PS promete defender financiamento estável dos CoLAB e CTI

© ANTÓNIO PEDRO SANTOS/LUSA

© ANTÓNIO PEDRO SANTOS/LUSA


© Apple

© Sword
Qualquer pessoa pode agora conferir se uma imagem, um vídeo ou um áudio foi criado com inteligência artificial (IA) do Google ou de empresas parceiras. O SynthID Detector, ferramenta que procura uma marca d’água invisível nesses arquivos, foi aberto ao público na quarta-feira (07/10), no endereço synthid.com. Antes, o acesso era restrito a jornalistas e profissionais de mídia.
Segundo o Google, o detector está disponível no mundo todo, mas por enquanto só em inglês. Além do conteúdo feito com as ferramentas do próprio Google, ele reconhece arquivos gerados por sistemas da OpenAI, da NVIDIA e da Kakao. A Apple deve entrar em breve, sem data definida.
De acordo com a empresa, a marca d’água é aplicada desde 2023 e já foi inserida em mais de 180 bilhões de imagens e vídeos e em 240 mil horas de áudio. A mesma verificação já funciona dentro da Busca, do aplicativo Gemini e do Chrome, que recebem mais de 1 milhão de pedidos por dia.
Para usar, basta enviar o arquivo no site. Segundo o Best for Android, a ferramenta aceita formatos comuns como JPG, PNG, WEBP, GIF, MP4, MOV, MP3 e WAV, com limite de cerca de dez verificações por dia. A recomendação é enviar a cópia de melhor qualidade disponível, porque capturas de tela, repostagens e compressão podem enfraquecer a marca.
O resultado tem limites. O detector não identifica IA de forma geral: conteúdo feito por ferramentas que não usam o SynthID, como modelos abertos sem marca d’água, não aparece. Um resultado negativo, portanto, não prova que a imagem é verdadeira, e um positivo indica apenas que houve uso de IA, sem dizer em que medida.
Com informações de Google e Best for Android.
Imagem: gerada por IA, ilustrativa
The post Google libera para todos ferramenta que detecta imagem, vídeo e áudio feitos com IA appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.


