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Meno raffinerie, più dipendenza energetica

La capacità di raffinazione del petrolio e dei suoi derivati si è ridotta progressivamente in Europa. Si tratta però di prodotti indispensabili per l’economia. In un contesto geopolitico sempre più instabile, diventa un problema di sicurezza energetica.

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Kaja Kallas “la guerrafondaia”

Questo credo sia uno dei migliori interventi che siano mai stati fatti al Parlamento Europeo. Lo ha fatto l’Eurodeputato slovacco Ľuboš Blaha, rivolgendosi a Kaja Kallas. Va letto interamente con attenzione e possibilmente diffuso il più possibile, perché qui dentro c’è davvero tutto:

«E’ lei che rappresenta la più grande minaccia ibrida per l’Europa! La più grande minaccia ibrida per l’Europa non è la Russia, signore e signori, ma la signora Kallas, che si trova qui tra noi e che vuole trascinarci in una guerra nucleare.

Sapete cos’è la disperazione? Quando l’élite tedesca, solo per sconfiggere l’AfD alle elezioni, organizza un’operazione dei servizi segreti a Lipsia e ne attribuisce la responsabilità alla Russia. Hanno completamente distrutto i propri rapporti con la Russia e, nonostante ciò, hanno comunque perso le elezioni. Eccezionale!

Nemmeno Mr. Bean avrebbe raggiunto questi risultati. Non solo hanno perso, ma si sono anche dimostrati incompetenti! Signora Kallas, lei parla costantemente di «minacce ibride», ma in realtà si tratta dell’esatto contrario.

Siete proprio voi, da molti anni, a condurre una guerra sanguinosa contro la Russia. Le vostre armi uccidono i russi. Vi state armando come ai tempi di Hitler e la vostra retorica anti-russa è al livello dei nazisti. La cruda verità è che la Russia non ha attaccato nessuno dei paesi dell’Unione Europea. Siete voi che avete attaccato la Russia.

Siete voi che vi siete spinti fino ai confini russi. Siete voi che, per decenni, avete cercato di provocare un cambio di regime in Russia. E ora avete paura di ricevere ciò che vi meritate, come bambini viziati. Lei è una guerrafondaia estrema, signora Kallas. Se ne vada!»

Questo intervento dovrebbe essere mostrato a reti unificate. Invece nulla, meglio diffondere le porcherie di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e il resto dei guerrafondai. Non sia mai dire agli italiani che in Europa c’è chi si oppone alla retorica guerrafondaia…

Dalla pagina  Facebook di Giuseppe Salamone

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Rischio sistemico La bolla dell’intelligenza artificiale ormai coincide con l’economia americana Linkiesta

Le Big Tech finanziano startup che acquistano servizi dalle stesse Big Tech, alimentando un circuito che sostiene investimenti, infrastrutture e Pil. È un equilibrio potente, ma anche sempre più fragile

C’è un vecchio adagio di Wall Street che recita così: the stock market is not the economy, la Borsa non è l’economia. Le ultime evoluzioni potrebbero ribaltare questa massima. Perché da qualche anno la crescita americana si è appoggiata sempre di più sull’intelligenza artificiale, al punto che distinguere tra la corsa dei mercati e quella dell’economia reale sta diventando sempre più difficile.

Negli ultimi dieci anni il valore complessivo della Borsa statunitense è più che raddoppiato, superando i settantacinquemila miliardi di dollari, circa due volte e mezzo il Pil americano. Una parte enorme di questa ricchezza esiste soltanto sulla carta: sono aspettative di profitti futuri. Ma quelle aspettative stanno già producendo effetti molto concreti. Alimentano investimenti in fabbriche di semiconduttori, data center, centrali elettriche e reti di trasmissione. E a cascata sostengono i consumi, seguendo un fenomeno chiamato wealth effect: quando i patrimoni finanziari crescono, i loro proprietari si sentono più ricchi e spendono di più per vacanze, beni di lusso, ristoranti, elettronica. Quindi se il valore delle azioni sale, anche l’economia reale accelera.

È per questo che la possibile bolla dell’intelligenza artificiale preoccupa sempre più economisti. Perché potrebbe colpire Wall Street, ma soprattutto perché rischia di rallentare la principale forza che oggi sostiene la crescita americana. «La storia dell’IA è quella che sta tenendo in piedi tutto il resto», ha detto Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, parlando al New York Times.

Perfino Sam Altman ha riconosciuto che l’intelligenza artificiale potrebbe trovarsi dentro una bolla, mentre il Fondo monetario internazionale ha iniziato a indicarla come uno dei principali rischi per la stabilità finanziaria globale. Non significa che il crollo sia imminente. Piuttosto, ormai la domanda non è più se le valutazioni siano elevate, ma quanto a lungo possano continuare a crescere ai ritmi attuali.

