“Non possiamo continuare a concepire che ci siano i soldi per le navi cargo, gli aerei militari, le bombe e i missili e non ci sono invece per l’istruzione pubblica”. Così Leonardo Giorgetti, studente dell’Istituto Renzo Rossi di Roma e militante di Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), riassume i motivi per cui migliaia di studenti sono scesi in piazza venerdì 16 ottobre a Roma, come in altre città d’Italia. Moltissime le testimonianze di ragazze e ragazzi che raccontano edifici scolastici fatiscenti, in cui piove all’interno, mezzi inagibili e quindi inutilizzabili.
“Al Manara (liceo classico nel quartiereMonteverde) le aule non sono sufficienti – racconta una ragazza – per questo le classi sono costrette a fare una rotazione negli spazi che hanno e cambiare posto ogni ora“. “Noi abbiamo metà scuola abbandonata e inutilizzabile – le fa eco un altro studente – i controsoffitti sono crollati e l’aula magna è parzialmente allagata“. Durante il corteo, partito da via Cavour e diretto al Ministero dell’Istruzione di viale Trastevere, sono stati bruciati due cartoni raffiguranti le bandiere di Israele e degli StatiUniti.
“Chiediamo il ritiro del decreto Scuola – spiega Laura Teresi di Osa e studentessa del liceoCavour, primo edificio scolastico ad essere occupato nella Capitale – perché impone il 30% di tetto per gli studenti stranieri, chiediamo l’abolizione della riforma degli istituti tecnici e professionali, dove aumentano le ore di alternanza scuola e lavoro e soprattutto vogliamo che i 13 miliardi di euro stanziati dal governo Meloni per il riarmo siano indirizzati nella scuola”. Per questo gli studenti lanciano il prossimo appuntamento di piazza: lo sciopero generale indetto da Usb per il 30 ottobre.
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Strutture fatiscenti? Continuità didattica assente? Libertà limitata e censura? Se sei un insegnante, uno studente o un genitore raccontaci la tua storia scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
Il curriculum perfetto nell’era dell’intelligenza artificiale? “Il segreto è il tocco umano”. Parola di Sho Dewan, esperto di orientamento professionale. Con la crescente diffusione dei curriculum generati dall’intelligenza artificiale, distinguersi dalla massa è diventata una sfida sempre più ardua per chi è alla ricerca di un impiego. Lo riporta People.
Il consiglio dell’esperto è di “aprire il proprio curriculum con un breve riassunto personalizzato, capace di illustrare in modo chiaro e diretto come le proprie competenze si adattino allo specifico ruolo per cui ci si candida”.
Un dettaglio che, in apparenza banale, “può fare la differenza in un mercato del lavoro sempre più dominato da contenuti standardizzati e generati automaticamente”.
I numeri parlano chiaro: i selezionatori dedicano mediamente appena sei secondi all’esame di un curriculum prima di decidere se approfondirne la lettura. Conquistare l’attenzione di un responsabile delle assunzioni in così poco tempo rappresenta dunque il primo, decisivo passo verso l’obiettivo finale. E la soluzione, secondo Dewan, potrebbe essere molto più alla portata di tutti di quanto si possa immaginare.
“Soprattutto nel 2026, tutti usano l’intelligenza artificiale per scrivere i propri curriculum – ha dichiarato Dewan -. E se tutti vanno in una direzione, io ti suggerisco di andare nella direzione opposta. Direi che, al momento, il vero valore aggiunto è proprio una maggiore umanità“.
Secondo l’esperto, infondere questa “umanità” nel proprio curriculum può aiutare a catturare l’attenzione di un maggior numero di selezionatori, aumentando così le probabilità di porre fine alla tanto temuta ricerca di un impiego.
Sorpresa: abolire il reddito di cittadinanza non ha ridotto il lavoro nero. Anzi, nell’anno in cui il governo Meloni ha abrogato il sussidio anti povertà sostituendolo con misure meno generose e selettive le unità di lavoro irregolari sono aumentate, e non di poco. Nel 2024, calcola l’Istat nel report sull’economia non osservata, quell’aggregato statistico che traduce le ore lavorate in lavoratori a tempo pieno è salito del 4,6% toccando quota 3,27 milioni, oltre 145mila in più rispetto al 2023. Mentre la crescita del lavoro regolare si è fermata a +1,6% (sono cresciuti i dipendenti regolari ma diminuiti gli autonomi). Rispetto al 2022, quando la leader di Fratelli d’Italia è arrivata a Palazzo Chigi, si contano 298mila irregolari in più e il tasso di nero è passato dal 12,5% al 13,1%: più di uno su otto è fuori dalle regole. La narrazione della maggioranza di destra sulle cause della ripresa dell’occupazione con il superamento – da luglio 2024 – dei 24 milioni di persone al lavoro ne esce decisamente ammaccata.
