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“Eravamo in fase di decollo, ma non siamo riusciti a staccarci da terra e la pista è finita. Questi piloti ci hanno salvato la vita”: Donnie Wahlberg e l’incidente con il suo aereo privato

L’attore e cantante Donnie Wahlberg è rimasto coinvolto in un incidente aereo presso l’aeroporto internazionale Harry Reid di Las Vegas, dopo che il jet privato su cui viaggiava è uscito di pista durante le operazioni di decollo. A bordo del velivolo, un Dassault Falcon 50 diretto all’aeroporto internazionale di Toronto-Pearson, in Canada, si trovavano complessivamente otto persone. Secondo quanto comunicato dalla FAA (Federal Aviation Administration), il pilota ha interrotto la manovra di decollo, causando la fuoriuscita dell’aeromobile dalla pista. Fortunatamente, nessuno dei passeggeri ha riportato ferite. Lo riporta People.

Lo stesso Wahlberg ha affidato ai propri canali social un commento sull’accaduto, descrivendo l’episodio come “momenti piuttosto intensi” e rassicurando i fan sulle proprie condizioni di salute. “L’aereo ha riportato qualche danno, noi invece no”, ha precisato l’attore in un post pubblicato su Instagram a poche ore dall’incidente. La star di “Blue Bloods” si trovava sul velivolo all’aeroporto internazionale Harry Reid domenica 18 ottobre, intorno alle 11:00 ora locale.

“Eravamo in fase di decollo, ma non siamo riusciti a staccarci da terra e la pista è finita. – ha detto Donnie Wahlberg – Posso solo dire che i piloti ci hanno salvato la vita. E Dio ci ha protetto… Avevamo appena finito di pregare quando ho guardato fuori dal finestrino e ho capito che oggi non avremmo preso il volo. Ma siamo sani e salvi, siamo grati e va tutto bene”.

L’attore ha confermato che l’aereo è uscito di pista, andando a colpire una recinzione, precisando tuttavia di essere riuscito a evitare i mezzi e le attrezzature aeroportuali più pesanti. Nella didascalia del post, Wahlberg ha spiegato di aver condiviso il video in primo luogo con familiari e amici per rassicurarli, aggiungendo: “Dato che molti di voi sono come una famiglia per me, ho ritenuto opportuno condividerlo anche con voi”.

Poi ha aggiunto: “Eravamo io e il mio team, insieme ad alcuni amici. Sono stati momenti piuttosto intensi. Sono grato a Dio, naturalmente, e ai nostri straordinari piloti, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel tenerci al sicuro ed evitare un grave disastro. L‘aereo ha riportato qualche danno, noi invece no. Un ringraziamento a tutto il personale di soccorso a terra a Las Vegas! Siete stati davvero fantastici”.

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Voli nel caos: se non è un attacco hacker, allora è peggio

Cancellazioni e ritardi: gli aeroporti sono nella totale baraonda per un problema di natura informatica. Si parla di anomalie alla rete di trasmissione dati e la conseguenza percettibile anche chi non è esperto di voli o di computer – è la riduzione del traffico aereo del 50 per cento. Un dramma se si fosse in un Paese serio, la normalità se invece c’è sempre una scusa buona da tirar fuori dal cassetto delle più patetiche giustificazioni.

Alle sei di stamattina la giornata si profila come “complicata” e quando con il passare delle ore la situazione non migliora, comincia a serpeggiare il sospetto che si sia bersaglio di un attacco hacker. Enav, cui compete la gestione del delicato panorama degli spostamenti nei nostri cieli, si affretta a dichiarare che non è in corso alcuna aggressione da parte dei pirati informatici. Lo scopo è forse quello di tranquillizzare tutti garantendo che non è uno dei tanto temuti episodi di guerra ibrida che la Russia ha promesso di regalare all’antipatica Europa. Se qualcuno pensa di tirare un sospiro di sollievo, mi permetto di suggerire di frenare le espressioni di gioia e consolazione. Nel caso in cui i temuti hacker siano estranei a quanto sta verificandosi, la preoccupazione non deve diminuire ma invece prendere maggior spazio nel nostro cuore.

Un atto vandalico può ovviamente arrecare danni o disagi e a limitarne l’impatto dovrebbero intervenire le precauzioni, che cominciano da un valido assetto di sicurezza informatica ed organizzativa per arrivare ad un piano di ripristino delle condizioni di normalità. Nel caso in cui si esclude una pugnalata dei criminali hi-tech, il verificarsi di “guasti” di questo genere è indizio di una fragilità ben peggiore dell’esser vittima di un efferato arrembaggio telematico. In parole povere si ha l’impressione che i sistemi informatici su cui poggia il traffico aereo non siano affidabili e, fino a prova contraria, se lo fossero non ci si ritroverebbe a duellare per rimettere ordine nella bolgia di cancellazioni, rinvii, ritardi e modifiche che dimostrano che qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare.

In questi casi bisognerà spiegare a chi oggi si improvvisa esperto di sicurezza informatica (palesando una profonda carenza attitudinale oltre alla vacuità di esperienze pregresse) che gli hacker non tirano soltanto fucilate sincrone alla constatazione dell’esser stati colpiti. Chi è vecchio del mestiere ricorda che i malintenzionati del secolo scorso amavano “minare” il terreno avversario per far saltare per aria chi in un momento successivo poggiasse improvvisamente il piede nel posto sbagliato. Le si chiamava “logic bomb” e “time bomb”. Erano istruzioni malevole inserite nelle procedure automatizzate di una organizzazione e la distinzione tra loro era legata alla differente tipologia di innesco.

Questi codici “velenosi”, infilati qua e là nei programmi e ben nascosti tra le tante righe del software, erano destinati ad entrare in funzione al verificarsi di una certa condizione (logic bomb) come una specifica azione di qualche operatore oppure (ed è il caso della time bomb) al raggiungimento di una determinata data.

Le grandi organizzazioni si avvalgono di fornitori e questi, a loro volta, di una catena di subfornitori che pescano le risorse necessarie senza troppe selezioni e controlli. Programmatori e assemblatori non di rado vengono sottopagati e vivono con l’incubo di perdere il lavoro. Qualcuno di loro matura un gran desiderio di vendetta e organizza (la storia, per chi la conosce, ha migliaia di esempi) un tiro mancino destinato ad andare a segno nel caso aspettative e prospettive personali non vadano a buon fine.

Ma non è solo il malcontento a inquinare i programmi informatici. Se qualcuno vuole colpire il concorrente o il nemico, sa che la miglior cosa è colpire a basso livello e con la massima calma.

“Low and slow” dicono gli addetti ai lavori. Nessuna mossa eclatante. La vendetta è un piatto che si consuma freddo e anche la guerra ibrida non ha fretta di andare a segno.

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