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Istat, export italiano a +9% ad agosto ma cala il volume del venduto: effetto inflazione

16 October 2026 at 11:32

L’Istat ha rilasciato l’analisi delle performance del commercio estero dell’Italia. Nel mese di agosto le esportazioni hanno tenuto dal punto di vista del valore, registrando una crescita tendenziale del 9%. Tuttavia, il volume delle vendite aumenta solo dell’1,9% rispetto all’anno precedente.

Se rispetto all’anno precedente i valori sono migliori, rispetto a luglio 2026 si registra una lieve flessione congiunturale: -1,5% l’export, -1,6% l’import. Un dato, quest’ultimo, in parte condizionato dalle importanti consegne di navi e imbarcazioni registrate il mese prima. Al netto di questo fattore, la flessione congiunturale dell’export si ridimensiona a un più contenuto -0,4%.

Quali sono i Paesi e i settori che spingono la crescita

A trainare le vendite sono i mercati extra-Ue che, nonostante i dazi e le tensioni geopolitiche, sono aumentati del 16,7% su base annua. Rallenta invece l’esportazione verso l’area comunitaria, che si arresta a un modesto +1,6%.

Tra le destinazioni che registrano i maggiori incrementi delle nostre vendite all’estero troviamo:

  • Svizzera (+57,1%)
  • Cina (+32,7%)
  • Stati Uniti (+31,2%)
  • Paesi OPEC (+17,8%)

L’apporto negativo del nostro export si spiega con la diminuzione dei traffici con la Francia (-8,3%), storico partner continentale.

I settori chiave che guidano la volata dell’export in valore ad agosto sono:

  • autoveicoli (+55,8%)
  • prodotti petroliferi raffinati (+55,4%)
  • metalli di base e prodotti in metallo (+26,5%)
  • altri mezzi di trasporto (+17,2%)
  • alimentari, bevande e tabacco (+5,4%)

Tra i comparti in contrazione si segnala unicamente la vendita di macchinari e apparecchiature (-1,4%). Un freno per quello che è storicamente uno dei pilastro dell’export italiano si spiega dal rallentamento degli investimenti industriali in Europa e dal rinvio dell’acquisto di beni strumentali da parte delle imprese estere.

Effetto inflazione: perché i fatturati salgono ma le merci no

Il divario tra la crescita dell’export in valore (+9,0%) e quella in volume (+1,9%) si spiega facilmente con l’inflazione. L’aumento del fatturato della nostra manifattura è per larga parte drogato dall’incremento dei costi di vendita.

Il fenomeno risulta ancora più evidente sul fronte delle importazioni, che ad agosto aumentano del 9,7% in valore ma registrano una contrazione del 2,4% in volume. In sostanza, l’Italia sta importando meno beni fisici, ma li sta pagando molto di più.

Bilancio finale

Il saldo commerciale globale dell’Italia ad agosto si conferma positivo per 1.773 milioni di euro, a fronte di un avanzo nei prodotti non energetici pari a 6.925 milioni. A pesare sui conti nazionali è però il peggioramento del deficit energetico, che sale a 5,15 miliardi di euro rispetto ai 3,43 miliardi registrati un anno fa.

Nei primi otto mesi del 2026, l’avanzo commerciale, ottenuto dalla differenza tra import ed export, sale comunque a 34,7 miliardi di euro, contro i 32,5 miliardi dello stesso periodo del 2025.

Cos’è il deficit energetico

Per deficit energetico si intende la differenza tra il valore di petrolio greggio, gas ed elettricità che l’Italia acquista e quello delle materie energetiche (come carburanti raffinati e lubrificanti) che vende fuori dai confini.

Poiché l’Italia è un Paese strutturalmente trasformatore e dipendente dalle materie prime estere, la bolletta energetica è perennemente in rosso. L’aumento del 7,3% su base annua dei prezzi all’importazione ad agosto si è tradotto in un costo maggiore per le nostre filiere industriali, drenando risorse al surplus generato dalle esportazioni non energetiche.