Il Reddito “ha fatto proliferare il nero”, sosteneva nel marzo 2023 Meloni, rivendicando la decisione di cancellare la misura universale di contrasto alla povertà che era stata introdotta nel 2019 e evocando tra le righe una futura emersione del sommerso. Ma la presidente del Consiglio era evidentemente ben consapevole del fatto che, propaganda a parte, fare tabula rasa di quell’aiuto non sarebbe servito per ridurre il fenomeno: non a caso alla fine dello stesso anno, rinegoziando il Pnrr con Bruxelles, il governo ha chiesto e ottenuto la cancellazione dell’impegno a diminuire di 2 punti percentuali la quota di lavoro nero rispetto al dato 2020, sostituendolo con impegni su ispezioni, potenziamento dei centri per l’impiego e attivazione di un portale nazionale ad hoc. L’obiettivo sarebbe stato in effetti ampiamente mancato.
Tornando ai dati, i dipendenti irregolari – per responsabilità dei datori di lavoro – sono arrivati nel 2024 a 2,39 milioni, +121.800 in un anno (+5,4%), e gli autonomi a 881mila, 23.400 in più sull’anno prima (+2,7%). Il confronto con gli anni precedenti è impietoso e imbarazzante per il governo. Nel 2021 le unità di lavoro irregolari erano 2,98 milioni e nel 2022 erano rimaste stabili. Poi, nel primo anno pieno di Giorgia Meloni a palazzo Chigi, è arrivata l’inversione: 3,13 milioni nel 2023 e oltre 3,27 milioni del 2024. I numeri ovviamente non dimostrano un rapporto causale con l’abolizione del Rdc, ma di sicuro bastano per smentire la causalità inversa che la maggioranza dava per sicura.
L’aumento riguarda quasi tutti i settori, ma è particolarmente evidente in agricoltura, dove il tasso di irregolarità sale dal 17,6% al 18,4%, e nelle costruzioni, dove passa al 13,6%, +0,8 punti. Nei servizi alla persona, che comprendono il lavoro domestico, raggiunge il 41,4%, in crescita di 0,9 punti. Nel commercio, nei trasporti, negli alberghi e nella ristorazione arriva al 15,5%, mezzo punto in più rispetto al 2023.
In parallelo il valore aggiunto legato al lavoro irregolare è salito a 80,3 miliardi di euro: 3,1 miliardi in più. Mentre la componente legata alla sotto-dichiarazione, cioè i ricavi non dichiarati o costi sovrastimati dalle imprese per ridurre il reddito dichiarato al fisco, è scesa da 108,2 a 107,6 miliardi.
Le due vittime milanesi di CransMontana, il Centro ustioni dell’ospedale Niguarda e poi anche RobertoBezzi, responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate. E ancora lo stadio SanSiro e WalterZenga. Queste sono sono alcune delle 307candidaturedepositate entro il termine di ieri, 15 ottobre, a mezzogiorno dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione per gli Ambroginid’Oro2026, nell’ultima cerimonia della consiliatura, che come sempre si terrà il 7 dicembre, in occasione del santopatrono di Milano. 36 sono di persone fisiche, di cui 43 donne e 93 uomini (quattro candidature di coppia); 27 alla memoria, di cui sette donne e 21 uomini (una candidatura di coppia); 144 le proposte per soggetti collettivi (associazioni, imprese, gruppi).
A metà novembre sarà convocata la Commissione composta dall’ufficio di presidenza e dai capigruppo che deciderà a chi assegnare le benemerenze. Tanti anche i nomi di politici avanzati: in primis quello dello storico consigliere dei Verdi, morto lo scorso aprile, CarloMonguzzi, a cui lo stesso ufficio di presidenza ha proposto di conferire l’Ambroginod’Oro alla Memoria, dopo le polemiche per la mancata iscrizione al Famedio. Una candidatura ribadita oggi anche dagli ‘Amici di Carlo’, che hanno raccolto oltre cento sottoscrizioni e l’adesione di tante realtà, dall’Anpi provinciale alla Cgil Lombardia. Il consigliere di Azione, DanieleNahum, fa il nome di EmanueleFiano, una “figura che rappresenta un punto di riferimentomorale, politico e civile in un tempo segnato da polarizzazioni, rigurgiti d’odio e smarrimento della memoria”. Per la civica benemerenza il gruppo di Forza Italia avanza in modo unitario la candidatura dell’ex sindaco di centrodestra, GabrieleAlbertini. Una proposta a cui se ne affiancano tante, fatte dai singoliconsiglieri: il capogruppo e assessore regionale GianlucaComazzi candida, tra gli altri, lo stadio di SanSiro – “simbolo storico e sportivo di Milano, che nel 2026 celebra il centenario” – lo storico portiere di Inter e Nazionale WalterZenga e il comitato ‘Famigliesospese‘, che riunisce i proprietari delle casefinite nelle inchiestesull’Urbanistica della Procura di Milano.
