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L’intelligenza artificiale potrebbe replicarsi da sola, anche negli elettrodomestici

14 October 2026 at 06:32

Aspirapolvere

L’intelligenza artificiale potrebbe essere in grado, nel giro di pochi mesi, di replicarsi autonomamente attraverso dispositivi connessi a internet, dai televisori alle telecamere di sicurezza, fino ai forni intelligenti e ai robot aspirapolvere. È l’allarme lanciato da Anthropic, secondo cui alcuni modelli potrebbero presto trasformarsi in una sorta di malware autonomo, capace di infiltrarsi nei dispositivi, sfruttarne la potenza di calcolo e propagarsi senza intervento umano. Un’evoluzione che renderebbe molto più difficile contenere un attacco informatico, perché non esisterebbe più un unico punto da disattivare per fermarlo.

Il Guardian ha esaminato il rapporto pubblicato lunedì dai ricercatori della società di intelligenza artificiale. Il documento descrive la possibilità che nascano veri e propri «vermi informatici» basati sull’IA, programmi capaci di copiare se stessi da un dispositivo all’altro. Una volta compromessa una macchina, il modello potrebbe trasferire il proprio codice e i propri pesi, cioè i parametri che ne permettono il funzionamento, sul dispositivo successivo, per poi riprendere l’attività e continuare a diffondersi.

La novità rispetto ai malware tradizionali è che questi sistemi potrebbero adattarsi anche a dispositivi e ambienti informatici che non conoscevano in precedenza. I primi bersagli potrebbero essere le abitazioni e le piccole imprese, dove sono diffusi apparecchi connessi spesso dotati di protezioni informatiche limitate. Tra quelli potenzialmente vulnerabili ci sono televisori, forni e frigoriferi intelligenti, tosaerba automatici, videocamere e sistemi per le videoconferenze. Molti di questi apparecchi integrano già piccoli chip progettati per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo, senza dover ricorrere ogni volta a un centro di calcolo remoto.

Secondo i ricercatori, in uno scenario estremo più sistemi autonomi potrebbero coordinarsi e attaccare insieme infrastrutture informatiche. Non è però ancora chiaro quale forma assumerebbe una simile minaccia. Potrebbe trattarsi di una diffusione lenta e persistente, paragonabile a una muffa digitale che si espande gradualmente, oppure di un modello più sofisticato, capace di colpire rapidamente grandi strutture come i data center. Un’altra possibilità è che i sistemi cerchino di procurarsi le risorse necessarie al proprio funzionamento attraverso truffe e furti di credenziali.

Gli autori dello studio avvertono che un replicatore autonomo sarebbe difficile da fermare proprio perché distribuito su una rete di dispositivi diversi. «Dovremmo rendere i nostri sistemi più resistenti, così da ostacolare la diffusione di questi replicatori, ma prepararci anche a un mondo in cui saranno presenti in modo permanente», scrivono. Il rischio, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di un attacco immediato, ma anche la difficoltà di eliminare completamente un sistema una volta diffusosi nella rete.

L’allarme arriva in una fase in cui le principali aziende del settore segnalano capacità sempre maggiori dei propri agenti di IA, sistemi progettati per agire in autonomia e svolgere compiti complessi. Negli ultimi mesi sono emerse segnalazioni sulle loro capacità di individuare vulnerabilità e tentare intrusioni nei sistemi di aziende e istituzioni pubbliche. Questi sviluppi hanno spinto ricercatori, dirigenti e politici a chiedere maggiori garanzie di sicurezza e più controlli, mentre le stesse società continuano a sviluppare e distribuire nuovi modelli.

Il problema, sottolinea il Guardian, è che le difese informatiche dovranno adattarsi a una minaccia potenzialmente diversa da quelle conosciute finora: un sistema capace non solo di sfruttare le vulnerabilità, ma anche di trasferirsi su altre macchine e continuare a operare senza un controllo centralizzato. Per Anthropic, rendere più sicuri i dispositivi connessi e prepararsi a individuare queste reti sarà essenziale prima che simili capacità diventino più diffuse.

