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La tecnologia che porta il frutteto a tavola

Fra i filari di un frutteto, la cabina del trattore è un luogo di lavoro. Ci si trascorrono ore, si controllano le attrezzature, si osservano le piante, si ripetono manovre. Il lancio del nuovo STEYR Spezial F CVT ha permesso di guardare la produzione agricola da questa posizione: quella di chi deve organizzare il lavoro prima che il raccolto diventi cibo disponibile per tutti. Le prove sul campo e le visite agli impianti hanno messo in relazione la macchina con il territorio che la utilizza, mettendo in evidenza ciò che il consumatore raramente vede: persone, famiglie, generazioni di coltivazione. Il cibo al supermercato è il risultato di questo lavoro. Per un costruttore di macchine agricole il compito è renderlo più semplice, efficace e produttivo, partendo dalle esigenze di chi lo svolge.

Perché oggi a lavorare i campi è un agricoltore che unisce conoscenza del territorio, delle colture e dell’agronomia alla capacità di gestire strumenti digitali. Guide assistite di precisione e telemetria, cioè la trasmissione a distanza dei dati della macchina, gli mettono a disposizione informazioni utili per organizzare gli interventi. Il nuovo agricoltore è un vero professionista, un vero gestore: una persona che conduce un’attività economica, che è in grado di confrontarsi con la tecnologia e che prende decisioni più consapevoli, oltre a lavorare nei campi.

La tecnologia interviene anche sulla qualità di quel lavoro. Nel nuovo Spezial F CVT di Steyr, disponibile in tre modelli da 100 a 120 cavalli, la trasmissione a variazione continua consente di regolare la velocità senza i passaggi fra rapporti distinti di un cambio tradizionale. La cabina dispone di sospensioni e filtrazione di categoria 4, pensata per proteggere l’operatore durante i trattamenti, la rumorosità interna è di 69 decibel. Sedile pneumatico, vetri ampi e comandi personalizzabili affrontano questioni quotidiane come sobbalzi, visuale e gesti ripetuti. Ed è in questo senso che anche la progettazione di un trattore apre spazi di riflessione culturali, oltre che tecnici. La fatica fisica viene spesso associata all’autenticità del lavoro agricolo, mentre il comfort può sembrare un dettaglio inutile, ma è proprio il contrario a far diventare attrattivo un lavoro tradizionalmente pensato come “di fatica”. E così possiamo superare l’immagine di un mestiere arretrato: gli strumenti possono alleggerire alcune operazioni e accrescere la professionalizzazione. La competenza di chi coltiva si esprime anche nella capacità di usare i dati, riconoscere un problema e scegliere quando intervenire. I miglioramenti tecnologici sono uno strumento potente per migliorare la qualità della vita di chi passa la sua vita in campo.

Il rapporto fra macchine e paesaggio procede in entrambe le direzioni. Steyr distingue le colture esistenti, alle cui distanze e caratteristiche il mezzo deve adattarsi, dagli impianti progettati anche in funzione della meccanizzazione. I vigneti con filari stretti e gli oliveti organizzati per la raccolta meccanica sono situazioni differenti, da affrontare ascoltando gli agricoltori: il progetto di un trattore nasce dalle loro osservazioni, dalle difficoltà incontrate e dalle richieste di maggiore comfort e produttività.

Anche l’equivalenza fra raccolta manuale e qualità richiede attenzione: la possibilità di meccanizzare cambia con il prodotto e con l’operazione, ed è importante sottolineare il valore di rendere uniformi i compiti ripetitivi e di fornire informazioni per quelli che richiedono valutazioni specifiche. Non tutto quello che è raccolto a mano garantisce un risultato superiore, e con la meccanizzazione avremo di sicuro una migliore qualità della vita per gli addetti. Il contributo alla qualità va quindi letto nell’intero processo, dalla gestione del suolo alla cura delle piante, senza attribuire a una macchina il risultato del raccolto. Per le nuove generazioni gli strumenti digitali possono essere un punto di accesso al settore, attraverso competenze familiari e percorsi di carriera, mentre l’educazione e il contatto diretto con il lavoro agricolo possono rendere comprensibile questa filiera, e riconoscere nuova dignità a chi produce il cibo, spiegando meglio come lavora e quali strumenti gli permettono di continuare a farlo, in modo contemporaneo.

