❌

Reading view

Chi è Alphadjo Cisse, il più giovane italiano a segnare una tripletta in Europa. Amorim disse di lui: “È già maturo”

Ad agosto Alphadjo Cisse aveva conquistato il Milan di Ruben Amorim con il gol all’esordio da titolare contro il Torino. Oggi, 15 ottobre 2026, si è preso anche la scena europea con una tripletta contro il Salisburgo. Il più giovane italiano di sempre a farlo in una competizione europea. A Salisburgo arriva la consacrazione europea di Alphadjo Cisse. Il diciannovenne del Milan firma una tripletta contro gli austriaci e si prende una serata da protagonista assoluto, confermando le impressioni lasciate nei primi mesi in rossonero. E se ad agosto Amorim aveva raccontato di essere rimasto stregato dalle sue qualità, adesso il campo sta dando ragione all’allenatore portoghese.

Prima un colpo di testa che non lascia scampo al portiere del Salisburgo. Poi due gol da bomber vero, da rapace d’area di rigore su assist di Bartesaghi prima e di Rabiot poi. Per capire però quanto sia cambiato il percorso di Cisse negli ultimi mesi bisogna tornare all’estate. Il Milan lo aveva acquistato dall’Hellas Verona nel febbraio 2026, lasciandolo in prestito al Catanzaro fino al termine della stagione. In Calabria il trequartista aveva mostrato le proprie qualità, collezionando sei reti in 22 presenze, prima che un infortunio agli adduttori lo costringesse a fermarsi per diversi mesi.

Il rientro in rossonero ha rappresentato una nuova occasione. Durante il precampionato Cisse ha conquistato progressivamente la fiducia di Amorim, che non ha mai nascosto la propria ammirazione per il ragazzo. “Adoro Cisse“, aveva dichiarato il tecnico portoghese, lasciando intendere quanto credesse nelle sue potenzialità. “Di Cisse ho notato alcuni dettagli a Milanello. È molto furbo e sta perdendo peso, dopo esser stato fuori per qualche mese. È orgoglioso di essere tornato e sono felice per lui. Già nel primo tempo ha fatto molto bene, dimostrando di essere quasi il più maturo dei giocatori in campo”, aveva dichiarato dopo l’esordio con gol contro il Torino.

L'articolo Chi è Alphadjo Cisse, il più giovane italiano a segnare una tripletta in Europa. Amorim disse di lui: “È già maturo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere. Come sono atterrato a Pisa, non ho mai più pianto”: parla Christian Vieri

Dietro ai gol, ai successi, alla fama e al denaro, spesso ci sono storie di grandi sacrifici adolescenziali. Lo ricorda la vita di Christian Vieri, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano, che per diventare un giocatore ha dovuto rinunciare a tutto quando aveva appena 14 anni: in primis, all’affetto dei suoi genitori. Bobo lo ha ricordato nell’ultima puntata del podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, dove ha raccontato con precisione inedita i momenti che lo hanno portato a lasciare l’Australia e tornare in Italia per inseguire il sogno del pallone.

Vieri infatti è nato a Bologna, figlio di un ex calciatore – Roberto “Bob” Vieri, da cui il soprannome Bobo – e di Christiane Nathalie Rivaux. La coppia si trasferisce in Australia quando il piccolo Christian ha appena 4 anni. Anche dall’altra parte del mondo, però, Vieri si innamora del calcio. E da ragazzo, pur di inseguire l’obiettivo di diventare un calciatore, compie una scelta drastica: “Mi son detto, ‘se vuoi diventare un calciatore devi tornare in Italia‘, sennò non avrai mai più la possibilità”. Il padre ha acconsentito. “Mio papà è stato bravo, mi ha detto ‘la vita è tua‘”. Ma ha aggiunto anche una frase eloquente: “Noi non abbiamo i soldi per farti il biglietto. Se vuoi chiamo tuo nonno“.

Il nonno di Christian Vieri infatti viveva ancora in Italia e decise di accogliere il nipote, pagando anche il volo da Sidney fino all’Italia. Padre Bob disse al figlio: “Guarda, il biglietto c’è, tra 15-20 giorni, ti hanno fatto solo andata, decidi tu, non c’è ritorno”. Vieri era convinto del suo sogno e rispose di sì. Ma racconta: “Da quella sera lì ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere, per 15-20 giorni, perché sapevo che non sarei più tornato. Il giorno della della partenza non ti dico: ho pianto da Sydney fino a Pisa”.

