La gallina vecchia e il tempo del brodo

La paletta bucata passa appena sotto il disco giallo che si è formato durante la notte in frigorifero e lo solleva quasi intero. Sotto, il brodo di gallina è limpido e fermo: tornerà a muoversi quando sarà scaldato. È un gesto piccolo, ma spiega perché questa preparazione occupi più tempo che attenzione. «Gallina vecchia fa buon brodo» trasferisce quel tempo alle persone. Secondo il Vocabolario Treccani, il proverbio attribuisce spesso maggior pregio e utilità alle cose vecchie, talvolta con un’allusione scherzosa a chi non è più giovane. L’immagine può suonare affettuosa o pungente: dipende da chi la pronuncia e da chi la riceve. Treccani distingue inoltre la gallina dalla più giovane pollastra e registra gallina vecchia proprio come espressione riferita scherzosamente a una persona.
Anche la parola brodo ha viaggiato: Treccani la fa risalire all’antico alto tedesco brod, accostandola all’inglese broth. In italiano è diventata abbastanza familiare da uscire dalla pentola. Si può «allungare il brodo» quando un discorso non finisce; si può «lasciar cuocere qualcuno nel proprio brodo». Il proverbio sceglie invece l’accezione più concreta: acqua, carne, ortaggi e una cottura lenta, un’immagine che si ricorda facilmente.
Per farla diventare pranzo, la ricetta del brodo di gallina del Cucchiaio d’Argento dà dosi per quattro persone: mezza gallina, una cipolla, una carota, un gambo di sedano e sale. Servono anche quattro litri d’acqua per la prima bollitura e altra acqua fresca per la seconda. Il sito indica 15 minuti di preparazione e 3 ore e 10 minuti di cottura. La procedura ha un passaggio che conviene leggere prima di accendere il fuoco. Mettete la gallina a pezzi e gli ortaggi in una pentola capiente con i quattro litri d’acqua. Dopo l’avvio del bollore, lasciate andare per dieci minuti a calore moderato; quindi eliminate quell’acqua, coprite di nuovo carne e verdure con acqua fresca e cuocete a fiamma bassa per almeno due ore. Salate alla fine. Per filtrare occorrono un colino e un telo da cucina; dopo il riposo in frigorifero, una paletta bucata permette di togliere il grasso affiorato. Conservate la carne cotta per un altro piatto. Il brodo, riscaldato, può arrivare in tavola da solo oppure accogliere una minestra, ma anche essere la prima base di un meraviglioso risotto. Per servirlo bastano fondine calde e un mestolo. Se si vuole dare rilievo anche agli oggetti, il mestolo Mami di Stefano Giovannoni ha una linea morbida, mentre il poggiamestolo Blip di Alessi offre un posto preciso all’utensile tra una porzione e l’altra.
In Abruzzo quel liquido può bagnare le scrippelle ’mbusse: sottili crespelle arrotolate con parmigiano, sistemate nelle fondine e raggiunte dal brodo di gallina bollente solo al momento di servire. Altrove la somiglianza sta nella pentola, mentre i piatti seguono strade proprie. La cock-a-leekie scozzese unisce brodo di pollo e porri e può essere addensata con orzo o riso. In Vietnam il phở gà porta il pollo nel mondo del phở, con noodles di riso e un diverso equilibrio di aromi e guarnizioni; l’ente nazionale del turismo vietnamita ne distingue la storia dalle versioni di manzo. Sono due modi di pensare una zuppa di pollo, ciascuno con il proprio nome e la propria tradizione.
Per incontrare il proverbio nel piatto, l’indirizzo più diretto è la Trattoria da Amerigo, in via Marconi 16 a Savigno, sui colli bolognesi. La Guida Michelin segnala espressamente i tortellini in brodo di gallina vecchia, e anche la stampa locale li loda tra i classici imperdibili.
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