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Cosa fare se si trovano dei soldi a terra, come restituirli e quanto spetta in cambio

18 October 2026 at 16:26

Cosa si deve fare se si trova una somma di denaro per terra? Può essere utile fare chiarezza su cosa prevede la legge se si trova una somma di denaro incustodita o abbandonata.

In questi casi non vale la regola informale del “chi lo trova se lo tiene”. Appropriarsi di denaro o beni di cui non si può ricostruire la provenienza può infatti comportare conseguenze legali. La legge obbliga a restituire qualsiasi cifra si trovi a terra, anche se non racchiusa all’interno di un portafoglio con documenti. Esiste infatti una procedura ben precisa da seguire.

Cosa fare se si trovano soldi in un portafoglio?

La situazione più semplice da gestire è il ritrovamento di banconote all’interno di un portafoglio. In questo caso la norma è netta: i soldi vanno restituiti a chi li ha smarriti. La presenza dei documenti d’identità rende immediata l’individuazione del proprietario.

In questa circostanza è possibile:

  • consegnare il portafoglio alle autorità (Polizia Locale, Polizia di Stato o Carabinieri);
  • spedire il portafoglio tramite posta all’indirizzo riportato sui documenti;
  • tentare la riconsegna di persona, se la residenza del proprietario si trova nelle vicinanze.

Cosa fare se si trovano banconote per terra senza portafoglio?

Più complessa è la situazione in cui si rinvengono contanti sparsi a terra, privi di portafoglio o elementi identificativi. Anche in questo caso sussiste l’obbligo legale di restituzione, ma occorre capire come procedere non conoscendo l’identità dello smarritore.

La soluzione è fare riferimento all’Ufficio Oggetti Smarriti presente in ogni Comune. Recandosi presso la casa comunale è possibile consegnare la somma: gli operatori redigeranno un verbale indicando l’importo, il luogo del ritrovo e le generalità del ritrovatore. Chi ha smarrito il denaro potrà rivolgersi al medesimo ufficio per chiederne la restituzione, fornendo dettagli specifici su luogo, orario e taglio delle banconote per confermare la propria titolarità.

Il Comune pubblicherà poi l’avviso di ritrovamento nell’Albo Pretorio omettendo i dettagli riservati del verbale, così da consentire la verifica delle richieste di reclamo.

C’è un beneficio per chi trova il denaro: se trascorso un anno dalla pubblicazione dell’avviso nessuno si presenta a richiedere la somma, questa spetta di diritto alla persona che l’ha consegnata in Comune.

Si ha diritto a una ricompensa?

Sia in caso di ritrovamento di un portafoglio sia di contanti a terra, chi ritrova la somma ha diritto per legge a un premio. Il Codice Civile stabilisce infatti che il ritrovatore possa richiedere una percentuale sulla somma ritrovata (pari al 10% fino a un certo valore e al 5% per la quota eccedente). Il proprietario non può rifiutarsi di corrispondere tale importo.

Nota bene: per ottenere la ricompensa, chi ha trovato i soldi deve farne esplicita richiesta al momento della restituzione.

Cosa si rischia a tenere i soldi?

La tentazione di trattenere una somma trovata per strada può essere forte, ma comporta dei rischi sul piano legale. Trattenere denaro altrui senza attivare le procedure di restituzione non costituisce più un reato penale (il reato di appropriazione di cose smarrite è stato depenalizzato), ma rappresenta un illecito civile.

Chi si appropria dei soldi rischia una sanzione pecuniaria comminata dal giudice, il cui importo viene calcolato in base alla gravità del fatto, all’entità della somma e alle condizioni economiche delle parti. Per evitare contenziosi e sanzioni, la condotta corretta e sicura resta sempre la consegna alle autorità o agli uffici comunali preposti.

Debito USA a 40mila miliardi, perché il record costa casa anche a Europa e Italia

18 October 2026 at 15:16

Il debito degli Stati Uniti è fuori controllo. Il Fondo Monetario Internazionale ha definito la sostenibilità del debito pubblico statunitense preoccupante, con una traiettoria giudicata insostenibile nel medio e nel lungo periodo.