Dalla consigliera Pd SimonettaD’Amico arriva la proposta, sottoscritta dagli altri gruppi, di conferire l’Ambrogino alla Memoria a ChiaraCostanzo e AchilleBarosi, i due ragazzi milanesi morti nell’incendio del locale Le Constellation di CransMontana. Alla strage di Capodanno guarda anche la candidaturaavanzata dalla candidata sindaco della Lega SilviaSardone del Centroustionidell’ospedaleNiguarda, dove per mesi sono stati ricoverati i superstiti del rogo. “Per Milano, avere nel proprio territorio un Centro capace di affrontare le grandi ustioni significa disporre di una risorsasanitariaessenziale non soltanto per i cittadini milanesi, ma per pazienti provenienti dall’intera Lombardia e da altre parti del Paese”, evidenzia Sardone nella candidatura, precisando che il riconoscimento è per “l’intera équipemedica, infermieristica, riabilitativa e a tutti i professionisti che, quotidianamente, dedicano competenza, professionalità e umanità alla cura delle persone colpite da gravi ustioni”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Riccardo Truppo, candida insieme ai colleghi Alessandro Giungi (Pd) e Daniele Nahum (Azione) per la civica benemerenza fa il nome del responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate, RobertoBezzi. “Una persona che da oltre vent’anni gestisce il cuore di un istituto penitenziario, ritenuto un modellonazionale e internazionale“, spiega Truppo, che apprezza il fatto che “tregruppipolitici trasversali abbiano avuto questa sensibilità”. Il capogruppo ha candidato l’associazione anche Art & Music Insiem, mentre il collega di partito MarcoCagnolati tra le nove candidature avanzate propone i lavoratori di Atm, Amsa e Comune di Milano e il Commissariato di Polizia Garibaldi-Venezia.
Secondo i dati di Indeed, ad agosto 2026 l’indice degli annunci legati ai data center in Italia ha raggiunto quota 237. Si tratta di un aumento del 137% rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, che colloca il nostro Paese tra i mercati europei con la crescita più significativa.
La crescita delle opportunità occupazionali è legata sia alla costruzione di nuove infrastrutture sia alla necessità di assumere professionisti in grado di gestirle e mantenerle operative.
L’Italia tra i Paesi europei con la maggiore crescita delle offerte di lavoro nei data center
L’Italia figura tra le nazioni europee in cui le imprese cercano con maggiore velocità nuovo personale specializzato per supportare la realizzazione e la gestione dell’infrastruttura di rete e server. L’indice fornito da Indeed misura infatti il volume di annunci di lavoro attivi rispetto a un livello base (di norma fissato pari a 100). Un valore di 237 indica che, ad agosto 2026, la quantità di posizioni aperte nel settore specifico è più che raddoppiata rispetto alla quota base.
A livello europeo:
a guidare la crescita è la Spagna, con un indice di 260;
a seguire si posiziona l’Italia, a quota 237 appunto;
e infine l’Irlanda, con un indice pari a 210.
Tra le dinamiche più interessanti emerse, mentre le offerte di lavoro per le altre professioni tech rimangono al di sotto dei livelli pre-pandemia in nove dei dieci Paesi esaminati, le posizioni collegate ai data center mostrano un andamento decisamente più favorevole. Per esempio:
in Italia la distanza tra l’indice degli annunci per i data center e quello relativo alle altre professioni tecnologiche raggiunge 173 punti;
nei Paesi Bassi l’indice è arrivato a 138;
in Polonia a 134;
in Svizzera a 133.
Germania e Regno Unito hanno invece registrato incrementi più contenuti, rispettivamente del 25% e del 24% rispetto al periodo di riferimento.
Quanti data center ci sono in Italia
Per comprendere le prospettive occupazionali è utile osservare anche la distribuzione delle infrastrutture già presenti in Europa. Secondo l’ultima mappatura, nel 2025, l’Italia disponeva di 168 data center, contro i 144 registrati sia in Spagna sia in Polonia. In Svizzera, invece, le strutture erano 121.
Il numero maggiore di strutture si trova però in Germania (529 data center) e nel Regno Unito (523). A seguire, prima del nostro Paese, la Francia (322) e i Paesi Bassi (298).
Nel mercato italiano c’è dunque ancora spazio per crescere, soprattutto se gli investimenti nel digitale continueranno ad aumentare. L’apertura di nuovi impianti richiede infatti personale già durante le fasi di progettazione e realizzazione, oltre a tecnici e specialisti destinati a occuparsi del funzionamento quotidiano delle strutture.
