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“Frattura al collo per strangolamento”, l’ipotesi sulla morte della giudice Francesca Ercolini

20 October 2026 at 11:41

Una morte che, a quasi quattro anni di distanza, non ha ancora una spiegazione definitiva. E una serie di elementi che mettono in discussione la prima ricostruzione, quella di un suicidio. Il caso di Francesca Ercolini, giudice di 51 anni trovata morta nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022, torna al centro dell’inchiesta con un nuovo dettaglio emerso – come riporta il Corriere della Sera – dagli esami medico-legali: una frattura al collo che, secondo quanto emerso dalla seconda autopsia, non sarebbe riconducibile all’impiccagione, mentre potrebbe essere compatibile con uno strangolamento.

È uno degli elementi sui quali si concentra l’attenzione degli investigatori, che oggi procedono per omicidio. Per la morte della donna sono iscritti nel registro degli indagati il marito, avvocato di 56 anni, assistito dal legale Gaetano Insolera, e un suo amico poliziotto. Si tratta di un’ipotesi investigativa, ancora da verificare attraverso gli accertamenti tecnici e il lavoro della magistratura.

La mattina in cui fu scoperto il corpo, la scena era stata ricondotta a un gesto volontario. A trovare Francesca erano stati il marito e l’amico poliziotto. La donna, secondo la versione iniziale, si sarebbe impiccata utilizzando un foulard legato alla ringhiera di una scala interna. Anche il figlio, che all’epoca aveva 17 anni, aveva riferito quella ricostruzione. All’arrivo dei soccorritori, tuttavia, il corpo si trovava già a terra.

Le prime verifiche non avevano portato a mettere in discussione l’ipotesi del suicidio. Ma Carmela Fusco, la madre della giudice, non si è mai convinta di quella conclusione. Assistita dall’avvocato Giuseppe Lattanzio, ha insistito perché venissero approfondite le circostanze della morte della figlia, fino alla riapertura del fascicolo. Da lì sono ripartiti gli accertamenti che hanno portato a esaminare nuovamente il corpo e a ricostruire la dinamica dell’accaduto.

La seconda autopsia ha già evidenziato un elemento che solleva interrogativi sul presunto impiego del foulard. Il segno lasciato sul collo sarebbe infatti caratterizzato da una conformazione poco compatibile con un tessuto morbido e più vicina a quella che potrebbe essere prodotta da un elemento sottile e resistente, come una corda, un filo o un laccio. Un particolare che richiama anche la telefonata al 118 effettuata dal figlio, durante la quale il ragazzo avrebbe utilizzato il termine “cordino”.

Tra gli oggetti finiti sotto la lente degli investigatori ci sono due lampade sequestrate nei mesi scorsi dal Ris. Una di queste potrebbe essere stata privata del filo elettrico, ipotizzato come possibile strumento utilizzato per provocare la morte della donna. Anche in questo caso, si tratta di una pista che dovrà essere confrontata con i risultati degli esami e con gli altri dati raccolti. La frattura al collo non è l’unico elemento da chiarire. Sul corpo erano stati rilevati anche alcuni lividi, che potrebbero essere compatibili con tentativi di difesa. La loro origine e il loro eventuale rapporto con la dinamica della morte rientrano negli aspetti da valutare nell’ambito delle perizie.

Per ricostruire quanto accaduto nella casa di Pesaro, il Ris ha effettuato anche prove con un manichino. Gli accertamenti hanno riguardato, tra le altre cose, il comportamento del foulard durante una simulazione di sospensione. L’obiettivo è verificare se gli effetti osservati siano coerenti con la versione secondo cui la donna si sarebbe impiccata. Tra i punti ancora controversi c’è anche la possibilità che Francesca sia riuscita a salire sulla ringhiera e a mantenere l’equilibrio mentre si sistemava il tessuto intorno al collo.

Il lavoro dei consulenti è arrivato a una fase decisiva. Il giudice per le indagini prelimimari Marco Billi del Tribunale dell’Aquila ha fissato al 5 novembre il termine per il deposito delle relazioni del Ris e del medico legale, mentre il 20 novembre è prevista l’udienza. Le conclusioni tecniche dovranno contribuire a stabilire se i reperti e le lesioni riscontrate siano compatibili con un suicidio oppure se sostengano una diversa ricostruzione.