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L’Ucraina è un po’ più vicina all’ingresso nell’Unione europea

14 October 2026 at 06:26

Ukraine's President Volodymyr Zelenskyy, left, walks with European Commission President Ursula von der Leyen after participating in a media conference at EU headquarters in Brussels, Belgium, Sunday, Aug. 17, 2025. (AP Photo)

L’Ucraina compie un altro passo avanti nel percorso verso l’adesione all’Unione europea. Ieri in Lussemburgo, Kyjiv ha ottenuto l’apertura di altri due cluster negoziali, portando a quattro su sei quelli finora sbloccati. Si tratta di gruppi di riforme che i Paesi candidati devono completare per entrare nell’Ue. Il traguardo non equivale all’ingresso nell’Unione, ma permette di avanzare nel processo di integrazione, dopo una lunga fase di stallo. Con l’Ucraina, anche la Moldova è allo stesso punto del percorso.

I due cluster appena aperti riguardano il mercato interno e la competitività, e sono anche i più ampi per numero di ambiti normativi interessati. «Dietro questi nomi tecnici ci saranno benefici concreti per gli ucraini», ha detto la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, citando maggiori opportunità per le imprese, migliori condizioni di lavoro, più tutele per i consumatori, investimenti e posti di lavoro. «L’Ucraina è pienamente impegnata nelle riforme necessarie per l’adesione e intende portare avanti questo lavoro il più rapidamente possibile», ha aggiunto il viceministro ucraino per l’Integrazione europea, Vsevolod Chentsov.

Come scrive Reuters, l’apertura dei due nuovi cluster è stata possibile dopo che l’Ungheria ha ritirato le proprie obiezioni. Il governo di Budapest ha dato il via libera dopo che lunedì il Parlamento ucraino ha approvato una legge che amplia i diritti della minoranza ungherese e degli altri gruppi minoritari a ricevere un’istruzione nella propria lingua. Era una delle condizioni poste dall’Ungheria per consentire ulteriori progressi nel percorso europeo di Kyjiv. Nei mesi scorsi erano già stati aperti il primo cluster, relativo allo Stato di diritto e al funzionamento delle istituzioni democratiche, a giugno, e quello sulle relazioni esterne, a luglio.

Restano ora da sbloccare gli ultimi due gruppi di riforme. La Commissione europea e la presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue puntano ad aprirli entro la fine del 2026. Il percorso, però, potrebbe diventare più complicato: tra i settori coinvolti ci sono l’agricoltura e i trasporti, nei quali l’Ucraina è competitiva e potrebbe rappresentare un concorrente per alcuni Paesi membri. Il timore è che le differenze economiche e regolamentari diventino un ostacolo politico all’allargamento.

Martedì anche Francia e Polonia hanno ribadito il loro sostegno all’apertura dei sei cluster. E la Commissione europea ha già indicato una possibile strada per affrontare il nodo agricolo. In una serie di proposte presentate il 6 ottobre sul futuro dell’allargamento, Bruxelles ha suggerito di prevedere un trattamento specifico per l’agricoltura ucraina durante il negoziato, invece di utilizzarla come motivo per bloccare l’avanzamento del processo.

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A Papa Leone è stato esportato un tumore maligno al polmone

14 October 2026 at 06:09

Pope Leo XIV arrives in St. Peter's Square on the occasion of the weekly general audience at the Vatican, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Andrew Medichini)

Papa Leone XIV è stato operato al Policlinico Gemelli di Roma per un adenocarcinoma polmonare, un tumore maligno che ha reso necessario l’intervento di asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’operazione è riuscita e non si sono verificate complicazioni, ha comunicato la Santa Sede. Il Pontefice, settantuno anni, si è svegliato regolarmente dall’anestesia ed è tornato nella sua stanza al decimo piano dell’ospedale dopo un periodo di osservazione. «Il Papa ha anche chiesto la cena», ha riferito ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni.