Sull’Atlantic, Annie Lowrey sostiene che quella dell’intelligenza artificiale «non è una bolla come le altre». Non assomiglia alla febbre delle dot com né alla corsa immobiliare degli anni Duemila, quando milioni di famiglie e piccoli investitori alimentavano l’euforia. «Lo zio Ted» che comprava azioni internet alla fine degli anni Novanta e «zia Linda» che acquistava una seconda casa nel pieno della bolla immobiliare oggi non esistono più. Questa volta i protagonisti sono poche imprese gigantesche. Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta spenderanno quest’anno oltre settecento miliardi di dollari nella costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale: server, chip, data center, energia. «Gli investimenti nell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale sono responsabili praticamente di tutta la crescita del Pil americano. Senza di essi, in altre parole, potremmo già essere in recessione», scrive Lowrey.

Perfino Goldman Sachs invita alla prudenza: in una nota ai clienti scrive che le valutazioni attuali possono essere giustificate soltanto assumendo quello che definisce un «ottimismo panglossiano», un riferimento al filosofo del “Candido” di Voltaire convinto che tutto, inevitabilmente, finisca sempre per il meglio.

Da molto tempo ormai l’intelligenza artificiale non è più un settore tecnologico. O almeno non solo. È diventata una delle industrie più grandi, ricche e importanti del mondo. È quella che sostiene il settore delle costruzioni e spinge la domanda di elettricità e acqua, e crea lavoro lungo tutta la filiera dell’infrastruttura digitale. Soprattutto negli Stati Uniti, la crescita, almeno in questa fase, passa sempre di più da lì.

Ma è proprio questa forza, paradossalmente a rendere il sistema vulnerabile. Lowrey descrive l’economia dell’intelligenza artificiale come «un uroboro da mille miliardi di dollari», il serpente che si morde la coda: le Big Tech finanziano le startup dell’intelligenza artificiale, che spendono quei capitali per acquistare servizi cloud dalle stesse Big Tech, che a loro volta reinvestono quei ricavi nella costruzione di modelli sempre più potenti. Nvidia vende chip a Microsoft, Microsoft finanzia OpenAI, OpenAI compra capacità di calcolo da Microsoft e Amazon. Tutti comprano da tutti, tutti alimentano la crescita degli altri.

È una dinamica di cui abbiamo parlato, da altre angolazioni, anche nell’ultimo numero di Linkiesta Magazine. Nell’articolo firmato da Andrea Fioravanti si parla di come il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale non sia più l’algoritmo, ma la capacità di finanziare infrastrutture sempre più costose e assetate di energia.

Naturalmente nessuno sa se e quando questa bolla si sgonfierà o esploderà. Ma in realtà forse il rischio più concreto non è nemmeno quello di un crollo improvviso. Potrebbe bastare qualcosa di molto meno spettacolare, come una trimestrale sotto le attese o ricavi che crescono più lentamente del previsto, o anche un ritorno sugli investimenti rinviato di qualche anno. Se gli investitori iniziassero a dubitare che i profitti promessi arriveranno davvero, potrebbero rallentare i finanziamenti. E così rallenterebbero anche i data center, le centrali elettriche, i cantieri e una parte dei consumi che oggi tengono in movimento l’economia americana.

Sarebbe il vero paradosso della nuova economia dell’intelligenza artificiale. La corsa è alimentata da un numero ristretto di aziende e investitori, ma gli effetti di un eventuale rallentamento ricadrebbero su tutti. I fondi pensione sono esposti alle Big Tech, le piccole imprese dipendono dal credito, intere filiere industriali vivono della costruzione dell’infrastruttura digitale. Come scrive Lowrey sull’Atlantic, gli americani comuni potrebbero non aver mai investito un dollaro in OpenAI o Anthropic, ma questo non impedirà loro di pagare il conto se l’entusiasmo dovesse raffreddarsi.

La bolla dell’intelligenza artificiale, insomma, non preoccupa soltanto perché potrebbe scoppiare. Preoccupa perché, per la prima volta, la bolla e l’economia sembrano coincidere.

https://www.linkiesta.it/2026/07/la-bolla-dellintelligenza-artificiale-ormai-coincide-con-leconomia-americana/

Ci mancava solo questa L’intelligenza artificiale ha progettato nuovi virus

Linkiesta

Un modello ha progettato nuovi genomi virali mai apparsi in natura. La scoperta potrebbe accelerare la ricerca medica, ma solleva interrogativi sul rischio di future applicazioni malevole

https://www.linkiesta.it/2026/08/ia-nuovi-virus-science/

Per la prima volta, un gruppo di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale per progettare nuovi virus. Lo ha rivelato il New York Times citando un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, secondo cui ricercatori della Stanford University e dell’Arc Institute di Palo Alto hanno addestrato un modello di AI a riconoscere i modelli presenti nelle sequenze genetiche naturali e a utilizzarli per progettare virus mai osservati in natura. La scoperta alimenta le speranze di importanti progressi medici, ma anche i timori che la stessa tecnologia possa un giorno essere usata per creare agenti patogeni pericolosi.

Creare virus sintetici non è una novità: gli scienziati sono da tempo in grado di ricostruire genomi virali in laboratorio per studiare i virus o sviluppare farmaci e vaccini. La novità è che questa volta a progettare le sequenze genetiche è stata l’intelligenza artificiale, che non si è limitata a replicare o modificare un virus esistente.