Per la famiglia di Francesca, e soprattutto per la madre che non ha mai accettato la spiegazione iniziale, si avvicina un passaggio importante. Dopo anni di dubbi, gli accertamenti potranno fornire nuovi elementi per comprendere le ultime ore della giudice. Resta da stabilire che cosa sia successo davvero in quella casa e se la morte della donna sia stata provocata da qualcun altro. Saranno le perizie e le successive valutazioni giudiziarie a dare una risposta, senza che le ipotesi investigative possano essere considerate, allo stato, eventuali responsabilità.

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Minaccia di uccidere la moglie poi tenta il suicidio: arrestato 41enne a Imola

19 October 2026 at 14:13

Minaccia di uccidere la moglie, poi tenta il suicidio. È successo la scorsa notte a Imola, in provincia di Bologna, dove un uomo di 41 anni ha svegliato la moglie puntandole al petto un coltello e minacciando di ucciderla per una serie di episodi legati al passato della loro relazione.

La donna è però riuscita a convincerlo a uscire di casa e raggiungere in auto l’area del Parco delle Acque minerali. Arrivati in zona, tuttavia, la donna ha approfittato di un momento di distrazione del marito ed è fuggita a piedi, trovando un automobilista che è riuscita a soccorrerla e a condurla in caserma.

I carabinieri hanno allora attivato il Codice rosso e iniziato le ricerche dell’uomo, che è stato trovato poco dopo in via Pisacane oltre la balaustra di un ponte. Nonostante i tentativi per farlo desistere l’uomo si è lanciato nel vuoto; alla caduta di oltre sei metri sul terrapieno sottostante è sopravvissuto.

Il personale del 118 è intervenuto e lo ha trasportato in elisoccorso all’ospedale Maggiore di Bologna. È stato dichiarato in stato di arresto per tentato femminicidio aggravato e porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere; al momento, è piantonato in ospedale a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.

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Caso David Rossi, le accuse a Mussari e Ceccherelli basate su due testimoni: un imprenditore vicino alla ’ndrangheta e un detenuto

19 October 2026 at 12:31

Un tentativo di intimidazione finito male. Ordinato dall’ex presidente del Monte dei Paschi Giuseppe Mussari e organizzata da un “calciante” fiorentino, Gabriele Ceccherelli, che non avrebbe però partecipato alla spedizione punitiva contro David Rossi, ma sarebbe rimasto nel vicolo. Sullo sfondo di questa vicenda, una spedizione punitiva finita male, compaiono affari opachi con la ’ndrangheta emiliana e i milioni erogati da Mps in sponsorizzazioni sportive.

È questo lo scenario ricostruito dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del manager, e ancora tutto da dimostrare, sulla base di due testimoni: un imprenditore considerato contiguo alla ‘ndrangheta e un detenuto sentito da un consulente della commissione. I due, pur non conoscendosi, hanno riferito dettagli concordanti sul presunto omicidio di Rossi. Il presidente della commissione Gianluca Vinci e il commissario Walter Rizzetto hanno ripetuto più volte che la scelta insolita di divulgare parte delle risultanze di questi verbali, sarebbe stata dettata dalla necessità di tutelare i due soggetti chiamati in causa, per consentire loro una difesa legale. Non sembra vederla così Mussari che ha definito “una follia” le prime indiscrezioni già fatte trapelare in questi giorni da Massimo Giletti, e minacciato di querelare chiunque diffonda queste contestazioni. Né Mussari, né Ceccherelli sono indagati.

Il primo testimone, l’imprenditore legato alla criminalità calabrese, è detenuto a Bologna. Secondo la sua versione, Rossi era stato messo nel mirino dal boss Nicolino Grande Aracri, “in quanto Mps aveva bloccato lo stanziamento di soldi a una società sportiva”, “una squadra di basket”: “Vorrei precisare – dice ancora l’imprenditore – che Rossi non era “molto pulito”, sono a conoscenza del fatto che era in affari con Nicolino Grande Aracri e a persone a lui vicine (una di esse ricordo in particolare il cognome Muto); nello specifico Rossi gestiva dei conti correnti per le persone citate, avendo accesso diretto a tali conti: faceva fruttare i soldi, spostandoli da un conto all’altro, convertendoli in criptovalute, poi riconvertendo i bitcoin in denaro contante per impedire il tracciamento di tale denaro”:

Secondo questa tesi, smentita dal diretto interessato, Mussari avrebbe voluto far pressione su Rossi, per convincerlo a sbloccare quegli affari, in qualche modo proteggerlo. L’incarico di spaventarlo viene affidato secondo il testimone al capitano di una squadra di calcio fiorentina, Gabriele Ceccherini, legato “allo spaccio di cocaina”, che sarebbe rimasto nel vicolo affidando l’esecuzione del piano a due compagni di squadra: “Doveva essere un giovo da ragazzi”, ma “Rossi non si piegò”.