Una volta arrivato in Italia, però, Vieri spiega di essere tornato concentrato sul suo obiettivo, senza più rimpianti: “Come sono atterrato a Pisa ho smesso e non ho mai più pianto”. La nostalgia però è sempre tornata a farsi sentire: “Non avevamo soldi per chiamare, quindi sentivo i miei genitori ogni 15 giorni, gli scrivevo le lettere. Mia mamma ancora le lettere nel portafoglio”. E l’ex bomber svela anche un altro modo per mantenere vivo il rapporto con la mamma: “C’erano le radio, le cassette. Io prendevo la cassetta, pigiavo record e parlavo, poi gliela mandavo. E lei faceva così con me; mentre cucinava mi parlava“. Il racconto di un grande sacrificio, da cui è nata la carriera di uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano.

L'articolo “Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere. Come sono atterrato a Pisa, non ho mai più pianto”: parla Christian Vieri proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Complimenti all’Italia per Calciopoli. In Spagna c’è il più grande scandalo di sempre e nessuno fa nulla”: Mourinho contro il Barcellona

“L’Italia è l’unico Paese nel quale Calciopoli è stato Calciopoli, l’unico”. Sono parole – quelle pronunciate da José Mourinho prima di Roma–Real Madrid (terminata 3-4 per i madrileni) – che stanno facendo tanto discutere in Spagna. Il riferimento è al “Caso Negreira“, l’ex vicepresidente del Comitato tecnico spagnolo degli arbitri a cui il Barcellona – secondo un’indagine del 2023 – ha dato 8.4 milioni di euro tra il 2011 e il 2018, tramite società riconducibili allo stesso Negreira. Il club catalano si è sempre difeso spiegando che quelle somme servivano per pagare consulenze e relazioni tecniche sugli arbitri.

Una vicenda che in passato aveva attivato la giustizia ordinaria spagnola, ma anche il Real Madrid che tramite Florentino Perez aveva subito promesso battaglia per fare chiarezza. Al momento il Barcellona non è stato definitivamente condannato per aver “comprato” gli arbitri, ma neppure è stato assolto in via definitiva dall’intera vicenda. Il procedimento è ancora aperto e l’esito giudiziario è ancora da determinare.

Il Real Madrid però ha mantenuto la promessa: perché i Blancos hanno inviato 50mila documenti per indagare sul caso, con il rischio di sanzioni pesanti per il Barcellona qualora le accuse venissero confermate. “Quello che è successo in Spagna – e tutti sanno quello che è successo – sembra che ancora non si percepisca molto bene e fino adesso non è successo niente, non è successo niente”, ha tuonato Mourinho riferendosi al caso Negreira.

Poi il tecnico madrileno ha concluso: “Se non succede qualcosa, è il più grande scandalo di corruzione nell’arbitraggio mondiale. Non c’è altro da dire”. La Uefa – dal canto suo. i primi di ottobre (dopo l’offensiva del Real Madrid) – aveva detto: “Confermiamo di aver ricevuto dal Real Madrid una enorme quantità di documenti relativi all’indagine in corso sul Barcellona in merito alla vicenda che coinvolge José María Enríquez Negreira, ex vicepresidente del Comitato Tecnico degli Arbitri della Federazione Calcio Spagnola”. Un tema sul quale Ceferin ha sempre posto massima attenzione, al punto da affidarlo alla commissione disciplinare Uefa per indagare e capire così se effettivamente il club bluagrana può ritenersi colpevole.

L'articolo “Complimenti all’Italia per Calciopoli. In Spagna c’è il più grande scandalo di sempre e nessuno fa nulla”: Mourinho contro il Barcellona proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

The Bold Champions | Gasp non azzecca i cambi, Fabregas sbaglia tutto con Nico Paz. Le responsabilità di Chivu e la pericolosa anarchia del Napoli: i voti al disastro italiano

Calcio italiano bocciato su tutta la linea in Champions: en plein di sconfitte, quattro su quattro, non era mai accaduto. Una catastrofe, anche se con modalità diverse: la Roma è andata vicina alla grande impresa contro il Real Madrid, ma i tre gol in otto minuti della squadra spagnola hanno prodotto un incredibile ribaltone: 3-4. Diavolo di un Mourinho. Ben diversi Inter (3-4 con il Bruges), Napoli (1-3 in casa del Villarreal) e Como (2-3, affogato nella “vasca” del Feyenoord): difese inguardabili, campioni anarchici (De Bruyne), allenatori che fanno esperimenti rischiosi (Fabregas).

