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La cotización del gas natural en Europa rompe nuevos máximos desde finales de 2022

22 October 2026 at 18:02

La cotización del gas natural en Europa rompe nuevos máximos desde finales de 2022

La principal referencia, el TTF holandés, supera los 91 euros/MWh por primera vez desde diciembre de 2022, tras llegar a subir un 4,8%; se dispara un 185% desde el estallido del conflicto en Oriente Medio

La escalada de petróleo y gas y el temor a una crisis de deuda aceleran las caídas de las bolsas y el Ibex se deja más de un 2%

El precio del megavatio hora (MWh) del gas natural europeo TTF en el mercado holandés ha superado este jueves los 91 euros, lo que supone un nuevo máximo desde diciembre de 2022.

A las 15:18 horas (13:18 GMT), la materia prima de referencia en Europa cotizaba en el mercado de Países Bajos a 91,416 euros el megavatio hora (MWh), lo que representaba un repunte del 4,8% respecto al cierre del miércoles.

Horas después de tocar ese máximo, a las 18:30 horas (16:30 GMT), el gas natural registraba una avance del 4,46%, en los 90,885 euros, informa EFE.

Todo ello, en una jornada en la que la escalada de esta materia prima y del gas y el temor a una crisis de deuda han acelerado las caídas de las bolsas, con el Ibex español dejándose más de un 2%.

Se trata de la cotización más elevada para esta materia prima desde el 23 de diciembre de 2022, en el contexto de la crisis energética derivada de la invasión rusa de Ucrania.

En el acumulado del año, el precio del gas natural en Europa se dispara más de un 220%, mientras que desde el estallido del conflicto en Oriente Medio su revalorización supera el 185%.

Fuentes de XTB señalan que esta subida se debe “al aumento de las tensiones geopolíticas en Oriente Medio y las preocupaciones sobre la disponibilidad de suministro durante el invierno”.

Los analistas de la firma exponen que los inventarios europeos se encuentran en torno al 75% de su capacidad, lo cual supone un nivel “excepcionalmente bajo” para esta época del año, más cuando ya está concluyendo el llenado de los almacenes de cara a la temporada invernal.

Esta situación de menores reservas incrementa la sensibilidad del mercado ante posibles interrupciones en los flujos de gas natural provenientes del Golfo Pérsico.

Los expertos apuntan a que, de continuar con esta subida, el precio de soporte se podría situar entre 90,96 y 94,52 euros.

Prelievo di solidarietà temporaneo sugli extraprofitti del settore energetico: per l’Avvocatura Ue è legittimo

22 October 2026 at 17:19

Secondo Athanasios Rantos, avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà temporaneo sugli extra-profitti del settore energetico è legittimo. Era stato introdotto nel 2022 in risposta alla crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina. Secondo l’Avvocatura della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà del 2022-2023 era “conforme al diritto dell’Unione“. Incideva sugli utili straordinari, ovvero eccedenti del 20% rispetto agli utili prodotti nei quattro esercizi precedenti, realizzati nei due anni interessati dalle imprese dei settori di petrolio, gas naturale, carbone e raffinazione.

Nelle sue conclusioni, Rantos sostiene che la misura economica era “urgente, temporanea e proporzionata“, oltre a sottolinearne il “carattere eccezionale e temporaneo“. Giustificata anche la restrizione ad alcuni operatori, in quanto “fondata su criteri oggettivi e riguardante le imprese più importanti in termini di quote di mercato”, che perciò non costituisce né una differenza di trattamento selettiva né un aiuto di Stato.

Di recente Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia hanno inviato una lettera al ministro delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin auspicando un nuovo quadro comune per la tassazione delle grandi aziende che traggono profitto dalla crisi causata dal conflitto in Medio Oriente. Alla richiesta era seguita la promessa di dar fondo a nuove analisi di fattibilità.

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Proteste di camionisti e agricoltori, il cdm stanzia sostegni per il caro gasolio. 105 milioni per l’autotrasporto, 60 per l’agricoltura e 10 per la pesca

22 October 2026 at 15:15

Sessanta milioni di euro per gli agricoltori, 10 milioni per la pesca e 105,2 milioni di nuove risorse per l’autotrasporto. Il Consiglio dei ministri ha approvato l’annunciato decreto legge con misure di sostegno per i comparti in protesta a causa del caro gasolio determinato dalla guerra in Iran. Per i tir che nei giorni scorsi hanno bloccato mezza Italia, il provvedimento arriva a due giorni dal vertice con le associazioni di categoria in Prefettura a Milano, quando il ministro Matteo Salvini e il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi avevano annunciato lo sblocco di oltre un miliardo di euro. Una cifra che comprendeva però anche risorse già stanziate e rimaste finora in attesa di essere erogate. Ora il governo garantisce di aver accelerato sulla messa a disposizione dei crediti d’imposta e di essere intervenuto anche per andare incontro alle imprese più piccole. Le associazioni nazionali dell’albo autotrasporto “apprezzano” l’approvazione immediata del decreto, dice Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras. Ma le 11 grandi sigle non controllano la protesta e i provvedimenti non convincono tutti: in alcune zone della Campania restano i blocchi.