Il Santo Padre era arrivato al Gemelli poco dopo le 13 di martedì. Era stato lui stesso ad annunciare domenica, durante l’Angelus, il ricovero previsto per rimuovere un «nodulo circoscritto», individuato al polmone durante alcuni controlli medici e descritto come localizzato in una fase molto iniziale. I dettagli sono arrivati in serata, con una nota firmata dal medico personale del Papa, Luigi Carbone, e dal chirurgo Stefano Margaritora, che ha guidato l’équipe.

«Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica. Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita», hanno scritto i medici. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare, già sospettata sulla base degli esami preoperatori. L’obiettivo dell’intervento era quindi rimuovere integralmente la parte interessata dal tumore, non soltanto il nodulo.

Il Papa è rimasto in sala operatoria per circa tre ore, mentre la procedura chirurgica vera e propria è durata circa 90 minuti. «L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze», hanno precisato i medici, confermando il regolare risveglio e il ritorno in stanza dopo l’osservazione postoperatoria.

Il nodulo, scrive Repubblica, sarebbe stato individuato incidentalmente durante una Tac dell’addome eseguita al Fatebenefratelli. L’esame, richiesto per controllare altre possibili patologie, avrebbe mostrato anche un’anomalia nella parte inferiore del polmone, inducendo i medici ad approfondire gli accertamenti. La scoperta avrebbe così portato alla decisione di intervenire chirurgicamente.

Adesso l’attenzione è rivolta al decorso postoperatorio e agli esiti degli esami. Come riferisce l’Ansa, le prossime 24-48 ore saranno particolarmente delicate. Al momento il Vaticano non ha indicato la necessità di eventuali terapie successive: la valutazione dipenderà anche dai risultati degli accertamenti. Prima dell’intervento era stata prevista una degenza di circa una settimana, mentre tra le ipotesi circolate c’è quella di un possibile ritorno a casa dopo cinque o sei giorni.

La notizia ha suscitato apprensione nella Chiesa e tra i fedeli. Al suo arrivo al Gemelli, Leone era apparso sorridente e sereno, salutando la folla che lo attendeva davanti all’ospedale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso fiducia: «Speriamo che al più presto possa risolvere questo problema. Siamo fiduciosi». La malattia potrebbe inoltre mettere a rischio il viaggio in Sudamerica previsto per novembre, per il quale i preparativi sono già in corso. Per ora, tuttavia, la priorità resta il recupero del Pontefice dopo l’intervento.

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Francesco Toscani vince la prima edizione di “Teatro, specchio del tempo”

14 October 2026 at 03:45

Si è svolta ieri al Teatro Franco Parenti la presentazione del vincitore della prima edizione di “Teatro, specchio di un territorio”, il bando dedicato alla nuova drammaturgia che racconta la cultura, la storia e i linguaggi della Lombardia. A premiarlo, l’Assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Pier Lombardo, a cura del Teatro Franco Parenti, con il contributo di Regione Lombardia. L’obiettivo è sostenere gli autori che scelgono di misurarsi con l’identità del territorio lombardo, portando sulla scena storie, voci e dialetti di una regione plurale.

Sono quarantacinque i testi che hanno partecipato al bando. Al termine della selezione ne sono rimasti cinque, e tutti i finalisti provengono dalla Lombardia. Francesco Toscani, di Como, con Milano e i morti; Alessandro Ceresi, di Milano, con L’ort; Edoardo Coppi, di Suzzara, nel Mantovano, con Ossa; Riccardo Francesco Vicardi, di Treviglio, in provincia di Bergamo, con Milano non ha paura; Daniela Annamaria Mandelli, di Garbagnate Milanese, con Sem chi. Una geografia che attraversa la regione, dal Lario alla Bassa mantovana, dalla Bergamasca all’hinterland milanese.

