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Francia, l’economista Piketty lancia il referendum sulla “tassa per i super-ricchi”

15 October 2026 at 15:51

Tassare i super-ricchi per favorire la ridistribuzione delle ricchezze e recuperare risorse per finanziare gli investimenti pubblici. Il celebre economista Thomas Piketty propone un referendum per introdurre una “tassa di solidarietà nazionale” in due misure: la prima è un contributo straordinario del 50% sull’incremento di patrimonio accumulato nell’ultimo decennio; la seconda è un’imposta permanente del 10% l’anno sui patrimoni che superano i 100 milioni di euro. Questa la prima soglia. Piketty non esclude però ulteriori interventi: “A questo stadio bisogna cominciare dai patrimoni superiori a 100 milioni di euro. In seguito, si potrebbe discutere se partire da 10 milioni, applicando aliquote più basse”. Non si tratta quindi di “vietare” i miliardari, ma di farli contribuire in proporzione alla propria ricchezza: “Quando c’erano meno miliardari e la concentrazione della ricchezza era inferiore, abbiamo avuto più prosperità, crescita e produttività -, ha dichiarato l’economista intervenendo stamattina su BFM Tv -. La Francia non è mai stata così ricca in termini di ricchezza prodotta, ma il problema è la sua distribuzione”.

Secondo i dati citati da Piketty, tra il 2017 e il 2026 il patrimonio complessivo dei più ricchi sarebbe passato da 200 a 1.000 miliardi di euro, quintuplicando in dieci anni. Le entrate della nuova tassa potrebbero contribuire inoltre alla creazione di un “fondo sovrano” destinato a “finanziare gli investimenti e a rafforzare il controllo della Francia sulle proprie scelte economiche”. Per evitare che i grandi patrimoni si sottraggano al prelievo trasferendosi all’estero, Piketty propone inoltre di mantenere una tassazione anche dopo il trasferimento di residenza: “Quando ci si è arricchiti utilizzando le strutture della Francia – afferma -, si deve pagare la tassa, che si vada all’estero oppure no”.

La tassazione dei più ricchi è anche al centro del programma economico presentato ieri da Jean-Luc Mélenchon, che dice di voler “rimettere ordine nei conti pubblici”. Il candidato della France insoumise all’Eliseo – che negli ultimi sondaggi ottiene fino al 18% delle intenzioni di voto al primo turno del 18 aprile 2027, qualificandosi al ballottaggio contro Marine Le Pen (in testa col 34-35%) – punta a raccogliere oltre 106 miliardi di euro di entrate aggiuntive, destinandone 81,7 a nuove spese e circa 25 alla riduzione del deficit. “I governi da Sarkozy in poi – ha accusato Mélenchon – hanno organizzato l’impoverimento metodico e organizzato dello Stato”. Tra le sue principali misure figura la tassa Zucman, sostenuta anche da Piketty – che prevede un’imposta minima annua del 2% sui super ricchi con capitali superiori ai 100 milioni di euro. Secondo Mélenchon permetterebbe di fare entrare nelle casse dello Stato fino a 15 miliardi di euro. Altri 10 miliardi arriverebbero dall’introduzione di “tassa climatica” e 9 miliardi dalla soppressione della flat tax sui redditi da capitale. Mélenchon propone inoltre l’abrogazione della riforma delle pensioni, che costerebbe circa 9 miliardi di euro: l’età pensionabile scenderebbe in un primo tempo a 62 anni, poi a 60.

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Da Torino a Roma e Napoli: le prime scuole occupate in Italia. Venerdì 16 sciopero nazionale e cortei

15 October 2026 at 14:28

Il vento della protesta che tira dalla Francia inizia lentamente a sentirsi anche in Italia. Mentre Oltralpe gli studenti organizzano cortei e manifestazioni, qui sono iniziate le prime occupazioni studentesche. Le prime a essere interessate sono le città più grandi: Napoli, Roma, Bologna, Milano e Torino (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it per segnalare anche la tua scuola). Una mobilitazione che venerdì 16, con lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Sisa (Sindacato indipendente scuola e ambiente) potrebbe creare molti disagi. Dai licei all’Università tutti sono pronti a rivendicare e ad alzare la voce contro il decreto Scuola, i finanziamenti per il riarmo a discapito dell’Istruzione e il diritto alla casa.

Una battaglia lanciata anche dal “Fatto Quotidiano” che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee.

A Napoli la mobilitazione coinvolge una decina di scuole superiori, intrecciandosi con le proteste degli universitari contro il caro affitti davanti alla Federico II. Tra le scuole occupate o mobilitate figurano i licei “Tito Lucrezio Caro”, l’“Umberto Primo”, il “Sannazaro”, il “Mercalli”, il “Genovesi”, il “Mazzini”, il “Margherita di Savoia”, il “Serra”, l’“Alberti”, il “Giordani”, il “Diaz” e il “Panzini”. Inoltre davanti alla sede centrale della Federico II sono tornate le tende. Tra i temi della protesta, oltre a quelli già citati, c’è anche il progetto di realizzazione di un Cpr a Castel Volturno. Un clima di tensione che in queste ore è stato registrato soprattutto al “Mazzini” dove sono intervenute le forze dell’ordine e all’ “Alberti” dove alcuni professori hanno tentato di impedire l’ingresso a ragazzi con il volto coperto.

Anche nella Capitale la protesta si sta iniziando ad allargare. Tra i primi istituti a essere stati occupati e coinvolti nella mobilitazione si segnalano il liceo “Cavour” e gli istituti “Lattanzio” e Levi Civita” e successivamente altri otto. A Genova, gli studenti hanno occupato il “Gobetti” e il “Calvino” contro i tagli all’Istruzione. A Bologna è scattata la prima occupazione ufficiale dell’anno scolastico 2026-2027 al liceo “Laura Bassi” . A Torino si contano almeno dodici scuole coinvolte. In alcuni istituti si sono registrati forti momenti di tensione e danni causati da infiltrazioni di gruppi esterni, che hanno portato alla sospensione temporanea delle lezioni. Tra le scuole citate nelle proteste ci sono il liceo “Cattaneo”, gli istituti “Boselli”, “Peano”, “Copernico”, “Luxemburg”, “Santorre di Santarosa”, “Passoni” e “D’Azeglio” oltre al liceo “Regina Margherita” e l’istituto “Giulio”. Nei giorni scorsi oltre duecento studenti si sono riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Piano piano è iniziato l’autunno delle occupazioni.

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