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Dalle strade di Delhi ai palazzi dei maharaja: il Calendario Pirelli 2027 racconta le due anime dell’India. E dietro le immagini, la storia di un padre scomparso e della figlia che ne raccoglie l’eredità

Da una parte Old Delhi, un dedalo incasinato, maleodorante e saturo di colori, dove sciami ininterrotti di tuk-tuk si incastrano tra le vacche sacre e i cavi elettrici pendono come liane sui banchi di spezie con le scimmie che vi si aggrappano, tra il frastuono dei barbieri di strada e il mercato dei fiori. Dall’altra la New Delhi coloniale, rigorosa, pulita e ordinata, dominata da immensi viali alberati ed edifici in perfetto stile Impero. Il dualismo viscerale che spacca a metà la capitale indiana è la chiave di lettura esatta del nuovo Calendario Pirelli 2027. Presentata venerdì 23 ottobre con una cena di gala nel giardino dell’Imperial Hotel, la cinquantatreesima edizione di The Cal si costruisce interamente sulla contrapposizione.

Fisicamente, l’oggetto si apre come un libro e si divide in due. Da un lato le immagini del norvegese Sølve Sundsbø, dall’altro quelle dell’indiana Avani Rai. È il dualismo tra maschile e femminile, ma soprattutto quello tra un’India vissuta dall’interno e un’India osservata con lo sguardo di un fotografo di moda occidentale, attento a scansare scientificamente le trappole dell’esotismo. E proprio le pagine di Avani nascondono un ulteriore, profondissimo dualismo: quello tra un padre e una figlia. Il lascito di Raghu Rai e il progetto “Past Forward” Inizialmente, Pirelli aveva ingaggiato per il progetto Raghu Rai, 83 anni, pioniere indiano del fotogiornalismo e maestro dell’agenzia Magnum. Il progetto era già avviato quando, il 26 aprile, un tumore se l’è portato via, bloccando i lavori. A 34 anni, la figlia Avani ne ha raccolto il testimone, affiancando Sundsbø e trasformando la commissione aziendale in un lungo, catartico processo terapeutico per affrontare il lutto.

Insieme alla moglie, Raghu aveva battezzato l’idea iniziale Past Forward, il passato portato in avanti, immaginando di usare i suoi iconici scatti d’archivio come fondali per ritratti in studio. Avani ha mantenuto l’intuizione, ma ne ha ribaltato l’esecuzione, portandola fuori. “Mio padre apparteneva alla strada”, ci racconta la fotografa. “Per questo ho preso l’idea alla quale stava lavorando e l’ho riportata nei vicoli, tra le persone che aveva fotografato per tutta la vita. Mi metto un passo indietro, in senso spirituale e letterale. Mi metto dietro di lui. Quando non so come scattare lo penso, dico tra me e me ‘papà, fai tu’, e la foto arriva”.

Accompagnata da Nandan, lo storico autista del padre, Avani ha trascinato le grandi stampe in bianco e nero nei mercati e sulle rive dello Yamuna, facendole invadere dalla megalopoli contemporanea. Le fotografie originali restano intatte, con i bordi visibili, ma vengono inghiottite dal presente: al mercato dei fiori bisogna aguzzare la vista per separare la folla immortalata decenni fa dai passanti di oggi. In un caffè di Mumbai, gli scatti storici diventano la tappezzeria contro cui si staglia una gioventù fatta di smartphone e macchine istantanee. Su una terrazza, la star del cinema Ranveer Singh posa sotto una pioggia di coriandoli con i grattacieli alle spalle, in una composizione interamente in bianco e nero che azzera il confine tra ieri e oggi. È uno scontro generazionale su pellicola. L’India solenne che Raghu documentò tra la tragedia di Bhopal e la guerra del Bangladesh fa da fondale a quella frenetica vissuta dalla figlia, fatta di giovani sui rooftop e piazze in rivolta. Alle proteste Avani ci va regolarmente, rivendicando il diritto di guardare in faccia la realtà: “Vado a fotografare i tempi in cui viviamo. Quando la vita accade fuori dalla tua porta, come fotografa è tuo dovere documentarla. In tanti Paesi si eliminano punti di vista e interi pezzi di realtà”.

Il processo di elaborazione della morte culmina nell’immagine che chiude la sua sequenza. Avani ha ritratto sua madre nella casa di famiglia; a farle da sfondo c’è una vecchia fotografia del giardino in cui compare il piede di Raghu. Un’illusione ottica commovente, calibrata al millimetro: in quello scatto è come se l’uomo fosse fisicamente lì, ancora una volta dietro l’obiettivo, per immortalare la moglie. “Questo progetto è un dono e una benedizione da parte sua”, ammette Avani. “Mi ha insegnato a elaborare il lutto e a trasformare il dolore in celebrazione”.