Le figure professionali più ricercate
Secondo l’analisi di Indeed, cinque grandi categorie professionali concentrano tra il 50% e il 60% degli annunci europei collegati ai data center. Tenendo conto della distribuzione delle offerte, le opportunità non riguardano soltanto i profili altamente specializzati nell’intelligenza artificiale. Accanto alle competenze digitali più avanzate, le aziende hanno bisogno di:
professionisti delle infrastrutture It, operations e supporto, che si occupano del funzionamento dei sistemi informatici, della gestione dei server, del monitoraggio delle prestazioni e della risoluzione dei problemi tecnici. Possono essere coinvolti anche nella gestione delle reti, nell’amministrazione dei sistemi e nel supporto agli utenti o ai clienti aziendali. Sono competenze fondamentali per evitare interruzioni e garantire la disponibilità dei servizi;
sviluppatori software per la realizzazione e la manutenzione dei software che utilizzano queste infrastrutture, mentre le competenze di automazione e gestione dei sistemi possono diventare particolarmente utili nei contesti tecnologici più complessi;
manager e responsabili delle infrastrutture, per coordinare risorse, personale, sicurezza, budget e attività operative. I profili manageriali hanno quindi il compito di supervisionare il funzionamento delle strutture, gestire i team e assicurare il rispetto degli standard aziendali. In questo ambito possono essere richieste esperienza nella gestione di infrastrutture tecnologiche, capacità organizzative e conoscenze dei processi operativi;
tecnici di installazione e manutenzione che intervengono sugli impianti e sulle apparecchiature che permettono al data center di funzionare. Le attività possono comprendere l’installazione dei sistemi, la manutenzione preventiva, la diagnosi dei guasti e il controllo delle apparecchiature elettriche e di raffreddamento. La continuità del servizio rende queste competenze particolarmente importanti;
project manager, poiché la realizzazione di un nuovo data center coinvolge numerosi soggetti e richiede il coordinamento di attività differenti. Questi responsabili di progetto devono pianificare tempi e risorse, monitorare l’avanzamento dei lavori, gestire fornitori e professionisti e affrontare eventuali criticità.
Le competenze più richieste
La domanda di personale interessa sia le attività di costruzione sia quelle successive di gestione. Tuttavia, nell’analisi di Indeed gli annunci del settore indicano mediamente un numero maggiore di competenze rispetto alle altre offerte appartenenti alla stessa categoria professionale. Tra i requisiti ricorrenti figurano:
le conoscenze informatiche e software;
la cybersecurity;
una buona padronanza della lingua inglese.
Anche le capacità organizzative hanno un peso significativo. Per le posizioni di coordinamento e gestione dei progetti, le aziende tendono a cercare candidati con esperienza nella pianificazione delle attività, nella gestione dei fornitori, nel controllo dei costi e nel rispetto delle scadenze.
Giro di vite nei flussi di informazione della Pubblica amministrazione: a partire da dicembre 2026 le Pa dovranno comunicare all’Inps informazioni più dettagliate sui permessi della Legge 104, sui congedi parentali e sulle altre assenze previste dalla normativa.
Le nuove modalità riguardano il flusso UNIEMENS/ListaPosPA e prevedono l’indicazione dei periodi effettivi di assenza e del codice fiscale della persona che dà diritto al beneficio.
Cosa cambia per le Pubbliche amministrazioni
Le novità vengono illustrate dall’Inps con il messaggio n. 3267 del 14 ottobre 2026. L’obiettivo dichiarato è potenziare il sistema dei controlli sulla fruizione dei permessi e dei congedi.
Tutti gli Enti e le Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 con dipendenti iscritti alla Gestione pubblica saranno tenuti ad aggiornare la compilazione delle denunce mensili nel flusso UNIEMENS/ListaPosPA.
In particolare, all’interno del flusso informativo dovranno essere puntualmente dichiarati:
i periodi effettivi di fruizione dell’assenza (attraverso i campi “giorno inizio” e “giorno fine”);
il codice fiscale del “dante causa” (cioè il familiare assistito o il figlio per cui si fruisce del congedo/permesso), da inserire nell’elemento “Numero Registro”;
i dettagli specifici delle ore e dei giorni, espressi con precisione tecnica nei nuovi campi e codici identificativi dell’atto.
Le tipologie di permesso e congedo interessate
Le nuove modalità di codifica tecnica interessano diverse categorie di tutela della disabilità e della genitorialità:
congedo straordinario – dovrà essere associato all’elemento identificativo dedicato e al codice fiscale del familiare assistito;
permessi Legge 104 – distinzione dettagliata tra permessi fruiti a giornata (fino a 3 giorni al mese) o ad ore (sia per l’assistenza ai familiari che per i lavoratori con disabilità grave);
congedo parentale e tutela della genitorialità – indicazione puntuale delle percentuali di retribuzione spettanti (100%, ridotta o senza retribuzione), prolungamenti per assistenza a figli con disabilità e assenze per malattia del figlio (fino a 3 anni e da 3 a 14 anni).
congedi orari – tracciabilità accurata delle frazioni di ora usufruite durante la giornata.