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Due nuovi libri raccontano il cibo attraverso l’arte e la poesia

Foto di Sixteen Miles Out su Unsplash

Cinquesensi editore porta in libreria due nuove pubblicazioni dedicate al mondo enogastronomico interpretato secondo due diverse chiavi artistiche: l’epica e il poetare in versi sono protagonisti del primo volume, pittura, design, architettura, musei del secondo.

Il 12 ottobre, data scelta perché centotrentesimo anniversario della nascita di Eugenio Montale, è il giorno di uscita di “Piccole epiche per cuochi e altri apprendisti” di Ro (Roberta) Corradin. La scrittrice e saggista, autrice di fumetti e di libri come “Ho fatto un pan pepato – ricette di cucina emotiva” (Zelig 1995), “Le cuoche che volevo diventare” (Einaudi 2008), “Cannoli siciliani” (Giunti 2023), ha composto 75 poemetti (più un breve racconto) dove mescola dèi e miti classici, ingredienti, ricette, città del mondo, cucine, momenti di vita vissuta in prima persona ed episodi universali, il tutto in forma lirica, ma senza disdegnare neologismi e contaminazioni linguistiche.

Leggiamo nell’introduzione: «Mi sono divertita a cogliere la componente mitica insita nelle storie di chi il cibo lo prepara, lo coltiva, lo alleva, lo affina, lo cucina, lo progetta, lo serve a tavola. Strada facendo, si è imposta la mia passione per il mito greco, materiale duttile nelle mani di noi scrittori da oltre due millenni. Scrivendo, ho pensato e sperato che queste piccole epiche, dedicate a cuochi e cuoche, possano tornare utili («la poesia è di chi gli serve») anche ad altri, a tutti noi che nella vita, per attitudine e curiosità, continuiamo a sentirci sempre in apprendistato».

Il 13 ottobre è previsto invece l’arrivo nelle librerie di “A tavola con l’arte. Il cibo d’autore nei luoghi dell’arte e l’arte nei luoghi del cibo d’autore”, a cura della giornalista e divulgatrice culturale Ilaria Guidantoni e dal giornalista e critico enogastronomico Antonio Paolini. Percorrendo tutte le regioni italiane, il volume racconta i principali luoghi a vocazione artistica del nostro Paese (musei, castelli, ville storiche, borghi) che ospitano anche locali o realtà ristorative (sezione “Cucina nei luoghi d’arte”), e viceversa ristoranti, bar, alberghi arricchiti da opere artistiche o da un contesto storico e culturale particolarmente pregevole (sezione “Arte in tavola”). Una sezione a parte (“Arte nel bicchiere”) è riservata alle cantine e alle aziende vinicole le cui vigne spesso sono spazio espositivo per sculture e architetture.

I due autori così raccontano la loro ispirazione: «Si può dare di più. È il motore che ha portato alla genesi di questo lavoro. Ed è la constatazione fatta proprio andando a esplorare il mondo che ne è divenuto l’oggetto. Si può dare di più di uno splendido spettacolo, una mostra, un concerto dotando lo spazio che ne è (in senso proprio e figurato) teatro d’un luogo di ristoro che abiuri i vecchi cornetti avanzati dal mattino (o, peggio, incellofanati) e le bibite tristi delle vecchie buvette e dei caffè da museo (attenzione: quando c’erano, mancando sovente perfino quelli) e renda olisticamente felice l’esperienza. E, viceversa, si può dare di più, oltre a menu, piatti e sapori (d’ogni genere, assolutamente non solo “fine dining”, ma a sorpresa anche splendide trattorie e luoghi di intrattenimento gastronomico di ogni tipo farciti di tesori) offrendo ai clienti la compresenza di opere e oggetti d’arte, a loro volta senza limiti di genere. Ne abbiamo repertati centinaia e abbiamo potuto constatare che si stavano felicemente moltiplicando».

“Piccole epiche per cuochi e altri apprendisti” di Ro Corradin, Cinquesensi Editore, 176 pagine, 18 euro

“A tavola con l’arte. Italia – Il cibo d’autore nei luoghi dell’arte e l’arte nei luoghi del cibo d’autore” di Ilaria Guidantoni e Antonio Paolini, Cinquesensi Editore, 640 pagine, euro 30,00

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