Una certezza assoluta: le nostre squadre non sanno più proteggersi in modo adeguato, 14 reti al passivo sono una sentenza. “Difendere sembra diventata una cosa di cui vergognarsi”, urla Max Allegri. Ha ragione. Attenzione, questo non giustifica la restaurazione del catenaccio, ma semplicemente invita a curare in modo adeguato una delle due fasi dei giochi di squadra. Basket e pallavolo, per dire, non fanno distinzioni di merito tra aggredire e difendere: sono le due facce della luna. Altra certezza: in Europa è vietato sbagliare. Al primo errore, l’avversario ti punisce. È la Champions, bellezze. Numeri: 78 gol in diciotto gare.

IN

9 TRESOLDI – Tripletta e traversa, il centravanti milanista del Bruges, che il nostro calcio si è lasciato sfuggire di mano, affonda l’Inter in una serata da sogno. Il futuro del ragazzo balla tra Germania dove è sbocciato e l’Italia, che non ha creduto in lui, ma resta sempre casa. Veloce, essenziale, con l’innato senso della porta: bravissimo.

8,5 PSG – Lezione di calcio dei campioni in carica in casa del Manchester City, a punteggio pieno in Premier, sotto gli occhi di Pep Guardiola. Il primo tempo dei parigini è spaziale, poi nella ripresa Haaland bussa due volte e il City colpisce legni in quantità industriale, ma Donnarumma evita il quinto gol parando un rigore. Luis Enrique ha in testa il tris: il Psg è il favorito numero uno.

7,5 MOURINHO – È il re dell’Olimpico. Il popolo romanista lo accoglie con affetto sconfinato e lui rimane senza fiato, ma quando dopo i 75 minuti dominanti della Roma piazza i cambi, ribalta il copione. È vero che può contare su una panchina di altissima qualità, ma lui azzecca tutto, analisi post-partita compresa: “La Roma ci ha ammazzato per settantacinque minuti perché ha giocato a un’intensità pazzesca, ma poi sono morti loro e noi abbiamo vinto”. Le partite durano 90’ e anche oltre: José, vecchio pirata, lo ha capito da un pezzo.

7 LAMINE YAMAL & KANE – Yamal è l’anima del 4-1 del Barcellona in casa del Galatasaray. Dopo un mondiale in penombra, è ripartito cento all’ora. Irresistibile con la nazionale, decisivo con i blaugrana. Harry Kane è già a quota 8 gol con il Bayern in nove presenze. In nazionale, 6 centri in 4 match. La scorsa stagione, 61 reti in 51 partite con i tedeschi e altri 12 con l’Inghilterra: merita il Pallone d’Oro.

OUT

5 ROMA – Fa male dare l’insufficienza a una squadra che ha giocato per 75 minuti un calcio spettacolare, ma quando incassi tre gol in otto minuti e sempre su corner, non hai attenuanti. La stanchezza è la prima causa del crollo (quando hai i muscoli di piombo perdi reattività anche nel gioco da fermo), poi ancora una volta i cambi di Gasp che non convincono. Perché non tenere ancora dieci minuti Soulé e inserire eventualmente al suo posto un giocatore di gamba (Rensch o Lulli) e non Pellegrini? Perché Koulierakis appena recuperato e non Ghilardi? Peccato, perché la Roma non meritava una batosta del genere, ma è andato tutto male, compresi gli infortuni di Koné e Dybala.

5 COMO – L’invenzione di Nico Paz falso nove inceppa il meccanismo di gioco del Como. Fabregas si assume la responsabilità della sconfitta e fa bene, perché la scelta di cambiare la posizione del talento argentino si rivela sbagliata, ma ricordiamo sempre che il Como tre anni fa giocava in B. La Champions è la gioiosa esplorazione di un mondo sconosciuto.

4 INTER – Tresoldi è scatenato, ma la difesa dell’Inter è da brividi. Il portiere (Martinez) è un problema, Akanji è fuori registro, Bisseck ha limiti evidenti, ma, in generale è il copione di gioco da rivedere. Chivu è il primo responsabile: sette sconfitte nelle ultime otto gare europee dell’Inter sono fatti, non opinioni.

4 NAPOLI – Il retropassaggio sballato di Politano avvia la riscossa del Villarreal, ma la cosa più brutta della serata è De Bruyne che ignora platealmente le indicazioni di Allegri. Quando in una squadra l’anarchia prende il sopravvento, non si va lontano.

