❌

Normal view

Watch: U2's Bono Attacks Christians and Jews for Supporting DOGE's Anti-Corruption Cuts

20 October 2026 at 19:25

U2 front man Bono is attacking Christians and Jews who have supported Elon Musk and President Donald Trump's efforts to cut wasteful and fraudulent government spending with the efforts of Musk's Department of Government Efficiency (DOGE).

The post Watch: U2’s Bono Attacks Christians and Jews for Supporting DOGE’s Anti-Corruption Cuts appeared first on Breitbart.

Boy degli U2 compie 46 anni. Nove copertine da guardare prima ancora di ascoltare

20 October 2026 at 16:39

Il 20 ottobre 1980, esattamente quarantasei anni fa, usciva Boy, il primo album degli U2. In copertina c’era un bambino di sei anni, Peter Rowen, fratello minore di Guggi dei Virgin Prunes. Tre anni dopo sarebbe ricomparso sulla copertina di War con un’espressione completamente diversa. Oggi quel volto lo riconosce anche chi degli U2 non ha mai ascoltato una nota. Capita a certe copertine di nascere per accompagnare un disco e di finire per avere una vita propria, persino più lunga della musica che contengono. Un tempo si compravano dischi a scatola chiusa, soltanto perché attratti dall’immagine. Io l’ho fatto parecchie volte, e qualche copertina è finita appesa a una parete. Oggi, nei consueti nove punti di questo blog, ho deciso di occuparmi di questo. La selezione è personale e non è una classifica delle copertine più belle della storia, anche perché sarebbe un’impresa decisamente ardua. Sono nove immagini che mi hanno colpito e che continuo a trovare straordinarie, indipendentemente dal giudizio sulla musica. Le trovi tutte nell’immagine che accompagna questo articolo, disposte nell’ordine in cui ne parlerò, e ti consiglio di tenerla sott’occhio. Per una volta, anziché parlare di quello che c’è dentro un disco, parliamo di quello che c’è fuori.

Cominciamo!

1. U2 – Boy (1980)
Hugo McGuinness fotografa Peter Rowen quando ha sei anni, Steve Averill cura il progetto grafico. Il bambino non sorride e non fa nulla per risultare simpatico. Guarda l’obiettivo con un’espressione che ancora oggi trovo difficile da interpretare. Non è propriamente uno sguardo infantile, eppure non saprei definirlo adulto. In Nord America la Island Records teme che la fotografia possa essere fraintesa e la sostituisce con un’immagine dei quattro componenti del gruppo. Una precauzione che racconta parecchio della mentalità dell’epoca, e forse anche di quella attuale.

2. The Velvet Underground & Nico – The Velvet Underground & Nico (1967)
Andy Warhol
piazza una banana gialla su fondo bianco. Fine. O quasi. Nelle prime copie la banana si poteva sbucciare davvero, sollevando un adesivo accompagnato dall’invito a farlo lentamente, e sotto compariva una banana rosa. Un piccolo gioco concepito da uno degli artisti più importanti del Novecento per il debutto di un gruppo che all’epoca vendeva pochissimi dischi. Oggi ci sono grafici che impiegano settimane per decidere dove mettere il nome di un gruppo. Warhol il nome del gruppo non lo mise nemmeno. Mise il suo.

3. Joy Division – Unknown Pleasures (1979)
Peter Saville prende il grafico dei segnali radio di una pulsar, la CP 1919, pubblicato in un’enciclopedia di astronomia, ne inverte i colori e lo trasforma in copertina. Linee bianche su fondo nero, senza titolo né nome del gruppo. Oggi la trovi su magliette, poster, tazze e probabilmente anche su qualche mutanda, spesso indossata da chi non saprebbe dire chi fossero i Joy Division, né tantomeno chi fosse Ian Curtis. Harold Craft, l’astronomo che aveva realizzato il grafico per la sua tesi di dottorato, l’ha presa con un certo divertimento.

4. Pixies – Surfer Rosa (1988)
Simon Larbalestier
fotografa una ballerina di flamenco a seno nudo davanti a una parete sulla quale campeggia una croce, e Vaughan Oliver, la mente grafica della 4AD, costruisce intorno all’immagine il progetto della copertina. La stanza è in un luogo imprecisato. La donna è in posa ma non ha l’aria di voler sedurre chi la guarda, e la croce alle sue spalle rende tutto ancora più ambiguo. Mi ha sempre ricordato un fotogramma di Luis Buñuel. Non so cosa stia succedendo in quella stanza, e non so nemmeno se ci sia qualcosa da capire.

