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“C’è un incosciente con una Range Rover che sta guidando in modo spericolato, supera i semafori col rosso. Ho la sensazione che mi stia seguendo”: Fabrizio Corona stava seguendo Stefano De Martino? La ricostruzione di Oggi

All’ora di cena dello scorso 14 ottobre Fabrizio Corona ha inseguito per le strade di Milano Stefano De Martino. “C’è un incosciente con una Range Rover che sta guidando in modo spericolato e ad altissima velocità. Sta superando tutti i semafori con il rosso e ho la sensazione che mi stia inseguendo“, queste le testuali parole che il conduttore, a bordo della sua vespa, ha proferito a una pattuglia di carabinieri in servizio in zona Corso Sempione.

A ricostruire quanto accaduto è il settimanale “Oggi”: “Il guidatore del bolide fuori controllo è assai noto alle cronache rosa e anche a quelle giudiziarie: Fabrizio Corona. A seguito della segnalazione di De Martino, la pattuglia si è messa subito sulle tracce di Corona, fino a individuarlo all’angolo tra corso Sempione e via Moscati. I carabinieri del Nucleo radiomobile hanno cercato immediatamente di fermarlo per un controllo. Ma il conducente non ha ottemperato all’alt, anzi. A quel punto è scattato un rocambolesco inseguimento, durato poco più di 500 metri”, spiega il giornalista Alberto Dandolo.

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Napoli, rubati 822mila euro di farmaci oncologici al Pascale: arrestato l’Arsenio Lupin dei medicinali salvavita

Fra i due arrestati per il furto di medicinali oncologici all’ospedale Pascale di Napoli, del valore di circa 822mila euro, ci sarebbe un ladro seriale di questo tipo di farmaci. Si chiama Ciro Sacchettino, classe 1981, l’Arsenio Lupin dei medicinali salvavita. Ha precedenti per furti simili all’ospedale di Trieste e al Sant’Orsola di Bologna. Nel 2019 era stato arrestato a Cremona per associazione a delinquere finalizzata al traffico di farmaci chemioterapici e antivirali.

A marzo Ciro Sacchettino risultava tra i 17 indagati della Procura di Napoli – procuratore Nicola Gratteri, pm Maurizio De Marco – per un traffico di farmaci antitumorali trafugati tra l’Asl Napoli 1 e l’azienda ospedaliera Federico II, del valore di circa 4 milioni e mezzo di euro. Messo ai domiciliari, liberato dal Riesame, non risulta tra i rinviati a giudizio. Ma nel frattempo le nuove indagini del pm De Marco e dei carabinieri del nucleo operativo del Vomero di Napoli hanno stretto il cerchio su di lui per quest’ultimo furto, per il quale la giudice per le indagini preliminari Rossella Grassi ne ha ordinato l’incarcerazione.

Il colpo si è compiuto il 17 settembre 2025 al Pascale e anche stavolta – come in altri casi relativi ad altri furti in altri presidi ospedalieri – determinante sarebbe stata la complicità di guardie giurate. E in particolare di chi, premendo un pulsante, ha disattivato l’allarme per una mezz’oretta, dalle 19 alle 19.30 circa. L’impianto di videosorveglianza, però, ha regolarmente funzionato e ha ritratto l’ingresso e il passeggiare di un uomo in tenuta scura, cappellino da baseball, guanti, zaino “sprayground” e attrezzi da scasso, che a un certo punto indossa una mascherina chirurgica per camuffarsi ulteriormente.

Gli investigatori ne sono convinti: è Ciro Sacchettino, accompagnato da un complice. Viene tracciata la Panda Nera entrata poco prima e utilizzata per il trasporto dei farmaci rubati, dopo che è stata forzata la sala frigorifera dove erano custoditi a temperatura controllata. La targa della Panda è clonata. Corrisponde a quella di un camper. È una delle prove che i furti vengono compiuti con metodi criminali scientifici. Il secondo arrestato è il vigilante Salvatore Abruzzo, va ai domiciliari. Inchiodato dalle telecamere che lo riprendono nel gabbiotto, mentre è da solo, negli orari di disattivazione e riattivazione dell’allarme.

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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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“Quale razza toy, il mio cane è diventato una pecora”: nelle intercettazioni le truffe della gang dei “barboncini pezzottati” di Napoli

C’era chi spendeva 2700 euro per un cane di razza. E poi al telefono sbottava col venditore: “Ma hai saputo qualcosa del pedigree? E’ proprio brutto, l’ho portato anche dal veterinario, ‘signora questo cane si sta facendo bruttissimo’… e non è originale, perché devo avere un cane che non mi piace”? Dall’altra parte provavano a rassicurarla: “Signora quello fa la trasformazione tra sei otto mesi, per lo spitz è normale”. E il pedigree? “Ancora mi devono chiamare, appena so qualcosa vi chiamo”. Spesso non arrivava. O era fasullo.