L'articolo The Bold Champions | Gasp non azzecca i cambi, Fabregas sbaglia tutto con Nico Paz. Le responsabilità di Chivu e la pericolosa anarchia del Napoli: i voti al disastro italiano proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Non so se la gente sa che ti ho allenato. Io ci credevo e ora lo stai dimostrando”: Thierry Henry celebra Doué. La sua risposta commuove anche Beckham

Désiré Doué è stata la stella più luminosa nel big match di Champions League vinto dal Psg per 4 a 2 contro il Manchester City. Il talento francese ha gelato l’Etihad con una doppia sensazionale giocata racchiusa in 100 secondi: prima il gol che ha sbloccato la gara, poi lo splendido assist per Dembelé. Se i parigini si sono subito trovati avanti 2 a 0, gran parte del merito è stato proprio di Doué. Che nel post-partita è stato celebrato da Thierry Henry nel corso della nota trasmissione UCL Today su CBS Sports Golazo.

L’ex calciatore francese ha esordito così: “”Devo dire qualcosa, non so se la gente sa che ti ho allenato“. Il riferimento di Herny è al periodo in cui è stato ct della Francia Under 21 e poi ha guidato la Nazionale olimpica alla conquista dell’argento ai Giochi di Parigi 2024. Doué faceva parte di quella squadra. Henry però spiega: “Devo dire che il Désiré Doué che ho visto due anni fa e ora è completamente diverso. Il modo in cui sei, il tuo comportamento, il modo in cui affronti il gioco specialmente quando vuoi essere Désiré Doué e non qualcun altro”.

La serie di complimenti di Herny si conclude così: “Sei inarrestabile, io ci credevo e ora lo stai dimostrando“. Parole che ovviamente hanno scosso Doué, visibilmente felice: “Grazie coach, sì lavoro ogni giorno e penso di avere molte qualità, devo mostrarle in ogni partita ed essere costante nel mio calcio”. Nell’incipit di questa risposta c’è chi ha notato qualcosa di particolare: David Beckham. “Thank you coach the ultimate respect”, ha commentato l’ex calciatore inglese che vive negli Usa ed è stato spesso ospite della trasmissione. Quel “grazie coach” pronunciato da Doué lo ha evidentemente commosso, perché ci ha visto un segno di grande rispetto. E lo stesso Doué ha poi commentato il video sui social con un eloquente “Coach” seguito da un cuore.

L'articolo “Non so se la gente sa che ti ho allenato. Io ci credevo e ora lo stai dimostrando”: Thierry Henry celebra Doué. La sua risposta commuove anche Beckham proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Inter, Lautaro Martinez finisce ko: tornerà solo dopo la sosta. Per Chivu è il momento peggiore: ecco quali partite salta

Un mese di stop. Non poco se si pensa che in questo arco di tempo si giocheranno ben sette partite. L’Inter perde Lautaro Martinez nel primo vero momento importante della stagione, perché i nerazzurri – che in campionato viaggiano a ritmi altissimi – dovranno rinunciare al suo capitano dopo la brutta sconfitta in Champions League contro il Brugge, in un momento in cui si giocherà ogni 3 giorni fino alla sosta di novembre.

Per lui un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra, come comunicato dall’Inter con una nota in mattinata: “Lautaro Martinez si è sottoposto oggi a esami clinici e strumentali presso l’Istituto Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra”, si legge nella nota, dove non sono specificati i tempi di recupero. Lautaro Martinez – come riportato da Sky Sport – torna dopo la sosta e salta sette partite: Bologna, Fiorentina, Venezia, Milan e Como in campionato. Shakhtar e Feyenoord in Champions League, in due partite già decisive per il cammino dell’Inter, reduce da due sconfitte consecutive nelle prime due contro Real Madrid e Brugge appunto. Chivu dovrà così rinunciare a Lautaro Martinez anche nel derby contro il Milan e nella delicata sfida contro il Como.

Per l’allenatore nerazzurro è il momento peggiore, visto che si gioca praticamente il futuro in Europa e in campionato sono previsti due scontri diretti importantissimi. Non mancano le alternative: con Thuram – considerato l’altro titolare insieme a Lautaro Martinez – giocherà uno tra Bonny e Pio Esposito, due che già in questa prima parte di stagione hanno avuto diverso spazio. Il rientro è previsto quindi per il 22 novembre, nel match contro l’Atalanta in campionato, mentre in Champions League tornerebbe tre giorni dopo, contro lo Stoccarda, il 25 novembre. Anche per queste due sfide, però, è ovviamente da considerarsi in dubbio.