Dettagli sulla dinamica vengono forniti dal secondo testimone, un altro detenuto, per reati diversi: i due autori della spedizione, farebbero parte dell’ambiente del calcio fiorentino, e sarebbero passati quella notte della porta principale, dopo essere arrivati con un van: “Aggiungeva poi spontaneamente che Rossi era in grado di spostare 50 milioni con un click ed erano coinvolti ingenti flussi di denaro della ’ndrangheta”. Informazioni “sensibili” sarebbero state detenute da Rossi “in pc e chiavette”. La commissione ha annunciato che gli atti saranno inviati alle varie Procure interessate, che molto probabilmente potrebbero essere Brescia (a cui compete il filone sulla ndrangheta mantovana), e le Dda di Bologna e Firenze.

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Ricina, ipotesi movente sentimentale? Gianni Di Vita ammette la relazione con una donna: il marito di lei incontrò Antonella Di Ielsi

18 October 2026 at 15:06

Una relazione extraconiugale rimasta nascosta per anni, un matrimonio in crisi e un incontro avvenuto il giorno prima della data ritenuta più probabile per l’avvelenamento. Sono gli elementi che si inseriscono nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina a Pietracatella, in Molise. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, secondo quanto riportano Corriere e Repubblica, avrebbe ammesso agli investigatori di aver avuto una relazione con un’amica di vecchia data, anche lei sposata.

La donna e il marito, tecnico di laboratorio all’istituto agrario di Riccia (tra gli istituti sottoposti a ispezione informatica), sono finiti così al centro degli approfondimenti investigativi. Ma il possibile legame tra la relazione e la morte delle due donne resta, allo stato, un’ipotesi: non ci sono conferme che consentano di attribuire alla vicenda sentimentale un ruolo nel duplice omicidio. Secondo quanto emerso, Di Vita avrebbe inizialmente taciuto la relazione, per poi ammetterla dopo diverse audizioni. Anche la donna avrebbe confermato il rapporto durante un confronto in Questura durato quasi sei ore.

Il marito della donna avrebbe incontrato Antonella il 22 dicembre nello studio di Campobasso che la donna divideva con il marito: era il giorno prima della data indicata come la più probabile per l’avvelenamento. Tra i due ci sarebbero stati anche scambi di messaggi nei giorni in cui Antonella si sentiva male.

È su questo intreccio di rapporti personali che si concentra una delle piste seguite dagli investigatori. Fonti vicine all’inchiesta indicano quella passionale come la più attendibile, ma il movente non è stato accertato. Resta inoltre da chiarire se il bersaglio fosse Antonella e se la figlia sia stata colpita intenzionalmente. Le indiscrezioni secondo cui Sara avrebbe scoperto qualcosa circolate in questi giorni non hanno, al momento, conferme.

Il messaggio del 2018 e la crisi coniugale

La pista sentimentale aveva cominciato a prendere consistenza a giugno, quando dall’analisi del cellulare di Antonella sarebbe emerso un messaggio WhatsApp del 2018. La donna chiedeva a un’amica aiuto per trovare un avvocato divorzista. Convocata dagli investigatori, l’amica non avrebbe inizialmente confermato la circostanza; in seguito è stata indagata per false comunicazioni e favoreggiamento. È l’unica persona che risulta indagata nell’ambito degli approfondimenti collegati alla vicenda, mentre il fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico resta a carico di ignoti.

La relazione di Di Vita con l’insegnante sarebbe emersa progressivamente, insieme alle voci sulla crisi del matrimonio. L’uomo ha confermato di aver tradito la moglie e ha fatto il nome della donna quando gli investigatori glielo hanno chiesto direttamente. Lei si sarebbe presentata inizialmente in Questura accompagnata dal marito, prima che gli investigatori decidessero di mettere a confronto i due. Il quadro dei rapporti personali si intreccia ora con un altro filone, quello delle ricerche online sulla ricina, su cui la Procura di Larino ha disposto nuove verifiche.

I computer delle scuole e le ricerche sulla ricina

Nel decreto che dispone gli accertamenti si fa riferimento a navigazioni e interrogazioni su piattaforme web ritenute di interesse investigativo, con ricerche riguardanti “veleno”, “ricina” e termini analoghi. Gli investigatori intendono cercare nei dati acquisiti eventuali tracce di queste attività, comprese navigazioni attraverso Tor, deep web e dark web. Se dovessero emergere elementi utili, sarà necessario datarli e tentare di stabilire chi utilizzasse il computer o la rete in quel momento.