© Bloomberg via Getty Images


© Tekever

© ESTELA SILVA/LUSA
Os Mestres do Digital são um programa da Agência para a Reforma Tecnológica do Estado (ARTE) que ajuda os cidadãos a usar a Internet e os serviços públicos digitais de forma mais simples e segura.
No próximo dia 14 de outubro, o programa chega a Olhão com uma sessão presencial gratuita e certificada, no Auditório Municipal Maria Barroso, das 09:30 às 11:30.
No final, haverá ainda uma hora de apoio à ativação da Chave Móvel Digital.
Ao longo da formação, os participantes vão aprender a utilizar a Internet em segurança, a proteger os seus dados pessoais e a aceder a serviços e ferramentas digitais, como o portal gov.pt, a aplicação gov.pt e a Chave Móvel Digital.
A iniciativa destina-se a toda a população, independentemente da idade ou do nível de conhecimentos digitais, e pretende ajudar os cidadãos a ganhar confiança na utilização da tecnologia e a simplificar as tarefas do dia a dia.
Para dar continuidade à aprendizagem, os participantes podem, também, frequentar os cursos online dos Mestres do Digital, organizados por níveis e que permitem aprender ao ritmo de cada pessoa.
Consulte os cursos online disponíveis e saiba mais sobre o programa Mestres do Digital.
Per molti automobilisti europei, fino a pochi anni fa, un’auto cinese era, soprattutto, un’alternativa economica a un modello occidentale. Il prezzo veniva prima del marchio, mentre design, tecnologia e qualità percepita rimanevano associati all’industria europea, giapponese o americana.
Il Salone dell’auto di Parigi 2026, aperto dal 12 al 18 ottobre, racconta che quella rappresentazione non basta più. Circa 20 marchi automobilistici cinesi hanno raggiunto la capitale francese, il doppio rispetto all’edizione del 2024 e quasi il 40% delle case partecipanti. Accanto a BYD, Geely, Chery e Leapmotor compaiono nomi ancora poco familiari al pubblico europeo, come Aito, Denza, Li Auto, Zeekr, Omoda e Jaecoo.
Non sono arrivati soltanto per vendere automobili meno costose. Presentano abitacoli digitali, batterie con tempi di ricarica ridotti, sistemi di assistenza alla guida e modelli progettati per fasce di clientela differenti. Parigi mostra, quindi, un passaggio industriale più profondo: la Cina non esporta più semplicemente prodotti, ma tecnologia, design e un nuovo metodo di costruire l’automobile.
La presenza cinese non è soltanto scenografica. Secondo Schmidt Automotive Research, nel secondo trimestre del 2026 i marchi cinesi hanno raggiunto il 10,7% del mercato automobilistico europeo, quasi il doppio rispetto al 5,7% registrato un anno prima.
Il confronto storico aiuta a comprendere la velocità del cambiamento. I costruttori giapponesi impiegarono decenni per trasformarsi da concorrenti economici a marchi riconosciuti per affidabilità, qualità e tecnologia. Le aziende cinesi stanno cercando di compiere lo stesso percorso in pochi anni, sfruttando un mercato interno enorme e una filiera concentrata nello stesso Paese.
| Vecchia percezione | Nuova realtà mostrata a Parigi |
|---|---|
| Auto economiche e poco riconoscibili | Gamma estesa dal modello urbano al segmento premium |
| Copia del design occidentale | Linguaggi stilistici propri e centri di progettazione internazionali |
| Tecnologia acquistata all’estero | Batterie, software e piattaforme sviluppati internamente |
| Produzione destinata alla Cina | Strategia commerciale e industriale globale |
| Prezzo come unico vantaggio | Prezzo, dotazioni, connettività e velocità di sviluppo |
Il Salone dell’auto di Parigi 2026 riunisce fino a 60 novità tra modelli e concept. L’impressione è che le case automobilistiche cinesi non siano più ospiti esotici in cerca di visibilità: occupano uno spazio che una parte dell’industria occidentale non riesce più a presidiare con la stessa intensità.
Spiegare la crescita cinese con salari più bassi sarebbe rassicurante, ma incompleto. Il vantaggio si è formato lungo l’intera catena del valore: raffinazione dei materiali, celle, batterie, elettronica di potenza, software, assemblaggio e logistica.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 in Europa sono state vendute circa 940mila auto elettriche prodotte in Cina, quasi il 50% in più rispetto al 2024. Nel frattempo, la concorrenza interna cinese ha obbligato i produttori ad aggiornare continuamente prodotti e listini.
È qui che si trova uno dei vantaggi meno visibili. Un costruttore tradizionale può impiegare quattro o cinque anni per sviluppare una nuova automobile. Alcuni gruppi cinesi lavorano con cicli molto più brevi, trattando l’auto quasi come un dispositivo elettronico: la piattaforma viene aggiornata, il software modificato a distanza e l’interfaccia ripensata seguendo rapidamente le reazioni degli utenti.
Questa accelerazione presenta anche rischi. Non tutti i marchi sopravvivranno alla guerra dei prezzi e non tutte le innovazioni avranno la stessa affidabilità nel tempo. Per il cliente europeo diventano essenziali assistenza, disponibilità dei ricambi, valore residuo e continuità del costruttore. Una vettura ricca di tecnologia non è automaticamente un buon acquisto se il marchio non dispone di una rete solida.
Per anni la principale forza cinese è rimasta nascosta sotto il pianale: la batteria. Oggi la tecnologia è diventata parte dell’esperienza quotidiana del guidatore.