I ricercatori hanno utilizzato un modello chiamato Evo, simile per alcuni aspetti a ChatGPT, ma addestrato sulle sequenze genetiche anziché sul linguaggio. Come una lingua, anche il Dna ha una sorta di grammatica: le quattro lettere che lo compongono, A, C, G e T, devono seguire determinate regole perché una sequenza possa produrre molecole biologicamente funzionanti.

Evo è stato addestrato su sequenze provenienti da milioni di animali, piante, microbi e virus, analizzando complessivamente circa nove mila miliardi di nucleotidi. Il modello ha così imparato a riconoscere schemi comuni nell’intero albero della vita e a generare nuove sequenze genetiche.

Poiché inizialmente poteva gestire solo genomi di piccole dimensioni, i ricercatori hanno deciso di concentrarsi sui virus. Hanno addestrato nuovamente Evo sugli 11 geni del batteriofago Phi X-174 e su circa 15.000 virus a esso strettamente correlati. La scelta era legata anche alla sicurezza: Phi X-174 infetta esclusivamente l’Escherichia coli ed è studiato da quasi un secolo.

Evo ha generato 700.000 possibili versioni del virus. I ricercatori ne hanno selezionate 285, sintetizzando le relative sequenze di Dna e inserendole nei batteri. Nella maggior parte dei casi non è successo nulla. Ma 16 sequenze hanno prodotto virus capaci di replicarsi e infettare altri batteri. Alcuni si sono moltiplicati persino più velocemente del virus naturale.

I nuovi virus non rappresentano una minaccia per gli esseri umani. I ricercatori hanno infatti escluso dall’addestramento i virus che infettano l’uomo e quelli simili capaci di infettare animali, piante e funghi. Ma proprio il successo dell’esperimento alimenta le preoccupazioni sulla possibilità che modelli futuri possano essere utilizzati per progettare agenti patogeni.

Il problema è anche regolatorio. Negli Stati Uniti è stata recentemente introdotta una nuova politica per limitare la ricerca biologica ad alto rischio, ma le attività puramente computazionali, come la generazione di sequenze virali attraverso l’AI, non sono automaticamente vietate. E mentre è relativamente semplice riconoscere il rischio di un virus naturale già noto, è molto più difficile stabilire quanto possa essere pericoloso qualcosa che non è mai esistito.

«Qual è il rischio di qualcosa che non ho mai visto prima?», si è chiesto Moritz Hanke, del Johns Hopkins Center for Health Security. È probabilmente questa la domanda che l’esperimento di Evo lascia aperta.

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Gli elettori tedeschi infliggono altre due sconfitte ai partiti favorevoli alla guerra

Due settimane dopo che le elezioni in Sassonia-Anhalt avevano inferto un duro colpo ai partiti tradizionali, assegnando all’Alternativa per la Germania (AfD) il 43,8% dei voti, un secondo verdetto, ancora più severo, È stato pronunciato dagli elettori nelle due elezioni regionali del 20 settembre.

I cristiano-democratici (CDU) del cancelliere Friedrich Merz hanno subito una pesante sconfitta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, perdendo tutti i seggi nel parlamento regionale, e non sono riusciti a riconquistare Berlino, la città-stato che È la capitale della Germania.

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore (MVP), l’AfD ha ottenuto il 38,2%, guadagnando oltre 22 punti rispetto alle ultime elezioni del 2021 e piazzandosi avanti ai Socialdemocratici (SPD) dell’attuale governatrice Manuela Schwesig, che hanno ottenuto solo il 35,3%. La CDU si È letteralmente schiantata al suolo col 4,9%, al di sotto della soglia di sbarramento del 5%. A Berlino, Die Linke È ora il partito di maggioranza, con il 25,7%, in crescita di 13,5 punti, mentre la CDU, che reggeva il governo, ha perso 9,4 punti ed È scesa al 18,8%. Il BSW di Sahra Wagenknecht non ha superato la soglia di sbarramento in entrambi gli Stati (4,7% e 4,8%).

Per quanto riguarda il prossimo parlamento del Land di Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i 32 seggi su 71 dell’AfD non le consentono di ottenere la maggioranza, ma l’SPD, Die Linke e i Verdi, con i loro 39 seggi complessivi, potrebbero formare un governo. Il cancelliere Merz ha definito il risultato “un disastro” e ha annullato la partecipazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana per convocare un gabinetto di crisi del partito. Ha affermato di non avere intenzione di lasciare le cariche di cancelliere e presidente della CDU, chiedendo agli elettori di essere “pazienti”, ma il partito È alla ricerca di un sostituto per garantirsi la sopravvivenza. Friedrich Merz potrebbe quindi lasciare l’incarico prima di quanto desideri.

I due partiti vincitori hanno posizioni opposte su molte questioni e vengono spesso descritti come situati ai poli opposti dello spettro politico (l’AfD a destra e Die Linke a sinistra). Un punto di convergenza È che entrambi si oppongono all’invio di ulteriori armi all’Ucraina. L’AfD chiede inoltre la riapertura dei gasdotti Nord Stream e il ripristino dei rapporti con Mosca, mentre Die Linke condanna l’invasione russa, ma il gruppo parlamentare ha votato prevalentemente contro le forniture di armi, pertanto, in entrambi gli Stati, si può dire che gli elettori hanno sanzionato i partiti che promuovono la guerra con la Russia.

