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“Mi sono preso una vagonata di me**a, ma non ho mai inneggiato alla violenza. È retorico dire ‘tu hai i soldi e non puoi parlare’. Dico quel che ca**o voglio”: Marracash risponde alle polemiche

20 October 2026 at 16:33

Marracash in queste ore, dopo le sue parole sui disordini avvenuti a Milano, ha ricevuto applausi, ma anche diverse critiche da parte di fan, colleghi, amici e anche da Fedez, che ha puntato indirettamente il dito contro i “rapper che poi tornano in prima fila alle sfilate”. Con un post su Instagram Marra ha subito messo le cose in chiaro: “Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo. Esporsi vuol dire letteralmente questo, mettere la faccia fuori dal finestrino e prendersela tutta”.

E ancora: “Mi stanno bene i titoli dei quotidiani nazionali e delle paginette che estrapolano due frasi ad effetto per i loro titoloni, ci sta anche questo, fa parte del gioco. Mi stanno bene le centinaia di insulti, commenti sterili e minacce ricevuti in questi giorni, sono la prova provata che i social non sono un luogo idoneo per parlare di politica. E non a caso invece sono il mezzo più usato per farla. Un paio di cose non mi stanno bene però”.

“La prima è che io non ho mai inneggiato alla violenza. – ha dichiarato il rapper – Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme. Ma quando questa violenza succede, bisogna tarsi delle domande. Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro? Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili”.

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Fedez contro i rapper “rivoluzionari” (Marracash in testa): “Bravi ragazzi rompete l’ingranaggio, ma alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”

20 October 2026 at 14:47

Sabato 17 ottobre il centro di Milano ha vissuto una giornata di scontri. Il corteo “Italia in piazza”, contro il carovita, ha portato migliaia di persone in centro ed è degenerato in violenti scontri con le forze dell’ordine. Le zone più colpite sono state piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Dante, via Broletto e San Babila.

Il giorno dopo la situazione si è ripetuta. Centinaia di giovanissimi, molti con il volto coperto, si sono dati appuntamento via social e hanno preso d’assalto le vie dello shopping. A fine weekend si contavano 271 fermati e 32 arrestati. Il sindaco Beppe Sala ha parlato di una città non preparata a episodi simili.

Nei giorni successivi sono arrivati i commenti dal mondo del rap. Marracash ha rivendicato la propria coerenza: ha scritto che le diseguaglianze sociali sono la sua battaglia e che “con le buone non cambi le cose”. Ai fan indignati ha risposto di cambiare artista, perché dice queste cose da sempre. Ha aggiunto che la violenza va condannata, ma che esistono molte forme di violenza, compresa quella subita da una generazione senza prospettive, messa davanti a una vetrina di status symbol che non potrà mai permettersi.

In questo quadro si inserisce il lungo post Instagram di Fedez, pubblicato il 20 ottobre. Il punto di partenza è una constatazione: tanti artisti si sono espressi sulle vandalizzazioni, soprattutto dal rap, con un’opinione che a suo dire è univoca: “bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio”.

Fedez non liquida la rabbia dei giovani. Dice di conoscere la parabola tipica del rap, che porta dal niente agli status symbol, perché l’ha vissuta: la frustrazione della casa brutta in periferia, della scuola e del lavoro che non funzionano, dell’impossibilità di comprarsi qualcosa di bello. Capisce quindi perché quella frustrazione si scarichi contro le vetrine del centro, simbolo di ciò che “noi non potevamo e loro non possono avere”.

L’accusa ai colleghi è un’altra: quelle vetrine le riempiono anche gli artisti. Sono loro, scrive, ad aver promosso quell’idea di vita e di successo, tra sfilate, orologi di lusso e viaggi. E aggiunge, con autocritica, di averci messo in vetrina più del lusso.

Da qui l’affondo sulla coerenza. Fedez ricorda chi ora giustifica lo sfondamento delle vetrine ma, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Sala. Quell’addomesticamento lo capisce, perché era opportuno. Capisce meno il sostegno al saccheggio, che oggi è altrettanto opportuno. I manifestanti, dice, non sono “Pokémon da scagliare” per intercettare nuova audience: per questo non riesce ad applaudire a favore di camera.

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Milano brucia, il rap prende la parola (e la piazza si spacca): da Marracash a Kid Yugi, ma anche Sayf, Ghali e Artie 5ive. Tutte le dichiarazioni

20 October 2026 at 13:00

Quando in Italia succede qualcosa di grosso, prima o poi arriva il momento in cui qualcuno chiede: e i rapper? Stavolta la risposta è arrivata in fretta, senza bisogno di sollecitazioni. Sui disordini milanesi del 17 ottobre gli artisti hanno detto la loro dove sono di casa, tra post e stories. A dettare la linea, e a incassare gli applausi più rumorosi e le critiche più feroci, è stato Marracash.

Il rapper della Barona parte da lontano, e lo fa con una frecciata a un certo modo di fare militanza. La protesta da tastiera, dice, non lo ha mai convinto: è “troppo facile, cheap, non costa niente”. Per lui l’impegno si misura sulla distanza, con le scelte, i testi, i concerti.

Poi la sentenza: “Con le buone non cambi le cose. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio (…) Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita”.

Marracash si guarda indietro e rivendica di aver anticipato tutto: “Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio”. Due anni fa, ricorda, aveva già dato alle stampe un album dal titolo che non lasciava dubbi, “È finita la pace”.

Il rapper poi ha risposto alle critiche: “Io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista». Lui la violenza la condanna, assicura, ma allarga il campo: c’è quella di “quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale”. E c’è quella che pesa su una generazione “senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai”. Il verdetto finale è una frase sola: “Esistono molte forme di violenza“.

A mettere un like sono stati Guè, Sayf e Artie 5ive. Tra chi ha lasciato un commento di sostegno c’è anche l’eurodeputata Ilaria Salis.

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News Wrap: Federal judge clashes with DOJ over D.C. golf course

19 October 2026 at 23:40
In our news wrap Monday, a federal judge clashed with Justice Department lawyers in the latest legal standoff over the fate of a Washington, D.C. golf course, the Supreme Court will review a Reconstruction-era ban on home distilleries and Israeli authorities say they've arrested at least ten people in connection with recent settler attacks in the occupied West Bank.

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