Teatro specchio di un territorio – Mise en espace di Milano e i morti di Francesco Toscani, regia di Claudio Autelli. Courtesy of Teatro Franco Parenti

I cinque lavori sono stati infatti affidati ad altrettante realtà lombarde di produzione e formazione teatrale, incaricate di realizzare le mise en espace: Lab121, CTB, Farneto Teatro, Teatro Fraschini e Teatro dei Filodrammatici. Il progetto mette così in relazione la nuova scrittura con teatri e compagnie attivi in diversi territori, creando una rete che unisce autori e professionisti della scena.

Le cinque mise en espace sono state presentate lunedì 12 ottobre al Teatro Franco Parenti, in una sessione interna riservata alla giuria. A valutarle una commissione presieduta da Andrée Ruth Shammah, di cui fanno parte Anna Bernardini per Regione Lombardia e Monica Gattini per la Fondazione Pier Lombardo, insieme a tre giornalisti: Fabio Francione de La Provincia di Lodi, Sara Magnoli de La Prealpina e Giorgia Valeri di Famiglia Cristiana.

A vincere il premio è Milano e i morti, di Francesco Toscani, presentato da Lab121 con la regia di Carlo Autelli. Racconta la storia di due amiche che abitano nella stessa città, Milano, pur vivendola in modo molto diverso. Clara vive in centro, mentre Laura vive a Corsico. Il loro rapporto si sviluppa in una ricerca di salvezza e di evasione dal luogo in cui sono cresciute, un tentativo di evasione dalla propria solitudine. L’evoluzione del loro rapporto racconta anche le trasformazioni della città, attraverso i cambiamenti economici, sociali, e del paesaggio. La storia di due esistenze, che attraversano la città senza essere viste.

Francesco Toscani

  «Milano e i morti di Francesco Toscani risulta fin dalla mise en espace di avere una produzione teatrale per la capacità di leggere con l’elastico temporale di storie minime e private l’essenza stessa della città e del territorio lombardo con le sue contraddizioni, trasformazioni, fragilità, e punti di forza sottolineati anche nella caratterizzazione dei personaggi con le loro interazioni e i loro pensieri interiori – scrivono i giudici –. Il testo riesce inoltre a portare in scena i timori, i dubbi, le aspettative, i sogni e i dialoghi dei e delle giovani di ieri come di oggi e il loro spesso taciuto bisogno di avere ascolto da parte di un mondo adulto che si mostra talvolta incapace di affrontare il mutamento e le paure. Un portato che da un lato mostra l’apertura del cuore e dall’altro dà corpo e voce all’amarezza di chi, anche se ce la fa, non si sente più parte di una comunità».

Per l’opera vincitrice è previsto un percorso di produzione a cura del Teatro Franco Parenti presso la “Bottega dell’arte” di Trivolzio (Pv) e la presentazione a Milano, in una delle sale della sede storica, nella stagione 2026/2027. 

Con questa prima edizione, “Teatro, specchio di un territorio” si propone come un laboratorio stabile per la drammaturgia contemporanea regionale, capace di intercettare nuove voci e di valorizzare il patrimonio di storie, memorie e linguaggi che la Lombardia continua a produrre.

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Art Wins the War è stato presentato a Milano presso l’Ufficio del Parlamento Europeo

14 October 2026 at 03:45

L’incontro si è svolto presso l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano, a Palazzo delle Stelline, ed è stato il momento riepilogo di una serie di iniziative dedicate all’arte, alla moda, all’educazione e alla diplomazia culturale. Tra i partecipanti figurano Maurizio Molinari, direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano, rappresentanti di comuni italiani, organizzazioni culturali, licei artistici e università.

Hanno partecipato anche rappresentanti di istituzioni educative ucraine di Lviv, Odesa, Kharkiv e Zaporizhzhya. Alcuni studenti, docenti e partner ucraini sono intervenuti online. Durante l’incontro Maurizio Molinari ha sottolineato l’importanza delle iniziative culturali ed educative per rafforzare il dialogo tra le istituzioni europee, le nuove generazioni e la società civile.