“Entro la prossima settimana i crediti sul cassetto fiscale”

Il Mit “da ieri ha iniziato a fare i pagamenti e oggi ce li certifica l’Agenzia delle Entrate, quindi entro la prossima settimana le prime 2.000 imprese mandate ieri avranno i crediti di imposta sul cassetto fiscale delle Entrate”, ha detto Rixi. Si tratta dei crediti a compensazione del 70% dei maggiori costi per il carburante sostenuti tra marzo e agosto rispetto a febbraio, prima dell’esplosione dei rincari. Si tratta di contributi attesi da mesi. Per il periodo marzo-agosto, per cui erano giù stati stanziati 480 milioni, sono arrivate oltre 30mila domande che ora vanno smaltite. “I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”, ha chiosato Giorgia Meloni in un video diffuso dopo il Consiglio dei ministri, annunciando anche il rifinanziamento del credito d’imposta per settembre e ottobre con ulteriori 106 milioni di euro”. Si tratta di 45,2 milioni aggiuntivi per il credito d’imposta relativo alle spese di gasolio da marzo ad agosto 2026, che portano la dotazione complessiva da circa 430 a circa 480 milioni, e circa 60 milioni per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre. In aggiunta “diamo più tempo, cioè fino al 31 marzo 2027, per utilizzare questi crediti”.

Meloni ha anche annunciato che da novembre saranno sbloccati i pagamenti arretrati per il trasporto via mare, attraverso le cosiddette Autostrade del mare. Anche in questo caso le imprese attendono contributi relativi alle annualità precedenti.

Le misure per i piccoli

Il decreto interviene anche, rivendica il governo, per le imprese di dimensioni ridotte, spesso con pochi mezzi e camion più vecchi, che restano escluse dal credito d’imposta riservato ai veicoli Euro 5 e superiori con massa oltre le 7,5 tonnellate. “Abbiamo dato la possibilità di sospendere per 7 mesi i leasing sugli automezzi in modo da conservare liquidità”, ha spiegato Rixi. Salvini ha parlato di 5 mesi. E ha confermato “la spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” attraverso il meccanismo del fuel surcharge che entrerà obbligatoriamente nei contratti, stando agli annunci.

Il contributo per il gasolio agricolo e per la pesca

Per quanto riguarda agricoltori e pescatori, vengono stanziati 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo, che “nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 0,45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri”, ha detto Meloni, e 10 milioni di euro per la pesca. Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, e chi gli chiedeva se le risorse fossero sufficienti, ha risposto: “Per ora dovrebbero bastare, un po’ di ottimismo non guasta”. Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, quei soldi “danno finalmente un pò di respiro a un comparto in totale apnea da crisi di liquidità”. Ma adesso “auspichiamo che tempi e metodo di erogazioni arrivino subito a compensare queste lunghe settimane di agonia” e “chiediamo subito la costruzione di un piano nazionale straordinario per l’agroalimentare che coinvolga tutta la filiera – produzione, trasformazione, Gdo – per affrontare in modo più organico tutte le difficoltà in campo”. Coldiretti parla di “segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e Confagricoltura di “un segnale importante in un momento di grave difficoltà per il settore primario”.

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El abogado general de la UE avala el impuesto a las energéticas de 2022 en pleno debate para reinstaurarlo

22 October 2026 at 11:15

El abogado general de la UE avala el impuesto a las energéticas de 2022 en pleno debate para reinstaurarlo

El letrado, cuya opinión suele avanzar el sentido final de las sentencias del TJUE, cree que la medida era "urgente, temporal y proporcionada" para "mitigar los efectos de la crisis energética"

Hacienda promete buscar la fórmula para gravar los beneficios “caídos del cielo” de las empresas energéticas

El impuesto temporal sobre las compañías energéticas que la Unión Europea adoptó durante la crisis energética de 2022, y que en España estuvo en vigor hasta 2024, es acorde con la legislación comunitaria, según las conclusiones presentadas este jueves por el abogado general de Tribunal de Justicia de la Unión (TJUE) Athanasios Rantos.

Aunque no se trata de una opinión vinculante de cara a la futura sentencia, sus dictámenes suelen coincidir con el fallo final. El abogado general respalda así dicho gravamen, que estuvo vigente sólo dos ejercicios (2022 y 2023) a escala europea frente a las dudas planteadas por los Tribunales Constitucionales de Italia y Bélgica, y por el Tribunal Superior de Irlanda, informa EFE.

Estas conclusiones llegan en un momento marcado por el incremento de los precios energéticos, especialmente del petróleo y el diésel, en el que países como España y Alemania han reclamado impulsar un impuesto similar sobre los beneficios extraordinarios de las petroleras, algo a lo que se niega la Comisión Europea.