5. David Bowie – “Heroes” (1977)
Masayoshi Sukita fotografa Bowie in una posa che richiama l’espressionismo tedesco. Una mano alzata accanto al volto, l’altra sul petto. Lo sguardo è diretto verso l’obiettivo, ma il corpo sembra impegnato in un movimento che non appartiene alla vita quotidiana. In quegli anni Bowie viveva a Berlino e conosceva bene la pittura espressionista, e quell’interesse entrava anche nella costruzione della sua immagine. Il Duca Bianco sta interpretando qualcosa senza dirci cosa. Se togliessi il suo nome dalla copertina, lo riconosceresti comunque.

6. Peter Gabriel – Peter Gabriel III / Melt (1980)
Il volto di Peter Gabriel si scioglie, e nel 1980 Photoshop non esisteva. L’immagine nasce nello studio Hipgnosis di Storm Thorgerson, manipolando fisicamente l’emulsione di una Polaroid mentre si sviluppava. Anche Gabriel partecipò all’esperimento. Gli occhi restano riconoscibili e il resto comincia a deformarsi, come se la fotografia fosse rimasta troppo a lungo vicino a una fonte di calore. Continua a sembrarmi più inquietante di tante immagini realizzate oggi con strumenti infinitamente più sofisticati.

7. New Order – Power, Corruption & Lies (1983)
Peter Saville, ancora lui. Questa volta sceglie un dipinto di Henri Fantin-Latour, A Basket of Roses, conservato alla National Gallery di Londra, e lo mette sulla copertina di un disco dei New Order. In un angolo aggiunge un codice cromatico che nasconde il nome del gruppo e il titolo dell’album, decifrabile soltanto con la chiave stampata sul retro. Rose dell’Ottocento per un disco del 1983. Mi sorprende ancora quanto quel dipinto si trovi a proprio agio sulla copertina di un album elettronico. Le rose sembrano dipinte apposta per i New Order. Fantin-Latour, naturalmente, non poteva saperlo.

8. Suede – Suede (1993)
Due figure si baciano. La fotografia è di Tee Corinne, artista americana che ha dedicato buona parte del proprio lavoro alla rappresentazione dell’intimità lesbica. In copertina c’è un abbraccio ravvicinato, quasi soffocante. Quando uscì il disco quell’immagine mi colpì parecchio, perché era sensuale senza essere esplicita. Solo più tardi ho scoperto che nella fotografia completa una delle due donne è su una sedia a rotelle. Sapendo questo, bisognerebbe vedere anche ciò che è rimasto fuori. Il gruppo chiese di usarla per intero e Corinne concesse soltanto il dettaglio dei volti.

9. PJ Harvey – To Bring You My Love (1995)
Immersa nell’acqua, avvolta in un abito rosso, nella fotografia di Valerie Phillips. Parlo di Pj Harvey. In quel periodo studiavo i preraffaelliti, e quell’immagine mi ricondusse subito all’Ophelia di John Everett Millais, il celebre dipinto in cui la giovane Ofelia galleggia tra i fiori. Non so se il riferimento fosse intenzionale. So che in lei ritrovo la stessa bellezza vagamente funebre, con il rosso dell’abito che emerge dall’acqua e rende quasi secondario tutto il resto. Fra tutte le copertine di questa selezione, forse è quella che appenderei più volentieri a una parete.

Nove copertine, dunque, e se ne sarebbero potute scegliere altre novanta. Oggi una cover passa quasi sempre da uno schermo, ridotta a una piccola icona accanto al titolo di un brano, e il più delle volte la si nota appena. Eppure ogni disco continua ad averne una, e c’è ancora chi la progetta con la stessa cura di allora. Nessuna delle nove immagini di questa selezione è nata per diventare famosa. Se oggi lo è, è perché qualcuno, guardandola, ha avuto voglia di sapere cosa ci fosse dentro. Come sempre, chiudo con una connessione musicale: una playlist dedicata, disponibile gratuitamente sul mio canale Spotify. Il link lo trovate qui sotto. Se poi avete qualcosa da aggiungere, contestare o ribaltare, vi aspetto nei commenti o, ancora meglio, sulla mia pagina Facebook pubblica. È lì che questo blog continua la sua corsa: le opinioni si incrociano, cambiano improvvisamente binario e qualche volta finiscono per deragliare. Buona lettura e buon ascolto.