Già prima di queste elezioni, l’indice di gradimento del Cancelliere era sceso al 14%, alimentando le voci su una sua possibile sostituzione. Ma finora, egli ha sfruttato il fatto che non vi sia nessun altro leader credibile della CDU disponibile a subentrare. In ogni caso, il semplice cambio di cancelliere non risolverà il “disastro”. È necessaria una discussione approfondita su un cambiamento radicale del programma del partito e sulle politiche necessarie per far uscire la Germania da questa profonda crisi, sia strategica che economica. Se la Germania continuerà a inasprire lo scontro con la Russia, rifiutandosi al contempo di aderire al “nuovo paradigma” dei rapporti internazionali, il declino non potrà che accelerare.

Il fatto che gli elettori del Meclemburgo-Pomerania Anteriore ricordano che la governatrice uscente, Manuela Schwesig, si spese per realizzare il Nord Stream Due, che ha il suo terminale proprio in quello stato, e per i vantaggi del gas proveniente dalla Russia, spiega la spettacolare rimonta della SPD che, data per spacciata, ha quasi agganciato l’AfD. In realtà, la Schwesig È una nota dissidente nel partito e ha fatto campagna elettorale senza il contrassegno della SPD. Ora la Schwesig È diventata papabile per sostituire la diarchia che guida il partito socialdemocratico, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil e il ministro del Lavoro Bärbel Bas.


Copyright: E.I.R. GmbH Postfach 1611 D-65006 Wiesbaden (Germania) – Direzione: Dean Andromidas, Claudio Celani – È vietata la riproduzione totale o parziale e la diffusione di questa newsletter senza l’espresso consenso. Rivolgersi a italert@eir.de. Sito: www.strategicalert.news/it/

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Otto grafici dal Report Pisa

I dati Pisa mostrano un calo diffuso nelle competenze di base dei giovani. Tra divari socioeconomici, ritardi nel pensiero computazionale e uso dell’IA, emerge l’urgenza di ripensare la scuola per dar loro gli strumenti necessari nel mondo di oggi. Ne parliamo in otto grafici.

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Smascherata la bufala del drone “Russo” all’Aeroporto di Lipsia. La confessione di un dipendente

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione un breve post che riguarda l’incidente, tanto esaltato dai media del drone “russo” all’aeroporto di Lipsia. Una balla, ovviamente, una delle tante provocazioni per convincere il popolo bue ad andare in guerra. Non possiamo che toglierci il cappello davanti al giornalista (ucraino!) che ha smascherato con la sua intervista al dipendente dell’aeroporto di Lipsia questa ennesima bufala guerrafondaia. Vediamo adesso se la ServoStampa nostrana per non parlare dei FascioTG daranno il giusto risalto a questa notizia. Si accettano scommmesse. Buona lettura e diffusione.

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Questo di Michael è il primo post:

Per favore, per favore, ascoltate assolutamente questo La dichiarazione di un dipendente dell’aeroporto di Lipsia riguardo alla questione del drone: vuole rimanere anonimo e la sua voce è stata distorta. In sostanza, ciò che dice è che tutto era pianificato e inscenato – da chiunque, ma non dai russi. E descrive anche chiaramente cosa è realmente successo. Posso immaginarlo anch’io, chi c’è dietro. Con tali dannate bugie ci trascineranno prima o poi in una guerra contro la Russia. Non mi viene in mente nessun motivo per cui quest’uomo dovrebbe mentire. Vi chiedo quasi mai di condividere, ripostare, mettere like o qualunque altra cosa, ma qui lo faccio esplicitamente perché è semplicemente così enormemente importante che venga diffuso Un grande ringraziamento a

@anatoliisharii, un giornalista ucraino

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Questo il video dell’intervista

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E poi c’è questo post, che fornisce ulteriori elementi, di George:

@Bluefidel47

La bomba è scoppiata! Ora un dipendente dell’aeroporto di Lipsia ha vuotato il sacco sull’incidente del drone! Il drone era un normale drone hobbistico di Media Markt, che NON PUÒ TRASPORTARE PESO. L’esplosivo nelle foto dei giornali è stato piazzato lì in un secondo momento solo per le foto! Subito dopo l’incidente, è arrivata una squadra di disinnescatori INSIEME a rappresentanti della stampa, che evidentemente erano già stati informati prima dell’evento! In breve: tutto inscenato, per scaricare la colpa sulla Russia. Un grande grazie al giornalista

@anatoliisharii, un giornalista ucraino, che ha trascritto la conversazione e l’ha distorta per proteggere l’uomo.

§§§

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Lionel Messi to bid farewell to Argentina national team with a final match in Buenos Aires: ‘The last tango of the world’s best player’

A story that had it all, from painful defeats to everlasting victories, will come to an end. It will happen on October 6, when Lionel Messi plays his final match with the Argentina national team. That day the Albiceleste will face Benin in Buenos Aires in a friendly. “The last tango of the world’s best player,” said the president of the Argentine Football Association (AFA), Claudio Tapia.