La “contribución solidaria temporal” de 2022 gravaba a empresas de los sectores del petróleo, el gas natural, el carbón y la refinería, siempre que sus beneficios extraordinarios superasen en un 20% la media de los beneficios imponibles en los cuatro ejercicios anteriores.

Avala el instrumento por ser “urgente, temporal y proporcionado”

En primer lugar, el letrado avala la base legal del impuesto, un instrumento para situaciones de emergencia que permitió que fuera aprobado por mayoría cualificada y no por unanimidad, como se exige normalmente a todas las medidas fiscales que adopta la UE.

En concreto, considera que el gravamen era efectivamente una medida “urgente, temporal y proporcionada” que perseguía “mitigar los efectos de la crisis energética para las empresas y los consumidores, mediante un esfuerzo coordinado de los Estados miembros, de acuerdo con el principio de solidaridad”.

Este carácter “excepcional y temporal” excluye que el impuesto “pueda calificarse de medida retroactiva o contraria a los principios de seguridad jurídica y de confianza legítima”, según el abogado general, quien añade que tampoco “pone en tela de juicio el derecho de propiedad ni la libertad de emprendimiento”.

Por otro lado, señala que la medida no impedía a los países ampliar el gravamen a entidades que habían obtenido beneficios energéticos excepcionales debido a las particularidades de su mercado de la energía, siempre que “la carga global y los objetivos de las medidas nacionales sigan siendo equivalentes a los de la normativa europea”.

En este sentido, añade que el hecho de que algunas de estas entidades estuvieran también sujetas a un mecanismo que limita los ingresos no constituía “un obstáculo para la aplicación de la contribución solidaria temporal”.

Por último, descarta la existencia de una “diferencia de trato selectiva” porque la aplicación del impuesto estaba limitada a determinados operadores en función de “criterios objetivos” y estaba dirigida a las empresas “más importantes en términos de cuota de mercado”.

I rendimenti dei titoli decennali francesi ai massimi dal 2002: il differenziale con i Bund vola a 170 punti. Si allarga anche lo spread italiano

22 October 2026 at 10:50

La crisi del debito francese si aggrava e le tensioni si propagano di nuovo al mercato obbligazionario europeo. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è arrivato giovedì a 170 punti base e il rendimento degli Oat a 10 anni ha superato il 5,1%, ai massimi dal 2002. Un nuovo campanello d’allarme per la seconda economia dell’Eurozona, alle prese con i conti pubblici in affanno, l’incertezza politica e le tensioni sociali a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Anche i titoli italiani finiscono sotto pressione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi sale a 124 punti base, sui livelli dell’aprile 2025, e il rendimento del decennale italiano si avvicina al 4,63%.

Quando lo spread si allarga, significa che gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare lo Stato percepito come più esposto a rischi politici e fiscali. Ieri, 20 ottobre, il differenziale tra Oat e Bund aveva già superato la soglia simbolica dei 150 punti base, attestandosi a 153 punti. Un livello che non si vedeva in chiusura di seduta dal 2012 ed è “associato alla crisi del debito nell’area euro”, ricordano gli analisti di Ubs Global Wealth Management. L’ulteriore allargamento a 170 punti segnala un nuovo deterioramento della fiducia del mercato. A pesare sul debito francese sono le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici e la capacità del governo di trovare una maggioranza per le misure di bilancio. Il Parlamento sta discutendo la manovra finanziaria per il 2027 che prevede risparmi per 54 miliardi, ma visto il clima politico con le tensioni nelle piazze a margine delle manifestazioni contro il carovita e la prospettiva delle presidenziali della prossima primavera il timore dei mercati è che quei tagli necessari per contenere il disavanzo e stabilizzare il debito non si faranno.

In questo quadro anche l’Italia vede salire il costo del finanziamento: il rendimento del decennale italiano sale al 4,63%. Significa maggiori costi sulle nuove emissioni e sul debito da rifinanziare, con effetti che si trasferiscono progressivamente sulla spesa per interessi.

A rendere più complicato il quadro è la contemporanea fiammata dei prezzi energetici. Il Brent sale del 3,1% e supera i 112 dollari al barile, mentre il Wti guadagna il 2,9% e arriva a 99,9 dollari. Il gas resta sopra gli 89 euro al megawattora, sui massimi dal dicembre 2022. Il rincaro delle materie prime riaccende i timori sulle prospettive dell’inflazione e sulle conseguenze per la crescita. E un’inflazione più persistente preannuncia nuovi aumenti dei tassi da parte delle banche centrali contribuendo a tenere alta la pressione sui rendimenti obbligazionari.

Le vendite colpiscono anche i listini azionari, stretti tra il caro energia e la correzione del settore tecnologico. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla redditività degli ingenti capitali investiti nell’intelligenza artificiale e sui tempi necessari perché la spesa delle grandi società tecnologiche si traduca in ricavi e profitti. Lo Stoxx 600, l’indice che riunisce le principali società europee, perde circa l’1%. Piazza Affari è tra le peggiori Borse del continente: il Ftse Mib cede l’1,87%.

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