Inflazione al 4,2%, quali prezzi al consumo sono in aumento e di quanto

16 October 2026 at 10:24

L’inflazione accelera in Italia e passa dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre 2026. Lo conferma l’Istat, con la rilevazione relativa ai dati definitivi sui prezzi al consumo.

La variazione congiunturale è pari al +0,7%. A pesare soprattutto l’aumento dei costi dell’energia e degli alimentari freschi. Il rialzo riguarda anche il carrello della spesa in generale, la cui crescita annua passa dallo 0,9% all’1,5%.

Aumenta l’inflazione in Italia

Entrando nello specifico, i beni energetici regolamentati passano dal +18,6% al +25,8%, mentre quelli non regolamentati vanno dal +17% al +22,5%.

L’inflazione di fondo si porta a +1,6% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%. Per inflazione di fondo si intende una misura dei prezzi al consumo che esclude le componenti più volatili, ovvero l’energia e i beni alimentari non lavorati. Questo lo stato dell’inflazione al netto dei soli beni energetici: da +1,7% a +2%.

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

Per quanto riguarda l’inflazione nel suo complesso, viene così confermata la stima preliminare.

L’energia

I prezzi, in generale, sono spinti dalla nuova accelerazione dei prezzi dei beni energetici. Quando aumenta l’energia, infatti, costa di più produrre le merci ed anche distribuirle. E le aziende hanno meno soldi da investire in innovazione e personale. E, a cascata, interi settori vedono aumentare i prezzi.

Servizi, beni e trasporti

Aumentano anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%), mentre anche i trasporti registrano una crescita più sostenuta su base annua (da +0,8% a + 1,6%).

La crescita dei prezzi dei beni passa dal +4,1% al +5,4%. Supera, dunque, la crescita dei prezzi relativa ai servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto passa così da -1,7 a -2,8 punti percentuali.

Questo l’andamento dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona: da +0,9% a +1,5%. E qui si mostra l’andamento dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto: da +4,3% a +5,2%.

Qui sotto l’andamento degli indici dei prezzi al consumo Nic per divisione di spesa a settembre 2026 (Nic sta per l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività):

Divisione di Spesa Inflazione (%)
Prodotti alimentari e bevande analcoliche +2,1
Bevande alcoliche e tabacchi +2,5
Abbigliamento e calzature +0,8
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili +6,2
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione +1,8
Sanità +1,1
Trasporti +4,8
Informazione e comunicazione -0,2
Ricreazione, sport e cultura +1,3
Servizi di istruzione +1,4
Servizi di ristorazione e servizi di alloggio +4,2
Servizi finanziari e assicurativi +2,9
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari +3,1
Indice generale +3,1

Come viene evidenziato, aumenta tutto con un’unica eccezione: quella che riguarda i servizi relativi all’informazione e alla comunicazione (-0,2%). È possibile ipotizzare che, di fronte all’aumento del costo della vita, famiglie e imprese prestino maggiore attenzione a queste spese anche se il dato sui prezzi, da solo, non consente di stabilire se sia effettivamente diminuita la domanda.

Il peso per le famiglie

E per quanto riguarda le famiglie? Nel terzo trimestre del 2026, l’aumento dei prezzi misurato dall’indice armonizzato IPCA è stato più elevato per i nuclei con livelli di spesa più bassi (+4,4%) rispetto a quelli con livelli di spesa più alti (+2,9%). Traduzione: chi stava male, ora sta anche peggio.

Si ricorda, per concludere, che negli ultimi 25 anni i prezzi sono aumentati fino al +120%.

Le due inflazioni delle regole di bilancio Ue

16 October 2026 at 09:23

L’alta inflazione incide sull’andamento della finanza pubblica e sul funzionamento delle regole europee. Sono due le questioni principali: il trattamento del fiscal drag e i margini di flessibilità rispetto a un percorso di spesa pubblica fissato nel 2024.

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