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Sull’altro versante del calendario, Sølve Sundsbø sceglie l’isolamento del ritratto. “Non me la sentivo di provare a rappresentare l’India in tutta la sua complessità, non ne avevo il diritto”, confessa il norvegese. Portando la sua attrezzatura tra le mura e i cortili del Jaigarh Fort di Jaipur e ad Ajabgarh, si è concentrato sui volti di nove donne, giocando con le ombre geometriche della pietra.

Ci sono le attrici Freida Pinto, Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu; la musicista Anoushka Shankar sotto un monsone ricreato ad hoc; la poetessa Rupi Kaur; l’autrice Padma Lakshmi e le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava. “Sono immagini costruite attorno al colore, alla luce e al contrasto”, spiega Sundsbø. E i risultati sono pittorici: Bhavitha sfoggia un abito dorato che raccoglie la luce del forte; Freida è distesa tra le bougainvillea con un abito rosa acceso attraversato dalle ombre dei rami; Lakshmi Menon fissa l’obiettivo con il volto e le spalle cosparsi di polveri gialle e rosa, in un vibrante richiamo alla festa di Holi. Padma Lakshmi, immersa nell’acqua per quaranta minuti circondata da fiori di loto (non a caso, visto che il suo nome in sanscrito significa proprio “loto”), sembra abitare una tela preraffaellita, un’Ofelia contemporanea: “Ho aspettato tutta la vita di fare un servizio fotografico di questo tipo”, commenta.

C’è una tensione palpabile, in entrambi i fotografi, nel tentativo di sfuggire all’esotismo da cartolina, che ricorda il doppio sguardo di Pasolini e Moravia durante il loro celebre viaggio in India nei primi anni Sessanta. “Spero che questo servizio contribuisca a ridurre un po’ l’esotismo di cui soffrono l’India e la sua immagine in Occidente”, auspica Padma. Le fa eco Bhavitha: “Mi piace pensare che la mia origine etnica non sia la cosa più interessante di me”. La sfida è la stessa per Avani: “Se mi chiedessi quali stereotipi esistono sull’India, finirei per pensare a quello che la gente vuole vedere. Voglio invece scoprire quello che voglio vedere io”.

Il dialogo tra maschile e femminile, tra Occidente e Oriente, si concretizza anche in uno scambio di ruoli: la stessa Avani Rai passa davanti all’obiettivo di Sundsbø, ritratta su una barca con un abito giallo. “Per un fotografo il modo migliore per creare una connessione è fotografare ed essere fotografato“, osserva la trentaquattrenne.

Questo massiccio impianto estetico e culturale sigilla un’operazione industriale di enorme peso per il gruppo milanese. L’edizione indiana certifica un accordo economico vitale firmato il 22 ottobre tra Pirelli e Bkt (Balkrishna Industries). La partnership prevede la produzione locale di pneumatici di fascia alta a marchio Pirelli nel nuovo impianto BKT di Bhuj, in Gujarat (con l’obiettivo di 800 mila pezzi entro il 2030), e la prospettiva di una joint venture paritetica. “L’India oggi gioca un ruolo chiave nello sviluppo tecnologico con grandi opportunità nel mercato dell’automotive”, spiega il presidente esecutivo Marco Tronchetti Provera, che difende la natura artigianale dell’opera escludendo categoricamente scorciatoie algoritmiche: “Un progetto frutto dell’IA? Non sarebbe possibile: senza l’esperienza dell’occhio del fotografo non avrebbe alcun senso”.

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La longevità di The Cal, d’altronde, risiede nell’aver smarrito da tempo la sua utilità originaria. Con nove pagine per fotografo e i mesi posizionati senza seguire un ordine logico, il calendario non serve più a contare i giorni. Il suo valore è puramente simbolico. In un’epoca satura di contenuti usa e getta, è un oggetto che non si può comprare, ma solo ricevere in regalo. Rappresenta l’ultimo barlume di non-consumismo sopravvissuto nella società di oggi, uno strumento che non accelera i desideri ma impone di fermarsi. Esattamente come la macchina fotografica per Avani Rai: “Per me non è un processo di creazione, è un processo di rallentamento: trattenersi, osservare il mondo che accade davanti a te”.

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Las fotos del Calendario Pirelli 2027: entre la belleza de las modelos captada por Sølve Sundsbø y la India retratada por Avani Rai

© Avani Rai

Este viernes, 23 de octubre, se ha presentado en Nueva Delhi el Calendario Pirelli 2027, que tiene la India como protagonista. Mientras el fotógrafo noruego Sølve Sundsbø se ha encargado de la parte del almanaque que retrata a modelos indias y de origen indio, la hija de Raghu Rai, Avani Rai —que además de una de las fotógrafas del proyecto, conocido como The Cal, es una de su protagonistas—, ha optado por seguir la estela de trabajo de su padre, un amante y gran conocedor de su país. El resultado entre los trabajos de ambos es un diálogo visual que narra historias de personas y lugares, de belleza, memoria y actualidad.