Non si sa se sorridere (per le reazioni dei padroni) o arrabbiarsi per il trattamento dei poveri animali, leggendo le intercettazioni dell’associazione a delinquere accusata di aver lucrato imbrogliando sulla compravendita di cuccioli importati dall’Ungheria, prima che compissero i 60 giorni previsti dalla legge, e truccando le attestazioni sulla loro salute e sul loro status di animali di pregio.

L’indagine condotta dei carabinieri del Citas di Napoli, agli ordini del colonnello Marco Trapuzzano, e coordinata dal pm Giulio Vanacore, fa propendere per l’indignazione. Nei negozi sequestrati tra Napoli e Torre Annunziata i cagnolini arrivano malati e infetti per lo stress del viaggio e la prematura sottrazione alla madre, ammassati negli scatoloni, custoditi in condizioni igieniche precarie, e gonfiati di farmaci per farli apparire vispi e radiosi (chi lo compra un cane triste in vetrina?), sino alla vendita. Per poi morire, spesso, poco tempo dopo la cessione. Nelle intercettazioni, gli indagati la siringa la chiamavano “la bomba”. Un mix di Plasil, Ranitidina, Rocefin. “Il maltese cosa ha fatto”? “Ha fatto un po’ di sangue…”. La soluzione per rimetterlo in piedi? Iniettargli il composto. “La bomba”.

Tra le carte di una enorme ordinanza che ricostruisce querele e truffe risalenti fino al 2014, spunta la storia di un rivenditore che al telefono non nasconde di avere “40 barboncini tutti senza microchip”. E quello che dovrebbe essere un obbligo di legge, trasferire la proprietà di animali da compagnia solo se chippati, diventa un optional. “Vedi di mettere due microchip… te li pago a parte… fammi questa cortesia”. Scrive il Gip Giovanni Vinciguerra che il rivenditore “li inocula solo all’occorrenza e solo se ce n’è bisogno”. E quel bisogno, di solito, scatta soltanto quando c’è qualche controllo dell’Asl e bisogna a mettere a posto le situazioni.

Il giudice ha disposto il carcere per Giuseppe Esposito, Marco Esposito e Giuseppe Gallo, e gli arresti domiciliari per Manuel Esposito e Giovanni Marfella, accogliendo la richiesta cautelare per associazione a delinquere e altri sei dei 45 capi di imputazione relativi a una decina di indagati. Le vittime qualche volta si accorgevano di essere state raggirate perché i loro cani aumentavano di peso oltre le caratteristiche di un cagnolino di pregio. Una signora se ne lamenta di brutto: “Ma quale razza toy, che è diventato cinque volte tanto. È otto chili e mezzo, è diventato una pecora”. Truffata: aveva comprato uno Shi Tzu, esemplare per cui la variante toy non esiste.

Solo una piccola parte delle vendite veniva tracciata. Il resto, in contanti. Per non emettere ricevute. Per non contabilizzare sui registri di carico e scarico. Uno schemino riassume come hanno pagato 54 clienti, di cui alcuni che hanno denunciato. Dei 43.875 euro ricavati, solo 14.855 sono passati attraverso carte di credito o bancomat. La signora M. R. ha pagato il suo cucciolo con 1300 euro in contanti. La signora S. S. 1150 euro in contanti. La signora A. C. la sua bestiola l’ha pagata con 100 euro tracciati e 300 in contanti. Il signor F. A. 1750 euro tutti sull’unghia. Ci sono delle eccezioni: il signor P. C. ha pagato 1500 euro tracciandoli. Ha comunque denunciato. Era convinto di aver comprato un barboncino toy sano. Si è trovato in casa un meticcio con un difetto ereditario.

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Napoli, arrestata la gang dei ‘barboncini pezzottati’: imbottivano di medicine e vendevano cuccioli moribondi

A Napoli avrebbero ‘pezzottato’ anche i chihuahua e i barboncini. Lo sostiene la procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri nelle carte di un’inchiesta sui titolari di quattro negozi tra Napoli e Torre Annunziata di cui si erano occupati anche gli inviati di ‘Striscia la Notizia’. Negozi specializzati nella vendita di cani di razza, che tali non erano: secondo le accuse formulate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giulio Vanacore, i cuccioli di piccola taglia erano privi della certificazione sanitaria, senza il pedigree certificato dall’ENCI (unico ente titolato in Italia a certificare la razza), senza il microchip e le vaccinazioni promesse e assicurate. Al dunque, all’acquirente al massimo veniva consegnato un attestato privo di valore. Pezzotto pure quello. Oppure la promessa dell’invio del certificato, non mantenuta. I clienti venivano attirati dalle pubblicità on line e suoi social, dove i chiauaua, gli spitz, i maltese e i chow chow venivano spacciati come esemplari “di razza purezza certificata” e “mini toy”.