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© Hannah McKay (REUTERS)

Lionel Messi celebrates Argentina's victory at the Qatar 2022 World Cup.
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Emma Bonino, l’iperliberista globale

Emma Bonino ha meritato l’inferno anche  per questo:

ha promosso il referendum per l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (perché irrigidiva il mercato del lavoro).

Ha promosso referendum per la piena liberalizzazione del collocamento privato abolendo ogni vincolo e responsabilità del datore di lavoro.

Ha sostenuto la piena libertà di contratto individuale (quali che siano i rapporti di potere contrattuale) e l’abolizione dei contratti collettivi.

Ha sostenuto l’abolizione dell’obbligo di stipulare assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL aprendo alle assicurazioni private.

Ha sostenuto l’abolizione del Servizio Sanitario Nazionale, da sostituire con assicurazioni private.

Ha sostenuto costantemente l’innalzamento dell’età minima per accedere alla pensione.

Lei, la libertaria, era favorevolissima al Green Pass, che riteneva essere un grande contributo civile.

Si è sempre definita un’amica sincera di Israele e ha sostenuto tutte le iniziative del sionismo.

Ha supportato dal primo minuto e fino alla fine l’invio di aiuti militari a Kiev e la necessità di dare una lezione alla Russia.

È sempre stata ferocemente atlantista e filoamericana.

Non si può dire che non sia stata una vita coronata di successi, magari indiretti.

In vista dei coccodrilli che pioveranno in questi giorni, credo sia corretto dire che Emma Bonino, dal punto di vista della gente che vive del proprio lavoro e che ama l’Italia, è stata politicamente il Male.

Niente di personale, se la vedrà lei dall’altra parte.

Ma per quanto riguarda questa valle di lacrime, se avesse fatto la cassiera invece della parlamentare l’intero paese ne avrebbe tratto beneficio.

Andrea Zhok

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Can Andre Agassi Enjoy Pickleball More Than He Hated Tennis?

“I don’t understand enjoying something without caring about it,” Andre Agassi tells Lizzy Goodman midway through her thoughtful character study. Goodman shadows the former tennis great as he tries to get comfortable in his pickleball years, detailing the dynamic interplay of Agassi’s moods: Fun Andre, Philosopher Andre, Dark Andre. Many of the best athlete profiles extend the narrative of a legend beyond the court, making more complicated human meaning once a subject has set the game aside. Here, Goodman and Agassi achieve a gratifying volley, the journalist turning over the athlete’s challenging interiority and sending it back to him to consider.

The made-for-TV version of the Andre 2.0 story might go something like this: A retired, middle-aged tennis great takes up a goofily named, hugely popular new sport and is finally able to exorcise the demons that haunted him throughout his tennis career. This seemed to be the story Agassi was beginning to tell after the watch event, as he sat on an ottoman at the bar of his hotel, holding a dry Belvedere martini with extra olives. He talked about his love of pickle, how it challenged him mentally, how suited his body felt to its movements. He shifted around in his seat, trying to keep his perpetually embattled back from seizing up. “I was on a tennis court today,” he said. “What the [expletive] was I doing on a tennis court?”

But it became apparent, over the months that followed, that it would take more than a new sport to resolve the central question that all three of Agassi’s personas have been wrestling with for a long, long time. He summarized it, wryly, as he ordered another cocktail: “Why do I end up doing so many things that I actually don’t want to do?”

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Il paradosso delle pressioni sulla banca centrale

Fare pressione sulla banca centrale può far salire i rendimenti dei titoli a lunga scadenza. Eppure, il costo reale del debito può comunque diminuire. I meccanismi che fanno capire perché i risparmiatori non vendono e accettano rendimenti reali più bassi.

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L’indipendenza monetaria senza credibilità fiscale

Senza conti pubblici credibili, alzare i tassi può aggravare l’inflazione. Ma assecondare il governo può compromettere la credibilità della banca centrale. La via d’uscita richiede un aggiustamento fiscale possibile e una rivendicazione d’indipendenza.

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Chi accede al suicidio assistito va all’inferno

Luigi Copertino il 2026-09-06 12:40

IL VANGELO SECONDO ZAIA:

L’affermazione di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale veneto pro tempore, secondo cui «i cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno» non è soltanto teologicamente infondata. È costruita sopra una caricatura della dottrina cattolica, che viene prima banalizzata e poi solennemente confutata come se la Chiesa avesse atteso l’illuminazione di un ex Presidente di Regione per comprendere il Vangelo.

La fede cattolica, infatti, non insegna affatto la puerile divisione dell’umanità in “buoni” e “cattivi” intesi come due categorie sociologiche definitivamente classificabili dagli uomini. Insegna qualcosa di infinitamente più serio: che l’uomo è libero, che i suoi atti hanno una reale consistenza morale, che esiste il peccato mortale, che esiste il giudizio di Dio e che la possibilità della dannazione eterna appartiene inequivocabilmente alla Rivelazione cristiana. Negare o dissolvere uno soltanto di questi elementi significa rendere incomprensibili tutti gli altri. Il punto, dunque, non è stabilire chi siano “i cattivi”.

