Manovra e banche, il richiamo di Tajani: “Niente aggressività o tasse, serve coinvolgere”
Intervenendo a margine del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria, il ministro degli Esteri Antonio Tajani traccia la linea del governo sulla prossima manovra economica, soffermandosi in particolare sul nodo delle risorse e sul rapporto con gli istituti di credito.
Sulla possibilità di un contributo da parte del comparto creditizio, la posizione del leader azzurro è netta ma improntata al dialogo: “Un governo di centrodestra non può essere il governo che aggredisce una parte del nostro sistema economico, perché il sistema bancario è fondamentale per il sostegno alle imprese”. Per il titolare della Farnesina, la strada da seguire è quella del confronto: “Il governo non deve essere aggressivo, il governo deve essere coinvolgente“. E aggiunge: “Nessuno pensa che muore qualcuno, è questione di modi, di modo con il quale ci si rapporta con il mondo imprenditoriale”.
I rischi di una stretta unilaterale, secondo Tajani, ricadrebbero infatti sui risparmiatori. Occorre “attenzione a non far sì che poi tutto si riverberi sui correntisti”, avverte. Quindi “bisogna essere molto prudenti e tenendo conto anche della specificità del nostro sistema, che è un sistema binario: banche grandi e banche di territorio, che sono le BCC e le banche popolari. Quindi bisogna sempre approfondire l’argomento, non con demagogia, non con aggressività, perché l’aggressività non paga mai. Un governo moderato, un governo di centrodestra deve sempre coinvolgere, così come abbiamo fatto in passato. Abbiamo un accordo triennale con il sistema bancario assicurativo e abbiamo trovato anche il modo di coinvolgere il sistema delle imprese energetiche senza imporre tasse. Quindi meno tasse si mettono e meglio è. Ne parleremo, ne discuteremo con grande serenità”.
Tajani chiarisce di non essere contrario a un apporto da parte del settore, a patto che non si trasformi in una punizione punitiva: “Io sono favorevole a un contributo da parte del sistema finanziario” ma “contributi non si chiedono con le minacce, non si chiedono con gli improperi”. La trattativa andrà quindi allargata e calibrata bene: “Vediamo chi dovrà contribuire, bisognerà parlarne e vederne. Io sono sempre per delle idee che si debbano fare un confronto serio e approfondito, ne parleremo con la maggioranza, ne parleremo all’interno del governo. È una cifra indicativa quella sul sistema finanziario nel suo complesso, il sistema finanziario non sono soltanto le banche, ci sono anche altre realtà, ne parleremo”, sottolinea il ministro.
Infine, lo sguardo si sposta sulle misure a sostegno dei lavoratori e delle famiglie in vista della legge di bilancio: “L’abbattimento delle tasse sulle tredicesime per noi rappresenta una priorità. Nella prossima manovra economica un intervento sulle tredicesime dovrebbe essere fatto”.
Fmi, Giorgetti: “Banche centrali concentrate sull’inflazione e indipendenti per preservare la credibilità”
“Le banche centrali dovrebbero mantenere un orientamento fermamente incentrato sulla stabilità dei prezzi, in linea con i propri mandati, calibrando la politica monetaria in funzione delle specificità di ciascun paese e dell’evoluzione dei rischi. È necessaria vigilanza riguardo a possibili effetti di secondo impatto derivanti da shock nei prezzi dell’energia e delle materie prime, nonché ai rischi per le aspettative di inflazione. L’indipendenza delle banche centrali e una comunicazione chiara restano elementi essenziali per preservare la credibilità e mantenere le aspettative ben ancorate”. Lo afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nello statement a nome di Albania, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Repubblica di San Marino, al comitato internazionale monetario e finanziario del Fmi che si svolge a Bankok.
“Abbiamo scritto soltanto i titoli, adesso bisogna svolgere il tema”. Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, mette le mani avanti sulla prossima manovra e ammette che il confronto sulle misure è ancora tutto da fare. La lunga lista di proposte della maggioranza, a partire dal taglio dell’Irpef per il “ceto medio”, si scontra con la mancanza di risorse: per “misure fiscali” ci sono stando al Documento programmatico di bilancio solo 2,1 miliardi, insufficienti per finanziare l’allargamento a 60mila euro dello scaglione Irpef con aliquota al 33% che al momento arriva fino a 50mila.