A complicare il quadro c’è il furto, avvenuto a marzo, di sette computer dal liceo di Casacalenda. Almeno due sarebbero stati prelevati da un’aula durante l’orario scolastico, gli altri da una seconda aula. L’episodio era stato denunciato ai carabinieri. La coincidenza temporale con le fasi dell’indagine è oggetto di attenzione, ma non dimostra da sola un collegamento con le morti.

Il fronte digitale comprende anche alcune conversazioni apparse su Reddit tra giugno 2025 e gennaio scorso, nelle quali utenti avrebbero discusso di come procurarsi veleni ad azione rapida, citando anche la ricina, e descritto la lavorazione dei semi del ricino. La polizia giudiziaria attende dall’Fbi un rapporto sull’origine degli indirizzi IP da cui sarebbero partite le ricerche. Anche in questo caso, l’eventuale rilevanza dei contenuti dovrà essere verificata.

Gli esami scientifici ancora attesi

Dopo che l’autopsia ha certificato l’intossicazione acuta da ricina, restano da conoscere gli esiti conclusivi degli accertamenti affidati agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino. Le analisi riguardano i campioni biologici, gli alimenti sequestrati e i reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione di Pietracatella, dove furono repertati 131 campioni.

Non tutti gli alimenti consumati in casa tra il 23 e il 27 dicembre sono però disponibili: alcuni avanzi sarebbero finiti nell’organico raccolto dal servizio porta a porta. Il sindaco Antonio Tomassone ha ricordato che il ritiro avvenne sabato 27 dicembre, dopo il rinvio dovuto alla festività del 26. Sara sarebbe morta poche ore dopo il passaggio del mezzo, Antonella la mattina seguente.

Di Vita, in un’intervista dal cimitero dove riposano moglie e figlia, ha dichiarato di non aver mai creduto che qualcuno volesse uccidere lui, Antonella o Sara. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha invece definito l’avvelenamento accidentale “la più improbabile di tutte” le ipotesi.

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Triplice omicidio nel quartiere Prati: ergastolo confermato per il killer

18 October 2026 at 07:30

La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna all’ergastolo per Giandavide De Pau, l’uomo ritenuto responsabile del triplice femminicidio consumato il 17 novembre 2022 nel quartiere Prati e con un passato da autista del boss Michele Senese. L’imputato, presente in aula per la prima volta durante il procedimento, è l’autore dell’omicidio di due cittadine di nazionalità cinese, accecate e accoltellate all’interno di un appartamento al primo piano di via Riboty, e della sessantacinquenne colombiana Marta Castano Torres, trucidata nel seminterrato di via Durazzo. I giudici di secondo grado hanno così blindato la decisione emessa il 20 novembre dello scorso anno, in seguito all’esito della perizia psichiatrica che aveva già accertato la piena capacità di intendere e di volere al momento delle aggressioni.

Il procuratore generale: “E’ un serial killer”

Nel corso delle infocate repliche in aula, la procura generale ha rimarcato la pericolosità dell’imputato definendolo senza mezzi termini un serial killer. L’impianto accusatorio ha sottolineato la sussistenza della premeditazione, evidenziando come De Pau avesse esplicitamente preannunciato l’intenzione di compiere un gesto clamoroso, uscendo di casa armato di coltello per portare a termine la carneficina pianificata nei minimi dettagli. L’ex autista del boss Michele Senese è stato quindi condannato per triplice omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, con l’ulteriore aggravante della crudeltà riconosciuta per il delitto di via Durazzo. Un quadro probatorio granitico, arricchito da due video scoperti sul cellulare dell’uomo della durata di 14 e 42 minuti e dalle riprese della videosorveglianza di zona.

La reazione delle parti civili e le mosse della difesa

I legali delle parti civili hanno espresso profonda soddisfazione al termine della lettura del dispositivo, ribadendo come l’esito fosse l’unica conclusione logica per un percorso giudiziario così complesso. Di parere opposto la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Alessandro De Federicis, che ha manifestato l’intenzione di non arrendersi. Il legale ha confermato che, una volta lette le motivazioni della sentenza di appello, proporrà ricorso in Cassazione per contestare la linea seguita dai giudici di merito e tentare un nuovo ribaltamento della posizione del proprio assistito.

