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Da Torino a Roma e Napoli: le prime scuole occupate in Italia. Venerdì 16 sciopero nazionale e cortei

Il vento della protesta che tira dalla Francia inizia lentamente a sentirsi anche in Italia. Mentre Oltralpe gli studenti organizzano cortei e manifestazioni, qui sono iniziate le prime occupazioni studentesche. Le prime a essere interessate sono le città più grandi: Napoli, Roma, Bologna, Milano e Torino (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it per segnalare anche la tua scuola). Una mobilitazione che venerdì 16, con lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Sisa (Sindacato indipendente scuola e ambiente) potrebbe creare molti disagi. Dai licei all’Università tutti sono pronti a rivendicare e ad alzare la voce contro il decreto Scuola, i finanziamenti per il riarmo a discapito dell’Istruzione e il diritto alla casa.

Una battaglia lanciata anche dal “Fatto Quotidiano” che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee.

A Napoli la mobilitazione coinvolge una decina di scuole superiori, intrecciandosi con le proteste degli universitari contro il caro affitti davanti alla Federico II. Tra le scuole occupate o mobilitate figurano i licei “Tito Lucrezio Caro”, l’“Umberto Primo”, il “Sannazaro”, il “Mercalli”, il “Genovesi”, il “Mazzini”, il “Margherita di Savoia”, il “Serra”, l’“Alberti”, il “Giordani”, il “Diaz” e il “Panzini”. Inoltre davanti alla sede centrale della Federico II sono tornate le tende. Tra i temi della protesta, oltre a quelli già citati, c’è anche il progetto di realizzazione di un Cpr a Castel Volturno. Un clima di tensione che in queste ore è stato registrato soprattutto al “Mazzini” dove sono intervenute le forze dell’ordine e all’ “Alberti” dove alcuni professori hanno tentato di impedire l’ingresso a ragazzi con il volto coperto.

Anche nella Capitale la protesta si sta iniziando ad allargare. Tra i primi istituti a essere stati occupati e coinvolti nella mobilitazione si segnalano il liceo “Cavour” e gli istituti “Lattanzio” e Levi Civita” e successivamente altri otto. A Genova, gli studenti hanno occupato il “Gobetti” e il “Calvino” contro i tagli all’Istruzione. A Bologna è scattata la prima occupazione ufficiale dell’anno scolastico 2026-2027 al liceo “Laura Bassi” . A Torino si contano almeno dodici scuole coinvolte. In alcuni istituti si sono registrati forti momenti di tensione e danni causati da infiltrazioni di gruppi esterni, che hanno portato alla sospensione temporanea delle lezioni. Tra le scuole citate nelle proteste ci sono il liceo “Cattaneo”, gli istituti “Boselli”, “Peano”, “Copernico”, “Luxemburg”, “Santorre di Santarosa”, “Passoni” e “D’Azeglio” oltre al liceo “Regina Margherita” e l’istituto “Giulio”. Nei giorni scorsi oltre duecento studenti si sono riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Piano piano è iniziato l’autunno delle occupazioni.

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La salute mentale degli studenti non si tutela con i voucher e non si risolve con gli slogan

Scuola

Pochi giorni dopo la Giornata mondiale della salute mentale restano i numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona su sette convive con un disturbo mentale, e nel mondo i disturbi d’ansia riguardano quattrocentosettanta milioni di persone, tra cui centoquarantasei milioni di bambini e adolescenti. Eppure, mentre si ripete la promessa del «aiuteremo tutti», in Italia si discute ancora se serva uno psicologo nelle scuole.

La Lega propone due ore al mese obbligatorie di educazione psicologica in ogni classe, fino alla fine delle superiori, dedicate ad ascolto, confronto e prevenzione, per intercettare il disagio prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave.

Per garantire il servizio è ipotizzata l’assunzione di diciottomila docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole superiori, per estendere poi il modello a medie ed elementari. «L’obiettivo – spiega il promotore Armando Siri – è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».

Il finanziamento sarebbe affidato a un’addizionale Ires dello 0,65 per cento sulle società di capitali con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.

A prima vista, una proposta sensata. Poi arriva la nota di Pro Vita e Famiglia, che la boccia sostenendo che la scuola non è un ambulatorio e che i giovani non sono casi clinici né disturbi da correggere. Con questa logica, verrebbe da chiedersi se anche bullismo e violenza debbano essere archiviati come semplici litigi tra compagni.

Il ministro Valditara boccia l’idea del suo stesso partito («Lo psicologo a scuola? Una sciocchezza») e rivendica AscoltaMI: un voucher da duecentocinquanta euro per cinque colloqui online a studente, con una dotazione di 18,5 milioni di euro l’anno, che raggiungerebbe appena settantaquattromila studenti: uno su ventidue.

Cinque colloqui, peraltro online, che nelle intenzioni del ministro dovrebbero funzionare da rete di sicurezza contro bullismo, violenza ed emarginazione: fenomeni che richiedono continuità, ascolto e conoscenza del contesto. Il disagio, infatti, non si presenta su appuntamento e non scompare quando finisce il voucher.

Il quadro è quello di buone intenzioni senza programmazione e con fondi drammaticamente insufficienti: nel 2025 solo una persona su cinquantasette ha avuto accesso a un sostegno psicologico gratuito, e lo Stato ha finanziato il bonus psicologo per appena 6.300 persone a fronte di trecentosessantamila domande.

Da «Diritto a Stare Bene» arriva una proposta che prova a spostare il focus: un emendamento alla prossima legge di bilancio chiede di superare voucher, sportelli e presenze occasionali per inserire stabilmente lo psicologo nella scuola.

Il progetto prevede l’assunzione a tempo pieno di seicento psicologhe e psicologi, uno per ogni istituzione scolastica coinvolta, con almeno due terzi delle ore svolte in presenza, nelle classi e nei diversi plessi.

Con una spesa di trenta milioni di euro, la misura consentirebbe di raggiungere nel 2027 mezzo milione di studenti. Un solo dato resta certo: senza provvedimenti concreti rischiamo di perdere un’intera generazione, e per questo esame non esiste la sessione di recupero a settembre.

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