A disposizione, se si escludono i 14 miliardi di deficit da utilizzare per difesa e sicurezza energetica, restano meno di 10 miliardi. Di cui peraltro 5 attesi da un nuovo contributo da banche e assicurazioni che lo stesso Tajani non vuole, anzi sostiene “non esistere” a meno che non si tratti di “una scelta concordata e non una scelta imposta”. Di non concordato al momento non c’è nulla: l’Abi ha fatto sapere che la notizia è arrivata senza preavviso. Il “dialogo forte, concreto con tutto il mondo finanziario e con quei settori che possono dare un contributo volontario” sognato dal forzista è tutto da avviare. Ma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti conferma che l’intervento ci sarà eccome perché “riteniamo che il sistema finanziarlo possa sostenerlo” e “credo che non morirà nessuno“. Del resto, “tenere sotto controllo lo spread è nell’interesse di tutti”, anche delle banche che hanno a bilancio miliardi di euro di Btp il cui valore diminuisce quando i rendimenti salgono.
Tajani quell’intervento non l’ha mai voluto, visto che tra gli interessati c’è anche la Mediolanum che fa capo al gruppo della famiglia Berlusconi. Ma sull’allargamento della seconda aliquota fa mostra di non demordere: “Pensiamo all’abbassamento dell’Irpef, pensiamo anche a far sì che il nostro sistema possa avere una complessiva riduzione della pressione fiscale”. E in aggiunta propone di allargare l’esenzione dal bollo (al momento in vigore solo per il 2027, va ricordato) a tutte le prime auto, oltre a “dare libertà sull’utilizzo nei primi anni del Tfr”.
“Un altro tema importante per noi è la sanità”, aggiunge. “Come sapete, oggi si possono detrarre le spese sanitarie nell’anno successivo a quello nelle quali vengono effettuate. Noi diciamo di anticipare nell’anno stesso, vediamo in quale forma: ci può essere per esempio una card che permette magari agli anziani di poter avere una somma a disposizione per effettuare spese sanitarie, penso alle cure dentali, alle cure oculistiche, quelle che sono fuori dal Servizio sanitario nazionale, o l’acquisto di medicine particolarmente costose”. Nei giorni scorsi era emerso il tentativo di cercare di anticipare le detrazioni Irpef per le spese sanitarie o un bonus a forfait che vada anche a chi non ha capienza fiscale.
Ma intanto dal libro dei sogni di Tajani esce per l’ennesima volta, come da attese, la detassazione delle tredicesime: “Questo rimane sul tavolo ma sarà per una prossima manovra vista la situazione economica”. E chi vivrà vedrà. Visto che “abbiamo ottenuto flessibilità per due tipi di spesa, quella per il risparmio energetico – e lì ci saranno provvedimenti anche a favore delle famiglie e delle imprese – e per la sicurezza”, tocca accontentarsi di “un tema molto importante che riguarda la previdenza dedicata ai militari”.
Con l’avvicinarsi della scrittura della Manovra di Bilancio per l’anno 2027, il clima all’interno della maggioranza sembra scaldarsi.
Il vicepremier Antonio Tajani, durante un’intervista di stamattina a Mattino 5, ha proposto un pacchetto di interventi fiscali e di welfare poco conciliabile con la prudenza richiesta dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Dalla tassa sugli extraprofitti al contributo volontario
Il punto di frattura più evidente riguarda l’eventuale scelta di tassazione straordinaria del settore bancario e finanziario. Di fronte all’ipotesi di attingere agli utili degli istituti di credito per coprire le misure della finanziaria, Tajani ha opposto nette obiezioni:
rifiuto netto di qualsiasi tassazione straordinaria o coatta sugli extraprofitti bancari
proposta di un contributo esclusivamente volontario e concordato con gli istituti di credito
tutela espressa delle banche popolari e di credito cooperativo legate al territorio
Secondo il Ministro degli Esteri, un’imposta straordinaria alle banche finirebbero per pagarla i correntisti e finirebbe per spaventare gli investitori esteri.