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Três suspeitos de homicídio em Setúbal aguardam julgamento em prisão preventiva

17 October 2026 at 11:40

Suspeitos estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

Dois homens e uma mulher detidos pela Polícia Judiciária (PJ) por suspeitas de envolvimento no homicídio de um homem de 44 anos, ocorrido em maio, em Setúbal, segundo o Correio da Manhã, vão aguardar julgamento em prisão preventiva.

Em comunicado, a Polícia Judiciária de Setúbal anunciou esta quarta-feira que os três suspeitos, com idades entre os 30 e os 32 anos, estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

De acordo com a investigação, o crime, ocorreu em 20 de maio e foi desenvolvido o estudo pormenorizado das rotinas da vítima, sendo que, terá sido motivado por conflitos familiares relacionados com o exercício das responsabilidades parentais e dificuldades económicas.

Os dois suspeitos do sexo masculino, de acordo com a Judiciária, aguardaram pelo regresso da vítima do trabalho, junto ao prédio onde residia, tendo-a agredido e amarrado as mãos atrás das costas com braçadeiras de plástico, antes de a conduzirem ao interior da habitação.

Refere o comunicado, citado pelo CM: “Já no interior da habitação, os dois suspeitos foram surpreendidos pela presença de uma mulher de 25 anos que lá residia há alguns dias, mulher essa que eles ameaçaram, amordaçaram e prenderam, amarrando-lhe as mãos atrás das costas, estando ainda, por este facto, indiciados pelo crime de sequestro agravado”.

Ainda segundo a PJ, os suspeitos colocaram a vítima numa banheira, onde lhe desferiram um golpe no pescoço com um canivete, provocando-lhe a morte devido à perda de sangue. Após consumarem o crime de homicídio, os dois homens apoderaram-se de alguns objetos que se encontravam no interior da habitação e fugiram para casa da mulher detida, deixando a inquilina amarrada e amordaçada.

Presentes a primeiro interrogatório judicial, aos três suspeitos foi-lhes aplicada a medida de coação máxima, de prisão preventiva.

Caso Ricina, sotto esame il portatile della cugina di Gianni Di Vita. Completati gli accertamenti informatici

17 October 2026 at 12:34

Proseguono le indagini e gli accertamenti informatici nell’ambito dell’inchiesta sull’avvelenamento Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina lo scorso dicembre. Un notebook in particolare ha attirato l’attenzione degli investigatori nell’ultima giornata di ispezioni informatiche nelle scuole molisane disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle due donne. Questa volta gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco hanno acquisito i dati di un singolo computer portatile, in uso a Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, che insegna al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda. La perquisizione, iniziata alle 9 e conclusa alle 13, aveva l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di tracce informatiche riconducibili a ricerche sul veleno.

Come nelle altre scuole ispezionate nei giorni precedenti, gli investigatori hanno lavorato principalmente sui dati del server a cui sono collegati i computer dell’istituto, senza procedere all’acquisizione dei singoli dispositivi, con l’eccezione del notebook. Alle operazioni ha assistito Gianni Alfonso, esperto informatico e consulente di Vittorino Facciolla, avvocato che assiste Gianni Di Vita. Sull’ispezione resta però un elemento da chiarire. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal plesso scolastico sono stati rubati sette computer. Sul furto avevano indagato i carabinieri, dopo la denuncia presentata dalla scuola. L’assenza dei dispositivi ha impedito di esaminare tutti i pc che sono stati utilizzati nell’istituto durante l’ultimo anno.

Con l’intervento di Casacalenda si sono concluse le quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura, che hanno interessato oltre 200 computer in altrettanti istituti. Gli investigatori erano già stati all’istituto Agrario e al liceo Scientifico di Riccia, dove lavorano la professoressa amica di Di Vita e suo marito, e al liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico.

Intanto, sul caso è intervenuto, con poche parole, lo stesso Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Interpellato dal Corriere della Sera al cimitero del paese, l’ex sindaco ha dichiarato: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi“. E ha aggiunto: “Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”. Sull’inchiesta, invece, Di Vita ha preferito non entrare nei dettagli, affidandosi al lavoro degli investigatori: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo“.