© EL PAÍS

En la imagen, la fotógrafa india posa para su colega noruego Sølve Sundsbø en la edición 2027 del calendario Pirelli. La hija del maestro fotógrafo Raghu Rai, quien fue autor intelectual del almanaque antes de fallecer el pasado mes de abril, deja la cámara para subirse a una barcaza en un lago envuelto en bruma en la localidad de Ajabgarh, con un vestido de la última colección de Alexander McQueen.

© EL PAÍS

La modelo Lakshmi Menon posa para Sølve Sundsbø en el Calendario Pirelli 2027, emulando el famoso festival indio de los colores o Holi Festival. El fotógrafo, que en el calendario de 2026 (este año ha repetido autoría) se atrevió con espectaculares alegorías visuales, en esta ocasión ha preferido la sencillez de las miradas y los gestos de las mujeres indias o de origen indio elegidas para su parte del almanaque.

© EL PAÍS

Una de las fotografías de Avani Rai para la 53ª edición del Calendario Pirelli 2027. La fotógrafa asumió su parte en el proyecto como una continuación de la idea de su padre, quien había planteado el almanaque como un reflejo de su herencia cultural y de su visión del país.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

Anoushka Shankar, música e hija del famoso citarista indio Ravi Shankar, durante el 'shooting' de Sundsbø en Amanbagh Hotel, en la India.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

Avani Rai, durante el 'backstage' de su parte del Calendario Pirelli 2027, dando instrucciones en un mercado de flores.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La fotógrafa, durante la sesión de fotos que protagonizó para su compañero en el proyecto del almanaque, Sølve Sundsbø.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La actriz india Aditi Rao Hydari, envuelta en pétalos durante la sesión de fotos con el noruego.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La actriz Avantika Vandanapu, en el 'backstage' de Sølve Sundsbø, en la India.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

Avani Rai porta su cámara durante una sesión de fotos. “Mi padre era mi público. Ahora puedo hablar con él en mi cabeza, pero al principio era como ‘no quiero hacer fotos, adiós a la fotografía; si él no va a verla, ¿por qué hacerlo?’... Entonces empezó a aparecerse en espacios divinos”, confesó la fotógrafa durante un encuentro con la prensa durante la realización del almanaque.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La poeta Rupi Kaur, en el 'backstage' del Calendario Pirelli 2027, cuya producción se realizó el pasado mayo.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La actriz, presentadora y escritora Padma Lakshmi flota entre flores de loto: “Estoy muy americanizada, pero mi infancia y mi espíritu siguen muy ligados a la India”, dijo a la prensa durante la sesión de fotos.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

“Hay una mezcla muy interesante en la India. Ese era precisamente el objetivo de hacer esto: tener en cuenta lo que mi padre fotografió y, al mismo tiempo, cómo es la vida hoy", apuntaba Avani Rai sobre la diversidad que ha querido reflejar en el calendario. En la imagen, la fotógrafa retrata a unos hombres en una ambiente festivo.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La actriz Freida Pinto posa para el equipo del fotógrafo noruego Sølve Sundsbø, en una imagen del 'backstage' de su participación en el calendario, que la marca italiana de neumáticos realizó por primera vez en 1964.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

La modelo india Bhavitha Mandava y el fotógrafo noruego Sølve Sundsbø, durante un momento distendido del 'shooting' del almanaque, en Jaigarh Fort, una imponente fortaleza roja en el Estado de Rajastán, a 10 kilómetros de la ciudad de Jaipur.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

Para explicar el proceso de su parte del calendario, la fotógrafa Avani Rai se basó en un proyecto fotográfico que sus padres bautizaron como 'Past Forward': “La parte de atrás de la escena era un marco que contenía su obra inédita, lo que había fotografiado en los últimos 60 años. La de delante era el presente, con gente seleccionada en la calle y personas reales con las que se cruzaba por todo el país”, describió en mayo a la prensa.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

“Vengo de un país muy organizado y, en muchos sentidos, este es como una explosión que me resulta muy interesante. Pero soy un invitado, un turista. No voy a fingir que soy otra cosa y no creo que mis fotos sean otra cosa que una muestra de lo que me interesa”, explicó Sundsbø durante la producción del almanaque. En la imagen, el fotógrafo a solas con su cámara.

© Alessandro Scotti (EL PAÍS)

“Sentí que las imágenes que él (su padre) había capturado durante las últimas seis décadas solo debían fotografiarse en las calles, porque ahí es donde él pertenecía”, ha resumido la hija de Raghu Rai la intención de su 'shooting'.
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