Meno tasse per i giovani fino a 35 anni
Sul fronte del lavoro e del sostegno alle nuove generazioni, la ricetta di Forza Italia punta su una forte detassazione. Le misure avanzate comprendono:
esenzione fiscale totale per i lavoratori fino a 30-35 anni alle prime esperienze lavorative
libertà di utilizzo del Tfr fin dai primi anni di carriera per favorire l’autonomia finanziaria e la creazione di nuove famiglie
estensione dell’esenzione fiscale per la prima vettura acquistata
Abbassare l’Irpef al ceto medio
Altro capitolo centrale è la revisione delle aliquote Irpef. Forza Italia spinge per l’ampliamento del secondo scaglione, riducendo l’aliquota al 33% e allargando la platea fino ai redditi da 60.000 euro.
L’intervento è pensato per alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, ma si scontra direttamente con i conti del Mef: la misura ha infatti un costo stimato di circa 2,7 miliardi di euro, in una Manovra che deve stare necessariamente entro i limiti di circa 23,5 miliardi, dato che l’Italia non è riuscita a uscire dalla procedura d’infrazione.
Carta Sanità per i pensionati
Per sostenere la popolazione anziana e le fasce più vulnerabili, il leader di Forza Italia propone l’introduzione di una Carta Sanità per i pensionati. Si tratterebbe di un buono o un anticipo diretto per coprire spese mediche e odontoiatriche critiche, evitando così ai cittadini di dover attendere i tempi della detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.
Risorse per la difesa e la sicurezza
Nessun passo indietro invece sulle risorse destinate alla difesa e al controllo del territorio. Tajani ha ribadito la necessità di finanziare le missioni internazionali (come la protezione delle rotte mercantili) e di garantire la copertura economica per il personale in divisa impegnato nella sicurezza delle stazioni e nel contrasto all’immigrazione clandestina.
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle banche, ma porta con sé nuovi rischi per la sicurezza dei conti correnti. Per questo motivo la Banca centrale europea ha chiesto ai principali istituti vigilati di rafforzare le proprie difese contro le minacce informatiche potenziale dall’AI entro il 31 ottobre 2026.
Tutto questo riguarda chiaramente molto da vicino i correntisti, chiamati a fare la propria parte per proteggere risparmi e dati personali. Chiariamo quali sono le richieste della BCE nel dettaglio e che tipo di rischi corriamo.
Cosa chiede la BCE
È giunta una lettera dalla vigilanza bancaria della BCE, nella quale si chiede ai grandi istituti dell’area euro di innalzare il livello di protezione contro le minacce informatiche legate all’intelligenza artificiale. Gli istituti dovrebbero adeguarsi in tempi rapidissimi, entro il 31 ottobre 2026, valutando come l’uso crescente dell’IA, tanto da parte delle banche che da parte dei criminali, possa esporre i sistemi a nuove vulnerabilità. Un intervento che rappresenta un tassello chiave nel quadro di regole europee sempre più attento al concetto di resilienza digitale.
I rischi dell’AI in banca
I pericoli sono di diversa natura:
gli agenti IA (programmi in grado di agire autonomamente) potrebbero interpretare male attività del tutto legittime, scambiandole per minacce e bloccando servizi ai clienti;
con la tecnica del prompt injection delle istruzioni malevole possono essere nascoste in documenti o messaggi per manipolare il comportamento dell’AI;
l’IA può essere sfruttata per individuare le falle dei sistemi e automatizzare le fasi di un attacco, rendendo le intrusioni più rapide e riducendo il tempo a disposizione per reagire, con possibili conseguenze sui risparmi.
Per contenere questi rischi, agli istituti viene chiesto di definire in modo preciso cosa possono fare gli agenti di AI, prevedendo una conferma umana per le operazioni più delicate. Ogni azione dell’IA dev’essere tracciabile e verificabile, con possibilità di spegnere il tutto rapidamente in caso di problemi.
Le banche devono poi effettuare verifiche periodiche sulle vulnerabilità dei programmi usati, mantenendo gli aggiornamenti di sicurezza, disponendo di backup isolati e procedendo al ripristino in caso d’emergenza. Il tutto nel rispetto del regolamento europeo Dora sulla resilienza operativa digitale, in vigore dal 17 gennaio 2025, che fissa standard comuni per la sicurezza informatica.