L’obiettivo principale di Art Wins the War è rendere visibili in Europa le voci ucraine e utilizzare l’arte e l’educazione come strumenti di dialogo, conservazione della memoria e costruzione della pace. Il progetto è nato a Lviv nel 2023 e si è successivamente trasformato in una piattaforma internazionale che riunisce arte contemporanea, moda, poesia, cinema, tecnologie digitali ed educazione. Complessivamente presenta le opere di quasi ottanta artisti provenienti da diversi Paesi. «Quando persone, organizzazioni e realtà culturali diverse si uniscono, creiamo uno spazio senza guerra, uno spazio di vera pace», ha dichiarato Natalia Siasina, fondatrice delle organizzazioni VitaUkr e VITAWORLD.

Courtesy of VitaUKR

Il programma artistico e dedicato alla moda si è svolto nel periodo della Milan Fashion Week, riunendo mostre, sfilate, poesia, performance e progetti digitali. L’incontro tra arte e moda è diventato un linguaggio di dialogo e un messaggio rivolto alle istituzioni europee. Il progetto dimostra come le relazioni tra persone e comunità possano trasformarsi in collaborazioni concrete tra artisti, scuole, università, comuni, organizzazioni civiche e rappresentanze ucraine all’estero.

Uno degli elementi centrali della presentazione è stato il dialogo educativo tra Italia e Ucraina. Durante l’incontro è stato presentato il docu film Occhi dell’Umanità, realizzato dagli studenti dell’Università Nazionale di Kharkiv “V. N. Karazin”, sotto la curatela di Iryna Fedorenko, in collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico di Brera, coordinati dalla professoressa Stefania Donno.

Si sta inoltre sviluppando una collaborazione tra licei italiani e un istituto scolastico di Lviv. Gli studenti e i docenti coinvolti stanno già lavorando alla pubblicazione congiunta di un libro. Un ulteriore ambito riguarda la cooperazione con istituti universitari di Zaporizhzhya.

La collaborazione tra arte, educazione e moda è stata presentata anche da Oksana Hodan, vice preside Fashion College Lviv, fondatrice del concorso internazionale Fashion Battle, un’iniziativa che sostiene giovani designer e studenti, offrendo loro la possibilità di sviluppare e presentare i propri progetti a un pubblico internazionale.

Courtesy of VitaUKR

Presso l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano hanno presentato le proprie collezioni anche le designer ucraine Olga Nikitenko, che vive e lavora a Kharkiv, città vicina alla linea del fronte, e Oksana Unytska, fondatrice del marchio Gorsset, attualmente residente nei Paesi Bassi. «L’arte non può fermare la guerra, ma aiuta le persone a rimanere umane. In questo progetto siamo riusciti a unire design, arti visive e poesia», ha affermato Olga Nikitenko.

«Per me la moda è un modo per preservare l’identità ucraina e raccontare l’Ucraina attraverso un linguaggio comprensibile in tutto il mondo», ha dichiarato Oksana Unytska.

La presentazione è stata preceduta da iniziative culturali nei comuni di Pieve Emanuele e Buccinasco, che hanno riunito mostre, performance, poesia, video e sfilate di designer ucraini. Presso la sede del Parlamento europeo a Milano sono intervenuti gli artisti del progetto: Doriam Battaglia, Alfredo Mazzotta, Ivanna Kitliaruk e altri. 

All’evento ha partecipato anche Valentyna Bilan, curatrice d’arte britannica, giornalista e diplomatica culturale. Insieme agli organizzatori ha presentato sei artisti residenti in Ucraina, nel Regno Unito e in Canada: Alyona Kushnirenko, Yuliia Heneralova, Alina Burkovska, Stanislav Topolskyi, David Sharashidze e Iryna Kuts.

«L’arte è un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzione. Ci aiuta a costruire ponti culturali, unire le comunità e creare collaborazioni internazionali durature», ha concluso Valentyna Bilan.

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