare artisti successivi, tra cui il giovane Michelangelo, che nel Duomo di Siena lavorò tra il 1501 e il 1504.
Un ultimo aspetto merita di essere sottolineato. La narrazione tradizionale del Rinascimento si concentra sul ruolo cardine di Firenze. Questa mostra, documentando gli straordinari risultati raggiunti dai maestri senesi nella lavorazione artistica del bronzo, invita a riconsiderare tale prospettiva: Siena, che all’epoca seguiva un percorso artistico legato a quello della sua rivale, ne tracciò un altro consapevolmente autonomo.