Come difendersi
Anche i correntisti possono fare molto per proteggersi e dovrebbero agire in maniera rapida e attenta. Ecco un po’ di consigli pratici e utili:
attivare le notifiche sulle operazioni;
controllare con regolarità i movimenti del conto;
custodire con cura le credenziali d’accesso;
non condividere mai password o codici temporanei;
verificare che il nome del beneficiario corrisponda all’IBAN indicato prima di un bonifico;
prestare attenzione alle comunicazioni sospette, comprese chiamate e messaggi falsi creati con l’AI;
segnalare subito alla banca dei pagamenti non autorizzati (la contestazione è possibile fino a 13 mesi);
verificare le comunicazioni attraverso i canali ufficiali dell’istituto.
L’Unione europea sta valutando di limitare l’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche.
La misura è ipotizzata per ridurre i rischi legati all’esposizione degli istituti verso il proprio Paese. Il tema è al centro del confronto sulla riforma dell’Unione bancaria. Il Governo italiano è già in allarme.
Tetto ai titoli di Stato, cosa vuole fare Bruxelles
La Commissione europea presenterà entro marzo la versione definitiva della proposta, mentre il Parlamento europeo ha iniziato a lavorare agli emendamenti.
Per l’Italia, dove il debito pubblico rappresenta una componente importante del mercato finanziario, il rischio è che nuove restrizioni riducano la partecipazione degli istituti alle aste del Tesoro.
L’orientamento della Commissione europea è affrontare il problema della concentrazione delle esposizioni bancarie verso i debiti sovrani nazionali, favorendo una maggiore diversificazione degli investimenti. La preoccupazione è che una banca troppo esposta ai titoli di Stato del proprio Paese possa subire conseguenze significative in caso di difficoltà finanziarie del governo.
L’ipotesi discussa prevede che, oltre una determinata soglia, i titoli di Stato detenuti dalle banche siano sottoposti a una ponderazione del rischio, con conseguenti maggiori accantonamenti patrimoniali. Attualmente questi titoli sono generalmente considerati a rischio zero ai fini prudenziali.
L’introduzione di nuovi requisiti potrebbe quindi modificare la convenienza per gli istituti a detenere grandi quantità di debito sovrano.
I rischi
Se la domanda dovesse diminuire mentre lo Stato continuasse a collocare debito sul mercato, gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per acquistare le nuove emissioni. In questo scenario, il costo del finanziamento pubblico potrebbe aumentare.
Attenzione: non si tratta di una certezza ma solo di un rischio potenziale. Tutto andrebbe a giocarsi sui limiti effettivamente introdotti, sui tempi di applicazione delle nuove regole e sulla risposta degli altri investitori.
Il rialzo dei rendimenti può incidere sui conti pubblici attraverso il costo delle nuove emissioni e, allo stesso tempo, influenzare il valore di mercato dei titoli già presenti nei portafogli bancari.
Unione bancaria in Ue
La questione dei titoli sovrani si inserisce nel quadro dell’Unione bancaria europea, un progetto volto alla riduzione della frammentazione del sistema finanziario. L’Ue punta a un mercato bancario più integrato, limitando la dipendenza degli istituti dalle condizioni del Paese di appartenenza.
Sul tavolo anche l’ipotesi di garanzie comuni per la gestione delle crisi bancarie e la tutela degli utenti tramite fondi nazionali.
Il commento
Sul tema della concentrazione delle esposizioni delle banche sui titoli sovrani esprime preoccupazione Giovanni Crosetto, europarlamentare FdI e vice coordinatore Ecr in commissione Econ, citato dal Sole 24 Ore:
Ci preoccupa perché è stato inserito nella Comunicazione della Commissione, la quale ha esplicitamente detto che intende affrontare la questione. Nel documento parlamentare, attraverso un emendamento che ho presentato in questi giorni, cerchiamo di dare una serie di motivazioni sul perché non è il momento storico per intervenire e perché non persiste questo rischio sovrano.
Nella foto: Giovanni Crosetto (europarlamentare FdI)
La spiegazione:
L’orientamento della Commissione sarebbe quella di introdurre un tetto alla detenzione dei titoli di debito sovrano per le banche, oltre il quale i titoli di Stato detenuti verrebbero “ponderati” e dovrebbero essere fatti accantonamenti patrimoniali ulteriori. Se questo accadesse, potrebbe portare le banche a non partecipare più alle aste dei titoli di Stato. Le implicazioni sarebbero importanti proprio in un momento in cui si cerca di migliorare la circolazione dei capitali in Europa.
La Manovra 2027 vale 23,5 miliardi di euro e mette al centro il sostegno alle famiglie, con gli interventi per il welfare, e gli aiuti alle imprese.