9 canzoni 9… dietro quelle copertina

L'articolo Boy degli U2 compie 46 anni. Nove copertine da guardare prima ancora di ascoltare proviene da Il Fatto Quotidiano.

“L’insuccesso di un disco? È come quando fai il comico, arrivi alla battuta finale del tuo pezzo e nessuno ride. A 66 anni voglio ancora conquistare le classifiche”: così Bono degli U2

20 October 2026 at 09:35

Gli U2 hanno annunciato torneranno in tour con “Carnaval De Luz presents: The Greatest Show On Earth”, un tour mondiale che vedrà Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. tornare in alcuni stadi selezionati nel 2027 e oltre. I concerti saranno a supporto del sedicesimo album in studio della band, “Carnaval De Luz” in arrivo il 13 novembre. Altre date del 2027 per l’Europa e il Nord America saranno annunciate nelle prossime settimane.

Intanto Bono si è raccontato in una intervista al New York Times. Un po’ con un filo di ironia e un po’ seriamente il cantante ha dichiarato, mettendo le mani avanti: “L’insuccesso di un disco? È come quando fai il comico, arrivi alla battuta finale del tuo pezzo e nessuno ride”.

“Vogliamo ancora scrivere le canzoni migliori che siano mai state composte da chiunque. È qui che gli U2 diventano insopportabili. Questa grandiosità, tra l’altro, appartiene a tutti gli artisti che vogliono spingersi lontano, i Beatles, i Nirvana“.

E ancora: “È un difetto caratteriale, ma a 66 anni voglio ancora conquistare le classifiche. In fondo è perché non voglio che quelle idee restino fuori dal mainstream. I miei artisti preferiti hanno conquistato il mainstream. Penso a David Bowie: considero i suoi lavori migliori sperimentali e innovativi, ma anche a 40 anni, a 50 anni era in grado di tirare fuori una canzone pop perfetta”.

L'articolo “L’insuccesso di un disco? È come quando fai il comico, arrivi alla battuta finale del tuo pezzo e nessuno ride. A 66 anni voglio ancora conquistare le classifiche”: così Bono degli U2 proviene da Il Fatto Quotidiano.

Bono says U2 has got no problem with charging wealthy fans more to see the band live

20 October 2026 at 06:46
Bono of U2
Bono says U2 has long tried to keep its best concert seats within reach for fans.

VALERY HACHE/AFP via Getty Images

  • Bono says U2 has little say over what fans pay to see the band live.
  • Still, the band has long tried to make prime seats more accessible.
  • The band also has no issue with wealthier fans paying a premium, Bono says.

For decades, U2 has sold out some of the world's biggest venues. Bono says the band has one longstanding way of making those shows more accessible.

On The New York Times' "The Interview" podcast, Bono said U2 has "very little" say over ticket prices for its live shows. Still, he said, the band has long worked to make some front-row seats less expensive.

"What we do in our band is we take the best seats in the house — we've done this all our life — and make sure that they're often the most affordable," Bono said.

That doesn't mean U2 objects to charging some fans a premium.

"We also have no problem separating rich people from their money," Bono said. "You know, as we say, rich people have feelings, too. If they want to pay very high prices, we've no problem."

Bono said the aim is for fans to feel good about what they are paying for. He said U2 shows have "a level of depth" where people who don't normally agree politically can "feel safe."

"If they're in America, we want people to feel really good about the choice to pay a ticket — and probably pay too much for it — to see us," Bono said.

U2 performed 40 nights at the Sphere in Las Vegas from September 2023 through March 2024. The official announcement said tickets for the residency started at $140, and that the venue's larger capacity would allow "60% of tickets to be priced under $300," alongside a "limited number of premium-priced tickets" at each show.

High ticket prices have become a defining feature of the modern concert experience. The average ticket price for the top 100 tours rose from $96.17 in 2019 to $132.62 in 2025, per data from Pollstar, a music industry trade publication.

Dynamic pricing, which allows prices to rise with demand, has helped drive costs higher. On the secondary market, tickets can also be relisted at far higher prices than their original face value.

There are also longstanding concerns about consolidation in the ticketing industry. In April, a federal jury found Live Nation liable for antitrust violations, determining that its market monopoly led Ticketmaster to overcharge customers by $1.72 per ticket from May 2020 to 2024.

Sports fans are facing the same sticker shock. A Business Insider analysis of past ticket data found that a Category 1 ticket to this year's World Cup final cost $10,990 in April's open sale. At the previous seven World Cups, the equivalent ticket cost between $988 and $1,783 in today's dollars.

Read the original article on Business Insider

❌