Nessun cattolico possiede il registro anagrafico dei dannati. Il punto è riconoscere che Cristo stesso parla del giudizio, della separazione definitiva e della perdizione eterna. Se l’inferno fosse soltanto un relitto dell’immaginario medievale, bisognerebbe avere almeno l’onestà intellettuale di spiegare perché il Vangelo vi faccia riferimento con una gravità che non consente di ridurlo a metafora pedagogica innocua. Ancora più singolare è quel paternalistico «i cattolici devono capire». Devono capire che cosa, esattamente? Che duemila anni di cristianesimo hanno frainteso il rapporto fra libertà, peccato, giudizio e salvezza, mentre la corretta ermeneutica sarebbe finalmente offerta da Luca Zaia? Qui il problema diventa quasi epistemologico prima ancora che teologico. Si pretende di correggere dall’esterno una dottrina senza assumerne né le fonti, né le categorie, né la logica interna. La misericordia cristiana, del resto, non consiste nell’abolizione del giudizio. Una misericordia che rendesse irrilevante la libertà dell’uomo cesserebbe precisamente di essere misericordia, perché trasformerebbe la salvezza in un automatismo metafisico. Se nessuna scelta può avere conseguenze definitive, allora neppure il rifiuto definitivo di Dio è realmente possibile. Ma in tal caso la libertà umana viene proclamata a parole e negata nella sua conseguenza ultima. È precisamente qui che emerge la matrice liberal-modernista di questa impostazione. Il cristianesimo viene preventivamente sottoposto al tribunale della sensibilità contemporanea e conservato soltanto nella misura in cui coincide con le categorie oggi socialmente accettabili. Dio può essere misericordioso, purché non giudichi. L’uomo può essere libero, purché le sue scelte non abbiano conseguenze ultime. Il peccato può essere nominato, purché non separi realmente da Dio. Cristo può salvare, purché sia escluso in partenza che qualcuno possa rifiutare quella salvezza. Ora, questo non è uno sviluppo della dottrina cristiana. È la sua neutralizzazione. Si può certamente sperare nella salvezza di ogni uomo. Si deve pregare per la salvezza di ogni uomo. Si deve perfino guardarsi con estrema cautela dal pretendere di conoscere la sorte eterna di una persona determinata. Tutto questo appartiene pienamente alla fede cattolica. Ma da tali proposizioni non segue affatto che l’inferno sia vuoto, né tantomeno che la dannazione sia impossibile. Fra la speranza universale della salvezza e l’affermazione della salvezza universale necessaria corre una distanza teologica enorme. La posizione di Zaia cancella proprio quella distanza. E così, nel tentativo di presentarsi come più misericordiosa della tradizione cristiana, finisce per rendere insignificante la stessa misericordia, perché non vi è più nulla da perdonare realmente, nulla da cui essere salvati definitivamente e nessuna libertà capace di dire a Dio un autentico e terribile no. Non è il cattolicesimo che deve “capire”, caro Presidente, questa nuova dottrina. È chi formula simili affermazioni che dovrebbe anzitutto comprendere quale dottrina sta pretendendo di correggere.

Daniele Trabucco

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L’autobus della politica monetaria e le cinture fiscali

Una stretta monetaria energica può riportare stabilmente l’inflazione all’obiettivo solo se il bilancio pubblico è in grado di assorbirne il costo. Altrimenti la disinflazione perde credibilità e i rendimenti a lungo termine segnalano il rischio di una sbandata.

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il caso Lindsay Clancy

Usa.lancy

 

Il caso Lindsay C

Roberto Pecchioli
Dagli Stati Uniti arrivano tutte le follie che ci stanno distruggendo. Una tra le più
devastanti è la proliferazione di nuove malattie per alimentare il potere di Big Pharma e
della classe medica, specialmente psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, una delle caste più
potenti della postmodernità occidentale. In questo mesi negli Usa si è acuito il dibattito
sulla depressione post parto, un problema reale enfatizzato ad arte non solo per interessi
economici, ma per l’irruzione del femminismo più radicale, che odia la maternità.
Le violentissime polemiche in corso riguardano un episodio terribile, al quale occorrerebbe
accostarsi con il rispetto, l’equilibrio e il silenzio dovuto alla tragicità dei fatti. E’ il caso di
Lindsay Clancy, a processo per avere strangolato e ucciso, nel gennaio 2023, i suoi tre figli,
di cinque e tre anni, mentre l’ultimo aveva solo otto mesi. La sventurata si è poi gettata
dal balcone. Rimasta paraplegica per le conseguenze del gesto autolesionistico, è adesso
davanti ai giudici. La straordinarietà del caso non riguarda solo i drammatici fatti, ma la
sua dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale dovuta alla depressione post
parto, che sarebbe dunque una vera e propria esimente. Lindsay è la vittima, non i suoi
bambini dalle vite spezzate, urlano Erinni sovreccitate: un capovolgimento non nuovo in
questa degradata fase storica . Sembra che la donna avesse consultato vari medici senza
assumere i farmaci prescritti, o forse i suoi disturbi si sono acuiti a seguito dell’assunzione
di uno di essi.
Solo una civiltà agonizzante può seriamente discutere la punibilità di Lindsay Clancy. O la
donna era in grado di intendere e allora la pena che deve scontare è la più pesante, o è
impazzita e va quindi esclusa dalla società. Al contrario, da giorni nel mondo parallelo dei
social media , centinaia di donne americane pubblicano video con le immagini dei figli e la
scritta “ same, Lindsay”, ovvero anch’io ho le tue stesse pulsioni. Sgomenta che la nostra
epoca produca un numero significativo di donne la cui reazione davanti a una madre che
strangola i figli è l’identificazione con l’assassina e con una malattia. Si svolgono
manifestazioni a favore della Lindsay, considerata innocente, anzi vittima . Una giornalista
italiana ha svolto una riflessione non banale: se ai tempi del delitto di Cogne ( l’omicidio
del piccolo Gioele da parte della madre nel 2002 N.d.A.) avessi pubblicato un video mentre
abbracciavo mio figlio con la didascalia “provo lo stesso, Annamaria Franzoni”, sono sicura
che qualcuno avrebbe chiamato la neuro e mi avrebbe fatto internare.
In America è nato un piccolo, combattivo movimento Mom Lives Matter ( le vite delle
mamme contano) che diffonde video di donne col pugno alzato, organizza raduni in divisa
da infermiera ( la professione della Clancy) e pubblica video generati dall’Intelligenza
Artificiale in cui l’assassina è circondata da donne che la proteggono. Da che cosa? Alcune
pubblicano video in cui lanciano ghiaccio nella vasca da bagno “per sublimare la
depressione”. Altre si filmano mentre piangono con un neonato in braccio e lo scuotono
violentemente. Comunque vada il processo, registriamo una nuova tappa dell’odio per la
vita che sta distruggendo dalle fondamenta la decrepita civilizzazione occidentale.