Per registrare le nuove informazioni, l’Inps ha previsto la compilazione di specifici elementi all’interno del flusso UNIEMENS/ListaPosPA. Il tracciato da utilizzare è quello identificato da V1, Causale 7, Codice Motivo Utilizzo (CMU) 5. La combinazione consente di identificare la tipologia di permesso o congedo e il periodo di assenza effettivamente utilizzato dal dipendente.
Qui sotto i campi da compilare:
Ident Atto – identifica la tipologia di permesso o congedo;
Data Atto – deve riportare la data del 14 ottobre 2026;
Numero Registro – contiene il codice fiscale del dante causa o, in alcuni casi, quello del lavoratore;
Giorno Inizio – indica l’inizio del periodo di assenza;
Giorno Fine – indica la fine del periodo di assenza;
Perc Retribuzione – consente, nei casi previsti, di indicare ore, giorni o altri elementi collegati alla retribuzione.
Congedo straordinario, come cambia la comunicazione all’Inps
Per il congedo straordinario previsto dall’articolo 42 del decreto legislativo n. 151/2001, il Codice Tipo Servizio 49 rimane invariato. La novità riguarda l’obbligo di aggiungere una comunicazione attraverso il tracciato V1, Causale 7, CMU 5, con IdentAtto 6.
Nel nuovo flusso dovranno essere riportati:
il codice fiscale del dante causa;
la data del 14 ottobre 2026;
il periodo effettivo di congedo utilizzato dal dipendente.
Permessi Legge 104, i sei codici IdentAtto da utilizzare
Per quanto riguarda i permessi previsti dalla Legge 104, la dichiarazione continuerà a essere effettuata tramite il Codice Tipo Servizio 4, Ordinario, ma dovrà essere accompagnata dagli specifici codici identificativi previsti per le diverse casistiche.
L’Inps ha individuato sei codici IdentAtto:
7 permessi a ore;
8 permessi a giornata;
9 permessi a ore;
10 permessi a giornata del lavoratore con disabilità;
Aruba Group ha aperto una campagna di selezione su scala nazionale per la copertura di 8 differenti profili. Le ricerche spaziano dall’assistenza tecnica di primo e secondo livello allo sviluppo software, fino ai presidi di governance, protezione dati, diritto tributario e conformità normativa.
Gli inserimenti si collegano alla rete aziendale diffusa sul territorio nazionale, garantendo l’accesso a politiche avanzate di lavoro agile e da remoto.
Inquadramento contrattuale, Ccnl e welfare
Tutte le posizioni previste dal piano d’ingaggio offrono l’inserimento diretto con applicazione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro per i Centri Elaborazione Dati.
Le condizioni trasversali previste dal gruppo comprendono:
trattamento retributivo con Retribuzione Annua Lorda compresa tra 28.000 euro e 55.000 euro in base al ruolo e all’esperienza;
erogazione dei buoni pasto giornalieri dell’importo di 8 euro;
modalità di lavoro ibrida, fortemente orientata al lavoro da remoto o in smart-working a seconda della mansione;
piani d’ingresso strutturati e programmi di formazione continua aziendale.
Opportunità di lavoro per le Categorie Protette (Legge 68/99)
All’interno del piano d’ingaggio sono previste due selezioni riservate ai candidati iscritti alle liste del collocamento mirato ai sensi della Legge 68/1999: la figura di Application Maintenance, inserita nel team di sviluppo per la manutenzione, l’ottimizzazione e il monitoraggio dei servizi aziendali, e la risorsa di Service Desk Operation, destinata alla Control Room dei Data Center per la gestione dell’assistenza di secondo livello e la verifica delle segnalazioni di abusi informatici. I candidati dovranno possedere i seguenti requisiti:
iscrizione alle liste delle Categorie Protette ai sensi della Legge 68/1999;
diploma o laurea a indirizzo informatico o ingegneristico per il profilo software, oppure formazione informatica con conoscenza dei protocolli di rete per la posizione in Control Room;
conoscenza dei linguaggi Java, .Net o Python, unitamente alla padronanza di SQL, database relazionali e comandi base Linux e Windows per il ruolo di manutenzione applicativa;
conoscenza delle basi dei sistemi operativi Windows e Linux, buone doti comunicative e padronanza della lingua inglese per la figura di Service Desk.
Per la posizione in Application Maintenance è previsto un contratto del Ccnl Ced di terzo livello con Ral compresa tra 30.000 euro e 35.000 euro. Il ruolo in Service Desk Operation prevede invece l’inquadramento secondo Ccnl Ced con Ral tra 28.000 euro e 35.000 euro e un orario di lavoro articolato su turni dal lunedì al sabato nella fascia oraria 8.00-20.00.
