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Caso Basoccu, il poliziotto indagato può tornare al lavoro: revocata la sospensione

20 October 2026 at 15:25

Potrà tornare al lavoro il poliziotto indagato per lesioni aggravate per il ferimento di Marco Basoccu, ultras della Juventus secondo la procura colpito da un lacrimogeno durante gli scontri prima del derby con il Torino del 24 maggio scorso. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Torino, che ha revocato la misura cautelare della sospensione dal servizio per un anno. I giudici hanno accolto parzialmente la richiesta dei difensori dell’agente, gli avvocati Paolo Chicco e Lucetta Gai, respingendo invece quella della Procura, che aveva chiesto un aggravamento della misura cautelare con gli arresti domiciliari.

Secondo quanto emerso, il poliziotto potrà riprendere servizio negli uffici, con mansioni amministrative, come aveva lui stesso richiesto. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Paolo Scafi, intanto prosegue: nelle scorse settimane è stato disposto un incidente probatorio per analizzare il cappello sequestrato a Basoccu e verificare l’eventuale presenza di tracce di gas. La difesa del poliziotto ha inoltre chiesto nuovi accertamenti sulla ferita alla testa dell’ultras, per stabilire se sia compatibile con l’impatto di un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo, e l’esame del proiettile recuperato vicino al tifoso. Gli esiti sono attesi nelle prossime settimane. Lo scorso 6 ottobre per gli scontri di maggio la Digos aveva eseguito ventidue misure cautelari con divieto di dimora e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Una quarantina invece i provvedimenti Daspo per ultras granata e bianconeri.

”Siamo estremamente contenti, perché per la seconda volta il tribunale ha respinto le richieste della procura di misura cautelare agli arresti domiciliari per un poliziotto che al momento non è ancora colpito da prove della sua responsabilità, perché è in corso l’incidente probatorio proprio per accertare cosa abbia colpito il tifoso se dalla pietra o da altre cose, quindi siamo in una fase in cui la sua innocenza è ancor più da sostenere perché non vi è nessuna prova contraria – commentano all’Adnkronos i legali Paolo Chicco e Lucietta Gai – e siamo altrettanto contenti perché il tribunale ha accolto la nostra richiesta di consentire al poliziotto riprendere l’attività lavorativa, secondo quanto lo stesso aveva richiesto all’amministrazione, cioè di svolgere un’attività lavorativa interna e quindi non di ordine pubblico”.

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“In soli 60 secondi hanno forzato una porta laterale, attraversato i corridoi e saccheggiato la vetrina degli orologi antichi. Bottino da 150 mila euro”: l’incredibile furto alla Reggia di Venaria Reale

20 October 2026 at 08:34

Sessanta secondi netti. Il tempo di forzare una porta laterale, attraversare i corridoi deserti approfittando dell’oscurità, irrompere nel piano nobile e accanirsi con una sorta di martello contro un vetro antisfondamento. Con questa sequenza fulminea, tre uomini incappucciati, vestiti di nero e con le mani coperte dai guanti, hanno violato per la prima volta la Reggia di Venaria Reale, mettendo a segno un furto da manuale a diciannove anni dalla riapertura del complesso sabaudo, restaurato nel 2007 con un investimento di 300 milioni di euro. L’obiettivo del raid, calcolato al millimetro, era una collezione di inestimabile valore storico situata a pochi passi dal capolavoro architettonico della Galleria Grande di Filippo Juvarra.

I malviventi hanno colpito nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre, sfruttando tatticamente il giorno di chiusura settimanale del polo museale. Dalla teca espositiva collocata all’interno della Camera d’udienza del Duca di Savoia sono spariti 26 antichi orologi, in gran parte modelli da taschino realizzati in oro e smalto da manifatture inglesi e francesi del diciottesimo secolo. La collezione, il cui valore economico è stato stimato in circa 150 mila euro (e regolarmente coperta da assicurazione), era stata donata al Consorzio delle Residenze reali sabaude nel 2012 dagli eredi di Giorgio Accornero. Significativo il fatto che i ladri abbiano ignorato una seconda teca adiacente contenente ventiquattro tabacchiere d’epoca: un dettaglio che suggerisce come il commando non avesse tempo a disposizione per abbattere un’altra barriera di sicurezza.

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