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Scontri a Milano, fermati diversi giovani. Parla un papà: “Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Mi vergogno”

Amarezza, incredulità e rabbia tra i genitori dei minorenni fermati dopo gli scontri e gli episodi di violenza che hanno interessato Milano. Davanti alla Questura di via Fatebenefratelli, madri e padri hanno atteso per ore notizie dei propri figli, molti dei quali usciti soltanto dopo una lunga permanenza negli uffici di polizia. A raccogliere le loro testimonianze è stato il Corriere della Sera, che ha raccontato le storie di famiglie italiane e straniere accomunate dallo stesso sentimento di smarrimento.

Tra loro c’è Ltaief, un padre tunisino che vive in Italia da quattro anni e che si è presentato in Questura per aspettare i suoi due figli, di 17 e 16 anni. Accompagnato da un amico che lo aiuta con le traduzioni, mostra sul telefono un video di TikTok in cui uno dei ragazzi viene portato via dagli agenti. “Oggi dovevano andare a scuola, non so che hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo”, racconta. La stessa incredulità emerge dalle parole degli altri genitori. Una madre spiega che il figlio le aveva detto di trovarsi in centro con un amico e di essersi imbattuto nel caos delle manifestazioni. Un altro padre racconta di averlo cercato la sera precedente, scoprendo soltanto che si trovava con gli amici nel centro di Milano.

Particolarmente dolorosa la testimonianza di una donna ucraina, arrivata in treno da Monza dopo aver saputo dell’arresto del figlio. “Mi ha chiamato alle 9, mi ha detto di essere stato arrestato”, racconta in lacrime. Secondo la madre, era la prima volta che il ragazzo si recava a Milano con il suo gruppo di amici. “Lui studia. E ora è in carcere. Dobbiamo pagare anche un avvocato. Non so cosa deve fare”, aggiunge.

All’uscita dalla Questura, le reazioni dei genitori sono diverse. C’è chi accoglie il figlio con un duro rimprovero e chi cerca di capire cosa sia realmente accaduto. Alcuni ragazzi raccontano di aver trascorso molte ore in una cella condivisa con altri fermati, ricevendo acqua, cibo e un numero di coperte che, secondo la loro testimonianza, non sarebbe stato sufficiente per tutti. Una coppia di Melegnano ha scoperto che il figlio si trovava in Questura grazie alla geolocalizzazione del telefono. “Ieri sera ho visto che era in questura e siamo venuti. Stamattina alle 5.30 mi ha chiamato per farsi portare il documento, ma non sappiamo niente”, spiegano i genitori. Tra le testimonianze raccolte dal Corriere della Sera c’è anche quella di un padre di origine romena, che vive in Italia da trent’anni. Seduto in un bar davanti alla Questura, esprime tutta la propria delusione: “Mi spacco la schiena al lavoro tutti i giorni e mi vergogno ora a venire qua dopo 30 anni in Italia. Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Sono deluso da lui“.

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Blocco degli autotrasportatori, merci ferme per 120 ore: rimaniamo senza cibo? Ecco i rischi

Il fermo del trasporto merci dura 120 ore, dalle 00.01 del 16 ottobre fino alle 24 del 20 ottobre, in Sicilia e Calabria. I mezzi delle imprese aderenti restano fermi per protestare contro l’aumento di gasolio e costi di gestione. Le prime difficoltà riguardano soprattutto le merci che devono essere rifornite ogni giorno. Frutta, verdura, latte e latticini, carne e pesce sono i prodotti più esposti a carenze temporanee sugli scaffali se le consegne continuano a saltare.

Blocco autotrasportatori, dove sono fermi i camion

Il calendario ufficiale del Ministero delle Infrastrutture riporta due mobilitazioni regionali da 120 ore. In Sicilia il fermo è stato proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano. In Calabria riguarda le imprese aderenti a Fedralog Calabria. Entrambe le proteste sono iniziate alle 00.01 del 16 ottobre e terminano formalmente alle 24 di martedì 20 ottobre. Non si tratta quindi di un blocco nazionale di tutti i tir italiani.

Leggi anche: Sciopero dei tir in Sicilia, autotrasportatori a Salvini: “Tavolo il 20 ottobre o il fermo prosegue”

In Calabria Fedralog ha spiegato che, salvo servizi essenziali e casi previsti dalla normativa, l’obiettivo è lasciare fermi mezzi pesanti e mezzi di lavoro delle aziende aderenti. In Sicilia i trasportatori hanno scelto principalmente il fermo dei mezzi nei piazzali e nei porti, evitando blocchi indiscriminati della circolazione.