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Daniele Tavoni, le liti per i soldi e il legame con la madre: chi è il 54enne fermato per il duplice omicidio di Mirandola

17 October 2026 at 10:46

Daniele Tavoni – l’uomo fermato per duplice omicidio della madre e del suo compagno – viveva nella piccola casa accanto a quella della madre, in via Imperiale, nella zona industriale di Mirandola (Modena). Cinquantaquattro anni, lavori saltuari, una separazione alle spalle e un figlio oggi trentenne. Una vita rimasta a lungo legata a quella di Vincenza Giannini, 74 anni, che secondo chi la conosceva aveva continuato a sostenerlo nonostante le preoccupazioni e i contrasti. Le indagini sono ancora in una fase preliminare e il movente non è stato chiarito.

A delineare il profilo di Tavoni sono soprattutto i racconti di chi frequentava la famiglia. Una situazione difficile, segnata dalla mancanza di un’occupazione stabile e dalle richieste di denaro che, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, avrebbero alimentato frequenti discussioni. Tavoni avrebbe lavorato per periodi brevi, anche al Comune e al Tribunale di Modena, per poi tornare a casa. La madre, racconta un’amica, era preoccupata perché lui non sembrava impegnarsi nella ricerca di un lavoro. Con lui

La collega e amica stretta di Vincenza aveva condiviso con lei oltre trent’anni di lavoro nel distretto biomedicale e ricorda una donna che aveva dedicato molto al figlio e che parlava spesso delle difficoltà familiari. “Vincenza lo ha sempre fatto contento, ma le discussioni erano tante”, racconta. E ancora: “Le discussioni in famiglia c’erano spesso e sempre e solo per lui, che chiedeva di continuo soldi, sigarette senza guadagnare nulla”. Vincenza e Pietro si erano sposati entrambi in seconde nozze. Lui aveva un figlio, Stefano; lei Daniele. La donna, ricorda l’amica, era una grande lavoratrice, mentre Casari, anche dopo la pensione, continuava a lavorare durante l’estate a Senigallia come manutentore di macchinari per le industrie conserviere. Una coppia descritta come affiatata, legata da un rapporto che sembrava solido nonostante le tensioni legate alla situazione del figlio.

Nel passato di Tavoni c’è anche un percorso nei servizi di salute mentale, intrapreso anni fa e poi interrotto. Secondo le informazioni emerse, era stato seguito dal centro nel 2018; gli elementi investigativi riportano inoltre un ultimo accesso nel 2019. Non risultava in cura al momento dei fatti. La sindaca di Mirandola, Letizia Budri, ha riferito che al Comune non erano mai arrivate segnalazioni che richiedessero approfondimenti. Un dato che, da solo, non permette di stabilire alcun legame tra quel percorso e il delitto.

La sera della scoperta, mentre gli investigatori entravano nell’abitazione dei coniugi, Tavoni si trovava all’esterno. È lì che la polizia lo ha visto, in uno stato descritto come confuso, senza che rispondesse alle domande. Nella casa adiacente, dove viveva, gli agenti hanno trovato coltelli con tracce di sangue, indicate dalla procura come “evidentissime e copiose”. Nell’altra abitazione, i corpi dei due anziani erano a terra, legati e decapitati; le teste erano state collocate in bacinelle.

A far scattare l’allarme era stata una vicina, insospettita dall’assenza della coppia. Anche l’amica aveva provato a contattare Vincenza dopo aver saputo la notizia: “Le ho mandato un vocale su whatsapp chiedendole, quando sentiva il messaggio, di richiamarmi. Ma il messaggio non è mai arrivato“.

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PJ deteve homem por tentativa de homicídio e condução perigosa

16 October 2026 at 19:07

VTM

Em comunicado, a PSP revela que teve a colaboração da Guarda Nacional Republicana (GNR) de Macedo de Cavaleiros e de Bragança.

A investigação teve início ontem, dia 15 de outubro, na sequência de uma comunicação efetuada pela GNR, dando conta de altercações entre várias pessoas na Autoestrada A4, das quais resultou um “acidente de viação com perigo para a vida dos próprios intervenientes e de terceiros, incluindo menores de idade”.

O detido vai ser presente a primeiro interrogatório judicial no Tribunal de Bragança, para efeitos de aplicação das medidas de coação.

A investigação prossegue sob a direção do Ministério Público.

Este detenção está relacionada com o caso que aconteceu ontem no nó de acesso à A4, em que um homem terá raptado a própria filha, o que originou uma perseguição e uma rixa naquele local da cidade. Houve ainda um acidente que envolveu três veículos, do qual resultou um ferido grave e seis ligeiros.