Service Desk / System Administrator (Expert)
Il profilo opererà nella Business Line Cloud e Server Dedicati, gestendo richieste di assistenza tecnica complessa, incidenti di secondo livello e interventi sistemistici diretti su ambienti virtualizzati. Il candidato ideale dovrà possedere i seguenti requisiti:
avere un’esperienza pregressa di almeno 3 anni come sistemista, oppure di 5 anni se maturata anche in ambito service desk IT;
padroneggiare i sistemi Linux, Windows Server, le architetture cloud e le reti informatiche;
conoscere i sistemi di backup con o senza agenti come EVault, Commvault o Veeam;
avere competenze sugli ambienti di virtualizzazione VMWare, Proxmox e Hyper-V;
possedere una buona conoscenza della lingua inglese sia scritta che parlata.
L’inserimento avverrà con il terzo livello del Ccnl Ced e una Ral compresa tra 30.000 euro e 35.000 euro. È richiesta la disponibilità al lavoro su turni senza notte nella fascia oraria tra le 8.00 e le 22.00 con copertura sette giorni su sette.
Privacy Specialist / Compliance
La risorsa supporterà il reparto Compliance nella gestione del modello di governance dei dati, nella conduzione delle valutazioni d’impatto e nell’aggiornamento dei registri dei trattamenti secondo il regolamento GDPR. Per candidarsi occorre possedere i seguenti requisiti:
aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, Economia o Ingegneria;
avere maturato almeno 2 anni d’esperienza in ambito protezione dati presso società di consulenza o aziende strutturate;
conoscere in modo approfondito la normativa GDPR, il Codice Privacy e i provvedimenti del Garante;
avere familiarità con gli standard internazionali come ISO 27001, COBIT, NIST o ITIL;
possedere un’ottima padronanza della lingua inglese scritta e parlata.
L’offerta prevede l’assunzione con il terzo livello del Ccnl Ced, una Ral compresa tra 40.000 euro e 45.000 euro e l’erogazione di buoni pasto da 8 euro.
Compliance Specialist – D.Lgs. 231/2001
A diretto riporto della Responsabile Compliance, la risorsa curerà la gestione, l’aggiornamento e la verifica operativa del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231) e la conduzione dei relativi risk assessment. I requisiti richiesti per la posizione sono i seguenti:
aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, Economia o discipline equivalenti;
avere un’esperienza di almeno 3 anni nel presidio del D.Lgs. 231/2001, nei controlli interni o nel risk management;
avere la capacità di analizzare i processi aziendali, le deleghe, le procure e i presidi di controllo;
saper gestire i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza;
avere una buona conoscenza della lingua inglese e dei principali strumenti informatici.
L’inquadramento previsto corrisponde al terzo livello del Ccnl Ced, con una Ral compresa tra 40.000 euro e 45.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Compliance Governance Coordinator
La figura si occuperà di coordinare le attività trasversali della Funzione Compliance, definire la cornice dei controlli aziendali, monitorare gli indicatori KRI e KPI e promuovere l’impiego dell’AI generativa nei processi. I candidati dovranno soddisfare i seguenti requisiti:
aver conseguito una laurea in discipline giuridiche, economiche, gestionali o ingegneristiche;
avere maturato almeno 5 anni di esperienza in ambito Compliance, Risk Management, Audit o Corporate Governance in contesti complessi;
possedere una solida conoscenza dei sistemi di controllo interno e delle metodologie di risk assessment;
avere esperienza nella gestione e nel monitoraggio di audit, non conformità e piani di remediation;
conoscere la lingua inglese almeno a livello B2.
L’azienda offre un inquadramento al secondo livello del Ccnl Ced, con una Ral compresa tra 50.000 euro e 55.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Assistant Compliance Officer
Il profilo fornirà supporto organizzativo e gestionale alla Responsabile d’Area, occupandosi del monitoraggio delle scadenze, della reportistica direzionale, della redazione dei verbali e del raccordo tra i vari team. I requisiti per presentare la candidatura sono i seguenti:
aver conseguito la laurea in discipline economiche, gestionali o organizzative;
avere un’esperienza di almeno 2 o 3 anni in ruoli di coordinamento, organizzazione o supporto manageriale;
possedere una conoscenza generale dei processi di governance, rischio, controllo e compliance;
avere familiarità con l’uso dell’intelligenza artificiale generativa come strumento di lavoro;
conoscere la lingua inglese a livello B2 e padroneggiare i pacchetti Excel e PowerPoint.
L’inserimento prevede il terzo livello del Ccnl Ced con una Ral compresa tra 28.000 euro e 32.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Tax Control Framework Specialist
Inserita nell’area Compliance e nello specifico all’interno del Team Regulatory, la risorsa garantirà il presidio dei profili di diritto tributario, l’evoluzione del Tax Control Framework (TCF) e la gestione delle agevolazioni fiscali come il Patent Box. I requisiti richiesti sono:
aver conseguito la laurea in discipline economiche, giuridiche o affini;
avere maturato almeno 4 o 5 anni d’esperienza in ambito fiscale, tax compliance o diritto tributario in contesti strutturati;
conoscere la normativa fiscale italiana, i modelli TCF e le metodologie di gestione del rischio fiscale;
avere la capacità di gestire le interlocuzioni con consulenti esterni e con l’Amministrazione finanziaria;
possedere una buona conoscenza della lingua inglese scritta e orale almeno pari al livello B2.