I problemi americani, però, non resteranno dall’altra parte dell’Oceano e toccheranno anche l’Europa e l’Italia. Questo perché gli Stati Uniti, per finanziare il proprio maxi-debito, offrono rendimenti alti e privi di rischio reale.

Come sta il debito statunitense?

Non bene. Gli Stati Uniti spenderebbero circa 2,9 miliardi di dollari al giorno solo per gli interessi sul debito. Sono i dati pubblicati dal Tesoro sull’anno fiscale chiuso il 30 settembre scorso.

Il deficit è a 1.990 miliardi di dollari, il 12% in più dell’anno precedente, e gli interessi sono diventati la terza voce del bilancio federale, dietro a pensioni e Medicare e prima della difesa. Gli interessi netti hanno raggiunto la cifra record di 1.050 miliardi, crescendo più delle entrate, della spesa complessiva e del PIL.

La difficoltà degli Stati Uniti è legata al costo del denaro: tasso medio al 3,53% (il doppio del 2021), debito lordo oltre i 40.000 miliardi e rendimento del decennale sopra il 5% dopo le tensioni e la guerra con l’Iran, contro il 4,1% previsto dal Congressional Budget Office.

Le stime, inoltre, rischiano di peggiorare: come calcola il Committee for a Responsible Federal Budget, se i rendimenti restassero un punto sopra le stime, nel 2030 gli interessi costerebbero 2.800 miliardi, pari al 5,9% del PIL.

Il peso del debito USA sull’Europa

Fin qui il problema sembra riguardare solo gli Stati Uniti, ma non è così. Il Tesoro americano deve rinnovare oltre 10.000 miliardi di dollari di debito a breve termine. Per convincere gli investitori a comprare i suoi titoli (i Treasury), sta offrendo tassi di interesse molto elevati, superiori al 5%.

Un grande vantaggio per risparmiatori e fondi di investimento, che preferiscono spostare i capitali negli Stati Uniti anziché investirli in Europa. Il rapporto Draghi metteva già in guardia sui circa 300 miliardi di euro di risparmio europeo che vanno ogni anno all’estero, principalmente verso i mercati americani.

Questo denaro finisce così per finanziare le innovazioni tecnologiche americane (data center, intelligenza artificiale, microchip) e la difesa degli Stati Uniti. Risorse che potrebbero andare a sostenere la transizione ecologica, la riconversione industriale e l’autonomia strategica dell’Unione Europea, ma gli USA offrono di più.

L’Italia paga un prezzo doppio

L’Europa sta già pagando il conto, ma l’Italia versa un prezzo doppiamente alto a causa dell’enorme dimensione del suo debito pubblico. Sul piano dei conti pubblici l’Italia si sta comportando bene e i mercati si fidano, come dimostra lo spread storicamente basso intorno ai 105 punti.

Il punto è che il rendimento dei BTP italiani non può scendere sotto un certo margine: se il debito americano (la valuta di riserva mondiale) rende il 5%, nessun investitore comprerebbe un BTP italiano a un tasso molto inferiore, ad esempio al 3%. I tassi USA stabiliscono una sorta di tetto minimo dal quale l’Italia non può prescindere.

Ed è in questo contesto che il Tesoro italiano si trova costretto a collocare il BTP Valore e il nuovo BTP Valore Insieme con rendimenti e cedole particolarmente alti, proprio per convincere le famiglie a trattenere i risparmi in patria.

Cosa bisogna fare?

Secondo il Fondo Monetario Internazionale c’è il rischio che si inneschi un meccanismo difficile da arrestare: più debito porta a una maggiore esposizione all’aumento dei tassi e, se gli investitori iniziano a dubitare della sostenibilità dei conti, possono chiedere interessi ancora più alti per prestare denaro.

Secondo le stime del Fondo, il costo medio effettivo del finanziamento dei governi potrebbe salire dal 2,3% del 2021 al 3,7% nel 2031.