Non riusciamo ad esprimere giudizi: ciò che sgorga dalle labbra non è in sintonia con lo
spirito del tempo. Autocensura per estraneità radicale. Che una madre uccida i propri figli
è una tragedia orribile,ma non è un evento senza precedenti. Straordinario è che, sulla scia
di questo caso, sia emersa un'ondata di opinioni favorevoli all'omicida; una corrente che
giustifica il crimine, considera vittima l'autrice e arriva a presentare l’uccisione dei figli
come segno di potere femminile. Dopo la notizia, i media – in particolare le reti sociali,
dannato sottoprodotto della postmodernità tardiva- sono stati invasi da donne che
difendono Lindsay, da madri che maltrattano i figli e da qualche teorica femminista
allucinata che eleva l'infanticidio a gesto rivoluzionario.
Sono emerse madri che hanno imitato Lindsay Clancy: il potere mimetico della
comunicazione. In Italia non ha avuto il rilievo che meritava il caso della giovane
parmigiana che ha ucciso e occultato i cadaveri dei suoi due figli neonati, una tragedia in
cui la crisi devastante della famiglia e l’evaporazione colpevole dei padri hanno fatto da
tristissima cornice ai delitti. Non è fuori luogo collegare tutto ciò ad altri eventi che
rappresentano lo spirito dei tempi ostile alla vita. Nel Regno Unito è stata promulgata
l'estensione dell' aborto fino al momento della nascita, mentre il Massachusetts –
undicesimo Stato Usa a farlo – ha appena approvato analoga legge. Le immagini della
governatrice Healey ( cattolica !) e di un folto gruppo di donne in posa euforica al
momento della firma sono inquietanti.
Lo fu l’entusiasmo dei deputati francesi che inserivano in costituzione il diritto universale
all’ aborto e lavorano instancabili all’eutanasia di Stato. Il messaggio di fondo è lo stesso di
chi sostiene Lindsay Clancy, il diritto di uccidere e l’indifferenza per la vita. In un celebre
passo di Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche introdusse la figura dell'ultimo uomo.
“Prossimo è il tempo in cui l’uomo non potrà più generare nessuna stella! Ahimè! Prossimo
è il tempo del più spregevole tra gli uomini, che non saprà neanche più disprezzare se
stesso. La terra sarà allora divenuta piccina, e su di essa saltellerà l’ultimo uomo che
rimpicciolisce ogni cosa. La sua razza è tenace come quella della pulce; l’ultimo uomo vive
più a lungo di tutti. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono, ammiccando, gli ultimi
uomini. “ E ancora: “di quando in quando un po’ di veleno: ciò produce sogni gradevoli. E
molto veleno alla fine, per procurarsi una piacevole morte. “
La caratteristica dell’ultimo uomo occidentale è l'estrema mediocrità del suo spirito che
cerca solo comodità e sicurezza a norma di legge, rifuggendo ogni rischio. Un essere stanco
della storia che ha trasformato il proprio io minimo nella misura universale del mondo;
piccolo e grigio, edonista ed egoista, allergico a tutto ciò che sa di grandezza o di passione,
indifferente alla bellezza e al dolore, che chiama felicità la sua meschinità. L'ultimo uomo
è l'archetipo del nichilismo passivo, che distrugge attraverso l’ indifferenza e la negazione
generalizzate. L’intuizione nietzschiana fu incompresa. Oggi la capiamo perché è sotto i
nostri occhi: viviamo in società plasmate dal nichilismo degli ultimi uomini.
La vicenda di Lindsay Clancy conferma che il presente è non solo l'epoca dell'ultimo uomo,
ma anche dell'ultima donna. L’ uno esprime l'estinzione dei valori classici della virilità,