Le proposte dei marchi cinesi si concentrano su cinque elementi:
| Tecnologia | Vantaggio promesso | Domanda da porsi |
|---|---|---|
| Ricarica ad alta potenza | Soste più brevi durante i viaggi | La rete europea supporta davvero quelle velocità? |
| Software aggiornabile | Nuove funzioni senza interventi in officina | Per quanto tempo saranno garantiti gli aggiornamenti? |
| Assistenza alla guida | Maggiore sicurezza e comfort | Il sistema è omologato e adatto alle strade europee? |
| Abitacolo digitale | Servizi connessi e interfacce evolute | Come vengono raccolti e utilizzati i dati? |
| Batterie integrate nella struttura | Più spazio e maggiore efficienza | Quanto costa una riparazione dopo un incidente? |
Al Salone di Pechino erano già emerse batterie capaci, secondo i produttori, di avvicinarsi alla carica completa in meno di dieci minuti.
La novità, però, è culturale. Il tempo di ricarica, la qualità del software e l’integrazione con lo smartphone stanno assumendo nell’acquisto dell’auto un peso simile a quello un tempo riservato a cilindrata, cambio e tenuta di strada.
Anche il linguaggio estetico è cambiato. Le prime esportazioni cercavano spesso di rassicurare il pubblico riprendendo forme già note. Oggi molti gruppi cinesi lavorano con squadre internazionali e centri di progettazione distribuiti tra Asia ed Europa, ma cercano un’identità riconoscibile.
La tecnologia non viene più nascosta. Grandi superfici luminose, abitacoli essenziali, schermi integrati e funzioni digitali diventano parte dell’immagine della vettura. Alcuni marchi puntano sul minimalismo, altri su interni spettacolari e un’idea di lusso fondata più sull’esperienza tecnologica che sulla tradizione meccanica.
È un passaggio importante perché il design trasforma una capacità produttiva in un marchio desiderabile. L’Europa conserva un vantaggio enorme nella storia dei brand, nell’ingegneria, nella guida e nella capacità di attribuire valore emotivo a un’automobile. La Cina, però, sta imparando a vendere non soltanto ciò che un veicolo fa, ma ciò che rappresenta.
Dal 2024 l’Unione europea applica dazi compensativi sulle auto elettriche costruite in Cina. La Commissione europea ha fissato aliquote aggiuntive differenti: il 17% per BYD, il 18,8% per Geely e il 35,3% per SAIC, oltre al normale dazio del 10%.
La misura non ha prodotto una ritirata. I produttori hanno reagito in tre modi:
Nei primi sei mesi del 2026 i marchi cinesi hanno raggiunto il 14% del mercato europeo delle ibride e il 25% delle plug-in, partendo in entrambi i casi dal 2% del 2024. L’accordo tra Bruxelles e Pechino per limitare i flussi di ibride cinesi potrà rallentare le importazioni, ma potrebbe accelerare la produzione locale. Anche QuiFinanza ha approfondito l’intesa tra Unione europea e Cina sulle auto ibride.
La frontiera della competizione, dunque, si sta spostando: non più “auto cinesi contro auto europee”, ma capitale e tecnologia cinesi prodotti dentro l’Europa.
BYD ha avviato la produzione in Ungheria e studia altri stabilimenti. Chery, Geely, Dongfeng e Leapmotor stanno seguendo percorsi differenti attraverso acquisizioni, accordi o utilizzo di impianti esistenti.
Il caso più vicino all’Italia riguarda Stellantis e Leapmotor. Il gruppo europeo utilizza tecnologia e piattaforme del partner cinese per ridurre i tempi di sviluppo, mentre produzione e attività tecniche possono essere localizzate negli stabilimenti europei. La nuova piattaforma destinata alle piccole elettriche dovrebbe coinvolgere Pomigliano e il polo di Mirafiori.
Non è soltanto un’operazione difensiva. Significa che un costruttore europeo considera ormai la tecnologia cinese uno strumento per tornare competitivo nel segmento più difficile: quello delle auto elettriche accessibili. Il progetto si collega al piano Stellantis per una nuova e-car economica prodotta a Pomigliano.
Per l’Italia questa trasformazione apre una domanda delicata: assemblare auto progettate su tecnologia estera è sufficiente a proteggere occupazione e competenze? La risposta dipenderà da quanta ricerca, componentistica, software e proprietà intellettuale resteranno nel Paese.
L’Europa non può competere soltanto alzando barriere, ma neppure ignorare sussidi, sovraccapacità e dipendenza tecnologica. Nel frattempo, le immatricolazioni mostrano che la transizione continua: secondo Acea, nei primi otto mesi del 2026 le elettriche hanno raggiunto il 21,7% del mercato Ue, mentre le ibride sono salite al 36,6%. Benzina e diesel, insieme, sono scese al 29%.
Parigi non decreta automaticamente la vittoria dell’industria cinese. Molti marchi dovranno conquistare fiducia, creare reti commerciali e dimostrare che le loro auto conservano valore nel tempo, ma il Salone certifica la fine di un’illusione europea: quella di poter conservare indefinitamente il monopolio del progetto, lasciando alla Cina il ruolo di fabbrica.
La vera partita non è stabilire chi costruisce l’auto meno cara. È decidere chi definirà l’auto dei prossimi dieci anni, chi ne controllerà il software e la batteria e dove resteranno competenze, occupazione e valore industriale. La Cina si presenta a Parigi per dimostrare di avere già una risposta. Ora tocca all’Europa costruire la propria.