Per finanziare le misure, il Governo guarda anche alle banche, che dovrebbero mettere sul tavolo circa 5 miliardi di euro. Dovrebbero contribuire alle coperture anche le assicurazioni, una nuova stretta alle spese dei ministeri e il settore dei giochi.
Manovra 2027, misure previste per famiglie e imprese
Lo scheletro della Manovra 2027 è contenuto nel Dpb (Documento programmatico di bilancio), trasmesso nella notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 ottobre alla Commissione europea e al Parlamento italiano.
Il documento, approvato dal Consiglio dei ministri, anticipa alcune delle misure della futura legge di Bilancio, ma va preso per quello che è: una bozza, una dichiarazione di intenti ancora da confermare alla prova delle coperture. L’Italia sta infatti ancora trattando con l’Ue sulla flessibilità dei conti pubblici al fine di coprire le spese per energia e difesa.
Il Dpb indica come priorità la tutela del potere d’acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili, e il sostegno alle imprese (in sofferenza per il caro energia) e agli investimenti.
È inoltre previsto un sostegno alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, con maggiori contributi agli investimenti per gli impianti fotovoltaici.
Il quadro comprende anche interventi per le infrastrutture pubbliche, con attenzione particolare a ferrovie, scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici.
Energia e difesa, trattativa con l’Unione europea
La definizione della Manovra è legata alla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, indicata in circa 14 miliardi complessivi per il 2027: 7 miliardi destinati all’energia e altri 7 alla difesa. La questione dovrebbe essere affrontata all’Eurogruppo convocato per il 9 novembre.
Il Governo deve inoltre confrontarsi con le regole europee sui conti pubblici e con la necessità di individuare interventi in grado di rispondere al caro-energia senza alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi. Attualmente l’Italia è in pressing sull’Ue per trovare la quadra sul prezzo del gas, dal quale dipende in larga parte anche quello dell’elettricità. La trattativa è avviata e sarebbe già a buon punto, mancando solo gli ultimi dettagli tecnici. Secondo quanto trapelato, il prezzo del gas (che ha segnato il +172% negli ultimi mesi a causa della crisi di Hormuz) dovrebbe assestarsi in una forbice fra 55 e 65 euro al MWh.
Tra le ipotesi discusse rientra anche un maggiore sostegno agli investimenti per l’efficienza energetica degli immobili, con un aumento al 65% dell’Ecobonus. Per il 2026 la normativa vigente prevede, per gli interventi agevolati, una detrazione ordinaria del 36%, elevata al 50% per gli interventi realizzati sull’abitazione principale dai titolari di proprietà o di altro diritto reale di godimento. Sullo sfondo rimane aperto un altro fronte con l’Ue, quello delle Case green, per il quale l’Italia è sotto procedura d’infrazione.
Irpef, flat tax e cedolare secca
Si punta poi ad una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni. E ad una flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività. E, infine, ad un’altra flat tax per le partite Iva, con una soglia ipotizzata fino a 100.000 euro.
Poi si parla di una cedolare secca al 5% sugli affitti lunghi a canone concordato (attualmente è al 10%). E si punta a rendere il taglio del bollo auto strutturale.
L’aliquota Irpef al 33% verrebbe infine estesa al limite di 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro.
Pensioni
Il nodo previdenziale riguarda la rivalutazione delle pensioni per recuperare l’impatto dell’inflazione. La Lega spinge poi per la possibilità di uscire a 64 anni ma con il solo metodo contributivo.
Ci sono presentazioni istituzionali dalle quali si esce con una notizia, qualche dichiarazione e un titolo già in mente. Da altre si porta via anche una sensazione, più difficile da mettere in ordine. Oggi, presso la Villa Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, a Roma, la presentazione della nuova campagna di Intesa Sanpaolo ha trasmesso soprattutto questo: una gioia semplice, il piacere di incontrare persone capaci di emozionare attraverso la propria naturalezza.
Intorno, una cornice meravigliosa dalla quale ammirare la Città Eterna. Una bellezza che invita a fermarsi, ad allargare lo sguardo. Roma accompagna l’incontro e sembra dare una profondità particolare ai temi che lo attraversano: la cultura, il talento, le relazioni, quel patrimonio di gesti e conoscenze nel quale riconosciamo il nostro Paese.