l’altra incarna la scomparsa dei valori femminili. Il discorso femminista, soddisfatte da
tempo le richieste di uguaglianza materiale e giuridica, si è spostato su temi che celano i
germi dell'annientamento. In primo luogo l'idea che chiunque possa essere donna se si
percepisce come tale (l’impostura queer), che implica la scomparsa della donna reale,
materiale, in carne ed ossa. Poi la nozione secondo cui l'emancipazione consiste nell’odiare
ciò che fonda la specificità femminile, il potere immenso di dare la vita, sino all’
infanticidio.
Se la tua identità consiste nel cancellare i tratti oggettivi che la definiscono; se la tua libertà
risiede nel distruggere ciò che soltanto tu puoi generare, uccidere il frutto del tuo grembo,
allora tu, donna, cessi di esistere. La narrazione femminista estrema ha finito per portare
alla morte della donna, manifestazione suprema di un'ideologia che ha già dissolto
l’universo maschile. L'aspetto positivo di ciò che segna una fine è la speranza di un nuovo
inizio. Nessuna società può sopravvivere con uomini che hanno smesso di essere uomini e
donne che hanno smesso di essere donne. Goethe chiamò Mefistofele “ spirito che sempre
nega”, una definizione magistrale del nichilismo. La vorace sequenza di negazioni del
mondo moderno ci ha condotti al punto in cui non si può più negare nulla perché tutto è
già stato negato. Dobbiamo ricostruire sul vuoto e recuperare le nozioni antropologiche
fondamentali — uomo, donna, bene, male—uniche condizioni per la

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RINNOVABILI, UNA SILENZIOSA COLONIZZAZIONE SIONISTA

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Mentre l’esercito di Israele continua il genocidio contro il popolo palestinese, il governo Meloni tace…anzi premia i sionisti e permette loro di fare affari sul suolo italiano, diventando di fatto complice di una vera e propria colonizzazione silenziosa e di una svendita di sovranità del nostro territorio.

Prima le case e gli alberghi nel Salento, oggi le energie rinnovabili, già tempo fa “pensate strategicamente” dal capo della mafia Matteo Messina Denaro, che sono il cavallo di Troia per una grandissima operazione politica, economica e sociale che vede coinvolte JP Morgan (la banca che facilitò i traffici sessuali di Epstein) e numerose aziende israeliane, come Eco Energy Italy o Ellomay, alcune coinvolte nella costruzione di colonie in Palestina, come la Shikun e Binui. Nel territorio tra Galatone, Galatina e Nardò l’ennesimo prossimo tentativo di inquinare e rovinare le nostre terre.

Inizieremo su tutto il territorio nazionale, a partire dalla Puglia, un’azione di denuncia e di attacco radicale al GOVERNO ed alle AMMINISTRAZIONI che, invece di abbassare il costo dell’elettricità agli italiani, con le rinnovabili  inquinano, devastano l’agricoltura (con l’agrivoltaico che nemmeno garantisce alla coltivazione un corretto e sano sviluppo) ingrassano le strutture di Epstein ed i coloni, colpevoli di morte e distruzione.

Chiediamo che JP Morgan e tutte le aziende israeliane smettano di operare subito in Puglia e in Italia.

Leggi gli articoli su www.fahrenheit2022.it.
Un giornale con la sua identità, ma totalmente indipendente.

https://fahrenheit2022.it/2026/08/17/energie-rinnovabili-collegate-israele-jp-morgan-sionisti/

https://fahrenheit2022.it/2026/08/21/il-corto-circuito-della-transizione-il-caso-carisio-e-lipocrisia-dei-partiti-di-governo/

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Non saper leggere i numeri è un danno per tutti

La pandemia ci ha insegnato che la capacità di comprendere e analizzare i dati non è un lusso, ma una condizione necessaria per decisioni efficaci e condivise. Come superare un’ignoranza diffusa, che coinvolge cittadini e amministrazioni pubbliche.

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🔴DRONI SI SCORTE NO | TG 05.08.26

– Kiev sotto le bombe, Europa senza scorte di Jeff Hoffman
– Gas, Ue vieta Belgio compra di Margherita Furlan
– Hormuz chiuso salvadanaio aperto di Jeff Hoffman
– Karbala prega New York tiene la cassa di Margherita Furlan
– Israele compra il racconto, Parscale lo scrive di Jeff Hoffman
– Board of Peace: la resa a Netanyahu di Jeff Hoffman
– Ceuta: scontro Madrid Roma di Jeff Hoffman
– Interfacce neurali, Pechino sorpassa Musk di Margherita Furlan
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan
Con la collaborazione di Jeff Hoffman
Editing di Davide Marletta e di Simone Orletti

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Stato di emergenza in stato di attesa*

Calamità di dimensione regionale e relativamente contenuta vengono spesso classificate come emergenze nazionali, con procedure più lunghe e ritardi negli indennizzi. La correzione potrebbe consistere nella compartecipazione alle spese delle regioni.

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