L’inquadramento corrisponde al primo livello del Ccnl Ced, con una Ral fissa a 45.000 euro e buoni pasto da 8 euro.
Dove avverranno gli inserimenti
Gli inserimenti sono previsti nelle sedi aziendali principali distribuite sul territorio nazionale. Di seguito la sintesi dei luoghi di lavoro e delle posizioni ricercate per ciascuna località:
Sede di lavoro
Profili ricercati
Modalità operativa
Arezzo
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Firenze
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Milano
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Ponte San Pietro (Bergamo)
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Roma
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Torino
Application Maintenance, Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Bologna
Service Desk Operation, Service Desk System Administrator, Privacy Specialist, Compliance Specialist 231, Compliance Governance Coordinator, Assistant Compliance Officer
Ibrida o remoto
Tutta Italia
Tax Control Framework Specialist
Sede o remoto
Come presentare la candidatura online
La selezione e la gestione dei profili sono curate direttamente attraverso la piattaforma di reclutamento di Adecco. Per inoltrare la propria richiesta occorre individuare la posizione desiderata tra quelle in elenco e compilare il modulo elettronico allegando il proprio Curriculum Vitae.
Si consiglia di verificare la corrispondenza dei requisiti specifici e dell’eventuale iscrizione agli elenchi del collocamento mirato prima di trasmettere il profilo.
Altri annunci di lavoro
Le nuove assunzioni promosse da Aruba si inseriscono in un panorama di forte crescita per il mercato tecnologico e dei servizi in Italia. Si segnalano anche le offerte di lavoro avviate da Lexroom.ai per laureati nel settore dell’intelligenza artificiale, le selezioni di Biofarma per la copertura di posti nella produzione farmaceutica e i reclutamenti curati da Ferrovie dello Stato per profili tecnici.
Le quote di trattamento di fine rapporto – Tfr che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare al Fondo di tesoreria dell’Inps mantengono natura retributiva. Perciò se l’azienda non effettua i versamenti e viene sottoposta a liquidazione giudiziale, il lavoratore potrà chiedere l’ammissione al passivo per recuperare le somme dovute.
Non solo. Se ne ricorrono i presupposti, potrà intervenire il Fondo di garanzia Inps per coprire il credito rimasto insoddisfatto. Lo affermano le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 26356/2026, offrendo significativi chiarimenti sulla natura delle quote di Tfr destinate alla tesoreria.
Il caso del Tfr non pagato e l’intervento dell’Inps
Dopo la fine di un’attività lavorativa presso una cooperativa, un lavoratore non aveva ricevuto integralmente il proprio Tfr. Per recuperare le somme non pagate, l’uomo aveva avviato un’esecuzione forzata nei confronti del datore, senza però riuscire a ottenere l’intero importo dovuto.
Per il residuo di quasi 2mila euro si era rivolto al Fondo di garanzia dell’Inps, che tutela i lavoratori quando l’impresa insolvente non è in grado di pagare le somme spettanti. L’Istituto aveva tuttavia respinto la richiesta di pagamento, dando origine alla controversia giudiziaria.
Il Tribunale e la Corte d’appello avevano riconosciuto il diritto del lavoratore al pagamento del Tfr residuo dal Fondo di garanzia. L’Inps aveva impugnato la decisione, contestando che le quote non versate al Fondo di tesoreria potessero essere poste a carico dell’altro Fondo.
Come funziona il Fondo di tesoreria Inps
Il Fondo di tesoreria è previsto dalla legge n. 296/2006 e gestito dall’Inps per conto dello Stato. Riceve le quote di Tfr dei dipendenti non destinate alla previdenza complementare, versate dalle aziende soggette all’obbligo in base a una soglia dimensionale.
Per comprendere la portata pratica della sentenza occorre distinguere due situazioni:
se il datore versa regolarmente le quote dovute, il Fondo di tesoreria provvede al pagamento del Tfr corrispondente agli importi effettivamente ricevuti;
se, invece, il datore omette i versamenti, si pone il problema di individuare il soggetto tenuto a corrispondere quelle somme al lavoratore quando il rapporto termina e l’impresa diventa insolvente.
È proprio su questo secondo scenario che sono intervenute le Sezioni Unite.
Perché il Tfr conserva natura retributiva
Con la sentenza 26356/2026, la Cassazione ha stabilito che, nelle grandi aziende, il Tfr mantiene natura di retribuzione differita quando le relative quote devono essere versate al Fondo di tesoreria.