Blocco degli autotrasportatori, cosa rischia di mancare nei supermercati

I primi prodotti a risentire del rallentamento sono quelli con una vita commerciale breve e che richiedono consegne frequenti. Nel Crotonese sono già state segnalate carenze nei reparti di frutta, verdura, carne, pesce e latticini.

Leggi anche: Caro carburanti, stangata sugli autotrasportatori: in 6 mesi oltre 11mila euro in più per ogni camion 

In Sicilia la protesta interessa anche la movimentazione delle merci in arrivo via nave. I rappresentanti degli autotrasportatori avevano annunciato che i semirimorchi con ortofrutta e alimentari destinati ai supermercati non sarebbero stati regolarmente ritirati.

Questo non significa che tutti i supermercati rimarranno senza prodotti. Le conseguenze dipendono dalle scorte dei singoli magazzini, dall’adesione delle aziende al fermo e dalla possibilità di utilizzare canali alternativi. La merce secca, come pasta, conserve e prodotti confezionati, tende ad avere scorte più ampie rispetto ai freschi e può quindi resistere più a lungo ai ritardi logistici.

Blocco degli autotrasportatori: perché i camionisti protestano e fino a quando dura

Alla base della mobilitazione c’è soprattutto il caro carburante. Fedralog Calabria cita anche l’aumento dei costi per personale, assicurazioni, manutenzione, rate dei veicoli e gestione delle aziende, insieme a tariffe di trasporto considerate troppo basse per compensare le maggiori spese.

Leggi anche: Carburanti e caro vita, continua la protesta degli autotrasportatori: circolazione bloccata su A1 e A30

In Sicilia i trasportatori lamentano inoltre il costo dei collegamenti marittimi. Il Comitato Trasporto Siciliano ha indicato in circa 900 euro il costo di un pieno per un camion nelle condizioni attuali.

Il fermo ufficiale termina alla mezzanotte del 20 ottobre. Le associazioni hanno però avvertito che, in assenza di risposte, la protesta potrebbe proseguire. Il governo ha convocato un confronto con le categorie, ma parte degli autotrasportatori chiede un intervento prima della data indicata. Per questo eventuali difficoltà nelle forniture potrebbero non terminare immediatamente il 20 ottobre: anche dopo la ripresa dei mezzi servirà tempo per recuperare le consegne accumulate.

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Blocchi e rabbia al Sud, gli autotrasportatori: “Fermiamo tutto”. Il governo li convoca per il 27 ottobre

Circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all’altezza dello svincolo con la Fondovalle dell’Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano, nell’ambito della protesta contro il caro carburanti e il carovita che coinvolge autotrasportatori, agricoltori e cittadini della Basilicata. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presidi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la Statale 106 e la Statale 598 Val d’Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell’area tra Rotondella e Policoro. Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso.

“Ci troviamo sull’orlo del collasso, senza risposte siamo pronti al fermo nazionale“. Il caro carburanti rischia di far esplodere la protesta dell’autotrasporto. Unatras, Assotir, Conftrasporto, le sigle che rappresentano gli autotrasportatori, circa 100 mila imprese, sono sulle barricate. La convocazione arriva nella serata di ieri: il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. «Un passo in avanti — dice Uggè, presidente Unatras — ma vediamo nel frattempo cosa succederà”. Perché la tensione non si scioglie. In molte città del Sud la protesta è già scoppiata con fermi spontanei dei camion e blocchi autonomi dalla Puglia alla Calabria.

Giornata di mobilitazione oggi in Calabria per la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante. Sono previsti 17 punti distribuiti nelle cinque province calabresi, di cui cinque nel Cosentino. Nel territorio di Cosenza vengono indicati il nodo Sibari-Frascineto-Villapiana, la statale 18 tra Santa Maria del Cedro e Tortora, l’area Montalto Uffugo-Cosenza Nord-Rende, San Lucido e Guardia Piemontese. Possibili disagi per la circolazione dei mezzi. Dalla mezzanotte al 20 ottobre stop ai Tir. Nessun blocco stradale, ma rimarranno nei rispettivi piazzali e le navi con i prodotti ortofrutticoli e gli alimentari per i supermercati non saranno scaricate. Lo annuncia Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano. Il rischio è che i banchi dei supermercati rimangano vuoti.

Ma la posta in palio è altissima, secondo il rappresentante della categoria, a causa dell’impennata dei prezzi del carburante: “Abbiamo costituito il Comitato trasporto siciliano perché non ci sentiamo più rappresentati dalle organizzazioni sindacali nazionali, colpevoli di aver smesso di fare i nostri interessi. Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino”. In Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite fra 700 e 900 euro al giorno per ogni mezzo. E il 22 ottobre toccherà ai pescherecci.

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