In realtà i cuccioli erano in condizioni malsane e molto spesso sviluppavano malattie connesse all’importazione stressante dall’estero, per lo più dall’Ungheria, alla separazione precoce dalle madri, alle condizioni igienico-sanitarie di detenzione. Maltrattati prima, durante e dopo la cessione. Per occultarne i sintomi delle infezioni e lasciarli in vetrina, i cani venivano imbottiti di antibiotici e antinfiammatori. Siringhe di farmaci per prolungarne l’agonia. E quando il cliente veniva a protestare, perché il cagnolino era malato, era meticcio, o maschio invece che femmina, o peggio ancora morto poco dopo l’acquisto, il venditore e i suoi complici avrebbero reagito con “manovre ostruzionistiche o intimidatorie”: accusavano di incompetenza i veterinari di fiducia degli acquirenti, rifiutavano i rimborsi facendo leva sull’assenza di tracciabilità della vendita, oppure proponevano la sostituzione del cucciolo deceduto con un ulteriore conguaglio in denaro. Infatti i cani venivano pagati in contanti o attraverso ricariche su schede di prestanome e senza ricevuta.

Alle indagini hanno lavorato i carabinieri di Napoli del Nucleo Cites, il corpo che tutela le specie animali e vegetali protette dalla Convenzione di Washington del 1973, un accordo internazionale nato per proteggere la flora e la fauna a rischio estinzione. Hanno calcolato una cinquantina di presunte truffe, e disposto di sequestro preventivo di 43.000 euro. I negozi sono stati sigillati, insieme agli animali in vendita, i medicinali veterinari custoditi, gli apparecchi di videosorveglianza e la documentazione sanitaria e fiscale. L’ordinanza di circa mille pagine contesta l’associazione a delinquere finalizzata a maltrattamenti, uccisione di cuccioli di cane, riciclaggio, truffa, frode in commercio e esercizio arbitrario della professione veterinaria.

Terribili le circostanze che hanno dato il via all’inchiesta: il ritrovamento di un cucciolo morente per strada. Il presidio veterinario dell’Asl acclarò gravi patologie e deficit immunitari. I carabinieri sono risaliti all’auto utilizzata per l’abbandono e hanno incrociato i dati con quelli di segnalazioni di casi simili. Le perizie degli specialisti del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Napoli Federico II sui cadaveri degli animali recuperati hanno dimostrato che i cuccioli venivano importati in tenerissima età, privi del necessario svezzamento e dello sviluppo immunitario primario. E morivano spesso per gravi forme di Parvovirosi (gastroenterite virale), Cimurro e parassitosi aggressive (quali la Giardia): vivevano giusto il tempo per essere messi in commercio.

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Devastazioni Milano, anche un undicenne “casseur”. Identificato a scuola era stato ripreso durante i saccheggi

Due minorenni – di cui uno poco più di un bambino visto che ha 11 anni – sono stati identificati dai carabinieri nell’ambito degli accertamenti sui disordini dello scorso fine settimana a Milano con devastazioni e saccheggi in particolare in piazza Duomo. L’11enne casseur è rintracciato nella sua scuola alla Barona, nella periferia sud-occidentale della città. Mentre l’altro è un 16enne individuato a Desio, in Brianza. Entrambi erano comparsi in alcuni video diventati virali sui social network durante i saccheggi e gli episodi di violenza nel capoluogo lombardo.

Il più giovane, che frequenta la seconda media, sarebbe entrato domenica nel negozio di abbigliamento Fusaro, in centro, durante i saccheggi. In un filmato pubblicato su Instagram lo si vede uscire dall’esercizio commerciale con diverse cinture. La sua identificazione è avvenuta dopo il riconoscimento delle immagini e il successivo rintracciamento all’interno dell’istituto scolastico frequentato dal bambino.

Il sedicenne, invece, era stato ripreso sabato mentre indossava un cappello dell’Arma dei carabinieri. Nei suoi confronti vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio, furto e vilipendio delle Forze armate. La vicenda è stata richiamata anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, convocato dal prefetto Claudio Sgaraglia dopo gli scontri del fine settimana.

Per il ministro dell’interno Matteo Piantedosi quanto accaduto a Milano può essere stato mutuato dalle devastazioni in Francia, “perché gli appelli” a partecipare ai disordini sono stati molti, “ma non c’è a ora nessuna evidenza che dietro ci siano le stesse menti”.

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