Fin qui Lautaro Martinez aveva saltato una sola partita in questo inizio di stagione: quella contro l’Udinese del 14 settembre, alla quarta giornata, dove è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti nel 5-2 finale. Poi in Serie A ha sempre giocato titolare, tranne nell’ultima sfida di campionato: quella vinta sabato a San Siro contro il Parma, quando è entrato al 61esimo al posto di Thuram. Quattro inoltre le reti segnate in campionato: doppietta al Napoli il 5 settembre a San Siro e doppietta alla Roma il 19 settembre all’Olimpico. E doppietta anche in Champions nel match perso martedì sera in casa contro il Brugge, poi risultata inutile.

L'articolo Inter, Lautaro Martinez finisce ko: tornerà solo dopo la sosta. Per Chivu è il momento peggiore: ecco quali partite salta proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Tensione Mourinho-Gasperini: “I giocatori della Roma erano morti”. “Ma se li abbiamo surclassati in tutto”

Una clamorosa rimonta del Real Madrid vale per i blancos il successo all’Olimpico, dopo essersi trovati sotto per 3-1. E proprio la dinamica del match – terminato 3-4 – diventa motivo di tensione nel post partita tra i due allenatori, José Mourinho e Gianpiero Gasperini. Il tecnico portoghese ha ammesso la superiorità dei giallorossi nel primo tempo, ma ha sentenziato: “Sul 3-1, per tutti la partita era morta, ma quelli che erano morti erano i giocatori della Roma“. Secca e piccata la replica di Gasp: “Mourinho dice che eravamo stanchi? Se qualcuno non ne poteva più erano loro. Potevamo fare tanti altri gol, sono stati surclassati in tutto”.

La cronaca del match parla di una Roma meritatamente in vantaggio al 20esimo con una botta da fuori di De Roon. Il pareggio del Real 5 minuti più tardi è un fulmine a ciel sereno: un tiro da fuori di Mbappè deviato da Mancini beffa Gollini. Nella ripresa però i giallorossi capitalizzando una migliore gestione della gara: Malen scatenato segna una doppietta, al 57esimo la Roma è avanti 3 a 1. Nel finale il Real si trasforma anche grazie ai cambi di Mourinho. Succede tutto in sette minuti con tre disattenzioni su calcio d’angolo: all’83′ Espi accorcia le distanze su una ribattuta, mentre all’85 Endrik batte a rete, ancora sugli sviluppi di un corner. Al 90′ il gol dell’ex di Rüdiger ancora da calcio d’angolo.

Mourinho commenta la pazzesca rimonta così: “Una prima parte in cui la Roma è stata superiore sotto tutti gli aspetti, tutti. E poi venti minuti in cui è stato impossibile fermare il Real. Due fasi completamente distinte. Loro ci hanno sorpreso all’inizio con Soulé sulla fascia, una soluzione che ci ha messo in difficoltà. Nel secondo tempo, quando eravamo più organizzati per affrontare questa situazione, abbiamo preso un secondo gol ridicolo, che non si può prendere a questo livello”. Poi la frase che ha fatto arrabbiare Gasperini. Secondo Mou, i giocatori della Roma erano “morti” perché “è molto difficile mantenere quella intensità“. Dopo i cambi, conclude il portoghese, “sono stati loro a non avere più la capacità tattica e fisica di reagire“.

Gasperini dissente totalmente con l’analisi del collega e risponde duramente e aggiunge: “Poi per carità i loro gol da calcio d’angolo valgono, ma il Real non è stato certo alla nostra altezza”. Secondo il tecnico non c’erano difficoltà fisiche: “Non stavamo soffrendo, invece nel finale ci siamo come paralizzati“. E ancora: “Sui calci d’angolo del Real siamo stati passivi. Abbiamo perso una gara che avevamo condotto in maniera notevole. Ora dobbiamo analizzare psicologicamente e mentalmente“. Secondo Gasperini, insomma, si è trattato soprattutto di un calo di tensione o di una certa paura quando il traguardo era ormai vicino: “Le partite vanno portate in fondo anche se hai un doppio vantaggio”, sottolinea il tecnico.

L'articolo Tensione Mourinho-Gasperini: “I giocatori della Roma erano morti”. “Ma se li abbiamo surclassati in tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