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Orrore nel Modenese, marito e moglie trovati decapitati in casa. I sospetti ricadrebbero sul figlio, sentito dai carabinieri

16 October 2026 at 05:12

Una coppia di anziani coniugi è stata trovata senza vita con la testa tagliata in un’abitazione di Mirandola, nel Modenese. L’ipotesi degli inquirenti è che si tratti di omicidio. A quanto si apprende, i sospetti ricadrebbero sul figlio della coppia. Sul posto carabinieri, polizia e il 118. La coppia di anziani trovati morti a Mirandola, decapitati, avrebbero 80 anni il marito e 70 la moglie e abitavano in una casa colonica nelle campagne del piccolo centro del Modenese, in via Imperia. La Squadra mobile di Modena, che procede per il delitto, a quanto si apprende sta setacciando, con diversi agenti, i dintorni del casale in cerca di indizi.

Il delitto potrebbe essere maturato in ambito familiare e i sospetti ricadrebbero sul figlio della coppia. Ancora non è noto chi avrebbe chiamato i soccorsi, avvertendo polizia e Vigili del Fuoco – che hanno fatto irruzione nell’abitazione – della presenza dei due cadaveri. “La nostra comunità è stata colpita da una tragedia che ci scuote profondamente e ci lascia sgomenti. In questo momento di grande dolore, è fondamentale esprimere vicinanza e rispetto, evitando ogni ricostruzione prematura”. A dirlo la sindaca di Mirandola, Letizia Budri, in provincia di Modena, dove sono stati ritrovati due anziani coniugi assassinati, decapitati. “È necessario attendere che siano le autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto, nel rispetto delle persone coinvolte e del lavoro di chi sta conducendo le indagini“, conclude la prima cittadina.

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Tentativa de agressão a mulher trama suspeito de homicídio na Polónia

15 October 2026 at 16:38

Um cidadão estrangeiro de 46 anos, sobre o qual pendia um mandado de detenção europeu emitido pelas autoridades polacas, foi detido na zona de Vila Real de Santo António.

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Ricina, le piante del seme velenoso individuate tra Riccia e il lago Occhito. Prosegue l’ispezione informatica

15 October 2026 at 11:08

Prosegue la ricerca di tracce informatiche che possano aiutare a ricostruire il duplice avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, morte alla fine dello scorso dicembre. Giovedì mattina gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono entrati nel liceo classico Mario Pagano del capoluogo molisano, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico. Gli accertamenti, iniziati intorno alle 9.15, riguardano 63 computer.

Poco prima dell’arrivo degli agenti è giunto nell’istituto anche il tecnico dei laboratori informatici. Le operazioni sono in corso e sono il proseguimento di quelle dei giorni precedenti con l’obiettivo di risalire all’utente che su Reddit chiedevano informazioni e notizie sul veleno spacciandosi per scrittore. Quella odierna ed è la terza delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di sostanze venefiche, al momento contro ignoti.

Nei giorni scorsi gli accertamenti hanno interessato l’Istituto Agrario e il liceo Scientifico di Riccia. In entrambi i casi gli investigatori non hanno sequestrato i singoli computer, ma hanno acquisito i dati dei server centrali, attraverso i quali transitano le connessioni dei dispositivi. Le informazioni saranno analizzate al termine delle operazioni nelle quattro scuole. Venerdì è prevista l’ultima perquisizione al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella.

Sempre secondo Repubblica, gli investigatori stanno cercando di verificare se le ricerche online di un utente che dall’agosto scorso avrebbe consultato su Reddit informazioni sull’impiego della ricina possano essere ricondotte a una persona coinvolta nella vicenda. Tra i termini che il software della Polizia di Stato è chiamato a individuare nei computer figurano anche “solfato di ammonio”, “solfato di sodio” ed “esano”, sostanze che potrebbero essere pertinenti alla lavorazione del veleno.

Le verifiche informatiche si inseriscono in un’indagine che punta a incrociare le tracce digitali con gli elementi scientifici raccolti sul veleno. Nelle scorse settimane, tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, gli agenti della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano, secondo quanto riporta Repubblica, avrebbero individuato diverse piante di ricina, in questo periodo dell’anno ricche di semi. È da questi ultimi che potrebbe essere stata ricavata la sostanza poi lavorata artigianalmente. Un’ipotesi investigativa che si collega alla quantità di veleno rilevata nei campioni di sangue delle due vittime dall’Istituto Maugeri di Pavia. Le due donne sono morte per un’intossicazione acuta da ricina. E dall’autopsia è emerso con chiarezza che le vittime non hanno avuto scampo per letalità e concentrazione del veleno.