Il riferimento fondamentale sta nelle norme di legge sul Tfr (art. 2120 c.c.). È una componente della retribuzione maturata durante il rapporto lavorativo, ma normalmente esigibile alla sua cessazione. La sua funzione è anche previdenziale in senso lato, perché consente al lavoratore di disporre di una somma quando termina l’attività lavorativa e non ha più possibilità di contare sul salario. Tuttavia questa finalità non trasforma il Tfr in una prestazione previdenziale autonoma.
Secondo la Corte la legge 296/2006 ha modificato le modalità di finanziamento e gestione delle quote, senza alterare la natura del diritto del lavoratore. Inoltre, il Fondo di tesoreria non è un ente previdenziale che garantisce una prestazione indipendentemente dai contributi o dai versamenti ricevuti: come visto, è gestito dall’Inps per conto dello Stato e corrisponde il Tfr nei limiti delle somme effettivamente trasferite.
La presenza di un soggetto diverso dal datore di lavoro nella fase del pagamento, dunque, non modifica la natura retributiva del credito Tfr. Di conseguenza, per le quote non versate, l’obbligo di pagamento resta a carico dell’impresa.
Che cosa cambia in caso di liquidazione giudiziale
La qualificazione del Tfr come retribuzione differita ha conseguenze concrete per i lavoratori delle imprese insolventi. Nella sentenza 26356/2026 le Sezioni Unite della Cassazione hanno riconosciuto che il dipendente può presentare domanda di ammissione al passivo della liquidazione giudiziale per le quote maturate dal primo gennaio 2007 e non versate al Fondo di tesoreria.
L’ammissione al passivo consentirà al creditore di partecipare alla procedura concorsuale e concorrere alla distribuzione delle risorse disponibili. Per legge il credito per Tfr gode, inoltre, di una tutela privilegiata nella distribuzione del patrimonio del datore insolvente, rispetto ai crediti ordinari.
L’azienda, quindi, non può essere considerata una semplice intermediaria incaricata di trasferire denaro al Fondo. Conserva la titolarità passiva dell’obbligazione di corrispondere il Tfr, anche per le somme che avrebbe dovuto versare alla tesoreria.
Le quote effettivamente trasferite al Fondo di tesoreria seguiranno invece il relativo canale di pagamento, nei limiti degli importi ricevuti.
Quando interviene il Fondo di garanzia Inps
La decisione delle Sezioni Unite è importante anche perché chiarisce il ruolo del Fondo di garanzia Inps, previsto dalla legge per tutelare chi ha un lavoro subordinato in caso di insolvenza dell’azienda.
Se l’impresa non paga il Tfr e ricorrono i requisiti previsti dalla legge, il Fondo di garanzia può intervenire anche per le quote che il datore avrebbe dovuto versare al Fondo di tesoreria, ma che sono rimaste insolute. I due strumenti svolgono quindi funzioni differenti e complementari:
il Fondo di tesoreria paga le quote effettivamente ricevute;
il Fondo di garanzia protegge il lavoratore dal rischio che il credito rimanga insoddisfatto a causa dell’insolvenza aziendale.
L’intervento del Fondo di garanzia non comporta, tuttavia, un pagamento certo e integrale in qualsiasi circostanza. E l’ammissione alla procedura concorsuale non determina in automatico l’intervento del Fondo di garanzia. Devono essere rispettate le condizioni stabilite dalla legge e occorre considerare quanto eventualmente recuperato attraverso la procedura di liquidazione giudiziale o già corrisposto dal Fondo di tesoreria.
Dopo aver pagato il lavoratore, l’Inps può inoltre surrogarsi nei suoi diritti, subentrando nella posizione creditoria per recuperare le somme anticipate nei confronti dell’impresa insolvente.
Che cosa cambia
La materia è molto delicata e non manca di certo a riguardo l’apporto della giurisprudenza, come ad esempio in riferimento ai rapporti tra quota di Tfr ed ex coniuge.
Con la sentenza 26356/2026, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le quote di Tfr destinate al Fondo di tesoreria Inps conservano natura retributiva e non previdenziale, anche quando il datore di lavoro non le ha effettivamente versate. Spetterà ora alla Sezione lavoro della Corte pronunciarsi sugli altri motivi di ricorso e chiudere definitivamente la controversia.
Ma, al di là dell’esito del singolo caso, l’evidenziato principio giurisprudenziale smentisce, sul punto, la tesi dell’Inps e rafforza la tutela dei lavoratori delle imprese insolventi: le quote non trasferite al Fondo di tesoreria restano un debito retributivo dell’azienda e possono essere richieste attraverso l’ammissione al passivo della liquidazione giudiziale. Il Fondo di tesoreria risponderà soltanto delle somme effettivamente ricevute, mentre, se ricorrono i requisiti di legge, potrà intervenire il Fondo di garanzia Inps per il pagamento del Tfr rimasto insoluto.