Il debito pubblico mondiale, già al 94% del PIL nel 2025, potrebbe così raggiungere il 100% entro il 2029. Cosa fare, dunque? La direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, ha indicato poche ma significative linee:

  • alla Cina si chiede di spendere di più per sostenere la domanda interna;
  • agli Stati Uniti di risparmiare di più e tagliare il deficit;
  • all’Europa di investire di più.

L’avvertimento finale, però, riguarda tutti: più si rinvia il riequilibrio dei conti pubblici, più diventerà costoso e doloroso raggiungerlo.

Bolletta della luce, quanto puoi risparmiare cambiando offerta prima dell’inverno

18 October 2026 at 14:05

La crisi energetica, che ha accompagnato tutto l’anno, sta per abbattersi sull’inverno 2026-2027. In molti si domandano quindi cosa convenga fare per risparmiare sulle bollette di luce e gas. Se tutti potevamo aspettarci un aumento, era difficile da quantificare. Ora, con gli ultimi dati comunicati a settembre da ARERA, possiamo sapere di quanto aumenteranno le bollette: +37,3% nel trimestre ottobre-dicembre per la luce e +12,7% per il gas.

Questi sono gli aumenti previsti per i milioni di utenti vulnerabili rimasti nel regime di maggior tutela, quindi chi usufruisce delle tariffe stabilite dall’Autorità di regolazione dell’energia sulla base dell’andamento del mercato all’ingrosso della stessa. Un mercato che però sta vivendo forti tensioni internazionali. Lo stesso clima di tensione riguarda anche gli utenti con contratti a prezzo variabile nel mercato libero, perché dipendono dalle fluttuazioni del mercato all’ingrosso.

Oggi scegliere la tariffa migliore può portare a risparmiare molto in bolletta. Quale valutare? Mettiamo in ordine tutto ciò che sappiamo fino ad oggi.

Quanto costa la bolletta della luce

La bolletta della luce costa cara: secondo i dati forniti per i clienti vulnerabili, il costo è di 43,43 centesimi a kilowattora. Altroconsumo ha stilato tre esempi:

  • una famiglia di tre persone con consumo annuo intorno ai 2.000 kWh vedrà la spesa salire da 173 a 237 euro (64 euro in più);
  • una famiglia di due persone vedrà la spesa salire da 87 a 118 euro (31 euro in più);
  • una famiglia di quattro persone con consumo annuo intorno ai 3.000 kWh vedrà la spesa salire da 260 a 357 euro (97 euro in più).

Quanto si risparmia cambiando offerta?

Risparmiare è possibile. Si possono attuare comportamenti virtuosi facendo attenzione al contatore, certo, ma si possono anche cambiare offerte o fornitori. La prima mossa consigliata è proprio quella di cercare offerte più convenienti sul mercato libero.

Ricordiamo infatti che i clienti del mercato tutelato possono passare al mercato libero e chi è già sul mercato libero sa che può guardarsi intorno per individuare l’offerta migliore.

Lasciare il mercato tutelato conviene?

Sul piano economico sì: il mercato libero offre soluzioni più vantaggiose, che possono portare a un risparmio anche di circa 50 euro l’anno (il 9% in meno).

Tra le offerte convenienti c’è, per esempio, il prezzo scontato e bloccato per tre anni di Enel.

Attenzione: il passaggio al mercato libero non va valutato guardando soltanto il prezzo al kilowattora, ma anche i propri consumi.

Quando conviene cambiare contratto?

Cosa bisogna guardare nel contratto e quando è meglio cambiarlo? Nella bolletta della luce, così come in quella del gas, è presente il box dell’offerta. Vengono indicate qui le condizioni che si sono accettate, dal costo alla durata del contratto.

Solitamente alla scadenza vengono proposte nuove condizioni economiche: è il venditore a mettersi in contatto con il cliente con diversi mesi di anticipo per rinnovare l’offerta. Generalmente si tratta di proposte in linea o vantaggiose, che spingono l’utente a confermare lo stesso fornitore.

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