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Normal view

The Kids Who Identify as Animals

14 October 2026 at 12:00

For Boston Magazine, Kara Baskin explores a growing subculture of tweens and teens who don’t feel entirely human. Some identify as one animal, like a cat or a dog; others identify with multiple animals. One kid Baskin speaks to, Sol, says she “doesn’t summon the animals, but rather they come and go on their own schedule.” These young people call themselves therians (distinct from furries, who are fans of anthropomorphic animal characters). Baskin provides a fascinating glimpse into a world where adolescents can express themselves and explore their identities.

Bafflement is the baseline condition of raising kids right now. The adolescent quest for self-discovery is timeless—but today’s parents experimented in ways that were analog: new hairstyles, inscrutable music, beer snuck in the woods. Their own parents might not have liked it, but they could at least relate.

Now the landscape of adolescent discovery is literally foreign, thanks to social media, which has turbocharged once-obscure subcultures like the furry fandom—and, at its rarer edge, therianthropy—and redefined what “fringe” even means. Even if a kid is the only therian at school, she can find 400 more people just like her online. That’s one of the biggest challenges for parents in the algorithm age: The world your kid actually lives in is one you can’t enter. It touches the fear in every parent, therian kid or not: What happens when our kids inhabit a world we don’t understand, with idols we don’t recognize?

Il cambiamento come possibilità, nel nuovo numero di Etc

14 October 2026 at 03:45

Il 2013 era un altro mondo rispetto al 2026. C’era grande entusiasmo, energia travolgente, percezione che le cose sarebbero inevitabilmente migliorate. Era una lettura ottimista, quando ancora aveva un senso dirsi ottimisti, perché cominciavano già a vedersi i segni di stanchezza dell’Occidente satollo, una diversa percezione delle ingiustizie economiche, e le prime manifestazioni del bipopulismo di destra e di sinistra che hanno caratterizzato gli anni successivi (con il nostro paese, come al solito, Silicon Valley del populismo e precursore di ogni tipo di demagogia politica). 

Nel 2013, uno dei giganti del rock britannico, Johnny Marr che degli Smiths è stato l’anima musicale, scrisse una bella canzone che interpretai subito come un manifesto politico ed esistenziale, quasi un corollario pop all’idea favolosa ma sempre più sbiadita, già allora, della fine della storia per sopravvenuta e inesorabile vittoria del modello liberal-democratico. 

La canzone s’intitolava European Me, “Io europeo”, e aveva un testo sufficientemente criptico da essermi preso la libertà di interpretarlo e farlo mio, soprattutto dopo aver ascoltato il primo verso: «Now there is no turning back». 

Erano gli anni in cui le picconate al modello democratico-tecnologico che cominciavano a smantellare la nostra civiltà non potevano farci dire altro che «non si può tornare indietro» (ricordate L’alba di Lorenzo Cherubini?). 

No, non si poteva tornare indietro, eppure andando molto avanti siamo anche andati molto indietro su parecchie cose, e in questo 2026 che si va a chiudere il bilancio finale sui passi avanti e sui passi indietro è ancora prematuro. 

Qualche settimana fa, Johnny Marr ha pubblicato un nuovo disco intitolato The Age of Everything, “L’epoca del tutto”. Marr in fondo scrive soltanto canzonette, ma anche questa volta le ho interpretate come fotografie perfettamente a fuoco del presente e della società sovraccarica e sovrastimolata dal cambiamento, fiaccata dall’abbondanza di informazioni, stimoli, emozioni, suscettibilità. 

Cambia tutto, tutto è disponibile, tutto arriva in tempo reale. Tutto sempre più velocemente della nostra capacità psicologica e spirituale di adattarci. Siamo cotti dall’eccesso di cambiamento. 

Nel presentare l’album, Marr ha invitato però a considerare il cambiamento anche come una possibilità: «La tecnologia ha generato nella nostra cultura una sensazione di sovraccarico, ma se la si guarda da un’altra prospettiva può anche emergere la sensazione che tutto sia possibile». Ecco, il “cambia tutto” della cover story di Etc guarda il mondo da questa prospettiva lungimirante: bisogna soltanto mettersi comodi, farsi coccolare dalla matericità della rivista, farsi ammaliare dal design delle pagine, e leggere gli articoli per cercare ancora una volta nuove possibilità.

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Il nuovo numero de Linkiesta Etc sarà disponibile su Linkiesta Store da lunedì 19 ottobre, e nelle edicole selezionate di Milano e Roma, negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia a partire da giovedì 22 ottobre.

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