La nuova campagna istituzionale si chiama “A mano a mano”. Sergio e Pietro Castellitto ne sono protagonisti e, per la prima volta, condividono la regia. Accanto a loro ci sono Roberto Bolle e Francesco “Ciccio” Graziani. La voce è quella di Mina, che reinterpreta il brano scritto da Riccardo Cocciante e Marco Luberti, reso celebre anche da Rino Gaetano. L’uscita è prevista per il 18 ottobre.
Il racconto, per chi era presente, prende forma anche in ciò che accade intorno: nel modo di parlare, nella leggerezza di un ricordo, nella possibilità di riconoscersi in qualcuno che si è abituati a vedere da lontano.
Una macchina, una casa e i ricordi di Pietro
Pietro Castellitto richiama i suoi ricordi giovanili legati alle banche. Riceve una macchina in regalo, ma arriva la precisazione: non è davvero sua, è della banca. Anche una casa nuova, bella, si accompagna alla stessa spiegazione: non è nostra, è della banca.
Restituito nel suo senso, l’aneddoto contiene una piccola commedia familiare. Agli occhi di un giovane, questa banca finisce per possedere le cose che appartengono alla quotidianità, quelle nelle quali si abita o con le quali si comincia a essere indipendenti. Il linguaggio degli adulti incontra lo stupore di chi deve ancora imparare come funzionano un finanziamento, un mutuo, gli impegni che rendono possibile un acquisto.
È un ricordo personale che apre una porta. Ci si ritrova nelle frasi ascoltate in famiglia, nelle spiegazioni comprese solo più tardi. E quella naturalezza rende vicino chi sta parlando.
Ciò che colpisce durante la presentazione è l’umanità dei protagonisti, la facilità con cui un’esperienza privata può creare una relazione con chi ascolta. Nella condivisione tra Sergio e Pietro, poi, il lavoro cinematografico incontra un legame che precede qualsiasi progetto: quello tra un padre e un figlio. Due sensibilità, due generazioni, una storia comune che entra nel film e ne accompagna il tono.
Ufficio stampa Intesa SanpaoloSergio e Pietro Castellitto insieme nella regia dello spot
Le mani che tengono insieme le storie
La campagna è costruita come una catena di mani che attraversa l’Italia. Mette accanto clienti e dipendenti di Intesa San Paolo, chi immagina un progetto e chi contribuisce a realizzarlo. Una giovane coppia nella prima casa, una studentessa che prosegue gli studi, un produttore di vino, un’azienda di arredi per grandi imbarcazioni: esperienze diverse, unite dal passaggio tra un desiderio e la possibilità di dargli forma.
Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo, si sofferma sul gesto che dà significato al titolo:
“La mano che accompagna, che sostiene, che trasmette esperienza, che aiuta a compiere un passo avanti”.
Un’immagine nella quale riconoscere relazioni quotidiane, tra generazioni e tra persone che condividono un progetto. È qui che il racconto incontra anche il ruolo della banca:
“Il nostro mestiere consiste proprio nel mettere in connessione energie, competenze, aspirazioni e risorse affinché qualcosa possa accadere”.
Guardando questo intreccio, torna alla mente il saper fare italiano. Quello che ha il profumo dell’artigianato, della familiarità con i materiali, della cura che richiede tempo. Ci sono competenze che si imparano osservando e ripetendo, conoscenze trasmesse attraverso il lavoro quotidiano, imprese nelle quali una storia personale diventa un progetto condiviso.
È una bellezza concreta, che appartiene al nostro Paese quanto i suoi monumenti. Vive nelle mani di chi produce, nella pazienza di chi insegna, nella responsabilità di chi raccoglie un’esperienza e la porta avanti. La campagna offre l’occasione per ritrovarla dentro attività che spesso raccontiamo soltanto attraverso risultati economici.
Ufficio stampa Intesa SanpaoloStefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo
La vita delle persone dà significato ai numeri
Stefano Lucchini mette a fuoco il punto:
“La vita delle persone, invece e per fortuna, non è astratta”.
Credito, risparmio, investimenti e consulenza diventano comprensibili quando incontrano una casa da acquistare, un’impresa da far crescere, un percorso di studi da continuare. La banca sceglie di rappresentare il proprio ruolo attraverso gli effetti del suo lavoro, affidando alle storie il compito di rendere leggibili anche le cifre.