La pista investigativa, riferisce ancora Repubblica, si concentra sulle relazioni personali di Gianni Di Vita e sui rapporti emersi dall’analisi delle chat di Antonella e dalle testimonianze raccolte. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha escluso al quotidiano che l’ipotesi secondo cui l’obiettivo dell’avvelenamento fosse Gianni Di Vita sia una pista della Procura: “Fantasie. Non è una nostra ipotesi”. Secondo la ricostruzione riportata dal giornale, gli investigatori ritengono che l’obiettivo potesse essere Antonella, mentre non è ancora certo che anche la figlia Sara fosse destinataria del piano.

L'articolo Ricina, le piante del seme velenoso individuate tra Riccia e il lago Occhito. Prosegue l’ispezione informatica proviene da Il Fatto Quotidiano.

Jovem morre com 27 tiros após PMs confundirem celular com arma em SP

Policiais militares mataram Gustavo Munis de Santana, 20, com 27 tiros na madrugada deste sábado (10) em Moema, na zona sul de São Paulo.

Conforme o relato dos PMs no boletim de ocorrência, eles teriam confundido o aparelho celular que Gustavo segurava com uma arma.

O caso aconteceu por volta das 2h45, na alameda dos Guaramomis, e envolveu quatro viaturas da Polícia Militar. Dos 8 policiais que participaram da ação, 4 atiraram, totalizando 45 tiros: um deles fez 14 disparos; outro, 13; um terceiro, 6; e o último, 12.

O boletim afirma que a perícia identificou 27 ferimentos a bala em todo o corpo de Gustavo, incluindo na cabeça, no rosto e no tórax.

Imagens das câmeras corporais

Imagens das câmeras corporais dos PMs analisadas pela Polícia Civil mostram a vítima surgindo de uma área escura, junto à fachada de um imóvel, e estendendo os braços apontando algo na direção da rua, onde estavam os policiais, ainda segundo o BO.

Os policiais disseram ainda, conforme registrado no boletim, que Gustavo estaria transtornado e ameaçando atirar contra si próprio. Quando a primeira viatura chegou, ele estaria com a mão na cintura, em postura ameaçadora, disseram os PMs.

Depois ele teria saído correndo e atravessado a passarela para a alameda dos Guaramomis, abrigando-se em uma área recuada de um imóvel, diz o boletim de ocorrência. Naquele momento, outras duas viaturas chegaram ao local.

Gustavo, então, teria saído do local em que estava e apontado um objeto escuro para os policiais, identificado depois como um telefone celular preto. O documento afirma que foi naquele momento que os policiais começaram a atirar.

Investigação

O caso foi registrado como resistência e homicídio decorrente de oposição à intervenção policial no DHPP (Departamento de Homicídios e de Proteção à Pessoa). Um inquérito policial militar será aberto para analisar a conduta dos PMs, e as quatro armas usadas na ação foram apreendidas para perícia.

Familiares disseram à polícia que Gustavo vivia com a mãe e as irmãs e tomava medicamento para depressão desde o ano passado.

O boletim de ocorrência destaca que a vítima não tinha antecedentes criminais. (Claudinei Queiroz/Paulo Eduardo Dias/FOLHAPRESS)

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Homem mata mulher e entrega-se na GNR

8 October 2026 at 17:40

VTM

A informação foi confirmada à VTM por fonte da GNR de Viseu.

Segundo a mesma fonte, o homem chegou ao posto da GNR por volta das 15h00 e disse que “tinha matado a mulher. Uma patrulha da guarda deslocou-se ao local e verificou que a mulher estava morta e já não havia nada a fazer”.

O caso passou para a alçada a Polícia Judiciária, mas tudo indica que a mulher foi morta à facada.

O homicídio ocorreu na localidade de Ferreiros de Avões, no concelho de Lamego.

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Homem alvo de disparo por engano em zona rural do Algarve. Suspeito detido pela PJ

2 October 2026 at 15:24

A Polícia Judiciária deteve um homem, de 72 anos, suspeito dos crimes de posse de arma proibida e homicídio na forma tentada, ocorridos na zona rural de Vila Real de Santo António, no passado dia 10 de julho.

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PJ detém suspeito de tentativa de homicídio em Loulé

30 September 2026 at 13:04

A Diretoria do Sul da Polícia Judiciária deteve um homem, de 28 anos, por suspeitas de tentativa de homicídio de um outro homem, de 25 anos, no passado dia 26 de setembro, em Loulé. A detenção aconteceu em Mértola.

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