Nei primi sei mesi del 2026 Intesa Sanpaolo ha destinato 44 miliardi di euro di finanziamenti a famiglie e imprese. I prestiti d’onore “Per Merito” hanno superato complessivamente il miliardo di euro, raggiungendo 54 mila studenti.
Sono dimensioni importanti, alle quali il racconto restituisce un volto. Poter studiare significa avere tempo e strumenti per costruire la propria strada. Accedere al credito può permettere a un’impresa di trasformare una competenza in lavoro e opportunità. Il valore di queste possibilità si misura anche nella vita quotidiana di chi le riceve.
La cultura come esperienza da condividere
Roberto Bolle porta nel film la danza e il rapporto con il patrimonio artistico, nelle sale della Galleria Borghese. La sua presenza richiama una forma di bellezza che emoziona immediatamente e che nasce da un esercizio lungo, rigoroso, spesso invisibile a chi osserva.
Lucchini si sofferma sul lavoro che sostiene la grazia di Roberto Bolle:
“Quello che le persone non vedono immediatamente sono le migliaia di ore di lavoro, la disciplina quotidiana, l’attenzione quasi maniacale ai dettagli, la volontà di migliorarsi continuamente”.
Un pensiero che avvicina il palcoscenico ai tanti luoghi nei quali si coltiva un talento, si perfeziona un mestiere, si impara a fare bene qualcosa.
Bolle sottolinea il valore del sostegno ai progetti che avvicinano le persone all’arte e creano opportunità educative. La cultura diventa così un’esperienza da condividere, capace di lasciare qualcosa soprattutto nelle nuove generazioni.
In questo ambito si collocano anche le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo e il programma Restituzioni, dedicato al restauro del patrimonio storico-artistico. Attività diverse che richiamano una responsabilità comune: custodire la bellezza e consentire alle persone di incontrarla.
Ufficio stampa Intesa SanpaoloRoberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, ambassador di Intesa Sanpaolo, ritratto nelle sale di Galleria Borghese a Roma
Lo spazio per sentirsi parte
Con Ciccio Graziani, il racconto arriva ai ragazzi dell’“Olimpicone Santa Firmina” di Arezzo, il progetto di calcio integrato e inclusivo sostenuto da Intesa San Paolo. Qui lo sport permette di parlare di partecipazione e appartenenza attraverso un’esperienza concreta.
Entrare in una squadra significa trovare un posto, condividere un obiettivo, essere riconosciuti dagli altri. Graziani evidenzia il valore della visibilità offerta ai ragazzi con disabilità dell’associazione che rappresenta. È un passaggio che riporta l’attenzione sulle persone e sulla possibilità di far conoscere la loro realtà.
Il senso di queste esperienze si ritrova in una riflessione di Stefano Lucchini:
“Il progresso è sempre un’opera collettiva. Nasce dall’incontro tra persone, competenze e responsabilità”.
Le storie del film danno forma a questa idea, mostrando quanto una possibilità individuale possa crescere attraverso il contributo degli altri. La musica tiene insieme queste storie. Mina accompagna le immagini e, in chiusura, si rivolge direttamente allo spettatore.
La gioia e la naturalezza dei protagonisti, nella bellezza di Roma, si sono intrecciate con i mestieri, la cultura e le possibilità raccontate nel film – non gli spot, come ama definirlo Lucchini.
In attesa di vedere questa produzione on air, l’incontro lascia il desiderio di riconoscere l’umanità degli altri e trovare il tempo di darle attenzione. Come accade quando un ricordo di famiglia, raccontato con semplicità, riesce per un momento a farci sentire più vicini.
Oggi meno spazio ai numeri. Anche questo, però, è un modo di raccontare la finanza: riconoscere ciò che rende possibile nella vita delle persone, seguire il filo che lega un investimento a un mestiere, un prestito agli studi, il sostegno alla cultura all’emozione di chi la incontra. I numeri restano essenziali, ma giornate come questa ricordano perché vale la pena raccontarli.
Ufficio stampa Intesa SanpaoloFrancesco “Ciccio” Graziani protagonista dello spot di Intesa Sanpaolo
Gli effetti di una fusione tra banche vanno valutati considerando il mercato e i segmenti di clientela coinvolti. Le operazioni possono produrre guadagni di efficienza e migliorare la qualità dei prestiti. Ma possono anche portare a riduzione del credito.